LINDA DI CHAMOUNIX

Melodramma.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di Gaetano ROSSI.
Musica di Gaetano DONIZETTI.

Prima esecuzione: 19 Maggio 1842,  Vienna.


Personaggi:

Il MARCHESE di Boisfleury / basso

Il VISCONTE di Sirval / tenore

Il PREFETTO / basso

ANTONIO affittaiuolo, padre di linda / baritono

PIEROTTO giovane orfano savoiardo / contralto

L'INTENDENTE del feudo / tenore

MADDALENA madre di / soprano

LINDA / soprano


Savoiardi, Savoiarde, Fanciulli, Fanciulle.

Atto 1. La partenza da Chamounix.
Atto 2. Parigi.
Atto 3. Il ritorno in Chamounix.


Programma

Viveva in Chamounix, piccolo villaggio della Savoia, una povera, ma onesta famiglia di affittaìuoli, composta di due coniugi alquanto attempati, e d'un'unica figlia. A questa avevano i genitori rivolte tutte le loro cure, e se l'indole nobile della fanciulla era loro di dolce conforto, non li lasciava però senza pensiero la non comune bellezza di Linda, che tale era il nome di essa. Non tardò a scoprire questa sorgente beltà il giovane Visconte di Sirval, figlio della marchesa feudataria del villaggio. Il vederla ed accendersi per lei di vivissimo amore fu un sol punto; ma informato della virtuosa condotta di Linda egli ben previde che l'alta sua nascita anziché favorire il suo amore sarebbe stata un ostacolo alla corrispondenza della fanciulla, e giudicò miglior partito di celare il suo stato, e ad essa offrirsi sotto la semplice foggia di pittore. Ma nello stesso tempo il fratello della marchesa, uomo di principii non troppo austeri, erasi preso di capriccioso amore per Linda, e recatosi al villaggio sotto pretesto di rinnovare alla famiglia l'affitto dei beni, e di provvedere alla sorte futura della fanciulla, cercava di seco condurla al castello. Le sue mire furono però facilmente scoperte dal Prefetto del villaggio, e a salvare l'onesta fanciulla dal pericolo che la minacciava consigliò ai genitori di essa di unirla agli altri abitanti del villaggio, i quali, com'è costume, appunto in sul finire d'autunno si recano a Parigi, onde guadagnarsi col canto e la ghironda il sostentamento nella rigida stagione. Appena informato della partenza di Linda, il Visconte non tardò a seguirla a Parigi, e colà rinvenutala, le scoperse il suo vero stato, di nuovo le giurò eterno amore, e le diede comodo ed elegante alloggio in casa d'una sua parente, che incaricò di provedere a tutto quanto potesse abbisognarle. Ma intanto la madre del giovane Visconte, era per condurre ad effetto il progetto, che da gran tempo nutriva di unire il proprio figlio ad una nobile e ricca donzella. Terribile fu nell'animo del Visconte il combattimento fra l'amore per Linda, e l'obbedienza al volere materno. E già questo sentimento stava in procinto di vincere il primiero affetto: già tutto era pronto per gli sponsali, quando ad un tratto il Visconte scompare dal corteo nuziale. Intanto Pierotto, orfanello savoiardo, che era stato a Linda compagno nel viaggio, informato a caso dell'imminente sposalizio del Visconte, era corso ad avvertirne l'infelice fanciulla. Questo colpo inaspettato le tolse la ragione, e vedendola in tale stato deplorabile Pierotto stimò miglior partito ricondurla al tetto paterno. Il Visconte che dopo l'interrotta scena degli sponsali era corso da Linda non avendola rinvenuta dopo inutili ricerche fatte a Parigi, si diresse a Chamounix, onde mitigare per quando gli fosse possibile il dolore degl'infelici genitori. Breve tempo dopo il suo arrivo giunge Linda accompagnata dal fedele Pierotto. Alla voce affettuosa dell'amante ritorna a Linda la smarrita ragione, il Visconte al colmo della gioia la proclama sua sposa in presenza di tutti gli abitanti del villaggio.

Sinfonia

ATTO PRIMO

Scena prima

Interno d'una cascina.
A destra verso il fondo la porta d'una stanza. Una rustica sedia a braccioli, vicina. Una panca, qualche sedia. Il prospetto è aperto, e da esso scorgesi un sito pittoresco sulle montagne di Savoia, e parte del villaggio. Una chiesa sull'alto.
L'aurora, il sole va poi gradatamente illuminando la scena.
Si odono gli ultimi tocchi d'una campana. Varie voci da opposte parti, che si ascoltano: si vedono poi uomini, donne, fanciulli avviarsi al tempio, poi Maddalena, indi Antonio.

N. 1 - Coro d'introduzione, scena e romanza

CORO

Presti! Al tempio! Delle preci

diè il segnal la sacra squilla!
Già del sol vivo scintilla
sulle cime il primo raggio,
e i perigli del viaggio
degna il cielo rischiarar:

la speranza, ed il coraggio

non potranno vacillar.

(terminato il coro apresi la porta della stanza a destra, e vi esce pian piano Maddalena, che si ferma sulla soglia, guardando ancor dentro)

MADDALENA

Linda, mia dolce figlia! Tu nel sonno,
dell'innocenza ancora giaci ~ a lungo
in assiduo lavoro
provvida tu per noi vegliasti, e lieti
saranno i sogni tuoi.

(chiude la stanza)

Ma forse al ridestarti qui fra noi
tutto fia duol. Con quale
ansia angosciosa attendo,
del marito il ritorno!
Decidersi in tal giorno
deve tutto per noi. Chi sa?

(osservando)

Già viene

Antonio...

(incontrandolo)

ANTONIO

(entrando e un po' cupo)

Moglie!

MADDALENA

(con premura)

Ebbene?

ANTONIO

L'intendente

sperar mi fe' propizia
sua eccellenza, il fratel della marchesa
nostra padrona.

MADDALENA

S'è così, respiro.
Ei può tutto, speriamo.
Resterem.

ANTONIO

Più di te quant'io lo bramo!

ANTONIO

Ambo nati in questa valle

nostra sorte fu qui unita,
ebbe Linda qui la vita
e mio padre qui morì.

Or tu vedi se diletto,

se a me sacro è questo tetto,
moglie, figlia, sol per voi
soffro e temo in questo dì.

MADDALENA

Ma se è ver, che sua eccellenza

è per noi, che temi mai?

ANTONIO

Vidi or ora il pio rettore,

mie speranze gli svelai,
ei diffida, in sé fremeva:
disse alfin, che a noi verrà
e il suo sguardo m'esprimeva
il timore e la pietà:

ecco, o moglie, il rio pensiero

che tremar così mi fa.

Scena seconda

Varie voci al di fuori d'Uomini e Fanciulli presso la cascina. Indi questi procedono e circondano il Marchese, che entrerà poi inseguito da L'intendente.

N. 2 - Scena e cavatina

CORO

Viva! Viva!

MADDALENA, ANTONIO

Quai grida?

CORO

Eccellenza.

MADDALENA, ANTONIO

E che mai?

(osservando)

CORO

La preghiamo.

(il Marchese entra coll'Intendente)

MADDALENA, ANTONIO

Il Marchese!

MARCHESE

Olà! Quieti.

CORO

Si mostri cortese.

MARCHESE

(a L'intendente)

Da' a costor degli scudi.

L'INTENDENTE

Assai bene.

(gettando monete al coro)

CORO

Grazie.

(raccogliendo avidamente le monete, e baciando rispettosi le mani e le vesti al Marchese)

Viva!

MARCHESE

(con gravità)

Ma basta... ma andate...

Siam chi siamo; di cor generoso
ma guai poi se montiamo in furor!

L'INTENDENTE

Sua eccellenza ha un gran cor generoso,
ma poi guai... guai se monta in furor!

MARCHESE

(guardando intorno)

(Or a noi... ma la Linda sol bramo.

Cominciam, protezione e maniere.)
Buona gente, noi siamo chi siamo...
L'intendente ci ha detto, sappiamo:

(guardando sempre)

e venuti siam qui per vedere
in persona, vicin, ma dov'è?

