Sulle nuove tecnologie

 

Scelta di testi.

 

  La gran nuova venite a vedere

 

Signorino, io non ho fretta:
un tantin pensar ci vo'.

Talvolta non ci soffermiamo troppo su ciò che ci circonda: e la doppia citazione dall'Elisir d'amore mi aiuta a introdurre questa nuova piccola serie di scritti. Grida il coro di uomini la grande novità nel paese di Adina e Nemorino: è arrivata la carrozza d'oro di Dulcamara, con i suoi elisir. Ma nella trama convulsa scritta da Felice Romani, Adina si prende il tempo di fermarsi a pensare: troppo sta accadendo, nel villaggio de' paese de' Baschi. Occorre riflettere.

Oggi l'incredibile ammasso tecnologico chiamato internet sembra offrirci elisir simili a quelli dell'improbabile dottore dell'opera di Donizetti: e la diffusione straordinaria dell'uso di questo sistema di gestione delle informazioni sta a dimostrarne l'importanza crescente nelle relazioni umane. Ma perché e in che cosa la rete è così diversa dai precedenti metodi di comunicazione? E come questi metodi possono influire nello specifico mondo dei libretti d'opera?

Seguono sei capitoletti, idealmente divisi in due parti, con i seguenti argomenti:

Nella prima parte, come potete intuire, cercherò di descrivere come il sistema produzione-distribuzione-reperimento delle informazioni sia cambiato con l'avvento dell'informatica più moderna e di internet.

Nella seconda parte invece entrerò nel merito di come la natura delle informazioni stesse sia cambiata grazie ai nuovi metodi di produzione e lettura.

Spero con quest'idea di stimolare una maggiore riflessione su questi nuovi strumenti, senza cadere in un inutile tecnicismo.

Questi testi sono stati scritti tra il gennaio 2006 e il gennaio 2007: sono stati quindi rivisti e leggermente adattati per la loro pubblicazione nel sito.


A.1 - Nuovi metodi nella produzione editoriale

All'inizio fu il carattere mobile, e fu un gran bell'inizio. Si schiudevano nuovi orizzonti per la cultura: una sua estesa produzione e distribuzione diventava possibile. I metodi di stampa da allora si sono evoluti, prima con la tecnologia della linotype, poi con più moderni strumenti fotografici. Dall'ideazione alla produzione dell'opera d'ingegno potevano passare pochi giorni, ottenendo un'ottima qualità. Oggi tutto questo processo è stato rivoluzionato con sistemi di editoria elettronica alla portata di chiunque: basta un investimento di poche centinaia di Euro: un semplice programma di video scrittura (disponibile in rete gratuitamente, come OpenOffice) e un computer. Miscelare con forza e aggiungere due altri ingredienti gratuiti: fantasia e intelligenza. Se se ne ha a disposizione, naturalmente.

Cambia la creatività: con i programmi più comuni si possono ottenere gradevoli effetti grafici, indici perfetti, impaginazioni impeccabili; il processo

creazione bozze => composizione grafica => revisione

si è trasformato in un unico passo creativo: l'immaterialità del supporto permette di ideare contemporaneamente contenuto e aspetto di un'idea, e di revisionarli senza limiti. Sembra una bella cosa, vero? Ma siamo sicuri di coglierne tutte le implicazioni?

L'immaterialità consiste nel fatto che l'idea viene registrata su un supporto riutilizzabile diventa estremamente volatile, e ciò comporta qualche problema, ad esempio di conservazione: "morto" il disco fisso all'interno del nostro PC, definitivamente perse sono le nostre idee. Basta avere un salvataggio dei dati, dite voi. Giusto. Ma una volta conservate, come pensiamo di leggere le nostre fatiche fra circa vent'anni? Con quali computer e soprattutto con quali programmi? Questo per dire che scegliere la tecnologia sbagliata nel produrre le nostre idee può avere lo sgradevole effetto di condannarle alla loro futura illeggibilità.

