IL REGGENTE

Tragedia lirica.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di

Salvadore CAMMARANO

Musica di

Saverio MERCADANTE

Prima esecuzione:

2 Marzo 1843, Torino


Personaggi:

Il conte Murray, REGGENTE di Scozia / tenore

Il duca HAMILTON suo ministro / baritono

AMELIA sua consorte / soprano

Lord HOWE primate del regno / tenore

KILKARDY primate del regno / basso

OSCAR paggio del Reggente / soprano

MEG fattucchiera / soprano

SCOTO soldato / tenore

Un SERVO di Hamilton / altro


Dame, Cavalieri, Ufficiali, Paggi, Soldati, Marinari, Popolo, Maschere d'ogni genere.

L'avvenimento ha luogo in Iscozia, nel 1570.

IL SORTILEGIO

Scena prima

Gran sala nel palazzo del Reggente, con ispaziosi veroni aperti in prospetto, dai quali scorgesi parte magnifica della città.

All'alzarsi della tela odonsi bellici strumenti e fragorose voci di gioia, che sempre più si avvicinano.

Coro nell'interno della scena.

CORO

Viva il Reggente invitto al paro,

al par temuto duce, o guerrier!

Quand'ei nel campo vibra l'acciaro,

alla vittoria schiude il sentier!

Scena seconda

Lord Howe, Kilkardy ed altri Cortigiani giungono a più riprese; guardano dai veroni, quindi si aggruppano, parlando sommessamente fra loro.

TUTTI

Ascoltate: del vulgo plaudente

fra gli evviva rimbomba il suo nome...
nuovi lauri d'imporgli alle chiome
ancor stanca la sorte non è!

Sì, ma trema, orgoglioso Reggente!

Dal trionfo al sepolcro t'appressi!
E gli allori ai funebri cipressi
loco in breve daranno per te!

(essi vanno incontro al Reggente; il luogo si riempie di guardie, di ufficiali, di paggi, ecc.)

Scena terza

Il Reggente con Séguito, e detti.

REGGENTE

Io riedo, e non indegno
dell'alto grado, ove m'alzò concorde
voler de' pari. Oh! Colga
dalla vittoria mia frutti di pace
la travagliata Scozia! (Rivederti,
Amelia, rivederti alfin m'è dato...
indarno m'opponevi
un severo divieto. Io l'obliai...
T'amo... t'amo ancor più che non t'amai!)

REGGENTE

(Se tu l'imponi, esanime

giuro caderti al piede;
ma ch'io non t'ami, o barbara,
invan da te si chiede.
Il sol tuo cenno è questo
cui d'obbedir m'è tolto...
Estinto ancor, sepolto,
avvamperò per te!)

HOWE, KILKARDY, CORTIGIANI

(Che fia? Turbato e mesto

pensa raccolto in sé!)

Scena quarta

Hamilton, e detti.

(Hamilton si avanza inchinando il Reggente; egli al primo vederlo fa un moto d'aborrimento, ma correggendosi ad un tratto, gli porge amichevolmente la destra)

HAMILTON

Cinto di nuova gloria

facesti a noi ritorno.
Ancor della vittoria
l'inno risuona intorno.
E mesto sei tu solo?
Gioia per te non v'ha?
Fida l'arcano duolo
in sen dell'amistà.

REGGENTE

(Oh se costui potesse

vedermi il cor svelato!...)

HAMILTON

Ebben?

REGGENTE

Le gravi e spesse

cure d'infermo stato...
Altro pensier, che ascondere
deggio...

HAMILTON

Esso è noto a me!

REGGENTE

Che parli?... (Ah!... Fia possibile?)
Noto?...

HAMILTON

Sì, conte.

REGGENTE

(Ahimè!)

(Hamilton ed il Reggente si traggono ad un angolo della sala, ove parlano a voci basse: Howe, Kilkardy ed i cortigiani guardansi con sospetto)

HAMILTON

Fra quei, che ti circondano,

s'ordisce iniqua trama;
i giorni tuoi minacciano,
il sangue tuo si brama...
Ma veglia l'amicizia,
ma il ferro traditore
piantarsi nel mio core
pria che nel tuo dovrà.

REGGENTE

Son io di vili e perfidi

al congiurare avvezzo:
bassa, codarda insidia
non temo io, no, disprezzo!
(Tradir potrei sì nobile,
sì generoso core?
No: del mio cieco amore
trionfi l'amistà.)

