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Mosè in Egitto

MOSÈ IN EGITTO

Azione tragico-sacra.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.

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Libretto di Andrea Leone TOTTOLA.
Musica di Gioachino ROSSINI.

Prima esecuzione: 5 marzo 1818, Napoli.


Personaggi:

FARAONE re di Egitto

basso

AMALTEA sua consorte

soprano

OSIRIDE erede del trono

tenore

ELCÌA ebrea sua segreta consorte

soprano

MAMBRE

tenore

MOSÈ

basso

ARONNE

tenore

AMENOFI sorella di Aronne

mezzosoprano




L'azione è in Egitto.

Argomento e nota

Volendo iddio, che il suo diletto popolo ebreo fosse sciolto dalla penosa schiavitù, in cui da più anni languiva in Egitto, impose a Mosè, che all'egizio re Faraone noto facesse questo suo divino volere. Ma essendosi costui pertinacemente ostinato a disubbidirlo, iddio lo flagellò con dieci piaghe, e punì con lui il popolo di Egitto, fino a che Faraone fu costretto a liberare gli Ebrei; ma poi di ciò tosto pentito, gl'inseguì, riducendoli alle sponde del mar Rosso, le di cui acque per divino prodigio duron divise, aprendosi così uno scampo agl'inseguiti Ebrei: e mentre Faraone col suo esercito creda di raggiungerli pe 'l sentiero medesimo, le acque si riunirono, e gli egiziani tutti vi perirono sommersi.

Questo fatto, ricavato dal capitolo primo al 15 del libro dell'Esodo, ha somministrato l'argomento alla presente tragedia, che, senza offendere le tracce della sacra storia, e seguendo la condotta della conosciuta tragedia del sig. Ringhieri, ho creduto di rendere più interessante coll'episodio degli amori di una donzella ebrea col figlio primogenito di Faraone, perché costui potesse con maggior fervore impegnarsi presso il padre a trattenere schiavo in Egitto il popolo d'Israele.

Nota. La poesia, e musica del terzo atto si è nuovamente composta per darsi miglior campo alla decorazione, che si spera di più felice immaginazione, e riuscita.

Atto primo
Scena prima

Reggia. È buio dappertutto.
Faraone, Amaltea, ed Osiride sono assistiti e circondati da Grandi, e Damigelle.
Tutti in varie attitudini di dolore.

[N. 1 - Introduzione]

CORO

Ah! Chi ne aita? Oh ciel!

Sì tenebroso vel

quando si squarcerà?

OSIRIDE

Mi opprime un freddo gel!

L'alma mancando va!

FARAONE E AMALTEA

A pena, sì crudel

reggere il cor non sa!

TUTTI DEL CORO

(esclamando)

Oh nume d'Israel!

Deh cada il tuo rigor

sul capo al seduttor,

che alla promessa fé

rese spergiuro un re.

FARAONE

(Rimprovero tremendo!

Non lacerarmi il petto!

Ah! Troppo il mio comprendo

reo, pertinace error!)

OSIRIDE

(Qual di contrari affetti

sento fatal conflitto!)

AMALTEA

Oh desolato Egitto!

Oh giorni di terror!

GRANDI E DAMIGELLE

(prostrandosi al Faraone)

Stanno a tuoi piè, signor

i figli tuoi dolenti!

Invano a tai portenti

resiste il tuo rigor!

(dopo qualche pausa Faraone dice)

FARAONE

Venga Mosè.

OSIRIDE

(Qual cenno!)

AMALTEA

Fia ver!

CORO

Mosè s'affretti!

AMALTEA

Alfin ti sei deciso?

FARAONE

I torti miei ravviso.

OSIRIDE

(Ti perdo Elcìa!)

AMALTEA

(Qual gioia!)

CORO E AMALTEA

Ah! Già di speme un lampo

sul cor mi balenò!

OSIRIDE

(Per me non vi è più scampo!

Misero! E che farò?)

TUTTI

ad eccezione di Osiride

O nume d'Israel!

Se brami in libertà

il popol tuo fedel,

di lui, di noi pietà!

FARAONE

Mano ultrice di un dio! Tardi conosco

l'immenso tuo poter, che troppo... ahi folle!

a' danni dell'Egitto io provocai.

I tuoi diletti Ebrei

chiami al deserto, onde si compia il grande

sacrificio che brami? Io lo prometto,

più non m'oppongo, e 'l tuo voler rispetto.

OSIRIDE

(Si schiarino i miei rai,

padre, s'io sappia oppormi allor vedrai.)

AMALTEA

Ma perché tanto indugia

del popolo di Giuda il condottiero?

FARAONE

Al suo desio, severo

più non è Faraon: venga, ed arresti

il flagello divino.

Scena seconda

Mosè, Aronne, e detti.

MOSÈ

Quel Mosè, che chiedesti, è a te vicino.

A che mi chiami? Ad ascoltar novelli

sprezzi, ed ingiurie al dio, che di sua possa

tante prove ti diè?

FARAONE

Purché sereno

splenda l'egizio ciel, col popol tuo,

Mosè, lo giuro, ove ti piaccia andrai.

ARONNE

Oh quante volte, oh quante

promettesti così, ma poi...

FARAONE

Ti accheta,

malvagio consiglier, false ragioni

mi han sedotto finor; ma questa volta

han le tenebre orrende

idee di alto terror nell'alma impresse,

e fido attenderò le mie promesse.

MOSÈ

Ebben quel dio, che volentier perdona,

mentre tardi punisce, accoglie ancora

la data fé. Tu all'apparir di nuova

luce, che il ciglio, e i sensi tuoi rischiara,

l'alto suo nume a venerare impara.

AMALTEA

O piacer!

OSIRIDE

(Oh tormento!)

CORO

Oh noi felici!

OSIRIDE

(Ah! che morir mi sento.)

[N. 2 - Scena e quintetto]

MOSÈ

Eterno! Immenso! Incomprensibil dio!

