LA PROVA DI UN'OPERA SERIA

Melodramma giocoso in due atti.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di

Francesco GNECCO

Musica di

Francesco GNECCO

Prima esecuzione:

autunno 1805, Milano


Personaggi:

CORILLA Tortorini, prima donna per l'opera seria / soprano

FEDERICO Mordente, primo tenore / tenore

VIOLANTE Pescarelli, seconda donna / soprano

CAMPANONE maestro, e compositore della musica / baritono

Don GRILLETTO Pasticci, poeta, e autore del dramma serio / basso

FASTIDIO Frivella, impresario / tenore

FISCHIETTO suggeritore, copista, e capo de' coristi / tenore

PIPETTO contadino / tenore

CHECCHINA sposa di Pipetto / soprano


Coro di Villani.
Comparse di Villane.

La scena si finge in un teatro non ancor finito di Lisbona,
e parte in un'attigua campagna.


Mutazioni di scene pe 'l dramma

Camera del ridotto del teatro.

 

Sala in casa della prima donna con due porte praticabili.

 

Amena campagna, con veduta di colline in distanza, e tende sparse qua e là ad uso di fiera.

 

Atrio del teatro nuovo, con caffetteria da un lato. Portone in mezzo praticabile, che introduce alla platea.

 

Interno del teatro nuovo non del tutto terminato.

ATTO PRIMO

Scena prima

Salone nel ridotto del teatro dove si fanno le prove di musica. Vi sarà un cembalo, e un tavolino con calamaro.
Fischietto, e tutti i Coristi che provano la musica dell'opera, indi don Grilletto.

FISCHIETTO

Su, da bravi, giovinotti:

quelle note ben marcate;
state attenti, non mi fate
tante volte replicar.

(va al cembalo)

CORO

Viva il valor dell'armi,

viva il guerriero invitto,
che del nemico...

FISCHIETTO

Zitto!

(si alza dal cembalo)

Che diavolo mai fate!

Voi sempre qua sbagliate,
lasciate una battuta.
Torniamo a cominciar.

CORO

Viva il valor dell'armi,

viva il guerriero invitto,
che del nemico intrepido
ci fece trionfar.

FISCHIETTO

Adesso è andato bene.

GRILLETTO

Amico, vi saluto.

FISCHIETTO

Signore, ben venuto.

GRILLETTO

Che fate?

FISCHIETTO

Provo un coro.

GRILLETTO

(ai coristi)

Signori miei, perdonino.

(a Fischietto)

Fermatevi un momento.
Sentite questi sdruccioli,
sentite che portento.
Gli ho fatti ad una giovine
che devesi sposar.

GRILLETTO

(cava fuori una carta, e legge)

«O tu bellissima

bellezza bella,
che splendidissima
splendida splendi,
se un amantissimo
amante prendi,
oh felicissima
felicità!»

GRILLETTO

Sentite il resto.

FISCHIETTO

Ora non posso.

GRILLETTO

Io faccio presto...

FISCHIETTO

No, no: scusate.

GRILLETTO

Dunque provate:
io qua attentissimo
sto ad ascoltar.

CORO

Viva il valor dell'armi,

viva il guerriero invitto,
che del nemico intrepido
ci fece trionfar.

GRILLETTO

Benissimo, bravissimo!

Gran chiasso deve far.

FISCHIETTO

Ebbene, che vi pare?

GRILLETTO

Questo coro è bellissimo.
Vi sono dei sforzati,
che devono piacere.

FISCHIETTO

Ma quando si va in scena?

GRILLETTO

Si dice ai venti, ma non si anderà.

FISCHIETTO

Perché?

GRILLETTO

Perché il teatro

non è finito ancora.
Inoltre poi vi manca il primo musico.
La nostra prima donna
è innamorata, è cotta del tenore.
Furori, gelosie;
insomma non si studia.

FISCHIETTO

Ma il libretto è finito?

GRILLETTO

È finito, è rivisto, ed approvato.

(guardando verso le scene, da dove verrà una comparsa)

FISCHIETTO

Viene l'avvisatore.
Sentiam che v'è di nuovo.

(va a parlare con l'avvisatore)

FISCHIETTO

Ho capito.

(ai coristi)

Signori, a mezzo giorno

si fa la prova dalla prima donna.
Si ricordino bene, che chi manca
pagherà la penale. A rivedergli.

(i coristi partono)

FISCHIETTO

Andiamo, signor poeta.

(prende la musica e il cappello)

GRILLETTO

Eccomi: dove andate?

FISCHIETTO

Vado in copisteria.

GRILLETTO

Io vado in casa della prima donna.

FISCHIETTO

Dunque là si vedremo.

GRILLETTO

Sì, si vedremo. Addio.

FISCHIETTO

Riverisco umilmente il padron mio.

(partono)

Scena seconda

Sala in casa della prima donna, con cembalo, e carte di musica. Da una parte vi sarà un tavolino con calamaro. Due porte praticabili.
Corilla entrerà in scena tutta mesta, indi Federico.

CORILLA

Ah tu sol, tiranno amore,

mi contrasti ognor la pace,
e non lasci questo core
un momento respirar.

FEDERICO

Mia Corilla.

CORILLA

(sdegnosa)

Andate via.

FEDERICO

Ah, perché, diletta mia,
mi fai sempre sospirar?

CORILLA

Perché siete un incostante.

FEDERICO

No, mia cara, io sono amante.

CORILLA

Ma di chi?

FEDERICO

Di voi, lo giuro.

CORILLA

Siete un perfido, uno spergiuro,
non vi voglio più ascoltar.

FEDERICO

Ah crudel, ah donna ingrata!

Sei la fiera più spietata,
che si possa mai trovar.

CORILLA

Menzognero.

FEDERICO

(Non resisto.)

CORILLA

Traditore.

FEDERICO

(Qual momento!)

CORILLA, FEDERICO

(Agitato il cor mi sento
dall'affanno, e dal dolore,
mi tormenta il crudo amore,
mi fa l'alma palpitar.)

CORILLA

(passeggiando smaniosa)

Ho risoluto.

FEDERICO

(come sopra)

Ho risoluto anch'io.

CORILLA

Voglio crepar piuttosto che soffrire
un amante infedele come voi.

FEDERICO

Non vi rispondo.

CORILLA

Andate, andate pure
dalla vostra contessa.
Io creperò.

FEDERICO

Fate ciò che volete.

CORILLA

Come, cosa, che dite?
Siete un ingrato, un diavolo, una furia.
Ohimè... più non ci vedo.

(cade sopra una sedia)

FEDERICO

Corilla mia.