HOWE, KILKARDY, CORO

(fra loro in fondo alla sala e con la massima circospezione)

In cor mi desta un palpito

quel favellar sommesso!
Potria del ver tralucere
qualche baleno ad esso?...
Ardir... Ciascun dissimuli...
Guardo non sfugga, o detto...
Qual d'un estinto in petto
in me l'arcan starà.

HAMILTON

Segnar ti piaccia intanto
questi al ben del governo utili fogli.

(porge molte carte al Reggente: egli ne osserva alcune, indi vi appone la sua firma)

Scena quinta

Oscar, e detti.

OSCAR

(inchinandosi)

Signor.

REGGENTE

Che vuoi?

OSCAR

Della notturna festa,

che loco avrà domani,
ecco gl'inviti.

(presentando un foglio; il Reggente senza prenderlo vi getta un'occhiata)

REGGENTE

Mascherata danza!

Affar d'alta importanza
essa è per te, leggiadro paggio! Aspetta.
(si occupa nuovamente delle carte di Hamilton)
Che veggo mai! D'esiglio
colta una donna?

HAMILTON

Sì; grave periglio

è la presenza di costei: fingendo
vaticinar le sorti,
le mura sue di malviventi ha fatte
convegno reo.

REGGENTE

S'appella?

HAMILTON

Meg.

OSCAR

Che intendo!

L'indovina?...

HAMILTON

Io l'accuso.

OSCAR

Io la difendo.

OSCAR

Della notte i rai lucenti

note cifre son per essa;
a lei parla in chiari accenti
l'uragano che s'appressa. ~
La zitella sospirosa,
la matrona desiosa,
gelosia provando atroce,
così dicon sottovoce:
«Andiamo, andiamo dalla Sibilla,
vede il futuro la sua pupilla!
Non v'ha destino per essa incerto!
È di concerto ~ con Belzebù.»

CORO

(in tono di paura derisoria)

Con Belzebù!

OSCAR

Con Belzebù!

CORO

Demonio e femmina! Che il ciel ne assista!
Lega più trista ~ giammai non fu!

OSCAR

Arder fa, se alcun lo brama,

sì potente, arcana lampa,
che amor desta in chi non ama,
spegne amore in chi ne avvampa ~
Fidi amanti abbandonati,
vecchi sposi non curati,
ove dubbio ancor vi resta
della sorte a voi funesta,
andate, andate dalla Sibilla,
vede ne' cori la sua pupilla!
Non v'ha destino per essa incerto!
È di concerto ~ con Belzebù.

CORO

Demonio e femmina! Che il ciel ne assista!
Lega più trista ~ giammai non fu!
È di concerto ~ con Belzebù.

OSCAR

Con Belzebù! Con Belzebù!

HAMILTON

(al Reggente)

Dubbio sei? Rigor.

OSCAR

Clemenza.

HAMILTON

No...

OSCAR

La grazia.

HAMILTON

La sentenza.

REGGENTE

Basta. Innanzi ch'io risolva,
che la danni, o che l'assolva,
bramo addurmi fra le soglie
di colei.

HAMILTON

Tu!... Che mai dici?

REGGENTE

Io. Ciascuno in finte spoglie
mi secondi.

HOWE

(piano ai congiurati)

Udiste, amici?

HAMILTON

E voi dunque?

REGGENTE

Sì, del vero

farmi io stesso indagator.

GLI ALTRI

Ah! Si vada...

OSCAR

Il tuo pensiero

qui di tutti allegra il cor!

TUTTI

Che ognun segua, che ognuno s'unisca

all'insegna che spiega follia...
Un sol giorno del fasto non sia!
Solo un giorno si doni al piacer!

Insieme

REGGENTE

(Breve istante altra cura sopisca

dell'amor, del rimorso il poter!)

HAMILTON

(Tradimento i suoi ferri brandisca...

io lo salvo, e d'un nume il poter!)

OSCAR

(No, la maga non fia che bandisca,

s'ei ne apprende l'immenso poter!)

HAMILTON, KILKARDY, CONGIURATI

(Un momento fortuna il tradisca,

l'abbandoni dell'odio il poter!)

(il Reggente si ritira seguito da Hamilton e da Oscar, gli altri escono da opposte vie)

Scena sesta

L'abituro della maga: sulla dritta un cammino ed una caldaia su un tripode alcuni tizzi vi ardono all'intorno; quindi l'ingresso ad un'altra stanza; dall'opposto lato un uscio segreto sull'alto di una piccola scaletta; nel fondo la porta ed una finestra, attraverso della quale scorgesi il porto di Edimburgo.
Meg presso la caldaia, Scoto e Popolo al di là della porta, quindi il Reggente.

