LA FORZA DEL DESTINO

Melodramma in quattro atti.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di A. GHISLANZONI, F. PIAVE.
Musica di Giuseppe VERDI.

Prima esecuzione: 27 Febbraio 1869,  Milano.


Personaggi:

Il MARCHESE di Calatrava / basso

Donna LEONORA figlia del Marchese / soprano

Don CARLO di Vargas, figlio del Marchese / baritono

Don ALVARO / tenore

PREZIOSILLA giovane zingara / mezzosoprano

Padre GUARDIANO francescano / basso

Fra' MELITONE francescano / baritono

CURRA cameriera di Leonora / mezzosoprano

Un ALCADE / basso

Mastro TRABUCO mulattiere, poi rivendugliolo / tenore

Un CHIRURGO militare spagnuolo / tenore


Coristi:
Mulattieri; Paesani spagnuoli e italiani; Soldati spagnuoli e italiani d'ogni arma; Ordinanze relative; Reclute italiane; Frati francescani; Poveri questuanti.
Coriste:
Paesane e Vivandiere spagnuole ed italiane; Povere questuanti
Ballo:
Paesani, Paesane e Vivandiere spagnuole ed italiane; Soldati spagnuoli ed italiani.
Comparse:
Oste, Ostessa; Servi d'osteria; Mulattieri, Soldati italiani e spagnuoli d'ogni arma; Tamburini; Trombe; Paesani, Paesane e Fanciulli delle due nazioni; Saltimbanco; Venditori d'ogni specie.

Scena. Spagna e Italia.
Epoca. Verso la metà del XVIII secolo.


Sinfonia

ATTO PRIMO

Scena prima

Una sala tappezzata di damasco con ritratti di famiglia ed arme gentilizie, addobbata nello stile del secolo 18º, però in cattivo stato. Di fronte due finestre: quella a sinistra chiusa, l'altra a destra aperta e praticabile, dalla quale si vede un cielo purissimo, illuminato dalla luna, e cime di alberi. Tra le finestre è un grande armadio chiuso, contenente vesti, biancherie, ecc., ecc. Ognuna delle pareti laterali ha due porte. La prima a destra dello spettatore è la comune; la seconda mette alla stanza di Curra. A sinistra in fondo è l'appartamento del Marchese, più presso al proscenio quello di Leonora. A mezza scena, alquanto a sinistra, è un tavolino coperto da tappeto di damasco, e sopra il medesimo una chitarra, vasi di fiori, due candelabri d'argento accesi con paralumi, sola luce che schiarirà la sala. Un seggiolone presso il tavolino; un mobile con sopra un oriuolo fra le due porte a destra; altro mobile sopra il quale è il ritratto, tutta figura, del Marchese, appoggiato alla parete sinistra. La sala sarà parapettata.
Il Marchese di Calatrava, con lume in mano, sta congedandosi da donna Leonora preoccupata. Curra viene dalla sinistra.

Introduzione - Scena

MARCHESE

(abbracciandola con affetto)

Buona notte, mia figlia... Addio, diletta.
Aperto ancora è quel verone!...

(va a chiuderlo)

LEONORA

(Oh angoscia!)

MARCHESE

(tornando a lei)

Nulla dice il tuo amor?... Perché sì trista?

LEONORA

Padre... signor...

MARCHESE

La pura aura de' campi

calma al tuo cor donava...
Fuggisti lo straniero di te indegno...
A me lascia la cura
dell'avvenir. Nel padre tuo confida
che t'ama tanto.

LEONORA

Ah padre!...

MARCHESE

Ebben, che t'ange?...

Non pianger, io t'adoro...

LEONORA

(Oh mio rimorso!)

MARCHESE

Ti lascio.

LEONORA

(gettandosi con effusione tra le braccia del padre)

Ah padre mio!

MARCHESE

Ti benedica il cielo... Addio.

LEONORA

Addio.

(il Marchese la bacia, riprende il lume, e va nelle sue stanze)

Scena seconda

Curra segue il Marchese, chiude la porta ond'è uscito, e riviene a Leonora, abbandonatasi sul seggiolone, piangente.

Recitativo e Romanza

CURRA

Temea restasse qui fino a domani!
Si riapra il veron...

(eseguisce)

tutto s'appronti.

E andiamo.

(toglie dall'armadio un sacco da notte in cui ripone biancherie e vesti)

LEONORA

E sì amoroso padre avverso

fia tanto a' voti miei?
No, no, decidermi non so.

CURRA

(affaccendata)

Che dite?

LEONORA

Quegli accenti nel cor come pugnali
scendevanmi... Se ancor restava, appreso
il ver gli avrei...

CURRA

(smette il lavoro)

Domani allor nel sangue

suo saria don Alvaro,
od a Siviglia prigioniero, e forse
al patibol poi...

LEONORA

Taci.

CURRA

E tutto questo

perch'egli volle amar chi non l'amava.

LEONORA

Io non amarlo?... Tu ben sai s'io l'ami...
Patria, famiglia, padre
per lui non abbandono?...
Ahi troppo!... troppo sventurata sono!

LEONORA

Me pellegrina ed orfana

lungi dal natio nido
un fato inesorabile
trascina a stranio lido...
Colmo di triste immagini,
da' suoi rimorsi affranto
è il cor di questa misera
dannato a eterno pianto...
Ti lascio, ahimè, con lacrime,
dolce mia terra!... addio.

Ahimè, non avrà termine

sì gran dolore!... Addio.

Scena e Duetto

CURRA

M'aiuti, signorina...
Più presto andrem...

LEONORA

S'ei non giungesse?...

(guarda l'orologio)

È tardi.

Mezzanotte è suonata!...

(contenta)

Ah no, più non verrà!...

CURRA

Quale romore!...

Calpestio di cavalli!...

LEONORA

(corre al verone)

È desso!...

CURRA

Era impossibil

ch'ei non venisse!

LEONORA

Ciel!...

CURRA

Bando al timore.

Scena terza

Detti. Don Alvaro senza mantello, con giustacuore a maniche larghe, e sopra una giubbetta da Majo, rete sul capo, stivali, speroni, entra dal verone e si getta tra le braccia di Leonora.

ALVARO

Ah per sempre, o mio bell'angelo,

ne congiunse il cielo adesso!
L'universo in questo amplesso
con me veggo giubilar.

LEONORA

Don Alvaro!

ALVARO

Ciel, che t'agita?

LEONORA

Presso è il giorno...

ALVARO

Da lung'ora

mille inciampi tua dimora
m'han vietato penetrar;

ma d'amor sì puro e santo

nulla opporsi può all'incanto,
e dio stesso il nostro palpito
in letizia tramutò.

(a Curra)

Quelle vesti dal verone

getta...

LEONORA

(a Curra)

Arresta.

ALVARO

(a Curra)

No, no...

(a Leonora)

Seguimi,

lascia omai la tua prigione...

LEONORA

Ciel!... risolvermi non so.

ALVARO

Pronti destrieri di già ne attendono;

un sacerdote ne aspetta all'ara...
vieni, d'amore in sen ripara
che dio dal cielo benedirà!

E quando il sole, nume dell'India,

di mia regale stirpe signore,
il mondo inondi del suo splendore,
sposi, o diletta, ne troverà.

LEONORA

È tarda l'ora...

ALVARO

(a Curra)

Su via t'affretta.

LEONORA

(a Curra)

Ancor sospendi...

ALVARO

Eleonora!

LEONORA

Diman...

ALVARO

Che parli?

LEONORA

Te n' prego, aspetta.

ALVARO

(assai turbato)

Diman!

LEONORA

Domani si partirà.

Anco una volta il padre mio,

povero padre, veder desìo;
e tu contento, gli è ver, ne sei?
Sì, perché m'ami...

(si confonde)

né opporti déi...

Oh anch'io, tu il sai... t'amo io tanto!

Ne son felice!... Oh cielo, quanto!...
Gonfio di gioia ho il cor!... Restiamo...
Sì, don Alvaro, io t'amo!... io t'amo!...

(piange)

ALVARO

Gonfio hai di gioia il core... e lagrimi!...

Come un sepolcro tua mano è gelida!...
Tutto comprendo... tutto, signora...

LEONORA

Alvaro!... Alvaro!...

ALVARO

Eleonora!...

(lunga pausa)

Saprò soffrire io solo... Tolga iddio
che i passi miei per debolezza segua...
Sciolgo i tuoi giuri... Le nuziali tede
sarebbero per noi segnai di morte...
se tu, com'io, non m'ami... se pentita...

LEONORA

Son tua, son tua col core e colla vita.

LEONORA

Seguirti fino agli ultimi

confini della terra;
con te sfidar impavida
di rio destin la guerra,
mi fia perenne gaudio
d'eterea voluttà.

Ti seguo... Andiam, dividerci

il fato non potrà.

