DAMIRA PLACATA

Dramma.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di

F. ACCIAIUOLI, A. AURELI

Musica di

Marc'Antonio ZIANI

Prima esecuzione:

anno 1680, Venezia


Personaggi:

DAMIRA moglie di Creonte in abito di pastorella sotto nome di Fidalba / soprano

CREONTE re d'Egitto / basso

FILLIDE favorita di Creonte / soprano

NIGRANE cavaliero di corte / contralto

BRENO capitano d'Egitto / soprano

NERILLO eunuco servo di Fillide / contralto

SILO villano / tenore

LERINDA moglie di Silo / contralto




La scena è in Menfi.

Signori curiosi

Voi, che saper bramate

i segreti più occulti

de l'arte, e di natura,

deh cortesi gradite

quest'opera, ch'io consacro

al genio vostro, e ad ammirar venite,

chiusi in angusta parte

i portenti de l'arte;

che stupidi vedrete

sforzo d'umano ingegno

con muti gesti ad animar un legno;

e confusi direte,

ch'in picciola figura

sa l'arte far, ciò che non fa natura.

 

Vostro servo devoto

Il bell'umore

Delucidazione del dramma

Damira fu moglie di Creonte re dell'Egitto. Questi invaghitosi delle bellezze di Fillide, donna altrettanto sagace, quanto vezzosa, cominciò per la vaga ad odiare la moglie. Avvedutasi Damira de gli affetti lascivi di Creonte, procurò con le preghiere, e col pianto d'ammorzare nel seno dell'amato consorte quella fiamma, che minacciava ruinoso incendio al suo cuore. Ma Creonte allettato più che mai da l'accortezze di Fillide, spento affatto l'amore verso la moglie, stabilì voler privarsi di questa, per poter più agevolmente godere gli amplessi di quella.

Finse un giorno d'inviar Damira a le delizie d'un castello situato sul Nilo, con ordine segreto a Nicandro suo maggiordomo, che l'accompagnava, che ivi giunta, dovesse con mortifero veleno privarla della vita. S'imbarcò la credula reina: ma per viaggio fu dal pietoso Nicandro avvisata del tutto. Quando il legno, dov'era, trasportato da la rapidezza del fiume ad urtar in un gran sasso, ne la prora s'infranse, e restò da l'acque assorbito. S'affogò Nicandro: ma Damira spogliatasi a momenti de le vesti reali, si scagliò coraggiosamente nel fiume, tentando, come pratica di salvarsi a nuoto fra l'onde; quando a caso osservata da Silo villano, ch'in quel punto su le rive del Nilo pescava, fu dal medesimo soccorsa, e guidata ne la sua povera capanna a Lerinda sua moglie. Interrogata Damira de' suoi casi da Silo, si finse Fidalba povera pastorella d'Egitto, orfana de' genitori, guidata da la disperazione a gettarsi ne l'acque per affogarsi. Restò dalla pietà di Silo consolata ne le sue finte sventure, e indi a poco adottata in sua figlia, non avendo egli prole. Finse in tanto Creonte con pomposi funerali di pianger dolente la morte di Damira, credendola sepolta ne i voraci gorghi del Nilo; e introdotta Fillide in corte, si diede lieto a godere colei, che solo possedere credeva, mentre ella sagace provveduta s'aveva di più d'un amante dentro la reggia. Ne la ferie di questi accidenti principia il dramma, al qual presta il nome Damira.

ATTO PRIMO

Scena prima

Bosco con capanna.
Damira in abito di pastorella.

DAMIRA

Che mi giova esser reina,
se nemiche ho in ciel le stelle?
Se a soffrir forti rubelle
crudo fato mi destina.
Che mi giova esser reina?
Sotto rustiche spoglie,
nome, ed esser real convien, ch'io celi.
Dispietato Creonte, empio, lascivo,
sposo crudel, a suo dispetto i' vivo.

Scena seconda

Lerinda, ch'esce dalla capanna. Damira.

LERINDA

Fidalba, olà, Fidalba.

DAMIRA

Che vuoi da me? Che chiedi?

LERINDA

A pena sorto è il sole
de' monti ad indorar l'eccelse moli,
che l'albergo abbandoni, e a me t'involi.

DAMIRA

(Finger convien.) Tra queste
solitudini amiche
passeggiar godo, e di mie sorti acerbe,
vo sanando le piaghe in seno a l'erbe.

LERINDA

Figlia, dal nostro albergo
non gir troppo lontana.
Sei gentil pastorella,
sei vezzosa, sei bella,
queste tre qualità
bastano a mover guerra
a la tua castità.

DAMIRA

Onor, e continenza,
contro tali nemiche,
sapran far resistenza.

LERINDA

Se sei casta, e continente,
mira ben dove tu vai;
perché Amor nume inclemente.
Quando men ci penserai,
di saette armato, e arco,
ti starà attendendo al varco;
e se un dì ti coglie amore,
non avrai più pace al core.

DAMIRA

Ohimè! Di regal caccia,
odo il suon, che rimbomba.

LERINDA

A la capanna

rivolgi il piè. Se i cacciatori di corte,
ti ritrovano o bella in queste selve,
di te preda faranno, e non di belve.

DAMIRA

Vanne pur, ch'io ti seguo.

DAMIRA

Di Cupido,

me ne rido,
questo sen non ferirà.

Porti pur e strali, e face,

che la pace
del mio cor non turberà.

Scena terza

Silo con una scure, e con una zucca piena d'acqua.

SILO

Misera povertà, vita infelice!
Ogni dì tra fatiche io sudo, e stento,
né fuor d'affanni posso
viver un giorno sol lieto, e contento.

SILO

(canta tagliando legna nel bosco)

L'esser povero è un gran male,

e non vale
l'astinenza per sanarlo,
ma a scacciarlo,
e a guarir dal lungo tedio,
l'oro solo è buon rimedio.

Scena quarta

Creonte sceso dal destriero. Coro di Cacciatori. Silo in disparte.

CREONTE

De la belva fugace in van più tento
l'orme seguir se il corridor mi manca.
Io tra quest'erbe in tanto,
darò breve riposo a l'alma stanca.

SILO

(Cacciatori nel bosco? E chi fian questi?)

CREONTE

Amici, oh dio, mi sento
sitibondo languir; ma qui d'intorno
scorger fiume non so, ruscel, né fonte,
ch'a le labbra mi porga un sorso d'onda,
sol di piante infeconde il bosco abbonda.