Seconda considerazione. Registrare idee su supporti riutilizzabili ha come effetto la loro estrema instabilità. Refusi, ripensamenti, ampliamenti, errori, lapsus e stupidaggini da eliminare e correggere: le idee diventano dinamiche, e per la prima volta nella storia le nostre opere d'ingegno possono essere cambiate con poca fatica, diventano indefinite. La loro manutenzione assume un ruolo importante in questo nuovo aspetto del creare, e scegliere un modo sbagliato di organizzarle può diventare invece un cappio che impedisce questa importante e interessante possibilità.

Ritorniamo alla prima considerazione; una creazione rimane vincolata alla tecnologia adoperata: morta la tecnologia, morta l'idea. Esistono pero` dei modi per salvaguardarsi almeno in parte da questo inconveniente. Bisogna cercare di utilizzare tecnologie semplici e che permettano innanzitutto di distinguere l'aspetto di un'idea dai suoi contenuti: se dopo aver compiuto questa operazione la parte "contenuti" è scarsa, probabilmente c'è qualcosa che non va; ma è un altro discorso. Scegliendo tecnologie poco evolute abbiamo più possibilità che le nostre creazioni possano migrare su sistemi informatici diversi: per esempio utilizzare il formato testo (quello del blocco note, per intenderci) vuol dire poter leggere le nostre parole su qualsiasi computer con facilità. Certo vi sono alcuni problemi, come con le lettere accentate, ma vi sono sistemi per aggirare questo genere di ostacoli.

Alcune tecnologie permettono di organizzare anche in maniera complessa i nostri dati in semplice formato testo: con il linguaggio SQL ad esempio le informazioni possono essere trattate sotto forma di database, permettendo nuove orizzonti nel trattamento delle idee; i libretti d'opera sono stati tutti sminuzzati in migliaia di righe SQL (circa cinquemila ogni titolo) che permettono tra l'altro sia un efficente reperimento dei dati, sia la creazione di indici molto elaborati che sono la base per la creazione di ipertesti; la facile rigenerazione di questi dati ne agevola la manutenzione e l'evoluzione. In formato SQL poi si possono archiviare informazioni riguardanti anche l'apparenza delle idee, consentendo una comune piattaforma per i due ambienti: aspetto e contenuto, mantenendoli però distinti. Il prezzo da pagare è quello di una maggiore consapevolezza dei sistemi tecnologici da utilizzare, in poche parole si è obbligati a diventare buoni conoscitori di informatica: un po' come Balzac, che sapeva tutto sui metodi di stampa!

Il secondo impatto riguarda la poliedricità delle conoscenze che richiede l'essere editori di sé stessi: sono necessarie ottime conoscenze di lingua italiana, ma anche una buona cultura in fatto di arti visive. Le nuove tecnologie ci danno la possibilità di creare idee in modo nuovo e in formati nuovi: di questo parlerò più diffusamente negli articoli della parte B.

Inoltre voglio ricordare che un occhio va sempre rivolto alle leggi che regolano i diritti d'autore in tutte le loro forme: l'immaterialità del mezzo non presuppone la non perseguibilità.


A.2 - La rete come sistema di distribuzione del prodotto

Se il modo di produrre le idee è cambiato radicalmente, con internet il modo di distribuirle è stato rivoluzionato a tal punto da rendere quasi inesistente il problema.

Con i media tradizionali circa il quaranta per cento del costo finale è dovuto all'onere del trasporto della merce dal punto di produzione al punto di vendita: oggi con il costo di una telefonata urbana, poco più o poco meno, possiamo fruire della conoscenza senza nemmeno muoverci da casa.

Internet nasce come sistema di comunicazione in grado di resistere ad un attacco nucleare su larga scala: da qui la sua flessibilità e polimorfismo. Essendo pensato per reggere all'urto di un impatto devastante, ha caratteristiche peculiari che lo rendono indefinito, in continua mutazione, in grado di auto rigenerarsi. I militari non potevano sapere che questo sistema avrebbe permesso in mano a dei civili una circolazione delle idee che prima non si sarebbe mai neanche potuta immaginare.