ALVARO

Sospiro, luce ed anima

di questo cor che t'ama;
finché mi batta un palpito
far paga ogni tua brama
il solo ed immutabile
desìo per me sarà.

Mi segui... Andiam, dividerci

il mondo non potrà.

(s'avvicinano al verone, quando ad un tratto si sente a sinistra un aprire e chiuder di porte)

Scena - Finale I

LEONORA

Quale romor!

CURRA

(ascoltando)

Ascendono le scale!

ALVARO

Presto, partiamo...

LEONORA

È tardi.

ALVARO

Allor di calma

è d'uopo.

CURRA

Vergin santa!

LEONORA

(a don Alvaro)

Colà t'ascondi...

ALVARO

(traendo una pistola)

No. Degg'io difenderti.

LEONORA

Ripon quell'arma... contro al genitor
vorresti?...

ALVARO

No, contro me stesso...

(ripone la pistola)

LEONORA

Orrore!

Scena quarta

Dopo vari colpi àpresi con istrepito la porta del fondo a sinistra, ed il Marchese di Calatrava entra infuriato, brandendo una spada, e seguìto da due Servi con lumi.

MARCHESE

Vil seduttor!... Infame figlia!...

LEONORA

(correndo a' suoi piedi)

No, padre mio...

MARCHESE

(la respinge)

Più non lo sono...

ALVARO

(al Marchese)

Il solo colpevole son io,
ferite, vendicatevi...

(presentandogli il petto)

MARCHESE

(a don Alvaro)

No, la condotta vostra

da troppo abbietta origine uscito vi dimostra.

ALVARO

(risentito)

Signor marchese!...

MARCHESE

(a Leonora)

Scostati...

(ai servi)

S'arresti l'empio.

ALVARO

(cavando nuovamente la pistola)

Guai

se alcun di voi si move...

(ai servi che retrocedono)

LEONORA

(correndo a lui)

Alvaro, oh ciel, che fai!...

ALVARO

(al Marchese)

Cedo a voi sol, ferite...

MARCHESE

Morir per mano mia!

Per mano del carnefice tal vita estinta fia.

ALVARO

Signor di Calatrava!... Pura siccome gli angeli
È vostra figlia, il giuro; reo son io solo. Il dubbio
che l'ardir mio qui desta, si tolga colla vita.
Eccomi inerme...

(getta la pistola, che percuote al suolo, scarica il colpo, e ferisce mortalmente il Marchese)

MARCHESE

Io muoio!

ALVARO

(disperato)

Arma funesta!

LEONORA

(correndo a' piedi del padre)

Aita!

MARCHESE

(a Leonora)

Lunge da me... Contamina tua vista la mia morte.

LEONORA

Padre!...

MARCHESE

Ti maledico.

(cade tra le braccia dei servi)

LEONORA

Cielo, pietade!

ALVARO

Oh sorte!

(i servi portano il Marchese alle sue stanze, mentre don Alvaro trae seco verso il verone la sventurata Leonora)

Villaggio d'Hornachuelos e vicinanze.

ATTO SECONDO

Scena prima

Grande cucina d'una osteria a pianterreno. A sinistra è la porta d'ingresso che dà sulla via; di fronte una finestra ed un credenzone con piatti, ecc., ecc. A destra in fondo un gran focolare ardente con varie pentole; più vicino alla bocca-scena breve scaletta che mette ad una stanza, la cui porta è praticabile. - Da un lato gran tavola apparecchiata con sopra una lucerna accesa.- L'Oste e l'Ostessa, che non parlano, sono affaccendati ad ammanir la cena. L'Alcade è seduto presso al foco; uno Studente presso la tavola. Alquanti Mulattieri, fra' quali mastro Trabuco, ch'è al dinanzi sopra un suo basto. Due Contadini, due Contadine, la Serva ed un Mulattiere ballano la seguidilla. Sopra altra tavola, vino, bicchieri, fiaschi, una bottiglia d'acquavite.
L'Alcade, uno Studente, Mastro Trabuco, Mulattieri, Paesani, Famigli, Paesane, ecc.
Tre coppie ballano la seguidilla.
A tempo Leonora in veste virile.

Coro - Ballabile

CORO

Olà, olà, olà!

Ben giungi, o mulattier,
la notte a riposar.

Olà, olà, olà!

Qui devi col bicchier
le forze ritemprar!

(l'ostessa mette sulla tavola una grande zuppiera)

ALCADE

(sedendosi alla mensa)

La cena è pronta...

TUTTI

(prendendo posto presso la tavola)

A cena, a cena.

CARLO

da studente

(frattanto sul davanti dice)

(Ricerco invan la suora e il seduttore...
Perfidi!)

CORO

(all'Alcade)

Voi la mensa benedite.

ALCADE

Può farlo il licenziato.

CARLO

da studente

Di buon grado.

In nomine patris, et filii, et spiritus sancti.

TUTTI

(sedendo)

Amen.

LEONORA

(presentandosi alla porta della stanza a destra, che terrà socchiusa)

(Che vedo!... mio fratello!...)

(si ritira)

(l'ostessa avrà già distribuito il riso e siede co' gli altri. In séguito è servito altro piatto. Trabuco è in disparte, sempre appoggiato al suo basto)

ALCADE

(assaggiando)

Buono.

CARLO

da studente

(mangiando)

Eccellente.

MULATTIERI

Par che dica mangiami.

CARLO

da studente (all'ostessa)

Tu das epulis accumbere divum.

ALCADE

Non sa il latino, ma cucina bene.

CARLO

da studente

Viva l'ostessa!

TUTTI

Evviva!

CARLO

da studente

Non vien mastro

Trabuco?

TRABUCO

È venerdì.

CARLO

da studente

Digiuna?

TRABUCO

Appunto.

CARLO

da studente

E quella personcina con lei giunta?...

Scena seconda

Detti e Preziosilla ch'entra saltellando.

Recitativo e Canzone

PREZIOSILLA

Viva la guerra!

TUTTI

Preziosilla!... Brava!

Brava!

CARLO

da studente

Qui, presso a me...

TUTTI

Tu la ventura

dirne potrai.

PREZIOSILLA

Chi brama far fortuna?

TUTTI

Tutti il vogliam.

PREZIOSILLA

Correte allor soldati

in Italia, dov'è rotta la guerra
contro al tedesco.

TUTTI

Morte

ai tedeschi.

PREZIOSILLA

Flagel d'Italia eterno

e de' figliuoli suoi.

TUTTI

Tutti v'andremo.

PREZIOSILLA

Ed io sarò con voi.

PREZIOSILLA

Al suon del tamburo,

al brio del corsiero,
al nugolo azzurro
del bronzo guerriero;
dei campi al sussurro
s'esalta il pensiero!

È bella la guerra,

è bella la guerra!

TUTTI

È bella la guerra,

è bella la guerra!

PREZIOSILLA

E solo obliato

da vile chi muore;
al bravo soldato,
al vero valore
è premio serbato
di gloria, d'onore!

È bella la guerra,

è bella la guerra!

TUTTI

È bella la guerra,

è bella la guerra!

PREZIOSILLA

Se vieni, fratello,

sarai caporale;
e tu colonnello,
e tu generale...
Il dio furfantello
dall'arco immortale
farà di cappello
al bravo uffiziale.

TUTTI

È bella la guerra,

è bella la guerra!

CARLO

da studente

(le presenta la mano)

E che riserbasi

allo studente?

PREZIOSILLA

(osservandolo)

O tu miserrime
vicende avrai...

CARLO

da studente

Che di'?

PREZIOSILLA

(fissandolo)

Non mente

il labbro mai...
ma a te... carissimo,
non presto fé...

(poi sottovoce)

Non sei studente...

Non dirò niente,
ma, gnaffe, a me,
non se la fa,
no per mia fé,
tra la la là!

Scena terza

Detti, e Pellegrini che passano da fuori.

Preghiera

VOCI

I (lontane)

Padre eterno signor...

VOCI

II

Pietà di noi.

VOCI

I

Divin figlio signor...

VOCI

II

Pietà di noi.

VOCI

I

Santo spirito signor...

VOCI

II

Pietà di noi.

VOCI

I

Uno e trino signor...

VOCI

II

Pietà di noi.

TUTTI

(alzandosi e scoprendosi)

Chi sono?...

ALCADE

Pellegrini

che vanno al giubileo.

LEONORA

(ricomparendo agitatissima sulla stessa porta)

(Fuggir potessi!)

CORO

Che passino attendiamo.

ALCADE

Ebben, preghiam noi pure...

CORO

Sì, preghiamo.

TUTTI

(lasciando la mensa s'inginocchiano)

Su noi concordi e supplici

stendi la man, signore;
dall'infernal malore
ne salvi tua pietà.

LEONORA

(Ah da un fratello salvami

che anela il sangue mio;
se tu noi vuoi, gran dio,
nessun mi salverà!)

