Melodramma comico.
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Libretto di
Musica di
Prima esecuzione:
Personaggi:
SCARAMUCCIA poeta, e direttore de' comici italiani in Parigi / baritono
LELIO comico per le parti di amoroso / tenore
DOMENICO comico generico / basso
SANDRINA fantesca di Scaramuccia, contadina napoletana, e andata a Parigi / soprano
TOMASO Sega, andato in Francia in traccia di Sandrina / basso
Il CONTINO di Pontigny, uomo di bel tempo / contralto
Il VISCONTE di San Vallier, zio del Contino / tenore
ELENA già contadina, amante del Contino / soprano
Coro:
di Commedianti, di Attrici, di Cavalieri convitati, di Dame convitate.
Comparse:
Soldati che stanno al corpo di guardia,
un Caffettiere, un Bollettinaio, un Ufficiale, uno Staffiere
N. 12 Professori di orchestra,
Domestici del Contino.
La scena è in Parigi.
Avvertimento
Tiberio Fiorilli, nato in Napoli nel 1608, e morto in Parigi nel dicembre del 1694, fu il più gran comico de' suoi tempi; ed ebbe il nome di Scaramuccia da un personaggio così chiamato, sorta di maschera ch'ei soleva rappresentare. Portò in Parigi la commedia italiana; e piacque a segno da ingelosire Molière medesimo, se Molière fosse stato men grande. Componeva egli stesso le più graziose sue farse, specialmente quelle così dette "a soggetto". E, se non inventore, fu certo in quell'epoca il principale fautore delle produzioni mischiate di prosa e musica, e di quelle giocose parodie con cui si mettevano in ridicolo le più gravi rappresentazioni. Tale è il personaggio su cui si raggira il presente melodramma; e l'azione è fondata sopra un aneddoto, che vuolsi realmente accaduto. Ciò solo ho creduto necessario premettere al mio lavoro: taccio in qual modo io l'abbia svolto e trattato, per non aver l'aria di dare importanza ad un semplice scherzo.
ATTO PRIMO
Scena prima
La scena rappresenta il vestibolo del teatro. Un cartello è affisso sopra la porta per cui si suppone entrare nella platea, con scritto «Scaramuccia Eremita». Da un lato porta d'ingresso: presso di essa un corpo di guardia. Dall'altro bottega da caffè.
Presso di questa il Bollettinaio. L'atrio è illuminato da lampadari a tubi secondo l'uso di simili luoghi. Alcune Persone sedute presso il caffè, altre che comprano biglietti, alcune che entrano nell'atrio.
Odesi di dentro l'orchestra che suona una sinfonia, come si usa, fra uno e l'altro atto di commedia.
Coro di persone che escono dalla platea.
CORO
Iº
Che vi sembra della farsa?
CORO
IIº
Non c'è male a quel prim'atto.
TUTTI
Ma finor la sua comparsa
Scaramuccia non ha fatto.
CORO
Iº
Un brav'uomo è Scaramuccia.
CORO
IIº
Un gran comico davver!
TUTTI
La più insulsa commediaccia
egli arriva a far piacer.
CORO
Iº
Contro i drammi italiani
sorga pur la Francia intera...
CORO
IIº
Di Molière i partigiani
ciarlin pure a lor maniera...
TUTTI
A chi vuol lasciam decidere
chi ha maggiore abilità,
Scaramuccia ne fa ridere
bravo è assai chi rider fa.
(non si sente più musica di dentro)
CORO
Iº
Ma comincia il second'atto...
CORO
IIº
Sì per Bacco, è incominciato.
TUTTI
Rientriamo.
(entrano tutti)
(odesi strepito nel teatro)
VOCI
di dentro
Dagli al matto!
Alla porta il malcreato!
Qua la guardia! Fuori... fuori!
Il villano! Il seccator!
Scena seconda
Tomaso esce fuggendo dal teatro, mentre il Coro lo insegue. Egli va per fuggire. L'ufficiale coi Soldati dal corpo di guardia.
UFFICIALE
Acquetatevi, signori:
(a Tomaso)
chi sei tu che fai rumor?
TOMASO
Son Tomaso Scarafaggio,
vignaiuol di San Quintino,
detto il Sega nel villaggio,
perché suono il violino...
Son partito è più di un mese,
solo solo dal paese,
per cercar di piazza in piazza
un'amabile ragazza,
la figliuola del padrone,
che un incognito rapì.
CORO
Come c'entra la ragazza
col rumore che fai qui?
TOMASO
Come c'entra? C'entra, sì.
TOMASO
Là di fuori, mentre io giro
fra la calca, fra la pressa...
una donna entrar qui miro...
da lontano mi par dessa.
Entro anch'io... più non la vedo...
alla gente invan ne chiedo.
Ciaschedun mi ride al muso,
resto attonito e confuso...
Quando s'offre da un sipario
Scaramuccia innanzi a me.
CORO
E la farsa, oh temerario,
fu interrotta sol per te.
TOMASO
Ma la colpa mia non è.
TOMASO
Scaramuccia, fra me dico,
la fanciulla avrà veduto:
di suo padre egli era amico,
n'ebbe alloggio, e n'ebbe aiuto. ~
Detto ciò nel mio cervello,
me gli cavo di cappello...
Scaramuccia là dal suo posto
non mi bada, ed io mi accosto. ~
E lo chiamo. -Ehi, buona sera!
La salute come va?
Zitto! un dice: un altro: abbasso!
Io non bado, e tiro avanti.
Qui succede un gran fracasso,
mi son contro tutti quanti.
Io, cospetto, mi risento...
mi difendo in mezzo a cento. ~
Ma si affollan le persone,
fan di me qual d'un pallone;
e percosso e conquassato
alla fin mi trovo qua.
TUTTI
Da Molière sei pagato,
ben si vede, ben si sa.
TOMASO
Bella paga in verità!
Tutti.
CORO
Tu vedi il rischio, briccon, che corri,
perciò tu fingi, vuoi far lo gnorri;
ma Scaramuccia quanti ha nemici,
ha protettori, sostegni, amici,
che queste cabale da mascalzone
sapran conoscere, sapran disfar.
Esci, e ad apprendere vanne in prigione
a starti cheto, a ben trattar.
TOMASO
Eh! che di cabale io non m'intrico...
di Scaramuccia son grande amico.
Quand'ei fermossi al mio paese,
io l'ho fedele servito un mese.
Alle sue farse suonai per nulla,
voi lo potete interrogar...
(Ah! se ti trovo, crudel fanciulla,
cotanto strazio mi déi pagar.)
(è strascinato nel corpo di guardia)
(viano)
Scena terza
Domenico, indi Lelio.
DOMENICO
(ridendo)
Ah! ah! Bizzarro è il caso,
singolar l'avventura! Una commedia
ne farà Scaramuccia, io ci scommetto.
LELIO
Tu ridi! ed io, cospetto!
Io, se potessi, strozzerei quel tristo. ~
Uno scandalo egual mai non s'è visto.
La farsa incominciata
andava a gonfie vele, ed i maligni
si rodean dalla rabbia, allor che venne
sul più bello a guastarla il temerario.
DOMENICO
Di partito contrario
tu ci vedi una trama, ed io son certo
che non ci fu malizia in nessun modo:
e perciò me la rido e me la godo.
