GIULIETTA, E ROMEO

Tragedia per musica.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di

G. M. FOPPA

Musica di

N. A. ZINGARELLI

Prima esecuzione:

30 Gennaio 1796, Milano


Personaggi:

EVERARDO Cappellio / tenore

GIULIETTA figlia di Everardo / soprano

ROMEO Montecchio / soprano

GILBERTO amico delle due fazioni / soprano

MATILDE confidente di Giulietta / soprano

TEOBALDO della fazione de' Cappellii promesso sposo a Giulietta / tenore


Coro di Cappellii e di Montecchii.

Il luogo della scena è Verona.

ATTO PRIMO

Scena prima

Luogo magnifico destinato a festa nuziale.
Coro di Cappellii, Giulietta, Matilde, poi Coro di Montecchii, e Romeo con Gilberto; in fine Everardo, con Teobaldo.

Danza di Cappellii.

CORO

Cappellii

Vieni o gentil donzella,

godi de' plausi il suono:
tutto per te s'abbella,
da te riceve onor.

GIULIETTA

A tanto affetto o cari

grato il mio cor si chiama:
eguale è in me la brama
di palesarvi amor.

CORO

Cappellii

Per farti appien felice

scende festoso Imene,
e amabili catene
t'appresta un dolce ardor.

Mentre si schierano da una parte i Cappellii, sortono dall'altra i Montecchii con Romeo, e Gilberto.

UNO DE' MONTECCHII

(a Romeo)

Ferma incauto, ove t'inoltri?

ROMEO

Qual follia! Chi vieta il passo?

UNO DE' MONTECCHII

Del nemico festa è questa.

ROMEO

Pura ho l'alma, ho il cor sincero,
né conosco un vil timor.

CORO

Vieni o gentil donzella,

godi de' plausi il suono:
tutto per te s'abbella,
da te riceve onor.

ROMEO

Qual vago sembiante!

Del caro mio bene
mi desta all'istante
soave stupor!

Un tenero moto

mi nasce nel petto;
un dolce diletto
mi sento nel cor.

GIULIETTA

(avvedendosi di Romeo)

(Qual oggetto eterni dèi!)

ROMEO

(Ah mi volge i suoi bei lumi!)

MATILDE

(a Giulietta)

Or che pensi?

GIULIETTA

No 'l saprei.

GILBERTO

(a Romeo)

Che t'arresta?

ROMEO

Un dolce incanto.

Insieme

GIULIETTA

(Io lo miro, e un foco intanto
più serpeggia intorno al cor.)

ROMEO

(Io la miro, e un foco intanto
più serpeggia intorno al cor.)

CORO

Cappellii

(guardando Giulietta)

(Qual sorpresa in lei si desta!)

CORO

Montecchii

(guardando Romeo)

(Perché stupido si tace.)

GIULIETTA

(Un nemico m'incatena!)

CORO

Smania, freme, duolsi, e geme.

ROMEO

(Chi m'è avversa oh cieli adoro!)

CORO

Già vacilla, e non s'intende
la sua pena, e il suo dolor.

Insieme

GIULIETTA

(Ah d'amor per lui già moro:
perde oh dio la calma il cor.)

ROMEO

(Ah d'amor per lei già moro:
perde oh dio la calma il cor.)

Un suono di trombe, e di timpani annunciano l'arrivo di Everardo con Teobaldo.

EVERARDO

Figlia fuor dell'usato oh come splende
questo al tuo nascer sacro, e alla promessa
di tue vicine nozze
felicissimo dì! Come la pompa
spiega i trionfi tuoi! Come la gioia
brilla in fronte a ciascun! Mira Teobaldo,
che più d'altri n'esulta: egli sospira
il fortunato istante,
che in pegno avrà la tua bell'alma amante.

ROMEO

(Oh dio che intendo mai!)

GIULIETTA

(agitata, e confusa)

Padre i tuoi cenni
son leggi all'alma mia.

EVERARDO

Son dunque uniti

i voti vostri, e i voti miei compiti.

TEOBALDO

O gioia estrema!

ROMEO

(Oh pena ria!)

GIULIETTA

(agitata, e confusa)

Qual gelo

mi stringe il cor!

EVERARDO

Tu impallidisci? Oh quanto

più bella agli occhi suoi
ti rende quel pallor! Ti rassicura,
gioie t'appresta amore, e bei contenti.

ROMEO

(E a me l'empio destino aspri tormenti.)

EVERARDO

(a Teobaldo)

Fa' cor, t'appressa.

TEOBALDO

Amata sposa, ah vieni;

rendimi omai felice.

GIULIETTA

(Che mai risolverò?)

(allontanandosi da Teobaldo)

EVERARDO

Figlia t'accosta.

GIULIETTA

Aita o ciel!

TEOBALDO

Ti turbi?

EVERARDO

Ti confondi?

GIULIETTA

Smarrita... sconsigliata...

il cor... gli affetti...
ah che non so parlar.

EVERARDO

Che intendo!

TEOBALDO

Ciel tiranno!

EVERARDO

Qual ti desta nel cor sì crudo affanno.

(volgendosi e vedendolo)

(Romeo, che vedo!)