(rientra nella stanza chiudendone la porta)

Scena

(tutti riprendono i loro posti. Si passano un fiasco)

CARLO

da studente

Viva la buona compagnia!

TUTTI

Viva!

CARLO

da studente

(alzando il bicchiere)

Salute qui, l'eterna gloria poi...

TUTTI

(fanno altrettanto)

Così sia.

CARLO

da studente

Già co' gli angioli, Trabuco?

TRABUCO

E che?... Con questo inferno!

CARLO

da studente

E quella personcina con lei giunta,
venne pe 'l giubileo?

TRABUCO

No 'l so.

CARLO

da studente

Per altro

è gallo, oppur gallina?

TRABUCO

De' forestier non bado che al danaro.

CARLO

da studente

Molto prudente!

(poi all'Alcade)

Ed ella

che giungere la vide... perché a cena
non vien?

ALCADE

L'ignoro.

CARLO

da studente

Dissero chiedesse

acqua ed aceto... Ah! ah!... per rinfrescarsi.

ALCADE

Sarà.

CARLO

da studente

È ver ch'è gentile, e senza barba?

ALCADE

Non so nulla.

CARLO

da studente

(Parlar non vuol!)

(a Trabuco)

Ancora

a lei; stava sul mulo
seduta o a cavalcioni?

TRABUCO

(impazientato)

Che noia!

CARLO

da studente

Onde veniva?

TRABUCO

So che andrò presto o tardi in paradiso.

CARLO

da studente

Perché?

TRABUCO

(alzandosi)

Ella il purgatorio

mi fa soffrir...

CARLO

da studente

Or dove va?...

TRABUCO

In stalla

a dormir co' le mie mule,
che non sanno di latino,
a dormir co' le mie mule,
che non sono baccellieri.

(prende il suo basto e parte)

Scena quarta

I suddetti, meno mastro Trabuco.

TUTTI

Ah! ah! è fuggito!

Ballata

CARLO

da studente

Poich'è imberbe l'incognito facciamgli
col nero due baffetti,
doman ne rideremo.

ALCUNI

Bravo! Bravo!

ALCADE

Protegger debbo il viaggiator, m'oppongo,
meglio farebbe dirne
donde venga, ove vada, e chi ella sia?

CARLO

da studente

Lo vuol saper?... Ecco l'istoria mia.

CARLO

da studente

Son Pereda, son ricco d'onore,

baccelliere mi fe' Salamanca;
sarò presto in utroque dottore,
ché di studio ancor poco mi manca...
Di là Vargas mi tolse da un anno,
e a Siviglia con sé mi guidò.
Non astenne Pereda alcun danno,
per l'amico il suo core parlò.

Della suora un amante straniero

colà il padre gli avea trucidato,
onde il figlio, da pro' cavaliero,
la vendetta ne aveva giurato...
gl'inseguimmo di Cadice in riva,
né la coppia fatal si trovò.

Per l'amico Pereda soffriva,

che il suo core per esso parlò.
Là e dovunque narrar che del pari
la sedotta col vecchio peria,
ché a una zuffa di servi e sicari
solo il vil seduttore sfuggìa.
Io da Vargas allor mi staccava;
ei seguir l'assassino giurò.

Verso America il mare solcava,

e Pereda a' suoi studi tornò.

CORO

Truce storia Pereda narrava!

Generoso il suo cor si mostrò.

ALCADE

Sta bene.

PREZIOSILLA

(con finezza)

Ucciso ~ fu quel marchese?

CARLO

da studente

Ebbene?

PREZIOSILLA

L'amante ~ rapia sua figlia?

CARLO

da studente

Sì.

PREZIOSILLA

E voi l'amico ~ fido, cortese,

andaste a Cadice ~ dopo Siviglia?...
A gnaffe, a me ~ non se la fa...
No, per mia fé ~ tra la la la.

ALCADE

(s'alza, e guardato l'oriuolo dice)

Figliuoli. È tardi; poiché abbiam cenato
si rendan grazie a dio, e partiam...

TUTTI

Partiamo.

ALCADE

Or buona notte.

CORO

Buona notte.

TUTTI

Andiamo.

(partono)

Scena quinta

Una piccola spianata sul declivio di scoscesa montagna. A destra precipizii e rupi; di fronte la facciata della chiesa della Madonna degli angeli; a sinistra la porta del convento, in mezzo alla quale una finestrella; da un lato la corda del campanello. Sopra vi è una piccola tettoia sporgente. Al di là della chiesa alti monti col villaggio d'Hornachuelos. La porta della chiesa è chiusa, ma larga, sopra dessa una finestra semicircolare lascerà vedere la luce interna. A mezza scena, un po' a sinistra, sopra quattro gradini s'erge una rozza croce di pietra corrosa dal tempo. La scena sarà illuminata da luna chiarissima.
Donna Leonora giunge ascendendo dalla destra, stanca, vestita da uomo, con pastrano a larghe maniche, largo cappello e stivali.

Aria

LEONORA

Son giunta!... grazie, o dio!
Estremo asil quest'è per me!... Son giunta!...
Io tremo!... La mia orrenda storia è nota
in quell'albergo... e mio fratel narrolla!...
Se scoperta m'avesse!... Cielo!... Ei disse
naviga verso occaso don Alvaro!
Né morto cadde quella notte in cui
io, io del sangue di mio padre intrisa,
l'ho seguìto, e il perdei!... ed or mi lascia,
mi fugge!... ohimè, non reggo a tanta ambascia!...

(cade in ginocchio)

LEONORA

Madre, pietosa vergine,

perdona al mio peccato,
m'aita quell'ingrato
dal core a cancellar.
In queste solitudini
espierò l'errore...
Pietà di me, signore...
Dio, non m'abbandonar.

(l'organo accompagna il canto mattutino dei frati)

Ah que' sublimi cantici...

(alzandosi)

Dell'organo i concenti,
che come incenso ascendono
a dio sui firmamenti,
inspirano a quest'alma
fede, conforto e calma!...

Al santo asilo accorrasi...

(s'avvia)

E l'oserò a quest'ora?...

(arrestandosi)

Ma si potrìa sorprendermi!...
Oh misera Leonora
tremi?... Il pio frate accoglierti
no, non ricuserà.

Non mi lasciar, soccorrimi,

pietà, signor, pietà.

(va a suonare il campanello del convento)

Scena sesta

Si apre la finestrella della porta, e n'esce la luce d'una lanterna, che riverbera sul volto di donna Leonora, la quale si arretra spaventata. Fra' Melitone parla sempre dall'interno.

Scena

MELITONE

Chi siete?

LEONORA

Chiedo il superiore.

MELITONE

S'apre

alle cinque la chiesa,
se al giubileo venite.

LEONORA

Il superiore,

per carità.

MELITONE

Che carità a quest'ora!

LEONORA

Mi manda il padre Cleto.

MELITONE

Quel sant'uomo?... Il motivo?

LEONORA

Urgente.

MELITONE

Perché mai?...

LEONORA

Un infelice...

MELITONE

Brutta solfa, però v'apro ond'entriate.

LEONORA

No 'l posso.

MELITONE

No?... Scomunicato siete?...

Che strano fia aspettar a ciel sereno.
V'annuncio... e se non torno
buonanotte...

(chiude la finestrella)

Scena settima

Donna Leonora sola.

LEONORA

Ma s'ei mi respingesse!...

Fama pietoso il dice...
Ei mi proteggerà... Vergin, m'assisti.

Scena ottava

Donna Leonora, il padre Guardiano, fra' Melitone.

Scena e Duetto

GUARDIANO

Chi mi cerca?

LEONORA

Son io.

GUARDIANO

Dite.

LEONORA

Un segreto...

GUARDIANO

Andate, Meliton.

MELITONE

(partendo)

(Sempre segreti!

E questi santi soli han da saperli!
Noi siamo tanti cavoli...)

GUARDIANO

Fratello,

mormorate?

MELITONE

Oibò, dico ch'è pesante

la porta, e fa romore...

GUARDIANO

Obbedite...

MELITONE

(Che tuon da superiore!)

(rientra in convento socchiudendone la porta)

Scena nona

Leonora e il padre Guardiano.

GUARDIANO

Or siam soli...

LEONORA

Una donna son io.

GUARDIANO

Una donna a quest'ora!... gran dio!

LEONORA

Infelice, delusa, reietta,

dalla terra e dal ciel maledetta,
che nel pianto prostratavi al piede,
di sottrarla all'inferno vi chiede.

GUARDIANO

Come un povero frate lo può?

LEONORA

Padre Cleto un suo foglio v'inviò?

GUARDIANO

Ei vi manda?

LEONORA

Sì.

GUARDIANO

(sorpreso)

Dunque voi siete

Leonora di Vargas!

LEONORA

Fremete!...

GUARDIANO

No... venite fidente alla croce,
là del cielo v'inspiri la voce.