Ah tu, che vegli ognora

de' tuoi servi allo scampo, e 'l popolo tuo

colmi di benefizi! Ah tu, che in giusta

lance delle opre nostre osservi il peso!

Ah tu, che sei il santo, il giusto, il forte,

che l'oppressor del popol tuo punisci,

glorifica il tuo nome,

fa' pompa di clemenza,

e dell'Egitto a nuova meraviglia,

il lume, che sparì, rendi alle ciglia.

Scuote la verga, ed alle tenebre succede all'istante il più luminoso giorno.

Tutti pieni di gioia gridano.

TUTTI

Ah!

FARAONE

Qual portento è questo!

AMALTEA E CORO

Oh luce desiata!

OSIRIDE

(Prodigio a me funesto!)

ARONNE E MOSÈ

Celeste man placata!

Chi è mai che non comprende

a prove sì stupende

la somma tua bontà?

AMALTEA, FARAONE E OSIRIDE

(Stupor m'agghiaccia il core!

Muto il mio labbro rende!

Chi ad opre sì stupende

resistere potrà?)

ARONNE

Egizi!

MOSÈ

Faraone!

ARONNE

Di questa luce un raggio

vi schiara ancor la mente.

MOSÈ

E il nume onnipotente

quai figli vi amerà.

FARAONE

Non più: pria del meriggio

con quanti v'ha de' tuoi

là nel deserto puoi

muover sicuro il piè.

OSIRIDE

Ma pria rifletti...

AMALTEA

Ancora

vuoi contrastarlo?

MOSÈ

Ingrato!

OSIRIDE

Ma la ragion di stato...

ARONNE

Ceda al voler del cielo...

AMALTEA

È intempestivo il zelo...

FARAONE

Luogo a pensar non vi è.

OSIRIDE

(O crude smanie!

E come... Ahi misero!

La sposa amabile

perder dovrò?)

GLI ALTRI COL CORO

Voci di giubilo

d'intorno echeggino!

Di pace l'iride

per noi spuntò!

(escono tutti, il solo Osiride resta immerso ne' suoi tristi pensieri)

Scena terza

Osiride, poi Mambre.

OSIRIDE

E avete, avverse stelle,

più fulmini per me? Colei, che adoro,

che de' pensieri miei forma il primiero,

mi lascerà per sempre? Ah! Non fia vero!

Di Osiride il potere

estinto ancor non è... Mambre! Ah! non sai!

MAMBRE

Tutto mi è noto: il ciurmator di Giuda,

di nuov'inganni autor, trionfa e gode

del mio rossor, delle tue pene estreme.

Dai miei consigli allontanato il rege,

del mago ebreo cede a' prestigi.

OSIRIDE

Ah corri...

l'ingegno adopra... il mio dolor ti muova...

Io ben conosco a prova

quanto puoi, quanto sai: va'... dappertutto

spargi il velen della discordia: vegga

dalla partenza ebrea

le sue perdite Egitto: infin se l'oro

basta del volgo a guadagnare i cori,

disponi a larga man de' miei tesori.

MAMBRE

Tutto tentar saprò: tremi, e si prostri

al mio saper Mosè. Smentiti un giorno

fur da me i suoi prodigi. Anch'io la verga

ho trasformato in angue,

e fu da me l'onda cangiata in sangue.

Or se alle frodi sue fortuna arrise,

prence, vedrai, che al fertile mio ingegno

fia di lieve momento

muover la plebe, e farti appien contento.

(esce)

OSIRIDE

Ah! Tutto non perdei,

se mi resta un amico... oh ciel! che miro!

Quasi fuor di sé stessa

ecco l'amata Elcìa, che langue e geme!

Scena quarta

Elcìa affannosa, e detto.

ELCÌA

Ah mio prence adorato!

OSIRIDE

Amata speme!

ELCÌA

Colsi questo momento

per involarmi a stento

dal vigile Mosè, sol per vederti,

e per l'ultima volta!

OSIRIDE

Oh immensa pena!

ELCÌA

Già d'Israello i figli

rapidi al par del lampo

si affrettano a partir.

OSIRIDE

Barbara! E puoi

dinanzi agli occhi tuoi

pria vedermi spirar?

ELCÌA

Qual nuova è questa

specie di tormentare un'alma oppressa?

Ah! Rimanti...

OSIRIDE

Ti arresta!

ELCÌA

Oh dio! Me 'l vieta

un barbaro dover... caro! Che affanno!

Prendi l'estremo addio...

Quale istante fatal.

OSIRIDE

Ferma, ben mio!

[N. 3 - Duetto]

Ah se puoi così lasciarmi,

se già tace in te l'affetto,

di tua man pria mi apri il petto,

e ne squarci a brani il cor!

ELCÌA

Ma perché così straziarmi

perché farmi più infelice?

Questo pianto a te non dice

quanto è fiero il mio dolor?

ELCÌA E OSIRIDE

Non è ver che stringa il ciel

di due cuori le catene,

se a quest'alma affanni, e pena

costò sempre il nostro amor!

(squillano le trombe di lontano)

ELCÌA

Ah! Quel suon già d'Israele

or raccoglie i fidi... addio.

OSIRIDE

Chi sarà quell'uom, quel dio,

che da me si può involar?

(trattenendola con impeto)

ELCÌA

Deh! mi lascia...

OSIRIDE

Invan lo speri...

ELCÌA

Ah paventa!...

OSIRIDE

Orrendi e neri

cadan tutti sul mio capo

del tuo dio gli sdegni, e l'ire...

ELCÌA

Ma funesto un tanto ardire...

OSIRIDE

L'alma mia non sa tremar.

ELCÌA E OSIRIDE

Dov'è mai quel core amante,

che in sì fiero, e rio momento

non compianga il mio tormento,

questo barbaro penar?

