Dramma giocoso in due atti.
Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
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Libretto di
Musica di
Prima esecuzione:
Personaggi:
Il CONTE d'Almaviva, grande di Spagna, sotto il nome di Lindoro, amante di Rosina / tenore
ROSINA orfana e pupilla di Bartolo, amante di Lindoro / soprano
BARTOLO medico, tutore di Rosina, e innamorato geloso della medesima / basso
FIGARO barbiere in Siviglia / baritono
BASILIO organista che insegna la musica a Rosina, amico e confidente di Bartolo / basso
Lo SVEGLIATO giovane semplice, servo di Bartolo / basso
Il GIOVINETTO vecchio servitore di Bartolo / tenore
Un ALCADE / tenore
Un NOTARO / basso
Quattro Alguazili.
Quattro Servitori.
La scena si finge in Siviglia.
Sinfonia
ATTO PRIMO
Scena prima
Strada colla casa di Bartolo da un lato, con porta praticabile e finestra pure praticabile, chiusa da gelosia.
N. 1 - Introduzione
Il Conte avvolto in un gran mantello scuro, e cappello spuntato; guarda l'orologio passeggiando.
CONTE
Ecco, l'ora s'avvicina
di veder la mia Rosina
ov'è solita venir.
Non vorrei che qualcheduno
mi vedesse in queste spoglie...
ma s'appressa un importuno
che impedisce il mio gioir.
(vedendo venir Figaro, si ritira)
Scena seconda
Figaro con una chitarra dietro alle spalle, cantando allegramente, con una carta e matita in mano, e detto nascosto.
N. 2 - Scena e duetto
FIGARO
Diamo alla noia il bando,
che sempre ci consuma
del vin andiam cantando,
che il foco in seno alluma.
Ogn'uomo senza vino
morrebbe, il poverino...
come giusto... un babbuino.
Sino qua non va male.
(componendo e cantando)
Il vino e la pigrizia
disputano il mio cor.
Oibò, non se 'l disputano,
ma vi regnano insieme...
spartiscono il mio cor...
Ma si può dir spartiscono? Sì bene:
e perché no? Quel che va male in versi,
in musica si mette
e così si compongono le burlette.
(mette un ginocchio a terra e scrive)
Il vino e la pigrizia
spartiscono il mio cor.
Finir vorrei con qualcosa di bello...
con una opposizione, un'antitesi...
Cospetto! l'ho trovata.
(scrive cantando)
L'una è la mia delizia,
e l'altro il servitor.
Oh! quando ci saranno gl'istromenti,
con quest'aria farò certo portenti.
(s'avvede del Conte e s'alza)
FIGARO
(Ma quel soggetto
l'ho visto altrove...)
CONTE
(osservando Figaro)
(Quella figura
m'è certo cognita...)
FIGARO
(No, non m'inganno;
quell'aria nobile...)
CONTE
(Al portamento
grottesco e comico...)
FIGARO
(Io lo ravviso:
è quello il Conte...)
CONTE
(Certo è costui
quel birbo Figaro...)
FIGARO
Son io, signore...
CONTE
Briccon, se parli...
FIGARO
Non parlo certo...
CONTE
Non nominarmi.
FIGARO
Bene, eccellenza.
CONTE
Usa prudenza.
FIGARO
S'ella comanda
vo via di qua.
CONTE
Parlar vo' teco;
no, resta qua.
CONTE
(Costui è destro,
e nel mio caso
mi gioverà.)
FIGARO
(Certo un intrigo,
certo un arcano
qui ci sarà.)
Recitativo
CONTE
Sei così grosso e grasso,
ch'io non t'avea certo conosciuto.
FIGARO
Per miseria così son divenuto.
CONTE
Ma cosa fai in Siviglia?
Quando da me sortisti,
t'avea raccomandato
acciò fossi provvisto d'un impiego.
FIGARO
E l'ottenni, eccellenza, è ver, no 'l niego.
CONTE
Chiamami sol Lindoro:
non vedi a questo mio travestimento
che ignoto esser voglio?
FIGARO
Ubbidirò. (C'è sotto qualche imbroglio.)
CONTE
E bene, quest'impiego?
FIGARO
Io fui fatto garzon di spezieria...
CONTE
Degli ospitali forse dell'armata?
FIGARO
D'un maniscalco di cavalleria.
CONTE
Buon principio!
FIGARO
Il posto era assai buono;
ma essendo sfortunato,
da quel posto, signor, fui discacciato.
CONTE
Ma perché? Dimmi un poco.
FIGARO
L'invidia, oh ciel! L'invidia, oh giusti dèi,
fu la cagion di tutti i mali miei.
CONTE
E come! tu verseggi?
Io poc'anzi osservai che componevi
e cantavi con molta buona grazia.
FIGARO
E questo fu, signor, la mia disgrazia.
Quando il ministro seppe
che faceva sonetti, madrigali,
epitalami, idilli, odi e canzoni,
ed altre sorti di composizioni,
egli tragicamente, oh sorte ria!
Dall'impiego mi fece mandar via.
CONTE
E tu allor...
FIGARO
Ed io allora,
per non saper che fare,
mi misi per le spagne a viaggiare.
N. 3 - Aria
FIGARO
Scorsi già molti paesi:
in Madrid io debuttai,
feci un'opera, e cascai;
e col mio bagaglio addosso
me ne corsi a più non posso
in Castiglia e nella Mancia,
nell'Asturie, in Catalogna;
poi passai nell'Andalusia,
e girai l'Estremadura,
come ancor sierra Morena:
ed in fin nella Galizia;
in un luogo bene accolto,
in un altro in lacci avvolto;
ma però di buon umore,
d'ogni evento superior.
(mentre Figaro canta l'aria, il Conte guarda con attenzione verso la finestra della casa di Bartolo)
FIGARO
Col sol rasoio,
senza contanti,
facendo barbe
tirai avanti;
or qui in Siviglia
fo permanenza
pronto a servir
vostra eccellenza;
se pur io merito
un tant'onor...
Recitativo
CONTE
(guardando la gelosia)
La tua filosofia è assai gioiosa.
FIGARO
M'affretto a ridere,
per timor di dover un giorno piangere...
Ma perché guarda lei da quella parte?
CONTE
Salviamoci.
FIGARO
Perché?
CONTE
Vieni in disparte.
(si nascondono)
Scena terza
Rosina dalla finestra, poi Bartolo, e detti nascosti.
N. 4 - Duetto
ROSINA
Lode al ciel, che alfine aperse
l'Argo mio la gelosia;
or potrà quest'alma mia
la fresc'aura respirar.
(Bartolo arriva alla finestra, e s'avvede d'una carta che Rosina tiene in mano)
BARTOLO
Una carta? Cos'è quella?
ROSINA
Questa qui è una canzone
dell'Inutil precauzione,
che il maestro di cappella
ieri appunto mi mandò.
BARTOLO
Cos'è questa Precauzione?
ROSINA
Mio signor, è una commedia.
BARTOLO
Sì, da far venir l'inedia...
(Ah! chi sa chi l'inventò!)
ROSINA
(fa cadere la carta in strada)
La mia canzone,
ah! m'è caduta;
correte presto,
sarà perduta...
BARTOLO
Io corro, cara;
subito vo.
(Rosina guarda dietro alla finestra e fa segno con la mano al Conte, che fa un salto, raccoglie la carta e si nasconde)
ROSINA
Eh, eh! Prendete
e via scappate.
BARTOLO
(apre la porta e cerca)
Dov'è la carta?
ROSINA
Non la trovate?
Sotto il balcone...
BARTOLO
Oibò, oibò...
(Che commissione
inver ch'ho avuto!)
Passò qualcuno?
ROSINA
Non l'ho veduto.
BARTOLO
Ed io, se cerco,
impazzirò.
Un'altra volta,
in fede mia,
mai più non apro
la gelosia;
simile errore,
no, non farò.
(entra in casa)
ROSINA
In lacci avvolta
per sorte ria,
se cerco uscire
di prigionia
del mio tutore,
io ben farò.
Insieme
BARTOLO
(dalla finestra)
Via, favorite
d'entrar, signora,
perché il balcone
io chiuderò.
ROSINA
Subito vengo,
non v'adirate,
perché qui fuora
restar non vo'.
(entrano, e Bartolo chiude la gelosia)
Scena quarta
Il Conte e Figaro rientrano.
Recitativo
CONTE
Adesso che si sono ritirati,
esaminiamo ben questa canzone
che rinchiude un mistero certamente.
FIGARO
Saper volea cos'è la Precauzione!
CONTE
(legge)
«Quando che 'l mio tutor sarà sortito,
cantate indifferente
su l'aria e strofe di questa canzone
il nome vostro, stato e condizione;
mentre saper desìo
chi sia quello ch'amar tanto s'ostina
la sfortunata e misera Rosina.»
FIGARO
Eccellenza! va ben: capisco, evviva!
Ella fa qui l'amor in prospettiva.
CONTE
Eccoti istrutto: ma se parli...