LELIO
Son cabale, me 'l credi,
cabale di chi vuol che del teatro
ci nieghi il privilegio il re Luigi,
già per tutta Parigi
d'altre non si discorre e di Molière
all'eccesso cresciuta è l'albagia.
Scena quarta
Scaramuccia vestito nel costume di Tartaglia, con un tabarro che lo copre.
SCARAMUCCIA
Lelio è di mal'umor?
LELIO
Chi no 'l saria?
SCARAMUCCIA
La scena è un mare instabile,
che muta ad ogni vento:
fortuna lo fa torbido
lo calma a suo talento.
Ben matto è quell'autore
che spera il suo favore,
che il genio universale
confida d'incontrar.
LELIO
Ma quando contra il merito,
palese a tutti quanti,
rabbiosi si scatenano
maligni od ignoranti,
conviene che un artista
sia proprio un apatista;
convien che sia di stucco
per ridere e scherzar.
DOMENICO
Amico, il vero merito
dev'esser sofferente;
saper che dée dipendere
dal gusto della gente...
Voler di questi e quelli
dirigere i cervelli,
è come i venti e l'onde
pretender regolar.
SCARAMUCCIA
V'ha quello che vuol ridere,
v'ha quel che pianger brama.
DOMENICO
Sublime un crede il semplice,
abbietto un altro il chiama.
SCARAMUCCIA
Chi dice che il soggetto
è fuor del naturale.
DOMENICO
Chi senza il così detto
effetto teatrale.
SCARAMUCCIA, DOMENICO
Chi 'l dice originale,
chi insipido, e volgar.
LELIO
E allor né ben né male
possiamo giudicar.
SCARAMUCCIA
V'han poi mille perigli,
v'han casi impreveduti...
DOMENICO
Un uomo che sbadigli,
un altro che starnuti...
SCARAMUCCIA
L'impaccio d'una tenda
che a tempo non discenda...
DOMENICO
Un gatto ch'esca fuori,
sul palco co' gli attori...
SCARAMUCCIA
Un vetro che si rompa...
DOMENICO
Qualcun che c'interrompa...
SCARAMUCCIA, DOMENICO
A un tratto prosa e versi
a terra fa cascar.
LELIO
E allor chi può tenersi? ~
Lasciatemi gridar.
SCARAMUCCIA, DOMENICO
Io per me non mi sgomento,
se mi coglie la tempesta,
se mi traggo a salvamento
non ho fumi per la testa.
Sia pur male sia pur bene
prendo il vento come viene...
Oggi abbasso, in alto ieri...
È destin, non c'è che far.
I saccenti, i gazzettieri
ciarlin pur se von ciarlar.
LELIO
Non son io, non son di pasta
così dolce come voi:
vedo il danno che sovrasta
al teatro, all'arte, a noi.
Sentirete domattina
la malizia parigina!
Sentirete i gazzettieri
come ben sapran tagliar!
Oh! Il peggiore de' mestieri
siam dannati a esercitar!
(parte)
Scena quinta
Domenico, Scaramuccia, indi Tomaso.
DOMENICO
Ah! ah! non vidi mai
un brontolon suo pari.
SCARAMUCCIA
Or dimmi, amico!
Dove fu tratto quell'originale
che in sì strana maniera
volle fare con me conversazione?
DOMENICO
Per ora in camerin: poscia in prigione.
SCARAMUCCIA
Vanne, e in mio nome prega
l'ufficial di guardia a rilasciarlo.
(Domenico parte)
SCARAMUCCIA
Io voglio interrogarlo,
saper chi lo mandò. ~ Chi sa? potrei
la cabala sventar, s'egli è pur vero
che cabala ci sia... ma non lo credo.
TOMASO
Dov'è il mio Scaramuccia?
SCARAMUCCIA
Oh! chi mai vedo?
Tomaso!
TOMASO
Scaramuccia!
Un abbraccio, amicone.
SCARAMUCCIA
Tu in Parigi?
Come? perché? Del tuo padron mi rechi
buone novelle?
TOMASO
Buone. ~
Il vecchio sta benone,
se non che tormentato è dalla gotta,
ed ha perduta l'unica figliola,
quella ragazza sì modesta e bella...
SCARAMUCCIA
Che ascolto! Elena forse?
TOMASO
Appunto quella.
SCARAMUCCIA
Racconta... è morta forse?
TOMASO
Peggio che morta! Un bel mattin trovossi
vuota la stanza sua.
SCARAMUCCIA
Dunque è fuggita?
TOMASO
Si dice che rapita
se l'abbia un forestiero.
SCARAMUCCIA
E il suo nome?
TOMASO
L'ignoro. Egli è un mistero.
A questa ria notizia
presa dall'itterizia
restò la zia Gilotta,
ed al padrone risalì la gotta.
SCARAMUCCIA
Povero amico!
TOMASO
Io solo
la testa conservai: diedi di mano
a un paio di luigi,
e me n' venni a Parigi,
deciso di trovar la fuggitiva,
o di mangiar tutta la mia sostanza.
SCARAMUCCIA
E come?
TOMASO
Io pongo in voi la mia speranza.
Voi, volpe vecchia, voi
che tutto conoscete.
Assistermi potrete...
SCARAMUCCIA
Io te 'l prometto...
Farò di tutto per scoprirne traccia,
per liberarla, se possibil fia. ~
Or vieni in casa mia:
io mi rendo di te mallevadore.
TOMASO
Bravo il mio Scaramuccia! Ottimo core!
(partono)
Scena sesta
Sala in casa di Scaramuccia.
Sparsi qua e là vi sono degli oggetti di teatro, come un cappello con piume, elmi etc. Sandrina esce a passo tragico come volendo imitare le attrici. Ella è vestita da contadina. Si pone il cappello colle piume, e si pavoneggia. Vari comici sono attorno a lei.
CORO
Ma ti par? Sì facil credi
recitar, far ben la scena?
Tu idiota, e giunta appena
dal villaggio alla città:
se il padron restio tu vedi
il padron sa quel che fa.
SANDRINA
Così nuova nel mestiere,
signorini non son io:
ci vuol poco per piacere
con un muso come il mio.
Io so ben per vecchi esempi
quanto può l'abilità;
ma so pur che a questi tempi,
tutto cede alla beltà.
CORO
Il poter della bellezza
quando è solo, poco dura.
SANDRINA
Un tantino d'accortezza
lo conferma e l'assicura;
per esempio un protettore
di gran polso, di gran core...
due biglietti a tempo spesi...
un pranzetto a' più cortesi...
un pacchetto di luigi
a un giornal... che assai ve n'ha...
Vela agli occhi di Parigi
la peggior mediocrità.
CORO
La gran volpe che tu sei!
Te sì scaltra non credei...
La fantesca di Molière
men ne intende, men ne sa.
SANDRINA
Oh! Si è certi di piacere
con l'ingegno e la beltà.
SANDRINA
Se credo allo specchio
che ho sempre davanti,
se bado agli spasimi
di cento galanti,
ho più del bisogno
per fare furor.
A tempo so piangere,
a tempo son mesta,
so far la pettegola,
so far la modesta,
al pari dell'Iride
ho tutti i color.