(Elcìa si allontana quasi a forza da Osiride che entra disperato per la parte opposta)

Scena quinta

Amaltea, e Mambre, indi Faraone, ed Osiride con real Séguito.

AMALTEA

Ah! Dov'è Faraon? Mambre! Ti affretta...

MAMBRE

Che fu?

AMALTEA

Cinta è la reggia

da folto stuol di egizi e baldanzoso

pretende ognun, che l'ordine già dato

di congedo agli Ebrei sia revocato.

MAMBRE

Lo sappia il re... (Già siamo in porto!)

AMALTEA

Immune

non resti un tanto ardir, cada la scure

sul capo al sedizioso,

che del dio di Mosè novello sdegno

osa di provocar sul nostro regno.

MAMBRE

Ecco il sovrano, e 'l prence è seco.

AMALTEA

(Ah! Troppo

di Osiride pavento!

A suo talento il cor paterno ei muove,

e Faraon per suo destin fatale

debole è al bene, e pertinace al male.)

MAMBRE

(La vittoria è per noi!)

AMALTEA

Mio re! Non sai...

FARAONE

Tutto mi è noto.

AMALTEA

Ah! di esemplar rigore

ti arma o signor! Fia doma

la popolar baldanza.

E ammiri Egitto omai la tua costanza.

FARAONE

Sposa ti accheta...

OSIRIDE

Alle muliebri cure,

donna, rivolgi il tuo pensier.

FARAONE

La benda,

che un fattucchier maligno

pose al credulo ciglio,

grazie agli dèi! seppe squarciarmi il figlio.

AMALTEA

Che sento! Oh me infelice!

Oh sventurato Egitto!

OSIRIDE

Ah! tal saria

se partisser gli Ebrei...

AMALTEA

Tu vedi notte

ove non è che giorno.

OSIRIDE

È chiaro giorno

quel che vegg'io: l'arte del mago ebreo

notte te 'l fa sembrar: sotto il pretesto

di offrir le ostie al suo nume entro il deserto

chi non vede una trama? Ognun sa pure,

che quaranta e più lustri or son compiuti,

da che scese Giacobbe a questo regno,

e ognun pur sa, che fin d'allor gli Ebrei

adoraro il lor nume entro l'Egitto;

come dunque si vuol, ch'ei l'ostie or chieda

sull'arse solitudini infeconde

dell'Arabia Petrea? Già i Madianiti

sono sull'armi, e della tela ordita

chi sa che a ricompor le prime fila

Mosè fra lor non vada, onde scagliarsi

con essi unito a devastarci il regno?

Tanta stupidità mi muove a sdegno!

AMALTEA

Ma il flagello divin?

FARAONE

Son tutt'inganni.

AMALTEA

E qual pruova maggior...

FARAONE

Non più: va' Mambre,

prence, tu stesso il piede affretta, e sappia

da voi Mosè, che revocato è il cenno.

E se da Egitto un sol partire ardisca

acerba morte il punirà.

OSIRIDE

(Qual gioia!)

AMALTEA

Deh rifletti o mio re cangia consiglio!

FARAONE

Taci, regina: ho risoluto, e basta.

Ah! Tremi il mio nemico,

tremi Mosè, se il voler mio contrasta.

[N. 4 - Aria]

A rispettarmi apprenda

chi ad obbedir sol nacque,

né seco più discenda

a patti vili un re.

Io deggio al ben del regno

ogni mi cura, o sposa:

è quell'affanno indegno

del tuo bel cor, di te.

Oh quanto grato

al tuo consiglio,

saggio mio figlio,

è il genitor!

Se ognora a lato,

caro, mi sei,

nemico agguato

non temo allor.

(ad Amaltea)

Ti calma, e taci.

(ad Osiride)

Miei cenni adempi

e se quegli empi

resisteranno,

destar sapranno

più il mio furor.

(parte)

AMALTEA

Ove mi ascondo? Ah di atro nembo il cielo

già parmi, che si copra!

(parte)

OSIRIDE

Mambre, si vada, e si coroni l'opra.

(partono)

Scena sesta

Vasta pianura. A vista le mura di Tani.
Veggonsi gli Ebrei, le loro Spose, Madri, Figli, tutti riuniti per la partenza. Aronne, ed Amenofi sono in mezzo ad essi cantando le seguenti lodi al signore.

[N. 5 - Inno con cori]

UOMINI

All'etra, al ciel

lieto Israel

di gioia innalzi i cantici!

ARONNE

Offra al suo dio benefico

in olocausto il cor,

di puro, ardente amor

devoto omaggio.

DONNE

Confin non ha

la sua bontà,

punì l'infido egizio.

AMENOFI

Ed al diletto popolo

col suo divin poter

i lacci fe' cader

di rio servaggio.

ARONNE

Di Abram, d'Isacco,

dio di Noè!

TUTTI

Sian lodi a te!

AMENOFI

Fattor del tutto!

Signor de' re!

TUTTI

Sian lodi a te!

ARONNE E UOMINI

Per te risuonino

i sacri timpani!

AMENOFI E DONNE

Te i canti armonici

per sempre esaltino!

TUTTI

E fin la postera

gente remota

ammiri, e veneri

stupida, immota,

ne' gran prodigi

di questa età

la tua giustizia,

la tua pietà!

ARONNE E UOMINI

Dio di Noè!

AMENOFI E DONNE

Sian lodi a te!

Signor de' re!

TUTTI

Sian lodi a te!

Scena settima

Elcìa e detti, indi Mosè, Osiride, e Mambre con Séguito.

[N. 6 - Duetto]

ELCÌA

Tutto mi ride intorno!

Io sola... oh rio penar!

In così lieto giorno

mi struggo in lacrimar!

Gran dio! Se al tuo cospetto

fallace è un santo ardor,

tu del tuo santo affetto

infiamma questo cor!

AMENOFI

Elcìa! Compagna amara!

ELCÌA

Lasciami al mio dolor!