FIGARO
Oh cieli!
Io parlar! No, lo giuro,
ma pensi al mio interesse.
CONTE
Or son sicuro.
Sappi, sei mesi or son, ch'al Prado io vidi
questa rara beltà:
io per Madrid invano
la feci ricercar: ed è sol poco
che ho scoperto che chiamasi Rosina,
nobile d'estrazione ed orfanina,
d'un medico consorte...
FIGARO
Lei la sbaglia;
non è che sua pupilla.
CONTE
Tu conosci il tutor?
FIGARO
Come mia madre.
È un uomo grande e grosso,
giovine vecchio, grigio e ben sbarbato;
di più geloso, avaro,
della pupilla sua innamorato.
CONTE
Hai tu accesso in sua casa?
FIGARO
E come! Io sono
suo barbier, suo chirurgo e suo speziale.
CONTE
Oh Figaro felice!
Ah! s'io venir potessi...
FIGARO
Or mi viene un'idea...
(pensando)
Un reggimento arriva in questa piazza.
CONTE
Il colonnello è amico mio.
FIGARO
Va bene.
Lei presentarsi deve dal dottore,
in uniforme come un militare,
con biglietto d'alloggio,
e per non dar di lei verun sospetto,
procuri d'ubbriaco aver l'aspetto.
CONTE
Eccellente! sì, sì, così facciamo.
S'apre la porta...
FIGARO
Ecco il nostr'uom: fuggiamo.
(vedendo venir Bartolo, il Conte e Figaro si nascondono)
Scena quinta
Bartolo dalla casa, e detti nascosti.
BARTOLO
(verso la casa)
Io ritorno all'istante.
Che non passi nessuno... oh che pazzia
poco fa d'esser sceso!
E Basilio perché non vien? Doveva
il lutto preparar, che 'l matrimonio
si facesse doman secretamente:
vado a veder se mai ha fatto niente.
(parte)
Scena sesta
Il Conte e Figaro rientrano.
CONTE
Che intesi? Oh ciel! Doman sposa Rosina!
E chi è questo Basilio,
che si frammischia nel suo matrimonio?
FIGARO
È un povero disperato,
che la musica insegna alla pupilla;
bisognoso all'eccesso...
CONTE
(verso la casa)
Ma eccola!
FIGARO
Cos'è? Cos'è?
CONTE
Non vede?
FIGARO
Dietro la gelosia...
ma non guardi...
CONTE
E perché?
FIGARO
Non ha ella scritto:
«Cantate indifferente»?
CONTE
Ma come mai cantar?
FIGARO
Come lei puole.
Tutto ciò che dirà, sarà eccellente.
(gli dà la sua chitarra. Mentre il Conte canta, Figaro si mette sotto alla finestra con la schiena al muro)
(il Conte canta passeggiando con la carta di Rosina in mano accompagnandosi con la chitarra, indi Rosina dietro alla gelosia)
N. 5 - Cavatina
CONTE
Saper bramate,
bella, il mio nome:
ecco, ascoltate,
ve lo dirò.
Io son Lindoro,
di basso stato;
né alcun tesoro
darvi potrò.
Ma sempre fido,
ogni mattina
a voi mie pene,
cara Rosina,
col cor su' labbri
vi canterò.
ROSINA
Dunque Lindoro
ogni mattina
le di lui pene
alla Rosi...
(s'ode chiudere la finestra con rumore)
Recitativo
CONTE
Serrata ha la finestra;
qualcuno la sorprese.
Che spirito, che brio!
Figaro, credi tu che a me si doni?
FIGARO
Credo pria di mancar, che passeria
a traverso di quella gelosia.
CONTE
Rosina in questo dì sarà mia sposa;
e se lei, signor Figaro, mi serve,
senza far con nessun parola alcuna...
(accenna a ricompensarlo)
FIGARO
Alò, Figaro, vola alla fortuna.
Vostra eccellenza
se n' venga a casa mia e porti seco
l'abito da soldato,
il biglietto d'alloggio e ancor dell'oro.
CONTE
E dell'oro? perché?
FIGARO
(partendo)
Perché a dirla, signore, schiettamente,
senza d'un poco d'or non si fa niente.
N. 6 - Duetto
CONTE
(trattenendolo)
Non dubitar, o Figaro;
dell'oro io porterò.
FIGARO
Benissimo, signore;
or or ritornerò.
CONTE
Eh, Figaro!
FIGARO
Eccellenza?
CONTE
Ascolta, abbi pazienza;
prendi la tua chitarra.
FIGARO
La prendo e me ne vo.
CONTE
(richiamandolo)
La tua dimora, o stolido?
FIGARO
Ah sì! gliela dirò.
La mia bottega
è a quattro passi;
tinta celeste,
vetri impiombati,
con tre bacili
sopra attaccati;
v'è per insegna
un occhio in mano:
consilio manuque.
Io là sarò.
CONTE
Va bene, Figaro,
da te verrò.
(partono)
Scena settima
Camera di Rosina, con varie porte e finestra serrata da una gelosia.
Rosina scrive ad un tavolino, poi Figaro.
Recitativo
ROSINA
Nessun scriver mi vede:
Marcellina è ammalata e tutti i servi
occupati son già:
ah! teme sempre il core
che riporti al tutore
un genio a me nemico
ciò che fo, ciò che penso e quel che dico.
Adorato Lindoro! Ah, quando mai
questa lettera avrai? Poc'anzi il vidi
che a Figaro parlava.
Ah, se appagar io posso la mia brama...
(entra Figaro)
ROSINA
(sorpresa)
Signor Figaro, qui?
Scena ottava
Figaro e Rosina.
FIGARO
Servo, madama.
Come sta?
ROSINA
Non sto bene:
ditemi, poco fa con chi parlaste?
FIGARO
A un giovane scolaro, mio parente,
che chiamasi Lindoro;
ma egli ha un difetto;
è innamorato morto, il poveretto.
ROSINA
(vivacemente)
Di chi mai?
FIGARO
Si figuri,
(guardandola con finezza)
d'una bella persona,
dolce, tenera, accorta,
con un piede e una vita che v'incanta;
braccio tondo, bel labbro e belli denti,
gote rosse, occhi neri, e poi... cospetto!
ROSINA
E si chiama?
FIGARO
Che! il nome non l'ho detto?
ROSINA
Oibò! ditemi il nome;
non lo dirò a nessuno, sul mio onore.
FIGARO
È la pupilla del vostro tutore.
ROSINA
La pupilla!... No 'l credo.
FIGARO
Egli è impaziente
di venir qui lui stesso...
ROSINA
Ah! che non venga: egli mi perderia...
FIGARO
Glielo proibisca vostra signoria.
Due parole gli scriva.
ROSINA
Io qui l'ho scritte.
(dandogli la lettera)
Tenete questa... è sol per amicizia.
FIGARO
Per amicizia sol, non per amore?
ROSINA
Cieli! fuggite, viene il mio tutore.
FIGARO
Lei si tranquilli. Io fuggo: oh che tesoro!
(si nasconde)
ROSINA
Viene il tiranno mio, prendo il lavoro.
(siede per ricamare al tamburo)
Scena nona
Bartolo in collera, e Rosina.
BARTOLO
Figaro maledetto! Scellerato!
M'ha rovinato tutta la famiglia
con narcotici, sangue e stranutiglia.
ROSINA
(Oh che vecchio cattivo!)
BARTOLO
Ditemi, il barbiere è stato qui?
ROSINA
Forse anch'egli v'inquieta?
BARTOLO
Come un altro.
ROSINA
E bene: signor sì,
il barbiere fu qui,
l'ho visto, gli ho parlato
e l'ho trovato assai di bell'aspetto.
Che possiate morire di dispetto!
(parte)
Scena decima
Bartolo solo.
BARTOLO
Che il diavol porti via i servitori!
Né anche un momento andar non si può fuori.
Dove sei, Giovinetto?
Dove sei tu, Svegliato?
Quel furbo di barbier m'ha rovinato.
Scena undicesima
Lo Svegliato arriva sbadigliando addormentato, e detto.
N. 7 - Terzetto
BARTOLO
Ma dov'eri tu, stordito,
allor quando che 'l barbiere
qui se n' venne poco fa?
SVEGLIATO
Io era, ah... ah... ah!
BARTOLO
Bravo! bravo! t'ho capito;
gran risposta in verità.
SVEGLIATO
Ah... ah... ah... ah... ah... ah...!
BARTOLO
Ma per certo, ci scommetto,
qualche astuzia macchinavi.
No 'l vedesti?
SVEGLIATO
Il vidi... ah... ah...
Così male... m'ha trovato...
(sbadigliando)
che mi sento... sì ammalato...
BARTOLO
La pazienza perdo già.
Dov'è dunque il Giovinetto?
Quel briccone dove sta?
Son sicuro, in fede mia,
che v'è qualche furberia.
Scena dodicesima
Il Giovinetto sorte da vecchio, appoggiandosi ad una canna e starnutando parecchie volte, e detti.