CORO
Ah ah! Non c'è comica
di tanto valor.
(i comici partono)
Scena settima
Sandrina, indi Scaramuccia.
SANDRINA
Che sciocchi! Non san essi
che testina è la mia: non san che prova
del mio poter già feci, e molti e molti
ho visto delirar a' piedi miei;
che una dama a quest'ora esser potrei.
Ma io fra tanti amanti
non ho deciso ancor. Lelio è un brav'uomo,
ma geloso e seccante;
il Contino è galante,
ma giovane e leggero; e un mese è quasi
che più nulla si sa de' fatti suoi.
SCARAMUCCIA
(di dentro)
Sandrina!...
SANDRINA
Chi mi chiama? ~ Ah! siete voi!
SCARAMUCCIA
Prepara questa sera
un coperto di più...
SANDRINA
Forse il Contino?
SCARAMUCCIA
T'inganni: è un contadino
del tuo paese.
SANDRINA
E il nome suo?...
SCARAMUCCIA
Non voglio
privarti del piacer della sorpresa.
Tu il conoscesti, e gli eri amica un giorno...
qui l'accogli, e li trattieni infin ch'io torno.
(parte)
Scena ottava
Sandrina, indi Tomaso.
SANDRINA
Fermatevi... ascoltate...
Va come il vento. ~ Chi sarà costui?
Come viene a Parigi? e per qual caso...
TOMASO
Entrar posso, o signora?
SANDRINA
Ah! tu, Tomaso!
TOMASO
Tomaso, in carne e in ossa...
Tomaso Scarafaggio.
SANDRINA
Il Sega?
TOMASO
Il Sega.
SANDRINA
Suonator di violino?
TOMASO
L'Orfeo di San Quintino. ~ Sì, signora...
ma voi?
SANDRINA
Buffon! non mi conosci ancora?
TOMASO
Aspettate.
(si accosta)
Ah! Sandrina!
SANDRINA
In carne e in ossa.
TOMASO
Detta la Farfalla?
Lo spirito folletto del paese?
Mutabil più che non è fronda in bosco?
SANDRINA
Quella, quella, briccone!
(gli dà uno schiaffo)
TOMASO
Io ti conosco.
TOMASO
Che fai qui con questo arnese?
Con quell'aria da signora?
Sei com'eri al tuo paese,
capricciosa come allora?
Segui sempre a farti giuoco
dell'altrui credulità?
Io vorrei sapere un poco
i tuoi fasti di città.
SANDRINA
Tu che fai con quel gabbano?
Con quel volto da pancotto?
Sei tu sempre quel gabbiano,
quell'allocco, quel merlotto?
Di far vezzi hai pur coraggio,
hai speranza di piacer?
I tuoi fatti del villaggio
un tantin vorrei saper.
TOMASO
Io son l'idol del contado:
io di belle ho più di cento.
SANDRINA
Io d'amanti, ovunque vado
n'ho d'attorno un reggimento.
TOMASO
Ma dal dì che sei fuggita,
io cambiai costumi e vita:
alle donne rinunziai;
dell'amor non so che far.
SANDRINA
Io degli uomini mi rido;
di sedurmi ognuno io sfido;
non potrei quanto t'amai
uomo alcuno in terra amar.
TOMASO
Dici il vero?
SANDRINA
Dico il vero.
TOMASO
Puoi giurarlo?
SANDRINA
A te che preme?
TOMASO
Ah, Sandrina! ho qui un pensiero...
SANDRINA
Ah Tomaso, ho qui una speme.
Insieme
TOMASO
Mi potrei, se tu volessi,
coll'amor pacificar.
SANDRINA
Se un Tomaso aver potessi,
no 'l vorrei mai più lasciar.
TOMASO
Ah, tu l'hai, se tu lo vuoi.
SANDRINA
Non mi fido. Ei fu un ingrato.
TOMASO
Tu lo vedi a' piedi tuoi.
(s'inginocchia)
Scena nona
Lelio, e detti.
LELIO
(Che mai vedo!)
SANDRINA
(rialzandolo)
Ah l'ho trovato.
Insieme
TOMASO
Figuriamoci il villaggio
dove nacque il nostro amor;
SANDRINA
Ah! facciamo ancora un saggio,
idol mio, del nostro cor.
LELIO
(La civetta! È dunque vero!
A colui s'appiglia ancor?
Oh Contino! abbiam davvero
un leggiadro successor!)
LELIO
(avanzandosi)
Brava Sandrina!
SANDRINA
(volgendosi)
(Oh diamine!)
LELIO
Brava!
TOMASO
(a Sandrina)
Che vuol costui?
SANDRINA
(piano a Tomaso)
È un comico... secondami.
LELIO
(a Sandrina)
Pur testimonio io fui...
SANDRINA
Di che?
LELIO
Di che? (La perfida
può domandarlo ancor!)
SANDRINA
Ah! ah! S'infuria subito,
fa tosto il bell'umor!
Quest'uomo è un dilettante,
amico del padrone,
che un bravo commediante
sarebbe all'occasione.
Colui così per giuoco
volea provarmi un poco
se d'una scena tragica
mi so disimpegnar.
LELIO
Un comico quel tanghero?
Va' via: non m'ingannar.
TOMASO
Che cos'è questo tanghero?
Perché tant'albagia?
Io recito: son comico
al par di chicchessia.
Noi pure a San Quintino
abbiamo un teatrino,
dal dì che Scaramuccia
vi venne, e v'alloggiò.
LELIO
Va' a recitare al diavolo.
TOMASO
Io qui reciterò.
SANDRINA
Che sì?
TOMASO
Che sì?
LELIO
Che no!
TOMASO
(recitando)
«Zoppo Vulcano arretrati,
o ti farò far senno.
Vanne a gonfiare il mantice,
a far carbone in Lenno:
questa leggiadra Venere
per te boccon non è.»
Sbuffa, se vuoi: ma comico
son io miglior di te.
SANDRINA
(recitando)
«Non attizzar la collera
del fero iddio dell'armi:
con quella tua fuliggine
guardati dal macchiarmi
o andar gli dèi farannoti
zoppo dall'altro piè.»
Sciocco, geloso, stolido!
L'avrai da far con me.
LELIO
Taci... (Non so chi tengami...
mi prudono le mani!
Come di me si burlano
cotesti due villani?
Or faccio uno sproposito,
or vado fuor di me.)
Ah perché mai, pettegola,
m'innamorai di te!
(Sandrina parte con Tomaso)
Scena decima
Lelio solo, poi il Contino.
LELIO
E mi lascia così? Non son chi sono,
se pentir non la faccio. ~ E che fare?
Tutto mi piace in lei,
persin l'infedeltà. Ch'io l'ami, e crepi
d'ira e di gelosia vuole il destino.
CONTINO
(di dentro)
È permesso?
LELIO
Il Contino!
Ecco un altro che vien per mia molestia.
CONTINO
(entrando)
È permesso?
LELIO
Si serva.
(esce rapidamente)
CONTINO
Odimi... bestia!
Scena undicesima
Il Contino solo.
CONTINO
Mi fa Lelio il brutto muso...
Per Sandrina! Oh! che animale!
Ei mi crede ancor rivale:
gelosia di me pur ha.
De' miei pari ei non sa l'uso.