Noi vogliam far piacere e piacere

perché poi si sa bene, cioè...

Or sul nostro possente favore,

buona gente potete sperar.

L'INTENDENTE

Sua eccellenza di Cesare ha il core,
da lui tutto potete sperar.

MADDALENA, ANTONIO

Una povere onesta famiglia
voi potete salvar, consolar.

MARCHESE

Lo vogliamo, (e colei non si vede...)

ma a proposito ov'è la famiglia?
Dire intesi, ch'avete una figlia...

ANTONIO

Sì, eccellenza.

MARCHESE

E si dice assai bella.

MADDALENA

È figlioccia di vostra sorella:

MARCHESE

Tanto meglio. De sanguinis iure
suo Marchese, padrin son io pure;
anche a lei pensar dunque dobbiamo,
ma dov'é! Ma che almen la vediamo:
questa cara figlioccia che fa?

MADDALENA

È di là...

(segnando la stanza)

MARCHESE

Venga qui dal suo padrino:

MADDALENA

Verrà subito...

MARCHESE, L'INTENDENTE

Subito qua.

MARCHESE

Alla fine ci sono arrivato,
e da me più fuggir non potrà.

L'INTENDENTE

(al Marchese)

Ve l'ho detto: son già nell'agguato
il mio piano sbagliar non potrà.

ANTONIO

Il rettor s'era certo ingannato,
egli è invece la stessa bontà.

MARCHESE

(vedendo Maddalena)

Ecco viene... Mia bella figlioccia.

(andando verso la stanza allegro)

MADDALENA

(timida)

Eccellenza dispiacemi...

MARCHESE

Ohimè!

MADDALENA

La credeva di là, ma non c'è.

MARCHESE

Come? Come? Che? Forse ritrosa

dal padrino si tiene nascosa.

(va sulla porta)

ANTONIO

Schiuso veggo dell'orto il cancello,
certo al tempio per là se n'andò.

Udì gente: elle timida è tanto!...

MARCHESE

E frattanto così sul più bello
il padrino deluso restò.

MADDALENA, ANTONIO

La scusate eccellenza, perdono.

MARCHESE

Oh! Già in collera non sono
non temete, buona gente:
state pure allegramente
siamo noi che lo diciamo
lo vogliamo, lo possiamo.
Con quei pascoli d'intorno,
come già li aveste un giorno,
a voi soli in affittanza,
abbellita ed ingrandita
la casina resterà.

E la bella figlioletta

d'allevar fia nostro impegno:
nel castel, da noi protetta,
avrà un posto di lei degno:
co' la vostra, amici cari,
fatta è già la sua fortuna
bestie, pascoli, e danari
nulla più vi mancherà.

Così Linda al suo padrino

la sdegnosa non farà.

L'INTENDENTE

State allegro: al buon padrino
Linda ingrata non sarà.

MADDALENA, ANTONIO

Ah! La vita ci rendete...

(volendo baciargli le mani)

Eccellenza, permettete,
benedirvi, ringraziarvi
abbastanza il cor non sa.

CORO

Che bel core avete in petto!

Siate sempre benedetto!
Adorato il vostro nome,
eccellenza ognor vivrà.

(esultanti l'accompagnano)

Scena terza

Linda con un mazzetto di fiori, poi il coro dei Fanciulli, indi Pierotto.

N. 3 - Recitativo e cavatina

LINDA

(dalla stanza)

Ah! Tardai troppo, e al nostro
favorito convegno non trovai
il mio diletto Carlo, e chi sa mai
quanto egli avrà sofferto!
Ma non al par di me! Pegno d'amore
questi fior mi lasciò! Tenero cuore!
E per quel cuore io l'amo,
unico di lui bene.
Poveri entrambi siamo.
Viviam d'amor, di speme:
pittore ignoto ancora
egli s'innalzerà co' suoi talenti
sarà mio sposo allora. Oh! Noi contenti!

LINDA

O luce di quest'anima,

delizia, amore e vita,
la nostra sorte unita,
in terra, in ciel sarà.
Deh vieni a me, riposati
su questo cor che t'ama.

(si appoggia triste, pensosa alla tavola guardando il mazzetto. I fanciulli arrivano con frutta, pagnotte, ricotta, siedono per terra e mangiano)

N. 4 - Scena, romanza e ballata

CORO

Qui pria della partenza
facciamo allegri onore a sua eccellenza.
O Linda qui con noi.

LINDA

Vi ringrazio.

ALCUNI

E Pierotto! Dov'è il caro

il nostro buon Pierotto?

PIEROTTO

(voce di dentro)

Cari luoghi ov'io passai

i primi anni di mia vita
v'abbandono, e chi sa mai
quando ancor vi rivedrò.

Poverello, abbandonato

senza affetto e senza aita,
de' miei giorni il più beato
sarà il dì che tornerò.

Ed allor che il tristo pianto

in piacere fia cambiato
rivedrò l'asilo amato
ove fui felice un dì.

Risuonare del mio canto

io faro le selve ancora,
de' miei giorni il più beato
sarà il dì che tornerò.

(Pierotto comparisce)

CORO

Ma eccolo Pierotto!...

PIEROTTO

Amici miei

vi saluto.

ALCUNI

Facesti colazione?...

PIEROTTO

Sì.

TUTTI

Torna a farla qui con noi.

PIEROTTO

Obbligato.

CORO

Almen resta in compagnia.

Qui stiamo in allegria:
cantane la ballata,
che nova hai preparata.

PIEROTTO

È troppo melanconica.

CORO

Deh! Canta!

PIEROTTO

Ma voi ne piangerete

CORO

E caro è pur quel pianto!
Canta, Pierotto.

PIEROTTO

Lo volete: io canto.

PIEROTTO

Per sua madre andò una figlia

miglior sorte a ricercar.
Co' le lagrime alle ciglia
le dolenti s'abbracciar.

Pensa a me, dicea la madre,

serba intatto il tuo candore,
nei cimenti dell'amore
volgi al nume il tuo pregar...

Ei non puote a buona figlia

la sua grazia ricusar.

(il coro ripete)

LINDA

Questa tenera canzone
mi fa mesta palpitar.

PIEROTTO

Quei consigli, ahi! Troppo poco

la tapina rammentò.
Nel suo cor s'accese un foco,
che la pace le involò.

La tradita allor ritorna,

cerca invan di madre un seno,
di rimorsi il cor ripieno
una tomba ritrovò.

Sulla tomba finché visse

questa mesta lagrimò.

(il coro ripete commosso, e singhiozzante)

CORO

Viva Pierotto: or su allegri stiamo,
e a prepararci al nostro viaggio andiamo.

(partono)

Scena quarta

Linda, indi il Visconte sotto il nome di Carlo.

N. 5 - Scena e duetto

LINDA

Non so, quella canzon m'intenerisce,
e mi rattrista. Ho anch'io una madre, e forse...
e Carlo... Andrò domani
io prima ad aspettarlo...
Oggi pazienza...

(si mette al mulinello per lavorare)

VISCONTE

(Carlo)

(dal prospetto, e venendo dal lato opposto d'onde partirono il coro e Pierotto)

Linda!... Linda!

LINDA

(alzandosi con gioia)

Ah! Carlo

VISCONTE

(Carlo)

Sei tu sola?

LINDA

Sì, e gemeva

di passar un giorno intero
di te priva.

VISCONTE

(Carlo)

Io non poteva

sopportar dolor sì fiero.

LINDA

Non trovarti!

VISCONTE

(Carlo)

Non vederti

era un dì d'orror per me.

VISCONTE

(Carlo)

Da quel dì che t'incontrai

ad amar quel dì imparai.
A que' pini all'istess'ora
ogni giorno t'aspettava:
puro amor te la guidava,
s'intendeano i nostri cor.

È l'amarti il mio destino:

la mia gioia è a te vicino...
tutto scordo a un tuo sorriso...
tutto in te mi dona amor.
La mia vita in questo eliso
passar teco io possa ognor.

