ARMIDA

Dramma per musica.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di G. F. SCHMIDT.
Musica di Gioachino ROSSINI.

Prima esecuzione: 11 Novembre 1817,  Napoli.


Personaggi:

GOFFREDO / tenore

RINALDO / tenore

IDRAOTE / basso

ARMIDA / soprano

GERNANDO / tenore

EUSTAZIO / tenore

UBALDO / tenore

CARLO / tenore

ASTAROTTE / basso


Cori e comparse:
Paladini, Guerrieri, Soldati franchi, Damasceni seguaci d'Armida, Demoni, Larve.



Avvertimento all'esecuzione del 1836, Milano

Nel riprodurre quest'opera che il celebre maestro scrisse pe 'l regio teatro S. Carlo di Napoli nel 1817, volle l'appalto che fosse riprodotta nella sua originalità, comunque vi abbiano alcuni pezzi sentiti in altre opere. Ciò volle che fosse fatto perché difficile l'innestarvi de' pezzi, che, se non vincessero, uguagliassero almeno le bellezze dell'originale, e perché il genio di Rossini vuol essere in ogni maniera rispettato.

Sinfonia

ATTO PRIMO

Scena prima

Campo di battaglia.
In distanza la città di Gerusalemme.
Le trombe annunziano la presenza del supremo duce, ed i Franchi, uscendo dalle loro rispettive tende, si schierano, facendogli i militari onori. Comparisce Goffredo dalla sua tenda, accompagnato da un numero di Paladini primari.

N. 1 - Introduzione

CORO DI PALADINI

Lieto, ridente ~ oltre l'usato

in oriente ~ si mostra il dì.

Forse la gloria, ~ di pace allato,

la tua vittoria ~ previen così.

GOFFREDO

Ah! No: sia questo ~ di tregua il giorno:

dover funesto ~ si compirà.

Arditi, all'ire, ~ farem ritorno:

per or l'ardire ~ ceda a pietà.

CORO DI PALADINI

Arditi, all'ire ~ farem ritorno:

per or l'ardire ~ ceda a pietà.

Recitativo

GOFFREDO

Sì, guerrieri, fian sacre
all'estinto Dudon le nostre cure,
funebre pompa all'onorata salma
oggi la tomba dia. Laudi, sospiri
e tributo di pianto
abbia l'eroe, che sul finir di vita
il sentier di virtude agli altri addita.

Scena seconda

Eustazio, e i precedenti.

N. 2 - Coro di paladini

EUSTAZIO

Germano, a te richiede

donna real, piangente,
or di venirti al piede
aita ad implorar.

GOFFREDO

Venga. Maggior conforto

che in sollevare un core
assorto ~ nel dolore,
alma non può trovar.

(Eustazio parte)

CORO

Suol di virtude in porto

l'esempio tuo, signore,
ogni anima guidar.

Scena terza

Preceduta e seguita da Guerrieri, fra' quali Eustazio, comparisce Armida sopra un cocchio, accompagnata da Idraote sotto spoglie di privato, e da seguito di Damasceni e Donzelle.

CORO GENERALE

Quell'astro mattutino,

forier dei rai del giorno,
di tanta luce adorno
non si mostrò finor.

Del volto peregrino

l'angelica possanza
ogni splendore avanza,
offusca ogni splendor.

(Armida scende, e guidata da Eustazio, si presenta a Goffredo)

Recitativo

ARMIDA

Signor, tanto il tuo nome ovunque suona,
che fino a' tuoi nemici
avvien che desti in petto
sensi di maraviglia e di rispetto.
Del trono di Damasco in me l'erede
la cui sventura eccede
ogni più ria sventura) io ti presento.
Il barbaro Idraote,
di sangue a me congiunto, il serto avito
non sol pensa involarmi,
che insidia i giorni miei.
Se magnanimo sei, che tal ti credo,
quanto sei valoroso,
da te sperar mi giova il mio riposo.

GOFFREDO

Principessa gentil, che far poss'io?
Parla.

ARMIDA

La tua pietade

io reclamo. Fra tanti,
che qui ti fan corona, eccelsi eroi,
la desolata Armida
dieci eletti campioni a te richiede.
Questi a ripormi in sede
bastanti son. Fedele il popol mio
attende solo chi l'inciti all'armi;
e se avvien ch'io mi mostri di Damasco
con tai prodi alle mura,
duce, la mia fortuna è appien sicura.

(aspettando con finta umiltà la risposta di Goffredo)

IDRAOTE

(Che dirà?)

EUSTAZIO

(Quella voce, i mesti accenti

penetran l'alma mia.)

GOFFREDO

(dopo aver pensato)

Reina, senti.

In servigio del cielo,
sangue e sudor da noi si spande. Rieda
in libertà Sionne, su quel monte
di nostra fede ondeggi
il venerato segno,
e poi si pensi al tuo perduto regno.

(Armida mostra di piangere, Idraote freme, Eustazio ed un numero di paladini danno segno di rammarico)

N. 3 - Quartetto

ARMIDA

Sventurata! Or che mi resta

se pietà non trovo in te?
Della morte, più funesta
è la vita omai per me.

GOFFREDO

Calma il duolo; per te spenta

la speranza ancor non è.
La promessa mia rammenta:
prendi in pegno la mia fé.