(avvicinandosi alla sedia)

CORILLA

(scacciandolo)

Lasciatemi.

FEDERICO

Non so dove mi sia.

Scena terza

Don Grilletto, e detti.

GRILLETTO

M'inchino a così bella compagnia.

FEDERICO

(Che importuno!)

GRILLETTO

Cos'è?

(Scena muta. Ho capito.)

(improvvisando)

Un dì così facea
la vaga Citerea...
ora fremente, or tenera,
ora sdegnosa, or placida,

(s'accosterà a Corilla)

ma sempre bella ognor.

CORILLA

Non mi seccate.

GRILLETTO

Grazie. Io non mi offendo.
E lei, signor Mordente, cosa dice?

FEDERICO

Io dico che è suonato il mezzo giorno,
che non si vede alcuno,
e che non voglio fare
il servitore agli altri.

CORILLA

Il signorino
s'annoia di star qua.

FEDERICO

Io non m'annoio;
ma la mia convenienza...

GRILLETTO

Zitti, zitti signori, son qua tutti.

(dopo aver guardato verso le scene)

FEDERICO

Oh manco male!

CORILLA

(piano a Federico)

Ingrato.

Scena quarta

Fastidio, Violante, Fischietto, tutti i Coristi, una Comparsa, che porterà la musica, e detti.

FASTIDIO

Mi perdoni, signora, s'ho tardato.

(bacia la mano a Corilla)

VIOLANTE

(a Corilla)

M'inchino a lei.

CORILLA

Son serva. Accomodatevi.

(Violante si metterà a sedere)

FEDERICO

Manca il signor maestro.

FISCHIETTO

Viene a momenti.

(in questo intervallo Fischietto prenderà la musica, e la metterà sul cembalo, e la comparsa partirà)

GRILLETTO

Eccolo per l'appunto,
che frettoloso a noi rivolge il piede.
Guardate se non sembra un ganimede.

Scena quinta

Campanone in abito di gala con spada, e borsa, e detti.

CAMPANONE

Madamina, miei signori,

Campanone a voi s'inchina.
Quella tenera manina
deh lasciatemi baciar.

(bacia la mano a Corilla)

(a Federico)

La gran scena è terminata.

(a Corilla)

La vostr'aria è principiata.
Io vi ho fatto il ritornello,
con l'a solo al violoncello:
sentirete che armonia,
che sonora melodia.
Questa volta la mia musica
deve certo spopolar.

CAMPANONE

Son qua, signori: cominciamo pure.

(va al cembalo, slega la musica, la mette in ordine, mettendo lo spartito sul lettorino del cembalo)

FEDERICO

Dica, signor Fastidio:
il degnissimo nostro primo musico,
quando viene alla piazza?

FASTIDIO

Il giorno dieci.

CORILLA

E quando si va in scena?

FASTIDIO

Il giorno venti.

CORILLA

Ma ciò non è possibile.

CAMPANONE

Scusatemi, signori,
lasciam questi discorsi.
Ora proviam la musica;
in scena si anderà
il giorno venti, o quando si potrà.

GRILLETTO

Dice bene il maestro.

FEDERICO

Che si prova?

CAMPANONE

Proveremo la scena istrumentata,
che precede il quintetto.

CORILLA

Ho capito.

(guarda sul cembalo, e prende la sua parte)

FEDERICO

S'intende scena sesta.

(come sopra)

GRILLETTO

Quella appunto.

VIOLANTE

Si prova anche il quintetto?

CAMPANONE

Signora sì.

FEDERICO

Ma come s'ha da fare,

se mancano due parti principali:
il basso, e il primo musico?

CAMPANONE

Ma perché manca il basso?

FASTIDIO

Perché è a letto ammalato.

CAMPANONE

Ebben rimedieremo.
Fischietto starà al cembalo.
Io canterò la parte del soprano,
e il nostro don Grilletto
farà il favore di cantare il basso.

CORILLA

Canta lui pure?

GRILLETTO

Mi diverto.

CAMPANONE

Andiamo.

(tutti prenderanno la sua parte in mano, e Fischietto anderà al cembalo)

CAMPANONE

Attenti bene. A noi.

Dopo quella chiamata: «I grandi eroi».

CORILLA

Vincer tu speri invano
l'ostinato mio core
non potrò mai dal petto
svellare l'impression del primo effetto.

GRILLETTO

Piano, signora, piano.

(prende la parte di Corilla, e le fa vedere che ha sbagliato)

Favorisca: qui dice

svellere l'impression del primo affetto.

CORILLA

O svellere, o svellare, affetto, o effetto
è poi tutto lo stesso.

(riprendendo la sua parte)

CAMPANONE

(Ho capito, ho capito.)

Andiamo avanti.

FEDERICO

Femmina imbelle, e poi sprezzar cotanto
del vincitor la mano?
Pensa che sono...

CORILLA

Amante, non ti temo,
non ti curo sdegnato.

FEDERICO

Mori dunque, crudel.

GRILLETTO

Ferma, spietato.

CORO

Ferma, senti, arresta il colpo.

CORILLA

Qual momento!

FEDERICO

Quale istante!

CORO

Non ferir quel core amante,
non usarle crudeltà.

Insieme

CORILLA

(Son confusa, palpitante,

agitato il cor mi sta.)

FEDERICO

(Son confuso, palpitante,

agitato il cor mi sta.)

VIOLANTE, GRILLETTO

È confusa, palpitante,

agitato il cor gli sta.

CAMPANONE

Bravi, bravi: va benissimo,

son contento in verità.

Stiamo attenti. Il basso forte.

Piano gli altri, a mezza voce.

CORILLA, VIOLANTE, FEDERICO, GRILLETTO

(Ah, perché destino atroce,

tu non hai di me pietà!)

CAMPANONE

Ora sorte il primo musico

colla bella cavatina.

CORILLA

(alzandosi)

Fermi, fermi: mi perdonino;
questa cosa non può star.

(al maestro)

Dica un poco, mio padrone,
perché questa distinzione?

CAMPANONE

Al poeta lo domandi.

(alzandosi dal cembalo)

GRILLETTO

Lo domandi all'impresario.

FASTIDIO

Io non c'entro...

CORILLA

Ebbene uditemi:

voglio anch'io la cavatina.

FEDERICO

Dice bene madamina,
e mi posso io pur lagnar.

CAMPANONE

Io non cambio.

CORILLA

Cambierete;

altrimenti sentirete
la vostr'opera fischiar.

CORO

Ma signori, non gridate.

FASTIDIO

Seguitiam.