AMENOFI

Dolor! Ma un tale istante...

ELCÌA

Crudele a un core amante!

AMENOFI

Se il nume lo condanna,

vinci un fatale amor.

ELCÌA

(Questa virtù tiranna

in me non sento ancor!)

[N. 7 - Finale]

MOSÈ

(ad Osiride)

Che narri?

OSIRIDE

Il ver.

MOSÈ

M'inganni,

né a' detti tuoi do fede.

MAMBRE

Ma un tanto ardire eccede!

OSIRIDE

Favella il padre in me.

Il cenno è rivocato,

che i ceppi tuoi sciogliea,

e la partenza ebrea

per or sospende il re.

ARONNE

Ah qual perfidia!

CORO DI EBREI

Ohimè!

MOSÈ

Superbi! Iddio lo vuole?

Iddio lo esigerà!

OSIRIDE

Palesi son tue fole...

AMENOFI E ARONNE

Oh errore!

CORO DI EBREI

Oh cecità!

ELCÌA

Prence! Ah! Che fai!

OSIRIDE

Ti accheta...

ELCÌA

Ah tu non sai...

MOSÈ

Fra poco

la grandine, ed il foco

Egitto struggerà.

MAMBRE

Minacci?

OSIRIDE

Audace? Amici.

Cada costui...

ELCÌA

Che dici!

Ti arresta!

CORO DI EBREI

Il nostro sangue

prima si verserà.

OSIRIDE E MAMBRE

(a' loro seguaci)

Ferite... distruggete...

AMENOFI E ARONNE

(agli ebrei)

Mosè voi difendete...

CORO DI EBREI

No: non fia ver...

ELCÌA

Che osate!

Scena ottava

Faraone, Amaltea, Guardie, e detti.

FARAONE

Fermate... audaci olà!

Insieme

AMALTEA, AMENOFI E ELCÌA

Alla idea di tanto eccesso...

Geme! Il cor dolente!

FARAONE, OSIRIDE E MAMBRE

Alla idea di tanto eccesso...

Avvampa! Il cor fremente!

AMALTEA, AMENOFI, ELCÌA, FARAONE, OSIRIDE E MAMBRE

È da un vortice di affetti

combattuto in seno, e oppresso,

delle stelle ~ ognor rubelle

sento il barbaro rigor.

MOSÈ E ARONNE

Tu all'idea di tanto eccesso

fremi o nume onnipossente!

Già da un vortice di affanni

chi ti oltraggia io veggo oppresso:

provi l'empio un tristo scempio,

chi punisce il grave error.

OSIRIDE

Padre...

MOSÈ

Signor...

OSIRIDE

Costui

fu ardito a segno...

MOSÈ

Io mai

credei, che i cenni tui

osassi rivocar.

FARAONE

Vile! Lo dissi e il voglio...

MOSÈ

Ah! Dunque è ver?

FARAONE

L'orgoglio

deponi, o alle ritorte...

AMALTEA

Cessa o mio re!

OSIRIDE

Di morte

degno è il fellon...

ELCÌA

(Ti calma...)

FARAONE

Se nuovo ardire ostenta,

io lo farò svenar.

MOSÈ

Tu del mio dio paventa,

arresta i fulmin suoi,

e il fallo tuo, che puoi,

ti affretta ad emendar.

FARAONE

Schiavo!... Ti abbassa, e taci,

frena quei detti audaci,

e al tuo signore apprendi

da schiavo a favellar.

MOSÈ

No, viva il dio di Giuda,

che i figli suoi difende!

Mira se chi l'offende

sa pronto fulminar!

(scuote la verga, scoppia un tuono e cade impetuosa la grandine, e la pioggia di fuoco)

FARAONE

Cielo! Qual turbine!

AMALTEA

Che! piove il fuoco!

OSIRIDE

Ah! cade il turbine!

MAMBRE

Ah! mugge il tuono!

ELCÌA

Ah! Dove sono!

AMALTEA, ELCÌA, FARAONE, OSIRIDE, MAMBRE

Ovunque incalzami

atro terror!

MOSÈ, ARONNE E CORO DI EBREI

Dio così estermina

i suoi nemici...

È questo un segno

del suo rigor.

ELCÌA

Rimorsi barbari!

Deh mi lasciate?

Troppo una misera

voi tormentate!

Troppo mi lacera

fero dolor!

GLI ALTRI

Ah! Quale smania!

Quale spavento!

Da quante furie

straziar mi sento?

Da quanti palpiti

è oppresso il cor!

(tutto è confusione: si cala il sipario)

Atto secondo
Scena prima

Appartamenti reali.
Faraone, ed Aronne, indi Osiride.

FARAONE

Ecco in tua mano, Aronne,

il decreto real: fatale al regno

fia la vostra dimora, anzi di morte

è reo chi d'Israele a Tani intorno

si aggira ancor, quando risorge il giorno.

ARONNE

Dell'ultimo flagello i tristi effetti

rammenta ognora, e di Mosè alle preci

se questa volta ancora

arrise iddio, fuggì l'insidia, e l'arte

del cortigian, che a malignarti il core

fra poco tornerà. Pietoso il nume

sempre non troverai.

FARAONE

Debole tanto

Faraon non sarà.

ARONNE

Lo voglia il cielo!

Sia diradato alfin l'orrido nembo,

e ognun respiri a bella pace in grembo.

(parte)

FARAONE

Sì, covra eterno oblio

le passate sciagure, e lieto ognora

splenda l'egizio ciel! Ah! Vieni, o figlio!

Esulti per quell'alma!

Oh quali delizie a te destina il fato.

OSIRIDE

(Se mi leggessi in cor?)

FARAONE

Tornò d'Armenia

Ittaco ambasciator.

OSIRIDE

(Che ascolto!)

FARAONE

Accoglie

la tua destra, il tuo cor, le offerte nozze

la real principessa.

OSIRIDE

(Io moro...)