SILO

S'entro rustico vaso
d'assaggiar non isdegni
di corrente ruscel limpido argento,

(porge la zucca al re)

prendi, e bevi signor a tuo talento.

CREONTE

Sì grata ad Alessandro
l'acqua non fu, che porse
rustica man.

SILO

Se d'Alessandro al pari

premiar mi vuoi più che contento io sono.

CREONTE

Non dubitar. Vedrai,
qual premio sa donar chi calca un trono.

SILO

Chi calca un trono? E chi sei tu?

CREONTE

Creonte

il re d'Egitto.

SILO

O me felice a pieno.

A la regal tua fronte
m'inchino umil.

CREONTE

Qual è il tuo nome?

SILO

Silo.

CREONTE

Hai moglie?

SILO

Ho moglie, ed una sola figlia.

CREONTE

Oggi in corte verrai con la famiglia.

SILO

Ubbidirò al tuo impero. O cara sorte!
Selve a dio v'abbandono: io vado in corte.

CREONTE

O là, da voi nel bosco
sian raccolte le prede, entro la reggia
di Fillide nel sen tornar desio:
star lontano non so da l'idol mio.

CREONTE

Che non può donna, ch'è bella?

Nel crin porta le catene
per legar i nostri cori;
da le luci sue serene
vibra in sen cocenti ardori:
i suoi guardi,
sono dardi,
ogni vezzo è una fiammella,

che non può donna, ch'è bella?

Scena quinta

Stanza di Fillide in corte con letto.
Fillide, Nigrane.

FILLIDE

Luci belle, se bramate
di saper quant'io vi adori,
osservatelo a gli ardori,
che nel cor voi mi vibrate;
e direte, che in amarvi,
posso struggermi ben, ma non lasciarvi.

NIGRANE

Soave è il tormento,

ch'io provo in amarti.

Per viver contento,

mi basta mirarti.

FILLIDE

De' nostri occulti affetti,
il silenzio commetto a la tua fede.
Vivi cauto Nigrane,
guarda, ch'il re non sappia, e non discopra
l'amor nostro ad un cenno, a un detto, a un'opra.

NIGRANE

Sarà tomba il mio seno
per seppellir la mia gran fiamma o bella,
saran caute le luci e la favella.

FILLIDE

Pria, che in corte il re torni,
vanne dunque mio ben, parti mio amore.

NIGRANE

Vado, ma qui con te resta il mio core.

Scena sesta

Fillide.

FILLIDE

Di costui le bellezze
m'infiammarono l'alma: il suo crin biondo,
io stimo più, che quanti regni ha il mondo.

FILLIDE

In quel volto,

sta raccolto
il piacer di questo cor.

Quel bel labbro

di cinabro
serve d'anco al dio d'amor.

Scena settima

Nerillo, Fillide.

NERILLO

Signora, il tuo Nigrane
lungi da queste stanze
a tempo il passo affretta:
Breno è di fuor, che di parlarti aspetta.

FILLIDE

Fa', ch'ei venga.

NERILLO

Ubbidisco.

FILLIDE

M'è costui poco grato;
ma per essere stato
il mio primo amatore,
con simulato ardore
fingere mi convien anco d'amarlo
con affetti mentiti, e lusingarlo.

Scena ottava

Breno, Fillide.

BRENO

Care sembianze, e belle,

dell'acceso mio cor dolce ristoro,
voi mi struggete, e fido pur v'adoro:
deh non siate al mio amor giammai rubelle?

FILLIDE

Tanto o crudo ritardi
nel condurti al mio aspetto?

BRENO

A pena in corte

da la caccia regal risolto ho il passo,
che precorrendo o bella
di Creonte l'arrivo,
a te volai, per cui penando io vivo.

FILLIDE

Posso crederti o caro?

BRENO

Ah tu m'offendi,

se fé non presti a' miei penosi incendi.

Scena nona

Nerillo, Fillide, Breno.

NERILLO

Su troncate i discorsi,
che vien Creonte.

FILLIDE

Ahimè! Parti mio core.

BRENO

Qui mi trattien con sue catene amore.

FILLIDE

Tornerai.

BRENO

Quando?

FILLIDE

In breve.

Nerillo a te il dirà.

NERILLO

Finitela una volta,
che il re vi coglierà.

BRENO

Per ubbidirti, altrove il passo invio.

Insiem

FILLIDE

Parti, mia vita addio.

BRENO

Parto, mia vita addio.

NERILLO

Semplicetto amator. Ei non s'avvede
che lo schernisci: a tue lusinghe ei crede.

FILLIDE

Taci giunge Creonte.

NERILLO

A te signora. Abbi l'astuzie pronte.

FILLIDE

Vo sul letto appoggiata
mesta fingermi.

NERILLO

O bene.

FILLIDE

E addolorata.

Scena decima

Creonte, Fillide, Nerillo.

CREONTE

Che miro! E da qual nube
d'atro duolo offuscato è il mio bel sole?
Fillide.

FILLIDE

Sire.

CREONTE

Oh dio!

Che t'affligge cor mio?

FILLIDE

Sin che da me lontano
amato re vivrai,
sempre in un mar di pianto,
seppellirò di queste luci i rai.

CREONTE

Se da te mi disgiunse
de la caccia il diletto,
teco a unirmi ritorna
catena indissolubile d'affetto.

FILLIDE

Tutto è ver: ma...

CREONTE

Che brami?

FILLIDE

Dubito, che non m'ami.

CREONTE

Chiedilo al mio tormento.

FILLIDE

Temo, che siano queste
voci di complimento.

NERILLO

(Che melate parole!
Che dolcissimi detti!
Date fede alle donne o semplicetti.)

CREONTE

Se del mio affetto, o cara,
accertarti desii, cerca, dimanda;
vuoi prova del mio amor? Chiedi, comanda.

FILLIDE

Vorrei con doppio nodo
d'amor, e d'imeneo
stringerti al sen mio re; così potrei
da cruda gelosia l'alma sanarmi,
e dir Creonte è mio, non può lasciarmi.

CREONTE

Eccomi pronto a compiacerti, o bella.
Porgi la destra.

FILLIDE

O me felice!

CREONTE

Ahimè!

(qui cade a terra il ritratto di Damira, ch'era appeso in quella stanza)

FILLIDE

Che ti turba mio re?

CREONTE

Stravagante caduta,
portentosi accidenti,
prodigiosi portenti!
Benché estinta Damira, anco in pittura
le mie dolcezze amareggiar procura.
Sotto più lieti auspici
riserbo consolarti o mia diletta,
non tra auguri sì mesti, ed infelici.