IDRAOTE

(Non tradirmi amica speme;

non stancarti, o mio furor.)

EUSTAZIO, CORO

(Non ha core chi non geme
al suo pianto, al suo dolor.)

ARMIDA

(Per me ognun sospira e geme
preda omai d'un folle amor.)

(a Idraote)

Vieni.

EUSTAZIO

Dove?

ARMIDA

Ove mi guida

il rigor d'avversa stella.

EUSTAZIO

(ad Armida)

Ferma...

IDRAOTE

Ahi misera donzella!

EUSTAZIO

Deh! German, pietà d'Armida.

CORO

(a Goffredo)

Deh! Pietà di lei, signor.

Insieme

GOFFREDO

(Or che farò?

Ceder dovrò?
M'assisti, o ciel.)

ARMIDA

Speme non ho,

regger non so...
Fato crudel!

Insieme

EUSTAZIO, IDRAOTE

(Chi può soffrir

il suo martir,
alma non ha.)

CORO

Veder languir

in fra' sospir
real beltà...

EUSTAZIO, IDRAOTE, CORO

(Oh crudeltà!)

GOFFREDO

(M'assisti, o ciel.)

ARMIDA

Fato crudel!

CORO

Signor, pietà.

EUSTAZIO

German, se togli al campo

breve drappel di noi,
non fia che rechi inciampo
de' Franchi al trionfar.

All'oppugnante mura

restino i duci eroi;
guerrier noi di ventura,
possiam per lei pugnar.

IDRAOTE

Pietà, dover c'invita

gli oppressi a sollevar.

CORO

Gloria il sentier ci addita
che noi dobbiam calcar.

GOFFREDO

(dopo breve pausa)

Cedo al comun desio:

fian paghi i voti suoi.

ARMIDA

E sarà ver?

ARMIDA, EUSTAZIO, IDRAOTE

(Cor mio,

alfin potrai sperar.)

Insieme

ARMIDA

Per me propizio il fato

rallenta il suo rigore.
Ah, sì, questo mio core
comincia a respirar.

TUTTI GLI ALTRI

(fuorché Goffredo)

Per te propizio il fato

rallenta il suo rigore.
Armida il tuo bel core
cominci a respirar.

GOFFREDO

(Un moto inusitato,

un gelido timore,
presagio di dolore,
mi sento in sen destar.)

Recitativo

GOFFREDO

Cedei, guerrieri è ver; però vogl'io
che dalla vostra schiera
si elegga un successor del duce spento.
Ei scelga a suo talento
fra voi dieci campioni. Il chiesto dono
sappia ciascun che si concede a lei
da' vostri sì, non da' consigli miei.

(Goffredo parte con séguito di guerrieri, e le schiere si ritirano. Frattanto un numero di paladini va con Eustazio in disparte, e parlano alquanto fra loro)

Scena quarta

Eustazio, Armida, Idraote, Paladini, Gernando.

EUSTAZIO

Opportuna è la scelta:
successor di Dudon Rinaldo sia.

GERNANDO

(Rinaldo!... Il vero ascolto?... Oh rabbia!)

ARMIDA

(Oh nome,

caro nome e fatal!)

IDRAOTE

(sottovoce ad Armida)

Questi è l'oggetto

in cui, prima d'ogni altro, oggi vorrei,
per antico desio,
sbramar lo sdegno.

ARMIDA

(Questi è l'idol mio.)

EUSTAZIO

Real donzella, il campo
a te per or serva d'asilo. Accinto
ad obbedirti fia ciascuno.

ARMIDA

(Ho vinto.)

(accompagnata da Eustazio, Armida entra in una delle principali tende con Idraote e col séguito dei damasceni)

EUSTAZIO

Compagni, al suono di festose grida,
si proclami Rinaldo.

Scena quinta

Gernando solo.

GERNANDO

Oh sorte infida!

Come! A Dudon costui succede? Il grado,
che vanto a me recar potea, fia suo?...
Ti scuoti alfin Gernando;
un italo garzon soffrir potrai
che tanto a te sovrasti?... Ah! Non sia mai.

N. 4 - Aria

GERNANDO

Non soffrirò l'offesa,

per questa spada il giuro:
alma di gloria accesa
l'ire frenar non sa.

E questi son gli allori

dovuti a' miei sudori?
Ahi quale, avverso il fato,
cruda mercé mi dà!

VOCI

(in distanza)

Viva Rinaldo!...

GERNANDO

Oh affanno!

Decisa è la mia sorte.

Insieme

VOCI

(in distanza)

L'eroe ch'egual non ha!

GERNANDO

Oh duol ch'egual non ha!

GERNANDO

Fiero destin tiranno!

ALTRE VOCI

(in distanza)

Viva Rinaldo, il forte,
splendor di nostra età.

GERNANDO

Ah! Tutti v'unite

miei sdegni in quest'alma,
che, priva di speme,
la calma ~ perde'.
Miei sdegni, venite:
vi bramo con me.

(parte)

Scena sesta

Idraote, e Armida.

Recitativo

IDRAOTE

Sorte ci arride. Ove celata stassi
la fida schiera, i passi
a diriger t'affretta.
Dell'Asia la vendetta, a che non posso
compiere appien!