SVEGLIATO
Giovinetto... vieni qua...
GIOVINETTO
(sempre starnutando)
Eccì... Eccì...
BARTOLO
Via, starnuterai domani:
rispondete se qualcuno
da Rosina è qua venuto.
SVEGLIATO
Ah... ah... ah...
GIOVINETTO
Eccì... Eccì...
BARTOLO
Oh che canto è questo qui?
Cosa?... come?... via parlate!
Maledetti!... non v'intendo,
cosa dite?... non comprendo.
Il barbier ci fu sì, o no?
SVEGLIATO
Il barbiere... c'è qualcuno?
BARTOLO
Io scommetto ch'è d'accordo...
SVEGLIATO
Io d'accordo...
GIOVINETTO
Non signore...
c'è giustizia...
BARTOLO
Che giustizia?
Son padrone, ed ho ragione.
GIOVINETTO
Ma s'è ver...
BARTOLO
Non vo' che sia.
GIOVINETTO, SVEGLIATO
Dunque è meglio d'andar via.
BARTOLO
Certo meglio assai sarà.
(contraffacendoli)
Chi starnuta, e chi sbadiglia...
lungi andate cento miglia.
GIOVINETTO, SVEGLIATO
Se non fosse la signora,
no... nessun... starebbe qua.
BARTOLO
Dunque andate alla buonora,
e partite via di qua.
(i servitori partono)
Scena tredicesima
Bartolo, Don Basilio che arriva, e Figaro che ascolta in disparte.
Recitativo
BARTOLO
Ah! Don Basilio, voi venite forse
per dar lezion di musica a Rosina!
BASILIO
Questo tanto non preme.
BARTOLO
Son passato da voi, né v'ho trovato.
BASILIO
Per gl'interessi vostri fuor son stato;
ho una cattiva nuova.
BARTOLO
Per voi?
BASILIO
Oibò, per voi.
Il Conte d'Almaviva qui si trova
e sorte sempre fuori travestito.
BARTOLO
Dite pian. Questi è quello
che a Madrid ricercar facea Rosina.
Contro un uom sì possente,
ditemi voi, che cosa s'ha da fare?
BASILIO
Cosa? Udite: bisogna calunniare.
N. 8 - Aria
BASILIO
La calunnia, mio signore,
non sapete che cos'è?
Sol con questa a tutte l'ore
si può far gran cose, affé.
Questa qui, radendo il suolo,
incomincia piano piano;
e del volgo il vasto stuolo
la raccoglie, e rinforzando
passa poi di bocca in bocca,
ed il diavolo all'orecchie
ve le porta, e così è.
La calunnia intanto cresce,
s'alza, fischia, gonfia a vista:
vola in aria, e turbigliona,
lampeggiando stride e, tuona;
e diviene poi crescendo
un tumulto universale,
come un coro generale,
e rimedio più non v'è.
Recitativo
BARTOLO
Che frammischiate mai, o Don Basilio!
E che rapporto ha mai, piano, crescendo,
con la mia situazion?
BASILIO
Molto ha da fare
se si vuol un nemico allontanare.
BARTOLO
Io penso di sposar Rosina, prima
ch'ella sappia che il Conte è a questo mondo.
BASILIO
Quando dunque è così, non c'è da perdere
nemmeno un sol istante.
BARTOLO
Che cosa manca mai?
BASILIO
Manca il contante.
Voi lesinando andate...
BARTOLO
Orsù; prendete,
(gli dà una borsa)
e terminate presto questo affare.
BASILIO
Domani il matrimonio s'ha da fare.
(parte, e Bartolo l'accompagna)
Scena quattordicesima
Figaro sortendo dal gabinetto, poi Rosina.
FIGARO
Che bella precauzione!
Di tutto ad avvertir vado il padrone.
(vuole sortire)
ROSINA
(entrando)
Come, voi siete qui?
FIGARO
Sì, per fortuna,
e ho inteso tutto quel che il tutore
ha parlato col maestro di cappella...
ROSINA
E steste ad ascoltar?
FIGARO
Oh questa è bella!
Ed ascoltando ho inteso
che il tutore sposar vi vuol domani.
ROSINA
Giusti dèi!
FIGARO
Che temete?
Io darò a tutti e due tanto da fare,
che al matrimonio non potran pensare.
(fugge via)
Scena quindicesima
Bartolo ritorna, e detta.
ROSINA
Signor mio, era qui con qualcheduno?
BARTOLO
Sì ben, con Don Basilio.
Non era meglio fosse il signor Figaro?
ROSINA
Per me tutt'è ristesso.
BARTOLO
Bramerei
saper perché qui venne.
ROSINA
A parlar serio, ei venne ad informarmi
del male dell'inferma Marcellina.
BARTOLO
Per me, scommetterei ch'ei venne apposta
per prendere da voi qualche risposta.
ROSINA
La risposta! di chi?
BARTOLO
Lo so ben io...
(guardando le mani di Rosina)
Scritto avete, signora.
ROSINA
(imbarazzata)
Saria bella
che voi voleste farmi convenire...
BARTOLO
(prendendole il dito)
E questo dito nero che vuol dire?
ROSINA
Vuol dir... che a caso il dito mi bruciai;
per guarir, nell'inchiostro lo temprai.
BARTOLO
Benissimo! Vediamo:
(contando il quinternetto della carta)
qui v'erano sei fogli, ed or son cinque.
ROSINA
(Oh, stolida ch'io fui!) Il sesto...
BARTOLO
Il sesto...
ROSINA
(abbassando gli occhi)
Un cartoccio ne feci, e con dei dolci
di Figaro alla figlia lo mandai.
BARTOLO
Questa penna era nuova,
ed ora come è tinta?
ROSINA
Me ne servii poc'anzi
per disegnare un fiore su la veste
che ricamo per voi sopra il tamburo.
BARTOLO
Non arrossite, e allora son sicuro.
N. 9 - Aria
BARTOLO
Veramente ho torto, è vero:
quando un dito s'è bruciato,
coll'inchiostro risanato
egli è certo ch'esser può.
Se una penna tinta resta,
fu cagion che su la vesta
nuovo fior si disegnò.
Se di carta un foglio manca,
voi mi dite molto franca
ch'alla figlia del barbiere
un cartoccio pien di dolci
in quest'oggi si mandò.
Ma il dito è nero,
la penna è tinta,
il foglio manca:
le vostre scuse
mai crederò.
Un'altra volta,
quando ch'io sorto,
con catenacci
e più lucchetti,
a cento chiavi
vi chiuderò.
(nel voler sortire s'incontra con il Conte)
Scena sedicesima
Il Conte in uniforme da militare, fingendosi un poco ubbriaco, e detti.
Recitativo
BARTOLO
Ma che vuol quest'uom? Quest'è un soldato:
rientrate, signora.
ROSINA
Ah, non vi lascio
qui solo, non son stolta;
una donna può imporre qualche volta.
CONTE
(avanzandosi verso Rosina)
Reveillons là!
Chi di voi due si chiama il Dottor Barbaro?
(piano a Rosina)
Rosina, io son Lindoro.
BARTOLO
Bartolo, lei vuol dire?
CONTE
Sì, Bartolo, Balordo...
Per me tutt'è l'istesso.
(a Rosina, mostrandole di soppiatto una lettera)
Prendete questa lettera.
BARTOLO
(al Conte, che nasconde in tasca la lettera)
Che cosa avete là che nascondete?
CONTE
Nascondo ciò che non vo' che vedete.
BARTOLO
Andate via di qua, su, disloggiate.
CONTE
Io disloggiar? Sapete legger voi,
dottor Bertoldo?
BARTOLO
Oh che bella domanda!
CONTE
E perché no?
Io son dottore e leggere non so.
BARTOLO
Voi dottore? Sì ben, senza talento.
CONTE
Il maniscalco io son del reggimento.
BARTOLO
Oh bella!
CONTE
(nasconde la lettera, e gli dà altra carta)
Ed ecco
l'amoroso biglietto
che vi manda per me il quartiermastro.
BARTOLO
(legge)
«Il dottor Bartolo
riceverà e nutrirà,
e da dormir darà...»
CONTE
Dormir darà.
BARTOLO
«...per una notte sola
al nomato Lindoro,
chiamato lo scolaro,
medico di cavalli...»
ROSINA
(Egli è lui!)
BARTOLO
(a Rosina, vivacemente)
Cosa c'è?
CONTE
Ho torto adesso?
BARTOLO
Sì ben; direte al vostro
grand'arcimpertinente quartiermastro,
che tengo una salvaguardia.
CONTE
(Oh contrattempo!)
Vo' vederlo, benché legger non so.
BARTOLO
Ben volentieri, or ve lo mostrerò.
(va a prenderlo nel tiretto del tavolino)
N. 10 - Terzetto
CONTE
Ah, Rosina!
ROSINA
Voi, Lindoro?
CONTE
Questa lettera prendete.
ROSINA
Cosa fate! non vedete?
CONTE
Fuor tirate il fazzoletto,
che cascar la lascerò.