LINDA

Chi te 'l vieta?

VISCONTE

(Carlo)

Un dì lo spero

ma per or...

LINDA

Fatal mistero!

VISCONTE

(Carlo)

Che a serbar costretto io sono.

LINDA

Son più misera di te.

LINDA

A mia madre un sol finora

non celai de' pensier miei:
e un segreto or ho per lei,
cui più cara sembro ognora;
alla quale tu involasti
tanta parte del mio cor.

(guardando Carlo tenerissima)

Anche allor che della sera

io la seguo alla preghiera
col suo nome un altro nome
sul mio labbro viene ancor.
Dio che legge nel cuor mio
sa che puro è il mio fervor.

VISCONTE

(Carlo)

Ah! che un angelo tu sei...

ei t'udrà.

LINDA

Lo bramo e spero

io rispetto il tuo mistero,
ma mi costa.

VISCONTE

(Carlo)

E quanto a me!

LINDA, VISCONTE

(Carlo)

Quel dover celare nel core

un sì forte e dolce affetto,
lungi star dal caro oggetto
de' più teneri desir:
è il più barbaro dolore,
che un amante può soffrir.

LINDA

Dimmi: e quando tal mistero

cesserà?

VISCONTE

(Carlo)

Presto...

LINDA

(con gioia)

Fia vero?

Insieme

LINDA

A consolarmi affrettisi,

tal giorno sospirato!
Innanzi al cielo, agli uomini
tua sposa diverrò.

VISCONTE

(Carlo)

A consolarmi affrettisi,

tal giorno sospirato!
Innanzi al cielo, agli uomini
tuo sposo diverrò.

LINDA, VISCONTE

E allor non più dividersi

col mio tesoro a lato:
di puro amor fra l'estasi
in ciel mi troverò.

(Linda l'accompagna per la porta della stanza)

Scena quinta

Il Prefetto, ed Antonio.

PREFETTO

(misterioso)

Qui, buon Antonio, qui soli.

ANTONIO

(inquieto)

E che avete

signor Prefetto ad annunziarmi?

PREFETTO

Il fiero

periglio, ch'io già prevedea.

ANTONIO

(sorpreso)

Periglio?

PREFETTO

Sì, una disgrazia orribile...

ANTONIO

Mi fate

tremar. Ma come? Sembrano cangiate
ora le nostre sorti. Sua eccellenza
il Marchese...

PREFETTO

Il perverso!

ANTONIO

Ei? Se ci ha fatto

anzi sperar sicuro entr'oggi l'atto
d'affitanza di pascoli e cascine.

PREFETTO

(marcato)

Ah! Non credete: egli v'inganna.

ANTONIO

Come?

Io non v'intendo affatto...

PREFETTO

Promettete

d'esser prudente!

ANTONIO

(agitato)

Su via dite:

il Marchese!

PREFETTO

Fremete... Inorridite!

PREFETTO

Quella pietà sì provvida,

ch'egli per voi mostrava,
le sorti lusinghevoli
di cui v'affascinava,
non son che inique trame
già tese al vostro onor.

ANTONIO

(colpito)

Cielo! Saria possibile!

PREFETTO

Arde per Linda il perfido
d'un esecrato amor.

ANTONIO

Ah! lo dovea conoscere;

or chiaro è il rio disegno:
a Linda promettevano
un posto di lei degno.
Ah! Questo tratto infame,
m'empie di rabbia e orror!

PREFETTO

È giusto: ma calmatevi.

ANTONIO

(con forza)

Perché siam nati poveri
ci credon senza onor!

PREFETTO

Antonio rammentatevi...

ANTONIO

Ve lo prometto ancor.

Insieme

ANTONIO

La figlia mia, quell'angelo

in così fier periglio!
Signor, deh! Compiangetemi,
datemi voi consiglio.
La figlia, un padre misero
salvate per pietà.

PREFETTO

Veglia custode un angelo

ad ogni suo periglio
nel cielo confidatevi:
ragion vi dia consiglio
la figlia un padre misero
il cielo salverà.

ANTONIO

Ma intanto!

PREFETTO

Allontaniamola:

di tutto egli è capace
ognun qui trema e tace.

ANTONIO

Allontanarla...

PREFETTO

E subito

coi nostri montanari,
che parton fra un'ora.

ANTONIO

Ma sì innocente, ingenua.

PREFETTO

Il ciel la guiderà.

ANTONIO

Senza soccorsi, povera...

PREFETTO

Il pan non mancherà.
Presso d'un mio fratello
Linda a Parigi andrà.
Un altro padre in quello
ivi ritroverà.

ANTONIO

Ebbene, faccia pure
del ciel la volontà.

PREFETTO

Dalle rie brame impure
quell'angiol fuggirà.

ANTONIO, PREFETTO

Esaltiam la tua potenza,

o divina provvidenza!
Tu conforti il cor che geme,
co' la speme, co' la fé.

Veglia tu sull'innocenza,

serbi Linda il tuo favore
bella ognor del suo candore,
degna sempre, o ciel, di te.

N. 6 - Finale primo

ANTONIO

(partendo)

Corro a dispor la moglie al triste colpo
della separazione.

PREFETTO

Io vado intanto

Linda a cercar.

Scena sesta

Linda con un foglio in mano, e il Prefetto.

LINDA

(giuliva)

Miei cari genitori!

Non più duolo! Me lieta! Venerato
signor Prefetto.

PREFETTO

E donde

tanta gioia?

LINDA

Ecco il foglio già segnato

della nuova affittanza.

PREFETTO

(fremente)

Il reo mercato

del vostro disonor.

LINDA

(colpita)

Come?

PREFETTO

Al castello

di perdervi si trama.

LINDA

Ivi son io

chiamata dal Marchese.

PREFETTO

Trematene: l'inganno, la violenza...

LINDA

Che far dunque degg'io?

PREFETTO

Partir...

LINDA

(con pena)

Partire?

Lasciar mia madre!... (E Carlo!)

PREFETTO

A prevenire

l'andò già vostro padre.

LINDA

Eccola! Ah! Piange.

Scena settima

Dalle alture del villaggio compariscono giovani savoiardi, savoiarde, col loro fardello appeso alle spalle ed al bastone, in mezzo ai loro parenti. Pierotto pure col proprio fardello, e una ghironda, Maddalena, Antonio con un fardello e cappellino per Linda. Il Prefetto.

(abbracciandosi desolate)

LINDA

Madre mia! Madre mia!

MADDALENA

Figlia! Mi sei

dunque tolta!

ANTONIO

Ma torna...

MADDALENA

(singhiozzante)

Oh sì!

PREFETTO

Vedete

quante madri, e figliuoli
a separarsi vanno: or via coraggio.

PIEROTTO

Signor Prefetto, siamo qui...

PREFETTO

Pierotto,

orfano sulla terra,
ti fido in Linda una sorella: scorta
siale con questa lettera a Parigi. (dandogli una lettera)

PIEROTTO

Linda con noi...

(vorrebbe più dire, ma il Prefetto impone silenzio)

PREFETTO

Miei figli,

tetro sovrasta il vento,
fremente la bufera
mugge di rupe in rupe, e il ghiaccio eterno
comincia a biancheggiar dell'uniforme
ammanto delle nevi: ovunque al guardo
squallida par natura. È giunta l'ora
in cui da' vostri tetti
voi siete ogni anno a dipartire astretti;
e con solerte cura
gir tra le genti a procacciar per voi,
e le famiglie vostre il desiato
soccorso uman, che alle fatiche e zelo
conceder suol sempre benigno il cielo.

Pria dell'ultimo addio meco v'unite
il cielo ad implorar, poscia partite.

(tutti si prostrano)

Tutti.

Insieme

PADRI

O tu che regoli ~ gli umani eventi,

speme dei miseri ~ degl'innocenti,
su questi vigila ~ con fausto ciglio
ah tu difendili ~ d'ogni periglio
nella tua grazia ~ onnipossente
o dio clemente ~ serbali ognor.
È forza piangere ~ madre oh! dolore.
Sovvienti, abbracciami ~ mi scoppia il core.