MEG

Tre volte invoco te, scinta le chiome;
oh Belzebù! Oh Belzebù! Oh Belzebù!
Quest'opra senza nome
guarda con occhio ignifero.

(toglie da un armadio, e getta nella caldaia le cose, delle quali fa ammollo)

MEG

Aggiungo all'erbe mistiche

d'un aspide il velen spumoso e nero,
e una piuma di nottola,
che svolazzava intorno al cimitero;
È questo il crin d'un giovane
che tradito moriva disperato;
sangue qui v'ha d'un pargolo
che da spietata man peria svenato.
Per queste fiamme attinte al fuoco eterno,
liquor, ti addensa in glutinosa spuma,
e per virtù d'averno
bolli, gorgoglia e fuma.

(attinge con un vaso d'argilla una parte del liquido contenuto nella caldaia, e se ne asperge le mani e la fronte; intanto il Reggente in arnese da marinaio si mesce al popolo)

CORO

Inoltriam... ma queti, queti...

si paventi d'irritarla.
Meg? ~ Hai letto nei segreti
della sorte? ~ Parla, parla. ~
È compiuta la fattura? ~
Guiderdon recai per te. ~

(mostrando ciascuno la sua moneta)

M'indovina la ventura ~

a me pria... ~ no, a me... ~ no, a me...

MEG

Io parlo a voi! Silenzio!

Ciascuno alla sua volta.

SCOTO

Ed ora a me.

(aprendosi bruscamente il passaggio fra la calca)

REGGENTE

(Sollecito

fui più di loro.)

(guardando nella folla, e non riconoscendovi alcuno de' suoi)

SCOTO

Ascolta:

soldato io son.

(il Reggente abbassa il cappuccio del suo vestito)

MEG

Continua.

SCOTO

Finor da' miei perigli
non riportai che gloria,
e scarso pane ai figli
di', se più largo premio
dal fato avrò giammai.

MEG

Ti nomi...

SCOTO

Scoto.

MEG

(dopo aver esaminato la di lui mano)

Allegrati:

oro, ed un grado avrai.

REGGENTE

(Il ver dicesti.)

(traendo di tasca un involto, e scrivendovi co' la matita qualche parola)

SCOTO

Oh giubilo!...

O sposa! O figli miei!...

MEG

Fu lieto il vaticinio!

(il Reggente pone di soppiatto l'involto nella tasca di Scoto, quindi torna a fumar tranquillamente la pipa)

SCOTO

Pagarlo io vo'.

CORO

Lo déi.

SCOTO

(tirando fuori l'involto leggendo)

Traveggo!...

«All'ufficiale

Scoto, il Reggente.»

I PIÙ VICINI

Ah!...

(osservando lo scritto)

GLI ALTRI

(aprendo l'involto, e guardando stupefatto le monete d'oro in esso aggruppate)

Oro!... ~ No, donna eguale
non avvi, o Meg, a te!

SCOTO, CORO

Viva, viva l'indovina,

quanto in cielo si destina
il suo labbro a noi predice! ~
l'arte sua potente, immensa,
il suo magico saper,

la salute a noi dispensa,

la ricchezza ed il piacer.

REGGENTE

Viva, viva l'indovina,

l'ispirata incantatrice
quanto in cielo si destina
il suo labbro a noi predice!
(All'eccesso è giunta in loro
la sorpresa ed il piacer!

Ah! Nel mondo fu dell'oro

sempre magico il poter!)

MEG

Più potente in me s'affina

la virtù divinatrice;
quanto in cielo si destina
il mio labbro vi predice. ~
O monarca dell'inferno,
lodi, grazie al tuo poter.

Tua mercé, del fato io scerno

nel recondito pensier.

(è picchiato all'uscio in cima alla scaletta)

MEG

A quell'oscuro varco
alcun battea!

(va ad aprire)

Scena settima

Un Servo di Amelia, e detti.

REGGENTE

(D'Amelia

un famigliar non è costui?...)

SERVO

La dama

ch'io servo, attende ivi celata, e brama
un colloquio segreto.

MEG

Questo vulgo indiscreto,
in men che il dico, sgombrerà.

(il Servo esce)

MEG

Partite,

v'udrò più tardi.

POPOLO

Ma...

MEG

Lo voglio: uscite.

(tutti ubbidiscono, tranne il Reggente, che si nasconde nella stanza presso il camino: Meg chiude la porta, e quindi va incontro ad Amelia)

Scena ottava

Amelia, e detti.

MEG

Inoltra... non temer. Fra queste soglie
a che vieni?