FARAONE

Appena

de' vili Ebrei sgombrato fia l'Egitto,

si accendano le tede

e sì augurate, e amabili catene

succedano una volta a tante pene.

OSIRIDE

(Che mai farò? La fiamma mia, che al padre

svelar volea, per ottener, ch'Elcìa

meco restasse, e come

a lui paleserò?)

FARAONE

Perché dolente

prence ti veggo il volto?

Qual grave affanno hai nel tuo seno accolto?

[N. 8 - Duetto]

OSIRIDE

Parlar, spiegar non posso

quel che nel petto io sento

ah no... del mio tormento

darsi non può maggior.

FARAONE

È il ciel per noi sereno,

se pria fu avverso, e fiero:

ti calmerà, lo spero,

dolce, e soave amor.

OSIRIDE

No... sempre sventurato...

FARAONE

Perché? Qual tristo fato?

OSIRIDE

Padre, ah! non sai...

FARAONE

Favella...

OSIRIDE

La mia nemica stella

mi vuole oppresso ognor.

FARAONE

È a te ragion rubella?

Non ti comprendo ancor.

OSIRIDE

(Non merta più consiglio

il misero mio stato;

e il più fatal periglio

vo' intrepido sfidar.)

FARAONE

(Palpito a quell'aspetto

gemo nel suo dolore

ah! Qual sarà l'oggetto

del grave suo penar.)

(viano da parti opposte)

Scena seconda

Amaltea con Séguito, e Mosè, indi Aronne.

MOSÈ

Gentil regina, oh quanto

mi è noto il tuo bel cor! Tu mia difesa,

tu scudo al popolo mio presso il consorte

fosti mai sempre, e se a' consigli tuoi

ceduto avesse il re, straziato, afflitto

da tanti affanni or non sarebbe Egitto.

AMALTEA

Sperar possiamo almen, che questa volta

dal celeste rigor reso più saggio

non si cangi il mio sposo.

MOSÈ

Eh, temo ancora!

Più dell'aura incostante, e di una fronda

esposta al vento è più legger...

AMALTEA

La tua

sollecita partenza i mezzi, e l'armi

tolga a' nemici tuoi

di sedurre il suo cor. Qualunque istante,

che inutile trascorra, è periglioso

a' tuoi desiri, ed al comun riposo.

[N. 9 - Aria con coro]

La pace mia smarrita

ah, respirar vorrei,

spero, che i voti miei

il ciel concederà.

CORO

Ti calma, ti consola,

il ciel si placherà.

AMALTEA

Oh dio! Spiegar vorrei

i palpiti del core!

Ah il mio crudel timore

più grande ognor si fa.

Chi sa se a me ritorni

bella felicità.

CORO

Ah spera: ti consola:

il ciel si placherà.

(parte col coro)

ARONNE

Nuove sciagure, o mio german.

MOSÈ

Che rechi?

ARONNE

Lo sconsigliato Osiride

vidi da lungi, che traendo Elcìa

quasi per forza, a solitario calle

i suoi passi volgea. Celarla ei tenta,

onde sottrarla alla partenza.

MOSÈ

Oh folle

allo sguardo di dio chi mai si asconde?

ARONNE

Che degli amanti rei le orme seguisse

imposi ad Ismael: saprò fra poco

il loro asilo.

MOSÈ

Ad Amaltea veloce

tu vanne Aronne, e tutto

a lei palesa: ella con te sorprenda

la coppia contumace. A radunare

io corro i miei. S'Elcìa non vien, se ancora

v'ha chi audace resiste al nostro dio,

i giorni suoi ne pagheranno il fio.

(Aronne entra nelle stanze di Amaltea, e Mosè esce dalla parte opposta)

Scena terza

Oscuro sotterraneo, a cui si scende per tortuosa scala.
Osiride dall'alto con fiaccola, conducendo a stento la timida Elcìa.

[N. 10 - Duetto e quartetto]

ELCÌA

Dove mi guidi? Il mio timor dilegua...

OSIRIDE

Siegui chi t'ama, e temi?

ELCÌA

E in così mesta

tenebrosa caverna, ove giammai

luce penetra, e 'l di cui tristo aspetto

mi agghiaccia l'alma, e i sensi miei confonde,

qual novella cagion me teco asconde?

OSIRIDE

A' numi, ed ai mortali

ti vo' celar. Se di maschil coraggio

amor non ti arma il sen, mi perdi, Elcìa,

io ti lascio per sempre.

ELCÌA

Ah! Servir deggio

al dover, che m'impone il dio, che adoro.

OSIRIDE

Ma tutto ancor non sai, mio bel tesoro.

Di Armenia la regina a me isposa

il padre destinò.

ELCÌA

Stelle!

OSIRIDE

S'è vero

che mi ami o cara, a respirar si corra

sotto più amico ciel... fin che la notte

non distenda il suo vel, fra questi orrori

nascosta resterai...

ELCÌA

Prence, ah che dici.

OSIRIDE

Mio ben! giorni felici

vivrem fra le capanne: a' boschi in seno

lieto sarò, se ignoto al padre, al mondo,

da semplice pastore

il mio trono ergerò nel tuo bel core.

ELCÌA

Quale assalto, qual cimento

chi dà lena all'alma oppressa?

OSIRIDE

Deh risolvi... a che perplessa?

Fausto amor ci assisterà.

ELCÌA

Principessa avventurata.

Tu godrai sì caro oggetto?

E di Elcìa la sventurata

giusto ciel, che mai sarà?

OSIRIDE

Se il tuo spirto è irresoluto,

se fra dubbi ondeggi ancora,

ah per noi tutto è perduto,

rio destin ci opprimerà.

ELCÌA

Rendi a me poter divino

quel valor, che più non sento,

se a cadere è già vicino

troppo debole il mio cor.

OSIRIDE

Tu di amor poter divino

più coraggio infondi in lei,

e al periglio già vicino,

fa', che ceda ormai quel cor.