ROSINA
Fuor tirate il fazzoletto,
come prenderla potrò?
BARTOLO
Piano, piano, bel soldato,
non guardate la mia sposa.
CONTE
Vostra sposa?
BARTOLO
Sì, signore.
ROSINA
Sposo no, ma mio tutore.
CONTE
V'ho creduto il suo bisavolo,
il suo nonno, il suo trisavolo.
BARTOLO
Aspettate: io leggerò.
(tira fuori una carta pecora)
«Noi sottoscritti
facciamo fede...»
CONTE
Che vada al diavolo...
Cosa m'importa?
(dà un colpo colla mano, e getta la carta in terra)
BARTOLO
(adirato)
Signor soldato,
che, sono un cavolo?
ROSINA
Non v'adirate.
Deh, perdonate...
BARTOLO
I servi miei
or chiamerò.
ROSINA
(In tale intrigo
cosa farò?)
CONTE
Lei vuol battaglia?
Battaglia sia:
una battaglia
le mostrerò.
BARTOLO
(al Conte)
Farete bene
se andate via,
perché pentire
ben vi farò.
ROSINA
Ma, qual idea!
Ma qual pazzia!
Far guerra al vino,
no, non si può.
CONTE
(spingendo il dottore)
Ecco, questo è l'inimico,
che sta presso a un rivellino;
e dall'altra sta l'amico...
(piano a Rosina)
Deh, tirate il fazzoletto.
(a Bartolo)
Qui ci sta...
(Rosina tira fuori il fazzoletto, ed il Conte lascia cascar la lettera fra loro due)
BARTOLO
Che cosa è questa?
CONTE
(la raccoglie)
È una lettera amorosa.
ROSINA
So cos'è, signor soldato.
BARTOLO
Date, date...
CONTE
Dolcemente!
S'ella fosse una ricetta,
tocca a voi; ma egli è un biglietto,
tocca a lei.
ROSINA
(la prende, e la mette in tasca)
Bene obbligata.
BARTOLO
Via, sortite.
CONTE
Or partirò.
Insieme
ROSINA
(Ah! chi sa questo suo foglio
quando leggere potrò!)
CONTE
(Ah! chi sa, Rosina mia,
quando mai ti rivedrò!)
BARTOLO
(Qui v'è sotto qualche imbroglio.
Che ben presto scoprirò!)
(il Conte parte)
Scena diciassettesima
Bartolo e Rosina.
Recitativo
BARTOLO
(Alla fine partì! Dissimuliamo.)
ROSINA
Quel soldato, per dirla, è molto allegro.
BARTOLO
Curiosa voi non siete
di leggere la carta che vi ha data?
ROSINA
Che carta? Non v'intendo.
BARTOLO
(accennando la tasca)
Quella che là metteste.
ROSINA
Ah sì, per distrazione.
BARTOLO
Deh, fatela veder.
ROSINA
Quest'è il biglietto
che ieri ricevei da mio cugino.
BARTOLO
E veder no 'l potrei?
ROSINA
No, signorino.
Guardate indegnità!
BARTOLO
(battendo i piedi)
Veder lo voglio.
ROSINA
Voi non lo vederete. (Vuole fuggire.)
BARTOLO
La porta serrerò, non scapperete.
ROSINA
(Cieli! che debbo far! Presto, cambiamolo.)
(mentre Don Bartolo va per serrare, Rosina cambia il biglietto)
BARTOLO
Adesso lo vedrò!
ROSINA
Come?
BARTOLO
Per forza!
ROSINA
Oimè.
(cade sopra una sedia)
BARTOLO
Che cos'avete?
ROSINA
(finge svenire)
Ah! mi sento morir!
BARTOLO
No, mio tesoro...
ROSINA
Ah! che non posso più... io manco... io moro.
BARTOLO
La lettera leggiam senza che veda.
(le tasta il polso con una mano e con l'altra prende la lettera e la legge)
ROSINA
(sospirando)
Ah!
BARTOLO
Che rabbia di saper...
ROSINA
(sospirando ancora)
Oh me infelice!
BARTOLO
O ciel! Che vedo!
Questa lettera è quella del cugino;
mi son ben ingannato! O me meschino!
(finge di sostenerla e le rimette la lettera nella tasca)
ROSINA
Ah!
BARTOLO
Son vapori, mio ben, no, non temete.
(Il polso appena batte!)
(cava di tasca una boccetta d'acqua odorosa)
ROSINA
Deh! lasciatemi star!
BARTOLO
Confesso, ho torto.
ROSINA
Il vostro domandar sì ributtante...
BARTOLO
Cara, perdon; son qui alle vostre piante.
(si inginocchia)
ROSINA
Con le buone maniere
tutto da me s'ottiene. Ecco, leggete.
(presentandogli la lettera)
BARTOLO
Tal procedere onesto
dissipa i miei sospetti.
ROSINA
Ma leggete, signore...
BARTOLO
Il ciel mi guardi
di farvi un'altra ingiuria.
(ritirandosi indietro)
Orsù, io vado
a veder Marcellina.
ROSINA
Precedetemi, io vengo in un momento.
BARTOLO
Giacché la pace è fatta,
amatemi, e sarete un dì felice.
(baciandole la mano)
ROSINA
(abbassando gli occhi)
Piacetemi, signor, che v'amerò.
BARTOLO
Vi piacerò, ben mio, vi piacerò.
(parte allegro)
Scena diciottesima
Rosina sola, osservando se è partito.
ROSINA
Leggiamo questo foglio,
che mi ha dato finor tanto cordoglio:
(legge e poi esclama:)
ah, troppo tardi lessi! Egli mi prega
tener querela aperta
quest'oggi col tutor: n'avea una,
l'ho lasciata scappar. Il mio tiranno
tanto è ingiusto con me, che i beni miei
mi toglie, e libertà. Ah! sommi dèi!
Deh, abbiate voi pietà de' casi miei!
N. 11 - Cavatina
ROSINA
Giusto ciel, che conoscete
quanto il cor onesto sia,
deh, voi date all'alma mia
quella pace che non ha.
(parte)
Variante: finale dell'atto primo, al posto della scena XVIII
Versione di Napoli, Teatro dei Fiorentini, 1787.
Scena XVIII
Rosina, poi Bartolo che ritorna.
ROSINA
Leggiamo questo foglio
che mi ha dato finor tanto cordoglio.
(legge la lettera)
«Cara Rosina mia, con il tutore
tenete guerra aperta in questo giorno...»
Ah, che già l'occasione
era venuta, ed io scappar la feci!
(come sopra)
«Io dalla tirannia in cui vivete
oggi vi toglierò e mia sarete.»
Carta adorata, al sen ti stringo.
(bacia la lettera e se la stringe al seno)
BARTOLO
Il diavolo mi soffia nell'orecchio
ch'io non esca di casa... sta'... Rosina
perché bacia quel foglio?
Sangue d'un saracino!
Tanto non si può far per un cugino.
Gatta ci cova...
ROSINA
Cielo!
Deh, tu consola... (Oh dio!
il mio tiranno è qui. Se celo il foglio
rinnovo i suoi sospetti...
Fingerò non vederlo, e intanto il tempo
prenderò di partire...)
(Rosina passeggia con la lettera in mano e Bartolo le va appresso in punta di piedi, procurando di leggere qualche cosa)
BARTOLO
(Passeggia... ah se potessi,
senza che se ne accorga,
leggere qualche cosa e assicurarmi
prima del vero e poi passare all'armi...
Basta: vedrò...)
ROSINA
Questo cugino mio
mi ama davvero.
BARTOLO
(Cugino, signorsì!.. Basta, vedremo...
ma cattera! ha costei l'argento vivo
nelle mani e ne' piedi.
Ma leggerò... cospetto!)
ROSINA
(Crepa, brutto vecchiaccio maledetto!)
BARTOLO
Ma diavolo, fermatevi...
(la prende per un braccio, e Rosina finge d'intimorirsi)
ROSINA
Ah!
BARTOLO
Non temete...
ROSINA
Siete voi!
BARTOLO
Son io,
tratto da' vostri effluvi, idolo mio!
ROSINA
Ma che modi indiscreti,
per farmi cader morta di paura!
Vado per un po' d'acqua...
(si ripone la lettera in saccoccia e vuol partire)
BARTOLO
Vado per un po' d'acqua... Adagio... dite,
che lettera era quella,
che poc'anzi avevate nelle mani?
ROSINA
Quella del mio cugino.
(vuol partire e Bartolo la trattiene)
BARTOLO
Ah, del cugino... A dirla,
vorrei leggerla adesso,
senza offesa però...
ROSINA
Ed or leggerla, amico, non si può.
BARTOLO
E perché no?
ROSINA
Perché, signor garbato,
il libro del perché non si è stampato.
BARTOLO
(irato)
E lo stamperò io. Dov'è la lettera?
ROSINA
Ma che? Torniamo adesso
ai sospetti di pria?
Che vita disperata è questa mia!