AMELIA

Se leggi entro il pensiero,

dillo tu stessa.

(il Reggente ascolta in disparte)

MEG

(dopo averla attentamente studiata)

Amor ti guida.

AMELIA

È vero!

AMELIA

Sì, d'amor, d'amore insano,

sposa iniqua, mi distrugga!...
Superarlo io tento invano...
quei che m'arde invano io fuggo...
Egli è sempre a me dappresso!
Qui nel cor lo porto impresso!
Foschi giorni traggo intanto
nel rimorso, nel dolor!

La mia vita è un lungo pianto...

ed è colpa il pianto ancor!

MEG

Risanar della tua piaga

tu vorresti?

AMELIA

E tu n'avrai

guiderdon, potente maga,
d'oro e gemme qual vorrai.

MEG

A tal uopo un succo arcano
comporranno i miei portenti,
se recarmi di tua mano
colta un'erba, non dissenti.

AMELIA

Parla: e qual?

MEG

Cercar la déi,

fra il notturno orror profondo,
ove giace il fral de' rei
che la scure ha tolti al mondo.

(Amelia inorridita)

REGGENTE

(Ciel!)

MEG

Scolori!...

AMELIA

Deh!...

MEG

Vacilli!...

Ama dunque, e parti.

AMELIA

(armandosi di coraggio)

Ah! No...

sarai paga.

MEG

Come squilli

mezzanotte!...

AMELIA

Intesi... andrò.

Quell'adorata immagine

strappar mi vo' dal core,
sopir la fiamma indomita
del mio funesto amore...
Sin la memoria a spegnerne
la tua potenza invoco...
(con sforzo doloroso)

(Estinto col mio foco

il viver mio sarà!)

REGGENTE

(In quell'orrendo loco

amor ti veglierà.)

MEG

Ardisci, e spento il foco

dell'amor tuo sarà.

(Amelia esce; Meg riapre la porta in fondo)

Scena nona

Oscar, Howe, Kilkardy, ed altri Cortigiani travestiti da gente del popolo, e detti.

HOWE

Addio, figlia di Satana!

KILKARDY

Protetta

dell'inferno, buon dì!

OSCAR

(avvistosi del Reggente)

(Ne precedea!...)

HOWE

(osservando all'intorno)

È questo il tempio dunque, ove i responsi
scioglie la profetessa?

KILKARDY

È questo, e degno

veramente di lei!

CORTIGIANI

Su, su ne svela

i nostri fati.

MEG

O voi, che d'arroganza

ciechi, la mia possanza
ad insultar traeste,
chissà! Forse potreste
coprirvi di pallor, quando al futuro
la densa nebbia toglierà l'irrisa
protetta dell'inferno!

REGGENTE

La valorosa prova,
anzi ogni altro mi giova
tentar.

(in tono scherzevole, e sporgendo la destra verso Meg)

Parla, Sibilla.

MEG

(osservandone ogni linea)

È questa mano

al brando avvezza.

(il Reggente le accenna di tacere)

OSCAR

Non errò.

REGGENTE

Prosegui.

MEG

(lasciando la mano del Reggente, con un sospiro)

Basta!

REGGENTE

Lo vo'... Te n' prego.

(riprendendosi)

GLI ALTRI

Ah! Sì, favella.

MEG

Ebben: fra poco tu morrai!

REGGENTE

Sul campo?

MEG

Misero! I giorni tuoi,
non la guerriera spada,
il pugnal troncherà dell'assassino!

GLI ALTRI

(tranne il Reggente)

Ah!

REGGENTE

(ironico)

Dici il ver?

MEG

Tremate?

(notando lo scompiglio di Howe e Kilkardy)

OSCAR

Oh reo destino!...

REGGENTE

Or qual fia che il nero eccesso
compier osi, ne predica
la tua scienza.

(Howe e Kilkardy si guardano l'un l'altro)

MEG

(con accento grave e solenne)

Quell'istesso,

cui primier la mano amica
porgerai!

REGGENTE

Mentir facciamo

vaticinio così rio.

(presentando la mano or l'uno or all'altro, tutti si arretrano ricusando toccarla)

Scena decima

Hamilton, e detti.

REGGENTE

(intanto che Hamilton richiude la porta)

Giungi alfin... T'inoltra: io bramo
che tu pur...

(correndo ad esso, e stringendogli la mano senza pensar)

OSCAR

No!... Ferma... Oh dio!...

GLI ALTRI

Ei!...

(con un movimento di sorpresa)

HAMILTON

Che avvenne?