ROMEO

(Scoperto io sono.)

GIULIETTA

Padre.

EVERARDO

Ubbidisci omai.

GIULIETTA

Un solo istante...

EVERARDO

No: compresi assai.

TEOBALDO

(Ho fiera gelosia!)

GIULIETTA

(Ho doglia estrema!)

ROMEO

(Gela questo mio cor, palpita, e trema.)

(parte)

EVERARDO

Abbia fine la festa. Amici andate.
Gilberto, Teobaldo,
vi debbo favellar, soli restate.

(partono tutti)

Scena seconda

Everardo, Teobaldo, e Gilberto.

EVERARDO

Che deggio dubitar della mia figlia!
Quel turbamento, i tronchi detti, i voti
differiti, e sospesi
pensar mi fan.

TEOBALDO

Per qual cagion, signore,

la figlia tua, la sposa mia sul punto
di fé giurarmi si confonde, e parte?
E mi lascia così?

EVERARDO

Ah non vorrei...

Gilberto amico, io d'amistà ti chiedo
prova maggior, ch'altra mai fosse.

GILBERTO

Parla.

EVERARDO

Alla pompa nuzial teco Romeo

vidi testé; qual mai
ragion lo trasse?

GILBERTO

Della festa il grido,

il giubilo comune,
pubblico il luogo; e forse
ve lo condusse ancor desio di pace.

EVERARDO

Un impossibil spera.

GILBERTO

Gli odi eterni saran?

EVERARDO

Sì, tra Cappellii,

e Montecchii... un sospetto
mi tormenta...

GILBERTO

E che mai?

EVERARDO

Nella mia figlia
fissò i lumi sovente: ella confusa
era contro l'usato.
Se giungessi a scoprir... estremo allora
il mio furor sarebbe.

GILBERTO

(Riserbarsi conviene ad altro istante.)
Ei ti rispetta; essa t'è figlia amante:
che pensi mai? che temi?

EVERARDO

Tutto devo temer. Vo della figlia
ad esplorare i sensi:
se sian falsi, o fondati i dubbi miei
intender lo saprò meglio da lei.

(parte)

Scena terza

Gilberto, e Teobaldo.

TEOBALDO

Vedi quanto infelice
io vado a divenir, quando credea
di posseder quel bene,
che cotanto bramai!

GILBERTO

Della tua sorte

non hai ragion di disperar finora.
Al comando del padre
non ricusò Giulietta
di sommessa ubbidir. Chi sa qual sia
la cagion, che destò nel sen di lei
quel tumulto improvviso!

TEOBALDO

Intanto, oh dèi!

mille sospetti ho in sen, e il padre anco
accrebbe in me il timor.

GILBERTO

Soglion gli amanti

sempre temer così; ma in un momento
fuggono i dubbi, e torna ognun contento.

GILBERTO

Veduto avrai talora

la nube opposta al sole,
come nell'aria suole
in un balen sparir.

Alla tua sposa accanto

ogni sospetto, ogni ombra,
ch'or la tua mente ingombra,
così vedrai svanir.

(parte)

TEOBALDO

Non ho calma però, se quest'arcano
non giungo a disvelar. Facile è troppo
di deluso restar quel che si fida:
consiglio, o dubbi miei, siatemi guida.

(parte)

Scena quarta

Gabinetto.
Giulietta, e Matilde.

GIULIETTA

Vieni, mia fida, ah vieni;
sfogo esige il mio cor.

MATILDE

Che mai t'invola

il sereno dell'alma?

GIULIETTA

Un fato avverso,

che a penar mi condanna.

MATILDE

Oggetto dunque

è Teobaldo per te...

GIULIETTA

D'odio.

MATILDE

Ma pensa...

Scena quinta

Gilberto, e dette.

GILBERTO

Permetti, che l'amico...

GIULIETTA

Oh quanto, oh quanto

sospirato ne vieni!

GILBERTO

Io mai ti vidi

agitata così. Parla ti spiega.
Son caro al padre tuo, posso...

GIULIETTA

Non puoi

farmi men sventurata.

GILBERTO

Eppur mi nasce

speme di consolarti.

GIULIETTA

In van lo speri.

GILBERTO

Lascia almen ch'io lo tenti.

GIULIETTA

Oh vane cure

di fedele amistà!

GILBERTO

Solo ti chiedo

d'aver compagno all'opra
un mio fido.

GIULIETTA

Un tuo fido... E chi fia mai?

GILBERTO

Lo concedi?

GIULIETTA

Il consento.

GILBERTO

Or lo vedrai.

(parte)

Scena sesta

Giulietta, e Matilde.

GIULIETTA

Chi sarà giusti dèi! Qual mi combatte
fier tumulto d'affetti!

MATILDE

Spera: il cuor di Gilberto
forse ti toglierà l'empio martirio.

GIULIETTA

(osservando dentro la scena)

Ah Matilde!

MATILDE

Che avvenne?

GIULIETTA

Oh ciel!

MATILDE

Che miro!

Scena settima

Romeo sotto l'insegna de' Cappellii, Gilberto, e dette.