(si ode qualche rumore dall'alto. Veggonsi Amaltea ed Aronne seguiti dalle guardie egizie)

ELCÌA

Ah mira?

OSIRIDE

Oh ciel.

ELCÌA

Siamo sorpresi.

OSIRIDE

È il padre,

o l'audace Mosè, che a noi se n' viene...

fa' cor... teco son io...

ELCÌA

Chi mi sostiene?

(giunti al basso si sorprendono a vicenda nel riconoscersi)

AMALTEA

Osiride!

OSIRIDE

Amaltea!

ARONNE

Elcìa!

ELCÌA

(Ah Che mai vedo!)

AMALTEA, ELCÌA, OSIRIDE E ARONNE

Al guardo mio non credo,

mi sembra di sognar.

AMALTEA

(ad Osiride)

Involto la fiamma rea,

preda di amor non degno,

un successor del regno

io non credea trovar.

ARONNE

(ad Elcìa)

Sperai, che un folle ardore

in te già fosse estinto,

ma Elcìa sì grave errore

non seppe cancellar?

OSIRIDE

Freno a' tuoi detti, o donna!

Chiudi quel labbro... insano,

forza suprema invano

da Elcìa mi può staccar.

ELCÌA

Non reo, ma sventurato

fu il mio fatale affetto...

Si svelga dal mio petto

un cor, che seppe amar.

ARONNE

(ad Osiride)

Incauto.

AMALTEA

(ad Elcìa)

Seduttrice.

OSIRIDE

Oh rabbia.

ELCÌA

Oh me infelice,

ah, non mi so frenar.

[N. 11 - Quartetto]

AMALTEA, ELCÌA, OSIRIDE E ARONNE

Mi manca la voce,

mi sento morire,

sì fiero martire

chi può tollerar.

AMALTEA

Costei dal suo lato

sia tolta o custodi...

OSIRIDE

Ah prima svenato...

ARONNE

Deh cedi...

ELCÌA

Deh m'odi.

OSIRIDE

Crudele.

ELCÌA

Lo voglio...

OSIRIDE

Rinuncio al mio soglio.

ARONNE

Oh eccesso.

AMALTEA

Oh rossor.

ELCÌA

No... servi allo stato,

il padre consola,

e lascia me sola

al pianto, al dolor.

OSIRIDE

Ah cielo tiranno,

spietata mia sorte,

può darmi più affanno

il vostro rigor?

AMALTEA, ELCÌA, OSIRIDE E ARONNE

Fiera guerra mi sento nel seno,

vari affetti lo straziano a gara,

più la mente ragion non rischiara,

per me tutto è tormento e dolor.

CORO

Altri affanni per noi già prepara

il destino crudele, oppressor.

(Aronne s'impadronisce di Elcìa, Osiride è trattenuto da Amaltea. Tutti escono dal sotterraneo)

Scena quarta

Reggia.
Faraone, Mosè, e Guardie.

FARAONE

Che potrai dir? Di Achimelecco, il rege

di Madian, non leggesti

testé il foglio o Mosè? Moabbo, Ammone

co' Madianiti, e i Filistei feroci

inonderan le mie campagne, il regno.

Se lascerò, come indicò l'editto,

i perigliosi Ebrei partir da Egitto.

MOSÈ

E da misera gente

qual mal si può temer?

FARAONE

Tutto: bramosa

di formarsi un asil, dalla violenza

ottenerlo saprà: quindi turbati

de' vicini regnanti

i domini saranno.

MOSÈ

Oh debole pretesto! Oh nuovo inganno,

e chi sono costoro

in faccia al nostro dio? Polve, che il vento

ed agita, e disperde in un momento?

FARAONE

Giusta ragion di stato

a rivocar mi astringe.

Tu il vedi ben, l'ordin già dato.

MOSÈ

Oh cieco,

oh affascinato re, nuovi flagelli

richiami sul tuo capo.

FARAONE

Olà, favelli,

qual dée, Mosè.

MOSÈ

Non è Mosè... ragiona

sul tuo labbro quel dio, che tante pruove

ti diè del suo poter: quel dio, che stanco

di più soffrirti, atroce

colpo già scaglia al tuo paterno core,

che costar ti saprà pianto, e dolore.

FARAONE

Superbo.

MOSÈ

Il real prence,

con tutt'i primogeniti saranno

fulminati da dio.

FARAONE

Guardie, tra ceppi

costui sia tratto: or or vedrem, se il fulmine

abbatterà sul trono il figlio mio,

o te da morte salverà il tuo dio.

[N. 12 - Aria]

MOSÈ

Tu di ceppi mi aggravi la mano?

Mi minacci di morte funesta?

Ma non sai, che non tanto è lontano

a colpirti lo sdegno del ciel.

Tra gli affanni, tra i fieri tormenti

troppo tardi l'error piangerai,

e pietade, ma invan chiederai,

che non merta chi tanto è infedel.

(è condotto via)

Scena quinta

Faraone indi Mambre, poi Amaltea, in fine Osiride.

FARAONE

Oh nume Osiri, oh dèi, ch'Egitto adora,

e neghittosi un tanto ardir soffrite?

Ah no... se il poter vostro oltraggia un empio,

tanti misfatti or pagherà il tuo scempio.

(entra Mambre)

FARAONE

Giungi opportuno, o Mambre. Al real prence,

e a tutt'i primogeniti del regno

osò poc'anzi minacciare i giorni

l'orgoglioso Mosè.

MAMBRE

Oh qual baldanza.

FARAONE

Sul tron d'Egitto, e al fianco mio lo vegga

però quel vil, e di sua morte il cenno

abbia dal prence istesso,

che un suo folle presagio annunzia oppresso.

MAMBRE

Eh, si svelga una volta

dal suol pianta venefica, che ognora

la nostra pace infesta.