CORILLA

Non mi seccate.

FEDERICO

(a Fastidio)

Io protesto la scrittura.

CORILLA

(a Campanone)

Io vi dico a dirittura,
che non voglio più cantar.

(straccia la parte del quintetto)

CAMPANONE

Oh cospetto di un cannone!

Quest'affronto a Campanone,
non lo voglio sopportar.

FEDERICO

Impresario, vado via.

VIOLANTE

Vado anch'io.

FASTIDIO

(trattenendoli)

Signora mia,
non andate.

GRILLETTO

Qua restate:
cambieremo.

CAMPANONE

No signore.

CORILLA, VIOLANTE, FASTIDIO, CAMPANONE, FISCHIETTO, FEDERICO, GRILLETTO

(Dalla rabbia, dal furore
io mi sento già crepar.)

TUTTI

(Si confonde la mia testa,

va girando il mio cervello,
ho nel seno una tempesta,
ho nel core un Mongibello,
che mi brucia, che m'accende,
che mi porta a delirar.

(tutti partono, fuorché Fastidio, Fischietto, e i coristi. Corilla e Violante entreranno nella porta laterale, Campanone e Grilletto nella porta di mezzo)

Scena sesta

Fastidio, Fischietto, i Coristi, indi Campanone, e don Grilletto.

FASTIDIO

(verso la scena)

Signor maestro, ehi dico, signorine,
fermatevi, aspettate. Eh maledette
tutte queste etichette!
Maledetto il momento,
che mi saltò nel capo
di fare l'impresario.

FISCHIETTO

Signore, a quel che vedo
è finita la prova,
e possono i coristi andare a casa.

FASTIDIO

Sì, sì: vadino pure.

(i coristi partono, e Fischietto metterà in ordine la musica, e poi partirà portandola seco)

FASTIDIO

Oh poveretto me! son rovinato.
Consumo il mio denaro,
nessuno mi rispetta.
Oh sorte capricciosa, e maledetta!

(parte)

Scena settima

Violante sola.

VIOLANTE

La prima donna è ferma, ed ostinata,
e per quanto si è detto,
non vuole più cantare quel quintetto;
ma io capisco bene,
che tutta la sua collera
non era per la musica.
Amore, amore è quel che la tormenta.
Oh poverette noi!
Che è mai la nostra età!
Se si ama, si delira,
se non si trova amore, si sospira.

VIOLANTE

Per vivere contente

in pace, ed allegria,
ci vuol la compagnia
d'un giovinetto sposo,
che tenero, amoroso,
ci sappia contentar.

Ma se per caso, avesse

il mal di gelosia:
fuggitelo mie care,
se no vi fa crepare.
Cotesta malattia,
no, non si può sanar.

(parte)

Scena ottava

Corilla uscendo dalla camera adirata, indi Federico.

CORILLA

Son la Corilla, e sono prima donna,
voglio essere distinta,
e non sacrificata.

FEDERICO

Siete sempre adirata?

CORILLA

Ne ho tutte le ragioni.

FEDERICO

Dunque vi lascio in pace.

(in atto di partire, ma lentamente)

CORILLA

(Oh ciel! Costui m'incanta.)

(trattenendolo)

No: restate.

FEDERICO

Credetemi, Corilla, io son fedele.

CORILLA

Veramente?

FEDERICO

Sì, cara.

CORILLA

Ma la vostra contessa?

FEDERICO

Io la stimo, e non altro.

CORILLA

Ah!...

FEDERICO

Cos'avete?

CORILLA

Presto mi lascerete.

FEDERICO

No, mio bene;
aspetto la scrittura da Torino
per me, e per voi.

CORILLA

Dite da vero?

FEDERICO

È certo.

CORILLA

Dunque anderemo insieme.

FEDERICO

Così spero.

CORILLA

Me lo prometti?

FEDERICO

Sì, mio dolce amore.
Trasportar dal piacer mi sento il core.

FEDERICO

Cara fiamma del cor mio,

qual momento di piacer!
Or non sento altro desio,
che star teco, o mio tesor.

La crudele gelosia

longi sia da' nostri petti,
ed in dolce laccio stretti
sia dell'alme un sol voler.

Cara fiamma del cor mio,

qual momento di piacer!

(parte)

CORILLA

Veramente, il confesso,
Federico m'adora. Io qualche volta,
per quella maledetta gelosia,
a torto lo strapazzo:
ma più non lo farò. Vediamo un poco
la scena, e il mio rondò del second'atto.

(va a sedere al cembalo ripassando diverse carte di musica)

Scena nona

Campanone, e detta.

CAMPANONE

(vedendo Corilla si trattiene)

La signora, che fa la pretendente,
esamina la musica.
Chi sa se la conosce.
Fingiam di non vederla.

(viene avanti leggendo il libro dell'opera)

CORILLA

Ecco il maestro.
Nemen mi guarda. Legge. È forse usanza
in una stanza entrare,
senza il padron di casa salutare?

CAMPANONE

(leggendo)

«Risponder non mi curo
a una femmina vana, ardita, e sciocca.»

CORILLA

(avanzandosi)

Con chi parla, signore?

CAMPANONE

Oh! lei mi scusi.
Stavo attento leggendo
la scena delle carceri;
ecco qua, dove dice:

(mostrandole il libro)

«Risponder non mi curo»...

CORILLA

Lasciamo per adesso tal discorso,
e parliamo sul serio.
Io sono mal contenta
di lui, e della musica; ha capito?

CAMPANONE

Ho capito.

CORILLA

Voglio un altro quintetto.

CAMPANONE

Ho capito.

CORILLA

Nell'aria

ci voglio il pertichino.

CAMPANONE

Ho capito.

CORILLA

Se farà tutto questo

d'accordo noi sarem perfettamente.

CAMPANONE

Ho capito; ma già non faccio niente.

CORILLA

Come? Corpo del diavolo!

CAMPANONE

Signora non si scaldi,
che perderà la voce.

CORILLA

Sono la prima donna assolutissima.

CAMPANONE

Ho capito.

CORILLA

Lei deve contentarmi.

CAMPANONE

Ho capito.

CORILLA

Lo faccia immantinente.

CAMPANONE

Ho capito; ma già non faccio niente.

CORILLA

Cospettone! non so chi mi trattenga...

(avanzandosi a Campanone)

CAMPANONE

Ehi dico, madamina, si ricordi,
che so suonare il cembalo.

(additando di saper difendersi colle mani)

CORILLA

Come sarebbe a dire?

CAMPANONE

Sarebbe a dire che ho le mani anch'io.

CORILLA

Ardireste?

