Tragedia per musica.
Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
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Libretto di
Musica di
Prima esecuzione:
Personaggi:
EVERARDO Cappellio / tenore
GIULIETTA figlia di Everardo / soprano
ROMEO Montecchio / soprano
GILBERTO amico delle due fazioni / soprano
MATILDE confidente di Giulietta / soprano
TEOBALDO della fazione de' Cappellii promesso sposo a Giulietta / tenore
Coro di Cappellii e di Montecchii.
Il luogo della scena è Verona.
ATTO PRIMO
Scena prima
Luogo magnifico destinato a festa nuziale.
Coro di Cappellii, Giulietta, Matilde, poi Coro di Montecchii, e Romeo con Gilberto; in fine Everardo, con Teobaldo.
Danza di Cappellii.
CORO
Cappellii
Vieni o gentil donzella,
godi de' plausi il suono:
tutto per te s'abbella,
da te riceve onor.
GIULIETTA
A tanto affetto o cari
grato il mio cor si chiama:
eguale è in me la brama
di palesarvi amor.
CORO
Cappellii
Per farti appien felice
scende festoso Imene,
e amabili catene
t'appresta un dolce ardor.
Mentre si schierano da una parte i Cappellii, sortono dall'altra i Montecchii con Romeo, e Gilberto.
UNO DE' MONTECCHII
(a Romeo)
Ferma incauto, ove t'inoltri?
ROMEO
Qual follia! Chi vieta il passo?
UNO DE' MONTECCHII
Del nemico festa è questa.
ROMEO
Pura ho l'alma, ho il cor sincero,
né conosco un vil timor.
CORO
Vieni o gentil donzella,
godi de' plausi il suono:
tutto per te s'abbella,
da te riceve onor.
ROMEO
Qual vago sembiante!
Del caro mio bene
mi desta all'istante
soave stupor!
Un tenero moto
mi nasce nel petto;
un dolce diletto
mi sento nel cor.
GIULIETTA
(avvedendosi di Romeo)
(Qual oggetto eterni dèi!)
ROMEO
(Ah mi volge i suoi bei lumi!)
MATILDE
(a Giulietta)
Or che pensi?
GIULIETTA
No 'l saprei.
GILBERTO
(a Romeo)
Che t'arresta?
ROMEO
Un dolce incanto.
Insieme
GIULIETTA
(Io lo miro, e un foco intanto
più serpeggia intorno al cor.)
ROMEO
(Io la miro, e un foco intanto
più serpeggia intorno al cor.)
CORO
Cappellii
(guardando Giulietta)
(Qual sorpresa in lei si desta!)
CORO
Montecchii
(guardando Romeo)
(Perché stupido si tace.)
GIULIETTA
(Un nemico m'incatena!)
CORO
Smania, freme, duolsi, e geme.
ROMEO
(Chi m'è avversa oh cieli adoro!)
CORO
Già vacilla, e non s'intende
la sua pena, e il suo dolor.
Insieme
GIULIETTA
(Ah d'amor per lui già moro:
perde oh dio la calma il cor.)
ROMEO
(Ah d'amor per lei già moro:
perde oh dio la calma il cor.)
Un suono di trombe, e di timpani annunciano l'arrivo di Everardo con Teobaldo.
EVERARDO
Figlia fuor dell'usato oh come splende
questo al tuo nascer sacro, e alla promessa
di tue vicine nozze
felicissimo dì! Come la pompa
spiega i trionfi tuoi! Come la gioia
brilla in fronte a ciascun! Mira Teobaldo,
che più d'altri n'esulta: egli sospira
il fortunato istante,
che in pegno avrà la tua bell'alma amante.
ROMEO
(Oh dio che intendo mai!)
GIULIETTA
(agitata, e confusa)
Padre i tuoi cenni
son leggi all'alma mia.
EVERARDO
Son dunque uniti
i voti vostri, e i voti miei compiti.
TEOBALDO
O gioia estrema!
ROMEO
(Oh pena ria!)
GIULIETTA
(agitata, e confusa)
Qual gelo
mi stringe il cor!
EVERARDO
Tu impallidisci? Oh quanto
più bella agli occhi suoi
ti rende quel pallor! Ti rassicura,
gioie t'appresta amore, e bei contenti.
ROMEO
(E a me l'empio destino aspri tormenti.)
EVERARDO
(a Teobaldo)
Fa' cor, t'appressa.
TEOBALDO
Amata sposa, ah vieni;
rendimi omai felice.
GIULIETTA
(Che mai risolverò?)
(allontanandosi da Teobaldo)
EVERARDO
Figlia t'accosta.
GIULIETTA
Aita o ciel!
TEOBALDO
Ti turbi?
EVERARDO
Ti confondi?
GIULIETTA
Smarrita... sconsigliata...
il cor... gli affetti...
ah che non so parlar.
EVERARDO
Che intendo!
TEOBALDO
Ciel tiranno!
EVERARDO
Qual ti desta nel cor sì crudo affanno.
(volgendosi e vedendolo)
(Romeo, che vedo!)
ROMEO
(Scoperto io sono.)
GIULIETTA
Padre.
