I PAGLIACCI

Libretto di Ruggero LEONCAVALLO, musica di Ruggero LEONCAVALLO.
Prima esecuzione: 21 Maggio 1892,  Milano.

Dettagli di questa esecuzione:

Coro e orchestra della RAI di Milano
diretti da Alfredo Simonetto nel 1951.

Personaggi coinvolti e loro interpreti:
NEDDA: Carla Gavazzi, soprano
PEPPE: Salvatore Di Tommaso, tenore
CANIO: Carlo Bergonzi, tenore
SILVIO: Marcello Rossi, baritono

Documento sonoro da scaricare e ascoltare:

MP3

Dimensione: 4138 kb.

Qui di seguito la porzione del libretto eseguita nel documento sonoro a cura di www.librettidopera.it.
Alcune differenze possono essere riscontrate tra il testo riportato e l'esecuzione proposta.

Intermezzo sinfonico

ATTO SECONDO

Scena seconda

PEPPE

ARLECCHINO

(scavalcando la finestra)

Versa il filtro ne la tazza sua!

(Scompare)

(Canio in costume da Pagliaccio, compare sulla porta a destra)

NEDDA

COLOMBINA

(alla finestra)

A stanotte... E per sempre io sarò tua!

CANIO

(porta la mano al cuore e mormora a parte)

Nome di dio!... quelle stesse parole!

(avanzandosi per dir la sua parte)

Coraggio!

(forte)

Un uomo era con te!

NEDDA

Che fole!

Sei briaco?

CANIO

(fissandola)

Briaco! sì... da un'ora!

NEDDA

(riprendendo la commedia)

Tornasti presto.

CANIO

(con intenzione)

Ma in tempo! T'accora,

dolce sposina!

(riprende la commedia)

Ah! sola io ti credea

(mostrando la tavola)

e due posti son là!

NEDDA

Con me sedea

Taddeo, che là si chiuse per paura!

(verso la porta a sinistra)

Orsù... parla!

TONIO

(di dentro, fingendo tremare ma con intenzione)

Credetela! Essa è pura!

E aborre dal mentir quel labbro pio!

LA FOLLA

(ridendo)

Ah! ah! ah! ah!

CANIO

(rabbioso al pubblico)

Per la morte!

(poi a Nedda sordamente)

Smettiamo! Ho dritto anch'io

d'agir come ogn'altr'uomo. Il nome suo...

NEDDA

(fredda e sorridente)

Di chi?

CANIO

Vo' il nome de l'amante tuo,

del drudo infame a cui ti desti in braccio,
o turpe donna!

NEDDA

(sempre recitando la commedia)

Pagliaccio! Pagliaccio!

CANIO

No! Pagliaccio non son! Se il viso è pallido,

è di vergogna, e smania di vendetta!
L'uom riprende i suoi dritti, e 'l cor che sanguina
vuol sangue a lavar l'onta, o maledetta!

No, Pagliaccio non son! Son quei che stolido

ti raccolse orfanella in su la via
quasi morta di fame, e un nome offriati,
ed un amor ch'era febbre e follia!

(cade come affranto sulla seggiola)

CONTADINE

Comare, mi fa piangere!
Par vera questa scena!

CONTADINI

Zitte laggiù! Che diamine!

SILVIO

(Io mi ritengo appena!)

CANIO

(riprendendosi ed animandosi a poco a poco)

Sperai, tanto il delirio

acciecato m'aveva,
se non amor, pietà... mercé!
Ed ogni sacrifizio
al cor lieto, imponeva,
e fidente credeva
più che in dio stesso, in te!

Ma il vizio alberga sol ne l'alma tua negletta;

tu viscere non hai... sol legge è 'l senso a te!

Va', non merti il mio duol, o meretrice abbietta,

vo' ne lo sprezzo mio schiacciarti sotto i piè!

LA FOLLA

(entusiasta)

Bravo!

NEDDA

(fredda, ma seria)

Ebben! Se mi giudichi

di te indegna, mi scaccia in questo istante.

CANIO

(sogghignando)

Ah! ah! Di meglio chiedere
non déi che correr tosto al caro amante.
Sei furba! No! per dio! Tu resterai...
e il nome del tuo ganzo mi dirai!

NEDDA

(cercando riprendere la commedia sorridendo forzatamente)

Suvvia, così terribile davver non ti credeo!
Qui nulla v'ha di tragico.

(verso la porta a sinistra)

Vieni a dirgli o Taddeo,

che l'uom seduto or dianzi, a me vicino
era... il pauroso ed innocuo Arlecchino!

(risa tosta represse dall'attitudine di Canio)

CANIO

(terribile)

Ah! tu mi sfidi! E ancor non l'hai capita
ch'io non ti cedo!... Il nome, o la tua vita!

Insieme

NEDDA

(prorompendo)

No, per mia madre! Indegna esser poss'io...
quello che vuoi, ma vil non son, per dio!
Di quel tuo sdegno è l'amor mio più forte!
Non parlerò! No! A costo de la morte!

CONTADINI, CONTADINE

Fanno davvero? Sembrami seria la cosa, e scura!

SILVIO

(Oh la strana commedia! Io non resisto più!)

(Peppe vuol uscire dalla porta a sinistra, ma Tonio lo ritiene)

PEPPE

Bisogna uscire, Tonio.

TONIO

Taci sciocco!

PEPPE

Ho paura!...

CANIO

(urlando dà di piglio a un coltello sul tavolo)

Il nome! il nome!

NEDDA

(sfidandolo)

No!

SILVIO

(snudando il pugnale)

Santo diavolo!

Fa davvero...

(Peppe cerca svincolarsi da Tonio)

Le Donne che indietreggiano spaventate, rovesciano i banchi ed impediscono agli Uomini di avanzare, ciò che obbliga Silvio a lottare per arrivare alla scena.

Intanto Canio al parossismo della collera, ha afferrata Nedda in un attimo e la colpisce per di dietro mentre essa cerca di correre verso il pubblico.

CANIO

(a Nedda)

Di morte negli spasimi

lo dirai!

LA FOLLA, PEPPE

Ferma!

CANIO

(a Nedda)

A te!

NEDDA

(cadendo agonizzando)

Soccorso! Silvio!

SILVIO

(che e quasi arrivato alla scena)

Nedda!

Alla voce di Silvio, Canio si volge come una belva, balza presso di lui e in un attimo lo ferisce, dicendo:

CANIO

Ah!... sei tu? Ben venga!

Silvio cade come fulminato.

LA FOLLA

(urlando)

Aita!

Arresta! Gesummaria!

Mentre parecchi si precipitano verso Canio per disarmarlo ed arrestarlo, egli, immobile, istupidito lascia cadere il coltello dicendo:

CANIO

La commedia è finita!

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