LEONORA

(s'inginocchia presso la croce, la bacia, quindi torna meno agitata al padre Guardiano)

Ah tranquilla l'alma sento
dacché premo questa terra;
de' fantasmi lo spavento
più non provo farmi guerra...
Più non sorge sanguinante
di mio padre l'ombra innante;
né terribile l'ascolto
la sua figlia maledir.

GUARDIANO

Sempre indarno qui rivolto

fu di Satana l'ardir.

LEONORA

Perciò tomba qui desìo,

fra le rupi ov'altra visse.

GUARDIANO

Che!... Sapete?...

LEONORA

Cleto il disse...

GUARDIANO

E volete?

LEONORA

Darmi a dio.

GUARDIANO

Guai per chi si lascia illudere
dal delirio d'un momento!
Più fatal per voi sì giovane
sorgerebbe il pentimento...
Nel futuro chi può leggere,
chi immutabil farvi il cor?

E l'amante?

LEONORA

Involontario

di mio padre è l'uccisor.

GUARDIANO

Il fratello?

LEONORA

La mia morte

di sua mano egli giurò.

GUARDIANO

Meglio a voi le sante porte

schiuda un chiostro.

LEONORA

Un chiostro?... No.

Se voi scacciate questa pentita,

andrò per balze gridando aita,
ricovro ai monti, cibo alle selve,
e fin le belve ~ ne avran pietà.

Qui, qui del cielo udii la voce;

sàlvati all'ombra di questa croce...
voi mi scacciate?...

(corre ad abbracciare la croce)

È questo il porto;

chi tal conforto ~ mi toglierà?

GUARDIANO

(A te sia gloria, o dio clemente,

padre dei miseri onnipossente,
a cui sgabello sono le sfere!...
il tuo volere ~ si compirà!)

GUARDIANO

È fermo il voto?...

LEONORA

È fermo.

GUARDIANO

V'accolga dunque iddio...

LEONORA

Bontà divina!

GUARDIANO

Sol io saprò chi siate...
Tra le rupi è uno speco; ivi starete.
Presso una fonte al settimo dì, scarso
cibo porrovvi io stesso.

LEONORA

V'andiamo...

GUARDIANO

(verso la porta)

Melitone?...

(a Melitone che comparisce)

Tutti i fratelli con ardenti ceri,
dov'è l'ara maggiore,
nel tempio si raccolgan del signore...

(Melitone rientra)

GUARDIANO

Sull'alba il piede all'eremo

solinga volgerete;
ma pria dal pane angelico
conforto all'alma avrete.
Le sante lane a cingere
ite, e sia forte il cor.

Sul nuovo calle a reggervi

v'assisterà il signor.

(entra nel convento, e ne ritorna subito portando un abito da francescano che presenta a Leonora)

LEONORA

(racconsolata)

Eterno iddio, tua grazia

sorride alla reietta!
Me 'l dice un gaudio insolito,
io son ribenedetta!
Già sento in me rinascere
a nuova vita il cor...

Plaudite, o cori angelici,

mi perdonò il signor.

(entrano nella stanza del portinaio)

Scena decima

La grande porta della chiesa si apre. Di fronte vedesi l'altar maggiore illuminato. L'organo suona. Dai lati del coro procedono due lunghe file di Frati con ceri ardenti.
Più tardi il padre Guardiano precede Leonora in abito da frate: egli la conduce fuor della chiesa; i Frati gli si schierano intorno. Leonora si prostra innanzi a lui, che stendendo solennemente le mani sopra il suo capo intuona:

Finale II

GUARDIANO

Il santo nome ~ di dio signore

sia benedetto. ~

TUTTI

Sia benedetto.

GUARDIANO

Un'alma a piangere ~ viene l'errore,
in queste balze ~ chiede ricetto...
Il santo speco ~ noi ti schiudiamo.
V'è noto il loco? ~

TUTTI

Lo conosciamo.

GUARDIANO

A quell'asilo ~ sacro inviolato
nessun s'appressi. ~

TUTTI

Obbediremo.

GUARDIANO

Il cinto umile ~ non sia varcato
che nel divide. ~

TUTTI

No 'l varcheremo.

GUARDIANO

A chi il divieto ~ franger osasse,
o di quest'anima ~ scoprir tentasse
nome o mistero, ~ maledizione!

TUTTI

Maledizione. ~ Maledizione.
Il cielo fulmini ~ incenerisca
l'empio mortale ~ se tanto ardisca;
su lui scatenisi ~ ogni elemento...
l'immonda cenere ~ ne sperda il vento.

GUARDIANO

(a Leonora)

Alzatevi, e partite. Alcun vivente
più non vedrete. Dello speco il bronzo
ne avverta se periglio vi sovrasti,
o per voi giunto sia l'estremo giorno...
A confortarvi l'alma
volerem, pria ch'a dio faccia ritorno.

LEONORA

La vergine degli angeli

vi copra del suo manto,
e voi protegga vigile
di dio l'angelo santo.

TUTTI

La vergine degli angeli

vi copra del suo manto,
e voi protegga vigile
di dio l'angelo santo.

Leonora, baciata la mano al padre Guardiano, s'avvia all'eremo sola. Il Guardiano, stendendo le braccia verso di lei, la benedice.

In Italia presso Velletri.

ATTO TERZO

Scena prima

Bosco. Notte oscurissima.
Don Alvaro in uniforme di capitano spagnuolo de' granatieri del re si avanza lentamente dal fondo.
Si sentono voci interne a destra.

Scena e Romanza

VOCI

I

Attenti, gioco... Un asso a destra.

VOCI

II

Ho vinto.

VOCI

I

Un tre alla destra... Cinque a manca.

VOCI

II

Perdo.

ALVARO

(che si sarà inoltrato)

La vita è inferno all'infelice... Invano
morte desìo!... Siviglia!... Leonora!...
Oh rimembranze!... Oh notte
ch'ogni mio ben rapisti!...
Sarò infelice eternamente... è scritto.

Della natal sua terra il padre volle
spezzar l'estranio giogo, e coll'unirsi
all'ultima degli Incas la corona
cingerne confidò... Fallì l'impresa... ~
In un carcere nacqui; m'educava
il deserto; sol vivo perché ignota
è mia regale stirpe!... I miei parenti
sognàro un trono, e li destò la scure!...
Oh quando fine avran le mie sventure!

ALVARO

O tu che in seno agli angeli,

eternamente pura
salisti bella, incolume
dalla mortal iattura,
non iscordar di volgere
un guardo a me tapino,
che senza speme ed esule,
in onta del destino,
pugno anelando, ahi misero,
la morte d'incontrar...

Leonora, deh soccorrimi,

pietà del mio penar.

Scena e Duettino

VOCE

(dall'interno a destra)

Al tradimento...

VOCI

Muoia...

ALVARO

Quali grida!

VOCE

Aita...

ALVARO

Si soccorra.

Accorre al luogo onde si udivano le grida: si sente un picchiare di spade; alcuni Ufficiali attraversano la scena fuggendo in disordine da destra a sinistra.

Scena seconda

Don Alvaro ritorna con don Carlo.

ALVARO

Fuggir!... Ferito siete?

CARLO

No, vi debbo

la vita.

ALVARO

Chi erano?

CARLO

Assassini.

ALVARO

Presso

al campo così?

CARLO

Franco

dirò; fu alterco al gioco...

ALVARO

Comprendo, colà, a destra?

CARLO

Sì.

ALVARO

Ma come

sì nobile d'aspetto, a quella bisca
scendeste?

CARLO

Nuovo sono.

Del general con ordini sol ieri
giunsi; senza voi morto
sarei. Or dite a chi miei giorni debbo?...

ALVARO

Al caso...

CARLO

Pria il mio nome

dirò (non sappia il vero);
don Felice de Bornos aiutante
del duce...

ALVARO

Io capitan de' granatieri

don Federico Herreros.

CARLO

La gloria dell'esercito!...

ALVARO

Signore...

CARLO

Io l'amistà ne ambia, la chiedo, e spero.

ALVARO

Io pure della vostra sarò fiero.

(si stringono le destre)

ALVARO, CARLO

Amici in vita e in morte

il mondo ne vedrà.

Uniti in vita e in morte

entrambi troverà.

Scena e Battaglia

(squillo di trombe)

VOCI

(interne a sinistra)

All'armi!

ALVARO, CARLO

Andiamo... all'armi!

CARLO

Ah più gradito questo suono or parmi!

CARLO

Con voi scendere al campo d'onore,

emularne l'esempio potrò.

ALVARO

Testimone del vostro valore

ammirarne le prove saprò.

(corrono a sinistra)

Scena terza

È il mattino. Salotto nell'abitazione d'un ufficiale superiore dell'esercito spagnuolo in Italia non lungi da Velletri. Nel fondo sonvi due porte, quella a sinistra mette ad una stanza da letto, l'altra è la comune. A sinistra presso il proscenio è una finestra. Si sente il romore della vicina battaglia.
Un Chirurgo militare ed alcuni Soldati ordinanze dalla comune corrono alla finestra.