EVERARDO
Ubbidisci omai.
GIULIETTA
Un solo istante...
EVERARDO
No: compresi assai.
TEOBALDO
(Ho fiera gelosia!)
GIULIETTA
(Ho doglia estrema!)
ROMEO
(Gela questo mio cor, palpita, e trema.)
(parte)
EVERARDO
Abbia fine la festa. Amici andate.
Gilberto, Teobaldo,
vi debbo favellar, soli restate.
(partono tutti)
Scena seconda
Everardo, Teobaldo, e Gilberto.
EVERARDO
Che deggio dubitar della mia figlia!
Quel turbamento, i tronchi detti, i voti
differiti, e sospesi
pensar mi fan.
TEOBALDO
Per qual cagion, signore,
la figlia tua, la sposa mia sul punto
di fé giurarmi si confonde, e parte?
E mi lascia così?
EVERARDO
Ah non vorrei...
Gilberto amico, io d'amistà ti chiedo
prova maggior, ch'altra mai fosse.
GILBERTO
Parla.
EVERARDO
Alla pompa nuzial teco Romeo
vidi testé; qual mai
ragion lo trasse?
GILBERTO
Della festa il grido,
il giubilo comune,
pubblico il luogo; e forse
ve lo condusse ancor desio di pace.
EVERARDO
Un impossibil spera.
GILBERTO
Gli odi eterni saran?
EVERARDO
Sì, tra Cappellii,
e Montecchii... un sospetto
mi tormenta...
GILBERTO
E che mai?
EVERARDO
Nella mia figlia
fissò i lumi sovente: ella confusa
era contro l'usato.
Se giungessi a scoprir... estremo allora
il mio furor sarebbe.
GILBERTO
(Riserbarsi conviene ad altro istante.)
Ei ti rispetta; essa t'è figlia amante:
che pensi mai? che temi?
EVERARDO
Tutto devo temer. Vo della figlia
ad esplorare i sensi:
se sian falsi, o fondati i dubbi miei
intender lo saprò meglio da lei.
(parte)
Scena terza
Gilberto, e Teobaldo.
TEOBALDO
Vedi quanto infelice
io vado a divenir, quando credea
di posseder quel bene,
che cotanto bramai!
GILBERTO
Della tua sorte
non hai ragion di disperar finora.
Al comando del padre
non ricusò Giulietta
di sommessa ubbidir. Chi sa qual sia
la cagion, che destò nel sen di lei
quel tumulto improvviso!
TEOBALDO
Intanto, oh dèi!
mille sospetti ho in sen, e il padre anco
accrebbe in me il timor.
GILBERTO
Soglion gli amanti
sempre temer così; ma in un momento
fuggono i dubbi, e torna ognun contento.
GILBERTO
Veduto avrai talora
la nube opposta al sole,
come nell'aria suole
in un balen sparir.
Alla tua sposa accanto
ogni sospetto, ogni ombra,
ch'or la tua mente ingombra,
così vedrai svanir.
(parte)
TEOBALDO
Non ho calma però, se quest'arcano
non giungo a disvelar. Facile è troppo
di deluso restar quel che si fida:
consiglio, o dubbi miei, siatemi guida.
(parte)
Scena quarta
Gabinetto.
Giulietta, e Matilde.
GIULIETTA
Vieni, mia fida, ah vieni;
sfogo esige il mio cor.
MATILDE
Che mai t'invola
il sereno dell'alma?
GIULIETTA
Un fato avverso,
che a penar mi condanna.
MATILDE
Oggetto dunque
è Teobaldo per te...
GIULIETTA
D'odio.
MATILDE
Ma pensa...
Scena quinta
Gilberto, e dette.
GILBERTO
Permetti, che l'amico...
GIULIETTA
Oh quanto, oh quanto
sospirato ne vieni!
GILBERTO
Io mai ti vidi
agitata così. Parla ti spiega.
Son caro al padre tuo, posso...
GIULIETTA
Non puoi
farmi men sventurata.
GILBERTO
Eppur mi nasce
speme di consolarti.
GIULIETTA
In van lo speri.
GILBERTO
Lascia almen ch'io lo tenti.
GIULIETTA
Oh vane cure
di fedele amistà!
GILBERTO
Solo ti chiedo
d'aver compagno all'opra
un mio fido.
GIULIETTA
Un tuo fido... E chi fia mai?
GILBERTO
Lo concedi?
GIULIETTA
Il consento.
GILBERTO
Or lo vedrai.
(parte)
Scena sesta
Giulietta, e Matilde.
GIULIETTA
Chi sarà giusti dèi! Qual mi combatte
fier tumulto d'affetti!
MATILDE
Spera: il cuor di Gilberto
forse ti toglierà l'empio martirio.
GIULIETTA
(osservando dentro la scena)
Ah Matilde!
MATILDE
Che avvenne?
GIULIETTA
Oh ciel!
MATILDE
Che miro!
Scena settima
Romeo sotto l'insegna de' Cappellii, Gilberto, e dette.
ROMEO
Lascia che un cor tremante...
GIULIETTA
Ah Matilde!... Ah Gilberto!...