ARMIDA

Fra lacci,

dieci non sol, ma cento
fia che portino il pié. Nutre ciascuno,
di Goffredo a dispetto,
nell'anelante petto
di seguirmi il desir.

IDRAOTE

Ma di Rinaldo...

ARMIDA

Ah!

IDRAOTE

Sospiri! Perché?

ARMIDA

Facil ti credi
quell'anima domar?

IDRAOTE

La miglior preda

fia che manchi a Idraote?

ARMIDA

Eccolo... (Oh come
mi balza il cor!) Deh vanne... (Ove son io!)
Spera... chi sa?...

IDRAOTE

Figlia diletta, addio.

(parte dal campo)

Scena settima

Rinaldo, e Armida.

RINALDO

Principessa, sei tu! Nel rivederti
qual gioia provo... e qual affanno insieme!
I tuoi disastri intesi, e il cor ne geme.
Ah! perché mai non cadde
Sionne ancor! Forse al rapito soglio
d'appianarti la strada
saria l'onor concesso a questa spada.
Ma sdegnosa mi guardi, e non rispondi?

ARMIDA

Nello stato in cui sono,
opre, non vani detti, a me fan d'uopo.
Oh quanto è mai diverso
dal tuo questo mio cor! Barbari noi
chiama la vostra Europa;
ma barbaro non è colui che vita
può dare a un infelice, e non l'aita?

RINALDO

Senti: l'altrui favore
dice mi vuol di prode schiera... Vedi,
colpa non ho se fra seguaci tuoi...

ARMIDA

Taci... non proseguir; schernirmi vuoi?

RINALDO

Io schernirti? T'inganni
dal dì che ti mirai,
rispetto e...(Quasi amor dicea.) serbai.
(Ah purtroppo l'adoro!)

ARMIDA

Va', spietato!

RINALDO

Di che m'accusi?

ARMIDA

Fingi

non comprender miei detti? O ti scordasti
quando in ermo sentiero
smarrito cavaliero, e in qual momento?...

RINALDO

Tutto, non dubitar, tutto rammento.
Tua magica possanza
sottrasse i giorni miei
de' nemici al furor. Grata quest'alma
costante la memoria
ognor ne serberà.

ARMIDA

Ma in cupo oblio
riponesti però l'affetto mio.
Sì, d'Armida l'affetto,
che la sua debolezza
ti fe' palese; E qual mai frutto ottenni?
Un marcato disprezzo,
un crudele abbandon!...

RINALDO

Cessa, deh! Cessa

di trafiggermi, Armida.
Se da te volsi il piè, bellica tromba
al campo m'invitò, bellico ardore,
desio di gloria.

ARMIDA

E me qui trasse amore.

N. 5 - Duetto

RINALDO

Amor... (Possente nome!

Come risuoni, oh come
su quel soave labbro
nel mio dolente cor!)

ARMIDA

Sì, amor... se un'alma fiera

ti diè natura in sorte,
recami pur la morte,
e in me fia spento amor.

RINALDO

Armida... (Oh ciel!)

ARMIDA

Che vuoi?

RINALDO

Chiede il destin...

ARMIDA

Che mai?

RINALDO

Ch'io fugga i tuoi bei rai:
dover me 'l comandò.

ARMIDA

Fuggirmi!... Eppur gli eroi
sovente amor piagò.

Insieme

RINALDO

(Vacilla a quegli accenti,

manca la mia costanza
misero! Più speranza
di libertà non ho.)

ARMIDA

(Vacilla a questi accenti,

manca la sua costanza
la dolce mia speranza
perduta ancor non ho.)

RINALDO

Ah? Non poss'io resistere...

sì, t'amerò costante.

ARMIDA

Oh inaspettato ~ giubilo!
Oh fortunato ~ istante!

Insieme

RINALDO

Cara, per te quest'anima
prova soavi palpiti,
ch'esprimere non so.

ARMIDA

Caro, per te quest'anima
prova soavi palpiti,
ch'esprimere non so.

(partono)

Scena ottava

Gernando, alcuni Paladini.

Recitativo

GERNANDO

(accennando Rinaldo che va con Armida)

Ecco il guerriero, il duce,
il primier degli eroi,
quel Rinaldo a ragion scelto da voi.
Oh quanti, oh quanti allori
mieter per lui dovrete!
L'invincibil suo brando
di gloria al tempio già sospeso io miro.
Eccovi di sue gesta un chiaro segno:
vincitor di donzelle, eroe ben degno!

CORO

Non proseguir; rispetta;
signor, la sua virtù.

GERNANDO

Virtù! S'inganna

chi trovarla in lui spera.
Virtù in Rinaldo!

Scena nona

Rinaldo, e i precedenti.

RINALDO

(mentre traversa il campo)

(Il nome mio!)

GERNANDO

Costui

di che mai può vantarsi?
Osa forse agguagliarsi a chi si pregia
d'ampio dominio e popoli soggetti?
Oh! L'eroe si rispetti,
ch'altro non ha che sterile retaggio
d'avi e scettri remoti.
Bella, grande è la scelta
che in lui faceste; ei meritava il dono
d'esservi duce, inver; lieto ne sono.

RINALDO

(Indegno!)