ORDINANZE

Arde la mischia!...

CHIRURGO

(guardando con cannocchiale)

Prodi i granatieri!

ORDINANZE

Li guida Herreros...

CHIRURGO

(guardando con cannocchiale)

Ciel! ferito o spento

ei cadde!... Piegano i suoi!... l'aiutante
li raccozza... alla carica li guida!...
Già fuggono i tedeschi!... I nostri han vinto!
Portan qui il capitano.

ORDINANZE

Ferito!

VOCI

(fuori)

A Spagna gloria!

ALTRE

Viva l'Italia!...

TUTTI

È nostra la vittoria!...

Scena quarta

Don Alvaro ferito e svenuto è portato in una lettiga da quattro granatieri. Da un lato è il Chirurgo, dall'altra Don Carlo coperto di polvere ed assai afflitto. Un soldato depone una valigia sopra un tavolino. La lettiga è collocata quasi nel mezzo della scena.

Scena e Duettino

CARLO

Piano... qui posi... approntisi il mio letto.

CHIRURGO

Silenzio...

CARLO

V'ha periglio?

CHIRURGO

La palla che ha nel petto mi spaventa.

CARLO

Deh il salvate.

ALVARO

(rinviene)

Ove son?

CARLO

Presso l'amico.

ALVARO

Lasciatemi morire.

CARLO

Vi salveran le nostre cure... Premio
l'ordine vi sarà di Calatrava.

ALVARO

(trasalendo)

Di Calatrava!... No... mai...

CHIRURGO

Siate calmo.

CARLO

(Che! Inorridì di Calatrava al nome!)

ALVARO

Amico...

CHIRURGO

Se parlate...

ALVARO

Un detto sol...

CARLO

(al Chirurgo)

Ve n' prego, ne lasciate...

(il Chirurgo si ritrae al fondo)

ALVARO

(accenna a don Carlo di appressarsegli)

Giurarmi in quest'ora solenne dovete

far pago un mio voto.

CARLO

(commosso)

Lo giuro.

ALVARO

Sul core

cercate...

CARLO

(eseguisce e trova)

Una chiave!...

ALVARO

(indicando la valigia)

Con essa trarrete

un piego celato... l'affido all'onore...
Colà v'ha un mistero, che meco morrà.
S'abbruci me spento...

CARLO

Lo giuro, sarà.

ALVARO

Or muoio tranquillo... Vi stringo al cor mio.

CARLO

(lo abbraccia con grande emozione)

Amico, fidate nel cielo... Addio.

ALVARO

Addio.

(il Chirurgo e le ordinanze trasportano il ferito nella stanza da letto)

Scena quinta

Don Carlo, poi il Chirurgo.

Scena ed Aria

CARLO

Morir!... tremenda cosa!...
Sì intrepido, sì prode,
ei pur morrà!... Uom singolar costui!...
Tremò di Calatrava
al nome!... A lui palese
n'è forse il disonor?... Cielo!... Qual lampo!...
S'ei fosse il seduttore?...
Desso in mia mano... e vive!...
Se m'ingannassi?... Questa chiave il dica.

(apre convulso la valigia, e ne trae un plico suggellato; fa per aprirlo)

Ecco i fogli!... Che tento!

(s'arresta)

E la fé che giurai?... E questa vita
che debbo al suo valor?... Anch'io l'ho salvo!...
E s'ei fosse quell'Indo maledetto
che macchiò il sangue mio?...

(risoluto)

Il suggello si franga,

(sta per eseguire)

niun qui mi vede...

(s'arresta)

No?... Ben mi vegg'io.

(getta il plico, e se ne allontana con raccapriccio)

CARLO

Urna fatale del mio destino,

va', t'allontana, mi tenti invano;
l'onor a tergere qui venni, e insano
d'un'onta nuova no 'l brutterò.

Un giuro è sacro per l'uom d'onore;

que' fogli chiudano il lor mistero...
Disperso vada il mal pensiero
che all'atto indegno mi concitò.

CARLO

E s'altra prova rinvenire potessi?...
Vediam.

(torna a frugare nella valigia, e vi trova un astuccio)

Qui v'ha un ritratto...

(lo esamina)

Suggel non v'è... nulla ei ne disse...
nulla promisi... S'apra dunque...

(eseguisce)

Ciel! Leonora!... Don Alvaro è il ferito!...

(con esaltazione)

Ora egli viva... e di mia man poi muoia...

CHIRURGO

(si presenta lieto sulla porta della stanza)

Lieta novella, è salvo.

(rientra)

CARLO

Oh gioia! oh gioia!

CARLO

Egli è salvo!... Gioia immensa

che m'inondi il cor, ti sento!
Potrò alfine il tradimento
sull'infame vendicar.

Leonora, ove t'ascondi?...

Di': seguisti tra le squadre
chi del sangue di tuo padre
ti fe' il volto rosseggiar?

Ah felice appien sarei

se potesse il brando mio
amendue d'Averno al dio
d'un sol colpo consacrar!

(parte rapidamente dalla destra)

Scena sesta

Accampamento militare presso Velletri.
Sul davanti a sinistra è una bottega da rigattiere; a destra altra, ove si vendono cibi, bevande, frutta. All'ingiro tende militari, baracche di rivenduglioli, ecc., ecc. È notte - la scena è deserta.
Una pattuglia entra cautamente in scena, esplorando il campo.

Ronda

CORO

Compagni sostiamo,

il campo esploriamo;
non s'ode rumore,
non brilla un chiarore;
in sonno profondo
sepolto ognun sta.

(allontanandosi poco a poco)

Compagni inoltriamo,

fra poco la sveglia
suonare s'udrà.

Scena settima

Spunta l'alba lentamente. Entra don Alvaro pensoso.

ALVARO

Né gustare m'è dato
un'ora di quiete; affranta è l'alma
dalla lotta crudel.
Pace ed oblio indarno io chieggo al cielo.

Scena ottava

Detto e don Carlo.

CARLO

Capitan...

ALVARO

Chi mi chiama?

(avvicinandosi e riconoscendo Carlo gli dice con affetto)

Voi che sì larghe cure
mi prodigaste?

CARLO

La ferita vostra

sanata è appieno?

ALVARO

Sì.

CARLO

Forte?

ALVARO

Qual prima.

CARLO

Sosterreste un duello?

ALVARO

E con chi mai?

CARLO

Nemici non avete?

ALVARO

Tutti ne abbiam... ma a stento
comprendo...

CARLO

No?... Messaggio non v'inviava

don Alvaro l'indiano?

ALVARO

Oh tradimento!

ALVARO

Sleale! Il segreto fu dunque violato?

CARLO

Fu illeso quel piego, l'effigie ha parlato;
don Carlo di Vargas, tremate, io sono.

ALVARO

D'ardite minacce non m'agito al suono.

CARLO

Usciamo, all'istante un di noi dée morire...

ALVARO

La morte disprezzo, ma duolmi inveire
contr'uom che per primo amistade m'offrìa.

CARLO

No, no, profanato tal nome non sia.

ALVARO

Non io, fu il destino, che il padre v'ha ucciso;
non io che sedussi quell'angiol d'amore...
ne guardano entrambi, e dal paradiso
ch'io sono innocente vi dicono al core...

CARLO

Adunque colei?

ALVARO

La notte fatale

io caddi per doppia ferita mortale;
guaritone, un anno in traccia ne andai...
Ahimè, ch'era spenta Leonora trovai.

CARLO

Menzogna, menzogna!
La suora... ospitavala antica parente:
vi giunsi, ma tardi...

ALVARO

(con ansia)

Ed ella...

CARLO

È fuggente.

ALVARO

(trasalendo)

E vive!!! O amico, il fremito

ch'ogni mia fibra scuote
vi dica che quest'anima
infame esser non puote...
Vive!!! Gran dio, quell'angelo!...

CARLO

Ma in breve morirà.

ALVARO

No, d'un imene il vincolo

stringa fra noi la speme;
e s'ella vive, insieme
cerchiamo ove fuggì.
Giuro che illustre origine
eguale a voi mi rende,
e che il mio stemma splende
come rifulge il dì.

CARLO

Stolto! Fra noi dischiudesi

insanguinato avello;
come chiamar fratello
chi tutto mi rapì?
D'eccelsa o vile origine,
è d'uopo ch'io vi spegna,
e dopo voi l'indegna
che il sangue suo tradì.

ALVARO

Che dite?

CARLO

Ella morrà.

ALVARO

Tacete.

CARLO

Il giuro

a dio; cadrà l'infame.

ALVARO

Voi pria cadrete nel fatal certame.

CARLO

Morte! Ov'io non cada esangue

Leonora giungerò.
Tinto ancor del vostro sangue
questo acciar le immergerò.

ALVARO

Morte, sì!... col brando mio

un sicario ucciderò;
il pensier volgete a dio;
l'ora vostra alfin suonò.