MADRI

O tu che regoli ~ gli umani eventi,

speme dei miseri ~ degl'innocenti,
su questi vigila ~ con fausto ciglio
ah tu difendili ~ d'ogni periglio
nella tua grazia ~ onnipossente
o dio clemente ~ serbali ognor.
È forza piangere ~ padre oh! dolore.
Sovvienti, abbracciami ~ mi scoppia il core.

FIGLI

O tu che regoli ~ gli umani eventi,

speme dei miseri ~ degl'innocenti,
su noi tu vigila ~ con fausto ciglio
ah tu difendici ~ d'ogni periglio
nella tua grazia ~ onnipossente
o dio clemente ~ serbaci ognor.
È forza piangere ~ madre oh! dolore.
Sovvienti, abbracciami ~ mi scoppia il core.

PREFETTO

Si cessi il piangere ~ fiducia in dio.

Insieme

MADRI

Forti mostriamoci ~ figli addio.

FIGLI

Forti mostriamoci ~ oh madre addio.

LINDA

Forti mostriamoci ~ oh! Carlo addio.

(i fanciulli si dividono dai parenti, vanno allontanandosi sulla montagna: di là si volgono, melanconici, stendono le braccia ai parenti, che corrispondono. Linda al fianco di Pierotto si volge, porta la mano al cuore. Antonio, Maddalena la seguono cogli occhi. Tutti ripetono un addio)

ATTO SECONDO

Scena prima

Elegante appartamento d'una casa di Parigi.
Alla destra dell'attore porta che conduce alle stanze. A sinistra porta d'ingresso. Nel fondo in prospetto una grande finestra, dalla quale si guarda sulla strada. Tra la finestra e la porta segreta. Dal lato medesimo una ricca toilette: sedia vicina, tavolini, sedie, e mobili di lusso, e moda a quel tempo.
Linda seduta pensosa.

N. 7 - Scena e duetto

LINDA

Già scorsero tre mesi,
né più novella intesi
de' genitori miei. Loro inviai
quel poco di denaro,
che per le vie cantando io guadagnai.

(dalla strada odesi il suono di ghironda)

LINDA

Cielo, che ascolto? Una ghironda. E questa
musica?... Io la conosco.

UNA VOCE

(dalla strada)

Soccorrete

povero savoiardo!

LINDA

(commossa)

Ah! La sua voce!

È lui...

(si affaccia alla finestra, poi volta alla porta d'ingresso)

Pierotto... Savoiardo... ascendi...

Lasciatelo venire...

Scena seconda

Pierotto col cappello in mano, la ghironda appesa dietro le spalle. Si ferma sulla porta timido, incerto, osservando Linda, la stanza.

PIEROTTO

Linda!... Oh! signora!

Perdonate... io credei...
Una voce...

LINDA

(affettuosa)

Pierotto!

PIEROTTO

Ah! È lei... Sì, è lei.

LINDA

La tua compagna.

PIEROTTO

E del mio cor sorella. Io vi cercai
dove già vi condussi, e ritrovai
morto il vecchio fratel del mio Prefetto,
e voi di là partita...
Quindi caddi ammalato...
Quanto soffersi!... Freddo, fame, stenti.
Con quest'orrido freddo...

LINDA

(con pena)

Ah! Taci, taci.

PIEROTTO

Fui persin ridotto
a mendicar...

LINDA

Mio povero Pierotto!

(gli porge del denaro, che stava sulla toilette)

Tieni, e spesso ritorna a rivedermi.

PIEROTTO

Ah! Sempre così buona.

(osserva il denaro, e poi sorpreso)

Quanto denaro! Anche dell'oro!... Linda.

LINDA

Quanto qui vedi è tutto
del mio futuro sposo, quel pittore
che tu vedevi spesso.

PIEROTTO

Ebbene?

LINDA

È figlio,

della marchesa di Sirval, di lei
ch'è nostra feudataria: egli mi amava,
e seguimmi a Parigi.

PIEROTTO

E già palese

è il vostro matrimonio a quel Marchese
lo zio del tuo futuro,
ch'era già a Chamounix, che mostrò tanta
sorpresa ora vedendoti al balcone?

LINDA

Il Marchese! No! Questo è ancor mistero.

PIEROTTO

Le nozze si faran presto?

LINDA

Lo spero.

PIEROTTO

E dove?

LINDA

A Chamounix.

PIEROTTO

Che gioia! Allora

voi la vostra padrona... e la signora.
Or che v'ho ritrovata,
dopo quel che ho sentito,
non mi ricordo più quanto ho patito.

PIEROTTO

Al bel destin che attendevi,

Linda, ancor io sorrido:
come il fratel più tenero,
vostro piacer divido,
che sì bel giorno acceleri
il ciel vo' supplicar.

LINDA

Sì, buon Pierotto, fervido

innalza il tuo pregar.

PIEROTTO

Dei genitori immagino

la gioia in abbracciarvi.
Tutta la valle in giubilo
fuor esce ad incontrarvi:
che sì bel giorno acceleri
il ciel vo' supplicar.

LINDA

Addio Pierotto...

PIEROTTO

O Linda, addio.

Insieme

PIEROTTO

Allor ch'io passo sotto il balcone
quella pietosa nostra canzone.

LINDA

Allor che passi sotto il balcone
quella pietosa nostra canzone.

LINDA

Almen, Pierotto, non iscordar.

PIEROTTO

Linda, mi udrete sempre intonar.

(Pierotto parte)

Scena terza

Linda, poi il Marchese.

LINDA

Come calma e conforta
un atto di pietà! Quel buon Pierotto
or è contento... ed io con esso. Un cenno
del Marchese mi fe'... S'egli tentasse
ordinerò...

(mentre s'avvia alla porta a sinistra, si presenta il Marchese)

LINDA

Che vedo!...

MARCHESE

(con galanteria)

Ecco un fedele

vostro svisceratissimo, o crudele
mia bella fuggitiva. Permettete.

(volendo baciarle la mano)

LINDA

(grave)

Signor che mai credete?
Vi prego...

MARCHESE

Vi scongiuro: finalmente

siam chi siamo. Il Marchese Ettore, Achille
etcetera... Un'antica conoscenza
mia cara figlioccetta...

LINDA

Ite, non posso

e non debbo ascoltarvi...

MARCHESE

Sì geloso

è dunque il fortunato possessore
di tal fior di beltà?

LINDA

Basta, o signore,

andate.

MARCHESE

Eh! Via. Fra noi. Son vari mesi

che abitate Parigi. Ora dovete
ben conoscere il mondo. Io lo conosco
ben più d'altri, io che fui
in quei felici dì della reggenza,
la vera quintessenza
della galanteria...

(accostandosele, con vezzo caricato)

LINDA

Lasciatemi. Partite.

(Cielo! Se arriva Carlo!)

MARCHESE

Ohibò! Sentite.

LINDA

Io vi dico, che partiate.

MARCHESE

Io rispondo, che ascoltiate...

LINDA

Non lo debbo non lo voglio.

MARCHESE

Tutto bello, sin l'orgoglio!

LINDA

Chiamo gente!

MARCHESE

Un sol momento.

(osservando intorno)

Questo vostro appartamento
non c'è male, egli è grazioso;
ma d'offrirvi io mi fo vanto
un palazzo sontuoso.
I più splendidi equipaggi,
servitù, cavalli e paggi,
a' vostri ordini un banchiere,
quanto mai vi fa piacere...

(con ipocrisia)

Senza offender la morale...
senza un'ombra pur di male,
tutto pongo ai vostri piè...

Via, carina, sii buonina,

non mi far la ritrosetta.
Questa vecchia malizietta
alla moda più non è.

LINDA

Sto sorpresa, come mai

tanto reggere potei,
come intrepida ascoltai
vostre offerte, e detti rei,
vergognatevi, o signore;
le rifiuto con orrore.
E sappiate ch'io qui sono
qual regina sovra il trono,
che qui trovo quanto un cuore
può sperare, e può bramar.