ROMEO
Ella mi fugge.
GILBERTO
Non disperar.
GIULIETTA
Ma qui che vuoi? che tenti?
Tu Romeo!... tu Montecchio!... il padre mio...
l'odio che tra noi regna... in questo giorno...
Ah se ti vede... Ah fuggi!...
ROMEO
Non temer, io venni
per la segreta via, ove lasciai
scorta di fidi miei: l'ora, le vesti
mi rendono sicuro.
GIULIETTA
(a Gilberto con rimprovero)
E tu?...
GILBERTO
Sopita
fra Cappellii, e Montecchii
brami la nemistà?
GIULIETTA
Tu pur lo sai.
GILBERTO
Ebben la somma impresa
or dipende da te.
ROMEO
(Tremo!)
GIULIETTA
Tu il mezzo
additami.
GILBERTO
Di te lo sposo sia
Romeo.
GIULIETTA
(con gran sorpresa)
Stelle! Che intendo!
ROMEO
Ella m'odia. Oh destin!
GIULIETTA
Ingiusto! E come
puoi tu crederti odioso agli occhi miei?
ROMEO
Deh concedi ch'io possa a' piedi tuoi
dirti solo una volta idolo mio,
mia speranza, mia vita;
e poi, qualunque sia,
sarà dolce per me la sorte mia.
GIULIETTA
Numi!... Sorgi... Deliro...
Qual improvviso palpito!... Sostiemmi
dolce amica.
MATILDE
Fa' cor.
GILBERTO
Pensa, che puoi
gran cose oprar; che la città sospira
questa pace sì bella. Opra de' numi
fu il vostro amor.
GIULIETTA
E come in me l'affetto
per lui scoprir tu puoi?
ROMEO
Non parlano abbastanza i lumi tuoi?
GIULIETTA
Ma il genitor...
GILBERTO
Non sai,
che tutto in me confida? Ei stesso un giorno
grato sarammi: io di Romeo le brame,
io fomentai; palese il grande evento
io farò al padre. L'amistà, la pace
d'un segreto imeneo frutti saranno.
MATILDE
Risolvi omai.
GILBERTO
Ti piega.
GIULIETTA
Oh dèi che affanno!
ROMEO
Deh per pietà rimira
un infelice amante:
vedilo palpitante
in forse di sua vita,
che dal tuo labbro il suo destino attende.
GIULIETTA
In cimento sì rio chi mi difende?
ROMEO
Io stesso, io stesso.
GIULIETTA
Tu?
ROMEO
Sì mio tesoro.
GIULIETTA
Che risolvo?
GILBERTO
A che fai?
MATILDE
Perché t'arresti?
GIULIETTA
Numi...
ROMEO
Ti voglion mia: sei mia.
GIULIETTA
Vincesti.
ROMEO
Oh cari accenti!
Ed è pur ver mia vita
che mia tu sei? Ah che un sì dolce istante
non può giammai provar quest'alma amante.
ROMEO
Dunque, mio bene,
tu mia sarai.
GIULIETTA
Sì cara speme,
io tua sarò.
ROMEO
Il tuo bel core...
GIULIETTA
Ti giura amore.
ROMEO
E la tua fede.
GIULIETTA
Sempre tu avrai.
ROMEO
E m'amerai...
GIULIETTA
Costante ognor.
GIULIETTA, ROMEO
Oh cari palpiti,
soavi accenti,
dolci momenti,
felice amor.
GIULIETTA
S'allontana il mio ben!
GILBERTO
Ti rasserena:
fingi col genitor, e a me la cura
lascia dell'avvenir; vivi sicura.
(parte)
Scena ottava
Giulietta, Matilde, poi Everardo.
GIULIETTA
Deh quale io sento di contrari affetti
agitazion nel sen! Dover di figlia,
brame d'amante cor, speme di pace
mi straziano a vicenda.
MATILDE
Ah ricomponi
l'agitato tuo spirito, or che se n' viene
il padre tuo.
EVERARDO
Parti Matilde.
GIULIETTA
(Oh dio!)
EVERARDO
Con Giulietta restar solo vogl'io.
MATILDE
Parto: sì ma nel partire
lascio in sen del genitore
la dolente afflitta figlia.
Trovi in te d'un padre il core:
senta sol che ti consiglia
con l'amore la pietà.
(parte)
Scena nona
Everardo, e Giulietta.
GIULIETTA
(Io tremo ahimè!)
EVERARDO
Dimmi: perché sospese
le tue nozze bramasti?
GIULIETTA
Un improvviso
fiero dolor...
EVERARDO
Qual duolo
ti può l'alma ingombrar?
GIULIETTA
Padre...
EVERARDO
Mi brami
padre?
GIULIETTA
Chiederlo puoi?
EVERARDO
Dunque le nozze
seguan fra pochi istanti.
GIULIETTA
Oh ciel!
EVERARDO
Dubiti ancor? E qual follia t'assale?
Che mai deggio pensar? Odi: ti leggo
nel profondo del cor. Pronta ubbidisci,
o più padre non son.
GIULIETTA
Seguirò pronto il fato
ma non dirmi così
padre adorato.