CAMPANONE

No, no: non ardirei;

ma a proposito sol risponderei.

CORILLA

Rispondereste?

CAMPANONE

Signora sì.

CORILLA

Cosa fareste?

CAMPANONE

Ma!... non lo so.

CORILLA

Si spieghi bene,

signor campione.

CAMPANONE

All'occasione
mi spiegherò.

CORILLA

Osservate, che bel mobile

contrastar con me pretende:
poverino! Non comprende
che da ridere mi fa.

(deridendolo)

CAMPANONE

Madamina non s'affanni,

non riscaldi il bel visetto;
se le casca quel rossetto,
casca pure la beltà.

CORILLA

Insolente.

CAMPANONE

Non si scaldi.

CORILLA

(sdegnosa)

Siete un sciocco.

CAMPANONE

Lei è pazza.

CORILLA, CAMPANONE

Se più ancora mi strapazza,
qualche cosa nascerà.

CORILLA

(Proviamo un poco

colle carezze.)
Maestro amabile
via compiacetemi.

CAMPANONE

Vedrò... chi sa...

sì, sì... ma no...

CORILLA

(Mi viene voglia

di pettinargli
bene, ma bene
quel parrucchino.)

CAMPANONE

(Mi viene voglia

da accomodarle
bene, ma bene
quel bel visino.)

CORILLA

Via, risolvete.

CAMPANONE

Dirò... vorrei...

CORILLA

Vi porti il diavolo!

CAMPANONE

Piuttosto lei.

CORILLA, CAMPANONE

Già dalla rabbia

mi sento accendere,
se non si modera,
se più mi stuzzica,
la mia politica
più fren non ha.

(partono)

Scena decima

Don Grilletto, Fastidio, e Fischietto.

GRILLETTO

(guardando in scena)

È permesso... si può... Qui non v'è alcuno.
Sarà nella sua stanza.
Venite avanti. Via non v'affannate.

(avanzandosi e parlando con Fastidio, che sarà inquieto)

GRILLETTO

Anderà tutto bene.
Lasciate fare a me, sono il poeta,
e mi farò sentire.
Voglio prima di tutto
parlare con Corilla, e voi mandate
a cercare il maestro.

FASTIDIO

Ma dove ritrovarlo?

FISCHIETTO

L'ho veduto sortir da questa casa,
ed entrar nel caffè.

FASTIDIO

Va' dunque presto,
e fallo qua venire.

(Fischietto parte)

GRILLETTO

Allegri, allegri.
Ho ritrovato il modo
di contentarli tutti.
Ai capricci di lor, che per iperbole
chiamansi virtuosi io sono avvezzo,
e tutti li derido, e li disprezzo;
e per levarmi alfin da tanto impaccio,
or sentite, mio caro, come faccio.

GRILLETTO

La signora prima donna

vuol nell'aria il pertichino;
la seconda un minuettino,
che abbia un po' di singolar.

Dico a tutti: sì signore,
e poi fo quel che mi par.

Vuole il buffo una sortita

sulle grazie di Despina;
per la flebil cavatina
il tenor mi sta a seccar.

Le ripeto: sì signore,
eppoi fo quel che mi par.

Per il pezzo concertato,

pe 'l duetto, pe 'l finale,
chi mi tira, chi m'assale,
chi esibiscemi un sorbetto,
chi il caffè, chi un regaletto;

dico a tutti: sì signore,
eppoi fo quel che mi par.

Ah, poeti meschinelli!

Se ascoltate i lor capricci,
comporrete de' pasticci;
vi farete corbellar.

(parte)

Scena undicesima

Fastidio, e poi Campanone.

FASTIDIO

Voglia il ciel che riesca. Ecco il maestro.

CAMPANONE

Son qua, signor Fastidio. Che volete?

FASTIDIO

Or vien la prima donna,
e si deve decidere d'accordo
l'affare del quintetto.

CAMPANONE

Vado via.

FASTIDIO

Perché?

CAMPANONE

Perché con bestie

non voglio contrastare.

FASTIDIO

Per carità restate;
se partite di qua mi rovinate.

Scena dodicesima

Corilla, Federico, don Grilletto, e detti.

CORILLA

(a Grilletto)

Se la cosa è così, son contentissima,
e canterò il quintetto.

FEDERICO

Lo canterò ancor io.

FASTIDIO

(piano a Campanone)

Avete inteso?

CAMPANONE

Ho inteso.

GRILLETTO

Orsù: signori,

venite qua, sediamo,
e de' nostri interessi discorriamo.

(si mettono tutti a sedere)

GRILLETTO

Parlo con voi, maestro. Qui si tratta
di contentar la nostra prima donna.
Il musico non c'è, né può sapere
quello che avete scritto: onde, direi
di levare...

CAMPANONE

Che cosa?

GRILLETTO

Levar la cavatina.

CAMPANONE

Non posso farlo.

CORILLA

Ed io non canterò.

GRILLETTO

Adesso, permettetemi...

(si alza, e va a parlare a Campanone)

Bisogna aver giudizio:
Corilla ha del partito, e vi potrebbe...

CAMPANONE

(Cederò per prudenza.)

(si alza)

Signorina,

non sono già ostinato, come crede,
e voglio contentarla.

CORILLA

Dunque la leverete?

CAMPANONE

Sì, sì, la leverò.

CORILLA

Ed io con grande impegno canterò.

GRILLETTO

Ecco tutt'aggiustato. Andiamo a pranzo.

FASTIDIO

Andiamo.

FEDERICO

No: fermatevi.

Dobbiamo andare tutti
a pranzare in campagna.

CAMPANONE

Ma dove?

FEDERICO

Qua vicino.

Oggi v'è la gran festa,
e ci divertiremo.

CORILLA

Dunque ordinate subito al cocchiere
che attacchi la carrozza.

FEDERICO

Vado.

(in atto di partire)

FASTIDIO

No, no: lasciate; io farò tutto.

(trattenendolo parte)

CAMPANONE

Frattanto che ritorna
proviamo qualche cosa.

CORILLA

Volontieri.

Voglio farvi sentire
un'aria, che fu scritta per me a Roma,
e fece gran furore. Ehi Federico,
prendete il violino, e accompagnatemi.

FEDERICO

Subito.

(va nella stanza, e ritorna subito col violino)

CORILLA

Io bramerei,

che l'aria del prim'atto
fosse di questo genere.

CAMPANONE

Vedremo:

e un'aria a genio vostro noi faremo.

(va al cembalo)

CORILLA

Palpitando mi va il core,

me meschina, che farò!
Dall'affanno, e dal timore
sventurata io morirò.