GERNANDO

E l'accettò? Folle! Ah, tant'osa

signor d'indegno stato,
signor, che nella serva Italia è nato!

RINALDO

(Io fremo.)

GERNANDO

E non pensaste

che l'ombra di Dudone,
mentre in questo superbo i lumi gira,
freme lassù nel ciel di nobil ira?

CORO

Prode è Rinaldo.

GERNANDO

Stolta

temerità, furore,
non già valor guerriero
in lui chi mai non vede?

(avanzandosi)

Ah menzognero!

N. 6 - Finale primo

RINALDO

Se pari agli accenti

hai l'anima audace,
t'accingi mendace,
quel brando a impugnar.

(snuda la spada)

GERNANDO

Ch'io tema il tuo sdegno?

Indegno ~ t'inganni.
Son pronti a' tuoi danni
la destra e l'acciar.

(fa lo stesso)

Scena decima

Paladini e Guerrieri d'ogni rango. Armida. I precedenti.

CORO

Fermate...

RINALDO

Sgombrate...

ARMIDA

(Rinaldo in periglio!...)

ARMIDA, CORO

Ah! Prodi, cessate...

GERNANDO, RINALDO

Non odo consiglio.
Invan l'ira mia
si tenta frenar.

(i due paladini si azzuffano; Rinaldo incalza Gernando dietro alle tende)

Scena undicesima

I precedenti, fuorché Gernando.

RINALDO

(di dentro)

Muori...

CORO

Oh colpo!

(tutti verso la parte dove sono andati i due combattenti)

ARMIDA

(andando incontro a Rinaldo)

Che facesti?

RINALDO

Quell'indegno è già punito:

(retrocedendo)

di Rinaldo fu schernito,
vendicato fu l'onor.

CORO

Oh sventura! Crudo scempio!
Qual esempio ~ di terror!

ARMIDA

Che terribile momento!
Ah! M'opprime il mio dolor!

CORO

Sappia il duce il caso orrendo.

(partono tutti, fuorché Rinaldo e Armida)

Scena dodicesima

Armida, e Rinaldo.

ARMIDA

Ah! Paventa...

RINALDO

Qui l'attendo.

ARMIDA

Va', t'ascondi al suo rigor
deh! Se cara a te son io,
non espor sì bella vita.

RINALDO

Se non cedo al tuo desio,
il dover a ciò m'invita.

ARMIDA

Come, oh dio, mi trema il cor!

RINALDO

Idol mio, serena il cor!

Scena tredicesima

Paladini amici di Gernando, Paladini amici di Rinaldo circondando Goffredo, Guerrieri, Damasceni, Donzelle, e i precedenti.

CORO

Vieni, o duce, punisci l'errore.

ARMIDA

(a Rinaldo)

Ah, mio ben...

GOFFREDO

Giusto ciel, che ascoltai.

CORO

IIº

Di Rinaldo fu leso l'onore.

Insieme

CORO

Furibondo ei l'acciaro impugnò.

CORO

IIº

Provocato ei l'acciaro impugnò.

GOFFREDO

Dove mai quest'iniquo s'aggira?

RINALDO

Tal non sono. Rinaldo rimira.

GOFFREDO

Empio! Trema.

RINALDO

Delitti non ho.

ARMIDA

(Non tradirmi speranza fallace.)

CORO GENERALE

La discordia coll'orrida face
vasto incendio nel campo arrecò.

GOFFREDO

Porgi a' lacci, ad esempio dei rei,

quella destra furente ed infida.

RINALDO

Questa mano alle palme, a' trofei,
non a' lacci finor s'avvezzò.

ARMIDA

(sottovoce a Rinaldo)

Vanne: i passi precedi d'Armida;
a momenti seguirti saprò.

TUTTI

(fuorché Armida e Rinaldo)

Un astro di sangue

dall'etra s'affaccia:
ogni alma già langue
l'agghiaccia ~ il dolor.
Caligin d'intorno
intorbida il giorno,
e al campo minaccia
affanni, terror.

LE DONNE

E affanni minaccia

spavento e terror.

RINALDO

(M'invita la sorte,

s'afferri il suo crine.
Possenti, divine
ritorte ~ d'amor,
in voi solo affida
la speme il mio cor.)

(parte)

ARMIDA

(Amica la sorte

mi porge il suo crine.
Possenti, divine
ritorte ~ d'amor,
Armida ~ vi affida
la speme del cor.)

ATTO SECONDO

Scena prima

Orrida selva.
Frammezzo ad alcune piante vedesi il mare.
Astarotte e Coro di Demoni, sorgendo di sotto terra.

N. 7 - Coro di furie

CORO

Alla voce d'Armida possente

Acheronte varcammo e Cocito.
Questo muto ed inospite lito
per nostr'opra animar si dovrà.

ASTAROTTE, CORO

Su, consorti, qui fermisi il piede,
qui spegnete ~ le orribili tede:
deponete ~ il vipereo flagello;
tanto impone chi legge ne dà.

CORO

Al prodigio ~ d'Armida novello
tutto ligio ~ l'inferno sarà.

CORO

D'Idraote ~ la regia nipote

suol dell'ombre frenare il muggito.

CORO

IIº

Han possanza sue magiche note
d'addoppiar l'ululato, il ruggito,
dove meta il dolore non ha.