(finge di piangere)
BARTOLO
Eh, che qui non ci voglion tante smorfie.
La lettera, o per Bacco...
ROSINA
Eccola qui, leggetela voi stesso...
BARTOLO
(Leggerò, leggerò signora mia.)
(finge di cercar la lettera per le saccocce: la prende, e nell'atto che vuol darla a Bartolo, ora con un pretesto, ora con un altro tira la mano a sé, e finalmente senza darcela parte)
ROSINA
(Leggerai il malan che il ciel ti dia!)
ROSINA
La carta che bramate,
prendete, eccola qua!
Ma il torto che mi fate,
crudel, m'ucciderà.
Che barbaro sospetto!
Che nera crudeltà!
(Vecchiardo maledetto,
vedrai chi più ne sa.)
Tiranno via, prendete...
eh, eh, che tosse atroce!
Leggete sì, leggete...
eh, eh, non ho più voce!
Io pe... io perdo il fiato.
Vede... vedete ingrato,
la collera che fa!
Ah che non sei più quella
Rosina poverella:
per te non v'è più affetto,
non v'è più carità!
(Vecchiaccio maledetto,
vedrai chi più ne sa.)
(parte Rosina)
Scena XIX
Bartolo solo, indi don Basilio e poi Rosina in disparte, e finalmente Figaro.
BARTOLO
Mi aveva quasi quasi intenerito.
Si vede poverina.... E che si vede?
Si vede ch'è partita, e mi ha lasciato
con un palmo di naso.
BASILIO
Amico...
BARTOLO
Ah don Basilio, è fatto il caso.
BASILIO
Ve l'avete sposata?
BARTOLO
Che sposata:
vi son biglietti, intrichi, militari...
BASILIO
Militari! Cioè?
BARTOLO
Vi è un uffiziale ora di più.
BASILIO
Di più?
BARTOLO
Signor mio, sì. E poc'anzi fu qui.
BASILIO
Qui?
BARTOLO
Qui.
BASILIO
Qui?
BARTOLO
Qui.
ROSINA
(Consigliano
le volpi. Ascolterò.)
BASILIO
Ma come
s'introdusse costui?
BARTOLO
Venite meco,
che per la via vi narrerò l'istoria,
vado per la mia cappa...
(entra e poi torna col mantello)
FIGARO
Allegra, signorina,
or ora qui ritornerà l'amico.
ROSINA
Figaro, ah, non vorrei
che si scovrisse alfine il nostro intrico.
Bartolo non è cieco.
FIGARO
Non dubitar che Solimano è teco.
BARTOLO
(a Rosina)
Oh, voi qui! Come va la vostra tosse?
ROSINA
Un po' meglio.
BARTOLO
Sì ben, me ne rallegro.
(a Figaro)
E voi signor capestro
che diavolo volete?
FIGARO
Uh, uh, che modo
di trattare è mai questo! io son venuto,
per veder se cascato
qui mi era un fazzoletto che ho perduto.
BARTOLO
Qui non v'è nulla. Fuori!
Don Basilio, andiamo.
(lo prende per un braccio)
BASILIO
Dove mai?
BARTOLO
Dal quartiermastro,
per saper quel soldato chi mai sia,
perché temo di qualche furberia.
ROSINA
(Oh, dio!)
FIGARO
(Cospetto!)
BASILIO
Andiamo.
(si avviano e sulla porta si ferma Bartolo dandosi alla disperazione)
BARTOLO
Corpo dell'arcidiavolo!
BASILIO
Che avete?
BARTOLO
Ritorna l'uffizial, non lo vedete?
Scena XX
Il Conte nell'istesso abito di uffiziale con alcuni Facchini appresso, che portano un baule, una sella, pistole e schioppo.
CONTE
Miei padroni, servo loro:
mille ossequi, signorina.
ROSINA
La sua serva a lei s'inchina
con rispetto ed umiltà.
(fanno complimenti fra loro)
BASILIO, FIGARO
Sono tutte convenienze,
gentilezze e civiltà.
ROSINA, CONTE
Da voi lungi, o mio tesoro,
pace il core, oh dio, non ha.
BARTOLO
(Uh, che caldo che mi viene!)
BASILIO, FIGARO
Flemma, amico, state saldo!
ROSINA
Idol mio...
CONTE
Amato bene...
BASILIO, FIGARO
Temperate il vostro caldo!
BARTOLO
(Se mi scappa la pazienza,
la finisco in verità.)
BASILIO, FIGARO
(Più prudenza, più prudenza
così alfin se n'anderà.)
CONTE
(con impeto a Bartolo)
Or qual'è la stanza mia?
BARTOLO
(con flemma)
Se la trovi all'osteria!
CONTE
Ah vigliacco... ah ribaldo...
BARTOLO
Don Basilio, cresce il caldo!
BASILIO
Or per voi gli parlerò.
(al Conte con qualche aria di serietà)
Mio signor, qui non ci è loco.
CONTE
(con flemma)
Meno foco ci sarà...
BARTOLO
Non avrai no, no la stanza.
CONTE
Più creanza: l'averò!
BARTOLO, BASILIO
Oh che uomo indemoniato!
Chi lo caccia più di qua?
FIGARO
(a Bartolo)
Vuo' parlargli anch'io, chi sa?
(al Conte)
Signorino mio garbato
via partite, andate via!
CONTE
Come, oh dio!
ROSINA
Ah sì, ben mio,
più non farmi palpitare.
CONTE
Ma perché?
FIGARO
Perché guastare
si può tutto: ecco il perché.
CONTE
Dunque addio, Rosina mia.
ROSINA
Dunque addio, caro Lindoro.
CONTE
Ah, ch'io manco...
ROSINA
Oh dio! Ch'io moro...
ROSINA, CONTE
Nel dividermi da te!
BARTOLO
Ve ne andate alla buonora?
CONTE
Me l'ha detto la signora:
vado, addio, partir conviene.
ROSINA, FIGARO, BARTOLO, BASILIO
Si stia bene, si stia bene!
CONTE
Mi ripiglio l'equipaggio.
ROSINA, FIGARO, BARTOLO, BASILIO
Buon viaggio, buon viaggio.
TUTTI
O che giorno è stato questo!
O che fosso si è saltato!
Si era il cielo assai turbato,
ma sereno ritornò.
ATTO SECONDO
Scena prima
Camera come nel I atto, scena VII.
Bartolo, solo.
N. 12 - Duetto
BARTOLO
Oh che umor! ohimè, che umore!
La credevo, affé, calmata;
ma, al contrario, ell'è adirata,
e non vuol (ch'è quel ch'è peggio)
da Basilio più lezion.
(battono alla porta)
Ma chi batte così forte?
Par che buttin giù le porte;
(battono più forte)
temo sia qualche briccon.
(va ad aprire)
Scena seconda
Il Conte in abito da baccelliere, e detto.
CONTE
Gioia e pace sia con voi.
BARTOLO
Pace pur dia il cielo a voi.
CONTE
Vi desio e gioia e pace.
BARTOLO
Buon augurio: in ver mi piace.
CONTE
Pace, e gioia...
BARTOLO
(Ohimè, che noia!)
Insieme
CONTE
Pace, e gioia, gioia, e pace...
io vi vengo ad augurar.
BARTOLO
(Ah! costui egli è capace
di venirmi ad ingannar.)
Recitativo
BARTOLO
E ben, chi siete?
CONTE
Alonso è il nome mio
baccellier licenziato, mio signore.
BARTOLO
Io bisogno non ho di precettore.
CONTE
Di don Basilio allievo, ch'ha l'onore...
BARTOLO
Sì bene, ch'ha l'onor... Veniamo al fatto.
CONTE
Egli è un poco ammalato, e in vece sua...
BARTOLO
Ammalato! Andiamo a visitarlo.
CONTE
(imbarazzato)
M'aveva incaricato...
BARTOLO
(Quest'è qualche briccon!) Parlate pure.
CONTE
(Oh vecchio maledetto!) Don Basilio
m'aveva incaricato...
BARTOLO
Forte, perché son sordo d'un orecchio.
CONTE
(alzando la voce)
Volentieri: che il Conte d'Almaviva...
BARTOLO
(spaventato)
Parlate pian, vi prego.
CONTE
Cambiò d'alloggio in questo dì e una lettera
ho meco, che madama
Rosina a lui ha scritto.
BARTOLO
Scritto! Parlate piano...
CONTE
Ma voi sordo non siete?
BARTOLO
Ah, signor don Alonso, perdonate
se così malfidente mi trovate;
ma l'età vostra, l'aria, e la figura
m'han fatto sospettar; vediam la lettera.
CONTE
(gli dà la lettera di Rosina)
Eccola.
BARTOLO
Ah perfida! Conosco la sua mano.
(legge borbottando)
CONTE
Parlate ancora voi, parlate piano.
BARTOLO
Quanto, amico, vi devo...
CONTE
Oh, non è niente;
adesso don Basilio
termina il vostro affar con un curiale
per concludere il vostro matrimonio;
allor s'ella resiste...