OSCAR

Del suo fato

sciolto il vel poc'anzi fu...
morir deve assassinato!...
L'assassin...

HAMILTON

Chi fia?

OSCAR

Chi? ~ Tu!

(Hamilton raccappriccia; quindi si raccoglie cupamente ne' suoi pensieri)

OSCAR

(Oh! Qual vede... Oh quale adombra

il pensier funesta scena!
Della morte il gel m'ingombra,
mi serpeggia in ogni vena!
Le parole ch'ella disse,
come spine in core ho fisse!...
A caratteri di fiamma
io le miro innanzi a me!)

HAMILTON

Un periglio d'annunziarti

all'inferno il ciel costringe!
Forse già per trucidarti
una mano il ferro stringe!...
Forse a lei potere arcano
scovre il ferro, e non la mano!
Dirlo è forza! Al crudo avviso
io tremai da capo a piè!

REGGENTE

E tu pur, tu pur paventi

la profetica sentenza?
A' suoi folli o scaltri accenti
presterai tu pur credenza?
Di che mai temer poss'io?
Se tu vegli al fianco mio?
Son propizie le mie sorti,
il destin m'arride in te!

MEG

Come orrendo, è certo il fato

che il mio labbro a te favella,
nel volume sta segnato
ove mai non si cancella!
Non pagarmi, ingrato, a prezzo
del tuo schermo, del tuo sprezzo!
Sei tradito, il traditore
hai d'accanto... e sol non è!

(volgendo un'occhiata minacciosa ai cortigiani)

HOWE, KILKARDY, CORTIGIANI

(Quello sguardo indagatore

tutto il sangue agghiaccia in me!)

OSCAR

(Ahi! Qual pensier terribile!...

E se vibrare in lui
solo ed inerme i perfidi
osan l'acciaro, a cui
cercar soccorso?...)

(odonsi frequenti colpi alla porta)

OSCAR

Battono...

VOCI DI FUORI

Facemmo a te ritorno...
Aprine, o Meg, ascoltane...
poco riman del giorno...
Apri... Apri...

OSCAR

(facendosi alla finestra)

(Oh quanto popolo!

Ei lo difenda.)

(corre alla porta e l'apre)

Entrate...

Scena undicesima

Popolo, e detti.

OSCAR

(dopo aver gettato sul Reggente un mantello ch'egli avea riposto in un canto)

Chi tempra della Scozia

le sorti, qui mirate
d'innanzi a voi.

REGGENTE

(L'improvvido)

MEG

Come!...

POPOLO

Il Reggente!...

HAMILTON

Ah! Sì!

(con gioia ed avendo compreso il disegno di Oscar)

ALCUNI SOLDATI

È desso!...

POPOLO

A lui prostriamoci...

REGGENTE

Sorgete...

POPOLO

Oh fausto dì!...

OSCAR, HAMILTON

La nostra voce s'innalzi a dio,

un voto esprima, un sol desio;
ch'egli lo serbi al popol fido
come di gloria, carco d'età;

e d'una gente concorde il grido,

un'eco in cielo ritroverà!

REGGENTE

M'intenerisce amor cotanto!...

M'astringe a spargere soave pianto!
Nel vostro affetto, in voi riposo,
de' prenci è scudo la fedeltà.

No, l'invocato iddio pietoso,

ai figli un padre non toglierà.

MEG

(piano a Oscar)

Invan, fanciullo, presumi e tenti

svolger il fato, cangiar gli eventi!
Del tuo signore il fine acerbo,
ahi! Quante lagrime ti costerà!

CORTIGIANI

(L'astro fulgente di quel superbo

brev'ora, e poscia tramonterà!)

(il Reggente esce seguìto dal popolo, che fra i trasporti della gioia manda all'aria i berretti)

LA DAMA VELATA

Scena prima

Un luogo selvaggio nei dintorni di Edimburgo: in fondo ad una vallea, formata da nude rocce, si vede il cimitero de' condannati all'estremo supplizio: vi serpeggia poco lungi il fiume: il cielo è coperto di spesse nubi, che mosse dal vento, or mostrano, or nascondono la luna.
Da un sobborgo della città suona mezzanotte.
S'avanza Amelia, quindi il Reggente.

AMELIA

Giunsi... qui tutto di spavento è pieno!...
Tutto!... Financo il sordo
mutar de' passi miei! ~ L'orrendo è quello
asil di morte!... ~ O ciel, tu guida il mio
piè vacillante...

(incamminandosi)

Ah!...

REGGENTE

Non temer... Son io...

AMELIA

Chi veggio!...

