Melodramma tragico di un prologo e tre atti.
Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
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Libretto di
Musica di
Prima esecuzione:
Personaggi:
ISSÀCHAR ultimo della tribù di tal nome, ebreo / baritono
LEILA figlia di Issàchar / soprano
BOABDIL -el-Chic re di Granata, moro / tenore
ADÈL-MUZA principe comandante in capo alle file moresche / tenore
FERDINANDO re di Aragona / basso
ISABELLA regina di Castiglia / soprano
GRAN GIUDICE del tribunale supremo spagnuolo / tenore
La real corte di Spagna, Giudici, Arcieri del supremo tribunale, Eremiti, Matrone velate, Guerrieri.
Mori, Odalische, Schiavi.
Ebrei, Famigliari di Issàchar.
Scena, l'Andalusia.
Epoca, il declinare del secolo XV.
Argomento
Quando Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia strinsero assedio intorno a Granata, ultimo baluardo dei mori nelle spagne, un ebreo, di nome Issàchar, uomo stimato per mago e profeta in quella città, promise ai cristiani di agevolarne la resa, purché guarentissero a lui ed a' suoi israeliti franchigie ed onori. Issàchar tenne il patto, e veniva nel campo spagnuolo conducendo seco, ed in ostaggio della sua fede, la figlia Leila; allora che il re, vergognando delle fatte promesse, lo abbandonò in potere dell'inquisizione. Con arte meravigliosa seppe Issàchar fuggire a quella tremenda giustizia, ma la figlia di lui restava presso gli spagnuoli. La presa dell'Alhambra. gli amori di Leila con Adèl-Muza, il più valoroso de' cavalieri maomettani, la conversione religiosa di lei, il ritorno d'Issàchar, che sagrifica la figlia all'onore e alla credenza de' suoi padri, forman l'intreccio del dramma, il cui soggetto fu preso da un romanzo del signor Bulwer intitolato: Leila o l'Assedio dì Granata.
PROLOGO
Scena prima
Granata. - appartamenti reali nell'Alhambra - nel mezzo arcate, d'onde si vede la corte dei Leoni - il bagliore azzurrognolo di vampe ardenti in lampade di alabastro contrasta misteriosamente colla luce languida entro a quel luogo suffusa dal crepuscolo vespertino.
Da un lato, sotto ricco padiglione, giace maestosamente il moro Boabdil re di Granata; un uomo di strana sembianza avviluppato in nera tunica appare nel fondo - è Issàchar, - guata all'intorno meditabondo, indi fra sé:
ISSÀCHAR
(Africa! Spagna! ~ o genti abbominate!
Sorge tra voi gigante
lo spregiato Israele; iddio librando
le lance sta, ché delle orrende vostre
colpe trabocca; a entrambe un'egual sorte:
onta, sterminio e morte!!! ~
Eppur, figlio di Giuda, io vo apprestando
le chiavi di Granata al re Fernando...
Sì ~ trionfi l'ispano. ~ Ma una fede
ad altra fé succede,
e le nazioni sperdon le nazioni,
finché il tempo rimedi,
dell'antica Sionne i dì sereni.)
(s'avanza, e ponendosi in atto simulato d'ossequio innanzi al re)
ISSÀCHAR
Salve, o luce dei credenti,
scuoti l'anima avvilita;
gemer l'aura a' tuoi cupi lamenti
dovrà in eterno?
Non più infesta ria procella
l'orizzonte di tua vita.
Or di gloria presaga una stella
io vi discerno.
BOABDIL
(con amarezza)
O profeta, a' rai più truce
sol balenami il fulgore
delle lande, che innumere adduce
il prence ibero.
ISSÀCHAR
(con malignità)
Di Fernando d'Aragona
fia nemico a te maggiore
Adèl-Muza...
BOABDIL
(levandosi impetuoso)
Che ardisci?...
ISSÀCHAR
(in tuono affettato di umiltà)
Perdona...
io parlo il vero.
(indi con accento misterioso, terribile)
De' suoi guerrier nell'idolo
un saggio re confida?...
Se un tradimento orribile
i giorni tuoi recida,
qual di Granata il popolo
nuovo monarca avrà? ~
D'affascinati sudditi
a te rapìa l'amore
Adèl, cui strugge indomito
desìo di regio onore...
Sgabello il tuo cadavere
al trono ei si farà.
BOABDIL
D'ira, d'orrore un fremito
pel sangue a me discorre...
Prigion fia tratto il perfido
nella vermiglia torre.
Or chi m'è fido?...
(si getta disperato sul divano)
ISSÀCHAR
(esultando)
(Oh gioia!) ~
(al sultano)
S'affreni il tuo dolor.
(Come l'udiva in Ninive
Sardanapalo un giorno,
molle d'amore un cantico
echeggi or qui d'intorno...
Del vil tiranno infrangasi
vie più la mente, il cor.)
Scena seconda
Mentre il Re smania d'angoscia e di furore, ad un cenno dì Issàchar, quasi per incanto, appaiono dalle arcate di mezzo leggiadre Fanciulle e Schiavi recando guzle ed altri istrumenti; alcune danzano, altri suonano accompagnandosi il seguente:
CORO
Sulle guzle, sull'arpe d'argento
solleviamo un concento;
del sultano rattempri il martire
la soave armonia.