(parte)

FILLIDE

Fa' quanto sai

fortuna perfida,
la vincerò.

A dispetto d'empio fato

del diadema sospirato,
questo crin cinto vedrò.

Scena undicesima

Nerillo.

NERILLO

Maledetto ritratto.
Sol per breve momento,
potevi pur, potevi...
far di men di cadere,
e non turbar di Fillide il piacere.

NERILLO

Donne mi rassembrate

simili ad un ritratto in ogni parte.
Colorite, e strisciate
siete sul volto, e tutte fatte ad arte.

Sol una differenza

tra voi belle ritrovo, e la pittura:
questa solo è tutt'arte, e voi natura.

Scena dodicesima

Cortile reale.
Nigrane, ch'esce da una parte. Breno dall'altra.

NIGRANE

Dio bendato.

BRENO

Arciero alato.

NIGRANE, BRENO

Il tuo stral mi fa penar.

NIGRANE

Son ferito.

BRENO

Son amante.

NIGRANE

Un bel ciglio.

BRENO

Un bel sembiante.

NIGRANE, BRENO

Mi costringe a sospirar.

NIGRANE

Amico, par che insieme
i vessilli d'amor ambo seguiamo,
e che trafitti unitamente amiamo.

BRENO

Amo, Nigrane, è vero; e s'a te fosse
della bella, ch'adoro
noto il nome, l'aspetto, e la costanza,
tu diresti, ch'in pregio ogn'altra avanza.

NIGRANE

Eh, se tu conoscessi
il bell'idol mio -scusami Breno-
vedresti ciò, ch'il pensier tuo non crede,
confesseresti, che la tua gli cede.

BRENO

Tralasciamo le gare:
già ben tu sai, ch'ogni amator, ch'è scaltro
stima il suo bene assai più bel d'ogn'altro.
Come hai sorte in amor?

NIGRANE

Felice io vivo

oggi appunto al mio sole,
questa lettera scrivo.

BRENO

Vedi, se andiam del pari. Anch'io vergai
questa carta già poco,
dove al mio ben invio chiuso il mio foco.

NIGRANE

Amici così cari,
non si mostrino avari
di palesar la soprascritta sola.

BRENO

So, che tacer saprai: ciò mi consola.
Leggi.

NIGRANE

(legge)

«A Fillide bella.»

Che leggo!

BRENO

Ti conturbi?

Ma tu mostra a chi scrivi.

NIGRANE

Leggi.

BRENO

(legge)

«A Fillide bella.»

Fillide è la tua fiamma?

NIGRANE

Fillide è il tuo tesoro?

BRENO

Ardo a' suoi rai.

NIGRANE

Per quel sembiante io moro.

Scena tredicesima

Creonte, Nigrane, Breno.

CREONTE

Temerari, arroganti,
voi di Fillide amanti?
Non so ciò, che mi freni,
ch'al mio giusto furore.
Or or sacrificati,
non vi faccia cader ambo svenati.

BRENO

Sire.

CREONTE

Sdegno ascoltarti.

NIGRANE

Mio re.

CREONTE

Chiudi quel labbro.

NIGRANE

Odi.

CREONTE

Non più.

BRENO, NIGRANE

Signor...

CREONTE

Tacete. Rei
di lesa maestà ambo voi siete,
troppo offeso m'avete.
Voi pretender chi adoro?
Lungi da questa reggia
esuli andate, avrete ambo la morte,
se al novo sol voi vi fermate in corte.

Scena quattordicesima

Nigrane, Breno.

NIGRANE

Breno, bench'io scoperto
t'abbia rival ne l'amor mio, non voglio
teco punto adirarmi.

BRENO

Eh caro amico,
del tuo avverso destin teco mi doglio.
Aspiri in vano a la beltà, che adoro.

NIGRANE

E tu in vano pretendi il mio tesoro.

BRENO

Odi facciam, che amore
questa gara decida.

NIGRANE

E come?

BRENO

Ascolta.

Pria di partir si trovi
Fillide nel giardino, e ogn'un di noi
seco parlando veda,
chi ha più sorte in amar, e a l'altro ceda.

NIGRANE

Son contento.

BRENO

Anch'io pur così prometto.

NIGRANE

Sarà mia la sua fede.

BRENO

Io avrò 'l suo affetto.

BRENO

So ad amar come si fa.

Sia il mio aspetto, o mia fortuna
io m'acquisto il cor d'ogn'una,
quando servo a la beltà.

So ad amar, come si fa.

NIGRANE

So servir meglio di te.

Non m'inganna il cieco dio,
l'adorato idolo mio
non sa viver senza me.

So servir meglio di te.

Scena quindicesima

Damira.

DAMIRA

Mura adorate, e care,
che foste già di mia grandezza il seggio.
Di mie sventure amare,
tragica scena fatte or vi riveggio.
Pazienza, così va, sempre vicina
a l'altezza d'un trono è la ruina.

Scena sedicesima

Silo, Damira, Lerinda.

SILO

Fidalba, aspetta, aspetta.
Pur ti giungo a la fine:
d'arrivar a la corte hai la gran fretta.

DAMIRA

Scusami, s'io m'avanzo.
Tu sei di passo tardo,
movo il mio più veloce, e più gagliardo.

LERINDA

Non t'arrischiar o figlia
di gir sola, apri gli occhi; or più non siamo
fra solitaria selve.
Giunte siamo a la reggia, e ne la corte
convien esser accorte.

SILO

Taci. Gente qua giunge.

DAMIRA

Sento insolito duol, ch'il cor mi punge.

Scena diciassettesima

Nerillo seguìto da alquanti Armeni carichi di varie merci.
Damira, Silo, Lerinda.

NERILLO

Amici, mi seguir,

che in corte mi guidar.
Quante merci tener,
se Fillide veder.

Tutte, tutte comprar,

amici mi seguir,
che in corte mi guidar.

NERILLO

Ma tu chi sei?

SILO

Silo son io.

NERILLO

Che ascolto?

Sei tu forse il bifolco,
che con l'acqua nel bosco
diè ristoro al mio re.

SILO

Son desso.

NERILLO

E questa?

SILO

È Lerinda mia moglie.

NERILLO

E quell'altra?

SILO

Mia figlia,

che Fidalba s'appella.

NERILLO

È assai vezzosa, e bella.