GIULIETTA
Sento che il core in seno
del tuo rigor si lagna,
l'ira sospendi almeno,
frena la crudeltà.
Come mancar potrei
di fede all'idol mio;
ma s'egli è lungi, oh dio,
costanza il cor non ha.
(parte)
Scena decima
Everardo solo.
EVERARDO
Più dubitar mi fan questi suoi detti.
O miei fieri sospetti
voi mi turbate il cor. L'empio nemico
sedur potria la figlia
con esecrando amor?... Ah che mi sento
all'idea d'un oltraggio
tutto avvampare il core,
e la voce odo sol del mio furore.
EVERARDO
Il cor mi chiede
alta vendetta;
la vuol, l'aspetta
tradito onor.
E incerto nel risolvere
io mi rimango ancor.
Cada il superbo esangue,
punito sia l'audace,
e appaghi il pianto, e il sangue
il giusto mio livor.
Questa è l'idea soave
che sparge nel mio petto
un placido diletto
ignoto a me sin'or.
(parte)
Scena undicesima
Cortili del palazzo Cappellio.
Teobaldo col Coro de' Cappellii, e Combattenti della sua fazione.
TEOBALDO
Miei fidi un rio sospetto
m'agita il cor. Temo che occulto ardito
qui s'aggiri Romeo: di lui cercate
per ogni parte, e allora
che da voi si ritrovi, alto furore
piombi sopra l'audace, e traditore.
(i combattenti partono)
TEOBALDO
Le stigie furie
le fiere eumenidi
sommo v'apprestino
alto furor.
CORO
Cappellii
Da mortal fulmine
percosso, esanime
cadrà tua vittima
quel traditor.
(strepito d'armi)
TEOBALDO
Stelle! Che fia, che sento!
Non fu vano il sospetto, ecco il cimento.
(snuda la spada)
Scena dodicesima
I suddetti, e Romeo co' suoi Montecchii, ch'esce combattendo contro i Cappellii.
ROMEO
Indegni!...
(Teobaldo si frappone, e le due fazioni si mettono da ambe le parti in ordinanza)
TEOBALDO
Olà fermate. Qual desire
ti guida in questi alberghi?
ROMEO
Pace, amistà.
TEOBALDO
O piuttosto
qualche trama...
ROMEO
Tu menti. L'alma mia
no, non conosce inganni;
a voi tutti li lascia o cor tiranni.
TEOBALDO
E ardisci insultarmi?
ROMEO
Io non ti temo.
TEOBALDO
Nessun si mova: io sol di tanto orgoglio,
io punirlo saprò.
ROMEO
Di spaventarmi
credi; ma assai t'inganni: all'armi.
TEOBALDO
All'armi.
(si battono, Romeo disarma Teobaldo)
ROMEO
Sei vinto.
TEOBALDO
Oh ingiusta sorte.
ROMEO
Io di tua vita
l'arbitro son: di trapassarti il core
sarebbe il mio poter; ma vil non sono.
Rimani pur sicuro: io ti perdono.
TEOBALDO
Perdono a me! A me perdon! Ti vanti
perché brando non ho, che se l'avessi...
ROMEO
E che faresti ingrato?
TEOBALDO
Un audace tacer forse farei.
ROMEO
No, ad arrossir di nuovo io ti vedrei.
Modera l'ire tue; comprendi omai
ch'io non ti temo,
che pentir ti può far nuovo cimento
e che le minacce io non pavento.
ROMEO
Prendi, l'acciar ti rendo,
calma il furor nel seno;
ma ti rammenta almeno
il vincitor qual è.
(Oh ciel! Se non poss'io
seguir l'amato bene
affetti del cor mio
seguitelo per me.)
Nel rammentar ch'io sono
chi ti diè vita in dono
avrai rossor di te.
(parte col suo séguito)
Scena tredicesima
Teobaldo solo.
TEOBALDO
O strano avvenimento! Io dunque vinto,
avvilito sarò! Tutto a mio danno
congiurerà? Pietà nel mio rivale,
infedeltà in Giulietta!...
Oh pietà, che m'irrita! Oh cor fallace!
Vendetta sol desio.
Teobaldo di viltà non è capace.
(parte con tutti i Cappellii per raggiungere Romeo)
Scena quattordicesima
Recinto appartato, con basse volte, in un'estremità del palazzo de' Cappellii. Porta segreta che mette alla strada.
Romeo coi seguaci, indi Teobaldo pure con Séguito.
ROMEO
Da queste infauste soglie
fidi sortiamo ormai;
fra il dovere, e l'affetto
quanto dubbioso in sen palpita il core!
Oh sventurato amore!
Oh barbaro dover! Barbare pene!
E così abbandonar potrò il mio bene?
(in atto di sortire con dubbi passi)
TEOBALDO
Romeo.
ROMEO
Che vuoi?
TEOBALDO
Vo' che dell'odio mio,
vo' che del mio furore
provi ancora il potere.
ROMEO
Ad esser saggio
io ti consiglio, e ad ammirar il core
d'un vincitor.
TEOBALDO
Vani pretesti: temi,
ed un vil ti palesi.