BARTOLO
Ella resisterà...
CONTE
Ecco l'istante
ch'io servir vi potrò; le mostreremo
la lettera, e diremo
che un'amante del conte me la diede
alla quale egli l'ha sacrificata:
e allor...
BARTOLO
Bella calunnia, ben trovata.
Or veggo, amico caro, che venite
dalla parte davver di don Basilio;
ma per non dar sospetto,
saria meglio che pria vi conoscesse.
CONTE
(reprimendo un gran movimento di gioia)
Così appunto pensava don Basilio;
ma come far?
BARTOLO
Io dirò che in sua vece
veniste voi per darle la lezione.
CONTE
Guardate bene, il foglio non mostrate.
BARTOLO
Non glielo mostrerò: non dubitate.
(parte)
Scena terza
Il Conte solo.
CONTE
Eccomi in salvo, affé. Che diavol d'uomo!
Figaro ben conosce
quanto difficil sia da maneggiarlo.
Senza l'inspirazione della lettera,
l'aveva fatta bella!
(ascoltando alla porta)
Oh ciel! Disputan là; s'ella non viene,
perduto il frutto avrò delle mie pene.
(si ritira in disparte)
Scena quarta
Rosina con Bartolo, e detto nascosto.
ROSINA
Tutto ciò che mi dite
è inutile, signore:
di musica non voglio più lezione.
BARTOLO
Ma questo è don Alonso,
l'amico e lo scolaro di don Basilio.
ROSINA
Dov'è questo maestro
che di mandar indietro voi temete?
BARTOLO
Eccolo qui...
ROSINA
(vedendo il suo amante dà un grido)
Ohimè!
BARTOLO
Che cosa avete?
ROSINA
(con una gran confusione)
Oh dio; signore... oh dio!...
BARTOLO
Ella si sente mal, signor Alonso...
ROSINA
No, non mi sento mal, ma nel voltarmi...
CONTE
Il piè vi siete smosso, o mia signora?
ROSINA
(guardando il Conte)
Si ben, il piè. È un mal che m'addolora.
BARTOLO
Una sedia.
(va per prenderla)
CONTE
(a Rosina)
Rosina...
ROSINA
(al Conte)
Che imprudenza!
BARTOLO
Eccola qui: sedete.
Oggi non v'è apparenza, o baccelliere,
ch'ella prenda lezione.
ROSINA
Oibò, aspettate; il dolor m'è passato.
Conoscendo il mio torto,
lo voglio riparar.
BARTOLO
Ah no, mia cara;
sforzar non vi dovete...
ROSINA
La lezion prenderò, se 'l permettete.
CONTE
(a Bartolo)
Non la contraddiciam...
BARTOLO
(piano al Conte)
Voi dite bene.
(a Rosina)
Fate ciò che v'aggrada.
CONTE
(prendendo una carta di musica dal cembalo)
Questa è l'aria che serve per lezione?
ROSINA
È un'aria dell'Inutil precauzione.
BARTOLO
Sempre l'istessa istoria!
(siede dov'era Rosina)
ROSINA
Lei suoni, che imparar la vo' a memoria.
N. 13 - Aria
ROSINA
«Già riede primavera
col suo fiorito aspetto;
già il grato zeffiretto
scherza fra l'erbe, e i fior.
Tornan le fronde agli alberi,
l'erbette al prato tornano;
ma non ritorna a me
la pace del mio cor.
Io piango afflitta, e sola,
misera pastorella,
non la perduta agnella,
ma il pastorel Lindor.»
Ascoltando l'aria, Bartolo s'addormenta. Il Conte nel ritornello s'azzarda di prendere una mano di Rosina e di baciarla. L'emozione rallenta a Rosina la voce, che s'indebolisce e termina per mancarle in mezzo alla cadenza. L'orchestra segue il movimento della cantatrice e si tace.
Alla mancanza del suono e del canto, Bartolo si risveglia e Rosina ripiglia l'aria.
ROSINA
«Già riede primavera
col suo fiorito aspetto;
già il grato zeffiretto
scherza fra l'erbe, e i fior.»
Recitativo
CONTE
Quest'arietta, per dirle il ver, rapisce
e madama assai bene l'eseguisce.
ROSINA
Lei mi burla, signore;
la gloria è sol dovuta al precettore.
BARTOLO
A me sembra d'aver troppo dormito,
(sbadiglia)
né intesi la bell'aria.
Ma sia detto fra noi in buona pace,
tal maniera di canto non mi piace.
A me piaccion quell'arie
facili a ritenere: per esempio,
di quelle ch'io cantava
allor nella primiera gioventù...
voglio veder se me 'n ricordo più.
N. 14 - Seghidiglia spagnola
BARTOLO
(nel tempo del ritornello egli cerca grattandosi la testa, e poi canta, facendo le castagnette colle dita, e ballando sui ginocchi, come fanno i vecchi)
Vuoi tu, Rosina,
far compra fina
d'un bello sposo,
che merti, o cara,
tutto l'amore?
Tirsi non sono,
ma ancor son buono,
ed io ti giuro,
quando fa scuro
han tutti i gatti
un sol colore:
dunque, mia cara bella,
prendi questo mio core.
Scena quinta
Figaro nel fondo, imitando i movimenti di Bartolo, e detti.
Recitativo
BARTOLO
(accorgendosi di Figaro)
Signor barbier, passate;
appunto, dite un poco, quel cartoccio
di dolci lo gustò la vostra figlia?
FIGARO
Quai dolci, che vuol dire?
ROSINA
(interrompendolo)
Quei dolci che a voi diedi la mattina
per portare alla vostra piccinina.
FIGARO
Ah! Me n'ero scordato!
Buonissimi, eccellenti!
BARTOLO
Bravo, signor barbiere;
andate là, che fate un bel mestiere.
Alfin, perché veniste?
Per purgar, salassare,
e tutta la mia casa rovinare?
FIGARO
Io venni per rasarla, oggi è il suo giorno.
BARTOLO
Tempo or non ho, doman fate ritorno.
FIGARO
Perdoni che ho da far, tornar non posso.
Vuol passare, signor, nella sua stanza?
BARTOLO
Oibò: voglio star qua.
ROSINA
(con isdegno)
Bella creanza!
E perché qui nel mio appartamento?
BARTOLO
Per non star da voi lungi un sol momento.
FIGARO
(piano al Conte)
Allontanar no 'l posso.
(chiamando)
Via presto: Giovinetto, lo Svegliato,
portate acqua, il bacil, ed il sapone...
BARTOLO
Sì ben, sì ben, chiamateli;
son tutti quanti in letto rovinati.
FIGARO
Ebben, anderò io...
BARTOLO
No, vado io stesso.
(tira fuori il mazzo delle chiavi, e poi dice piano al Conte:)
Non lo lasciate andar a lei d'appresso.
(parte)
Scena sesta
Il Conte, Rosina e Figaro.
FIGARO
L'abbiam mancata bella!
Tutto il mazzo di chiavi lui mi dava.
Qual è la chiave della gelosia?
ROSINA
La più nuova di tutte.
FIGARO
Ho già capito;
se la posso agguantar, farò pulito.
Scena settima
Bartolo ritornando, e detti.
BARTOLO
(Io non so quel che faccio
con qui lasciar quel diavolo di barbiere.)
(dando il mazzo delle chiavi a Figaro)
Tenete, in stanza mia, ma non toccate.
FIGARO
Nulla non toccherò, non dubitate.
(parte)
Scena ottava
Bartolo, il Conte e Rosina.
BARTOLO
(piano al Conte)
Costui portò per certo
quella lettera al Conte.
CONTE
(piano a Bartolo)
M'ha l'aria d'un briccone.
BARTOLO
(come sopra)
Più non m'attrapperà!
ROSINA
Come incivili siete,
signori miei, parlar fra voi sì basso:
e intanto la lezion...
Qui s'ode un rumore come di porcellane che si rompono.
BARTOLO
Oh che fracasso!
Quel diavol di barbiere maledetto
rotto avrà ciò che v'è nel gabinetto.
(parte correndo)
Scena nona
Il Conte, e Rosina.
CONTE
Deh! profittiamo adesso del momento
che il barbier ci prepara.
Accordatemi, o cara
ch'io possa questa sera favellarvi
per poter dal tutor poscia sottrarvi.
ROSINA
Ah! Lindoro!
CONTE
Io già posso
montar sino alla vostra gelosia;
il vostro foglio poi io fui forzato...
Scena decima
Bartolo, Figaro e detti.
BARTOLO
Non m'ingannai; il tutto è fracassato.
FIGARO
Vedete che gran male!
Fa scuro sulla scala, e ad una chiave
(mostrando la chiave al Conte)
nel montar m'attaccai...
BARTOLO
Attaccarsi a una chiave! Ch'uomo scaltro!
FIGARO
Meglio di me, signor, trovate un altro.
Scena undicesima
Don Basilio e detti.
N. 15 - Quintetto
ROSINA
(Don Basilio!)
CONTE
(Giusto cielo!)