LERINDA

Per mia fé, che l'ho detto, a pena abbiamo
dentro le reggie mura il piede mosso,
che subito troviamo
un cortigian, che ci fa i conti addosso.

NERILLO

Seguitemi, a la reggia
vi servirò di scorta, ove Creonte,
che benigno a ciascun sempre si rende,
godrà in vedervi, il vostro arrivo attende.

(si rivolge agli Armeni)

Amici qui aspettar,
che presto mi tornar:
in tanto star in allegrezza, in balli,
ch'al ritorno comprar musco, e coralli.

DAMIRA

Mi par, che respiri

l'afflitto mio cor.

Ma dire non so,

s'io posso, sì, o no,
sperar, ch'il mio fato
men crudo, e placato
depona il rigor.

Mi par, che respiri

l'afflitto mio cor.

Segue il ballo de' Armeni.

ATTO SECONDO

Scena prima

Giardino reale.
Nigrane, Fillide.

NIGRANE

Tu piangi? E sul tuo volto

formi l'eclisse al sol?

Insieme

FILLIDE

Non mi lasciar se vuoi ch'io sani il duol.

NIGRANE

Non lacrimar se vuoi ch'io tempri il duol.

NIGRANE

Un foglio, benché muto
scoprì come intendesti, i nostri amori.
Del re fatto geloso
mi divide da te nero comando:
devo lasciarti, e trasportarmi in bando.

FILLIDE

Deh non partir. In questo giorno spero
esser reina, e ad onta
di quante rie sventure
contro di te destin nemico aduna,
le vicende cangiar di tua fortuna.

NIGRANE

Oh dio!

FILLIDE

Perché sospiri?

NIGRANE

So, che Breno t'adora.

FILLIDE

È ver: ma rido

a le follie del cieco suo Cupido.

NIGRANE

M'ami dunque?

FILLIDE

Vedrai,

pria che mirar questo mio cor rubelle,
su la faccia del sol splender le stelle.

NIGRANE

Son felice, son beato,

sin che amato
son da te.

Pur ch'io fida ti rimiri,

al mio foco, a' miei sospiri,
non ricerco altra mercé.

Scena seconda

Nerillo, Fillide; poi Breno.

NERILLO

Signora, entro il giardino
è giunto Breno, e riverirti ei vuole.

FILLIDE

Vengane pur. Per mantenerlo amico,
darò sempre a costui dolci parole.

NERILLO

Eccolo.

BRENO

Mio bel sol.

FILLIDE

Anima mia.

NERILLO

(Che solenne bugia!)

BRENO

Idolo mio vezzoso
devo lasciarti. A la novella aurora
convien, ch'io parta.

FILLIDE

O fato empio inumano.

BRENO

Bella t'adorerò benché lontano.

FILLIDE

Lungi da me tu spegnerai l'ardore.

BRENO

Ah sempre avrò l'imago tua nel core.
Ma quanto è più felice
di me Nigrane.

FILLIDE

E che vuoi dir?

BRENO

Oh dio!

So, ch'egli t'ama.

FILLIDE

Io non lo nego.

BRENO

Ah temo

ch'in amor ei prevaglia al merto mio.

FILLIDE

Breno t'inganni. Altri che tu giammai
mi desterà foco amoroso in petto.

NERILLO

(Sì, sì, credile pure o semplicetto.)

BRENO

Bella, ne la costanza
dell'alma tua, questo mio cor confida.

FILLIDE

Non sospettar mio ben. Fillide è fida.

BRENO

Io parto contento,

né sento
più gelosia nel cor:
addio mia speme, addio mio dolce amor.

FILLIDE

Ti lascio mia vita

gradita,
gioia di questo sen:
addio mio nume, addio mio caro ben.

Scena terza

Nerillo.

NERILLO

Povero Breno. O come incauto ei beve
in coppa di lusinghe,
mille bugie gradite,
da Fillide condite
col miel dell'accortezza!
La gran maga de' cori è la bellezza.

NERILLO

Chi crede a cortigiane, è un gran cù, cù

a le lusinghe avvezze,
con vezzi, e con carezze,
studian porre gli amanti in servitù.

Chi crede a cortigiane è un gran cù cù.

Chi pensa d'esser solo, è stolto a fé.
Ogn'una ne vuol cento,
per darle al cor contento
a queste un sol, bastante mai non fu.

Chi crede a cortigiane è un gran cù cù.

Scena quarta

Sala regia, dove dipinto si vede il naufragio di Damira nel Nilo.
Damira nel suo abito di pastorella.

DAMIRA

Stelle perfide, che girate

sempre avverse al mio gioir,
o cangiatevi, o troncate
con la morte il mio martir.

DAMIRA

Ma che vegg'io?

Scena quinta

Nerillo, Damira.

NERILLO

Fidalba tuo custode
a te Silo m'invia, sin ch'ei ritorna.

DAMIRA

Dove n'andò?

NERILLO

Partì

a ricercar Lerinda,
ch'in corte si perdé. Tu bella in tanto
osservar qui potrai
di questa reggia l'opre industri, e l'arte.
Mira colà in disparte
l'istoria figurata
di Damira, ch'un tempo
moglie fu di Creonte, e ch'infelice
dentro l'acque del Nilo
misera s'affogò.

DAMIRA

(O quanto s'ingannò
del fin de' casi miei lo scellerato!)

NERILLO

Di Filli innamorato,
oggi seco il re deve
celebrar liete nozze.

DAMIRA

(O ciel che ascolto?)
Sposo a Fillide il re?

NERILLO

Così ha risolto.

DAMIRA

Deh guidami a Creonte.

NERILLO

Eccomi pronto

a compiacerti o cara;
ma non ti render di tue grazie avara.

NERILLO

Se dirò, che tu mi piaci,

bella mia, non ti sdegnar.
Hai ne gli occhi d'amor le faci,
quel tuo volto mi fa sospirar.

DAMIRA

Cerca pur altro sembiante,

ch'il tuo amor non fa per me.
Son nemica del cieco infante,
né il suo strale mai piaga mi fe'.

Scena sesta

Creonte, Silo, Lerinda.

CREONTE

Grato m'è il vostro arrivo
bifolchi amici, in questa reggia accolti
ristorerete dopo lunghi affanni
di vostra povertà l'ingiurie, e i danni.

LERINDA

Ti conservi signor Giove immortale.

CREONTE

Del giardino reale,
voi la cura n'avrete.

SILO

Umil m'inchino,
ai tuoi regi favori.

LERINDA

Pari non ho nel coltivar i fiori.