ROMEO

Lascia che un cor tremante...

GIULIETTA

Ah Matilde!... Ah Gilberto!...

ROMEO

Ella mi fugge.

GILBERTO

Non disperar.

GIULIETTA

Ma qui che vuoi? che tenti?
Tu Romeo!... tu Montecchio!... il padre mio...
l'odio che tra noi regna... in questo giorno...
Ah se ti vede... Ah fuggi!...

ROMEO

Non temer, io venni
per la segreta via, ove lasciai
scorta di fidi miei: l'ora, le vesti
mi rendono sicuro.

GIULIETTA

(a Gilberto con rimprovero)

E tu?...

GILBERTO

Sopita

fra Cappellii, e Montecchii
brami la nemistà?

GIULIETTA

Tu pur lo sai.

GILBERTO

Ebben la somma impresa
or dipende da te.

ROMEO

(Tremo!)

GIULIETTA

Tu il mezzo

additami.

GILBERTO

Di te lo sposo sia

Romeo.

GIULIETTA

(con gran sorpresa)

Stelle! Che intendo!

ROMEO

Ella m'odia. Oh destin!

GIULIETTA

Ingiusto! E come

puoi tu crederti odioso agli occhi miei?

ROMEO

Deh concedi ch'io possa a' piedi tuoi
dirti solo una volta idolo mio,
mia speranza, mia vita;
e poi, qualunque sia,
sarà dolce per me la sorte mia.

GIULIETTA

Numi!... Sorgi... Deliro...
Qual improvviso palpito!... Sostiemmi
dolce amica.

MATILDE

Fa' cor.

GILBERTO

Pensa, che puoi

gran cose oprar; che la città sospira
questa pace sì bella. Opra de' numi
fu il vostro amor.

GIULIETTA

E come in me l'affetto
per lui scoprir tu puoi?

ROMEO

Non parlano abbastanza i lumi tuoi?

GIULIETTA

Ma il genitor...

GILBERTO

Non sai,

che tutto in me confida? Ei stesso un giorno
grato sarammi: io di Romeo le brame,
io fomentai; palese il grande evento
io farò al padre. L'amistà, la pace
d'un segreto imeneo frutti saranno.

MATILDE

Risolvi omai.

GILBERTO

Ti piega.

GIULIETTA

Oh dèi che affanno!

ROMEO

Deh per pietà rimira
un infelice amante:
vedilo palpitante
in forse di sua vita,
che dal tuo labbro il suo destino attende.

GIULIETTA

In cimento sì rio chi mi difende?

ROMEO

Io stesso, io stesso.

GIULIETTA

Tu?

ROMEO

Sì mio tesoro.

GIULIETTA

Che risolvo?

GILBERTO

A che fai?

MATILDE

Perché t'arresti?

GIULIETTA

Numi...

ROMEO

Ti voglion mia: sei mia.

GIULIETTA

Vincesti.

ROMEO

Oh cari accenti!

Ed è pur ver mia vita
che mia tu sei? Ah che un sì dolce istante
non può giammai provar quest'alma amante.

ROMEO

Dunque, mio bene,

tu mia sarai.

GIULIETTA

Sì cara speme,
io tua sarò.

ROMEO

Il tuo bel core...

GIULIETTA

Ti giura amore.

ROMEO

E la tua fede.

GIULIETTA

Sempre tu avrai.

ROMEO

E m'amerai...

GIULIETTA

Costante ognor.

GIULIETTA, ROMEO

Oh cari palpiti,

soavi accenti,
dolci momenti,
felice amor.

GIULIETTA

S'allontana il mio ben!

GILBERTO

Ti rasserena:

fingi col genitor, e a me la cura
lascia dell'avvenir; vivi sicura.

(parte)

Scena ottava

Giulietta, Matilde, poi Everardo.

GIULIETTA

Deh quale io sento di contrari affetti
agitazion nel sen! Dover di figlia,
brame d'amante cor, speme di pace
mi straziano a vicenda.

MATILDE

Ah ricomponi

l'agitato tuo spirito, or che se n' viene
il padre tuo.

EVERARDO

Parti Matilde.

GIULIETTA

(Oh dio!)

EVERARDO

Con Giulietta restar solo vogl'io.

MATILDE

Parto: sì ma nel partire

lascio in sen del genitore
la dolente afflitta figlia.
Trovi in te d'un padre il core:
senta sol che ti consiglia
con l'amore la pietà.

(parte)

Scena nona

Everardo, e Giulietta.

GIULIETTA

(Io tremo ahimè!)

EVERARDO

Dimmi: perché sospese

le tue nozze bramasti?

GIULIETTA

Un improvviso

fiero dolor...

EVERARDO

Qual duolo

ti può l'alma ingombrar?

GIULIETTA

Padre...

EVERARDO

Mi brami

padre?

GIULIETTA

Chiederlo puoi?

EVERARDO

Dunque le nozze

seguan fra pochi istanti.

GIULIETTA

Oh ciel!

EVERARDO

Dubiti ancor? E qual follia t'assale?
Che mai deggio pensar? Odi: ti leggo
nel profondo del cor. Pronta ubbidisci,
o più padre non son.