ROMEO
Io vile? Indegno!
Osi ancor cimentarmi?
Ebben morte t'attendi.
TEOBALDO
All'armi.
ROMEO
All'armi.
(si battono. Romeo ferisce mortalmente Teobaldo che cade nelle braccia de' suoi)
CORO
Oh dio! Qual tristo evento!
TEOBALDO
Vendetta... Oh cielo... io moro.
CORO
Ai fulmini, al cimento
all'armi, ed al furor.
(segue combattimento. Teobaldo viene portato altrove, Romeo si disperde)
Scena quindicesima
I suddetti, Gilberto, poi Everardo, Giulietta, e Matilde.
GILBERTO
Fermate: cessate,
qual ira, qual reo
la pugna destò?
CORO
Vogliamo vendetta
ché il fiero Romeo
Teobaldo svenò.
ROMEO
Un aggressor ingiusto
tentai salvare in vano:
se cadde per mia mano
la colpa solo egli ha.
GILBERTO
Oh caso, in cui dispiace,
speme a svanir se n' va.
GIULIETTA
Oh dèi qual tristo evento
persegue me infelice!
La sorte a me predice
nuove sciagure ancor.
EVERARDO
Fermate olà fermate.
GIULIETTA
Padre.
GILBERTO
Signor.
EVERARDO
Che fia?
GIULIETTA, GILBERTO
Tant'è la pena mia
che favellar non so.
CORO
Or sappi, che quel perfido
l'amico tuo svenò!
EVERARDO
E tanto osasti indegno?
Svenar chi scelsi in figlio?
Trema del tuo periglio,
trema del mio furor.
GIULIETTA, ROMEO
Cielo clemente, e grande,
tu che mi doni amore,
modera il tuo rigore,
abbi di me pietà.
EVERARDO
L'ira che il sen m'accende
straziando il cor mi va.
GILBERTO
(ai Cappellii)
No ancor sì fiero sdegno
in voi si placherà?
CORO
No.
TUTTI
Quanti sul cor mi piombano
oggetti di spavento!
Larve tremende orribili
mi fanno palpitar.
E fino a quando, o dèi
dovremo paventar.
CORO
L'ira de' numi, o rei,
avete a paventar.
GIULIETTA
Padre, quel tuo furore...
EVERARDO
Mi lascia, o figlia ingrata.
ROMEO
Modera il tuo rigore.
EVERARDO
No, non avrai perdono.
Respiro sol vendetta,
per te non v'è pietà!
CORO GENERALE
Quanti sul cor mi piombano
oggetti di spavento!
Larve tremende orribili
mi fanno palpitar.
E fino a quando, o dèi
dovremo paventar.
ATTO SECONDO
Scena prima
Luogo remoto della città.
Gilberto, Everardo.
GILBERTO
Credi, signor, la colpa
no di Romeo non fu. Teobaldo audace
la sua morte cercò.
EVERARDO
Nelle mie soglie
si spiega insano ardir? Sangue si sparge
d'un amico fedele?
GILBERTO
Egli fu il primo,
ei ricusò la vita.
EVERARDO
Ah ben m'avveggo,
che facile è il tuo cor. Credi, Gilberto,
debolezza diviene
la soverchia bontà.
GILBERTO
Bramo, tu 'l sai
in ogni alma la pace.
EVERARDO
Sì, la pace,
credi pur, seguirà.
GILBERTO
Signor, che dici?
EVERARDO
Io non t'adombro il vero.
GILBERTO
Oh quale è il mio contento!
(Ma non m'appaga un simulato accento.)
GILBERTO
Sparga le gioie alfine,
scenda la dolce calma:
le stragi, e le ruine
cedano a pace e amor.
L'inaspettato evento
farà felice l'alma;
più brillerà il contento,
poiché cessò l'orror.
(parte)
Scena seconda
Everardo, poi Romeo.
EVERARDO
Va' pur. Stolto se 'l credi! Avrò la pace
allor ch'estinto innanzi
io mi vegga Romeo... Che miro! Ei viene?
EVERARDO
Audace! A' passi suoi vegliar conviene.
ROMEO
Ah staccarmi non posso
dall'adorate soglie! Io miro ovunque
gran perigli per me! ma non ho meco
il mio braccio, il mio cor? altrove andiamo.
EVERARDO
Ferma audace, ove vai? Brami di sangue
le mie soglie macchiar?
ROMEO
Oh dio, che dici?
Pace io bramo, o signor: qualunque prova
chiedimi pur.
EVERARDO
Vuoi che a un nemico io creda,
che uccise un mio fedel?
ROMEO
Ah del suo fato
colpa non ho; ei volle, ei stesso
il suo crudo destin.
EVERARDO
Che dici? Estinto
l'infelice non cadde? Alta vendetta
chiede, e l'avrà.
ROMEO
Deh la ragion trattenga
quel tuo cieco furor. Credi ch'io bramo
col mio sangue la pace: altro non chiedo
dal cielo, e dal tuo cor; quel fiero sdegno
deh per pietà sospendi,
e d'un servo, e d'un figlio i voti intendi.