CORO

Questo muto ed inospite lito
per nostr'opra animar si dovrà.

Recitativo

ASTAROTTE

Sovrumano potere,
numi del tetro abisso, or qui ci chiama.
D'ogn'intorno la fama
il nome spande di Rinaldo, il primo
fra temuti campioni
di colui che sugli astri,
per nostra pena eterna,
il tutto a suo piacer move e governa.
Pur d'amoroso laccio il guerrier forte
preda rimase; Armida osò rapirgli
senno, onor, libertà, per far che manchi
degli aborriti Franchi
il maggior brando al capitan supremo,
e per toglier Sionne al fato estremo.

Il secondarla, o numi,
non fia lieve per noi? Nell'opre nostre
il re dell'ombre affida;
per noi tremi Goffredo, esulti Armida.

N. 8 - Coro

CORO

Di ferro e fiamme cinti,

contra il celeste impero,
là nel superno tetto
sai che pugnammo un dì.
È ver, cademmo vinti,
ma del valor primiero
non anco a noi nel petto
il germe inaridì.

(comparisce dall'alto una nube)

Recitativo

ASTAROTTE

Ebben, l'istante è giunto
da por in opra e possa e ardir. Mirate,
s'appressa Armida. Ascoso,
di sua magica verga ognun di voi
al sibilo sia presto;
del nostro maggior nume il cenno è questo.

(spariscono)

Scena seconda

Giunta a terra, la nube si dilegua, e presenta un carro tirato da due draghi, su cui Rinaldo e Armida, la quale converte il carro in un seggio di fiori. I draghi spariscono. Rinaldo è quasi fuori di sé dalla sorpresa.

N. 9 - Duetto

RINALDO

Dove son io?

ARMIDA

Al fianco mio.

RINALDO

Oh me beato!

ARMIDA

Mio bel tesor!

RINALDO

Se tuo mi chiami...

ARMIDA

Caro se m'ami...

ARMIDA, RINALDO

Sfido del fato
tutto il rigor.

Recitativo

ARMIDA

Mio ben, questa che premi
della fortuna è l'isola nomata,
sol nota a me. Qui si deponga omai
ogni nostro rancore,
e qui tutto respiri e pace e amore.
Brama di rivederti,
speme di possederti, all'altrui voglie
ceder mi fe', non già crudel desio.
Finsi col franco duce
mio malgrado, e il tuo brando
le catene troncando
a' miei seguaci amanti,
d'Idraote e di me punì la trama.

RINALDO

Vedi il mio cor se t'ama:
tutto vada in oblio; solo Idraote
io colpevol estimo. Or non si pensi
che al nostro mutuo amor... Ma prigioniero
perché guidarmi in orrida foresta?

N. 10 - Finale secondo

ARMIDA

No, d'amor la reggia è questa,

ecco il centro del piacer.

Al cenno d'Armida la scena si cangia nell'interno d'un magnifico palazzo.

Larve in sembianze di Geni, di Ninfe, d'Amorini e di Piaceri formano vari gruppi.

CORO

Sì, d'amor la reggia è questa,
questo è il centro del piacer.

Insieme

ARMIDA

(A quell'alma tal portento

sembra un sogno lusinghier.
A sì strano e lieto evento
si confonde il suo pensier.)

RINALDO

(A quest'alma tal portento

sembra un sogno lusinghier.
A sì strano e lieto evento
si confonde il mio pensier.)

ARMIDA, RINALDO, CORO

Sì, d'amor la reggia è questa,
questo è il centro del piacer.

ALCUNE NINFE

Canzoni amorose,

carole festose,
seguàci d'amor.

TUTTE LE NINFE

Canzoni amorose,

carole festose
cantiamo, formiamo,
seguàci d'amor.

(Armida, onde estinguere nel cuor di Rinaldo ogni avanzo d'ardore di gloria, per vieppiù destarvi quello dell'amore, fa comparire una larva sotto le sembianze di giovine guerriero, circondato da più leggiadre ninfe, le quali a gara si accingono a sedurlo. Egli vuole schermirsi da' loro vezzi; ma la voluttà, impossessandosi a grado a grado di lui, fa che finalmente si lasci togliere le sue guerriere insegne, sostituendo ad esse il serto e le ghirlande di fiori)

ARMIDA

D'amore al dolce impero

natura ognor soggiace.
Dov'è quell'alma audace
che non apprezzi amor?
Chi misero non sente
la fiamma sua possente,
di smalto ha il core in petto,
o mai non ebbe cor.

CORO

Dov'è quell'alma audace

che non apprezzi amor?

ARMIDA

Gli augei tra fronde e fronde

spiegan amor col canto;
aman perfin dell'onde
i muti abitator.
Aman le crude belve
là tra le ircane selve,
son per amor feconde
le stesse piante ancor.

CORO

Dov'è quell'alma audace

che non apprezzi amor?

ARMIDA

La fresca età se n' fugge,

è la beltade un lampo,
ché l'una e l'altra strugge
il tempo vorator.
Dunque godete, amanti,
de' vostri lieti istanti,
or che vi ride in volto
di giovinezza il fior.

CORO

Ah! Sì godete, amanti,

de' vostri lieti istanti,
or che vi ride in volto
di giovinezza il fior.
Tutto spira d'Armida all'aspetto
pace, amore, diletto ~ amistà.
Tutto al regno d'Armida è soggetto,
tutto cede ove impera beltà.