(sguainano le spade, e si battono furiosamente)

Scena nona

Accorre la Pattuglia del campo a separarli.

CORO

Fermi, arrestate!

CARLO

(furente)

No. La sua vita

o la mia... tosto.

CORO

Lunge di qua

si tragga.

ALVARO

(Forse... del ciel l'aita

a me soccorre.)

CARLO

Colui morrà!

CORO

(a Carlo che cerca svincolarsi)

Vieni.

CARLO

(a don Alvaro)

Carnefice del padre mio!

(viene trascinato altrove dalla pattuglia)

ALVARO

Or che mi resta! Pietoso iddio

tu ispira, illumina il mio pensier...

(gettando la spada)

Al chiostro, all'eremo, ai santi altari

l'oblio, la pace chiegga il guerrier.

(esce)

Scena decima

Spunta il sole. - Il rullo dei tamburi e lo squillo delle trombe danno il segnale della sveglia. La scena va animandosi a poco a poco. Soldati spagnuoli ed italiani di tutte le armi sortono dalle tende, ripulendo schioppi, spade, uniformi, ecc., ecc. Ragazzi, Militari giocano ai dadi sui tamburi. Vivandiere che vendono liquori, frutta, pane, ecc.
Preziosilla dall'alto d'una baracca predice la buona ventura. - Scena animatissima.

CORO

Lorché pifferi e tamburi

par che assordino la terra
siam felici, ch'è la guerra
gioia e vita al militar.

Vita gaia, avventurosa,

cui non cal doman né ieri,
ch'ama tutti i suoi pensieri
sol nell'oggi concentrar.

PREZIOSILLA

(alle donne)

Venite all'indovina

ch'è giunta di lontano,
e puote a voi l'arcano
futuro decifrar.

(ai soldati)

Correte a lei d'intorno,

la mano le porgete,
le amanti apprenderete
se fide vi restar.

CORO

Corriamo all'indovina,

la mano le porgiamo,
le belle udir possiamo
se fide ci restar.

PREZIOSILLA

Chi vuole il paradiso

s'accenda di valore,
e il barbaro invasore
s'accinga a debellar.

Avanti, avanti, avanti,

predirvi sentirete
qual premio coglierete
dal vostro battagliar.

CORO

Avanti, avanti, avanti,

predirci sentiremo
qual premio coglieremo
dal nostro battagliar.

(molti la circondano)

Scena ed Arietta - Sortita del rivendugliolo

SOLDATI

Qua, vivandiere, un sorso.

(le vivandiere versano loro)

UNO

Alla salute nostra!...

TUTTI

(bevendo)

Viva!

ALTRO

A Spagna!

ed all'Italia unite!

TUTTI

Evviva!

PREZIOSILLA

Al nostro eroe.

Don Federico Herreros.

TUTTI

Viva! Viva!

UNO

Ed al suo degno amico
don Felice de Bornos.

TUTTI

Viva! Viva!

Scena undicesima

L'attenzione è attirata da Trabuco rivendugliolo che dalla bottega a sinistra viene con una cassetta al collo portante vari oggetti di meschino valore.

TRABUCO

A buon mercato chi vuol comprare

forbici, spille, sapon perfetto.

(lo attorniano)

TRABUCO

Io vendo e compero qualunque oggetto,
concludo a pronti qualunque affare.

SOLDATI

I

Ho qui un monile, quanto mi dai?

(lo mostra)

SOLDATI

II

Ve' una collana? Se vuoi la vendo.

(la mostra)

SOLDATI

III

Questi orecchini li pagherai?

(li mostra)

CORO

(mostrando orologi, anelli, ecc.)

Vogliamo vendere...

TRABUCO

Ma quanto vedo

tutto è robaccia, brutta robaccia.

CORO

Tale, o furfante, è la tua faccia.

TRABUCO

Pure aggiustiamoci... per ogni pezzo
do trenta soldi.

TUTTI

(tumultuando)

Da ladro è il prezzo.

TRABUCO

Ih quanta furia!... c'intenderemo,
qualch'altro soldo v'aggiungeremo...
Date qua, subito...

CORO

Purché all'istante

venga il danaro bello e sonante...

TRABUCO

Prima la merce... qua... co' le buone.

SOLDATI

(dandogli gli effetti)

A te.

ALTRI

(dandogli gli effetti)

A te.

ALTRI

(dandogli gli effetti)

A te.

TRABUCO

(ritira le robe e paga)

A voi, a voi, benone!

CORO

(cacciandolo)

Al diavol vattene...

TRABUCO

(contento)

(Che buon affare!)

A buon mercato chi vuol comprare...

(avviandosi ad altro lato del campo)

Scena dodicesima

Detti, e Contadini questuanti con Ragazzi a mano.

CONTADINI

Pane, pan per carità;

tetti e campi devastati
n'ha la guerra, ed affamati
cerchiam pane per pietà.

Scena tredicesima

Detti, ed alcune Reclute piangenti che giungono scortate.

RECLUTE

Povere madri deserte nel pianto

per dura forza dovemmo lasciar.

Della beltà n'han rapiti all'incanto,

a nostre case vogliamo tornar.

VIVANDIERE

(accostandosi gaiamente alle reclute e offerendo loro da bere)

Non piangete, giovanotti,

per le madri e per le belle;
v'ameremo quai sorelle,
vi sapremo confortar.

Certo il diavolo non siamo;

quelle lacrime tergete,
al passato, ben vedete,
ora è inutile pensar.

PREZIOSILLA

(entrando fra le reclute ne prende alcune pe 'l braccio, e dice loro burlescamente)

Che vergogna!... Su coraggio...

Bei figliuoli, siete pazzi?
Se piangete quai ragazzi
vi farete corbellar.

Un'occhiata a voi d'intorno,

e scommetto che indovino;
ci sarà più d'un visino
che sapravvi consolar.

Coro - Tarantella

TUTTI

Nella guerra è la follia

che dée il campo rallegrar:

viva, viva la pazzia,

che qui sola ha da regnar!

(le vivandiere prendono francamente le reclute pe 'l braccio, e s'incomincia vivacissima danza generale. Ben presto la confusione e lo schiamazzo giungono al colmo)

Scena quattordicesima

Detti, e fra' Melitone che, preso nel vortice della danza, è per un momento costretto a ballare co' le vivandiere; finalmente, riuscito a fermarsi, esclama:

MELITONE

Toh, toh!... Poffare il mondo!... oh che tempone!
Corre ben l'avventura!... Anch'io ci sono!...
Venni di Spagna a medicar ferite,

ed alme a mendicar. Che vedo! È questo
un campo di cristiani, o siete turchi?

Dove s'è visto berteggiar la santa

domenica così?... Ben più faccenda
le bottiglie vi dan che le battaglie.

E invece di vestir cenere e sacco

qui si tresca con Venere, con Bacco?

Il mondo è fatto una casa di pianto;

ogni convento, oh qual profanazione!

Or è covo del vento! I santuari

spelonche diventar di sanguinari;
e fino i tabernacoli di Cristo
fatti son ricettacoli del tristo.

Tutto è a soqquadro... e la ragione?...

pe' vostri peccati.

SOLDATI

Ah frate!... frate!...

MELITONE

Voi le feste

calpestate, rubate, bestemmiate...

SOLDATI ITALIANI

Togone infame!...

SOLDATI SPAGNUOLI

Segui pur, padruccio.

MELITONE

E membra e capi siete d'una stampa...
Tutti eretici...

ITALIANI

Or or l'aggiustiam noi...

MELITONE

Tutti tutti cloaca di peccati,

e finché il mondo puzzi di tal pece,
non isperi la terra alcuna pace.

ITALIANI

( intorno)

Dalli, dalli...

SPAGNUOLI

(difendendolo)

Scappa, scappa...

ITALIANI

Dalli, dalli sulla cappa...

(cercano picchiarlo, ma egli se la svigna, declamando sempre)

Rataplan

(ai soldati che lo inseguono uscendo di scena)

PREZIOSILLA

Lasciatelo ch'ei vada...
Far guerra ad un cappuccio!... Bella impresa!...
Non m'odon?... Sia il tamburo sua difesa.

(prende a caso un tamburo e imitata da qualche tamburino lo suona. I soldati accorrono tosto a circondarla seguiti da tutta la turba)

PREZIOSILLA

Rataplan, rataplan della gloria

nel soldato ritempra l'amor;
rataplan, rataplan, di vittoria
questo suono è segnal precursor!

Rataplan, si raccolgon le schiere;

rataplan, son guidate a pugnar!
rataplan, rataplan, le bandiere
del nemico si veggon piegar!

Rataplan, pim, pum, pam, inseguite

chi le terga, fuggendo, voltò...
rataplan le gloriose ferite
col trionfo il destin coronò.

Rataplan, della patria la gloria

più rifulge de' figli al valor.
Rataplan rataplan, la vittoria
al guerriero conquista ogni cuor.