FIGARO
(Quest'è il diavol!)
BARTOLO
(gli va incontro)
Caro amico.
Siete ben ristabilito?
Se non era Don Alonso,
io da voi volea venir.
BASILIO
(meravigliandosi)
Don Alonso!
FIGARO
Sempre intoppi!
(battendo il piede)
Vuole ormai farsi la barba?
BASILIO
Dite un poco, miei signori...
FIGARO
Io non posso più soffrir.
BASILIO
Ma bisogna...
CONTE
Deh! tacete.
Il signor è già informato,
che m'avete incaricato
di venir a dar lezion.
BASILIO
(ancor più meravigliato)
La lezion?... Alonso!... Come?
ROSINA
Deh! tacete.
BASILIO
Ed ella ancora?
CONTE
(piano a Bartolo)
Dite a lui che siam d'accordo.
BARTOLO
(piano a Don Basilio)
Non ci date una mentita.
BASILIO
Ah! sì, sì, d'accordo siam.
BARTOLO
(forte)
E così, che fa il curiale?
FIGARO
Via, finite col curiale.
BASILIO
Cosa dite del curiale?
CONTE
(sorridendo)
Voi parlaste col curiale?
ROSINA
Ma cos'è questo curiale?
BASILIO
(impaziente)
No, no 'l vidi, no, il curiale.
CONTE
(piano a Bartolo)
Procurate ch'egli parta,
perché temo che ci scopra.
BARTOLO
(piano al Conte)
Dite ben, così farò.
(a Don Basilio)
Ma che male vi sorprese?
ROSINA
Dite, dite, fu un dolore...
BASILIO
(in collera)
Non v'intendo...
CONTE
(mettendogli una borsa in mano)
Sì, signore,
(con passione)
vi domanda qui il dottore,
nello stato in cui voi siete,
cosa qui veniste a far?
FIGARO
Egli è giallo come un morto!
BASILIO
Ah, comprendo!
CONTE
Ve l'ho detto.
Presto, presto, andate a letto.
Voi ci fate spaventar.
FIGARO
Oh che viso! Andate a letto.
BARTOLO
(tastandogli il polso)
Qui c'è febbre, andate a letto.
ROSINA
Febbre! Tremo: andate a letto.
BASILIO
Dunque a letto devo andar?
ROSINA, CONTE, FIGARO, BARTOLO
Senza dubbio.
BASILIO
(guardando tutti)
Miei signori,
troppo ben non sto in effetto.
Torno a casa, e vado a letto,
e così meglio sarà.
BARTOLO
(a don Basilio)
E doman, se state bene...
CONTE
(a don Basilio)
Io da voi sarò a buon'ora.
FIGARO
(a don Basilio)
Via, non state tanto fuora;
presto a casa, andate là.
ROSINA
Don Basilio, buona sera.
BASILIO
(Se la borsa qui non era...)
ROSINA, CONTE, FIGARO, BARTOLO
Buona sera, buona sera.
BASILIO
(partendo)
Buona sera... io vo di già.
ROSINA, CONTE, FIGARO, BARTOLO
Deh! partite, andate là.
(accompagnandolo)
Scena dodicesima
Bartolo, il Conte, Rosina e Figaro.
BARTOLO
(d'un tono importante)
Quell'uomo certo,
no, non sta bene.
ROSINA
Egli ha negli occhi
per certo il foco.
CONTE
L'aria notturna
l'avrà colpito.
FIGARO
Eh via, si vede
che non sta bene.
(a Bartolo, spingendo una sedia lontano dal Conte, presentandogli l'asciugamano)
Su, si decida!
CONTE
Pria di finire,
madama, ascolti
ciò ch'è essenziale
per cantar ben.
BARTOLO
Mi pare invero
che fate apposta,
perché non veda.
Voi vi mettete
davanti a me.
CONTE
(piano a Rosina)
Abbiam le chiavi,
e a mezzanotte
noi qui verremo.
FIGARO
(mettendogli l'asciugamano sotto il collo)
Veder volete...
ahi, ahi...
BARTOLO
Cos'è?
FIGARO
Non so, qual cosa
m'entrò nell'occhio.
(accostandosi colla testa)
BARTOLO
Non strofinate.
FIGARO
È l'occhio manco;
faccia il piacere
soffiarci un po'.
(Bartolo prende la testa di Figaro, e guardando per disopra, lo spinge violentemente, e va dietro gli amanti per ascoltare la loro conversazione)
CONTE
(piano a Rosina)
Per quel riguarda
il vostro foglio,
io mi trovai
in tale imbroglio.
E fui obbligato...
FIGARO
(da lontano per avvertirli)
Oh, oh, oh, oh!
CONTE
(Che 'l travestirmi
non fosse inutile...)
BARTOLO
Bravi! Pulito!
ROSINA
(Ah, me meschina!
Cosa sarà!)
BARTOLO
Brava, madama,
non si sgomenti;
su gli occhi miei,
in mia presenza
simile oltraggio
a me si fa?
CONTE
Meraviglia mi fate, signore:
se così voi prendete l'errore,
vedo bene che qui la signora
vostra moglie giammai non sarà.
ROSINA
Io sua moglie! Mi guardin gli dèi!
Tristi giorni davver passerei,
ed in mano d'un vecchio geloso
perderei la mia gioventù.
BARTOLO
Cosa sento! che ascolto! che orrore!
ROSINA
E darò la mia mano e il mio core
a colui che saprà presto trarmi
da sì nera e sì ria schiavitù.
Insieme
BARTOLO
Soffocar dalla rabbia mi sento:
se non crepo, davver è un portento.
(a Figaro)
Ah! tu sei la cagion, maledetto!
Dalle scale ti vo' far saltar.
ROSINA, CONTE, FIGARO
A quegli occhi che spirano foco,
a quel gesto così spaventato,
ah! si vede che è pazzo arrabbiato;
c'è bisogno di farlo legar.
BARTOLO
Ah, mi sento nel seno un gran foco!
Son da tutti così assassinato!
Sollevare io vo' il vicinato:
questi infami me l'han da pagar.
(partono tutti da varie parti)
Scena tredicesima
Si oscura la scena e s'ode una sinfonia che descrive un temporale.
Bartolo, e Don Basilio con una lanterna di carta in mano.
N. 16 - Temporale
Recitativo
BARTOLO
Come, Basilio, voi no 'l conosceste?
BASILIO
Io vi dico di no. Ma se la lettera
vi diede di Rosina,
egli è del Conte certo un emissario;
ma dal regal che fecemi, confesso
ch'esser egli potria il Conte istesso.
BARTOLO
In vece mia, Basilio,
voi non la sposereste?
BASILIO
Temerei gli accidenti...
BARTOLO
Se non la sposo, io crepo per amore.
BASILIO
Quand'è così, sposatela, o dottore.
BARTOLO
Così farò in questa notte istessa.
BASILIO
Vado per il notar, e qui ritorno.
BARTOLO
Vengo ad accompagnarvi.
(gli dà una chiave)
Tenete la mia chiave.
Io qui v'attendo. Orsù, venga chi vuole,
non entrerà nessuno, ve lo giuro.
BASILIO
Con tale precauzion siete sicuro.
(partono)
Scena quattordicesima
Rosina sola, sortendo di camera con lume.
ROSINA
Mi sembra aver inteso
qualcuno a favellar. È mezzanotte,
e Lindoro non vien. Sento un rumore...
cieli! Rientriam, qui viene il mio tutore.
Scena quindicesima
Bartolo ritorna con un lume, e detta.
BARTOLO
Ah! Rosina, giacché non siete entrata
nel vostro appartamento...
ROSINA
Io vado a ritirarmi.
BARTOLO
Rosina, deh, ascoltatemi...
ROSINA
Domani.
BARTOLO
Un momento di grazia...
ROSINA
(Ah, s'ei venisse!)
BARTOLO
Rosina, non temete;
io sono vostro amico;
deh, ascoltatemi.
ROSINA
(Ohimè, non posso più!)
BARTOLO
Questa lettera qui, che voi scriveste
al Conte d'Almaviva...
ROSINA
(meravigliata)
Al Conte d'Almaviva!
BARTOLO
Che uomo indegno!
Appena l'ebbe, ei ne fece un trofeo,
ed ora a me una donna l'ha mandata,
alla quale egli v'ha sacrificata.
ROSINA
Il Conte d'Almaviva!
BARTOLO
Io per voi fremo.
A tempo fui avvisato d'un complotto
tra Figaro, Almaviva e Don Alonso;
quell'allievo supposto di Basilio,
che del Conte non è che un vile agente.
ROSINA
(oppressa)
Chi! Lindoro? quel giovin...
BARTOLO
(Ah, è Lindoro.)
ROSINA
Ed era per un'altra...
BARTOLO
Così m'ha detto dandomi la lettera.
ROSINA
(irata)
Ah, quale indegnità! Signor, avete
destinato sposarmi?
BARTOLO
Noti vi son i sentimenti miei.
ROSINA
Se ve ne resta ancor, son vostra. (Oh dèi!)