CREONTE

Molto ne godo.

LERINDA

E non mi vanto in vano

ciò ch'io tocco, signor, mi cresce in mano.

CREONTE

Dov'è la figlia?

LERINDA

Ahimè!

Silo dimmi dov'è?

SILO

Ne la reggia rimase, e a custodirla
io Nerillo pregai,
per rintracciarti a l'or, ch'io ti perdei.

LERINDA

Ed a un cortigian consegni
vaga donzella? O folle ben tu sei.

CREONTE

Bramo vederla.

SILO

A ritrovarla andianne.

LERINDA

In sì bizzarro gioco,
se intatta la troviam, non sarà poco.

Scena settima

Fillide, Creonte.

FILLIDE

Mio re.

CREONTE

Mia cara.

FILLIDE

E quando del promesso imeneo

splender vedrò la face,
ch'al cor m'arrechi eterna gioia, e pace?

CREONTE

A tuoi desir le voglie mie son pronte,
ciò, che Fillide vuol, brama Creonte.
Pronta ho la destra.

FILLIDE

Io le tue grazie attendo.

Scena ottava

Damira, Creonte, Fillide, Nerillo.

DAMIRA

(Sfortunata, che intendo!)

NERILLO

È qui Fidalba o sire.

CREONTE

Spettatrice sarà del mio contento.

DAMIRA

(Anzi furia sarò per tuo tormento.)

(s'avanza al regio aspetto)

D'umile pastorella
ricevi, o re gli ossequi: a' tuoi diletti
sempre benigno arrida,
il bendato Cupido. (Empio t'uccida.)

CREONTE

Che miro?

FILLIDE

Che ti turba?

CREONTE

Se ne i gorghi del Nilo
seppellita non fosse
la mia sposa real, ora direi,
che Damira è costei.

FILLIDE

D'una rustica vile
può turbarti l'aspetto? In seno a l'acque
ha Damira la tomba: deh non negarmi
quell'onor, che poc'anzi a me tu offrivi;
lascia in pace i defunti, attendi a i vivi.

DAMIRA

(Come ardita favella!)

CREONTE

Eccomi pronto a consolarti o bella.

DAMIRA

No 'l permetterò mai.
Stolta mi fingerò,
così indegno imeneo perturberò.

CREONTE

Prendi amato mio ben.

DAMIRA

Ferma, che fai?
In qual legge d'Egitto
dimmi, o re, trovi scritto,
che ad un uomo lascivo,
per poter satollar l'ingorde voglie,
sia concesso l'aver più d'una moglie?

CREONTE

Che vaneggia costei?

FILLIDE

Stolta mi sembra.

CREONTE

Non è prole di Silo?

NERILLO

Ella è sua figlia.

CREONTE

Miserella, è impazzita.

NERILLO

Stravaganza inaudita!

DAMIRA

Tra nozze sì liete,

si suoni si canti,
allegri, e festanti
o sposi godete.

FILLIDE, CREONTE

Godiamo sì godiamo,

e le destre accoppiamo.

DAMIRA

Fermate,
che fate?
In onta di Damira
a nove nozze aspiri o re crudele?
A la moglie infedele
cerchi novi imenei?
Fulminatelo o dèi.

CREONTE

Obbligo di marito
io più non serbo a chi è cangiata in polve:
ogni legame al fin morte dissolve.

DAMIRA

Viva ancora è colei, che credi estinta.
È qui presente.

CREONTE

Ov'è?

DAMIRA

Colà dipinta.

NERILLO

Co' i casi di Damira
raccontai a costei dentro la reggia,
la misera signor parla, e vaneggia.

DAMIRA

Andiam mio Giove, andiam. Su questa nube
con la tua Giuno ascendi
fra stellati zaffiri.

NERILLO

Stravaganti deliri!

CREONTE

Lasciami.

DAMIRA

Vieni.

FILLIDE

O stolta maledetta.

CREONTE

Fillide non temer: sarai mia sposa.

DAMIRA

O quanto rido!

CREONTE

Soffri in pace, e aspetta.

FILLIDE

L'aspettar è un cibo amaro,

ch'il desio sol di speranza
di nutrir ha per usanza;
l'aver subito è più caro.

L'aspettar è un cibo amaro.

Scena nona

Silo, Lerinda, Nerillo.

SILO

Nerillo, qual avviso
di Fidalba mi dai?

NERILLO

Pessimo.

LERINDA

Che fia mai?

NERILLO

Fuori di senno uscita
poc'anzi avanti il rege,
s'è scoperta impazzita.

LERINDA

Silo non te 'l diss'io?

SILO

Un pensier troppo fisso, ed incessante
nelle sventure sue
avrà dell'infelice
l'intelletto travolto in un istante.

LERINDA

Qualche fumo al cervello

asceso le sarà.

Bisognava al suo bello

un marito trovar per carità.

NERILLO

Il pensiero sagace
di Lerinda mi piace.

SILO, NERILLO

Donzella

ch'è bella,
marito,
gradito,
si trovi sì, sì.

L'umano appetito,

non può in modo alcuno
con lungo digiuno
passar i suoi dì.

Scena decima

Logge reali.
Creonte, che pensieroso esce passeggiando per quelle logge.

CREONTE

Fortuna, e qual oggetto
guidasti a gl'occhi miei? Da qual procella
di torbidi pensieri
assalito mi trovo?
Ovunque il passo io movo,
l'insana incontro, e a quel fatal aspetto
parmi Damira aver inanti a gl'occhi,
par che levar mi senta
Fillide dalla mente,
e che l'ombra innocente
dell'estinta consorte
al cor mi sgridi ogn'ora,
se Damira morì, Fillide mora.

Scena undicesima

Fillide.

FILLIDE

Se Damira morì, Fillide mora?
Come a tempo la sorte
qua mi condusse! Ah perfido, t'intendo.
Sazio di me già reso,
d'altra beltade acceso
forse al par di Damira
macchinarmi la morte empio tu pensi?
Questi sono gl'incensi,
ch'arder dovean su l'ara di Cupido?
Ah traditor infido.
Tu pria di me cadrai
sacrificato al giusto mio furore,
amante mentitore.

Scena dodicesima

Breno, Fillide.

BRENO

Fillide sì sdegnosa? E che ti turba?

FILLIDE

(L'affetto di costui forse nel sangue
del perfido regnante
spegner potrebbe i miei sdegnosi incendi
ira sta cheta, e a vendicarmi attendi.)