Se bearlo potesse il mio spiro,
e posargli nel core!...
Oh! delizia morir come muore
la soave armonia.
BOABDIL
(Dolci sensi! risuonami il petto
voce arcana che Muza è innocente;
ma quest'uom misterioso, veggente
reo lo accusa, e tremarne mi fa.)
(a poco a poco indi egli si assopisce)
ISSÀCHAR
(guatando a lui, corrucciato fra sé):
Saraceno! il cui pallio regale
gronda ognor del mio sangue fraterno.
Non sai tu di qual vindice strale
t'abbia a coglier fra poco l'eterno!
Di tal sangue innocente versato
alle spere s'è il fumo innalzato,
e mugghiante una nuvola sta
sovra l'empia dannata città.
(parte)
(le odalische e gli schiavi rientrano ne' loro recessi)
PARTE PRIMA
ATTO PRIMO
Scena prima
Orto cinto da mura diroccate nel più remoto angolo di Granata - Notte - Da un lato, fiancheggiata da melagrami e sicomori, sorge una vetusta casa di architettura bizzarra d'epoca assai anteriore alla moresca dominazione, ma sullo stile di questa, indi ricostrutta in parte ov'era crollata - nel fondo, in isfumatura, pinacoli e moschee a chiaro di luna.
Adèl-Muza entra guardingo nell'orto, e volgendosi ad un verone della casa fievolmente rischiarato, canta:
Serenata.
ADÈL-MUZA
Del Corano il sacro carme
mi sta inciso sovra l'arme,
ma il tuo nome in questo core
scritto è pur, ~ mio dolce amore! ~
Fede eterna, intemerata
ad entrambi ho consecrata;
ma del brando, ahi! sento il core
più fedel, ~ mio dolce amore! ~
ADÈL-MUZA
Stella dell'alma mia,
sorgi! di te la notte invidiosa
le sue stelle ridesta!
Sorgi, e degli astri pallido il chiarore
le tue luci faran, ~ mio dolce amore!
ADÈL-MUZA
Vieni: fatal presagio
lo spirito mi serra:
se al dì vegnente esanime
io mi cadessi in guerra?...
Di quest'acciaro estinguersi
il lampo allor dovrà;
ma il cor d'amore i palpiti
anco sotterra avrà. ~
ADÈL-MUZA
Oh! qual di paradiso
lambe un'aura balsamica il mio viso?!...
Essa è nuncio, che l'orme tue previene,
mio dolce, unico bene! ~
ADÈL-MUZA
Amarti, amarti, ed essere
dell'amor tuo l'obbietto!...
Ecco l'eliso, o vergine,
a noi d'allah predetto;
né tal ch'io provo un giubilo
sanno apprestar le Urì...
ignoto ad esse un etere,
cara! il tuo amor m'aprì. ~
Scena seconda
Leila trepidante dalla casa, e detto.
ADÈL-MUZA
Leila, ti veggo, e son felice...
LEILA
Adèl,
parla sommesso: io temo
spiato il nostro amore, e... già l'estremo
convegno è questo...
ADÈL-MUZA
Ahi lasso!
Ma chi se' tu, che amarti a me non lice?...
I tuoi padri mi svela, il suol natio...
LEILA
A me pure mistero è il viver mio.
LEILA
Adombrato da palme un ostello
io rimembro in un clima più ardente...
lentamente ivi pasce il cammello
triste un'erba pel sole cocente.
Me bambina stringeva al suo petto,
mi baciava una donna amorosa;
il suo sguardo, l'accento diletto
nel mio core scolpito restò.
ADÈL-MUZA
(commosso)
Era dessa tua madre?!... oh pietosa!
Nel mio seno il suo spirto passò.
LEILA
Poi che fummi da ignota sventura
quella madre sì dolce rapita,
peregrina fra tacite mura
da lung'anni qui traggo la vita:
sol pensoso a me viene talora
uomo arcano, che figlia mi appella;
l'amo io pure, ma ignoto m'è ancora
qual ei meco divida destin.
ADÈL-MUZA
Sol d'amore, o gentil, mi favella;
taccia il resto il tuo labbro divin.
LEILA
(con trasporto)
Io t'amo...
ADÈL-MUZA
(impetuoso)
Amarti, ed essere
dell'amor tuo l'obbietto!
Ecco l'eliso, o vergine,
a noi d'allah predetto.
Né tal ch'io provo un giubilo
sanno apprestar...
(s'ode un stormire di frasche)
LEILA
Mio dio!
ADÈL-MUZA
Quale terrore?...
LEILA
Involati...
è il padre!...
Insieme
LEILA
Adèl, addio!
ADÈL-MUZA
Leila, addio!
(scongiurato dall'amante il saraceno parte. Leila, scossa nuovamente da rumore fra le macchie, e da un ruggito come di belva, sviene pello spavento)
Scena terza
Leila svenuta, indi Issàchar dal nascondiglio.
ISSÀCHAR
(con sarcasmo)
Va' pur tranquillo, o moro abbominato,
se al mio furor ti è dato
or qui campar, la morte, e ignominiosa,
t'aspetta entro l'Alhambra. ~ Ecco l'indegna!