Ballo

ATTO TERZO

Scena prima

Giardino incantato, in cui mostrasi in tutto il suo aspetto la semplice natura. Piante abbondanti di frutta, siepi e cespugli pieni di ogni sorta di fiori, acque correnti, altre stagnanti sulle quali veggonsi in moto diversi augelli; altri augelli di vivaci colori svolazzano d'albero in albero; da un lato alcune spelonche coperte di muschio, il prospetto è limitato da amene colline e valli ombrose adiacenti.
Ubaldo, e Carlo.

N. 11 - Duetto

UBALDO

Come l'aurette placide

spiran tra l'erbe e i fiori!

CARLO

Par che d'amor favellino
lieti gli augei canori

a noi d'intorno.

UBALDO

E l'eco che risponde...

CARLO

E il mormorio dell'onda...

UBALDO, CARLO

Tutto a noi par che dica:
sacro a natura amica

ecco il soggiorno.

UBALDO, CARLO

Ma no: d'orribil arte

questi gl'inganni sono;
dell'empio Averno è dono
ciò che natura appar.

Qui l'atro crine anguigero

scuoton le fiere eumenidi,
che di velen mortifero
van l'aure ad infettar.

Recitativo

UBALDO

Oh quanto, amico, d'Ascalona al saggio
tenuti siam! Lungo tragitto parve
a noi breve cammino.
Fu soccorso divino
quest'aurea verga e questo scritto.

CARLO

In fuga

il serpente custode ed ogni fera,
che ci contese il passo,
volger vedemmo. A compier ora ci resta
il desiato fin di nostra impresa.

UBALDO

Qui (lo scritto il palesa)
vedrem Rinaldo a un folle amore in preda.

CARLO

Ah! Voglia il ciel ch'ei ceda
agl'inviti d'onor.

UBALDO

Solingo è il loco.

CARLO

T'inganni. A noi se n' viene
stuol di ninfe leggiadre. Odi concento...

(lenta armonia, che a grado a grado s'avvicina e rinforza)

UBALDO

Di fermezza e d'ardir quest'è il momento.

Scena seconda

Larve in sembianza di Ninfe, cantando e danzando.
I precedenti.

N. 12 - Coro di ninfe

CORO

Qui tutto è calma,

delizia, amor:
qui trova un'alma
scampo al dolor.

CORO

Qui l'atre sfere

non han potere,
l'avverso fato
non ha vigor.

CORO

IIº

Questo è il beato

d'amor soggiorno:
l'età dell'oro
qui fe' ritorno:
oh fortunato
chi vanta un cor!

CORO

Qui tutto è calma,

delizia, amor:
qui trova un'alma
scampo al dolor.

Recitativo

UBALDO

Fuggite infernei mostri; ite onde usciste.

(scuotendo la verga d'oro, le larve spariscono)

Scena terza

Carlo, e Ubaldo.

CARLO

Nuovo portento!

UBALDO

Ah! Possa

sgombrar così dal core
del misero Rinaldo un folle amore.

CARLO

Lo spero. Il ciel compirà l'opra.

UBALDO

Oh quanto

fia caro a guelfo del nipote amato
il ritorno bramato!

CARLO

Al campo tutto,

allo stesso Goffredo,
che punirlo volea, ch'or gli perdona,
fia gioia il riveder cotanto eroe...

UBALDO

Taci... Se non m'inganno,
da quel sentiero lento calpestio
parmi sentir.

CARLO

Sì...

UBALDO

Oh sorte!

Vedilo.

CARLO

È desso... Oh noi felici!

UBALDO

E seco

vien colei che lo asconde
prigioniero avvilito in queste sponde.

CARLO

S'incontri...

UBALDO

No. Per or meco ti cela

colà fra quelle piante.

CARLO

Ma di mostrarti a lui...

UBALDO

Non è l'istante.

(si nascondono in una boscaglia)

Scena quarta

Armida, e Rinaldo, tenendosi per mano.

N.13 - Duetto

ARMIDA, RINALDO

Soavi catene,

se amore v'ordì,
per sempre al mio bene
mi unite così.

Recitativo

ARMIDA

O mio Rinaldo, ammira
quest'ameno soggiorno. Or, Benché ardente
Sirio si mostri in ciel, per opra mia
la fiorita stagione
e il pomifero autunno
si porgono le destre
in questo fortunato asil campestre.

RINALDO

Tutto mi fa beato,
ma più di tutto Armida,
purch'io viva sicuro
di sua costanza...

ARMIDA

E che dubiteresti...

RINALDO

Così rara beltà, che far potria
un monarca felice...
real donzella... lungi,
per mia cagion, dal regno suo natio...

ARMIDA

Sul tuo cor non ho regno, e tu sul mio?
E ciò non basta? Amor me vinse.

RINALDO

E seco

Armida, gareggiasti
quando co' vaghi rai m'imprigionasti.

ARMIDA

Resta, mio ben. Degg'io per poch'istanti
lungi da te...

RINALDO

Come!...

ARMIDA

Non lieve cura

mi chiama altrove. Addio.
In breve al fianco tuo mi rivedrai.