EVERARDO
Tu mio figlio? Che sento! (Ah miei sospetti
avverati vi siete.) Agli occhi miei
t'invola, o traditore.
ROMEO
Ma perché, giusto ciel, tanto rigore!
ROMEO
Giusto ciel! Del mio tormento
dunque oh dio! Non v'è pietà.
EVERARDO
Cresce in petto il mio tormento:
lacerando or più mi va.
ROMEO
Deh mi ascolta...
EVERARDO
Vanne indegno.
ROMEO
Per pietà...
EVERARDO
Scostati ingrato.
EVERARDO, ROMEO
Ah che l'alma in questo stato
vacillando in sen mi va.
(parte Everardo)
Scena terza
Romeo, poi Gilberto.
ROMEO
Numi, che affanno è il mio!
Che mai risolverò?
GILBERTO
Romeo...
ROMEO
Deh vieni:
ogni dimora, sappi,
perigliosa è al mio amor.
GILBERTO
Tutto disposi
di tue brame a seconda, odi; Giulietta
in questa notte istessa
tua consorte sarà.
ROMEO
Come?... Che dici?...
Creder lo posso?
Ah come?
GILBERTO
Del giardino
nella rimota parte,
che il fiume bagna, vieni; ivi del cielo
col pietoso favor sposo sarai.
ROMEO
Ah qual conviensi mai
degna mercé...
GILBERTO
T'affretta: già s'imbruna
la notte amica.
ROMEO
Oh cieli! S'io non moro
di palpito, e piacer, opra è d'amore
che vuol felicitar questo mio core.
(parte)
Scena quarta
Gilberto, poi Matilde.
GILBERTO
Voi sì grand'opra, o numi,
voi reggete pietosi!
MATILDE
Ah Gilberto fedele,
ov'è Romeo?
GILBERTO
Seco parlai poc'anzi:
a Giulietta or ne vado.
MATILDE
Ella impaziente
di vederti sospira.
GILBERTO
Non paventi: fra poco
lieta sarà. Deh un fortunato evento
fate che segua, o numi, al gran cimento.
(parte)
Scena quinta
Matilde sola.
MATILDE
Oh come per l'amica
mi trema il cor nel seno!
Ah succeda all'orror il bel sereno.
MATILDE
Dopo sì rie vicende
deh splenda il ciel sereno!
Più non si desti in seno
del duolo, e del timor.
(parte)
Scena sesta
Notte con luna che illumina.
Romeo, Gilberto, e séguito di Montecchii.
GILBERTO
Fermati qui, m'attendi: a te fra poco
con Giulietta ritorno.
Non ti tradisca il cor: un sol momento
strugger potrebbe il fortunato evento.
(parte)
ROMEO
Ti sia compagno amore
nell'ardua impresa. Andate,
e a mia difesa o fidi miei vegliate.
CORO
Montecchii
Fra l'ombre tacite,
fra questi orrori,
fa' cor, consolati,
lungi il timor.
D'un padre barbaro
dai rei furori
saprà difenderti
nostro valor.
(si ritirano i Montecchii)
ROMEO
Ma qual muto rumor!... fra quelle piante
parmi veder... Ah certo è l'idol mio.
Deh non tradirmi amore!
Spera, e palpita, oh dio! Questo mio core.
Scena settima
Giulietta, Gilberto, e detto.
GIULIETTA
Romeo...
ROMEO
Giulietta...
GIULIETTA
Mio bene...
ROMEO
Mia vita...
GILBERTO
Non si perdan gl'istanti:
unite, o fidi amanti,
co' le destre quell'alme.
GIULIETTA
Sia testimone il ciel d'un puro amore:
ecco la destra.
ROMEO
E con la destra il core.
(dandosi la mano)
GILBERTO
Su voi dal ciel discenda
quanta delizia mai
è degno premio a un innocente affetto.
GIULIETTA
Ebbra son dal piacere.
ROMEO
Io dal diletto.
GILBERTO
Basta così: più lunga
dimora esser potria fatal: potrebbe
il destino tradirvi; a voi presente
esser deve il periglio:
separarvi convien per mio consiglio.
GIULIETTA
Dunque per or degg'io
dividermi da te?
ROMEO
Come lasciarti?
GIULIETTA
Come partir se l'alma mia tu sei?
ROMEO
Ma che vi feci mai barbari dèi!
GILBERTO
Coraggio.
GIULIETTA
Ebben si vada, se il rio destin lo vuole
vedrai però che il cielo, del nostro amor,
de' nostri barbari casi avrà pietà.
Vedrai... Ah che la fiera angoscia
mi vieta il favellar.
Sposo...
ROMEO
Consorte.
GIULIETTA
Oh duol di morte.
Addio... addio.
GIULIETTA
Qual improvviso tremito!
Sposo... mio ben... deh reggimi...
Oh quai funeste immagini
di lutto, e di terror!
Addio, ti lascio il cor.
Ma che sarà di me,
lungi, ben mio, da te?
Destin tiranno!
Barbaro affanno!
Lo sposo rendimi
pietoso amor.
Ma che sarà di me?