(guatando alla figlia, indi côlto da una rimembranza)
L'unico pegno del più santo amore
sol per l'infamia, o donna del mio core,
tu m'affidavi nello istante estremo?
(la sua mano corre al pugnale: in questo punto Leila rinviene e sclama piangendo)
LEILA
Padre! padre!
ISSÀCHAR
Tu piangi?...
LEILA
Io gelo...
ISSÀCHAR
Io fremo.
ISSÀCHAR
(poi ricomponendosi a stento, prosegue con affettata dolcezza e commosso mal suo grado)
Romito fior nel tramite
tu sei della mia vita;
de' lumi i più reconditi
la mente io t'ho fornita;
le oscene danze e i cantici
delle odalische ignori,
ma un dio verace ed unico
tu genuflessa adori;
e la caduta Solìma
un inno ha sol da te.
LEILA
Fiore son io, che il turbine
divelse dallo stelo.
Poi che una madre tenera
non mi serbava il cielo;
ne' preghi, nelle lagrime
mi volgeranno l'ore.
L'affetto mio colpevole
fu noto al genitore...
(prostrandosi)
Madre, il tuo santo spirito
vegli su lui, su me!
ISSÀCHAR
(prorompendo con voce tonante, e afferrandola pell'omero ferocemente)
Ti leva dalla polvere,
e ai perfidi oppressori
tu maledici... ai mori,
o figlia d'Israel.
LEILA
Io maledire!...
ISSÀCHAR
Perfida.
Te maledico...
LEILA
(con grido straziante)
Ciel!!!
LEILA
Ahi! fu velo all'ira estrema
di tue labbra il molle accento.
Ma a ritrarre l'anatèma
ti commova il mio sgomento...
ISSÀCHAR
Ami il moro miscredente,
e figliuola a me tu sei!
Dio mi plachi il cor furente,
qui svenare or ti dovrei!
LEILA
Sì, il pugnal mi vibra in petto,
sì, mi squarcia a brani il cor:
se la figlia hai maledetto,
tu la svena, o genitor.
ISSÀCHAR
No: ~ vivrai ~ la tua persona
sacro obbietto è già per me.
(Pegno al sire d'Aragona
deggio offrirla di me fé.)
(parte strascinando la figlia perplessa, stupita)
PARTE SECONDA
Scena quarta
Luogo interno del padiglione reale nel campo spagnuolo attendato sotto Granata - Tutto giace nel massimo silenzio ed oscurità.
Avvolti in brune cappe vengono i Giudici del supremo tribunale, parlando a voce sommessa con mistero.
CORO
Iº
Dovrà per tale infamia
finir così la guerra?
CORO
IIº
Le saracene soglie
un petto vil disserra! ~
CORO
tutti
Spegne l'onore ibero
nefando vitupero:
non abborrìa d'accogliere
empio messaggio il re!
Vegliamo! ~ Irresistibile
possanza il ciel ne diè.
(si ritirano misteriosamente)
Scena quinta
Ferdinando d'Aragona, il Gran giudice, uno Scudiere.
FERDINANDO
(allo scudiere)
Lo straniero m'adduci.
(lo scudiere che parte)
GRAN GIUDICE
(con severità)
Qui un ebreo!
FERDINANDO
A te il consegno, vecchio venerando:
quella, ch'io m'ebbi idea di stratagemma
pe' tuoi savi consigli ora detesto,
né a quest'empio, che or viene, io più m'affido...
GRAN GIUDICE
O figlio, il ciel t'illumini la mente.
FERDINANDO
Or vanne... ei m'ha ispirato...
(il Gran giudice si ritira; Ferdinando rimane misurando a passi concitati il suolo)
Scena sesta
Vengono introdotti Issàchar e Leila velata. Detto.
ISSÀCHAR
O re possente,
ier di mia fé dubbioso
uno statico hai chiesto, or lo t'arreco:
(toglie il velo a Leila)
essa è mia figlia. - Al nuovo dì in Alhambra
sarà Muza prigione, onde scorati
nemici avrai...
LEILA
(Che intesi!)
ISSÀCHAR
Son fermi in questo piego
i patti...
(presenta a Ferdinando un rotolo di pergamena, ma questi con indifferenza lo rifiuta)
FERDINANDO
E a che franchigie
vai chiedendo pel popolo di Giuda?...
ISSÀCHAR
(sorpreso del nuovo linguaggio, e sdegnato)
Figlia, partiam...
FERDINANDO
T'arresta!
Un infedel tu sei,
né da merlata pena campar déi.
Scena settima
Escono i Giudici e gli Arcieri del supremo tribunale, i quali si accingono a legare Issàchar; questi è furibondo, imperterrito, Leila muta per lo spavento.
ISSÀCHAR
(a Ferdinando)
Mio nume è Jeowha! ~ Serpe ti sfido...
Mi colga un fulmine; ~ fidai di te.
A me quei ceppi, ~ io ti derido...
Abbietta insidia ~ tendesti a me.
CORO
A morte!!
LEILA
Oh crudi... ~ oh padre mio!...
ISSÀCHAR
Figlia, a sterminio ~ degli empi io vo.
(e ponendole sul capo solennemente la destra)
Sia teco ognora ~ di Giuda il dio,
e a te sollecito ~ redir saprò.