GIULIETTA

Seguirò pronto il fato
ma non dirmi così
padre adorato.

GIULIETTA

Sento che il core in seno

del tuo rigor si lagna,
l'ira sospendi almeno,
frena la crudeltà.

Come mancar potrei

di fede all'idol mio;
ma s'egli è lungi, oh dio,
costanza il cor non ha.

(parte)

Scena decima

Everardo solo.

EVERARDO

Più dubitar mi fan questi suoi detti.
O miei fieri sospetti
voi mi turbate il cor. L'empio nemico
sedur potria la figlia
con esecrando amor?... Ah che mi sento
all'idea d'un oltraggio
tutto avvampare il core,
e la voce odo sol del mio furore.

EVERARDO

Il cor mi chiede

alta vendetta;
la vuol, l'aspetta
tradito onor.

E incerto nel risolvere

io mi rimango ancor.

Cada il superbo esangue,

punito sia l'audace,
e appaghi il pianto, e il sangue
il giusto mio livor.

Questa è l'idea soave

che sparge nel mio petto
un placido diletto
ignoto a me sin'or.

(parte)

Scena undicesima

Cortili del palazzo Cappellio.
Teobaldo col Coro de' Cappellii, e Combattenti della sua fazione.

TEOBALDO

Miei fidi un rio sospetto
m'agita il cor. Temo che occulto ardito
qui s'aggiri Romeo: di lui cercate
per ogni parte, e allora
che da voi si ritrovi, alto furore
piombi sopra l'audace, e traditore.

(i combattenti partono)

TEOBALDO

Le stigie furie

le fiere eumenidi
sommo v'apprestino
alto furor.

CORO

Cappellii

Da mortal fulmine

percosso, esanime
cadrà tua vittima
quel traditor.

(strepito d'armi)

TEOBALDO

Stelle! Che fia, che sento!
Non fu vano il sospetto, ecco il cimento.

(snuda la spada)

Scena dodicesima

I suddetti, e Romeo co' suoi Montecchii, ch'esce combattendo contro i Cappellii.

ROMEO

Indegni!...

(Teobaldo si frappone, e le due fazioni si mettono da ambe le parti in ordinanza)

TEOBALDO

Olà fermate. Qual desire

ti guida in questi alberghi?

ROMEO

Pace, amistà.

TEOBALDO

O piuttosto

qualche trama...

ROMEO

Tu menti. L'alma mia

no, non conosce inganni;
a voi tutti li lascia o cor tiranni.

TEOBALDO

E ardisci insultarmi?

ROMEO

Io non ti temo.

TEOBALDO

Nessun si mova: io sol di tanto orgoglio,
io punirlo saprò.

ROMEO

Di spaventarmi

credi; ma assai t'inganni: all'armi.

TEOBALDO

All'armi.

(si battono, Romeo disarma Teobaldo)

ROMEO

Sei vinto.

TEOBALDO

Oh ingiusta sorte.

ROMEO

Io di tua vita

l'arbitro son: di trapassarti il core
sarebbe il mio poter; ma vil non sono.
Rimani pur sicuro: io ti perdono.

TEOBALDO

Perdono a me! A me perdon! Ti vanti
perché brando non ho, che se l'avessi...

ROMEO

E che faresti ingrato?

TEOBALDO

Un audace tacer forse farei.

ROMEO

No, ad arrossir di nuovo io ti vedrei.
Modera l'ire tue; comprendi omai
ch'io non ti temo,
che pentir ti può far nuovo cimento
e che le minacce io non pavento.

ROMEO

Prendi, l'acciar ti rendo,

calma il furor nel seno;
ma ti rammenta almeno
il vincitor qual è.

(Oh ciel! Se non poss'io

seguir l'amato bene
affetti del cor mio
seguitelo per me.)

Nel rammentar ch'io sono

chi ti diè vita in dono
avrai rossor di te.

(parte col suo séguito)

Scena tredicesima

Teobaldo solo.

TEOBALDO

O strano avvenimento! Io dunque vinto,
avvilito sarò! Tutto a mio danno
congiurerà? Pietà nel mio rivale,
infedeltà in Giulietta!...
Oh pietà, che m'irrita! Oh cor fallace!
Vendetta sol desio.
Teobaldo di viltà non è capace.

(parte con tutti i Cappellii per raggiungere Romeo)

Scena quattordicesima

Recinto appartato, con basse volte, in un'estremità del palazzo de' Cappellii. Porta segreta che mette alla strada.
Romeo coi seguaci, indi Teobaldo pure con Séguito.

ROMEO

Da queste infauste soglie
fidi sortiamo ormai;
fra il dovere, e l'affetto
quanto dubbioso in sen palpita il core!
Oh sventurato amore!
Oh barbaro dover! Barbare pene!
E così abbandonar potrò il mio bene?

(in atto di sortire con dubbi passi)

TEOBALDO

Romeo.

ROMEO

Che vuoi?

TEOBALDO

Vo' che dell'odio mio,

vo' che del mio furore
provi ancora il potere.

ROMEO

Ad esser saggio
io ti consiglio, e ad ammirar il core
d'un vincitor.