Ah, se nel cor sentite

i moti di pietà;
quest'alma compatite,
che pace più non ha.

CAMPANONE

Brava, Corilla, e bravo Federico.
Suonate come un angelo.
L'aria mi piace; è bene istrumentata.

(si sente il cocchiere che batte la frusta)

FEDERICO

Ecco che la carrozza è già arrivata.

(riporterà il violino nella stanza, e ritornerà subito)

Scena tredicesima

Fastidio, e detti.

FASTIDIO

Signori, è tutto pronto.

CORILLA

Andiamo.

FEDERICO

Andiamo.

FASTIDIO

Questa sera vi avverto,
si fa prova in teatro
con tutti gli strumenti.

CAMPANONE

Va benissimo.

FEDERICO

Andiamo adesso a pranzo.

CORILLA

Andiamo a divertirsi in compagnia.

CAMPANONE

In campagna staremo in allegria.

(partono)

Scena quattordicesima

Amena campagna con veduta di colline in distanza, e tende sparse qua e là ad uso di fiera.
Coro di Contadini, con Contadine che suonano diversi strumenti, indi Pipetto, e Checchina.

CORO

Compagni, saltiamo;

amici, cantiamo;
che bella campagna,
che bella cuccagna
quest'oggi si fa.

(vedendo arrivare Checchina e Pipetto, tutti gli vanno incontro)

CORO

Evviva Pipetto!

Evviva Checchina!
La cara sposina
contenta sarà.

CHECCHINA, PIPETTO

Più dolce diletto,

più grato momento
il core contento
di questo non ha.

TUTTI

Compagni, saltiamo;

amici, cantiamo;
che bella campagna,
che bella cuccagna
quest'oggi si fa.

(comincia il tempo a farsi torbido)

CHECCHINA

Il tempo si fa nuvolo.

PIPETTO

Arrivan forestieri.

CORO

Saranno cavalieri
che vengono alla festa.

CHECCHINA

Ma il cielo più s'intorbida.

PIPETTO

Minaccia una tempesta.

Scoppia un fulmine.

TUTTI

Ah ~ fulmina; fuggiamo,

a casa ritorniamo;
si vada via di qua.

(fuggono)

Si vedranno le Persone sortire dalle baracche, e fuggire.

Continuerà il temporale con lampi, e fulmini.

Si vedrà una carrozza attraversare il palco.

A poco a poco cesserà il temporale, e comparirà in cielo l'iride.

(il temporale sarà sempre accompagnato dalla musica sino alla fine)

Scena quindicesima

Campanone, Federico, don Grilletto, Fastidio.
Corilla tutta spaventata, appoggiandosi a Federico e Fastidio.

GRILLETTO

Fatevi spirito.

FEDERICO

Venite avanti.

CORILLA

Oh dio! reggetemi.

FEDERICO

Son qua, appoggiatevi.
La gran tempesta
ora è cessata.

CAMPANONE

La mia parrucca
si è ben bagnata.

CORILLA

Qualche ristoro...

FEDERICO

Sì, mio tesoro,
si troverà.

CORILLA, FASTIDIO, GRILLETTO, CAMPANONE, FEDERICO

Ora che il cielo

ritorna in calma,
la pace all'alma
ritornerà.

Scena sedicesima

Coro di Contadini e Contadine che ritornano; Pipetto, Checchina, e detti.

CORO

Allegri, allegri;

qua ritorniamo.
Signori belli
vi salutiamo.

PIPETTO

Presto Checchina,

presto sposina;
quella signora
vanne a inchinar.

CHECCHINA

(inchinandosi a Corilla)

Serva umilissima.

CORO

Brava, bravissima!

CAMPANONE

Quella è un boccone
per Campanone;
ma mi conviene
dissimular.

FEDERICO

(andando verso Checchina)

Siete la sposa?

CHECCHINA

Signore sì.

FEDERICO

Me ne consolo.

CORILLA

(fremendo)

(Eccolo lì.)

FEDERICO

(prendendo Checchina per la mano)

Che bella mano!

PIPETTO

Eh! non toccate.

FEDERICO

Non dubitate.

CAMPANONE, GRILLETTO, FASTIDIO

(Un altro turbine
vedo destar.)

CORILLA

(avventandosi contro Federico)

Ah bricconissimo!

In mia presenza
siete capace...

CHECCHINA

Scusi eccellenza.

(Checchina, e tutti i villani si scostano intimoriti)

CHECCHINA

Ma all'inumano
questa mia mano
farò provar.

(gli dà uno schiaffo, e tutti restano sorpresi)

CORO

Oh ~ che vedo! quasi tremo.

Insieme

CORILLA, CHECCHINA, GRILLETTO, FASTIDIO

È rimasto senza fiato.

FEDERICO

Son rimasto senza fiato.

CAMPANONE

La tempesta che ha cessata,
par che torni a cominciar.

CORILLA, CHECCHINA, GRILLETTO, FASTIDIO, FEDERICO, PIPETTO

Oh che giorno!

CAMPANONE

Oh che gran fame.

CORILLA, CHECCHINA, GRILLETTO, FASTIDIO, FEDERICO, PIPETTO

Sento l'alma, a poco a poco
tutta foco diventar.

CAMPANONE

Se non mangio, a poco a poco

qui svenuto ho da cascar.

FEDERICO

Ho risoluto;

crudel ti lascio.

TUTTI

(fuorché Corilla)

No, no, fermatevi.

CORILLA

Oh traditore!
Sen... to... che... il... co... re...
man... can... do... va.

CAMPANONE

Andiamo a pranzo.

CORILLA

Indegno, infame.

CAMPANONE

Or dalla fame
mi svengo qua.

CORILLA, CHECCHINA, CAMPANONE, GRILLETTO, FASTIDIO, FEDERICO, PIPETTO

Oh che giorno fatale e funesto,

che momento terribile è questo!
Dalla rabbia già fremo, deliro.
Al dolore non reggo, sospiro,
e una fiera terribil tempesta
nella testa scoppiando mi va.

CORO

Ah, signori, non fate rumore

quel furore tremare mi fa!

Variante dell'aria di Campanone

Variante estesa all'inizio della scena quinta.

CAMPANONE

Madamina, miei signori,

Campanone a voi s'inchina.
Quella tenera manina
deh lasciatemi baciar.

(bacia la mano a Corilla)

(a Federico)

La gran scena è terminata.

(a Corilla)

La vostr'aria è strumentata.
Sentirete il ritornello,
come è nuovo, come è bello,
v'è un a solo al clarinetto,
ch'ha da fare molto effetto,
i due flauti, e l'oboè
vanno uniti tutti tre.