(viene strascinato al tribunale supremo: momenti di orribile silenzio)
Scena ottava
Leila e Ferdinando.
LEILA
(prorompendo in lagrime)
Se cor non serri ~ di tigre in seno,
i dì risparmia ~ al genitor.
Pietà non senti!! ~ Oh! lascia almeno
ch'io pur dei barbari ~ sfidi il furor.
(muove per andarsene colà dove fu tratto suo padre)
(in quella si vede da quel lato nell'interno il tetro splendore di una luce rossa sanguigna)
LEILA
(inorridendo)
Qual mai s'accende ~ vampa funesta?...
Un rogo!... o padre, ~ con te morrò.
FERDINANDO
Ah! sconsigliata ~ che fai? t'arresta...
ei muor, ma padre ~ io ti sarò.
Scena nona
D'improvviso il Gran giudice, i Giudici, gli Arcieri escono nella massima costernazione dal loro tribunale, e detti.
GRAN GIUDICE, CORO
Satan, fuggì! ~
FERDINANDO
Che v'impaura?...
GRAN GIUDICE, CORO
(prostrandosi al suolo inorriditi)
Preghiam!
FERDINANDO
Che avvenne? ~
CORO
L'ebreo sparì...
era un maliardo!! ~
VOCI NEL CAMPO
Oh ria sventura...
Al foco!!
«Noi non vogliamo dire con ciò» (così Bulwer nel romanzo da cui è tratto il presente melodramma) «che Almame» (da noi chiamato Issàchar) «si fosse acquistata quell'arte che le leggende e le superstizioni segnano col nome di magia; poiché egli non poteva signoreggiare gli elementi, né squarciare il velo del futuro, né annientare con una sola parola intiere armate, né per mezzo di incantagione trasportarsi repentinamente in un luogo lontano. Ma uomini che per secoli aveano passato la vita in tentare tutti gli effetti che possono meravigliare e imporre al volgo, dovevano pure apprendere segreti, che tutta la più posata saggezza dei tempi moderni invano tenterebbe di spiegare o di richiamare in vita. Ed alcune di quelle arti apprese empiricamente, ché spesso possono essere effetti di leggi chimiche ancora sconosciute, rimasero inesplicabili anche a coloro che ne aveano scoperto, e che ne creavano i fenomeni, di modo che questi dal proprio inganno tratti in errore, spesso s'immaginavano d'essere i padroni della natura, quando non ne erano che i vaganti discepoli. Di tal fatta era lo studioso della terribile caverna». (Bulwer - Leila, o L'assedio di Granata, capitolo IV).
E dove si parla dell'incendio del campo spagnuolo operato dell'ebreo:
«Il vento che pochi minuti prima aveva scherzato solamente con vittoriose bandiere, cacciava la fiamma divoratrice di tenda in tenda, come lampo che guizza fra le ammucchiate nubi. Prima che qualcuno potesse pensare a frenar l'incendio il campo era una fiamma sola». (Bulwer - Leila, o L'assedio di Granata, capitolo XXIII).
Scena decima
Squillano le trombe, il campo d'ogni dove si desta; la tenda si riempie di Guerrieri, che accorrono spaventati, indi Isabella di Castiglia, Dame spagnuole, Ancelle, Valletti, ecc., ecc., grande è il subbuglio, il terrore.
CORO
Tutto ~ per noi finì.
Onnipossente ~ in ogni loco
un uom le fiamme ~ spargendo va.
Preda all'incendio ~ un mar di foco
fia tutto il campo. ~
TUTTI
Cielo, pietà!! ~
GRAN GIUDICE
(afferrando Leila)
Ma tu, del mago ~ figlia aborrita,
trema per esso ~ del mio furor.
LEILA
(ad Isabella)
Sono innocente! ~ oh! tu m'aita,
di cui men crudo ~ è forse il cor.
FERDINANDO, ISABELLA
(in tuono assoluto al Gran giudice)
Di nostra fede ~ a lei si schiuda
per te il velame. ~
LEILA
Oh accenti!...
(intanto vie più andrà avvicinandosi il crepitio dell'incendio, il fondo del padiglione precipita con fracasso)
TUTTI
Orror!! ~
Scena undicesima
Si veggono le tende spagnuole riboccanti di fuoco, in mezzo a cui da lontano si scorge Issàchar, brandendo una fiaccola accesa in atto terribile, che grida:
ISSÀCHAR
Spagnuol! paventa ~ l'ira di Giuda,
angelo io sono ~ sterminator.
(sparisce in mezzo ai nugoli dell'incendio)
FERDINANDO
Soldati, all'armi! ~ or se pel foco
il campo in cenere ~ tutto ne andrà,
l'empia Granata ~ a noi fra poco
splendido asilo ~ dischiuderà.
GUERRIERI
(sguainando con anima le spade)
Soldati, all'armi! ~ or se pel foco
il campo in cenere ~ tutto ne andrà,
l'empia Granata ~ a noi fra poco
splendido asilo ~ dischiuderà.