TEOBALDO

Vani pretesti: temi,

ed un vil ti palesi.

ROMEO

Io vile? Indegno!

Osi ancor cimentarmi?
Ebben morte t'attendi.

TEOBALDO

All'armi.

ROMEO

All'armi.

(si battono. Romeo ferisce mortalmente Teobaldo che cade nelle braccia de' suoi)

CORO

Oh dio! Qual tristo evento!

TEOBALDO

Vendetta... Oh cielo... io moro.

CORO

Ai fulmini, al cimento
all'armi, ed al furor.

(segue combattimento. Teobaldo viene portato altrove, Romeo si disperde)

Scena quindicesima

I suddetti, Gilberto, poi Everardo, Giulietta, e Matilde.

GILBERTO

Fermate: cessate,

qual ira, qual reo
la pugna destò?

CORO

Vogliamo vendetta

ché il fiero Romeo
Teobaldo svenò.

ROMEO

Un aggressor ingiusto

tentai salvare in vano:
se cadde per mia mano
la colpa solo egli ha.

GILBERTO

Oh caso, in cui dispiace,

speme a svanir se n' va.

GIULIETTA

Oh dèi qual tristo evento

persegue me infelice!
La sorte a me predice
nuove sciagure ancor.

EVERARDO

Fermate olà fermate.

GIULIETTA

Padre.

GILBERTO

Signor.

EVERARDO

Che fia?

GIULIETTA, GILBERTO

Tant'è la pena mia
che favellar non so.

CORO

Or sappi, che quel perfido

l'amico tuo svenò!

EVERARDO

E tanto osasti indegno?

Svenar chi scelsi in figlio?
Trema del tuo periglio,
trema del mio furor.

GIULIETTA, ROMEO

Cielo clemente, e grande,

tu che mi doni amore,
modera il tuo rigore,
abbi di me pietà.

EVERARDO

L'ira che il sen m'accende

straziando il cor mi va.

GILBERTO

(ai Cappellii)

No ancor sì fiero sdegno
in voi si placherà?

CORO

No.

TUTTI

Quanti sul cor mi piombano

oggetti di spavento!
Larve tremende orribili
mi fanno palpitar.

E fino a quando, o dèi

dovremo paventar.

CORO

L'ira de' numi, o rei,

avete a paventar.

GIULIETTA

Padre, quel tuo furore...

EVERARDO

Mi lascia, o figlia ingrata.

ROMEO

Modera il tuo rigore.

EVERARDO

No, non avrai perdono.
Respiro sol vendetta,
per te non v'è pietà!

CORO GENERALE

Quanti sul cor mi piombano

oggetti di spavento!
Larve tremende orribili
mi fanno palpitar.

E fino a quando, o dèi

dovremo paventar.

ATTO SECONDO

Scena prima

Luogo remoto della città.
Gilberto, Everardo.

GILBERTO

Credi, signor, la colpa
no di Romeo non fu. Teobaldo audace
la sua morte cercò.

EVERARDO

Nelle mie soglie

si spiega insano ardir? Sangue si sparge
d'un amico fedele?

GILBERTO

Egli fu il primo,

ei ricusò la vita.

EVERARDO

Ah ben m'avveggo,

che facile è il tuo cor. Credi, Gilberto,
debolezza diviene
la soverchia bontà.

GILBERTO

Bramo, tu 'l sai

in ogni alma la pace.

EVERARDO

Sì, la pace,

credi pur, seguirà.

GILBERTO

Signor, che dici?

EVERARDO

Io non t'adombro il vero.

GILBERTO

Oh quale è il mio contento!
(Ma non m'appaga un simulato accento.)

GILBERTO

Sparga le gioie alfine,

scenda la dolce calma:
le stragi, e le ruine
cedano a pace e amor.

L'inaspettato evento

farà felice l'alma;
più brillerà il contento,
poiché cessò l'orror.

(parte)

Scena seconda

Everardo, poi Romeo.

EVERARDO

Va' pur. Stolto se 'l credi! Avrò la pace
allor ch'estinto innanzi
io mi vegga Romeo... Che miro! Ei viene?

EVERARDO

Audace! A' passi suoi vegliar conviene.

ROMEO

Ah staccarmi non posso
dall'adorate soglie! Io miro ovunque
gran perigli per me! ma non ho meco
il mio braccio, il mio cor? altrove andiamo.

EVERARDO

Ferma audace, ove vai? Brami di sangue
le mie soglie macchiar?

ROMEO

Oh dio, che dici?

Pace io bramo, o signor: qualunque prova
chiedimi pur.

EVERARDO

Vuoi che a un nemico io creda,

che uccise un mio fedel?

ROMEO

Ah del suo fato

colpa non ho; ei volle, ei stesso
il suo crudo destin.

EVERARDO

Che dici? Estinto

l'infelice non cadde? Alta vendetta
chiede, e l'avrà.

ROMEO

Deh la ragion trattenga

quel tuo cieco furor. Credi ch'io bramo
col mio sangue la pace: altro non chiedo
dal cielo, e dal tuo cor; quel fiero sdegno
deh per pietà sospendi,
e d'un servo, e d'un figlio i voti intendi.