Oggi qua, domani là.
Ch'io vagheggi un solo oggetto?
Di costanza ch'io mi picchi?
Converria non esser ricchi,
né sul fiore dell'età.
Sta la gioia ed il diletto
nella bella varietà!
Quando fia che d'un sol fiore
la farfalla si contenti,
quando un fiore a tutti i venti
di piegar non cesserà.
Io fedel sarò in amore;
il mio cor sol una avrà.
Or son d'Elena invaghito,
oggi il mondo io do per lei;
ma giurare io non potrei
chi doman mi piacerà.
È deciso: il mio partito
è la bella varietà!
Scena dodicesima
Scaramuccia, e detto.
SCARAMUCCIA
M'inchino al signor Conte. Alfin vederlo
posso in mia casa, dopo aver battuto
alla sua porta venti volte invano!
CONTINO
Perdona: da Parigi io fui lontano.
Non mi serbar rancore;
d'uopo ho di te. ~ Venir co' tuoi compagni
questa sera tu déi nel mio casino,
dove un lieto festino ~ ho preparato
per divertir la più gentil fanciulla
che mai si presentasse agli occhi tuoi,
e di cui sono amante.
SCARAMUCCIA
Amante! Voi?
Sarà secondo il solito
qualche modista, qualche ballerina...
CONTINO
È una beltà divina,
ingenua, virtuosa,
la modestia in persona...
SCARAMUCCIA
E tal fenice
vien nel vostro casino! E in qual paese,
in qual parte di ciel l'avete tolta?
CONTINO
In un villaggio.
SCARAMUCCIA
(sorpreso)
In un villaggio!
CONTINO
Ascolta.
CONTINO
Le più leggiadre amabili
damine della corte
l'idolo mio non valgono
quantunque in umil sorte...
Agli atti, a' modi, al volto
è un angelo d'amor.
(vedendo che Scaramuccia riflette fra sé)
Ma che fai tu?
SCARAMUCCIA
V'ascolto.
(È lei: me 'l dice il cor!)
CONTINO
L'amai: più giorni incognito
presso di lei mi tenni:
piacqui a quell'alma tenera,
cambio d'amor ne ottenni;
e al mio voler sommessa
Elena mi seguì.
SCARAMUCCIA
Elena!... (Ah! È dessa, è dessa:
il core non mentì.)
Ma della pover'Elena
che far pensate voi?
CONTINO
Non so.
SCARAMUCCIA
Sposarla?
CONTINO
Stolido!
E consigliar me 'l puoi?
SCARAMUCCIA
Ma l'onor suo, Contino!...
E il mondo che dirà?
CONTINO
Il mondo, o babbuino,
il mondo riderà.
Insieme
SCARAMUCCIA
Deh prego, lasciatela ~ partire innocente,
al padre rendetela ~ al padre dolente,
le angosce m'immagino ~ ne veggo il dolor.
Per sempre due miseri ~ in terra non fate,
eterno rammarico ~ a voi risparmiate;
rimane il rimorso ~ cessato l'amor.
CONTINO
Sul labbro d'un comico ~ faceto, gioviale
bizzarra ridicola ~ è pur la morale!...
Con questi tuoi scrupoli ~ sei ben seccator!
Ma sappi che all'opera ~ cuccagna al bel sesso,
un posto alla giovane ~ domani è concesso;
che presto s'accordano ~ beltade, e splendor.
CONTINO
Sia finita, e dimmi schietto
se a venir disposto sei.
SCARAMUCCIA
(Che far deggio? Dar sospetto
insistendo non vorrei.)
CONTINO
E così? Di' su: ~ verrai?
SCARAMUCCIA
(Ho deciso.) Sì: verrò.
CONTINO
Del servizio che mi fai
sempre grato a te sarò.
Insieme
CONTINO
Per scacciar la sua mestizia
chiedo a te la medicina.
In ingegno ed in malizia
tu mi devi sorpassar.
Metter devi alla tortura
la tua mente pellegrina:
studia, inventa, e sia tua cura
di ridurla a folleggiar.
(Quando poi fia ballerina
men saprò disimpegnar.)
SCARAMUCCIA
Per servire al vostro intento
io so quello che ci vuole
il mio spirito e talento
voglio tutto adoperar.
Mal'umor, malinconia
dov'io son durar non suole
un sorriso di Talia
ogni nube può sgombrar.
(Io gli do buone parole,
ma so ben ciò che ho da far.)
(il Contino parte)
Scena tredicesima
Scaramuccia si pone sul davanti a scrivere; indi Domenico, Lelio, e Commedianti.
SCARAMUCCIA
Sì, sì: ho deciso, scrivere
a San Vallier vogl'io.
Egli è un signor magnanimo
egli del Conte è zio.
Meco in soccorso d'Elena
venir non negherà.
E se l'amico sdegnasi?...
In calma tornerà.
(scrive)
(entrano i commedianti)
LELIO
(dal fondo)
Ella ha ragion, ti replico.
DOMENICO
Ell'è una matta, io dico.
LELIO
Il direttor sia giudice.
DOMENICO
Ehi Scaramuccia?
LELIO
(a Scaramuccia)
Amico?
Insieme
DOMENICO, LELIO, COMMEDIANTI
Ei non risponde: ei medita
qualche altra novità.
SCARAMUCCIA
(piega una lettera)
No: l'innocente vittima
così non perirà.
DOMENICO, LELIO
Amico?
SCARAMUCCIA
Ah! ah! Bravissimi.
A tempo giunti siete:
stasera una nuovissima
commedia eseguirete.
DOMENICO, LELIO, COMMEDIANTI
Difficil è la cosa
ci manca l'amorosa.
SCARAMUCCIA
Rosaura!
DOMENICO, LELIO, COMMEDIANTI
Sì: alla prova
della tua farsa nuova
è nata una baruffa,
per un'arietta buffa:
di mezzo entrò Brighella,
storpiato è Pulcinella,
ed ambi due ricusano
doman di recitar.
SCARAMUCCIA
Li porti entrambi il diavolo!
Mi voglion rovinar.
Scena quattordicesima
Sandrina, Tomaso, e detti.
SANDRINA
Che cos'è questo strepito?
SCARAMUCCIA
Eh! eh! Una bagatella.
LELIO
Rosaura più non recita.
DOMENICO
Storpiato è Pulcinella.
Insieme
SANDRINA, TOMASO, DOMENICO, LELIO, COMMEDIANTI
La nuova sua commedia
doman non si può far.
SCARAMUCCIA
La nuova mia commedia
doman non si può far.
SANDRINA
Ebben! Cascato è il mondo?
Per me non mi confondo.
La parte di Rosaura
poss'io rappresentar.
DOMENICO, LELIO, COMMEDIANTI
Ci siamo: ah, ah, ah!
SANDRINA
Ridete?
Sentitemi, e vedrete.
TOMASO
Ed io, cospetto! io quella
farò di Pulcinella.
Non sol saprà tomaso
parlar così nel naso,
ma come un usignolo
all'uopo gorgheggiar.
DOMENICO, LELIO, COMMEDIANTI
Va' via, va' via.
SCARAMUCCIA
Quietatevi;
ho in mente un bel progetto. ~
Vediamo un po': provatevi,
dite... così a soggetto...