(sdegno, confusione, terrore ne' singoli affetti)
PARTE PRIMA
ATTO SECONDO
Scena prima
Sotterranei nella dimora di Issàchar - le ampie volte rozzamente intagliate nella roccia sormontano pilastri informi e giganteschi, a ' quali come trofei pendono armi rugginose d'un'epoca assai remota - qua e là stanno alla rinfusa strumenti di alchimia di forme svariate e bizzarre - un'enorme lampada di metallo irrugginito pende dall'alto, rischiarando fiocamente quel luogo di magica e selvaggia apparenza.
Issàchar e varii suoi Famigliari sono intenti ad affilare e fornire armi; di lì a pochi istanti si ode un romore allo esterno. Issàchar va nel fondo, e spia per un forame.
ISSÀCHAR
(ad alta voce)
Dessi ~ chi viene? ~
VOCI
(al di fuori)
Giuda, e vittoria!
Scena seconda
Issàchar preme una pietra, che girando leggermente sovra una molla apre l'entrata ad Uomini di vari paesi ivi convenuti con fiaccole per via sotterranea.
CORO
(mirando all'intorno con entusiasmo)
Oh l'armi avite!! ~
TUTTI
(si prostrano)
Oh padri!! oh gloria!! ~
(sorgono, si abbracciano a vicenda presi da veemente commozione)
ISSÀCHAR
(in tuono profetico)
Or voi, degli avi nostre ombre, sorgete!...
e là 've di Sionne le ruine
lambe il Cedron traete!...
da que' salci immortali
l'arpe spiccate, onde le mosse corde
dall'aure... mesta istoria
gemon di troni e popoli caduti!...
Or voi gli accordi dell'antica gloria
sovr'esse a noi temprate...
CORO
(con fuoco)
Sì ~ dell'antica gloria!...
ISSÀCHAR
A noi parlate...
di Gedeon...
CORO
(con entusiasmo sempre crescente)
Di Gedeon!
ISSÀCHAR
Parlate...
di Giosuè...
CORO
Di Giosuè!...
ISSÀCHAR
Di Jefte...
CORO
Di Jefte!
ISSÀCHAR
(rimane colpito da lugubre memoria - e niuno ignora il voto di Jefte, onde questi sacrificò a dio la propria figlia)
Al pensier mio
qual mai lampo baleni, eterno iddio?!
(resta concentrato, indi con terrore)
Al tuo cenno m'inchino devoto,
che brillare in quel lampo discerno...
tu di sangue terribile un voto
forse chiedi ad un core paterno?!
(piange)
Ho una figlia!! ~ a lei guarda, o signore,
serbi intatta de' padri la fé. ~
(come inspirato)
Ma, se il chiegga di Giuda l'onore,
pur fia spenta la figlia da me.
CORO
in disparte
Egli pianse; ma spersa è la nube,
lo circonda celeste splendore...
ora ad esso favella il signore
quale un tempo sul Sinai a Mosè. ~
ISSÀCHAR
Sotto il velame di melati accenti,
onde franchigie promettea, l'ibero
mi celava un'insidia, che sfuggire
io ben potei; ma l'unica mia prole
restò del vile fra gli artigli...
CORO
Il ratto
di lei s'imprenda!
ISSÀCHAR
Or noi
da calle sotterraneo
nel campo penetrar dell'inimico
deggiamo...
(s'ode uno squillo lontano di trombe)
ISSÀCHAR
È questa l'ora
ove di mille e mille saraceni
duce Adèl-Muza irromper dée sull'oste...
UNO DEL POPOLO
(con sorpresa)
Adèl?... fia vero!
ISSÀCHAR
Alla vermiglia rocca,
che un dì l'ebbe prigione,
dalle sommosse squadre ei fu sottratto;
né più di lui diffida
il re moresco ~ provvida è la sorte ~
Muza è sommo, invincibile guerriero...
Or tutti all'armi!
CORO
Sì, ~ morte all'ibero! ~
TUTTI
Per l'etra rimbomba
la bellica tromba,
quell'armi stringiamo,
a guerra moviamo.
(cingendosi le armi antichissime degli avi)
Balenan tremende
dal prisco fulgor,
lo spirito ne accende
l'antico valor.
(corrono precipitosi alla pugna: succederà lontano il rombo della battaglia)
PARTE SECONDA
Scena terza
Padiglione in una foresta presso il campo spagnuolo; il fondo ne è aperto, e fra lo spessore della boscaglia si veggono da lontano i dorati cocuzzoli dì Granata.
Strepito, suoni guerreschi, indi voci festive in lontananza.
CORO
di dentro
Viva Spagna!
Isabella di Castiglia, dame spagnuole, ancelle, ed il Gran giudice reduce dal campo.
ISABELLA, CORO
(movendogli incontro ansiose)
Ben giungi!... o vegliardo
venerando, che rechi?
GRAN GIUDICE
Offuscata
è la luna: l'ibero stendardo
sfolgoreggia sull'empia Granata.
ISABELLA, CORO
Oh! fia ver?
GRAN GIUDICE
Di letizia il concento
or sentite nell'aura echeggiar.
ISABELLA
Trionfante è lo sposo... oh contento!!
TUTTI
La sua destra corriamo a baciar.
(tutti escono)
Scena quarta
Al suono di una lieta musica procede l'esercito spagnuolo, a capo del quale diffilano primi i Gonfalonieri colle insegne di Aragona, Castiglia, Calatrava, poi Ferdinando, Isabella, il Gran giudice e la real corte.