BARTOLO
Il Notaro verrà in questa notte.
ROSINA
(sospirando)
Ah! non è tutto. Ciel, sono umiliata!
Sappiate ancor, che il perfido osa entrare
fra poco qui per questa gelosia,
onde rubar a voi la chiave...
BARTOLO
(osservando il mazzo)
Ah perfidi!
Io non vi lascio più.
ROSINA
Se son armati Che fareste?
BARTOLO
Hai ragion; io vado subito
il giudice a chiamar. Ei come ladro
sarà presto arrestato.
E in un colpo sarò ben vendicato.
ROSINA
(disperata)
Deh! scordatevi solo del mio errore.
(Io mi punisco assai.)
BARTOLO
Addio, mio core.
(parte)
Scena sedicesima
Rosina sola, tira fuori il fazzoletto, e si abbandona al pianto.
ROSINA
Infelice! che fo? egli già viene:
io vo' restar e fingere con lui
per contemplarlo nella sua perfidia.
Il basso suo procedere
preservarmi saprà... N'ho gran bisogno:
nobil d'aspetto e voce lusinghiera;
e un vile agente, e un seduttor egli era!
Oh giusto ciel! apron la gelosia!
(fugge)
Scena diciassettesima
Il Conte e Figaro, ammantati, compariscono alla finestra.
FIGARO
(di fuori)
Entrò? qualchedun se n' fugge via.
CONTE
È un uomo?
FIGARO
No.
CONTE
È Rosina,
ch'avrà posta in fuga
la brutta tua figura.
FIGARO
(entra in camera)
Eccoci qua... passata è la paura.
CONTE
(entra anche lui)
Dammi la man. A noi è la vittoria.
FIGARO
(gettando il mantello)
Noi siam tutti bagnati.
Bel tempo in ver per correr la fortuna:
signor, come lo trova?
CONTE
Per un amante, inver molto eccellente.
FIGARO
Sì, ma cattivo per un confidente.
Scena diciottesima
Rosina, e detti.
CONTE
Ecco la mia Rosina!
(Figaro accende tutti i lumi)
ROSINA
(con indifferenza)
Mio signore,
cominciava a temer che non veniste.
CONTE
Ah, bella inquietudine!
Ah! mio ben, non conviene, ch'io proponga
la sorte accompagnar d'un infelice.
Qualunque asil scegliete,
io là vi seguirò, e sul mio onore...
(a' suoi piedi)
ROSINA
(sdegnata)
Va, non giurar, malnato traditore.
N. 17 - Recitativo accompagnato
ROSINA
Io t'aspettava sol per detestarti;
(piangendo)
ma pria d'abbandonarti
a' rimorsi, crudel... sappi, t'amava
ed altro non bramava,
questo infelice cor, che di seguirti
e accompagnar la tua cattiva sorte.
Lindoro ingrato!
Perché abusar di mia bontà?
Tu mi vendevi al Conte d'Almaviva.
E questa lettera...
CONTE
(vivacemente)
Che il tutor v'ha rimessa...
ROSINA
Appunto a lui
io n'ho l'obbligazion...
CONTE
Oh me felice!
Io gliela diedi, né informarvi potei:
dunque, Rosina, è vero, che m'amate?
FIGARO
Eccellenza, signor, non dubitate.
ROSINA
Eccellenza! che dice!
CONTE
Oh amabil donna!
(getta il mantello, e resta in abito magnifico)
Finger non posso più: a' vostro piedi
non vedete Lindor, ma d'Almaviva
il Conte io son, che da sei mesi in poi
vi cerca ognor invano...
che v'offre il cor...
ROSINA
(cade nelle braccia del Conte)
Oh dio!
CONTE
Ecco la mano.
N. 18 - Finale
CONTE
Cara, sei tu il mio bene,
l'idolo del mio cor.
ROSINA
Caro, fra dolci pene
ardo per te d'amor.
CONTE
Oh dio! che bel contento!
ROSINA
Che bel piacer, che sento!
ROSINA, CONTE
Tutte le pene oblio,
e a te, bell'idol mio,
sarò fedele ognor.
(nel frattempo del duetto Figaro guarda spesso alla finestra per non esser sorpresi, ed a suo tempo esclama:)
FIGARO
Eccellenza, non v'è più riparo;
ci han levata la scala di già.
ROSINA
Ah, son io la cagione innocente;
tutto ho detto, il tutor m'ha ingannata;
egli sa che voi siete ora qua.
FIGARO
(guardando di nuovo)
Eccellenza, già apron la porta...
ROSINA
(correndo nelle braccia del Conte)
Ah Lindoro! accorrete, vedete...
CONTE
Ah Rosina! no, no, non temete;
voi mia sposa quest'oggi sarete
ed il vecchio punire saprò.
Scena diciannovesima
Don Basilio con il Notaro, e detti.
FIGARO
Eccellenza, ecco il nostro Notaro.
CONTE
E l'amico Basilio è con lui.
BASILIO
Cos'è questo, che cosa mai vedo?
NOTARO
Son questi gli sposi futuri?
CONTE
Siamo noi. Il contratto l'avete?
NOTARO
Manca i nomi. Il contratto egli è qui.
ROSINA
(al Notaro, che scrive)
Io mi chiamo Rosina: scrivete.
CONTE
Ed il Conte son io d'Almaviva.
Soscriviamo. E voi, Don Basilio,
testimonio sarete, lo spero.
(tutti sottoscrivono, fuori di Don Basilio)
BASILIO
Ma eccellenza... ma come... il dottore...
CONTE
(dandogli una borsa d'oro)
Soscrivete, non fate il ragazzo.
BASILIO
Sottoscrivo.
FIGARO
(Inver non è pazzo!)
Insieme
ROSINA, CONTE
Il denaro fa sempre così.
BASILIO
Questo è un peso che fa dir di sì!
NOTARO, FIGARO
Quello è un peso che fa dir di sì!
Scena ventesima
Bartolo con un Alcade, degli Alguazili, e Servi con torce, e detti.
Bartolo entra, vede il Conte, che bacia la mano a Rosina, e Figaro ch'abbraccia grottescamente don Basilio.
BARTOLO
(prendendo il Notaro per la gola)
Qui Rosina fra bricconi!
Arrestate tutti quanti,
un briccon io tengo già.
NOTARO
Mio padron, son il Notaro...
BARTOLO
Se' un briccon, no, non ti credo;
don Basilio, cosa vedo!
Come mai voi siete qui?
ALCADE
Un momento, e ognun risponda.
(a Figaro)
Cosa fai tu in questa casa?
FIGARO
Io son qui con sua eccellenza,
il gran Conte d'Almaviva.
BARTOLO
D'Almaviva!
ALCADE
Non son ladri.
BARTOLO
Cosa importa questo qua?
Signor Conte, in altro loco
servo son di sua eccellenza.
In casa mia, abbia pazienza,
nulla val la nobiltà.
CONTE
Egli è vero, e, senza forza,
la Rosina a me si è data;
la scrittura è già firmata;
disputar chi la vorrà?
BARTOLO
(a Rosina)
Cosa dice la Rosina?
ROSINA
Dice il ver, signor tutore;
diedi a lui la mano e il core,
e sua sposa sono già.
BARTOLO
Bel contratto! i testimoni?
NOTARO
Sono questi due signori.
BARTOLO
(collerico)
Voi, Basilio, ancor firmaste?
E il Notar per chi portaste?
BASILIO
Lo portai... oh, questa è bella!
(accennando la borsa)
S'egli ha piena la scarsella
d'argomenti in quantità.
BARTOLO
Userò del mio potere...
CONTE
(all'Alcade)
Lo perdeste; e qui il signore
delle leggi col rigore
la giustizia renderà.
ALCADE
(a Bartolo)
Certamente, e render conto
voi dovrete, a quel ch'io vedo.
CONTE
Ch'ei consenta; io nulla chiedo.
BARTOLO
Mi perdei per poca cura!
FIGARO
Dite pur per poca testa.
BARTOLO
Qual rovina, qual tempesta
sul mio capo si formò!
(va a sottoscrivere il contratto)
Insieme
ROSINA, CONTE
Allor quando in giovin core
è d'accordo il dio d'amore,
qualsivoglia precauzione
sempre inutil si trovò.
NOTARO, BASILIO, FIGARO, ALCADE
Quel che fece, con ragione,
ben l'Inutil Precauzione
questa qui chiamar si può.
BARTOLO
Ciò che feci, con ragione,
ben l'Inutil Precauzione
questa qui chiamar si può.
Variante: finale del duetto all'inizio del N. 18
Versione di Napoli, Teatro dei Fiorentini, 1787.
CONTE
Serena il bel sembiante,
ogni tua pena oblia!
Ecco la mano e il core,
bella speranza mia,
pegni di un dolce amore,
pegni di fedeltà.
Oh sospirato istante,
cara felicità!
Ah, nel mio core amante,
l'eccesso del contento
è un tenero tormento,
che delirar mi fa!