EVERARDO

Tu mio figlio? Che sento! (Ah miei sospetti
avverati vi siete.) Agli occhi miei
t'invola, o traditore.

ROMEO

Ma perché, giusto ciel, tanto rigore!

ROMEO

Giusto ciel! Del mio tormento

dunque oh dio! Non v'è pietà.

EVERARDO

Cresce in petto il mio tormento:
lacerando or più mi va.

ROMEO

Deh mi ascolta...

EVERARDO

Vanne indegno.

ROMEO

Per pietà...

EVERARDO

Scostati ingrato.

EVERARDO, ROMEO

Ah che l'alma in questo stato
vacillando in sen mi va.

(parte Everardo)

Scena terza

Romeo, poi Gilberto.

ROMEO

Numi, che affanno è il mio!
Che mai risolverò?

GILBERTO

Romeo...

ROMEO

Deh vieni:

ogni dimora, sappi,
perigliosa è al mio amor.

GILBERTO

Tutto disposi

di tue brame a seconda, odi; Giulietta
in questa notte istessa
tua consorte sarà.

ROMEO

Come?... Che dici?...

Creder lo posso?
Ah come?

GILBERTO

Del giardino

nella rimota parte,
che il fiume bagna, vieni; ivi del cielo
col pietoso favor sposo sarai.

ROMEO

Ah qual conviensi mai
degna mercé...

GILBERTO

T'affretta: già s'imbruna

la notte amica.

ROMEO

Oh cieli! S'io non moro
di palpito, e piacer, opra è d'amore
che vuol felicitar questo mio core.

(parte)

Scena quarta

Gilberto, poi Matilde.

GILBERTO

Voi sì grand'opra, o numi,
voi reggete pietosi!

MATILDE

Ah Gilberto fedele,

ov'è Romeo?

GILBERTO

Seco parlai poc'anzi:

a Giulietta or ne vado.

MATILDE

Ella impaziente
di vederti sospira.

GILBERTO

Non paventi: fra poco
lieta sarà. Deh un fortunato evento
fate che segua, o numi, al gran cimento.

(parte)

Scena quinta

Matilde sola.

MATILDE

Oh come per l'amica
mi trema il cor nel seno!
Ah succeda all'orror il bel sereno.

MATILDE

Dopo sì rie vicende

deh splenda il ciel sereno!
Più non si desti in seno
del duolo, e del timor.

(parte)

Scena sesta

Notte con luna che illumina.
Romeo, Gilberto, e séguito di Montecchii.

GILBERTO

Fermati qui, m'attendi: a te fra poco
con Giulietta ritorno.
Non ti tradisca il cor: un sol momento
strugger potrebbe il fortunato evento.

(parte)

ROMEO

Ti sia compagno amore
nell'ardua impresa. Andate,
e a mia difesa o fidi miei vegliate.

CORO

Montecchii

Fra l'ombre tacite,

fra questi orrori,
fa' cor, consolati,
lungi il timor.

D'un padre barbaro

dai rei furori
saprà difenderti
nostro valor.

(si ritirano i Montecchii)

ROMEO

Ma qual muto rumor!... fra quelle piante
parmi veder... Ah certo è l'idol mio.
Deh non tradirmi amore!
Spera, e palpita, oh dio! Questo mio core.

Scena settima

Giulietta, Gilberto, e detto.

GIULIETTA

Romeo...

ROMEO

Giulietta...

GIULIETTA

Mio bene...

ROMEO

Mia vita...

GILBERTO

Non si perdan gl'istanti:
unite, o fidi amanti,
co' le destre quell'alme.

GIULIETTA

Sia testimone il ciel d'un puro amore:
ecco la destra.

ROMEO

E con la destra il core.

(dandosi la mano)

GILBERTO

Su voi dal ciel discenda
quanta delizia mai
è degno premio a un innocente affetto.

GIULIETTA

Ebbra son dal piacere.

ROMEO

Io dal diletto.

GILBERTO

Basta così: più lunga

dimora esser potria fatal: potrebbe
il destino tradirvi; a voi presente
esser deve il periglio:
separarvi convien per mio consiglio.

GIULIETTA

Dunque per or degg'io
dividermi da te?

ROMEO

Come lasciarti?

GIULIETTA

Come partir se l'alma mia tu sei?

ROMEO

Ma che vi feci mai barbari dèi!

GILBERTO

Coraggio.

GIULIETTA

Ebben si vada, se il rio destin lo vuole
vedrai però che il cielo, del nostro amor,
de' nostri barbari casi avrà pietà.
Vedrai... Ah che la fiera angoscia
mi vieta il favellar.

Sposo...

ROMEO

Consorte.

GIULIETTA

Oh duol di morte.

Addio... addio.

GIULIETTA

Qual improvviso tremito!

Sposo... mio ben... deh reggimi...
Oh quai funeste immagini
di lutto, e di terror!
Addio, ti lascio il cor.

Ma che sarà di me,

lungi, ben mio, da te?
Destin tiranno!
Barbaro affanno!
Lo sposo rendimi
pietoso amor.