Al clarino, quando scherza,

il fagotto va di terza,
sentirete che armonia,
che sonora la melodia!
Questa volta la mia musica
deve certo spopolar.

ATTO SECONDO

Scena prima

Atrio del teatro nuovo con porta grande in mezzo che introduce alla platea.
Caffetteria da un lato, con Gente che serve.
Violante, Fastidio, Fischietto, che stanno prendendo il caffè.

VIOLANTE

In somma, a quel che sento,
la vostra scampagnata
è andata molto male.

FASTIDIO

Fra i fulmini, la pioggia,
e quella maledetta gelosia,
non si stette un momento in allegria.

VIOLANTE

Ma se la prima donna è sempre in collera
la prova anderà male.

FASTIDIO

Non temete,

son già pacificati,
e a casa, ben d'accordo, sono andati.

(si sente suonare un orologio)

VIOLANTE

Ecco le sette e mezza.

FASTIDIO

La prova è all'otto in punto.

(a Fischietto)

Si è veduto nessuno?

FISCHIETTO

Sì signore.

Il poeta, e il maestro,
sono in copisteria.
E Federico con la prima donna
sono andati in ridotto.

VIOLANTE

Erano in pace?

FISCHIETTO

Sembravano due sposi.

FASTIDIO

(guardando verso la scena)

Chi son coloro?

FISCHIETTO

Sono i coristi.

FASTIDIO

Fateli qua passare,

e un gelato o caffè fate lor dare.

FISCHIETTO

Venite avanti, amici.

(ai coristi, ch'entreranno in scena)

FISCHIETTO

Il signor impresario ha ordinato,
che un gelato a ciascun vi sia donato.

CORO

Ringraziamo l'impresario,

siamo qua per ubbidirlo,
ed ognora a ben servirlo
impegnati ci vedrà.

(dopo il coro anderanno nella caffetteria a prendere il gelato)

FASTIDIO

Possiamo entrar frattanto
a vedere il teatro.

VIOLANTE

Entriamo pure.

FASTIDIO

Poco manca alla prova;
andiamo dunque: se altro non faremo,
il lavoro finito osserveremo.

(entrano tutti in teatro)

Scena seconda

Federico, e Corilla.

FEDERICO

Ehi: bottega. Caffè.
Sediamo, o cara.

(si mettono a sedere)

FEDERICO

Come vi sentite?

CORILLA

Mi sento bene, perché siamo in pace.

FEDERICO

Non v'adirate più.

CORILLA

Da voi dipende.

FEDERICO

Per dar fine ai sospetti
pronto sono a sposarvi.

CORILLA

(alzandosi con giubilo)

Lo farete?

FEDERICO

(come sopra)

Lo farò, mio tesoro.

CORILLA

Dammi la mano.

CORILLA, FEDERICO

Oh ciel! Di gioia io moro.

CORILLA, FEDERICO

M'avrai costante ognora,

idolo del mio core,
e con eterno amore
quest'alma ti amerà.

CORILLA

Son lieta.

FEDERICO

Son felice.

CORILLA

Mio bene!

FEDERICO

Mio tesoro!

CORILLA, FEDERICO

Oh ciel! Di gioia io moro.

Ah! che non è possibile
spiegare il mio diletto:
di giubilo nel petto
brillando il cor mi va.

(entrano in teatro)

Scena terza

La scena rappresenta un teatro nuovo non del tutto terminato. Sul palco scenico vi saranno Gente a lavorare.
Fastidio, Violante, Fischietto, tutti i Coristi, indi Campanone, don Grilletto, Corilla e Federico.

FASTIDIO

(osservando il teatro)

Che dite del teatro?

VIOLANTE

Mi pare bello assai.

(una comparsa porterà lo spartito con tutte le parti. Fischietto lo metterà sul tavolino, leverà da quello le parti per i suonatori, e le farà distribuire in orchestra)

VIOLANTE

Quando sarà finito?

FASTIDIO

Fra pochi giorni.

CAMPANONE

Oh, oh: siamo qua tutti.

FASTIDIO

Riverisco.

VIOLANTE

Madama, ben tornata.

Come sta lei?

CORILLA

Ah...

(tosse)

Son raffreddata.

CAMPANONE

(La solita canzone
di tutte le cantanti.)

GRILLETTO

(a Federico)

Osservaste il teatro?

FEDERICO

L'ho veduto.

L'architettura è bella, e se non sbaglio,
deve riuscire armonico.

CAMPANONE

(verso la gente che lavora)

Ma zitti.

Zitti per carità;
altrimenti la prova non si fa.

(i lavoratori si fermano)

CAMPANONE

Ma cosa è questo? Il palco non è in ordine?
E dove proveremo?

FASTIDIO

Bisogna accomodarsi qua in platea.

CAMPANONE

Questo è un imbroglio; basta, cercheremo
d'adattarsi alla meglio.

(va al cembalo, e guarda lo spartito)

CORILLA

Dica, signor poeta: a questo dramma
che titolo ci date?

GRILLETTO

«Ettore in Trebisonda».

FEDERICO

Come siamo vestiti?

GRILLETTO

Alla romana.

FEDERICO

Alla romana? O diavolo!
Questo non è il carattere.

GRILLETTO

Che importa?

A queste piccolezze
il pubblico non bada.

CAMPANONE

Siamo all'ordine,
possiamo incominciare.

(don Grilletto mette fora il libro dell'opera)

CORILLA

Cosa prima si prova?

CAMPANONE

Prima la sinfonia vorrei provare.

FISCHIETTO

Scusi, signor maestro, ma il copista
non l'ha portata ancora.

CAMPANONE

Maledetto! Cominciamo dunque
dalla gran marcia dopo il primo coro.

(verso l'orchestra)

Attenti bene, miei signori, a loro.

Qui segue una gran marcia con tutta l'orchestra. I Cantanti avranno la loro parte in mano, i Coristi pure. Fischietto si metterà a suggerire la musica.

FEDERICO

Vincemmo, amici, e Trebisonda ancora
trema delle nostr'armi.
E tu, superba donna,
mira i seguaci tuoi vinti, e avviliti.
Decisa è la tua sorte:
o la mia mano, o subirai la morte.

CORILLA, VIOLANTE

Le nostre lagrime,

pietosi dèi,
nel cor vi destino
qualche pietà.

FEDERICO

No, di voi perfidi,

non ho pietà.

CORO

Che fato misero,
che crudeltà.

GRILLETTO

Bravo maestro.