(parte)

Scena quinta

Rinaldo.

RINALDO

Lo splendor di quei rai
se un sol istante io perdo,
parmi perder la pace...
Ma qual altro splendor m'abbaglia il ciglio!...
Armi son quelle... ed armi franche!... A stento
a' propri sguardi io credo...

Scena sesta

Ubaldo, Carlo, Rinaldo.

UBALDO

(a Carlo)

Amico, inoltra il piè.

RINALDO

Cielo! Chi vedo!

UBALDO

Avvilito guerrier, schiavo d'amore,
Ubaldo e Carlo in noi rimira. Osserva
qual ci veste le membra
onorevole incarco. E mentre il ferro
noi cinge, e mentre il brando
ci pende al fianco, adorno
veder dobbiam di rose, e in bianchi lini
il più forte tra i Franchi e tra i Latini?

RINALDO

(Oh rimprovero amaro!)

CARLO

Il campo tutto

impaziente aspira
a innalzar di Sion sull'alte mura
l'augusto suo vessillo.
Desta di tromba squillo
ogni soldato, anche il men forte; e solo
Rinaldo, il pro' Rinaldo,
l'indomito guerriero,
sconosciuto se n' vive e prigioniero?

RINALDO

Deh! Amici... è ver, son io... sono infelice
ma voi come qui tratti,
se questo ermo sentier...

UBALDO

Virtù celeste,

non arte stigia, a noi servì di guida.

CARLO

Ceda l'iniqua Armida
al poter di quel dio che al tutto impera.

RINALDO

Armida!... Ella è il mio ben...

CARLO

Sogni?

UBALDO

Deliri?

In questo scudo espresso
mira di tua viltà tutto l'eccesso.

(scopre lo scudo adamantino)

N. 14 - Terzetto

RINALDO

In quale aspetto imbelle

io mi ravviso, oh stelle!...
Qual di viltade oggetto!...
Oh immenso mio rossor!

(quasi fuori di sé)

CARLO

(Langue.)

UBALDO

(Sospira.)

CARLO

(Geme.)

UBALDO, CARLO

(Sente d'onor già i moti.
Oh nume! I nostri voti
secondi il tuo favor.)

UBALDO

(a Rinaldo)

Vedi qual reo governo

di te fa un empio affetto.

CARLO

S'hai cor bastante in petto
resisti a tant'orror.

RINALDO

(seguitando a guardarsi nello scudo)

Qual di viltade oggetto!...
Oh immenso mio rossor!

CARLO

Il tuo dover ti chiama.

UBALDO

Gloria a pugnar t'invita.

UBALDO, CARLO

La tromba della fama
ridesti il tuo valor.

RINALDO

Cessate... ohimè! Cessate...

che barbaro tormento!
Io vile?... No: rammento
che son Rinaldo ancor.

(si squarcia, e getta ogni fregio di mollezza)

UBALDO, CARLO

Or sì che in te ritrovo
l'eroe qual fosti ognor.

RINALDO

(Ah! Qual contrasto io provo
di duol, di gloria e amor!)

UBALDO, CARLO

Vieni.

RINALDO

Vi seguo... (Oh dio!

Lasciarla mai poss'io!)

CARLO

A che t'arresti?

RINALDO

Armida!

Per te mi manca il cor...

UBALDO, CARLO

Severa omai ti sgrida
la voce dell'onor.

(breve pausa)

RINALDO

Unitevi a gara

virtude, valore,
per vincere amore
che affanno mi dà.

(alza gli occhi al cielo in atto d'implorarlo)

Ma un raggio improvviso

quest'alma rischiara...
Ah! Sì, ti ravviso,
celeste bontà.

UBALDO, CARLO

Splendor degli eroi,

t'invola con noi;
del ciel si dichiara
per te la pietà.

(partono)

Scena settima

Armida frettolosa e sbigottita.

Recitativo

ARMIDA

Dov'è?... Dove si cela?... Eppur poc'anzi

qui lo lasciai... son fuor di me! Se n' giace
là sulla soglia il fier custode estinto...

Oh stelle! Il mio poter fia dunque vinto?
Vadasi... Ma che vedo!...
Due guerrier di Goffredo!... Ohimè! Rinaldo

segue i lor passi... Férmati... L'affanno
mi tronca i detti... Senti...
perfido! Non m'ascolta... Ebben d'Averno
la possanza s'invochi. Furie, udite:

(scuote la verga magica)

per la tremenda Dite, a me si guidi
quel traditor.

(pausa)

Ma voce non risponde

dalle infernali sponde.

Ohimè!... Fatal momento!
Che fo?... Seguiam l'infido... oh fier tormento!

(parte)

Scena ottava

Esterno del palazzo d'Armida.
Ubaldo, Carlo, Rinaldo.

UBALDO

Sia lode al ciel! Da quelle inique mura
uscimmo alfin.

CARLO

Breve cammin ci resta;

vadasi al palischermo.

RINALDO

Amici, ah voi,

per pietà rinfrancate
questo debole cor. Solo non basta
me stesso a superar.

CARLO

Veloce al lido,

vieni, volgasi il piè.

ARMIDA

(da lontano)

T'arresta, infido!

RINALDO

È dessa...oh dio!... L'udiste?