CORO
Ogni lido, ogni spera, o Fernando,
dell'immense tue glorie risuoni,
al balen dell'invitto tuo brando
crollan tutti dell'Africa i troni.
Vivi eterno! del fier saraceno
fu la benda squarciata per te;
e una zolla del patrio terreno,
ove l'empio trionfi, non è.
FERDINANDO
Sì, guerrieri, dell'Idra a noi nemica
rintuzzato è l'orgoglio: per lei resta
l'Alhambra ultimo covo, e a patti scende
l'altero Boabdil, onde fra poco
verran messaggi a noi...
Cessato il guerreggiar proclamo, o eroi.
FERDINANDO
Fu iddio, che disse: «O figlio,
stringi l'acciaro usato;
alla regal tua clamide
manca una gemma ancor.»
Io venni, e m'ebbi il soglio...
dagli arabi usurpato...
mi trasse alla vittoria
l'accento del signor.
ISABELLA, CORO
Lo trasse alla vittoria
l'accento del signor.
FERDINANDO
O sposa, e la diletta
Leila dov'è?
ISABELLA
Sturbar non la voll'io
quando pregava or ora
atteggiata di pianto...
FERDINANDO
O giudice supremo,
dia freno al suo martire
divin consiglio.
(il Gran giudice parte)
Scena quinta
Uno squillo annunzia l'ambasciata moresca, Adèl-Muza ne è a capo; ei s'avanza dignitoso, altero; tutti gli aprono con riguardo la via.
ADÈL-MUZA
O prence nazzareno,
regal saluto Boabdil t'invita,
e parla pel mio labbro onde una tregua
si fermasse fra noi...
FERDINANDO
(interrompendolo sdegnato e sorpreso)
Giammai! la guerra
desiate ancora? O miseri, v'accieca
il rio destino!! e tu sui rovinati
torrion della città non hai veduto
ondeggiar le mie insegne?...
ADÈL-MUZA
Resiste ancor l'Alhambra,
e sperdere di là saprem gl'ispani
effimeri trofei...
FERDINANDO
La tua baldanza
troppo io soffersi; vattene, o straniero...
ADÈL-MUZA
(in accento di sfida)
All'Alhambra!
FERDINANDO
Verremo!
(Adèl-Muza nell'atto di partire s'incontra in Leila, che esce dall'interno del padiglione accompagnata dal Gran giudice; gli amanti con estrema sorpresa si ravvisano)
LEILA
(sgomentata e con grido)
Adèl?!
ADÈL-MUZA
Fia vero?
Schiava all'ispan sei tu?... Leila, amor mio!...
FERDINANDO, ISABELLA, GRAN GIUDICE, CORO
Forsennato, che ardisci?... ella è di dio.
ADÈL-MUZA
(furibondo a Leila)
Ella è mia!! solo un accento
profferisci, e li confondi.
Qual ti coglie mai sgomento?...
sei tu mia, gli è ver?... rispondi...
Perché tremi? io più non reggo.
Perché il labbro s'ammutì?...
Sei tu Leila, od io traveggo?...
o il tuo core a me fallì?
LEILA
(mal celando la guerra di orribili affetti)
(Lui rivedo, e il primo amore
fatal possa in me rinnova.
Ben la misera, o signore,
tu sommetti ad ardua prova!
Mi proteggi! eterno affetto
se giurar mie labbra un dì,
non mentivano al diletto,
che quest'anima invaghì.)
FERDINANDO, ISABELLA, GRAN GIUDICE, CORO
Ahi! pel barbaro d'amore
empio foco in sen le cova.
Ben la misera, o signore,
tu sommetti ad ardua prova!
Lei consiglia, che a profano
turpe affetto il core aprì. ~
(e a Muza con isdegno)
Vanne, o reprobo pagano,
cui l'eterno maledì.
LEILA
Cessa!...
ADÈL-MUZA
Il tuo core ha i palpiti
ad un ibero offerti?!...
(la respinge)
FERDINANDO, ISABELLA, GRAN GIUDICE, CORO
Leila, fermezza! o stranio,
ritorna a' tuoi deserti.
Lascia costei che l'anima
al vero dio votò.
ADÈL-MUZA
(prorompendo)
Sii maledetta!!...
LEILA
Oh strazio!...
reggere il cor non può. ~
FERDINANDO
(furibondo al saraceno)
Vanne, o l'acciar vermiglio
del sangue tuo farò.
ISABELLA, GRAN GIUDICE, CORO
Né ancor dal cielo un fulmine
sul perfido piombò! ~
(Adèl-Muza viene respinto, Leila smarrisce i sensi; tumulto, commiserazione, imprecazione)
ATTO TERZO
Scena prima
Valle boschereccia romantica nei monti andalusi - è sul finire della notte - di prospetto, adombrata da annose quercie sorge una vetusta abbazia, sulle cui mura nereggianti spande ancora un fievol chiarore la luna; regna profonda calma; quel santo asilo sembra disabitato.
Dopo vari rintocchi di sacra squilla si illumina a poco a poco nell'interno il tempio, ed escono in lungo stuolo processionalmente da chiostro attiguo Eremiti e Matrone.