Oggi chi ha delle idee può produrle e soprattutto metterle a disposizione di chiunque in tempi rapidissimi: questo non è mai successo nella storia della cultura umana. L'immaterialità del supporto permette questo meccanismo che ha un problema particolare: per essere effettivamente goduto necessita di un intermediario scomodo, la tecnologia. La poliedricità degli apparati informatici riesce a gestire quasi ogni tipo di idea, ma ogni idea deve essere necessariamente trasformata o creata con appositi meccanismi che ne permettono la conservazione e la rappresentazione: fra creatore e fruitore ci deve essere quindi un'intesa tecnologica che renda l'idea leggibile nelle più diverse situazioni; non si possono esprimere idee e diffonderle se i sistemi di lettura non sono allineati con i sistemi di espressione: questo allineamento è riassunto nel concetto di standard. Così diventa molto importante per chi produce idee conoscere gli standard di comunicazione e seguirne l'evoluzione, in modo da non rimanere escluso prima o poi dai sistemi di lettura. E di conseguenza si torna al problema della manutenzione, dei contenuti e degli aspetti, delle nostre creazioni. Se vogliamo avere la possibilità di comunicare nella rete e nel tempo, bisogna organizzare i nostri lavori in modo da poterli evolvere continuamente dal punto di vista del metodo tecnologico di diffusione, che riguarda soprattutto l'aspetto esteriore dei nostri contenuti: senza questi ultimi, difatti, stiamo semplicemente consumando risorse per diffondere il niente. Si può quindi concludere che mantenere distinti contenuto e aspetto è fondamentale per poter salvaguardare nel tempo le proprie importantissime fatiche, e per farle conoscere ai navigatori della rete.


A.3 - Nuove prospettive nel reperimento delle informazioni

Le idee prodotte per essere pubblicate nella rete hanno una peculiarità: non hanno bisogno di un materiale che le supporti (carta, plastica, alluminio, eccetera), non hanno bisogno di un distributore; semplicemente le idee hanno bisogno di un contenitore tecnologico che ne permetta la fruizione da parte di circa un miliardo di potenziali utenti. Da un punto di vista culturale, è una straordinaria rivoluzione il potersi rivolgere a una platea così ampia, e a costi così bassi: difatti milioni di persone stanno riversando nella rete idee e informazioni.

Questa marea creativa conosce le potenzialità dell'ambito in cui si muove, un ambito internazionale e in continua crescita; un ambito massificante e con una cultura di riferimento ben precisa, eredità della sua recente storia: una cultura di origine anglo-sassone, densa di neologismi per addetti ai lavori (il cosiddetto informatichese) e che ha tenuto in poco conto la poliedricità e varietà della cultura classica sviluppatasi autonomamente nei vari angoli geografici del nostro pianeta: basti pensare alle difficoltà che si incontrano nella rappresentazione delle idee in lingue diverse da quella inglese. Di conseguenza, per raggiungere e comunicare con il più alto numero di possibile di persone, spesso si è scelto di esprimere contenuti comprensibili da chiunque: con il pessimo risultato di banalizzare e uniformare le idee; un po' quello che succede con la televisione. In realtà, secondo me, le potenzialità di internet daranno invece spazio proprio a quelle nicchie del sapere che fino a poco tempo fa sono rimaste escluse dal mercato, creando piccoli circoli geograficamente disgregati che non hanno mai raggiunto una massa critica tale da giustificare pubblicazioni di tipo tradizionale, a causa del non ritorno economico degli investimenti necessari per produrle e distribuirle. Lascia perplessi il fatto che a capire molto bene questa nuova prospettiva sia stata una comunità atipica e asociale come quella dei pedofili, fra i più attivi in questo senso.

Tuttavia, se le entità geografiche nella rete si annullano, ma non quelle culturali, si pone un nuovo problema: come generare questi circoli con interessi comuni peculiari? Una volta espressa un'idea al di fuori del grande coro del banale, come farla trovare a chi cerca qualcosa situato in qualche angolo della grande babele? Come fare per dire al mondo io esisto?

Interessante è notare che le informazioni nella rete sono di difficile reperimento non perché siano nascoste, ma perché non sappiamo dove sono.

Esprimersi nella grande rete, dà un profondo senso di potenza: le nostre idee sono finalmente a disposizione di una platea sterminata. Già, ma la sterminata platea sa che noi abbiamo esternato le nostre idee? La risposta è no. Quel miliardo di persone che potrebbero accedere alle importantissime cose che abbiamo da dire probabilmente sta godendo delle idee di qualcun altro. Irritarsi per questa clamorosa mancanza di interesse è infantile: occorre invece studiare di quali informazioni abbia bisogno quel miliardo di potenziale utenti, e di come quelle informazioni vengano cercate, ed eventualmente trovate.