Sortono correndo.

Vicinanze d'Hornachuelos.

ATTO QUARTO

Scena prima

Interno del convento della Madonna degli angeli.
Meschino porticato circonda una corticella con aranci, oleandri, gelsomini. Alla sinistra dello spettatore è la porta che mette alla via; a destra altra porta sopra la quale si legge «Clausura».
Padre Guardiano passeggia gravemente leggendo il breviario. - Dalla sinistra entrano molti Pezzenti d'ogni età e sesso con rozze scodelle alla mano, pignatte o piatti.

Coro ed Aria buffa

CORO

Fate la carità,

è un'ora che aspettiamo!...
Andarcene dobbiamo.
Fate la carità.

Scena seconda

Detti e fra' Melitone, che viene dalla destra, coperto il ventre d'ampio grembiale bianco, ed aiutato da altro laico, porta una grande caldaia a due manichi, che depongono nel centro; il laico riparte.

MELITONE

Che? Siete all'osteria?... Quieti...

(incomincia a distribuire col ramaiuolo la minestra)

DONNE

(spingendosi fra loro)

Qui, presto a me.

VECCHI

Quante porzioni a loro!...

ALTRI

Tutti vorrian per sé.

TUTTI

N'ebbe già tre Maria!...

UNA

(a Melitone)

Quattro a me...

TUTTI

Quattro a lei!

DETTA

Sì, perché ho sei figliuoli...

MELITONE

Perché ne avete sei?

DETTA

Perché li mandò iddio...

MELITONE

Sì, sì, dio... non li avreste

se al par di me voi pure la schiena percoteste
con aspra disciplina, e più le notti intere
passaste recitando rosari e miserere...

GUARDIANO

Frate!...

MELITONE

Ma tai pezzenti son di fecondità

davvero spaventosa...

GUARDIANO

Abbiate carità.

VECCHI

Un po' di quel fondaccio ancora ne donate.

MELITONE

Il ben di dio, bricconi, fondaccio voi chiamate?

ALCUNI

(presentando le scodelle)

A me, padre...

ALTRI

(presentando le scodelle)

A me...

MELITONE

Oh andatene in malora,

o il ramaiuol sul capo v'aggiusto bene or ora...
Io perdo la pazienza!...

GUARDIANO

Oh carità, fratello...

DONNE

Più carità ne usava il padre Raffaello.

MELITONE

Sì, sì, ma in otto giorni, avutone abbastanza
di poveri e minestra, restò nella sua stanza.
E scaricò la soma sul dosso a Melitone...
E poi con tal canaglia usar dovrò le buone?

GUARDIANO

Soffrono tanto i poveri... la carità è un dovere

MELITONE

Carità con costoro che il fanno per mestiere?
Che un campanile abbattere co' pugni sarien buoni,
che dicono fondaccio il ben di dio... Bricconi!...

ALCUNI

Oh il padre Raffaele!...

ALTRI

Era un angelo!

ALTRI

Un santo!

TUTTI

Se il padre Raffaele...

MELITONE

Non m'annoiate tanto!

(distribuisce in fretta il residuo, dicendo)

MELITONE

Il resto, a voi, prendetevi,

non voglio più parole...

(fa rotolare la caldaia con un calcio)

Fuori di qua, lasciatemi...
Sì, fuori, al sole, al sole;
pezzenti più di Lazzaro,
sacchi di pravità...

Via, via, bricconi, al diavolo;

toglietevi di qua.

(indispettito li scaccia confusamente, percuotendoli col grembiale che si sarà tolto, e chiude la porta, restandone assai adirato e stanco)

Scena terza

Padre Guardiano e fra' Melitone.

Scena e Duetto

MELITONE

(asciugandosi il sudore con un fazzoletto bianco che avrà cavato da una manica)

Auf!... Pazienza non v'ha che basti!

GUARDIANO

Troppa

dal signor non ne aveste.
Facendo carità un dover s'adempie
da render fiero un angiol...

MELITONE

(prendendo tabacco)

Che al mio posto

in tre dì finirebbe
col minestrar de' schiaffi...

GUARDIANO

Tacete; umil sia Meliton, né soffra
se veda preferirsi Raffaele.

MELITONE

Io?... No... Amico gli son, ma ha certi gesti...
Parla da sé... ha cert'occhi...

GUARDIANO

Son le preci,

il digiun...

MELITONE

Ier nell'orto lavorava

cotanto stralunato, che scherzando
dissi: padre, un mulatto
parmi... Guardommi bieco,
strinse le pugna, e...

GUARDIANO

Ebbene?

MELITONE

Quando cadde

sul campami la folgore, ed usciva
fra la tempesta gli gridai:
mi sembra Indo selvaggio... Un urlo
cacciò che mi gelava.

GUARDIANO

Che v'ha a ridir?

MELITONE

Nulla, ma il guardo e penso

che il demonio, narraste,
qui stette un tempo in abito da frate...
gli fosse il padre Raffael parente?...

GUARDIANO

Giudizii temerarii... il ver narrai...
ma n'ebbe il superior rivelazione
allora... Io, no.

MELITONE

Ciò è vero!...

Ma strano è molto il padre!... La ragione?

GUARDIANO

Del mondo i disinganni,

l'assidua penitenza,
le veglie, l'astinenza
quell'anima turbar.

MELITONE

Saranno i disinganni

adunque e l'astinenza,
l'assidua penitenza,
che il capo gli guastar!

(si suona con forza il campanello alla porta)

Scena

GUARDIANO

Giunge qualcuno... aprite...

(parte)

Scena quarta

Fra' Melitone e don Carlo, che avviluppato in un grande mantello, entra francamente.

CARLO

(alteramente)

Siete voi il portiere?

MELITONE

(È goffo ben costui!)

S'ora v'apersi, parmi...

CARLO

Il padre Raffaele?

MELITONE

(Un altro!) Due ne abbiamo;
l'un di Porcuna, grasso,
sordo come una talpa, l'altro scarno,
bruno, occhi... (ciel, quali occhi!) Voi chiedete?...

CARLO

Quel dell'inferno.

MELITONE

(È desso...) E chi gli annuncio?

CARLO

Un cavalier...

MELITONE

(Qual boria! È un mal arnese.)

(parte)

Scena quinta

Don Carlo, poi don Alvaro in abito da frate.

Scena e duetto

CARLO

Invano Alvaro ti celasti al mondo

e d'ipocrita veste
scudo facesti alla viltà. Del chiostro
ove t'ascondi m'additar la via
l'odio e la sete di vendetta; alcuno
qui non sarà che ne divida; il sangue,
solo il tuo sangue può lavar l'oltraggio
che macchiò l'onor mio:
e tutto il verserò, lo giuro a dio.

ALVARO

Fratello...

CARLO

Riconoscimi.

ALVARO

Don Carlo! Voi vivente!

CARLO

Da un lustro ne vo in traccia,
ti trovo finalmente...
Col sangue sol cancellasi
l'infamia ed il delitto,
ch'io ti punisca è scritto
sul libro del destin.

Tu prode fosti, or monaco,

un'arma qui non hai...
deggio il tuo sangue spargere,
scegli, due ne portai...

ALVARO

Vissi nel mondo... intendo;
or queste vesti... l'eremo
dicon che i falli ammendo...
Ah! cessi il sangue alfin!

Lasciatemi...

CARLO

Difendere

quel saio, né il deserto,
codardo, non ti possono...

ALVARO

(trasalendo)

Codardo!... Tale asserto...

(poi frenandosi)

(Ah no!... assistimi, signore!)

(a don Carlo)

Le minacce, i fieri accenti
portin seco in preda i venti,
perdonatemi... pietà.

A che offendere cotanto

chi fu solo sventurato?...
Deh chiniam la fronte al fato,
o fratel, pietà, pietà.

CARLO

Tu contamini tal nome...

Una suora mi lasciasti
che tradita abbandonasti
all'infamia, al disonor.

ALVARO

No, non fu disonorata,

ve lo giura un sacerdote;
sulla terra l'ho adorata
come in cielo amar si puote...
L'amo ancora, e s'ella m'ama
più non brama ~ questo cor.

CARLO

Non si placa il mio furore

per mendace e vile accento.
L'arme impugna, ed al cimento
scendi meco, o traditor.

ALVARO

Se i rimorsi, il pianto omai

non vi parlano per me,
qual nessun mi vide mai,
io mi prostro al vostro pie'.

(eseguisce)

CARLO

Ah la macchia del tuo stemma
or provasti con quest'atto!

ALVARO

(balzando in piedi furente)

Desso splende più che gemma...

CARLO

Sangue il tinge di mulatto.

ALVARO

(non potendo più frenarsi)

Per la gola voi mentite...
a me un brando...

(glielo strappa di mano)

Un brando... uscite.

CARLO

(avviandosi)

Finalmente!...