CORO
Era travolta un'anima
nell'oceàn del mondo,
e procellosi vortici
già la traeano al fondo;
ma onnipossente un aere
a lido la recò:
spiro d'iddio, che l'anima
redenta a sé chiamò.
(entrano nell'abbazia)
Scena seconda
Ferdinando d'Aragona, Leila, Isabella di Castiglia, e Séguito dal chiostro.
FERDINANDO
O venturosa vergine, il dio vero,
cui ti votasti, alfine
ti schiude il tempio suo.
ISABELLA
Sparsa sul crine
or ti fia l'onda, che la prima colpa cancella...
LEILA
Ah sì! e per essa ogni altra menda
si terga di quest'alma, ed ogni affetto
terren sia spento. (E l'amorosa fiamma,
che Adèl-Muza m'apprese!)
FERDINANDO, ISABELLA
Vieni...
(si avviano tutti al tempio, Leila si tinge di pallore)
FERDINANDO, ISABELLA
Ma quale mai t'arresta
sul santo limitar cura funesta? ~
LEILA
(Da quell'augusta soglia
m'arretra un sacro orrore,
fatal, diletta immagine
sgombrare il cor non può.
Gran dio! di questa misera
spegni l'insano amore,
o al tempio tuo sacrilega,
spergiura io moverò.)
FERDINANDO, ISABELLA
Che mormori? qual nugolo
offusca la tua fronte?
Il vero dio t'accoglie
ed hai mestizia in cor?!
Scena terza
Sul vestibolo dell'abbazia si presentano gli Eremiti, il Gran giudice e le Matrone velate.
GRAN GIUDICE
(a Leila)
Che vai cercando, o figlia?
(Leìla si rasserena, e prorompe con gioia)
LEILA
La vera fede!
GRAN GIUDICE
Al fonte
vien della vita, e l'anima
riprenda il suo candor.
LEILA
(come invasa da celeste apparizione)
Tra i beati in paradiso
possa arcana mi conduce!
Qual m'inonda mar di luce?
Oh visione!... il ciel s'aprì!
Move d'angioli una schiera
a discior la mia catena;
ogni immagine terrena
dal mio spirito fuggì.
(entrano tutti nell'abbazia)
Scena quarta
Il luogo rimane deserto alcuni istanti, poi Adèl-Muza, travestito in bruna armatura a foggia degli spagnuoli.
ADÈL-MUZA
Guida a me fra' dirupi
or sull'ale dei venti un suon giungea
di squilla mattutina,
onde a pregar s'inchina
il nazzareno. ~ Da lung'ora in pianto
per inospita via
vo cercando di lei che mi tradìa. ~
Ecco l'eremo alfin!... sol mio desire
è scorgerla una volta, a poi morire.
Morire? sì! ~ che più resta al guerriero.
Se spenta è la sua gloria?... qual mai vita
avrà un fedele e disperato cuore,
se il tradiva l'oggetto del suo amore? ~
ADÈL-MUZA
Meste d'incerto raggio
talor vid'io le stelle,
e udii pel cielo fremere
terribili favelle:
«Non ti fidare, o misero,
di chi ti giura amor;
non li fidar di Leila,
ell'ha spergiuro il cor.»
Ma sol credea d'intendere
per que' fatali accenti,
geloso anch'esso l'etere
fosse de' miei contenti...
Ah sì! menda la perfida,
che mi giurava amor.
Mai più spergiuro in Leila
avrei pensato il cor.
Scena quinta
Intanto un uomo in veste lacera, trafelato per lungo aspro cammino, sarà sbucato come una belva d'infra le piante, egli è Issàchar.
ISSÀCHAR
(osservando l'abbazia)
Giunto io fossi alla meta?!
(e ravvisando il cavaliero al chiarore dell'alba nascente; forse con sarcasmo)
In amore
di Granata l'invitto campione
va struggendosi dunque?...
ADÈL-MUZA
Oh furore!...
Se' ancor vivo, aborrito stregone?...
Vil profeta, che m'hai calunniato,
e tradisti il caduto mio re!
ISSÀCHAR
Or che giova tornar sul passato?...
Sol pensier, dimmi, è Leila per te?
ADÈL-MUZA
Del mio cor penetrato hai l'arcano,
l'amo io sì, quella vergine adoro;
essa è un ente per me sovrumano,
ma tradimmi la perfida, e... io moro!...
ISSÀCHAR
(ironico, e in accento quasi convulso)
Infelice? ~ a te forse... colei
nuovo rito... ebbe resa infedel?...
ADÈL-MUZA
(con disperazione)
Sì!
ISSÀCHAR
(prorompendo con fuoco)
Vendetta, Jeowha!!
ADÈL-MUZA
(sorpreso e adirato)
Tu... chi sei?...
ISSÀCHAR
Della schiatta son io d'Israel.
Uomo ignoto, qual ebbero ognora
saraceni ed iberi nemico,
ho percosso l'un l'altro talora,
fido solo al mio popolo antico...
ADÈL-MUZA
Muori adunque! non deve più freno
il furor di quest'alma soffrir.
(per trafiggerlo)
ISSÀCHAR
(incrocia il suo brando con quello di Muza, e combatte)
Da lung'ora covato nel seno
del tuo sangue mi strugge un desir.