REGGENTE

L'uom, che ad aborrir l'aita

dell'inferno chiedesti...
Ed ei t'adora!...

AMELIA

Ah! Taci...

Taci. Son io la sposa
d'un amico leal, che i giorni suoi
per te darebbe!

REGGENTE

Ingrata donna!... E puoi

la fé tradita rammentarmi?

AMELIA

Ah! Lungi

eri dal suol natio... Morendo il padre,
il padre a te nemico,
m'ingiunse il fatal nodo... e già la destra
su me, che udiva ripugnante a lui,
stendea per maledirmi!... E vinta io fui.

REGGENTE

Obbedisti al genitore,

ti fu lieve altrui donarti!
Non fu lieve a questo core,
o spietata, l'obliarti!
Del rimorso io sento il grido,
che m'appella amico infido!
Ma chi spegne la mia fiamma?
Più repressa, ahi! m'arde più!

AMELIA

(Ei non vegga il pianto mio...

le mie smanie non intenda...
se invocar mi lice iddio,
da me stessa ei mi difenda.
Tutto, ah! tutto il primo ardore
si ridesta nel mio core!...
Io son donna! donna alfine!
Può mancar la mia virtù!)

REGGENTE

E taci!

AMELIA

(Ah...)

REGGENTE

Quel silenzio

m'è nuova al cor ferita!...

AMELIA

(non potendo più reggere)

Addio!

REGGENTE

(trattenendola)

No, ferma... o toglimi,

toglimi pria la vita...

AMELIA

Uomo fatal!

REGGENTE

Pronuncia

un detto... e pago io sono...
e di me stesso immemore
non curo il serto, il trono.

AMELIA

A che m'astringi, o barbaro!

REGGENTE

Abbi di me pietà!...

AMELIA

Sì... t'amo ancor...

(subito)

Ma fuggimi...

REGGENTE

Oh gioia!...

AMELIA

Udisti? Va'...

REGGENTE

(nella più viva estasi del piacer)

M'ami! Tu m'ami! E dirmelo

dal labbro tuo l'udia!...
Felice io son!... Quest'anima
quanto sofferse oblia!
Rimorso, ed amicizia
più non intende il core!...
Tutto l'inebria il giubilo!...
Tutto il riempie amore!...
La tua parola, Amelia,
il ciel dischiuse a me!

AMELIA

(agitatissima)

Quest'alma è troppo debole

in così rio cimento...
Fuggi... No 'l sai che perdere
mi puote un sol momento!
Ah! D'un rimorso orribile
non far ch'io sparga il pianto!
Lasciami, o crudo, gemere,
ma di dolor soltanto...
pura, innocente lasciami
spirar lontan da te.

AMELIA

Non odi un calpestio?

REGGENTE

Precipitoso

alcun qui tragge!...

Scena seconda

Hamilton, e detti.

HAMILTON

(dall'alto di una roccia)

Amico?

REGGENTE

(riconoscendo la voce di Hamilton)

(Oh dio!...)

AMELIA

(Lo sposo!...)

REGGENTE

(incontrando Hamilton)

(Io tremo...)

HAMILTON

È dunque vero;

cieco d'amor, perigli
giorni men tuoi che della patria! ~ È desto
al par dell'amistà, l'odio!

REGGENTE

Che dici?

HAMILTON

Da' tuoi feri nemici
sei cinto!... Chiuso nel mantello, ad essi
un congiurato io parvi: «Ah! sì, lo vidi,
alcun dicea, presso una donna, in mezzo
a queste rupi.» Si diviser quindi,
per assalirti d'ogn'intorno!

AMELIA

(Ah!)

HAMILTON

Pure

uno scampo riman... Destro qual sei,
a nuoto varca il fiume, e l'altra sponda
salvo t'accolga.

REGGENTE

(Io salvo!

Ed ella?... ~ No!...)

(Amelia fa un gesto di preghiera)

REGGENTE

(Giammai!)

AMELIA

(sottovoce al Reggente, ma in tono risoluto)

Fuggi, o mi svelo!

REGGENTE

Ah! Taci...

AMELIA

E mi vedrai,

da colpi suoi trafitta,
innanzi a te spirar!

REGGENTE

(Bivio tremendo!...)

(egli esita ancora; Amelia gli ripete con la mano l'ordine di partire: dopo un istante, e come avendo presa una decisione, esso volgesi ad Hamilton)

REGGENTE

Se vuoi ch'io fugga, d'Edimburgo, giura,
trarla fino alle mura,
senza parlarle, senza
investigar chi sia! Per la tua vita
giuralo a me!