FARAONE

Or tu raduna

i grandi, o Mambre: al principe sul soglio

fedeltade ciascun giuri e rispetto.

MAMBRE

Sì bel comando ad seguir mi affretto.

(via)

AMALTEA

Un nero eccesso io vengo

di Osiride a svelarti.

FARAONE

E sempre fiera

col figlio mio, perché non madre, incolpi

al suo giovane ardor, sì puro zelo

tutto il mal che ne oppresse?

AMALTEA

Oh giusto cielo!

E ignorar tu potrai...

FARAONE

So, che di colpa

è Osiride incapace:

pensa a te stessa, e me pur lascia in pace.

AMALTEA

(Ah! Un perfido trionfa.)

FARAONE

Oh prence, o cara

parte del sangue mio! Vieni.

OSIRIDE

Già Mambre

tutto mi palesò. (Respiro, al padre

finor tacque Amaltea...)

FARAONE

Come veloce

Mambre servì al mio cenno! I grandi a gara

si appressan già: tu meco il soglio ascendi,

e nel punire i rei pago me rendi.

AMALTEA

(Ah! Tolga il ciel, che tutto

il giubilo comun si cangi in lutto!)

(via)

Scena sesta

Una lieta marcia annunzia l'arrivo de' Grandi, seguiti dalle Guardie reali; Faraone ed Osiride sono sul trono; indi Mambre, che conduce fra le catene Mosè; poi Aronne; in fine Elcìa scarmigliata ed affannosa, seco conducendo Amenofi, ed alcune donzelle ebree.

[N. 13 - Coro]

CORO DI GRANDI

Se a mitigar tue cure

chiami un compagno al trono,

signor, di tanto dono

grati noi siamo a te.

Specchio di tue virtudi,

al popolo, alle squadre,

sarà, come già il padre,

sostegno, amico e re.

FARAONE

Sì, popoli di Egitto, io vi offro in lui

di voi degno sovrano, e in voi pur gli offro

sudditi di lui degni. Or stringi, o figlio,

questo scettro real: del regno mio

ti chiamo a parte, e teco

ne divido il poter.

OSIRIDE

Se il ciel concede

a' voti miei, che le paterne imprese

possa imitar, chi più di me beato?

(Più Elcìa non perderò: cangia il mio stato.)

FARAONE

Venga Mosè, venga, e l'opprima il peso

del tuo regio splendore,

dell'altrui fedeltà, del suo rossore.

MAMBRE

Il tuo desio prevenni, e al regio piede

io trassi già l'audace.

MOSÈ

(Umana cecità! Sei pertinace!)

OSIRIDE

Alzami, or tu la temeraria fronte.

Osiride son io... son pur quel desso

cui non ha guari, e in questa reggia osasti

la morte minacciar. Gli dèi, custodi

della vita de' re, mi alzaro il trono,

per far più chiare le tue fole. Or vieni

prostrato a questo piè, comincia, o vile,

a temermi, a tremar!

MOSÈ

Come tuo servo

obbedisco al comando, e re t'inchino:

come di un dio ministro alzo la voce,

e torno a minacciar: sciogli Israele,

se te vuoi salvo, e il popol tuo: se il nieghi,

a cader ti prepara:

tu ti credi sul trono, e sei sull'ara.

FARAONE

E nelle offese ei più imperversa?

ARONNE

(sorpreso nel vedere Mosè fra lacci)

Oh cielo,

fu dunque ver quanto la fama intorno

sparse di te? Ah Osiride! Che tenti?

OSIRIDE

Smentir falsi portenti,

domar l'audacia ebrea.

ARONNE

Perché a farti tacer tarda Amaltea?

OSIRIDE

Son di soffrir già stanco.

Olà!

(frapponendosi impetuosa, e seguita dalle donzelle ebree)

ELCÌA

Che fai? Ti arresta o prence, e ascolta!

Di un cor straziato, ed a mancar vicino

gli estremi sensi...

OSIRIDE

Elcìa!...

FARAONE

Chi è mai costei.

MOSÈ

Signor, tu vedi in lei...

ELCÌA

La rea cagion di tanti affanni, e tanti...

Colei, che nata a Levi in sen, si rese

de' genitori, e del suo nume indegna...

Sì, vedi in me la vittima infelice,

che a sconsigliato ardor sciogliendo il freno,

suo consorte il tuo prence accolse in seno.

FARAONE

Che ascolto? E tu potesti!...

OSIRIDE

Ah! pria la mira,

resisti pur, se puoi

di quei lumi al riflesso

e poi condanna un giovanile eccesso.

FARAONE

Ma di te indegno è un tale amor.

ELCÌA

Sì, prence...

che giova più fiamma nudrir, che un dio,

tuo padre, il tuo splendor, quel soglio offende?

Cedi al dover, sciogli Mosè, felice

rendi l'Egitto, il popolo d'Israele

vada al deserto, ed a placar del cielo

l'ira ben giusta, Elcìa, tranquilla e forte,

saprà il fallo espiar colla sua morte.

[N. 14 - Finale]

ELCÌA

Porgi la destra amata

alla real donzella,

e ti ami il cor di quella

come ti amò il mio cor.

OSIRIDE

Ah, tu sarai la bella

regina del mio cor.

MOSÈ, ARONNE E FARAONE

Di una passion rubella

non senti in te rossor?

AMENOFI, CORO DI EGIZI E DONZELLE EBREE

Di una passion rubella

vittima è l'alma ognor.

ELCÌA

E ancor resisti? Ancora

non cedi alla ragione?

OSIRIDE

Ch'io ceda? Ah quel fellone

anzi da questa mano

ora dovrà morir.

(snuda il ferro e si vuole avventare a Mosè)

ELCÌA

Che fai? Che tenti? Insano

ti calma...

MOSÈ

Io non ti temo.

ELCÌA

Odi l'accento estremo

di chi tu amasti...

OSIRIDE

Eh! Cada

quel mago indegno e rio.