I nostri sforzi dovrebbero avere un obiettivo: offrire qualcosa di diverso rispetto alle informazioni già presenti: nei contenuti, oppure nell'aspetto estetico, o anche nella funzionalità che si offre al navigatore, ovvero nel modo in cui le idee e le informazioni possono essere esplorate e conosciute. Tre aspetti che vanno attentamente valutati e ponderati, anche esaminando materiale simile al nostro già presente nella rete. Escogitata la novità, occorre verificare il lavoro fatto sottoponendo il risultato a critici impietosi: noi stessi, ad esempio. Un sano senso autocritico, e la capacità di recepire i suggerimenti sono la base per un'evoluzione positiva del progetto, che, come è stato detto, a causa della tecnologia su cui si regge può non avere caratteristiche definitive.

Una volta messo a disposizione il frutto del lavoro compiuto, è necessario farne conoscere la presenza in rete attraverso i canali opportuni, come i cosiddetti motori di ricerca. Questi motori di ricerca immagazzinano grandi quantità di informazioni reperite in rete con metodi automatici, senza quindi il filtro di un'analisi dei contenuti. Vi sono alcuni piccoli espedienti per farsi considerare dai motori di ricerca; punto primo esprimere le proprie idee con tecnologie non troppo sofisticate, in modo che le informazioni non siano frammentate e separate da troppo codice; punto secondo le informazioni vanno aggregate nelle nostre pagine in modo lineare e sensato, possibilmente con vari metodi di sintesi del messaggio; punto terzo le informazioni vanno espresse in modo preciso, corretto e comprensibile, senza ispirare false aspettative, e senza utilizzare vocaboli imprecisi o peggio inesatti.

Una grande risorsa della rete è anche il passa parola, che attraverso il sistema della posta elettronica assume dinamismi inaspettati: il miglior modo di scatenare questo meccanismo è di far presente il vostro indirizzo e i vostri contenuti a gestori di siti che hanno pagine opportune dedicate a fornire link su dove reperire informazioni; se avete fatto centro col vostro lavoro vi segnaleranno, e del vostro lavoro parleranno le persone nelle loro e-mail.


B.1 - Lo spostamento dei limiti espressivi

Si è parlato finora di tecnologia, di nuovi metodi: ma ci sono delle novità anche per quel che riguarda i contenuti, il modo di rappresentarli, e di organizzarli.

Prendiamo ad esempio la differenza che passa tra sistemare un testo nelle pagine di un libro, e invece sistemarlo nelle pagine HTML, quelle che il vostro inteprete poi visualizzerà. Le pagine di un libro, tranne che per qualche rara occasione, sono uguali per dimensioni dalla prima all'ultima; e ovunque portiate questo oggetto, le sue misure non cambieranno: un sistema immutabile e unico per tutti coloro che avranno a che farci.

Le pagine della rete invece possono essere create con formati diversi all'interno dello stesso gruppo di informazioni, e possono comunque essere rappresentate con sistemi che le visualizzeranno con un'estrema varietà di dimensioni. Questo pone due problemi: chi si occupa di mettere a disposizione concetti in internet, deve occuparsi anche, per sommi capi, di come offrirli: sbagliare l'impaginazione delle nostre idee le può condannare all'illeggibilità. Non ci credete? Caricate col vostro browser un semplice testo, e giocate con il ridimensionamento della finestra: ne converrete che con certi formati il testo risulta di difficle lettura. A parte questi problemi, vi sono nuove opportunità: per esempio nell'impaginare le informazioni non siamo limitati da pagine troppo corte, o troppo strette, e questo può scatenare la fantasia nel divulgare idee in modo diverso dal semplice testo scritto in un libro. Superare il modo tradizionale di esprimersi probabilmente vuol dire anche far evolvere il modo di trasmettere conoscenza, e generare in definitiva nuovi modelli di informazione.