BRENO

Parla mio sol.

FILLIDE

M'ami tu Breno?

BRENO

Oh dio!

Ciò mi chiedi cor mio?

FILLIDE

Se per meglio accertarti
del mio amor, di mia fede,
fossi tua sposa, e che diresti tu?

BRENO

Per viver fortunato
in amor non saprei bramar di più.

FILLIDE

Se in tua sposa mi brami,
Creonte uccidi, e allor dirò, che m'ami.

BRENO

Come! Ch'io sveni il re?

FILLIDE

Sì d'uopo fia

quel tiranno svenar, che a te mi toglie,
s'hai tu desio di conseguirmi in moglie.

BRENO

Vedi, s'io t'amo o bella
per conseguir quel seno,
coraggioso m'accingo
a l'alta impresa, e già la spada io stringo.
Creonte ucciderò:
avrà così in amore
da la morte del re, vita il mio core.

BRENO

Per ciglio sì vago,

il tutto farò,
per te sarò pago,
se estinto cadrò.

(parte)

FILLIDE

Consolatemi spirti irati,

vendicati
voi sarete,
e vedrete
un tiranno spirar gli ultimi fiati.

Scena tredicesima

Damira.

DAMIRA

Veggo un raggio di speranza,

che nel mar di mia sventura
può servir di cinosura
alla salda mia costanza.

Veggo un raggio di speranza.

DAMIRA

Dell'iniqua per cui
agitato da l'ira il mio cor langue,
l'orme rintraccio, e spero
far, che cada al mio piè vittima esangue.
Ma Silo con Lerinda
giunger qua miro, è d'uopo
per colorir l'inganno
di mie finte pazzie,
ch'ancor con questi io finga
frenetiche follie.

Scena quattordicesima

Silo, Lerinda, Damira.

SILO

Ecco qui l'infelice.

LERINDA

Fidalba. O miserella,
come immobile sta!

SILO

Non intende, né sa
ciò, ch'a lei si favella.
Figlia.

DAMIRA

Mio bene.

SILO

A chi?

DAMIRA

Mio Teseo, tu sul Nilo?

SILO

Che Teseo? Eh ch'io son Silo.

LERINDA

Scusa la sua pazzia.

DAMIRA

Che pena è la mia?
Gli spirti ho sconvolti
in mezzo a due stolti.

LERINDA, SILO

A fé così va.

DAMIRA

Tacete,

o ridete
com'io, ah, ah, ah.

LERINDA

Silo partiam di qui.

SILO

Perché?

LERINDA

Non vedi?

Quanti stolti seguaci
dell'orme di costei
vengono verso noi? Da questo stuolo
rapida parto.

DAMIRA

A gl'occhi lor m'involo.

Qui Silo vien circondato da molti Pazzi di corte.

SILO

Qual uccello voi m'avete

ne la rete
preso in mezzo pe' schernir;
ma a fuggir
dalla vostra gran pazzia
col legno m'aprirò presto la via.

Segue il ballo de' Pazzi.

ATTO TERZO

Scena prima

Loco delizioso ne la reggia, che corrisponde sul Nilo.
Creonte.

CREONTE

Pensieri molesti

quest'alma lasciate:
sparite,
fuggite,
non più m'infestate.

CREONTE

Sventurata Damira!
Troppo errai, lo confesso.
Dell'error mio commesso
speglio sono quest'onde,
tomba del tuo bel sen. D'ogni tuo danno
fu sol cagion un cieco dio tiranno.

CREONTE

Acque limpide, che sgorgate

da le vene di freddi sassi;
mesto a voi rivolgo i passi,
e qui al vostro mormorio,
seppellisco nel sonno il duolo mio.

Scena seconda

Breno, Creonte che dorme.

BRENO

So che qua venne. Eccolo appunto: ei dorme
è questo il tempo, arride
a' miei disegni il fato:
dorma sonni di ferro un re spietato.

(mentre s'avventa per uccider Creonte sopraggiunge Nigrane, che con la spada lo impedisce)

Scena terza

Nigrane con la spada a la mano. Breno. Creonte che si sveglia a le voci di Nigrane.

NIGRANE

Ah traditor! Sei morto.

(qui Breno senza dir altro fugge)

CREONTE

Numi, stelle, che scorgo.
Olà guerrieri.

(qui esce la guardia reale)

NIGRANE

Giove m'assista.

CREONTE

Ah indegno.

NIGRANE

Erri signor. A me.

CREONTE

Empio contro il tuo re
eccesso così enorme oprar tentasti.

NIGRANE

Qual eccesso?

CREONTE

Ancor neghi?

NIGRANE

Odi.

CREONTE

Non più. Tra ceppi

sia il perfido guidato, e pria che sorga
ad aprir l'uscio al dì la nova aurora,
resti il fellon decapitato, e mora.

Scena quarta

Nigrane circondato da la Guardia reale.

NIGRANE

O destino inclemente!
Dovrà dunque morir un innocente?

NIGRANE

Fillide dove sei?

Pria, che a la morte io vada,
almen questi occhi miei
ti potessero dar l'ultimo guardo,
per bearmi in quel volto, ond'io tutt'ardo,
che felice, e contento allor morrei.

Fillide dove sei?

Scena quinta

Silo, Nigrane.

SILO

Che brami tu da Fillide? Poc'anzi
l'incontrai ne l'uscir fuor del giardino.

NIGRANE

Già, che stella clemente
qua ti trasse opportun, pregoti amico
trovar Fillide, e dirle,
che innocente Nigrane
a la morte se n' va per destin rio,
e a le sue luci belle,
pria di morir invia l'ultimo addio.

SILO

Buon viaggio signor, sarai servito.

Scena sesta

Fillide, Silo.

FILLIDE

Già vicino a tuffarsi in seno a l'onde
è il luminoso dio, ch'in ciel risplende,
né Breno ancor le sue promesse attende.

SILO

Fillide, a tempo a fé
qua giunta sei.

FILLIDE

Che brami tu da me?

SILO

Innocente Nigrane
a la morte se n' va per destin rio,
e a le tue luci belle,
pria di morir invia l'ultimo addio.

FILLIDE

A la morte Nigrane?

SILO

Ei qui poc'anzi

prigionier tra catene
tutto mesto pregomi a ritrovarti,
e tai detti spiegarti.

FILLIDE

Di che è reo?

SILO

Non lo so.