Mentre si scaglia contro Mosè è colpito da un fulmine e cade morto al suolo. Tutti restano sorpresi. L'angelo sterminatore attraversa la reggia.

TUTTI

Ah!

MOSÈ

Così atterra iddio

un pertinace ardir.

FARAONE

Figlio! Mio caro figlio!

Ei più non vive!

(sviene sul cadavere di Osiride)

AMENOFI E ARONNE

Oh evento!

MOSÈ

E a così gran portento

non vi arrendete ancor!

ELCÌA

Oh desolata Elcìa!

Oh acerbe! Oh immense pene!

È spento il caro bene!

L'oggetto del tuo amor!

Tormenti! Affanni! Smanie!

Voi fate a brani il core!

Tutto di Averno o furie

versate in me il furore...

Straziate voi quest'anima,

che regge al duolo ancor!

TUTTI

Oh Egitto! Oh istante orribile!

Giorno sterminator!

Atto terzo
Scena prima

Campagna alle sponde dell'Eritreo.
Mosè, ed Aronne sono alla testa del Popolo ebreo, che si avanza al suono di lieti instrumenti.
Amenofi sostiene l'addolorata Elcìa, che può reggersi a stento.

MOSÈ

Eccone in salvo, o figli. Ah! Dopo tante

pene e tormenti, a bella pace in grembo

dio tragge il popol suo. Sicuro asilo

ne' deserti d'Arabia ei ne promette,

e 'l gran sacrifizio

vuol che si compia. Ognun riconoscente

coll'ostia il cor consacri al dio possente.

ELCÌA

Ma... oh ciel! Dell'Eritreo

non sono queste le sponde?

MOSÈ

Ebben?

ELCÌA

Sentiero

altro io non veggo al nostro scampo...

AMENOFI

Il varco

è conteso dall'onde: e dove, e come

oltre proseguirem?

MOSÈ

N'è duce iddio.

ARONNE

Iddio ne guiderà.

MOSÈ

Di sue promesse

l'audace ov'è che dubitar sol possa?

ARONNE

Di aprire al nostro piè facil cammino

costa ben poco il suo poter divino.

MOSÈ

Lungi un vano timor: devoti, e proni,

fervide preci al sommo iddio porgiamo;

dal celeste favor tutto speriamo.

(Mosè s'inginocchia, e seco tutti)

[N. 15 - Preghiera]

Dal tuo stellato soglio,

signor, ti volgi a noi:

pietà de' figli tuoi,

del popol tuo pietà!

DONNE E AMENOFI

Pietà de' figli tuoi.

UOMINI

Del popol tuo pietà!

ARONNE

Se pronti al tuo potere

sono elementi, e sfere,

tu amico scampo addita

al dubbio, errante piè!

DONNE E AMENOFI

Pietoso dio, ne aita.

UOMINI

Noi non viviam, che in te.

ELCÌA

La destra tua clemente

scenda sul cor dolente,

e farmaco soave

gli sia di pace almen.

DONNE E UOMINI

Il cor, che in noi già pave,

deh tu conforta appien.

TUTTI

Dal tuo stellato soglio,

signor, ti volgi a noi:

pietà de' figli tuoi,

del popol tuo pietà!

(si sente lontano fragore di armi, e grida indistinte)

[N. 16 - Coro finale]

ARONNE

Ma qual fragor!

AMENOFI

Che miro!

CORO

Oh ciel!

ARONNE

Dal colle

scende immensa falange...

AMENOFI

Ah, siam sorpresi,

c'insegue Faraon.

DONNE

Ecco l'effetto

del celeste favor.

UOMINI

Or dove sono

le tue promesse?

MOSÈ

Oh sconoscenti, osate

temer che vi abbandoni

quel dio, che a vostro pro tanti portenti

oprò finor?

UOMINI

Ma l'oste avanza.

AMENOFI E DONNE

Oh folle

chi prestò fede a te!

ELCÌA

(Misera Elcìa!)

ARONNE

Che mai sarà di noi?

MOSÈ

Tacete o vili,

e del gran dio di Giuda

ammirate il poter.

Tocca colla verga il mare, le di cui onde dividendosi, lasciano in mezzo una strada.

TUTTI GLI ALTRI

Oh qual prodigio,

oh che stupor.

MOSÈ

Ciascun mi siegua. Invano

se ne protegge iddio,

può l'egizio tiranno

sperar di rinnoverare il nostro affanno.

Tutto il Popolo ebreo passa in mezzo alle acque divise, e giungendo all'altra riva prosegue tranquillo il suo cammino.

Scena ultima

Faraone e Mambre alla testa delle Schiere egizie vengono rapidamente contro gli Ebrei, ed alla vista del divin prodigio, restan sorpresi.

FARAONE

Son fuggiti... oh ciel, che miro!

MAMBRE

Chi fra le onde aprì un sentiero?

FARAONE

Ah, quel mago audace, altero

alla riva omai si affretta.

MAMBRE

E la giusta tua vendetta

or delusa resterà?

FARAONE

No... s'insegua quell'indegno,

che di un padre il core oppresse...

MAMBRE

Traccerem quelle orme istesse...

FARAONE

Del suo popolo...

MAMBRE

Dell'empio.

FARAONE

Or si faccia orrendo scempio...

Mi seguite...

MAMBRE

Andiamo...

(grida)

FARAONE E MAMBRE

Ohimè!

Tutti s'inoltrano in mezzo al mare, ma vi restano sommersi dalle onde, che, tempestose, e rapidamente si riuniscono. La scena s'ingombra di dense nubi, che poi diradandosi lasciano vedere il mare reso più tranquillo, ed in distanza, sull'opposto lido, il Popolo ebreo, che genuflesso rende grazie al dio degli eserciti.

Fine del libretto.

Generazione pagina: 14/01/2016
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Locandina Atto primo Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Atto secondo Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Atto terzo Scena prima Scena ultima