Addio... ti lascio il cor.
(parte)
Scena ottava
Romeo, e Gilberto.
ROMEO
Ciel tiranno, e perché così m'involi
la mia sposa, il mio ben?
GILBERTO
Tempo è Romeo
di salvarti, e fuggir.
ROMEO
Come?
GILBERTO
Everardo
vuole il tuo sangue: tutto
seppi poc'anzi.
ROMEO
O giusto ciel, che intendo!
Ebben: venga; avrò core...
GILBERTO
Ah se qui resti, perdi
e la sposa, e la vita: e se tu parti
il furor cederà.
ROMEO
E Giulietta?
GILBERTO
A lei vicino
io veglierò. L'alba già spunta,
a Mantova ti cela: lasciami oprar; tutto saprai ma parti.
ROMEO
Misero me! Si vada: a te la sposa
affido. Ah de' suoi giorni
abbi cura, o fedel: dille che io parto,
perché lo vuole il tuo parer, la sorte;
ma che togliermi a lei può sol la morte.
(parte)
GILBERTO
O di pace, e amistà soave affetto
quanto mi costi mai!
Ma resisti, mio cor: tu vincerai.
(parte)
Scena nona
Gabinetto, come nell'atto primo, che viene illuminato da candele sopra una tavola.
Giulietta, poi Matilde.
GIULIETTA
Quanto rapidi foste,
o momenti di gioia, e quanto tarde
a fuggirmi sarete,
ore di duol!
GIULIETTA
Matilde e qual t'ingombra,
affannoso dolor?
MATILDE
Giulietta... ah... il padre...
GIULIETTA
Che avvenne?
MATILDE
Ei sospettò che ami Romeo:
avvampa di furor; toglier ti vuole,
al giorno ed a me stessa.
GIULIETTA
Ah corri, e guida
Gilberto a me: perduta io son, se tardo
mi giunge il suo consiglio.
MATILDE
Come fuggir potrai sì rio periglio!
(parte)
Scena decima
Giulietta, poi Gilberto.
GIULIETTA
Ah Romeo dove sei? Perché da queste
soglie così funeste
teco non m'involai!
GIULIETTA
Gilberto, sappi...
GILBERTO
Tutto m'è noto appien.
GIULIETTA
Che far degg'io
misera!
GILBERTO
Non smarrirti. Hai tu coraggio
per condurti a Romeo
di tentar alta impresa?
GIULIETTA
La richiesta è al mio cor, credi, un'offesa.
(Gilberto cava un'ampolla)
GILBERTO
Ecco un raro liquor: virtù rinchiude
di far che chi ne beve
estinto sembri; ma alla luce ei torna,
consunto il suo vigor.
GIULIETTA
Ebben?
GILBERTO
Se il bevi
a trarti dalla tomba
con Romeo ne verrò.
GIULIETTA
Saprà lo sposo...
GILBERTO
Tutto fra pochi istanti
a lui farò palese.
GIULIETTA
E allor ch'ei venga
e di tomba mi tragga?
GILBERTO
Tu con lui fuggirai.
GIULIETTA
Scampo miglior non hai?
GILBERTO
Altro al periglio tuo non ho sollievo.
CORO
Che caso orribile!
La figlia esanime,
il padre misero
queste nostr'anime
dolenti fa.
ATTO TERZO
Scena prima
Luogo funebre con lampade accese, ove stanno le tombe de' Cappellii. Quella di Giulietta con iscrizione sarà in discreta eminenza con gradini a' piedi.
Romeo, e Coro di Montecchii; Giulietta nella tomba.
ROMEO
Ecco il luogo: ecco l'urna. Ahi vista atroce!
ove beltà, ed amore,
ove innocenza, e fede
hanno tomba feral. Tributo amici
di lagrime, e d'affanno
s'offra alla spoglia sua. Quel freddo sasso
innanzi a me schiudete:
indi o fedeli miei meco piangete.
(viene aperta la tomba, e si vede Giulietta)
CORO
Lugubri gemiti
sol qui risuonino,
di meste lagrime,
quest'urna spargasi,
tributo misero
del nostro cor.
ROMEO
O mia Giulietta...
CORO
O inesorabile
morte tiranna!
ROMEO
Io l'ho perduta!
CORO
Ombra adorabile
deh accogli i spasimi
del nostro barbaro
fiero dolor.
ROMEO
Non più compagni: andate;
solo restar desio, meco non bramo
che il mio dolor crudel. Mi da conforto
solo il barbaro affanno:
ogni altro oggetto a me divien tiranno.
(il Coro si ritira)
ROMEO
O mia Giulietta! O sposa!
Mai più ti rivedrò? Pensier funesto!
O Giulietta infelice!
Ma di te mille volte
più misero Romeo! Tu almen non vedi
le sue smanie crudeli; ed ei ti mira
spoglia esangue dinanzi... o dolce sposa,
anima mia, mia speme,
t'ho perduta per sempre! oh dio che affanni!
che duol! che angoscie estreme!
Gela e avvampa il mio cor... palpita, e freme.
ROMEO
Idolo del mio cor
deh vedi il pianto mio,
i gemiti, il dolor
del tuo fedel.