SANDRINA
Volete una tragedia?
TOMASO
Volete una commedia?
SCARAMUCCIA
Un pezzo io vo' che sia
di qualche parodia,
mischiata co' la musica
per fare novità.
SANDRINA
Ebben. ~ Didone io sono
lasciata in abbandono
ch'Enea scongiura, e supplica
d'amore e di pietà.
TOMASO
Brava la mia Sandrella
tal parte io feci già.
Sandrina e Tomaso si dispongono a recitare, e tutti li circondano.
SANDRINA
Didone
Partir vuoi tu, crudele,
partir da me? Ché non sei tu partito,
pria d'afferrare il lito,
pria che amor ci ferisse in quella grotta!
Tu guaristi, ed io ne sento ancor la botta.
TOMASO
Enea
Cessa, di più non dirmi: il padre Giove
m'ordina far fagotto: a me funesto
è questo amore indegno,
assai funesto: io n'ebbi più d'un segno.
Resta, e del re de' Mori
l'offerta accetta. A dilatar le mura
di tua città nascente
non avrai d'uopo di novelli doni,
nel Lazio io vado ad ammucchiar mattoni.
SANDRINA
Didone
Va', non t'è madre Venere,
sangue non sei d'un dio.
Ti partorì una vipera
un rospo, ~ e che so io?
Compisci il tradimento.
Ti soffi a prora il vento:
gli dèi, gli dèi ti mandino
i tonni ad ingrassar!
TOMASO
Enea
Io faccio a' tuoi rimproveri
orecchio da mercante.
Propizio i dèi promettono
un vento di levante.
Parto, e la faccio in barba
di te, de' tuoi, di Jarba.
M'udrai sciogliendo l'ancora
una canzon cantar.
Larà larà... ~
(a Sandrina)
Riscaldati.
SANDRINA
Didone
Ribaldo! Crudelaccio!
TOMASO
Enea
Larà larà... ~
(a Sandrina)
Minacciami.
SANDRINA
Didone
Ti graffierò il mustaccio.
TOMASO
Enea
Larà... ~
(a Sandrina)
Uno svenimento...
SANDRINA
Didone
(finge svenire)
Oimè! Mancar mi sento.
TOMASO
Enea
Voi guardie sostenetela,
un poco di elisir.
Scena quindicesima
Contino, e detti.
CONTINO
Che fan costor?
SCARAMUCCIA
Si provano.
Voi pur potete udir.
SANDRINA
Didone
A mi lasciate, o barbari!
A che chiamarmi in vita?
Datemi invece un tossico,
un ferro, e sia finita.
Sul mare andrò fantasima
l'infido a spaventar.
TOMASO
Enea
Riedi in te stessa e serbati
alla futura prole,
se muori, o mio bell'idolo,
più non rivedi il sole:
Jarba il tuo cadavere
ricuserà sposar.
SCARAMUCCIA
(al Contino)
Avreste mai due villici
creduto voi da tanto?
Sui più provetti comici
avranno un giorno il vanto
ne' drammi miei più lepidi
gli voglio adoperar.
CONTINO
(a Scaramuccia)
Sì, sì, nel loro genere
van ben; gli adopra pure...
ma basta amico. Spicciati,
son pronte le vetture:
il tempo qui non perdere,
non posso più aspettar.
LELIO
È questo il vero spirito
che vuol la parodia.
DOMENICO
Per me direi che possono
entrare in compagnia.
CORO
Non deve Scaramuccia
lasciarseli scappar.
SCARAMUCCIA
Di Sandrina son contento,
di te pure, o buon Tomaso...
d'impiegare il lor talento
camerati, è giunto il caso.
Al casin verrete tutti
dell'amico Pontigny.
TUTTI
Viva viva! Due debutti!
CONTINO
Anche tre, ma usciam di qui.
SCARAMUCCIA
Andiam dunque.
TUTTI
Andiam.
LELIO, DOMENICO
Ma piano
la commedia si decida.
SCARAMUCCIA
Io l'ho in mente.
CONTINO
Il dirla è vano.
Tutto è buon purché si rida.
TOMASO
Ma...
SANDRINA
Sta' zitto. Hai tu paura?
CORO
Sì, ci vuol disinvoltura,
essa val più del saper.
TUTTI
Sia qual vuolsi buffa o seria
l'operetta che avrà loco,
non si cerchi la materia,
la ragion si cura poco.
Novità d'invenzione,
qualche strana situazione,
un dialogo vivace,
qualche cosa di mordace,
un'arguzia un bel concetto,
sopra tutto brevità...
Fan scordar qual sia difetto
di condotta, e abilità.
TUTTI
Sì: la moda appien ne affida.
CONTINO
Tutto è male, e male estremo
dove è noia e serietà.
Rideremo, ~ rideremo; ~
ma, per Bacco usciam di qua.
ATTO SECONDO
Scena prima
Galleria nella casa di campagna del Contino di Pontigny.
È notte, e il luogo è illuminato da ricchi doppieri.
Elena è seduta ad un tavolino modestamente vestita e melanconica: due Cameriere le sono d'intorno acconciandole i capelli; alcune Ballerine dell'opera la vanno distraendo con porle sott'occhio vari ornamenti.
CORO
Perché piangi? ~ In tal maniera
e fors'anco più infelici,
cominciammo la carriera
di cantanti e danzatrici. ~
Pria di toglierci d'attorno
la tenace povertà,
v'è chi suda notte e giorno,
si tormenta e nulla fa.
Tu all'incontro, appena uscita
dall'angustie del villaggio,
sei da un grande favorita:
or possiedi amore e omaggio.
Il Contino spende e spende,
dà banchetti, feste dà...
Se così principii in grande,
pensa tu che poi sarà!
ELENA
(alzandosi)
Ah! non è con quest'idea
che il villaggio abbandonai...
Uno sposo io mi credea
di seguire alla città...
Me infelice! M'ingannai
il Contin più amor non ha.
CORO
Il Contin sarà costante...
ma dov'anche ei t'abbandoni,
troverai più d'un amante
fra i marchesi e fra i baroni. ~
Dietro a noi ciascuno impazza...
Questo è il secolo, o ragazza.
Che un gorgheggio, un salto, un gesto
val per ogni abilità.
ELENA
Che m'importa? ~ Ah! non è questo
che il Contin promesso m'ha.
Scena seconda
Il Contino con séguito d'Amici, e dette.
CONTINO
Elena mia!
ELENA
Pur giungi!...
Diletto Enrico!
(corre ad abbracciarlo)
CONTINO
Ad ordinar la festa
mi trattenni finor. ~ Entrate, amici.
La mia dèa vi presento.
CORO
Felice Pontigny?... dessa è un portento.
CONTINO
Modesta quanto bella, ~
è l'amore e il pudor. ~ ma che? negletta
è ancor la tua toletta?
E in abito da ballo ancor non sei?...
ELENA
(prendendolo a parte)
In pubblico ballar?... sfigurerei.
CONTINO
Eh! pazza! il tuo maestro,
il signor Zeffirino, anco stamane
contento m'accertò de' tuoi progressi.
ELENA
Se vuoi ch'io te 'l confessi...
io sono malinconica... mi sento...
un tantin d'emicrania.