FILLIDE

Forse perché fedel segue ad amarmi,
Creonte al suo furore
sacrificar lo vuole? A suo dispetto
non morrà, no, l'idolo mio diletto.
Dell'avviso opportuno
a te obbligata io sono,
e quest'aurea catena
in ricompensa amico mio ti dono.

(dona una catena d'oro a Silo in tempo ch'esce Lerinda, e vede a dargliela)

SILO

Fillide ti ringrazio, o come bella!
Benedette le corti:
nelle selve giammai,
da che nacqui incontrai sì buone sorti.

Scena settima

Lerinda, Silo.

LERINDA

Buone sorti, eh crudele?
T'ho pur colto sul fatto,
traditor infedele.

SILO

Che fatto? Che pazzie?
Di già sazio son reso
de le tue gelosie.

LERINDA

La catena che avesti?

SILO

Eccola qui.

LERINDA

E sostener vorrai,
che la tua infedeltà non mi tradì?

SILO

Quanto rider mi fai!

LERINDA

Pensi, che cieca io sia?
Cent'occhi ha per mirar la gelosia.

SILO

Maledetto sia quel sì,

che in tuo sposo mi legò.
Averei proferto un no,
se m'avessi allor pensato,
d'esser sempre tormentato
dal tuo pazzo umor così.

Maledetto sia quel sì.

LERINDA

Maledetti pur noi siate

sposi infidi, che portate
a le mogli poco affetto.
Quando crespo abbiam l'aspetto
ci aborrite, e disprezzate.

Maledetti pur noi siate.

SILO

Sprezzami.

LERINDA

Sgridami.

SILO

Sdegnati.

LERINDA

Affogati.

Insieme

SILO

Fa' che vuoi tu.
Folle son, se di te mi curo più.

LERINDA

Fa' che vuoi tu.
Stolta son, se di te mi curo più.

Scena ottava

Breno.

BRENO

Fortuna mi tradisti!
Ferro che non sapesti,
ad un barbaro re svenar il petto,
come inutil t'aborro, e al suol ti getto.
(getta a terra lo stilo)
Di Fillide al sembiante
comparir più non oso.
Temo, ch'ella m'accusi al primo guardo
di poco affettuoso, o di codardo.

BRENO

Consigliami amor.

Che far mai dovrò?
Risolver non so,
confuso è il mio cor.

Consigliami amor.

Scena nona

Damira.

DAMIRA

Suol de' pazzi, la fortuna

cura prendersi talor,
ma con me sempre importuna,
mai non cangia il rio tenor.
Stolta fingermi non giova:
chi nasce pazzo sol, fortuna trova.

DAMIRA

Ma qui che scorgo? Un ferro nudo a terra?
Par, che la sorte a le mie brame arrida,
provvedendomi d'armi,
acciò Fillide sveni, e l'empia uccida.

DAMIRA

Vendicar spero

l'offese mie;
non più pazzie
sdegno guerriero
vieni, e ricetto
fa' nel mio petto,
ardito, e fiero.

Vendicar spero

le offese mie.

Scena decima

Prigione orrida.
Nigrane.

NIGRANE

Marmi spietati, e tenebrosi orrori,

ch'un innocente imprigionate a torto,
dopo, ch'al suolo agonizzante, e morto
caduto io sia tra gelidi pallori,
deh per pietade almen fate, che sia
nota a Creonte l'innocenza mia.

NIGRANE

Ma che rimiro o stelle!
Maschere in questo loco?
Qual deità pietosa
da due luci velate a questo core
vibra rai di conforto?

Scena undicesima

Fillide mascherata, Nerillo, Nigrane.

FILLIDE

Amico amore.

(si leva la maschera)

NIGRANE

Mia vita.

FILLIDE

Mio tesoro.

NIGRANE

Che grazie?

FILLIDE

Che sventure?

NERILLO

Che brutte stanze oscure!

NIGRANE

Per dar la vita al re son prigioniero.
Da Breno lo salvai.

FILLIDE

Basta, t'intendo.

NIGRANE

Come t'introducesti
amoroso mio sol co' tuoi splendori,
a illustrar questi orrori?

FILLIDE

Sai, che a Fillide, o caro,
favorita del re nulla si nega,
e il tutto ottien, ogn'or che chiede, o prega.

NIGRANE

Or venga quando vuole
carnefice spietato a esanimarmi,
ch'altro più non desio.
Un vostro guardo pio,
care bellezze amate,
può le ceneri mie render beate.

FILLIDE

Non si parli di morte, alma gradita,
mentr'io qui son per riserbarti in vita.

NIGRANE

E come?

FILLIDE

Queste spoglie

vestirti ora dovrai
colà in disparte.

NIGRANE

O bene!

FILLIDE

E ne l'uscir
da quest'orride soglie,
rappresentando tu la vece mia
facilmente potrai con questa frode
ingannar il custode.

NIGRANE

Ma tu?

FILLIDE

Non più mio ben. Fa' quanto impongo.

Uscito, che sarai,
con Nerillo n'andrai
ne le mie stanze ad aspettarmi: intanto
ben io saprò d'accorta
mezzo trovar per farmi aprir la porta.
Meco vieni.

NIGRANE

Ubbidisco.

NIGRANE

Occhi vaghi amorosetti,

vive faci del mio cor,
sin che luci così belle
splender miro in mio favor,
io non temo de le stelle
l'empio, e barbaro rigor.

FILLIDE

Bella bocca, ov'ha Cupido

arco, e strale di rubin,
sin ch'io vivo incatenata
da quel biondo, e vago crin,
pur ch'io sia da te baciata,
farò guerra anco al destin.

Scena dodicesima

Nerillo.

NERILLO

Itene pur, per me non veggo l'ora
di lasciar questi alberghi, e uscirne fuora.

NERILLO

Servir a innamorati

non è mestier per me.
Se un giorno mi discioglio
da così strano imbroglio,
mai più v'inciampo a fé.

Servir a innamorati

non è mestier per me.

Scena tredicesima

Appartamenti di Fillide in corte.
Creonte, Lerinda.

CREONTE

E ciò fia ver?

LERINDA

Non mento.

Mascherata poc'anzi
con Nerillo, signor, uscir la vidi
fuor de le regie soglie.

CREONTE

Ove n'andò?

LERINDA

Dir no 'l so: ma il cangiare
abito, e forme per uscir di corte,
mi fa assai sospettare.

CREONTE

Perfida gelosia
l'anima m'avvelena.

LERINDA

Se coglierla sul fatto
brami signor, è d'uopo
vigile qui aspettar il suo ritorno.