HAMILTON

Lo giuro

per l'amistà!

REGGENTE

Dio ne soccorra!

(s'incammina verso il fiume, e sparisce fra le balze)

HAMILTON

(prendendo la destra d'Amelia, ed avviandosi...)

Vieni...

AMELIA

Par che all'avello mi conduca!... Oh cielo!)

(scorgendo popolarsi le alture)

HAMILTON

Son dessi!...

AMELIA

(Orrido al cor mi piomba un gelo!)

Scena terza

Howe, Kilkardy, Congiurati e detti.

KILKARDY, HOWE

(piano fra essi)

Ivi fra l'ombre, miralo.

Omai suonata è l'ora

HOWE

Maria Stuarda, e Scozia!

(a questo grido i congiurati scendono rapidamente)

KILKARDY

Mora l'indegno!...

HOWE

Mora!...

(precipitandosi coi ferri nudi sopra Hamilton, che ha tratto la spada, come per difendersi)

AMELIA

(tratta di senno per lo spavento, si frappone tra gli assalitori ed il marito)

Ah! No...

(nel suo rapido movimento, il velo si è rovesciato sulle di lei spalle: in quel punto stesso dileguasi la folta nube che ascondeva la luna, ed essa apparisce in tutto il suo splendore)

HAMILTON

Qual voce!...

GLI ALTRI

Amelia!...

HAMILTON

Tu!...

CORO

(riconoscendo Hamilton)

Il duca!...

KILKARDY

Ed ei?...

HOWE

Purtroppo!

(mettendosi le mani fra i capelli)

KILKARDY, HOWE

(Quali smanie!...)

AMELIA

(La morte mi colpì!...)

(tutti rimangono immobili. Qualche momento di silenzio)

HAMILTON

(Qual rifulse baleno tremendo!...

qual pugnale mi scese nel cor!...
Con la mia la sua vita io difendo.
Ei mi toglie l'onore... ~ l'onor!)

AMELIA

(No, d'istanti sì' lunghi, sì crudi

non è morte supplizio maggior!...
Dura terra, perché non ti schiudi,
e m'involi a cotanto rossor?)

HOWE

Una guancia si è tinta di foco!

KILKARDY, CORO

(guardando ora Hamilton, ora Amelia)

Tinta un'altra è d'estremo pallor!
(Amistà nel suo petto dà loco
del tradito consorte al furor!)

HAMILTON

È mestier che al nuovo giorno

io vi parli.

KILKARDY, HOWE

Noi t'udremo.

HAMILTON

Piace a voi nel mio soggiorno
adunarvi?

HOWE, KILKARDY, CORO

(dopo essersi guardati a vicenda)

Sì, verremo.

HAMILTON

(andando ad Amelia)

La promessa io ben rammento!

AMELIA

Deh!...

(fa qualche passo, ma vacilla e s'arresta)

HAMILTON

Mi segui... Udisti?...

AMELIA

(Ahimè!...)

HAMILTON

Guai chi scorda un giuramento!
Chi tradisce la sua fé!

Insieme

HAMILTON

Lo sguardo d'ognuno in cor mi discende!

HOWE

Lo sguardo d'ognuno in cor mi discende!

KILKARDY, CORO

E scorge l'insulto che impresso vi sta! ~
D'un sangue la brama qui tutti ne accende...
quel sangue versato fra poco sarà!

AMELIA

(Del prode la vita difendi, signore...

invoco per esso l'eterna pietà...
La prece che intendi, è prece d'un core,
che gelido in breve la morte farà!)

(Hamilton trascina seco Amelia: i congiurati si dileguano per altre vie)

IL BALLO IN MASCHERA

Scena prima

Una stanza del palazzo di Hamilton, con porte chiuse, ed una finestra in fondo.
Amelia svenuta sopra un sofà, quindi Hamilton.

AMELIA

(riavendosi)

Respiro ancor?... Dove son io?

(osservando le porte chiuse)

~ Le mura

domestiche... prigione
or fatte a me!

(guardando alla finestra)

Lung'ora

del giorno scorse!...

(odesi aprire una porta)

Oh dio!... Chi vien?...

(entra Hamilton)

AMELIA

(La morte!)

HAMILTON

(rinchiude la porta, quindi ripone la spada su un tavolino: Amelia trasalisce)

A ragion di spavento
ricolma sei...

AMELIA

Deh!...

HAMILTON

Giunse il tuo momento.

(Amelia cade in ginocchio)

HAMILTON

Sì, perversa... a' piedi miei!