ROMEO
Ma che vale il mio duol? Mia bella speme,
io ti sento; mi chiami
a seguirti fra l'ombre: ebben m'aspetta,
ti seguirò. Se a te compagno in vita
non mi volle la sorte,
teco m'unisca almen pietosa morte.
(cava un'ampolla, e beve il veleno)
Tranquillo io son: fra poco
teco sarò mia vita; accogli intanto
mia speme, anima mia
questo ch'io verso per te ultimo pianto.
ROMEO
Ombra adorata aspetta
teco sarò indiviso,
nel fortunato eliso
avrà contento il cor.
Là tra i fedeli amanti
ci appresta amor diletti,
godremo i dolci istanti
de' più innocenti affetti;
e l'eco a noi d'intorno
risuonerà d'amor.
(Giulietta gradatamente va rinvenendo)
ROMEO
Odiosa mi si rende
questa mia vita: ah già mi sento
serpeggiar nelle vene
un freddo gel di morte... ah sì; vicino,
a te fra pochi istanti
anima mia sarò: cara consorte...
GIULIETTA
Romeo, Romeo...
ROMEO
Qual voce!
Eterni dèi!
GIULIETTA
Romeo!...
ROMEO
Ah chi mi chiama!
GIULIETTA
La tua Giulietta.
(scende dalla tomba)
ROMEO
Dove son?... Deliro?
Sei tu?
GIULIETTA
Caro sposo.
Deh m'assisti... Deh vieni.
ROMEO
Ah come mai
in vita tu ritorni?
GIULIETTA
E che? No 'l sai?
Fu simulata la mia morte.
ROMEO
Spiegati.
GIULIETTA
A te Gilberto amico
tutto non palesò?
ROMEO
Non mi fu nota
che la tua morte. Io venni
disperato alla tomba: e il mio dolore...
GIULIETTA
A che ti trasse mai?
ROMEO
Ah non ho core.
GIULIETTA
Ahimè già vengo meno:
deh mi palesa almeno
del tuo destin l'orror.
ROMEO
Sappi, che un rio veleno
già mi serpeggia in seno,
opra del mio furor.
GIULIETTA, ROMEO
Ah che m'opprime l'anima
il barbaro tormento:
la pena ch'io mi sento
più non mi può straziar.
ROMEO
Che duol!... che fier tormento...
mi sento già mancar.
GIULIETTA
Ma che facesti barbaro!
A tanto mal, riparo
non si saprà trovar?
ROMEO
Solo mi puoi compiangere
idolo... amato... e caro;
le forze... più non reggono...
vedimi... oh dio... spirar.
(muore)
GIULIETTA
Romeo!... se n' muore... oh ciel, soccorso, aiuto.
Scena seconda
Gilberto con quattro Seguaci.
GILBERTO
Eccomi pronto a te.
GIULIETTA
Dagli occhi miei
vanne spietato amico: ecco qual frutto
ebbe la tua pietà.
GILBERTO
Come! morto Romeo!...
GIULIETTA
Sì: e la cagion tu sei... ma s'egli estinto
è per mio amor, voglio seguirlo ancora:
con questo brando tuo lascia che mora.
(va per prendere la spada a Gilberto)
GILBERTO
Ah no! t'arresta, oh dio!...
Correte, amici andate,
chiedete qualche aita.
(i seguaci partono)
GIULIETTA
È vana, indegno,
la tua pietà, voglio morir.
GILBERTO
T'affrena.
L'intempestivo duolo a qual ti guida
cieco insano furore?
GIULIETTA
Ad appagare un disperato amore.
ultima
Detti, e tutti gli altri.
EVERARDO
Ed è pur ver? tu vivi ancor, mia figlia?
GILBERTO
Deh! per pietà si salvi
dal furor disperato, ond'ella è in preda.
EVERARDO
Ma qual spoglia esangue io vedo? Romeo?
GIULIETTA
Sì è desso, è desso, miralo,
miralo pur, padre crudele, e sappi
ch'egli morì per me mio sposo amante,
e ch'io lo vo' seguir fida, e costante.
EVERARDO
Ah, tu che dici mai?
Quali eventi son questi?
GILBERTO
In altro tempo
tutto poi si saprà: cerchiamo adesso
di salvare costei da un fiero eccesso.
MATILDE, CORO
Giovane afflitta, e misera,
possa il tuo cor ricevere
quel che ti viene a porgere
sollievo il nostro amor.
EVERARDO
Figlia sgraziata incauta,
vedi a qual tristo fato
amor sì sconsigliato
te riducendo va.
GIULIETTA
Sprezzo l'accuse, e l'onte
e sdegno il mio destino,
or che al mio ben vicin
morir io bramo ancor.
Romeo... mia vita... oh dio!
m'opprime il mio dolor.
(cade svenuta su le sue donzelle)
CORO
L'eccesso del duolo
l'opprime, l'affanna,
che giorno d'orror.
EVERARDO
In quanti m'involse
sventure il rigore:
m'è il vivere molesto,
e pena mi fa.
CORO
Che esempio funesto
un odio ci dà!