Qui sacrati a un caro oggetto

tutti son gli affetti miei,
io tradirlo non potrei,
morrei prima che un altro amar.

MARCHESE

Ah! Ah! Ah! La mia severa

già lo prova... il cor ritroso.
Sente amor...

LINDA

(con dignità)

Per uno sposo.

MARCHESE

Sposo! Eh via.

LINDA

N'ebbi la fede.

MARCHESE

Romanzetti!... Chi vi crede?
Sarà qualche provinciale,
sbarbatello... Chi sa?

LINDA

(con impeto e minaccia)

È un tale,

che se mai giunge a scoprire
vostre infami indegne mire,
ne dovrete ben tremar.
Guai se v'ode, o trova qui!

MARCHESE

(scosso)

Che? Può udir... trovarmi!

LINDA

(minacciosa)

Sì!

Insieme

MARCHESE

(A dire il vero per un capriccioso

che mi trovassi in brutto impiccio,
se mai qui a cogliermi giunge quel tale,
forse un intrepido franco ufficiale.
Quei non ischerzano sfidano, e addio!
Guardati, pensaci, Marchese mio.
Amo le belle, sì, questo è vero,
ma la mia pelle voglio salvar.)

LINDA

(guardando verso la porta segreta)

Ciel non permetti, che di là Carlo

lo possa intendere, qui ritrovarlo.
Delle sue visite questa è già l'ora,
se qui s'incontrano... deh! che mai fora?
Quanto è crudele questo cimento!
Solo a pensarvi gelar mi sento.
Quanto mi costi, fatal mistero!
Il ciel l'incauta vuol castigar.

LINDA

(con forza)

Andate.

MARCHESE

Andate? Ih! Ih! Ih! Che altura!

Andrò... regina... non per paura.
Ma almen per merito dell'obbedienza,
un sorrisetto, non costa niente...

(volendo prenderle la mano)

Questa manina...

LINDA

(ritirandola con dispetto)

Vecchio insolente!

MARCHESE

Eh! Eh? Che furie! Perché son vecchio!
Ma...

LINDA

(con grand'ira)

Basta, uscite...

MARCHESE

(ridendo)

Uscite! Ah! Ah!

Insieme

LINDA

Troppo omai mi cimentaste

ed in tutto voi mancaste.
L'alto rango che vantate,
uom perverso, deturpate.
Di qui fuori, e non ardite
più a me innanzi a ritornar.

Sì, Marchese, ho un difensore,

che mi puote vendicar.

MARCHESE

(con decisione)

Oh! Guardate... la regina

da ricotte, da cascina!...
Ah! Sentite come impera!
Minacciosa, e parla altiera.
V'obbedisco, o gran sultana
e vi prego a perdonar.

Me la batto con onore,

e la feci un po' arrabbiar.

(partono)

Scena quarta

Il Visconte, poi Linda.

N. 8 - Scena e romanza

(s'apre la porta segreta, e comparisce il Visconte, in gran uniforme)

VISCONTE

(chiudendo la porta)

Linda! Si ritirò povera Linda!
Non sa che l'orgogliosa madre mia
scoprì già i nostri amor... ch'or da lei parte:
che s'oggi non istringo
un odioso imeneo, che già conchiuse
in suo voler tiranno
un ordine real!... Mi strapperanno
dal seno l'infelice,
qual vile seduttrice!
Un sol momento
veder io la voleva. Non mi sento
or più coraggio. Addio,
il cielo ti consoli, angelo mio.

VISCONTE

Se tanto in ira agli uomini

è l'amor nostro, o cara,
il duro laccio infrangasi
di questa vita amara.
Lassù nel cielo un termine,
la nostra guerra avrà.

N. 9 - Scena e duetto

VISCONTE

(volto alla porta con passione)

Addio...

(in questo s'apre la porta, e si presenta Linda)

LINDA

(con lieta sorpresa)

Carlo!

VISCONTE

(trasalendo)

Ah!

LINDA

(affettuosa)

Il mio cor con un repente

battito violento mi dicea
ch'eri qui.

VISCONTE

Se adesso...

LINDA

(osservandolo)

Ebben! Cos'hai?

Presso di Linda tua!

VISCONTE

(Mia!) Gravi cure.

LINDA

Tu se' in grand'uniforme. Tu sei bello,
ma per le nostre nozze...

VISCONTE

(Dio!)

LINDA

Ti voglio

col tuo vestito di pittore.

VISCONTE

(triste)

Oh! Allora

tempi felici!

LINDA

(ingenuamente, con tenerezza)

Ed ora?

Il nostro cor non è forse lo stesso!
Come allor, forse più, non ci amiam noi?

VISCONTE

(con ardore)

Linda! Tu m'ami?

LINDA

E domandar me 'l puoi?

VISCONTE

Ah! Dimmi... Dimmi, io t'amo

dimmi: a te penso ognor.
Con quell'accento d'angelo,
t'amo, ripeti ancor.

LINDA

(tenerissima)

Sì, caro mio, sì t'amo

quanto amor puote un cuor:
per te mi è dolce il vivere,
vivo per te d'amor.

VISCONTE

Oh! Linda, io soffro.

LINDA

(inquieta)

Oh! Dio.

VISCONTE

(portando la mano al core)

Senti qui, cara!

LINDA

(con amorosa ingenuità)

È il mio.

Insieme

LINDA

Prova una fiamma insolita,

incognito desir.
Nell'abbandon più tenero
lo sento poi languir.

VISCONTE

Provo una fiamma insolita,

un fervido desir.
Nell'abbandon più tenero
lo sento poi languir.

VISCONTE

I nostri cor s'intesero...

LINDA

Dal primo giorno.

VISCONTE

Abbracciami.

LINDA

(si ritira arrossendo)

Ah che mai chiedi incauto...

VISCONTE

Primo favor che supplico,
Linda, se m'ami.

LINDA

(agitata)

E il dubiti?

VISCONTE

Qui sul mio cor?

LINDA

No!

VISCONTE

Barbara!

Un puro amplesso.

(stendendo le braccia)

LINDA

(penosamente)

Cielo!

Dammi tu forza.

(in questo dalla strada odesi il suono della ghironda di Pierotto)

LINDA

(rassicurata)

Ah! Senti,

(staccandosi da lui)

il cielo, che ricordami
mia madre, il mio dover.

VISCONTE

(scosso fissandola)

Linda!

LINDA

(con fervore)

Tu mi ami? È ver?

Insieme

LINDA

Ah! Vanne, o caro, e lasciami

in tutto il mio candore,
non assalire un debole,
e troppo ardente core:
più ancor s'egli è possibile,
in premio io t'amerò.

VISCONTE

Non so, non so resisterti;

io cedo al tuo fervore.
Anima mia, perdonami,
cieco io son d'amore:
amami tu, lo merito
per quanto io penerò.

(rientra per la porta segreta)

Scena quinta

Linda, poi Antonio.

N. 10 - Finale secondo

LINDA

(riflettendo)

Per quanto io penerò! Che dir voleva,
e quai sguardi, partendo ei mi volgeva?
Di dolor, di pietà... Non so ma a un tratto,
mi sento tutto il core sopraffatto.
Forse presagio di sciagure... Eh! Folle!

(osservando)

Ma chi vien? Nel barlume un savoiardo.
Parmi...

ANTONIO

(fuori della porta, ma in vista col cappello in mano, e la testa chinata rispettosamente)

Signora!

LINDA

(colpita vivamente)

Oh dio!

Possibile!

ANTONIO

(entrando, ma rimanendo indietro e chinato)

Scusate!

LINDA

(avendolo riconosciuto)

Chi vegg'io?

(cade sulla sedia vicina alla toilette)

ANTONIO

Un buon servo del Visconte

di Sirval, di me commosso,
mi diceva, che qui posso
il padrone ritrovar.

Vecchio, povero, infelice

mi può solo ei confortar.

LINDA

(Oh! Mio padre... in qual momento

lo rivedo... in quale stato!
Triste, povero, curvato
mi fa gemere, e tremar.)

ANTONIO

Voi sua sposa, a mio favore

lo potete supplicar.