(s'ode armonia religiosa di organo - i combattenti tralasciano la pugna)
CORO
neltempio
Vergin, che l'alma hai candida
omai per l'acque sante,
di chi per noi fu vittima
ti prostra all'ara innante.
Vieni, fanciulla! or sciolgasi
il labbro tuo che è puro,
e profferisca il giuro,
che ti riscatta al ciel.
ISSÀCHAR
(fremendo)
Quei canti!!
ADÈL-MUZA
In me ridestano
sensi di duolo atroce...
Leila forse!...
ISSÀCHAR
(con grido e soprassalto)
Mia figlia?!...
ADÈL-MUZA
(estremamente sorpreso a tale rivelazione)
Tua figlia!!!
ISSÀCHAR
(quasi delirante va per entrare nel tempio, ma arrestatone sul vestibolo come da una potenza arcana, soprannaturale, esclama)
Ah!... la sua voce!...
(unitamente al Coro, che riprenderà, si ode la voce di lei)
LEILA
di dentro
Beata io son: lo spirito
per l'acque sante è puro:
scioglier poss'io quel giuro,
che mi riscatta al ciel.
ISSÀCHAR
(fuori di sé)
Or l'odi tu la perfida?...
Dividi il mio dolore...
o maledetta, o reprobi,
vi sperda il mio furore...
Figlia, straziata ho l'anima,
da ambascia la più dura...
Oh infamia!!! il dì m'oscura
truce di sangue un vel. ~
ADÈL-MUZA
Taci, inuman! le furie
d'un aspide ho nel seno!
Ma a che da noi s'indugia?...
rapiamla al nazzareno...
(vorrebbe entrare nell'abbazia - Issàchar lo ferma)
ISSÀCHAR
(cupamente)
Me di vendetta orribile
coglie un pensier ~ gran dio! ~
(irresoluto, indi attraversando il passo al saraceno)
Là solo entrar degg'io,
arretrati, infedel! ~
(rapido come il baleno si spinge entro l'abbazia; si interrompono i sacri cori, e vi succede uno strido di allarme e di spavento; Adèl-Muza accorre... indarno)
ultima
Sbuffante di gioia brutale esce Issàchar dal tempio, strascinando la Figlia pallida sparuta, e sui gradini della soglia la trafigge; indi Ferdinando d'Aragona, Isabella di Castiglia, il Gran giudice e lo stuolo religioso, accorrono in confusione pallidi di terrore, e costernati.
ISSÀCHAR
Se indegna vittima ~ a te immolai,
Jeowha, perdona! ~
(e volgendosi con sogghigno infernale al desolato Adèl-Muza)
è tua... la prendi...
(Leila volge uno sguardo appassionato al saraceno, un sorriso le sfiora il labbro, e quasi cadavere si abbandona nelle di lui braccia. Isabella e lo stuolo muliebre soccorrono a lei pietosamente)
FERDINANDO, GRAN GIUDICE, CORO
(scagliandosi sovra Issàchar)
Al rogo, o infame, ~ al rogo omai!...
La terra, il cielo ~ ti maledì.
LEILA
(scossa a tale imprecazione, con voce anelosa)
Dio! su quai labbra ~ un grido iroso
di sangue ascolto, ~ e di anatèma?!...
È a voi ben noto ~ un dio pietoso...
quell'ira ei certo ~ non suggerì...
Pietà vi dèstino ~ pel genitore
questi singulti ~ di vita... estrema...
(e volgendosi a Muza amorosamente)
Il vero nume ~ ti... parli al... core,
e... in ciel... beati ~ saremo un... dì.
ADÈL-MUZA
Deh! vivi, o misera ~ quaggiù l'amore
ben altro cielo ~ a noi prepara! ~
Ohimè!... ti copre ~ mortal pallore...
Empio è il destino, che ci colpì!! ~
ISABELLA, CORO MULIEBRE
Sol pensa, o vergine ~ che iddio nel cielo
eterno un gaudio ~ a te prepara. ~
Oimè!... la copre ~ di morte il gelo...
empio è l'acciaro, ~ che la colpì! ~
FERDINANDO, GRAN GIUDICE, CORO
(ad Issàchar)
Mira... qual sangue ~ versasti, o indegno,
l'orror degli uomini, ~ del ciel tu sei!...
Ma a te sovrasta ~ superno sdegno;
del tuo supplizio ~ venuto è il dì.
ISSÀCHAR
(disperato)
Sì, trucidatemi... ~ al rogo! al foco!
Sebben fuggirvi ~ ancor potrei;
ma dal mio cenere ~ un'ombra invoco
che di me vindice ~ vi sperda un dì! ~
(Leila muore - sgomento generale)
TUTTI
È spenta!! ~
ADÈL-MUZA
Oh strazio! ~ il parricida
ch'io sveni...
(s'avanza sovra Issàchar)
GRAN GIUDICE
(fermandolo)
Incognito guerrier, chi sei?
TUTTI
(ravvisandolo, con sorpresa)
Adèl!!
ADÈL-MUZA
Sì!!
GRAN GIUDICE
Al rogo...
ISABELLA
(commossa al gran giudice)
Che amor l'uccida
ti basti...
TUTTI
Oh truce, ~ e infausto dì!!!
Quadro, e cala la tela.