CREONTE

Sì, sì, fin ch'ella viene,
passeggiando n'andrò quivi d'intorno.

(parte)

LERINDA

Vo; che Fillide impari
tosto, ch'ella qua viene,
a donar lascivetta
al mio sposo infedel auree catene.

Scena quattordicesima

Nerillo, Nigrane mascherato con le vesti di Fillide.

NERILLO

Signor, a gran periglio
per amore t'esponi.

NIGRANE

Amante core,
i perigli non teme.
Fillide la mia speme
qui attenderò. Ma sento
l'anima mia, che stanca
dal suo lungo penar, brama il riposo.

NERILLO

Qui t'adagia signor. Dormi; ch'io in tanto
farò la veglia, e scherzerò col canto.

(qui Nigrane s'adagia sopra una sede)

NIGRANE

Dolce sonno gradito,
d'ogni stanco mortal pace, e ristoro,
fa' ch'io sogni tra l'ombre il sol, ch'adoro.

NERILLO

O come presto ha chiuse
le sue pupille al sonno!
Anco i miei lumi più vegliar non ponno.

(s'adagia appresso Nigrane)

NERILLO

Io non provo maggior piacere,

se non quando m'addormento;
e posando,
va sognando
questo core,
in amore
di gustar qualche contento.

Io non provo maggior piacere,

se non quando m'addormento.

(s'addormenta accanto Nigrane)

Scena quindicesima

Damira; Nigrane, Nerillo che dormono.

DAMIRA

Cieca vendetta

guida il mio piede,
dove risiede
la mia nemica.

DAMIRA

Ma che miro o fortuna!
Ecco l'empia, che dorme.
Vittima a' miei furori
or iniqua cadrai. Perfida mori.

Scena sedicesima

Creonte, Lerinda, Damira; Nigrane, Nerillo che si svegliano.

CREONTE

Ferma il colpo. Che tenti?

LERINDA

Ah Fidalba, sì ardita?
Deh scusala signor: ella è impazzita.

NERILLO

Su svegliati Nigrane. Ecco qui il re.

NIGRANE

Che far degg'io?

NERILLO

Rivolgo altrove il piè.

DAMIRA

Sire, stolta non son qual tu mi credi.
Son Damira, che vive
per clemenza di stelle
de la barbarie tua cruda, e spietata,
in vita riserbata.

LERINDA, CREONTE

Che ascolto o ciel!

NIGRANE

Che sento!

DAMIRA

Se ancor sazio non sei
di renderti al mio onore
per un seno impudico
implacabil nemico,
eccoti il ferro, prendi,
trafiggi questo petto,
estingui nel mio sangue
le fiamme dell'affetto,
che fida a te portai:
svena o pigro: che fai?

CREONTE

Damira, oh dio non più, confuso, e vinto.
Da te alfin mi confesso:
conosco l'error mio, torno in me stesso.
Perdonammi, se errai:
tanto t'adorerò, quanto t'odiai.
Ma come ti salvasti
dentro l'acque del Nilo?

LERINDA

Io te 'l dirò.

Silo a caso pescando
su le rive del fiume,
gir a nuoto la vide, e la salvò.

DAMIRA

Io Fidalba mi finsi
pastorella d'Egitto
priva de' genitori, e disperata.

LERINDA

E Silo per sua figlia
volle adottarla, e come tal fu amata.

(qui Creonte si rivolge a Nigrane mascherato, stimandolo Fillide)

CREONTE

Fillide.

NIGRANE

(si leva la maschera dal volto)

Son Nigrane.

CREONTE

Che miro, tu Nigrane?
Tu sprigionato? In queste spoglie? E come?

LERINDA

Stravaganti successi!

CREONTE

Temo d'occulti eccessi.

ultima

Fillide, Creonte, Damira, Nigrane, Breno, Lerinda.

FILLIDE

Che eccessi? Pari a i tuoi
qui scoprirne non puoi.
Se Damira morì, Fillide mora.
In onta tua crudele,
vive Fillide ancora.

CREONTE

Io crudele? Giammai
la tua morte bramai.

FILLIDE

Ben le tue voci intesi.

CREONTE

Tu ne l'udirmi errasti:
Fillide equivocasti.
Viva è Damira.

DAMIRA

E al mio consorte unita,

a chi morte bramai, dono la vita.

FILLIDE

Non men da le tue grazie,
che da' tuoi casi io resto
e stupida, e confusa alta reina.

BRENO

Signor, ecco a' tuoi piedi
un empio, un reo pentito,
mostro d'infedeltà.
Castigami, che indegno
son di regia pietà.
Innocente è Nigrane, io sono il reo,
che di Fillide acceso,
per possederla, ucciderti tentai.

FILLIDE

Io glielo comandai
da tue voci delusa:
ciec'ira femminil degna è di scusa.

CREONTE

Perfido.

NIGRANE

Dal suo ferro

nel giardino o mio re salvo ti resi.

CREONTE

Ingannato io t'offesi.

FILLIDE

Io di Nigrane amante
in quelle spoglie mascherata uscii
fuor de la reggia, e in carcere introdotta
da pensieri amorosi,
cangiai le vesti, e in libertà lo posi.

CREONTE

Con quai mezzi possenti,
sommo Giove sciogliesti
sì confusi accidenti!

DAMIRA

Signor, deh non volere
tra le nostre allegrezze
i castighi introdur, e le tristezze.
Perdona a Breno il temerario errore,
e incolpa solo il cieco dio d'amore.

CREONTE

A te nulla si neghi.
Per sua pena sol basti
torgli Fillide, e unirla
in presenza del reo
al suo fido Nigrane in imeneo.

BRENO

Grazie ti rendo o sire
del concesso perdon: ma quella morte
che la clemenza tua dar non mi vuole,
mi darà in breve il duolo,
mentre privo son io del mio bel sole.

FILLIDE

Nigrane.

NIGRANE

Anima mia.

FILLIDE

Son pur tua.

NIGRANE

Sì, sei mia.

CREONTE

Ravvivata mia sposa
mi rilego al tuo seno.

DAMIRA

Sorte alfine pietosa,
ha i turbini cangiati in ciel sereno.

CREONTE

La tua sorte è cangiata.

DAMIRA

E Damira placata.

DAMIRA

E il mio cor lieto, e contento,

più non sente affanni, e pene.
Tra le braccia del mio bene,
darò bando a ogni tormento.

E il mio cor lieto, e contento,

più non sente affanni, e pene.