CONTINO
(ridendo)
Ah! ah! Non manca,
a far di te verace parigina,
che
(imitando la di lei voce)
«un tantin d'emicrania».
CORO
È malattia del giorno, è vera smania.
CONTINO
Via discaccia, o mia carina
quest'incomoda tristezza,
così adorna tua bellezza
brilla in tutto il suo splendor.
Se ti vedo a me vicina
in un abito pomposo
io farò più d'un geloso,
tu più d'uno adorator.
Di' consenti?
ELENA
Non poss'io
cosa alcuna ricusarti.
CORO
Brava, brava!
ELENA
Oh Enrico mio
voglio in tutto contentarti,
ma tu pure...
CONTINO
Oh mia diletta!
So che vuoi. T'affida a me.
CORO
(Sa già fare la civetta!...
il Contin sta fresco affé.)
CONTINO
Come il dì che i nostri cori
s'incontrar la prima volta
io t'adoro, tu m'adori,
tu in me regni, io regno in te.
Ah da mille invidiata
mi sarai, ma non già tolta:
pura sempre come è nata
durerà la nostra fé.
ELENA
Ah tu m'hai rassicurata!
CORO
(Il Contin sta fresco affé.)
Elena parte colle Donne, il Contino l'accompagna alla porta d'un appartamento.
Scena terza
Scaramuccia, Lelio, Sandrina, e i Comici, disposti per andare a vestirsi per la recita, e detti.
SCARAMUCCIA
(di dentro)
Ebben? Dov'è il Contino?
Dove abbiam da vestirci?
CONTINO
(alla porta)
Entrate, entrate.
CONTINO
Amici, in sala andate;
e per pochi momenti in vece mia
fate d'intrattener la compagnia.
(gli amici del Contino si ritirano)
SCARAMUCCIA
Contino; siamo ancora
belli e spogliati.
CONTINO
(accennando in fondo)
In quelle stanze è pronto
quanto occorrer vi può.
SCARAMUCCIA
(ai comici)
Vesti ed attrezzi
riponete là dentro, e ognun s'attenga
a quanto ho stabilito e concertato.
(i comici entrano nelle stanze assegnate)
CONTINO
Or veggiamo qual dramma hai preparato.
SCARAMUCCIA
Non ci è tempo da perdere: vedrete. ~
Lasciatevi servir...
(segue i compagni, Lelio è fermo sulla porta)
SANDRINA
(con ironia)
Dite, Contino.
Dove si trova quella cara afflitta
che dobbiam consolar? Non vedo l'ora
di poter vagheggiar sì bella cosa.
CONTINO
(Maschera, ti conosco.)
LELIO
(Ella è gelosa.)
CONTINO
(con disinvoltura)
Tu la vedrai, Sandrina,
né avrai da scomparire in faccia a lei.
Bella del par tu sei,
ma più gaia, più vispa e furfantella.
(fugge rapidamente)
SANDRINA
(Maledetto!)
LELIO
Non vedi? Ei ti corbella.
SANDRINA
Che importa a voi?
LELIO
M'importa,
perché di quel nobile ti curi
più di quel che non devi. Un giorno o l'altro
mi stancherò davvero.
SANDRINA
Oh! Ve' il balordo!
L'ho detto, e ve 'l ricordo,
che son di me padrona, e che aborrisco
gl'importuni, i gelosi, i seccatori,
che vorrebbero impormi a questo segno.
LELIO
Sandrina!
SANDRINA
Andate via.
LELIO
Calma lo sdegno.
SANDRINA
Andate via, vi dico.
LELIO
Andrò; ma dimmi
che in collera non sei. ~ La tua manina
dammi in pegno di pace.
Scena quarta
Tomaso con un fagotto, e detti.
SANDRINA
Io mai non vidi
per tentar di placarmi uomo più scaltro.
Ecco.
(porge la mano a Lelio, il quale la bacia e parte)
TOMASO
Buon pro, Sandrina.
SANDRINA
(E dagli quest'altro!)
TOMASO
Signorina, un momento.
SANDRINA
Non ho tempo per ora...
TOMASO
Hai da trovarlo
per udir due parole.
SANDRINA
Parla dunque; fa' presto. (Io so che vuole.)
TOMASO
Se vuoi far la banderuola,
se ogni piatto ti fa gola,
io t'avverto, e parlo schietto,
ch'io non ci ho nessun diletto...
te lo ficca bene in mente,
e non fartel replicar.
Vo' esser Cesare, o niente:
solo in te vogl'io regnar.
SANDRINA
(imitandolo)
Nel cervel ti pianta bene
che io non vuò siffatte scene,
ch'io detesto i sospettosi,
che mi rido de' gelosi,
che pretendo dagli amanti
che mi debban rispettar.
Tu, gaglioffo, da qui avanti
déi vedere, e non fiatar.
TOMASO
Sì, davvero?
SANDRINA
Sì, davvero.
TOMASO
Oh, la Venere!
SANDRINA
Oh, l'Adone!
TOMASO
Con quell'occhio da sparviero!...
SANDRINA
Con quel becco da grifone!...
TOMASO
Vuole il mondo ai piedi suoi!...
SANDRINA
Il bascià pretende far.
SANDRINA, TOMASO
Chi dia retta ai sogni tuoi
vanne al diavolo a cercar.
TOMASO
Dunque è rotta.
SANDRINA
È rotta affatto.
TOMASO
Sciolto ogni accordo?
SANDRINA
Sciolto ogni patto.
A lei m'inchino.
TOMASO
Son servitore.
SANDRINA
La bella fede!
TOMASO
Il bell'amore!
SANDRINA
(imitando Tomaso)
Ho qui un pensiero...
TOMASO
(contraffacendola)
Ho qui una speme.
SANDRINA
Torniamo uniti.
TOMASO
Viviamo insieme.
SANDRINA, TOMASO
Oh mio tesoro ~ siam nel villaggio
in cui s'accese ~ il nostro amor.
Ah sì mio bene, ~ Facciamo un saggio
de' nostri affetti, ~ del nostro cor.
SANDRINA
Asinaccio! in tal maniera
questa mane mi parlavi.
TOMASO
E tu, strega, tu megera,
me in tal guisa infinocchiavi.
Insieme
SANDRINA
Torna, o vero scarafaggio
a marcir nel tuo villaggio...
Vivi là co' pari tuoi,
fra le capre, in mezzo a buoi:
che t'aiuti a trar l'aratro
qualche bestia avrai colà.
Non sei nato pe 'l teatro
per gli amori di città.
TOMASO
Va', civetta; e in tua malora
fra' tuoi comici dimora:
sazia pur l'antica smania,
gonzi invischia, allocchi impania...
ma non sempre sarà maggio...
ma la tua qui verrà...
Un amante del villaggio
bramerai nella città.
(partono)
Scena quinta
Il teatro rappresenta una gran sala, ove s'è costrutto il palcoscenico nel palazzo del sobborgo del conte San Vallier. Il sipario è calato. L'orchestra è illuminata, ed i Suonatori sono sparsi per la sala, ossia platea, vari Convitati di diverso sesso stanno seduti sopra delle sedie, espressamente disposte per gli spettatori.
Coro di Dame, e Cavalieri.