CAMPANONE

Grazie.

FEDERICO

Ora che segue?

CAMPANONE

L'aria della regina.

CORILLA

Oibò: vien troppo presto; io non la canto.

FASTIDIO

Ecco un'altra questione.

GRILLETTO

Ma come s'ha da fare?

CORILLA

Mettete prima quella
della seconda donna.

VIOLANTE

Io canto al second'atto.

CORILLA

Oh, mi perdoni.
Lei certo canterà,
e dove, e quando mi comoderà.

(frattanto verrà una comparsa a parlar con Fastidio)

CAMPANONE

In somma che facciamo,
si prova, o non si prova?

CORILLA

Io vi ripeto,

che in questa situazione
non canto l'aria.

CAMPANONE

Si trasporterà.

CORILLA

Ora siamo d'accordo.

FEDERICO

Andiamo avanti.

FASTIDIO

Signori, dice il sarto,

che se il vestiario voi veder volete,
basta che vi degniate di salire
una piccola scala.

FEDERICO

Lo vedrò volentieri.

VIOLANTE

Io pure.

CORILLA

Anch'io;

voglio veder se è fatto a modo mio.

Fastidio, Corilla, Federico, Violante partono; Fischietto e i Coristi si ritirano in disparte.

Scena quarta

Don Grilletto, e Campanone.

GRILLETTO

Ci hanno piantato qua.

CAMPANONE

O che pazienza!
Parliamo in confidenza,
un gran brutto mestiere
è quello del maestro.
Le paghe son miserie,
e i signori virtuosi
non son contenti mai.

GRILLETTO

Ma quello di poeta è peggio assai.

GRILLETTO

Per comporre un dramma serio

quattro mesi ho consumato,
trenta scudi ho guadagnato:
dite voi, come si fa?
Ah! se Apollo non dà lena
la mia vena seccherà.

CAMPANONE

Io guadagno per quest'opera

cento ottanta collonati;
ma a quest'ora ne ho mangiati
quasi più della metà.
Ah! se manca la risorsa
la mia borsa piangerà.

GRILLETTO

Oh Minerva, sei crudele!

CAMPANONE

Oh miseria! sei fedele.

CAMPANONE, GRILLETTO

(verso il cielo)

Per conforto a' mali miei,
deh mandate, o sommi dèi,
una pioggia di zecchini,
contentate due meschini,
che vi stanno ad implorar.

(come sopra)

GRILLETTO

Giù le doppie.

CAMPANONE

Giù zecchini.

GRILLETTO

Scudi almeno.

CAMPANONE

Almen quattrini.

CAMPANONE, GRILLETTO

Ah, ah, ah. Noi siamo pazzi.

CAMPANONE

Sta a veder che piovan sassi,
e ci fan scappar di qua.

CAMPANONE, GRILLETTO

Caro amico, concludiamo,

che per noi non c'è fortuna;
ma speriamo, sì speriamo,
forse un dì si cangerà.

(partono)

FISCHIETTO

(richiamandoli)

Ehi, signori, fermatevi.
Buona notte alla prova.

Scena quinta

Federico, Corilla, Fastidio e Violante che ritornano, indi Campanone e don Grilletto, leggendo una lettera.

FEDERICO

Oh che vestiario!
Che porcheria, che roba!

CORILLA

Un abito di lana io non lo porto,
se mi dan mille doppie.

FASTIDIO

Ma, cara, perdonate; ai tempi di Ettore
la seta non si usava.

CORILLA

E cosa importa,

se allor non v'era seta,
adesso se ne trova. Voglio il manto
di raso, o di velluto.

Don Grilletto e Campanone entreranno in scena leggendo una lettera; entrerà anche un Portalettere.

FASTIDIO

Si farà.

Ma signora, proviamo in carità.

CAMPANONE

(leggendo)

Ah, ah, ci ho gusto.

CORILLA

Ditemi Fischietto,
è venuta la posta?

FISCHIETTO

In questo punto.
Ecco là il portalettere.

Tutti correranno dal Portalettere, il quale darà a ciascheduno la sua lettera. Federico pagherà la sua, e quella di Corilla, Fastidio pagherà la sua, e quella di Violante.

CORILLA

Ve ne sono per me?

VIOLANTE

Per me ne avete?

FEDERICO

Quante di mie?

FASTIDIO

Eccovi sette soldi.

GRILLETTO

(a Campanone)

Da dove vi si scrive?

CAMPANONE

(guardando la marca)

Da Firenze, e Venezia.
E a voi?

GRILLETTO

(come sopra)

E a me da Napoli, e Torino.

FASTIDIO

Chi v'ha scritto?

VIOLANTE

Un amico di Cremona.

FEDERICO

Da dove è a voi diretta?

CORILLA

Da Verona.

Nell'intervallo del ritornello ciascheduno aprirà la sua lettera, e si metteranno a leggerla.

CORILLA

Corilla dilettissima.

VIOLANTE

Violante amabilissima.

CAMPANONE

Maestro pregiatissimo.

FEDERICO

Amico stimatissimo.

FASTIDIO

Fastidio mio carissimo.

FISCHIETTO

Amico garbatissimo.

GRILLETTO

Signore gentilissimo.

CORILLA

Vi spedisco in un pacchetto
la pomata, ed il rossetto,
e sospiro il bel piacere
di potervi rivedere.

VIOLANTE

Io vi mando, mia carina,

della tela sopraffina,
ed appena sarà fatto
manderovvi il mio ritratto.

CAMPANONE

Il tenore fu applaudito,

ma la musica fischiata,
io son stato compatito,
queste son le novità.

FEDERICO

Lo spettacolo è decente,

ma però non ha incontrato:
l'impresario è disperato,
io non so come anderà.

GRILLETTO

La tardanza di un soggetto

non ci fece andare in scena;
questa volta ci scommetto
che gran fiasco si farà.

FASTIDIO

La cantante Sassanudi

vuol di paga mille scudi.

FISCHIETTO

Preparate tre spartiti

conosciuti, ed applauditi;
se del nolo son contento
ve lo pago sul momento.

CAMPANONE

A Firenze gran fischiate.

CORILLA

Piace il buffo di Verona.

VIOLANTE

Anche quello di Cremona.

FEDERICO

A Trieste piace l'opera.

TUTTI

(con i cori)

Rallegriamoci di core
noi faremo gran furore,
alle stelle si anderà.

CORILLA

(rileggendo la lettera)

Il barone ha gran premura,

gli son grata in verità.

FEDERICO

(piano a Corilla)

(dopo aver riletto la lettera)

È venuta la scrittura,

fra di noi si parlerà.