LINDA

(Or che dire?)

ANTONIO

Voi tacete

ah v'intendo, v'importuno.

(per ritirarsi)

LINDA

(stendendogli la mano con una borsa)

Vi compiango, anzi tenete.

Insieme

ANTONIO

Ah! che il ciel vi benedica:

e col padre, se l'avete,
voi felice lo farete
che mostrate un sì bel cor.

Ho una figlia anch'io, signora,

la delizia mia, finora...
l'ho perduta forse adesso
scordò il ciel, e i genitor.

LINDA

(Ah! Scoprirmi a lui non oso

né fissar su lui le ciglia;
solo improvvida è tua figlia
ancor puro è questo cor.

Tanto cara ei m'ha pur ora,

me perduta egli deplora;
del mio stato tutto adesso
riconosco, oh! dio l'orror.)

ANTONIO

Io vi lascio... Permettete...

(per baciarle la mano)

LINDA

(in ginocchio, prendendogli la mano, e baciandola)

No... a me spetta... o padre mio...

ANTONIO

(colpito)

(ravvisandola)

Ciel! Fia ver! Linda!

LINDA

Son io.

ANTONIO

(con forza)

(al primo impulso per abbracciarla)

Figlia! Ah no! No... Voi mentite.

LINDA

Non son rea, padre, m'udite.

ANTONIO

(con impeto crescente)

No, ripeto, voi mentite,
Linda è povera, ma onesta.
La mia figlia d'un Visconte
non può in casa soggiornar.

L'elemosina a suo padre

la mia figlia non può far.

(gettando la borsa a' di lei piedi)

LINDA

Deh! Perdon!

ANTONIO

(partendo)

Non lo sperar.

Scena sesta

Pierotto, e i precedenti.

PIEROTTO

(agitato)

Linda! Oh qual nuova!

ANTONIO

(incontrandolo)

Pierotto!

PIEROTTO

(sorpreso)

Antonio

qui vi ritrovo!

ANTONIO

Con mia vergogna.

PIEROTTO

Risoluzione, forza or bisogna.

ANTONIO

Sai dell'indegna?...

PIEROTTO

Di pietà è degna.

ANTONIO

(fremente)

Ella?

LINDA

Che rechi?

PIEROTTO

State ad ascoltar.

In un palazzo poco discosto,

vidi a gran festa tutto disposto
e canti e suoni, ghirlande e fiori,
carrozze e dame, lacchè e signori:
immensa folla di curiosi
stava gli sposi ad aspettar.

LINDA

(ansia)

Sposi!

ANTONIO

Finiscila!

LINDA

Che batticuore!

PIEROTTO

Linda, coraggio: vo a terminar.

E chi è lo sposo? A un tale io chiedo,

ei me lo nomina, io non lo credo:
a un altro provo ridomandarlo,
ripete. È il nobile Visconte Carlo
di Sirval...

LINDA

(con grido)

Dio!

ANTONIO

(a Linda)

Vedi ora, infame!

LINDA

(fuor di sé)

Padre!

ANTONIO

(in trasporto)

Tuo padre ti...

(per maledirla)

LINDA

(colpita)

Ah!

PIEROTTO

(mettendo la mano sulla bocca d'Antonio)

No... Che orror!

ANTONIO

Va', sciagurata, soffri la pena

della tua colpa, del mio rossor.

(parte)

Scena settima

Linda e Pierotto.

PIEROTTO

(dopo averla osservata)

Linda! Andiamo... A che pensate?

Questa casa abbandonate.

LINDA

(che sarà rimasta nella stessa immobilità va serenandosi, pensando fra sé, e lascia scorgere da di lei tratti un'alterazione mentale)

A consolarmi affrettati,
momento sospirato,
in faccia al cielo, agli uomini
tua sposa diverrò.

LINDA

Carlo è mio... Chi a me involarlo?...

Con quai dritti, chi potria?

PIEROTTO

Pianger, misera, mi fa.

LINDA

(rasserenata, e amorosa)

No, non è ver... mentirono...

Tradir tu non mi puoi:
e solo per me palpita
fedele il tuo bel cor.

Linda tradita esanime

cadrebbe ai piedi tuoi.
Più non potrei nascondermi
al mondo, ai genitor.

(musica vivace, che passa sotto la finestra. La strada si vede illuminata fa molte torce)

PIEROTTO

Ma i suon... le faci...ah! L'empio

stolgasi... Andiam...

LINDA

(alla finestra)

Là mira

qual pompa! Nobil vergine
con roseo serto... Appresso
le sta nel cocchio... ei gira
ver me lo sguardo... Ah! È desso!
Carlo... Fia ver?...

(resta immobile)

PIEROTTO

Che orror!

Il nodo maledica

il ciel nel suo furor.

LINDA

(ripete)

No, non è ver. mentirono:

tradir tu non mi puoi...
e solo per me palpita
fedele il tuo bel cor.

Linda tradita esanime

cadrebbe ai piedi tuoi.
Più non potrei nascondermi
al mondo, ai genitor.

PIEROTTO

Fa' cor, mi segui, o misera

fuggiam da un traditor.

(Linda si lascia trascinar da Pierotto)

ATTO TERZO

Scena prima

Una piazza nel villaggio posto nel mezzo della valle.
Case rustiche. Osteria con porticato, sotto il quale tavole, panche, sedie. Una collina con vari sentieri praticabili. Più avanti a sinistra dell'attore la porta d'una casa interna. Prima che si alzi la tela odesi da lontano un preludio, e suono di ghironda, e voci di «Viva!»
Savoiardi, Savoiarde, parte sotto il porticato seduti alle tavole, bevendo, e mangiando. Altri al di fuori osservando verso il fondo. Sulla collina intanto compaiono gruppi di giovani Savoiardi, e fanciulle co' le loro bisacce, e ghironde. Si fermano un istante, osservano, e poi facendo cenni di esultanza, e salutando, e inviando baci a quelli, che li attendono al piano, vengono scendendo.

N. 11 - Coro d'introduzione e brindisi

CORO

Sentili giungono... Deh! Qual piacere!

Per loro vuotisi tutto un bicchiere
ansiosi guardano, già ne han veduti
lieti ci mandano baci e saluti...
Vispi discendono dalla collina.
Su, su corriamoli ad abbracciar.

(i giovani sono discesi, e corrono fra le braccia dei genitori e parenti)

TUTTI

Oh padre, oh madre!

Figlio, sorella! Un bacio! Un altro.
Fratello, amici!

I GIOVANI

Sani e contenti fra voi torniamo:
n'aiutò il cielo, s'è lavorato
ed il guadagno qui vi rechiamo.

(cavando dalle bisacce, e borse di cuoio, fazzoletti, calzette, nelle quali tengono fra carte i loro danari, che vanno mostrando con compiacenza)

Per ora allegri potremo star.

I PRIMI

Ottimo core! Mostra quant'hai?

UNO

Io cento scudi mi guadagnai.

I PRIMI

Bravo Michele!

UN ALTRO

Ed io in tant'oro

trenta Luigi.

I PRIMI

Viva, è un tesoro.

UNA FANCIULLA

Io quattrocento franchi soltanto...

I PRIMI

Eh! Non c'è male.

ALTRA

Ed io altrettanto.

UNO

Io n'ho trecento.

ALTRO

Io cinquecento.

I PRIMI

Diventi un principe...

ALTRO

Io settecento.

I PRIMI

Tu compri un feudo.

ALTRI, ALTRE

(insieme)

Dal canto mio

sono contento.

ALTRI

Contento anch'io.

TUTTI

Evviva! Evviva! Dopo le pene
talvolta il bene lieto compar.

Facciamo allegri un brindisi

all'ora del ritorno,
facciam di lieti cantici
la valle risuonar.

Quindi sull'erbe floride

al tramontar del giorno
corriam insiem festevoli
le danze ad intrecciar.

(partono allegri)

Scena seconda

Il Prefetto ed il Visconte.