Un altro effetto dell'immaterialità del media, è che le nostre idee non gualciranno mai! Altra simpatica novità, il colore è gratis! Non abbiamo quindi problemi di deterioramento della carta e dell'inchiostro utilizzato -abbiamo invece problemi di deterioramento tecnologico, ma è un altra faccenda-; e le nostre dita si sporcheranno solo se ci cade della marmellata sulla tastiera. Quindi possiamo produrre informazioni con profusione di colori, nello sfondo e nello scritto, senza contare riquadri e immagini: e se voi credete che sia cosa da poco, provate a guardare un cartello stradale in una fotografia in bianco e nero: malgrado l'inequivocabilità del segno, farete fatica a capirne al volo il significato. Pensate ai colori come a un linguaggio astratto, come la musica: applicando dettagli cromaticamente significativi si può comunicare qualcosa in aggiunta alle nostre idee. Ovviamente rimane il vecchio assunto: per esprimersi con i colori, è necessario avere qualcosa da dire! Già detto, mi pare.

Ritengo che occorra soffermarsi su di un aspetto più generale che va al di là della semplice analisi delle innovazioni disponibili.

Il fatto che siano liberamente utilizzabili colori e immagini permette a chi si esprime con queste tecnologie di poter lasciare andare liberamente la fantasia e la creatività, grazie all'estrema varietà degli interventi estetici a disposizione. Interventi che non sono più vincolati da criteri economici, da costi di produzione, da molti dei limiti tecnologici del supporto cartaceo.

L'immaterialità del mezzo impone poi una riflessione sul modo di rappresentare le idee che vogliamo divulgare: poiché non possiamo legare i contenuti alle caratteristiche fisiche degli oggetti che li contengono, come per esempio le copertine in pelle o similpelle per rilegare ristampe di testi antichi, siamo costretti a uno sforzo che invece agganci i contenuti all'estetica in cui sono annegati attraverso connotazioni semantiche, cioè associazioni di significati tra le idee comunicate e il modo in cui vengono espresse.

Così pubblicare con la tecnologia della rete rende l'editore un artifex, un artefice che sia artista o che sia artigiano, che con la sua intelligenza immerge l'informazione, metodo espressivo per eccellenza, in un valore aggiunto consistente in scelte dettate da una ampliata cultura decorativa fatta di forme ed effetti cromatici: cultura decorativa che mai nella storia ha avuto la possibilià di essere così variegata e flessibile, e che è in grado di comunicare in modo non verbale altrettanto efficacemente idee e contenuti, diventandone così parte integrante.


B.2 - Nuovi percorsi di lettura e di organizzazione dei dati

Noi siamo abituati a leggere le informazioni in due modi distinti: sequenzialmente, leggendo cioè una comunicazione a partire dall'inizio, per seguire poi l'impostazione di chi l'ha scritta, e terminare quindi con la sua conclusione; oppure consultando parti di quella comunicazione utilizzando sia degli indici espliciti (come quelli che ci orientano nei manuali tecnici, per esempio), sia degli ordinamenti impliciti (come quello alfabetico per i dizionari).

Un concetto teorico, quello degli ipertesti, è stato finora poco esplorato sul supporto cartaceo; si tratta di un concetto piuttosto semplice: una porzione della comunicazione che stiamo leggendo rimanda ad altre comunicazioni, permettendo un tragitto di lettura variabile all'interno di un percorso sequenzialmente e gerarchicamente indefinito. Ovviamente a stabilire l'ordinamento di lettura può tornare utile il contenuto della comunicazione, che per sua natura si dovrebbe proporre come una serie di insiemi logici. Sempre che un contenuto ci sia nella nostra comunicazione; ma lasciamo perdere.

Con i nuovi sistemi di produzione e lettura delle informazioni gli ipertesti sono diventati una realtà, e di questo tutti ci siamo resi conto; ma nella stragrande maggioranza dei casi non si è fatto altro che modificare funzionalità di meccanismi conosciuti, come gli ordinamenti alfabetici o gli indici analitici, aumentandone l'efficienza. Ultimamente si è compiuto un passo ulteriore, abbinando informazioni di tipi diversi, come testi che rimandano a immagini, o a materiale di tipo sonoro: la cosiddetta multimedialità, ma si tratta sostanzialmente di una variante sul tema.