CAMPANONE

A Milano gran spettacolo.

FEDERICO

A Venezia piace l'opera.

GRILLETTO

A Torino bel scenario.

TUTTI

(con i coristi)

Rallegriamoci, impresario,
rallegriamoci di core;
noi faremo gran furore,
alle stelle si anderà.

CAMPANONE

Presto, presto, signori,
lasciamo andar per ora
tutte le novità.
Seguitiamo la prova. A lei, madama,
proviamo il suo rondò.

CORILLA

Proviamolo pure,
io già lo so a memoria.

GRILLETTO

Ebben; dunque possiamo
metterlo ancora in scena. Attenti bene.
L'azione rappresenta
quando Ettore condanna la regina.
All'annunzio fatale
ella quasi si sviene.
Semira la sostiene, e le comparse
tutte le stanno intorno.

(a Corilla situandola nel mezzo)

Voi mettetevi qua.

(a Violante mettendola in atto di sostener Corilla)

Voi qui.

(a Federico situandolo d'una parte)

Voi là.

(ai coristi mettendoli tutti intorno a Corilla)

Voi altri qua d'intorno.

(a Fastidio mettendolo vicino a Corilla)

E voi fingete

d'essere il primo musico.
A noi: andiam, maestro.

CAMPANONE

Da dove?

GRILLETTO

Da quel verso del tenore

«Morte volesti».

CAMPANONE

Ho inteso.

FEDERICO

Morte volesti, e fiera morte avrai.

CORILLA

Che istante! O ciel! Che affanno!

FEDERICO

Olà; popoli: a morte io la condanno.

CORILLA

Misera, io vado: addio!

Ricordati di me.
Potessi, idolo mio,
morir vicino a te.

Non resiste in tal momento

il mio cor, la mia costanza,
non v'è raggio di speranza;
ah! m'abbraccia, o caro bene;
tanti affanni, tante pene
più non posso sopportar.

FASTIDIO

Brava, brava, Corilla.

GRILLETTO

Bella musica!

FEDERICO

Mi consolo con voi.

CAMPANONE

Eh, bagatelle.

VIOLANTE

(a Fastidio)

Questa deve piacere.

FASTIDIO

Così spero.

(una comparsa porterà un involto di musica, e lo darà a Fischietto)

FISCHIETTO

Ecco la sinfonia.

CAMPANONE

Oh manco male!

Vi son tutte le parti?

FISCHIETTO

Sì signore.

CAMPANONE

La proveremo subito.
Andate a distribuirle.

CORILLA

Ehi, ehi Fischietto,
ordinatemi un pounc,
mi sento indebolita.

FEDERICO

Un altro anche per me.

VIOLANTE

E per me ancora.

FISCHIETTO

Subito vi servo.

(parte)

CAMPANONE

Son qua da lor signori. Uniti: andiamo.

(verso le persone sul palco)

Zitti. Forte la prima; incominciamo.

Frattanto ritornerà Fischietto con un Giovine del caffè che porterà tre pounc. Corilla, Federico, e Violante si metteranno a sedere.

CAMPANONE

Larà ~ piano, pianissimo.

Va bene ~ sforzatissimo.
Le viole ben legate,
con espression ~ sforzate.
Laran, laran, larà.

Violini dolce assai;

sforzato il contrabbasso;
timpani ~ che bel passo!
Uniti ~ oh che bell'estro!
Che dite?

VIOLANTE, FISCHIETTO, FASTIDIO

Bravo maestro.

CAMPANONE

È tutta novità.

Crescendo ~ ben sforzato,

che orchestra! son beato;
di meglio non si dà.

TUTTI

Evviva: bella musica;

di meglio non si dà.

CAMPANONE

Oh il gran capo d'orchestra!
Che bravi suonatori! Che complesso!
Sono incantato. Evviva.
Laralà la la la. Oh che bel passo!
Che vi pare?

(frattanto una comparsa porterà un biglietto a Fastidio)

GRILLETTO

Ma bravo, Campanone.

CAMPANONE

Sono un vero cannone,
che spara semicrome, e tutte belle.

FEDERICO

Quest'opera ha d'andar fino alle stelle.

FASTIDIO

Allegri, allegri. Il musico è arrivato.

GRILLETTO

E quando?

FASTIDIO

In questo punto.

CAMPANONE

Dunque si può lasciare,
e la prova a domani trasportare.

FASTIDIO

Benissimo.

FISCHIETTO

Signori dell'orchestra

vadino pure a casa.

CORILLA

Dico: impresario, è fatto il cartellone?

FASTIDIO

È fatto, ed è stampato.

CORILLA

Vorrei vederlo.

FASTIDIO

Subito. Ehi maestro

mostrate alla signora
il nostro cartellone.

CAMPANONE

Ora la servo;

eccolo qua; guardate.

(mostrandole il cartellone)

CORILLA

No: leggetelo forte.

CAMPANONE

Dite bene.

Signori virtuosi
è questo il cartellone,
io ve lo leggo. Zitti, ed attenzione.

CAMPANONE

(legge)

«In occasione et cettera,

dell'apertura et cettera;
si rappresenteranno
due drammi seri in musica:
il primo avrà per titolo
Ettore in Trebisonda,
con musica nuovissima
del maestro Campanone.»

TUTTI

Va bene, va benone.

CAMPANONE

Ma non m'interrompete.

TUTTI

Leggete, via leggete,
che ognuno tacerà.

CAMPANONE

Prima donna assoluta

Corilla Tortorini.
Primo soprano et cettera
Vittorio Milantini.
Primo tenore, in mezzo.

FEDERICO

Vediamo.

(osservando il cartellone)

Va benissimo.

CAMPANONE

E gli altri poi con ordine,
secondo l'uso al solito,
come vedete qua.

TUTTI

È tutto fatto in regola,

nessun si lagnerà.

FASTIDIO

Amici, il giorno venti

si deve andare in scena.

TUTTI

(fuorché Fastidio)

Non vi prendete pena,
quel giorno si anderà.

VIOLANTE

(a Campanone)

Vi raccomando l'aria.

CORILLA

(a Campanone)

Pensate a quel quintetto.

FEDERICO

(a Campanone)

Ci vuole un bel duetto.

GRILLETTO

(a Fastidio)

Pensate a un bel scenario.

TUTTI

(fuorché Fastidio)

E allora l'impresario
gran nome si farà.

TUTTI

Dappertutto i forestieri

qui verranno all'apertura;
noi faremo gran figura,
e ciascun de' spettatori,
alla musica, agli attori
cogli evviva applaudirà.