N. 12 - Scena e duetto

PREFETTO

Tutta la valle è in giubilo. Ogni padre
i suoi figli rivede... Antonio solo,
povero Antonio, è in preda a nero duolo.
Quella Linda, sì candida, sì pia!
Ah! quella più non è, corre la via
di perdizion! E come fatal nunzio
alla madre recar, che ansiosa attende
la cara figlia? Iddio
conceda al labbro mio
l'accento del conforto.

(avviandosi alla casa a sinistra, e si ferma poi osservando)

Ma chi mai

raccolto a noi s'appressa!

(riconoscendo il Visconte)

Il signor di Sirval!

VISCONTE

Eccolo! A voi,

rispettabil Prefetto, io desiava
di favellar. A compiere qui vengo
imponenti doveri. Al vostro core
abbandonasi il mio.

PREFETTO

Dite, o signore.

Ebben!

VISCONTE

La madre mia s'è alfin arresa

a' miei fervidi voti... La marchesa
è la matrigna di una giovinetta
Loustolot...

PREFETTO

(sospirando)

Sì, infelice!

VISCONTE

Oh cielo! Che si dice?
E che avvenne di lei?

PREFETTO

(cupo)

Fatal mistero!

Che a me soltanto palesava il padre,
misero genitore,
cui speme alcuna più non riconforta!

VISCONTE

(con tutta l'ansia)

Ah! Dite... Linda!

PREFETTO

Quella Linda è morta!

VISCONTE

(colpito)

Ciel, che dite? Linda è morta!

PREFETTO

Morta, sì, per la famiglia,
che coperta ha di rossore.

VISCONTE

(respirando)

Ah! Ma vive?

PREFETTO

Chi sa? Viva

pur, lasciolla il genitore,
quando rapido fuggiva
quella misera tradita
da un indegno seduttor.

VISCONTE

(contenendosi)

Seduttor! Vil! Se sapeste...

PREFETTO

(con calore)

Voi difenderlo potreste?
Le giurava fé di sposo,
e ad unirsi ad un'altra andava.

VISCONTE

(con passione e forza)

No, quel nodo sì odioso,
cui la madre si sforzava,
non fu stretto. Presso all'ara
udì il grido disperato
con cui Linda lo chiamava.
Tutto allora ha calpestato;
saldo allor nella sua fede,
rivolò di Linda al piede,
ma più Linda non trovò.

PREFETTO

(sorpreso)

Ah! Che intesi? Voi piangete!

Ciel! Qual dubbio!

VISCONTE

(con pena)

Non sapete!...

PREFETTO

(compassionandolo)

Dite, e Linda?

VISCONTE

Era fuggita,

si credea da me tradita.
Tracce invano io ne cercai.

PREFETTO

(marcato)

Voi! L'amante, voi!...

VISCONTE

Sì, omai,

sì sappiatelo, son io.

PREFETTO

(agitato)

Ed or Linda!...

VISCONTE

(desolato)

Oh! l'amor mio!

Insieme

VISCONTE

Ah! Chi sa quale e dove la vita

or trascina raminga, dolente!
Forse, oh cielo! mendica, languente,
sulla terra non trova pietà.

Ella ha puro serbato il candore,

m'adorava quel fervido core!
Ch'io potessi tradirla al pensiero
disperata morir la farà.

PREFETTO

Ah! Chi sa come, dove la vita

or trascina raminga, dolente!
Forse, oh cielo! mendica, languente,
sulla terra non trova pietà.

Alla fede, a virtude, all'onore

io cresceva quel tenero cuore.
Di sua misera sorte il pensiero
mi fa gemer, tremar mi fa.

PREFETTO

Ma v'è un nume, egli mai nell'ambascia

la virtù derelitta non lascia.

VISCONTE

In lui fido, ed in voi. Ritrovarla
qui sperava, ritorno a cercarla.

Insieme

VISCONTE

E se il cielo mi punisce,

se per sempre mi è rapita,
qui la misera mia vita
a finire io tornerò.

All'amore sventurato

una tomba innalzerò.
Là proteso, desolato,
la mia Linda piangerò.

No, per me non v'è conforto,

Linda, Linda, o morirò.

PREFETTO

Il mio cor mi presagisce

ch'ella a noi non fu rapita;
quella misera smarrita
fra noi lieta io rivedrò.

Dal suo pianto il ciel placato

al pentito perdonò.
L'innocente sventurato
alla gioie riserbò.

Sì, sperate. Del conforto

per voi l'ora già suonò.

Scena terza

Il Marchese dal basso della collina, poi Coro.

N. 13 - Scena ed aria buffa

MARCHESE

Eccoci ancora qui... Volati siamo
da Parigi al castello: e giorno e notte
senza chiuder un occhio, e mangiar male!
Che smani dell'inferno in mio nipote,
per giunger come un lampo. Ah! Quella Linda
quella mia figlioccetta
qui sì gentil, vispetta
e a Parigi sì austera... Eh! Cosa è il mondo!

(con ribrezzo caricato)

Una savoiardetta, che diventa
cospetto una gran dama, e che il plebeo
sangue confonde al sangue bleu! Che orrore!...
Orrore? La virtù premiata... amore
consolato... Avrem nozze...

(canto savoiardo)

MARCHESE

Feste, balli, e là a me. Viva, preludio
già d'allegria!

(giovani Savoiardi, Savoiarde che vengono sempre cantando, e si fermano guardando il Marchese)

CORO

Ve', giunto è qui il Marchese

bentornato al paese.

MARCHESE

Bentornati, miei cari
demonietti ognor vispi. Da Parigi
qui vi riveggo volentier.

CORO

Voi sempre

ci portate fortuna e buon umore.

MARCHESE

E adesso avrem da stare allegramente.

CORO

Come? Dite! Perché?

MARCHESE

Nozze, gran nozze!

CORO

Dove?

MARCHESE

Al castello.

UOMINI

Che? Vi maritate?

RAGAZZE

(ridendo)

Egli? Vi par!

MARCHESE

Burlate, eh bricconcelle

lo sposo è il nostro nobile nipote.

CORO

E la sposa?

MARCHESE

La sposa! Oh! La vedrete!

CORO

È ricca? È buona? È bella?

MARCHESE

Potete immaginarlo, è come una stella.

MARCHESE

Ella è un giglio di puro candore,

una rosa ridente d'aprile,
un sorriso il più dolce e gentile,
uno sguardo, ah! lo sguardo d'amor;

essa è poi ciò, che v'ha di più rara

fra voi donne in purezza ed onor.

CORO

Quanto a lui sarà cara.

MARCHESE

Ne avvampa

tutti già di nostr'alto lignaggio
testa e cuore vulcanici abbiamo
e allorquando sentiamo, sentiamo
all'eroica con tutto il furor.

CORO

Alla larga! Alla larga!

MARCHESE

Or son saggio.

CORO

(scherzosi)

Eh! Signor! Siete già conosciuto,
a Parigi v'abbiamo veduto
far a tutte le belle d'occhietti,
dar biglietti... fissar rendez-vous.

MARCHESE

E voi altri suonando, cantando,

state tutto osservando, ascoltando!
Usi, moda, occasion, capriccetti!
Ma quell'uomo d'allor non son più;
or io son la stessa virtù.

Ma vedrete, vedrete la sposa,

incantati, sorpresi, sarete...
invitati al castello verrete.
Grandi chiassi là s'hanno da far.

Là confusi padroni, e vassalli,

ai banchetti, alle cucce, nei balli,
e ballando con voi, mie carine
mi vedrete a vent'anni tornar.

CORO

Di vedere, onorare la sposa

sospiriamo il felice momento:
qui sull'erbe dei suoni al concento
quanto lieti verremo a danzar.

(partono dai lati opposti)

Scena quarta

Linda e Pierotto.

La scena rimane vuota un istante. Indi comparisce Pierotto sull'alto della collina a sinistra. Viene discendendo tristamente sino al secondo sentiero. Si ferma e guarda verso donde egli venne.

PIEROTTO

E s'è arrestata ancora,
muta, immobile ognora;
con quell'occhio smarrito
volto, fisso a un sito!