L'impressione che si ottiene è che si è semplicemente passati da una struttura dell'informazione sequenziale, a una struttura cosiddetta ad albero, con una radice, una serie di ramificazioni, e foglie terminali; detto in altro modo, si è passati da una struttura lineare a una struttura a insiemi, organizzata al suo interno con indici analitici che si sono trasformati spesso nei cosiddetti menu: questa parola è un caso di contaminazione culturale piuttosto curioso. Non che tutto questo sia poco, che non sia una rivoluzione, ma un'ulteriore spinta verso il nuovo avverrà quando si proverà a collegare le informazioni in modo diverso, seguendo tipologie che potrebbero topograficamente rimandare al labirinto o alla tridimensionalità: tanto per produrre degli esempi semplici che possono essere riscontrati nelle dinamiche dei giochi per computer. E ancora più innovativo potrebbe essere la generazione di nuovi e più articolati schemi, slegati da un riferimento di tipo topografico. Perdonatemi, ma non so bene che esempi potrei farvi: probabilmente per esperienze del genere dovremo aspettare menti più aperte intellettualmente, e molto ingegnose. E anche faccio fatica a comprendere come una comunicazione potrebbe svilupparsi in schemi del genere; Borges, che di labirinti s'intendeva bene, ne immaginava su linee rette o nei deserti: forse si potrebbe partire da concetti come questi.


B.3 - Nuovi tipi di informazioni

Spesso, nello scrivere questi appunti sulle nuove tecnologie, ho ironizzato sulla pochezza di contenuti che la rete ci offre malgrado le sue straordinarie possibilità. Eppure migliaia di anni di cultura hanno prodotto una quantità incredibile di informazioni che hanno evoluto il nostro vivere e soprattutto il nostro convivere. Anche se talvolta, a guardarsi in giro, non sembra.

La tecnologia tuttavia non ha solo offerto nuovi media da utilizzare per esprimersi, essa ci regala inoltre nuove prospettive per quel che riguarda la natura stessa dei contenuti e delle idee.

Ragioniamo sulle informazioni pure, dalle quali si parte in genere per elaborare nuove teorie e considerazioni. Con una buona organizzazione informatica si possono estrapolare in maniera esatta dati in pochi minuti che fino a poco tempo fa avrebbero richiesto migliaia di ore di lavoro, e con risultati viziati da una certa approssimazione. Oggi possiamo cercare parole o gruppi di parole, contare vocali, organizzare insiemi semantici e altro ancora. Non si tratta quindi di avere a che fare solo con operatori numerici, senza dubbio estremamente più potenti e rapidi che in passato, ma anche di operatori di confronto complessi come possono essere le espressioni regolari, oggetti logici in grado di scovare e raggruppare le forme diverse di una stessa parola all'interno di un testo. Si tratta quindi di cominciare a pensare e utilizzare strumenti in grado di elaborare non solo numeri, ma anche il linguaggio umano e la sua natura; ricordando sempre che dietro a dati di questo genere esistono delle persone che cercano di comunicarci qualcosa utilizzando delle fonti che dovrebbero avere il presupposto della coerenza e della trasparenza. Insomma dovrebbero essere onesti.

Si parla di un orizzonte dai contorni ancora indefiniti che appare avanti a noi: che conclusioni potremo trarre da elaborazioni del genere? Cogliere a colpo d'occhio il risultato di una statistica grazie a un grafico serve solo ai manager del reparto vendite di un grande magazzino? In realtà queste nuove informazioni ci aiuteranno anche a capire meglio come funziona questo mondo in cui siamo immersi: mondo sempre più complesso, e che proprio per questo necessita di sistemi complessi per analizzarlo.

Che essere umano crescerà domani, e con quali consapevolezze? Sicuramente sarà un essere umano misero, se ignorerà le opportunità offerte dalla tecnologia: non sarà sostanzialmente diverso dall'essere umano medio dei secoli scorsi, in balia di meccanismi sociali ed economici di cui poco conosce, e a cui non è in grado di opporsi o di contribuire costruttivamente.

   

 


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Data creazione pagina: 3 Aprile 2010

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