Ma che sarà di me?

Addio... ti lascio il cor.

(parte)

Scena ottava

Romeo, e Gilberto.

ROMEO

Ciel tiranno, e perché così m'involi
la mia sposa, il mio ben?

GILBERTO

Tempo è Romeo

di salvarti, e fuggir.

ROMEO

Come?

GILBERTO

Everardo

vuole il tuo sangue: tutto
seppi poc'anzi.

ROMEO

O giusto ciel, che intendo!
Ebben: venga; avrò core...

GILBERTO

Ah se qui resti, perdi
e la sposa, e la vita: e se tu parti
il furor cederà.

ROMEO

E Giulietta?

GILBERTO

A lei vicino

io veglierò. L'alba già spunta,
a Mantova ti cela: lasciami oprar; tutto saprai ma parti.

ROMEO

Misero me! Si vada: a te la sposa
affido. Ah de' suoi giorni
abbi cura, o fedel: dille che io parto,
perché lo vuole il tuo parer, la sorte;
ma che togliermi a lei può sol la morte.

(parte)

GILBERTO

O di pace, e amistà soave affetto
quanto mi costi mai!
Ma resisti, mio cor: tu vincerai.

(parte)

Scena nona

Gabinetto, come nell'atto primo, che viene illuminato da candele sopra una tavola.
Giulietta, poi Matilde.

GIULIETTA

Quanto rapidi foste,
o momenti di gioia, e quanto tarde
a fuggirmi sarete,
ore di duol!

GIULIETTA

Matilde e qual t'ingombra,

affannoso dolor?

MATILDE

Giulietta... ah... il padre...

GIULIETTA

Che avvenne?

MATILDE

Ei sospettò che ami Romeo:
avvampa di furor; toglier ti vuole,
al giorno ed a me stessa.

GIULIETTA

Ah corri, e guida
Gilberto a me: perduta io son, se tardo
mi giunge il suo consiglio.

MATILDE

Come fuggir potrai sì rio periglio!

(parte)

Scena decima

Giulietta, poi Gilberto.

GIULIETTA

Ah Romeo dove sei? Perché da queste
soglie così funeste
teco non m'involai!

GIULIETTA

Gilberto, sappi...

GILBERTO

Tutto m'è noto appien.

GIULIETTA

Che far degg'io

misera!

GILBERTO

Non smarrirti. Hai tu coraggio

per condurti a Romeo
di tentar alta impresa?

GIULIETTA

La richiesta è al mio cor, credi, un'offesa.

(Gilberto cava un'ampolla)

GILBERTO

Ecco un raro liquor: virtù rinchiude
di far che chi ne beve
estinto sembri; ma alla luce ei torna,
consunto il suo vigor.

GIULIETTA

Ebben?

GILBERTO

Se il bevi

a trarti dalla tomba
con Romeo ne verrò.

GIULIETTA

Saprà lo sposo...

GILBERTO

Tutto fra pochi istanti
a lui farò palese.

GIULIETTA

E allor ch'ei venga

e di tomba mi tragga?

GILBERTO

Tu con lui fuggirai.

GIULIETTA

Scampo miglior non hai?

GILBERTO

Altro al periglio tuo non ho sollievo.

CORO

Che caso orribile!

La figlia esanime,
il padre misero
queste nostr'anime
dolenti fa.

ATTO TERZO

Scena prima

Luogo funebre con lampade accese, ove stanno le tombe de' Cappellii. Quella di Giulietta con iscrizione sarà in discreta eminenza con gradini a' piedi.
Romeo, e Coro di Montecchii; Giulietta nella tomba.

ROMEO

Ecco il luogo: ecco l'urna. Ahi vista atroce!
ove beltà, ed amore,
ove innocenza, e fede
hanno tomba feral. Tributo amici
di lagrime, e d'affanno
s'offra alla spoglia sua. Quel freddo sasso
innanzi a me schiudete:
indi o fedeli miei meco piangete.

(viene aperta la tomba, e si vede Giulietta)

CORO

Lugubri gemiti

sol qui risuonino,
di meste lagrime,
quest'urna spargasi,
tributo misero
del nostro cor.

ROMEO

O mia Giulietta...

CORO

O inesorabile
morte tiranna!

ROMEO

Io l'ho perduta!

CORO

Ombra adorabile
deh accogli i spasimi
del nostro barbaro
fiero dolor.

ROMEO

Non più compagni: andate;
solo restar desio, meco non bramo
che il mio dolor crudel. Mi da conforto
solo il barbaro affanno:
ogni altro oggetto a me divien tiranno.

(il Coro si ritira)

ROMEO

O mia Giulietta! O sposa!
Mai più ti rivedrò? Pensier funesto!
O Giulietta infelice!
Ma di te mille volte
più misero Romeo! Tu almen non vedi
le sue smanie crudeli; ed ei ti mira
spoglia esangue dinanzi... o dolce sposa,
anima mia, mia speme,
t'ho perduta per sempre! oh dio che affanni!
che duol! che angoscie estreme!
Gela e avvampa il mio cor... palpita, e freme.

ROMEO

Idolo del mio cor

deh vedi il pianto mio,
i gemiti, il dolor
del tuo fedel.