ALVARO

(ricomponendosi)

No... l'inferno

non trionfi... Va', riparti...

(getta la spada)

CARLO

Ti fai dunque di me scherno?...
S'ora meco misurarti,
o vigliacco, non hai core,
ti consacro al disonore...

(gli dà uno schiaffo)

ALVARO

(furente)

Ah segnasti la tua sorte!
Morte a entrambi...

(raccogliendo la spada)

CARLO

A entrambi morte.

ALVARO, CARLO

Paga l'ira alfin sarà,
te l'inferno ingoierà.

(escono correndo dalla sinistra)

Scena sesta

Valle fra rupi inaccessibili, attraversata da un ruscello. Nella sinistra dello spettatore è una grotta con porta praticabile, e sopra una campana che si potrà suonare dall'interno.
È il tramonto. La scena si oscura lentamente; la luna apparisce splendidissima.
Donna Leonora pallida, sfigurata, esce dalla grotta agitatissima.

Melodia

LEONORA

Pace, pace, mio dio, cruda sventura

m'astringe, ahimè, a languir;
come il dì primo da tant'anni dura
profondo il mio soffrir.

L'amai, gli è ver!... Ma di beltà e valore

cotanto iddio l'ornò,
che l'amo ancor, né togliermi dal core
l'immagine saprò.

Fatalità!... fatalità!... un delitto

disgiunti n'ha quaggiù!...
Alvaro, io t'amo, e su nel cielo è scritto:
non ti vedrò mai più!

Oh dio, dio fa' ch'io muoia; ché la calma

può darmi morte sol.
Invan la pace qui sperò quest'alma
in preda a lungo duol.

(va ad un sasso, ove sono alcune provvigioni deposte dal padre Guardiano)

LEONORA

Misero pane... a prolungarmi vieni
la sconsolata vita... Ma chi giunge?
Profanare chi ardisce il sacro loco?
Maledizione!... Maledizione!...

(torna rapidamente alla grotta, e vi si rinchiude)

Scena settima

Si ode dentro la scena un cozzar di spade.

Scena e Terzetto finale

CARLO

Io muoio!... Confession!... L'alma salvate.

ALVARO

(entra in scena colla spada sguainata)

È questo ancor sangue d'un Vargas...

CARLO

(sempre dall'interno)

Padre...

Confession...

ALVARO

Maledetto io son; ma è presso
un eremita...

(corre alla grotta e batte alla porta)

A confortar correte

un uom che muor...

LEONORA

(dall'interno)

No 'l posso.

ALVARO

(batte con più forza)

È d'uopo.

LEONORA

(dall'interno suonando la campana)

Aiuto! Aiuto!

ALVARO

Deh! Venite.

Scena ottava

Detto e Leonora che si presenta sulla porta.

LEONORA

Temerari, del ciel l'ira fuggite!

ALVARO

Una donna! Qual voce... ah no... uno spettro...

LEONORA

(riconoscendo don Alvaro)

Che miro?

ALVARO

Tu... Leonora...

LEONORA

(avvicinandosi ad Alvaro)

Egli è ben desso...

Io ti riveggo ancora...

ALVARO

Lungi... lungi da me... queste mie mani
grondano sangue... Indietro!

LEONORA

Che mai parli?

ALVARO

(accennando)

Là giace spento un uom...

LEONORA

Tu l'uccidesti?

ALVARO

Tutto tentai per evitar la pugna.
Chiusi i miei dì nel chiostro.
Ei mi raggiunse... m'insultò... l'uccisi.

LEONORA

Ed era?

ALVARO

Tuo fratello!

LEONORA

Gran dio!

(corre ansante verso il bosco)

ALVARO

Destino avverso

come a scherno mi prendi!...
Vive Leonora e ritrovarla deggio
or che versai di suo fratello il sangue.

LEONORA

(dall'interno)

(mette un grido)

Ah!...

ALVARO

Qual grido!... Che avvenne?...

Scena nona

Leonora ferita entra sostenuta dal Guardiano, e detto.

ALVARO

Ella... ferita!...

LEONORA

(morente)

Nell'ora estrema perdonar non seppe...
e l'onta vendicò nel sangue mio.

ALVARO

E tu paga non eri!
O vendetta di dio!... Maledizione!...

GUARDIANO

(solenne)

Non imprecare; umìliati

a lui ch'è giusto e santo...
che adduce a eterni gaudi
per una via di pianto...
D'ira e furor sacrilego
non profferir parola,
mentre quest'angiol vola
al trono del signor...

LEONORA

(con voce morente)

Sì, piangi... e prega.

ALVARO

Un reprobo,

un maledetto io sono.
Flutto di sangue inalzasi
fra noi...

LEONORA

Di dio il perdono

io ti prometto...

GUARDIANO

Pròstrati!

LEONORA

Alvaro...

ALVARO

A quell'accento

più non poss'io resistere...

(gettandosi ai piedi di Leonora)

Leonora, io son redento,
dal ciel son perdonato!...

LEONORA, GUARDIANO

Sia lode a te, signor.

LEONORA

(ad Alvaro)

Lieta or poss'io precederti

alla promessa terra...
Là cesserà la guerra,
santo l'amor sarà.

ALVARO

Tu mi condanni a vivere,

e mi abbandoni intanto!
Il reo, il reo soltanto
dunque impunito andrà!

GUARDIANO

Santa del suo martirio

ella al signore ascenda,
e il suo morir ti apprenda
la fede e la pietà!

LEONORA

In ciel ti attendo, addio!...

Io ti precedo, Alvaro.

(muore)

ALVARO

Morta!...

GUARDIANO

Salita a dio!

Prima versione del finale

Atto IV, scene VII-IX, versione del 1862.

Scena settima.

Don Alvaro e Don Carlo scendono da un precipizio a destra correndo co' le spade alla mano.

Scena e Finale ultimo

ALVARO

Chi preme questa terra è maledetto!...
Ma de' delitti è questo
il giorno!... Qui sostiamo!...

(si battono furiosamente)

CARLO

(resta ferito a morte)

Ohimè!... muoio!...
Confessione, mio dio!... l'alma salvate...

ALVARO

(È questo ancor sangue d'un Vargas!...)

CARLO

Padre...

Confession...

ALVARO

Maledetto io son; ma è presso

un eremita...

CARLO

Per pietà affrettate.

ALVARO

(corre alla grotta e batte alla porta)

A confortar correte
un uom che muor...

LEONORA

(dall'interno)

No 'l posso.

ALVARO

(battendo con più forza)

È d'uopo.

LEONORA

(dall'interno)

(suonando la campana)

Aiuto! Aiuto!...

ALVARO

Deh venite.

Scena ottava.

Detti e Donna Leonora che si presenta sulla porta.

LEONORA

Temerari, del ciel l'ira fuggite.

ALVARO

(scendendo inorridito)

Oh cielo!... una donna!... qual voce!... Leonora!

LEONORA

Gran dio!... Don Alvaro!...

(scende)

CARLO

(Chi vedo!... La suora!)

LEONORA, ALVARO

Sì dunque a me presso tu stavi, mio bene!
Cancelli quest'ora d'un tempo le pene!.. .

CARLO

(Ed erano insieme!)

(con isforzo)

Sorella?

LEONORA

Chi sento?...

CARLO

Del sangue tuo l'ultimo ti volge l'accento...

LEONORA

(corre ad abbracciarlo)

Don Carlo, fratello, ti stringo al mio core...

(Carlo nell'amplesso la ferisce)

LEONORA

Ah!...

(cade)

CARLO

Son vendicato!...

(spira)

ALVARO

(a don Carlo)

Che festi tu?... Orrore!

LEONORA

Ti perdono, fratel...

(a don Alvaro)

Vedi destino!...

Io muoio!... ahimè ti lascio!... Alvaro... Addio...
Ci rivedremo in cielo... Addio...

(muore)

ALVARO

Leonora!

Alfine ti trovai!... ti trovai morta!...

(resta immobile)

Scena nona.

Il tuono mugghia piucché mai, i lampi si fanno più spessi, si odono i Frati cantar Miserere. All'avvicinarsi di questi don Alvaro torna in sé, e corre sopra un rupe a sinistra. Giunge il padre Guardiano e tutta la comunità con fiaccole dalla destra, e ognuno rimane stupefatto.

GUARDIANO

Gran dio!... sangue!... cadaveri! La donna penitente!...

TUTTI

Una donna!... Cielo!

GUARDIANO

Padre

Raffaele.

ALVARO

(dall'alto della rupe)

Imbecille, cerca il padre
Raffaele... Un inviato dell'inferno
son io...

MELITONE

L'ho sempre detto...

ALVARO

Apriti, o terra,

m'ingoi l'inferno!... precipiti il cielo... pera la razza umana...

(ascende più alto e si precipita in un sottoposto burrone)

TUTTI

Orrore!... Orrore!...
Pietà, misericordia, signore!!!