CAVALIERI
L'avete veduta cotesta damina!
DAME
Sì, sì, non c'è male: piuttosto bellina.
Ma priva è di spirito, ma garbo non ha.
CAVALIERI
È nata in campagna... ma qui si farà:
TUTTI
Quel caro Contino! Ha speso tesori,
maestro di ballo, modiste, sartori!
Ha messo a soqquadro sobborghi e città:
e poi qual mercede?... Piantato sarà.
Scena sesta
Giunge il Contino dando braccio ad Elena, e detti; indi il Visconte di San Vallier.
CONTINO
Chiedo perdono, amici,
se un po' troppo tardai. Ma che volete?
Non sempre le tolette delle dame
come quelle degli uomini son pronte.
(prendendo per mano Elena in atto di presentarla)
Io vi presento...
STAFFIERE
(annunziando)
Il conte
di San Vallier.
CONTINO
(sbigottito)
Lo zio!
ELENA
(sotto voce)
Quell'uom severo
che mi è contrario, e separar ci puote?
CONTINO
Quello; ma non temer.
CONTINO
(incontrandolo)
Mio zio!
VISCONTE
(entrando con disinvoltura)
Nipote!
(agli astanti, che lo salutano)
Non fate cerimonie...
Signori... io ve ne prego. ~ Ebbene, Enrico,
io giungo inaspettato alla tua festa...
anzi non invitato.
CONTINO
Io so che amico
non siete del rumore, e...
VISCONTE
Questa volta
desio mi prese di veder la dama
che tu festeggi; poiché è voce intorno
che viva ignota, e da mestizia oppressa.
ELENA
(Misera me!)
CONTINO
(Ch'ei tutto sappia!)
VISCONTE
(osservando Elena)
(È dessa!)
CONTINO
Son voci, o caro zio,
son ciarle de' maligni. ~ Assicurarvi
potrete da lei stessa
che la cosa non è come si dice.
(gli presenta Elena)
VISCONTE
Signora, io son felice
di potervi mostrar l'ossequio mio.
(Elena s'inchina senza parlare)
VISCONTE
(È bella.)
ELENA
(Oh come io tremo!)
CONTINO
(Ah! Tremo anch'io.)
Scena settima
Scaramuccia, e detti. Si presenta dal sipario.
SCARAMUCCIA
Signori, se vi piace,
possiamo incominciar... Tutto è disposto.
CONTINO
Sì, sì. ~ Prendete posto.
Io spero che la farsa vi contenti.
(Che mi dica io non so.)
TUTTI
Sediamo: attenti.
(tutti siedono)
SCARAMUCCIA
Il dramma è pastorale,
con danze e con ariette, intitolato
«Il rapimento di Elena».
ELENA
(Che ascolto?)
CONTINO
(Oh, il malaccorto!)
SCARAMUCCIA
Due novelli attori
al pubblico io presento, e tai ch'io spero
di non averne critica, né biasimo.
Sono le note del maestro Orgasmo.
I Suonatori entrano nell'orchestra. Scaramuccia prende il posto del suggeritore. L'orchestra principia la sinfonia; dopo alcune battute si alza il sipario.
La decorazione rappresenta un'amena campagna con colli, boschetti e grotta da un lato.
Pastorale.
Elena, rappresentata da Sandrina, vedesi addormentata sopra un sedile di erba presso la grotta. Durante la sinfonia un drappello di Genii e di Amori le intrecciano intorno un balletto. Al suo svegliarsi si ritirano.
SANDRINA
Elena
Oh! come dolcemente
su quell'erba io dormia! Con qual diletto
a dormir tornerei!... ma non conviene:
è d'uopo le mie pene
all'eco raccontar di questo speco.
Senza di me non parlerebbe l'eco.
Cominciam. ~
(odesi suono di flauto)
SANDRINA
Elena
Ma che sento?
Egli è il gentil pastor di cui si dice
che innamorata io sia.
Fuggiam...
(esce Lelio che rappresenta Paride vestito da antico pastore)
LELIO
Paride
Ferma crudel, non andar via,
ascolta i miei tormenti
che a narrar m'apparecchio...
Non hai nulla da far?
SANDRINA
Elena
Parla all'orecchio.
LELIO
Paride
Quando mi sei vicina
un non so che mi sento...
è quasi svenimento,
quasi un uscir di sé.
Tu lo saprai, carina,
dimmi un po' tu cos'è.
SANDRINA
Elena
Per quel che pare in vista...
per quel che ne so io...
è certo un mal ben rio
cui riparar si dé'.
Ricorri al farmacista
sciroppi avrà per te.
LELIO
Paride
Cara il miglior sciroppo
l'hai tu ne' tuoi begli occhi.
SANDRINA
Elena
Olà... t'avanzi troppo,
non vo' che tu mi tocchi.
Un male attaccaticcio
il male tuo si fe'.
LELIO
Paride
Cara son bello e spiccio
se non soccorri a me.
(odesi suonare il corno)
SANDRINA
Elena
Di mio marito il sindaco
odo suonare il corno:
guai se mi vede un giovane
a bazzicar d'intorno!
Egli ha un possente topico
per certi non so che.
LELIO
Paride
Di tuo marito il sindaco
mente non dare al corno:
odi pietosa il piffero
che per te suono intorno...
guariscimi, guariscimi
da questo non so che.
(Elena fugge, e Paride la segue)
Scena ottava
Tomaso che rappresenta Menelao, vestito grottescamente con una parrucca all'antica, etcetera.
TOMASO
Menelao
Fauni, satiri, silvani,
dèi cornuti, dèi codati,
vo cercando in monti e in piani,
vo chiamando in boschi e in prati
una moglie crudelaccia
che da me s'allontanò.
Menelao pietà vi faccia,
Menelao più non ne può.
(cade una candela sul teatro)
TOMASO
È caduto un candelotto...
SCARAMUCCIA
(dal buco)
Sbagli!
TOMASO
Menelao
Sbagli.
SCARAMUCCIA
Bestia.
TOMASO
Menelao
Bestia!
TUTTI
(ridono)
Ah! Ah! Ah!
TOMASO
È costui qui sotto
che mi turba e dà modestia:
io non vo' suggeritore:
che stia zitto, e seguirò.
TUTTI
Segui, segui.
ELENA
(dalla platea)
(Oh, come in core
la sua voce mi suonò!...)
TOMASO
Menelao
Vo cercando in monti in piani
la mia bella fuggitiva:
se qualcun l'ha fra le mani
me la rechi morta o viva.
Dove, dove ti nascondi?
Crudel Elena, rispondi.
ELENA
(dalla platea)
(È Tomaso!)
TOMASO
Menelao
Elena bella
se ti perdo morirò.
ELENA
(alzandosi dal suo posto)
Oh Tomaso!
TOMASO
(riconosce la voce)
È quella, è quella.
CONTINO
(Ciel!)
TUTTI
Che fu?
TOMASO
Trovata io l'ho.
(salta in platea)
(scompiglio; cala il sipario)
Scena nona
Escono dal palcoscenico Sandrina, Lelio e Scaramuccia.
TUTTI
Egli è un matto... Olà impeditela.
TOMASO
Vi scostate.
CONTINO
(Son tradito.)
VISCONTE
Piano un po', signori, uditelo.