CARLO

Di coraggio,

amico, armar ti déi.

RINALDO

Ohimè!

UBALDO

Ti giovi l'ascoltar costei:

se resisti a' suoi vezzi,
alle lagrime sue,
il più grande a ragion sei degli eroi.

Scena nona

Armida frettolosa, i precedenti.

ARMIDA

Ed è pur vero?... E abbandonar mi vuoi?
Crudel!

RINALDO

Vuole il destino

ch'io da te volga il piè... Gloria m'invita
al campo dell'onore...

ARMIDA

E gloria fia

tradir l'amor, la fé?

RINALDO

Dolce memoria

per me sempre sarai... Rimanti in pace...
(Ah mi si spezza il core.)

(partendo)

ARMIDA

(trattenendolo)

Pace! E pace trovar può il mio dolore?

UBALDO

(sotto voce a Rinaldo)

Resisti.

CARLO

A lei nascondi

l'affanno, il duol.

ARMIDA

Parti, se vuoi; sol chiedo

i tuoi passi seguir...

(Rinaldo la respinge, voltando il viso per celarle il suo turbamento)

ARMIDA

(seguitandolo)

Qual più ti piace

di me dispor potrai; se pur ti è grato,
ancella umil raccorcerò la chioma,
or che a te fatta è vile.
In aspetto servile
te seguirò dove l'ardor guerriero
fia che più ferva. Sento
per condurti i destrieri e portar l'armi
in me vigor bastante;
mi avrai fedel seguace e non amante.

RINALDO

(sottovoce ai due compagni)

Ohimè! Quai detti!

UBALDO

(sottovoce a Rinaldo)

Inganni.

CARLO

(sottovoce a Rinaldo)

Insidie.

ARMIDA

E taci?...

Sì, qual più vuoi, sarò scudiero o scudo.
Forse guerrier sì crudo
non vi sarà che, per ferirti, voglia
passarmi il sen... Ma parla.

RINALDO

Armida. È tempo

che pongansi in oblio
i miei, gli errori tuoi. Resta...

(partendo)

ARMIDA

Deh! Ferma...

e non gemi?

RINALDO

(Che pena!)

ARMIDA

E asciutto il ciglio

serbi ancor, spietato?
Ed hai cor di lasciarmi in questo stato?

N. 15 - Finale terzo

ARMIDA

Se al mio crudel tormento

segno di duol non dai,
tu non avesti mai
scintilla di pietà.

Barbara tigre ircana

a te donò la vita,
e l'alma tua nutrita
fu ognor di crudeltà.

RINALDO

(sospirando e partendo)

Cangiar non puoi tua sorte:

non la poss'io cangiar.

ARMIDA

(trattenendolo)

Ah: dammi almen la morte:
dà fine al mio penar.

UBALDO, CARLO

(a Rinaldo)

Resisti omai da forte.

UBALDO

Vieni.

CARLO

Risolvi.

UBALDO, CARLO

Al mar.

RINALDO

Addio...

ARMIDA

Senti, idol mio!...

Un sol istante io chieggo...

UBALDO

Non più.

CARLO

Partir conviene.

(trascinando Rinaldo)

ARMIDA

Vacilla... il piè... non reggo...
mi sento oh dio! ...mancar...

(cade priva di sensi. Rinaldo, che si sarà allontanato, retrocede in fretta)

RINALDO

Armida!... Amato bene!...
Deh! Si soccorra...

UBALDO, CARLO

(lo conducono a forza)

Al mar.

Scena decima

Armida, allontanato Rinaldo, insensibilmente rinviene; quindi si alza e guarda intorno.

ARMIDA

Dove son io?... Fuggì

lasciarmi, ohimè! Così
poté l'ingrato?

E vivo ancora?... E palpiti

mio desolato core?...

(si aggira incerta)

Che fo?... Vendetta... Amore...
di voi chi udir dovrò?
Del mio trovar si può
più atroce stato!

(rimane concentrata ne' suoi pensieri. Frattanto sorge una larva in sembianza della vendetta)

ARMIDA

(scuotendosi)

Vendetta... Ah sì, ti miro:

te sola invoco: vieni...

(s'avvicina alla larva sotto le forme d'Amore piangente)

Amor!... con quel sospiro
perché il mio sdegno affreni!?...

Forse spietato sei,

sebben tu piangi, Amor.

(verso la Vendetta)

Forse pietade è in lei,
cinta benché d'orror.

(pensa alquanto poi corre alla prima larva)

È ver... gode quest'anima

in te, fatal Vendetta.
Da me repente involati
perfido Amor, t'affretta.

(sparisce la larva dell'Amore)

ARMIDA

Se al mio poter, voi furie,

sorde non siete ancor,
ad inseguir traetemi
un empio, un traditor.

ultima

Coro di Demoni, recando il carro d'Armida tirato da' draghi.

CORO

Paga sarai.

ARMIDA

Distrutto

tutto qui resti, tutto.

I Demoni, armati di faci, eseguiscono, e la scena ritorna nel primo orrore.

Insieme

ARMIDA

S'altro non può l'Averno

m'inspiri il suo furore.

CORO

S'altro non può l'Averno

t'inspiri il suo furore.

Armida ascende il carro, e s'innalza a volo tra i globi di fiamme e di fumo.