ROMEO

Ma che vale il mio duol? Mia bella speme,
io ti sento; mi chiami
a seguirti fra l'ombre: ebben m'aspetta,
ti seguirò. Se a te compagno in vita
non mi volle la sorte,
teco m'unisca almen pietosa morte.

(cava un'ampolla, e beve il veleno)

Tranquillo io son: fra poco
teco sarò mia vita; accogli intanto
mia speme, anima mia
questo ch'io verso per te ultimo pianto.

ROMEO

Ombra adorata aspetta

teco sarò indiviso,
nel fortunato eliso
avrà contento il cor.

Là tra i fedeli amanti

ci appresta amor diletti,
godremo i dolci istanti
de' più innocenti affetti;
e l'eco a noi d'intorno
risuonerà d'amor.

(Giulietta gradatamente va rinvenendo)

ROMEO

Odiosa mi si rende
questa mia vita: ah già mi sento
serpeggiar nelle vene
un freddo gel di morte... ah sì; vicino,
a te fra pochi istanti
anima mia sarò: cara consorte...

GIULIETTA

Romeo, Romeo...

ROMEO

Qual voce!

Eterni dèi!

GIULIETTA

Romeo!...

ROMEO

Ah chi mi chiama!

GIULIETTA

La tua Giulietta.

(scende dalla tomba)

ROMEO

Dove son?... Deliro?

Sei tu?

GIULIETTA

Caro sposo.

Deh m'assisti... Deh vieni.

ROMEO

Ah come mai

in vita tu ritorni?

GIULIETTA

E che? No 'l sai?

Fu simulata la mia morte.

ROMEO

Spiegati.

GIULIETTA

A te Gilberto amico

tutto non palesò?

ROMEO

Non mi fu nota

che la tua morte. Io venni
disperato alla tomba: e il mio dolore...

GIULIETTA

A che ti trasse mai?

ROMEO

Ah non ho core.

GIULIETTA

Ahimè già vengo meno:

deh mi palesa almeno
del tuo destin l'orror.

ROMEO

Sappi, che un rio veleno

già mi serpeggia in seno,
opra del mio furor.

GIULIETTA, ROMEO

Ah che m'opprime l'anima

il barbaro tormento:
la pena ch'io mi sento
più non mi può straziar.

ROMEO

Che duol!... che fier tormento...

mi sento già mancar.

GIULIETTA

Ma che facesti barbaro!

A tanto mal, riparo
non si saprà trovar?

ROMEO

Solo mi puoi compiangere

idolo... amato... e caro;
le forze... più non reggono...
vedimi... oh dio... spirar.

(muore)

GIULIETTA

Romeo!... se n' muore... oh ciel, soccorso, aiuto.

Scena seconda

Gilberto con quattro Seguaci.

GILBERTO

Eccomi pronto a te.

GIULIETTA

Dagli occhi miei

vanne spietato amico: ecco qual frutto
ebbe la tua pietà.

GILBERTO

Come! morto Romeo!...

GIULIETTA

Sì: e la cagion tu sei... ma s'egli estinto
è per mio amor, voglio seguirlo ancora:
con questo brando tuo lascia che mora.

(va per prendere la spada a Gilberto)

GILBERTO

Ah no! t'arresta, oh dio!...
Correte, amici andate,
chiedete qualche aita.

(i seguaci partono)

GIULIETTA

È vana, indegno,

la tua pietà, voglio morir.

GILBERTO

T'affrena.

L'intempestivo duolo a qual ti guida
cieco insano furore?

GIULIETTA

Ad appagare un disperato amore.

ultima

Detti, e tutti gli altri.

EVERARDO

Ed è pur ver? tu vivi ancor, mia figlia?

GILBERTO

Deh! per pietà si salvi
dal furor disperato, ond'ella è in preda.

EVERARDO

Ma qual spoglia esangue io vedo? Romeo?

GIULIETTA

Sì è desso, è desso, miralo,
miralo pur, padre crudele, e sappi
ch'egli morì per me mio sposo amante,
e ch'io lo vo' seguir fida, e costante.

EVERARDO

Ah, tu che dici mai?
Quali eventi son questi?

GILBERTO

In altro tempo

tutto poi si saprà: cerchiamo adesso
di salvare costei da un fiero eccesso.

MATILDE, CORO

Giovane afflitta, e misera,

possa il tuo cor ricevere
quel che ti viene a porgere
sollievo il nostro amor.

EVERARDO

Figlia sgraziata incauta,

vedi a qual tristo fato
amor sì sconsigliato
te riducendo va.

GIULIETTA

Sprezzo l'accuse, e l'onte

e sdegno il mio destino,
or che al mio ben vicin
morir io bramo ancor.

Romeo... mia vita... oh dio!

m'opprime il mio dolor.

(cade svenuta su le sue donzelle)

CORO

L'eccesso del duolo

l'opprime, l'affanna,
che giorno d'orror.

EVERARDO

In quanti m'involse

sventure il rigore:
m'è il vivere molesto,
e pena mi fa.

CORO

Che esempio funesto

un odio ci dà!