SCARAMUCCIA
(Nell'intento ho riuscito.)
TOMASO
(ad Elena)
Padroncina?
ELENA
(abbracciandoli)
Buon Tomaso!
(geme piangendo nelle sue braccia)
TOMASO
Son qua io... vi salverò.
TUTTI
Questo sì, questo è un bel caso!
CONTINO
(Scaramuccia m'ingannò!)
Insieme
TOMASO
(ad Elena con enfasi)
Cara pecora smarrita,
non temete fate core:
io son qua per darvi aita,
siete in braccio del pastore.
Vostro padre disperato,
solo, vedovo, malato
da lontano a sé v'appella,
vi perdona e v'ama ancor.
O smarrita pecorella,
torna, torna al tuo pastor.
ELENA
Sì, Tomaso; sì, m'invola
all'abisso cui son presso,
la tua vista mi consola,
mi solleva il core oppresso:
fui sedotta un sol momento,
io lo veggo e me ne pento...
Mi sottraggi a queste mura,
mi conduci al genitor.
Ah! Se a lui ritorno pura,
di lui degna sono ancor.
SCARAMUCCIA
(al Visconte)
Una vittima svelarvi
ho promesso, e la vedete.
Quest'è tempo di mostrarvi
quel magnanimo che siete.
Deh non sia della meschina
consumata la rovina:
per mio mezzo intatta ell'esca
dalle man del seduttor.
(Questa fia, se ben riesca,
di mie farse la miglior.)
VISCONTE
(a Scaramuccia)
Qui da te ben m'aspettava
qualche scena originale;
ma trovarmi non pensava
a tal punto, a impegno tale.
Da gran tempo t'ho scoperto
per poeta e attor di merto;
ma stasera io ti trovai
un brav'uomo, un uom d'onor.
E tu pur mi troverai
degno tuo cooperator.
SANDRINA
(al Contino)
E così, Contino mio,
perché fate il brutto viso?
Vi dispiace che lo zio
v'abbia colto all'improvviso?
Ma il destin è così fatto.
Tanto al lardo corre il gatto
che rimane alla fin fine
preso al laccio ingannator.
Villanelle, e contadine
vendicar pur volle amor.
CONTINO
Eh! Sta zitta malandrina,
di scherzar non è momento.
Scaramuccia m'assassina,
m'ha tramato un tradimento;
ma l'aspetto a tempo e a loco,
ma vedrem alfin del giuoco,
ma vedrà co' pari miei
che guadagna un giuntator.
Col suo ridere costei
fiamme accresce al mio furor.
LELIO, CORO
(Questa in vero me la godo...
è bizzarra la commedia.
Aspettiam: veggiamo il modo
che il Contino ci rimedia.
Bell'imbusto! Bel galante!
N'hai già fatte tante e tante,
che giustizia non saria
se ad uscir ne avessi ancor.
È finita la pazzia
è venuto il punitor.)
(un momento di silenzio)
VISCONTE
(appressandosi severo al Contino)
Enrico!
TOMASO
(Ah! ah! ci siamo.)
VISCONTE
Che vuol dir ciò?
CONTINO
(imbarazzato)
Voi lo vedete...
VISCONTE
Io vedo
che della mia bontà troppo t'abusi,
e che conviene che un esempio io dia.
ELENA
Signore, la colpa è mia.
Siate con lui pietoso. Esso a quest'ora
già sposato m'avria, se voi non foste
avverso al nostro amor.
VISCONTE
(con sarcasmo)
Ah! il reo son io!
Ma il fallo emenderò.
CONTINO
(Che imbroglio è il mio!)
VISCONTE
Elena, non temete:
meco venite; più decente albergo
avrete in casa mia.
CONTINO
Come signore?
(Avessi almen dell'opera il contratto!)
ultima
Uno Staffiere che reca una lettera, e detti.
STAFFIERE
Ecco un foglio, o Contino.
CONTINO
Oh gioia!
TUTTI
(È matto.)
CONTINO
Nessuno ha su costei
autorità. Da questo è dessa
ballerina dell'opera francese,
il di cui privilegio è manifesto.
Questo è il decreto...
(aprendo il foglio)
VISCONTE
È questo
l'ordine che ti chiude alla Bastiglia.
CONTINO
(leggendo)
Che vedo?
TUTTI
Oh questa è bella!
SANDRINA
A meraviglia.
Quand'è così, signore,
la Bastiglia sarà per molto tempo
l'ordinaria dimora del Contino.
VISCONTE
Come? Perché?
SCARAMUCCIA
(Indovino
il suo pensier.)
SANDRINA
Se la Bastiglia è pena
per avere ingannata una zitella,
un'altra ei ne ingannò; ne paghi il fio.
CONTINO
(Barbara!)
TUTTI
E l'altra dov'è?
SANDRINA
Zitti... son io...
SANDRINA
In questa carta autentica,
che a tutti manifesto,
sposare Sandrina ei s'obbliga
senza cercar pretesto. ~
È chiaro il mio diritto, ~
mirate: «Io sottoscritto
giuro, prometto», etcetera
«Segnato Pontigny».
TUTTI
E c'era questa lettera?
SANDRINA
C'era, signori, sì.
ELENA
Misera me!
TOMASO
(Corbezzoli!
È il gallo del villaggio.)
SANDRINA
Ma che? voi siete mutoli?
Contin, dov'è il coraggio?
CONTINO
Mio zio!...
VISCONTE
Che zio! Giurasti:
sai che vuol dire, e basti.
CONTINO
Sandrina!...
SANDRINA
Qua la mano.
CONTINO
Pietà Sandrina!
SANDRINA
È vano.
CONTINO
Sposarti in vece d'Elena?
In carcere morrò.
SANDRINA
(Qui ti volea!)
TUTTI
(L'imbroglio
che fine avrà non so.)
SANDRINA
Signor Conte, a voi consegno
il suo foglio sciagurato,
egli è sciolto dall'impegno,
ma col patto ch'io dirò.
TUTTI
Parla... parla...
SANDRINA
Con costei
su due piè sia maritato;
altrimenti i dritti miei
nuovamente io sosterrò.
TUTTI
Via, risolvi...
CONTINO
Pronto io sono.
TUTTI
Viva, viva!
ELENA
Oh mio contento!
CONTINO
E voi, zio?
VISCONTE
Ti do perdono
se verace è il pentimento.
LELIO
(a Sandrina)
Or che tu pensasti altrui,
devi a te pensare un po'.
TOMASO
Sposo tuo, qual vuoi di nui?
SANDRINA
Mah... deciso ancor non ho.
Vo' godermi un poco ancora
della cara libertà.
Ah, pur troppo verrà l'ora
che rapita a me sarà.
Vo' studiar se posso al mondo
diventare qualche cosa:
l'alma mia, non ve 'l nascondo,
è un tantino ambiziosa:
se verrò così bel bello
un'attrice di cartello,
il mio core poverino
all'amore penserà.
Ho speranza che un Contino
anche a me toccar potrà.
TUTTI
Cominciasti così bene,
che affermar, giurar conviene,
che un'attrice un dì sarai
della prima qualità.
LELIO, TOMASO
Ah! di me ti sovverrai
se un Contin ti mancherà.
(gioia generale)