N. 14 - Preludio

(sospira, prende la ghironda, e suona la musica della canzone solita. Linda si presenta sull'alto: avanza con passo vacillante, china il capo, e seguendo sempre la musica discende. Allorché è arrivata sulla scena, presso d'una panca, Pierotto cessa dal suono, e Linda cade spossata sulla panca)

N. 15 - Scena ed aria

PIEROTTO

Ed ecco in qual maniera abbiamo fatto
duecento leghe! Ogni mattina, quando
a seguirmi decider la dovea
intender questo suono io le facea,
che nella sua pazzia
la dolce madre le rammenta, e in seno
le destava la forza, e il coraggio.

LINDA

(macchinalmente)

In faccia al cielo, e agli uomini

tua sposa diverrò.

(poi resta immobile)

PIEROTTO

E via! Sempre lo stesso!
Come potrò mai presentarla adesso
alla sua madre?

(avviandosi)

Scena quinta

Il Prefetto, Linda, Pierotto.

PREFETTO

Del Visconte io porto

almen d'onore ai Loustolot conforto.

PIEROTTO

(vedendo il prefetto)

Ah! Lui!

PREFETTO

(con tutta premura)

(incontrandolo)

Pierotto! E Linda!

PIEROTTO

Sì, guardatela.

PREFETTO

(colpito)

Oh cielo! In quale stato!

(fissandola con pena)

Quegli occhi, quel pallor, quell'aria!

PIEROTTO

(singhiozzando)

Folle!

D'amor tradito.

PREFETTO

Ah intendo.

PIEROTTO

Ma innocente.

PREFETTO

Lo so.

PIEROTTO

Morrà così.

PREFETTO

No, no, speriamo,

a prevenirne i genitori io vado:
e tu guidala in casa.

(entra per la porta a sinistra)

PIEROTTO

Linda!... Linda!...

LINDA

(scuotendosi)

Ancora camminar!

PIEROTTO

No, siamo giunti.

LINDA

A Parigi?

PIEROTTO

(secondandola)

Sì.

LINDA

(agitatissima)

Ma v'è Carlo... Senti!

Questi suoni! Si sposa, andiam, fuggiamo.

(si copre il capo col grembiale)

PIEROTTO

(prendendola per mano)

Qui, vien.

LINDA

(lasciandosi condurre)

Sì.

PIEROTTO

Ci siamo.

(entrando con lei)

Scena sesta

Il Visconte, indi il Prefetto; poi il Coro, il Marchese, Antonio, e Maddalena.

VISCONTE

(con foglio in mano)

Con questo foglio intanto assicurai
al Loustolot la proprietà dei beni
che tengono in affitto, e poi...

PREFETTO

(uscendo, e scorgendo il Visconte)

Signore!

VISCONTE

Io parto.

PREFETTO

No, è tornata.

VISCONTE

Linda! Qui! Oh gioia... A lei.

PREFETTO

(triste)

Ma!

VISCONTE

Che?

PREFETTO

Smarrita

è la ragione dell'infelice.

VISCONTE

(oppresso)

Oh cielo!

E per me!

(abbandonandosi sul petto del prefetto)

(savoiardi, savoiarde da varie parti confusamente)

CORO

(uno all'altro)

Sì, è venuta.

ALTRI

La Linda!

MARCHESE

(arrivando)

Che cosa dite?

ALTRI

Or l'han veduta.

I PRIMI

Ma squallida, patita.

MARCHESE

Quanta sventura! Ancor si tenti...

CORO

Andiamo

in sua casa.

(esce Antonio)

CORO

Antonio!

(tutti lo circondano)

ANTONIO

Oh dolor! Son disperato.

Più nessuno riconosce...

CORO, MARCHESE

Ella...

ANTONIO

Ha tremato

alla mia voce. Restò immota a quella
di sua madre, che tanto amava... Oh dio!
Signor Visconte, voi...

VISCONTE

Sì, è ver, son io

la cagion de' suoi mali. A ripararli
qui veniva...

(sentesi il suono di Pierotto dalla casa)

CORO

Sentite la canzone

di Pierotto.... Sua madre. Ebben...

(esce Maddalena)

MADDALENA

S'è scossa,

s'è alzata al suon di Pierotto: il segue
eccola...

ultima

Pierotto suonando la ghironda. Tutti i precedenti, poi Linda.

PIEROTTO

(rapidamente al Visconte)

Se potete

questo punto cogliete.

LINDA

(cogli occhi volti al cielo, come parlando a sua madre)

Madre mia,

a te ritorno, ed innocente...

MADDALENA

(con trasporto)

Il credo,

abbracciami.

LINDA

(ritirandosi)

È partito.

MADDALENA

(dolorosamente)

Ah! Lo vedete:

più memoria, più cuore...

VISCONTE

(accostandosi a Linda)

Riserbato all'amore
è forse il ridestarlo.

(con tenerezza)

Linda!

LINDA

(scuotendosi)

Qual voce!

VISCONTE

Guardami... il tuo Carlo.

VISCONTE

È la voce, che primiera

palpitar ti fece il core,
è l'accento dell'amore,
è il sospir di chi t'amò.

È il tuo ben, che ancor t'adora,

che da te perdono implora,
uno sguardo, un tuo sorriso,
e felice tornerò.

LINDA

(sempre immobile)

Egual voce, eguale accento

così un dì mi lusingò.

TUTTI

(osservandola)

Non un moto, né un accento...
ansio incerto oh dio! mi sto.

LINDA

Non fu lui, Non è il mio Carlo.

VISCONTE

(desolato)

Rimirarla in quello stato,
più resister non poss'io.

(per allontanarsi)

LINDA

(scuotendosi repente, e fermando il Visconte)

Se tu fossi Carlo mio,
tu m'avresti il cor beato,
ripetendo un caro accento,
che rammenta il più bel dì!

VISCONTE

(comprendendola)

Oh! Sì, Linda, lo rammento!

Carlo a te dicea così!

A consolarmi affrettati,

momento fortunato,
in faccia al cielo, agli uomini
tuo sposo diverrò.

(Linda riconoscendo il canto lo segue, lo ripete ansia, confusa, poi dalla viva repente emozione va mancando, e sviene in braccio a Maddalena, sorretta da Antonio, e dal Visconte)

TUTTI

(con gioia)

Salva!

VISCONTE

(con trasporto)

(ai di lei piedi)

Linda!

PREFETTO

Deh! Tacete.

N. 16 - Preghiera (quintetto a voci sole)

TUTTI

Compi, o ciel, la nostra spene:

tu la rendi al nostro amor.

N. 17 - Scena e duetto finale

TUTTI

Un sospiro... ella rinviene:
apre il ciglio...

LINDA

(si trova coll'occhio rivolto a Maddalena)

Ah! La mia madre!

I tuoi baci, oh gioia! E il padre?

(Antonio sorride)

LINDA

Vi son cara? E chi a' miei piedi
la mia man stringe?

VISCONTE

No 'l vedi?

Il tuo Carlo.

LINDA

Ah sì!

VISCONTE

(solennemente)

Il tuo sposo.

LINDA

(guardando intorno)

Sposo! Ah! Qui, qui la tua mano,
questi è il mio fedel Pierotto...
quegli il pio signor Prefetto.
Questa...

MARCHESE

È Rosa... quel Giannotto

qui Franchetta, là Pasquale...
là Tonina... Paolo, ed io...

(timido un po', e scherzoso)

Buona Linda, io son quel tale...

LINDA

(gentile)

Ch'or sarà mio signor zio.

MARCHESE

(contento)

Sì, sì, viva!

TUTTI

Viva!

VISCONTE

(tenerissimo)

Linda!

LINDA

Carlo, ah! Dimmi, che non sogno,
troppe gioie io sento in cor.

VISCONTE

Di tue pene sparve il sogno,

alle gioie amor ti desta:
e soave il cielo appresta
la mercede al tuo candor.

Sempre uniti noi saremo

per amarci noi vivremo
fia per noi la terra eliso
delle gioie e dell'amor.

(gruppi di esultanza)