Nella polvere ch'io premo!...

(Amelia fa un gesto di preghiera)

HAMILTON

Me non già, pregar tu déi
ora il giudice supremo...
io ferisco, non perdono.

AMELIA

Calma... Ah! Calma un cieco sdegno...
qual tu pensi... rea non sono...

HAMILTON

(più fremente, ed afferrandola per un braccio)

Giura adunque, che l'indegno
tu non ami...

(Amelia è presa da un tremito in tutta la persona)

HAMILTON

A dio lo giura.

AMELIA

(Ciel!...)

HAMILTON

Non osi!

AMELIA

(Oh mio terror!)

HAMILTON

All'inferno, moglie impura,

ti consacro!...

(prende la spada, la trae dalla vagina, e si avventa per ucciderla)

AMELIA

Ah!...

(con grido acutissimo)

M'odi ancor...

Pria che mi chiuda il gelido

sonno di morte il ciglio,
deh! Riveder concedimi
l'ultima volta il figlio!
Lascia che al sangue mio
dica l'eterno addio!...
Pensa che in breve il misero
più madre non avrà!

HAMILTON

(A quale orrendo strazio

è condannato un padre!... ~
nega la man trafiggere...
la sciagurata è madre!
Arcano turbamento
io provo al suo lamento!
Sugli occhi miei di lagrime
ha steso un vel pietà!)

Scena seconda

Un Servo e detti.

SERVO

(porgendo un foglio al duca; riconoscendo il carattere e con sorpresa)

Il Reggente.

(si ritira: Hamilton legge fremendo)

AMELIA

(Qual m'investe

nuovo palpito di morte!)

HAMILTON

Alle splendide sue feste
ei t'invita.

(con amaro sorriso)

AMELIA

(Cielo!...)

HAMILTON

(dopo aver presa una terribile risoluzione)

A corte,

o duchessa, tu ne andrai.

AMELIA

Io?... Che dici?... Ah! Pensa...

HAMILTON

Il vo'!

(con ira repressa)

Rivederlo tu potrai!

Ed io pur colà sarò! ~

HAMILTON

(prorompe)

Trema, trema!... In me lo sdegno

quasi adegua il rio trascorso!...
Va', per ora io ti consegno
a te stessa, al tuo rimorso:
non t'uccido, ma ti serbo
a supplizio ancor più acerbo;
ma gl'istanti che vivrai
tante morti fian per te!

AMELIA

Ah! Crudele! Intendo, intendo

ove accenna il tuo furore!...
D'un sol guardo io veggo, io scendo
negli abissi del tuo core!...
I destini aver nemici
colpa è dunque agl'infelici?
Ah! Purtroppo in questa terra,
più giustizia no, non v'è!

(al cenno di Hamilton Amelia si ritira, egli la segue)

Scena terza

Stanza segreta, o gabinetto d'armi in una torre del palazzo di Hamilton.
Hamilton solo.

HAMILTON

Muoia. ~ Su questa fronte
il disonor stampò!... Muoia ~ qual vita
a me stesso preparo!...
Un'ombra insanguinata
turberà le mie notti!... Ed omicida
m'udrò chiamar da spaventose grida!...
Inorridisco! ~ E non potrei?... Che l'aura
il detto non ascolti! E non potrei,
a tutti ignoto, fra lontane balze,
le mie vendette abbandonando a dio,
col figlio mio fuggir?...

(s'arresta ad un tratto)

Col figlio... mio!...

(il fremito convulso onde pronuncia queste parole, ed i suoi lineamenti sconvolti palesano quale orrido sospetto agita l'animo suo; egli si copre il volto con le mani tremanti, ed un sordo gemito fugge dal suo petto)

HAMILTON

Nuova ferita, cruda, profonda

un rio sospetto in sen m'aprì!...
Dell'atra notte che mi circonda
l'ultima stella impallidì! ~

Ai neri eccessi d'ire tremende

ah! non aveva formato il cor!
M'astringe al sangue, crudel mi rende
un'empia donna, un traditor!

Scena quarta

Howe, Kilkardy, Congiurati e detto.

HOWE

Eccone fidi al tuo convegno:

un'alma in tutti si mostrerà.

KILKARDY

Qui nel segreto, il nostro sdegno.

CORO

Voci di morte favellerà.

HAMILTON

Ardire! Amici, ardire!
Ed il sol che tramonta,
doman per lui non sorgerà.

GLI ALTRI

Ti spiega.

HAMILTON

M'udite. Al primo albor fui nel suo tetto.
E l'ire mie nel petto
così celai, che in securtà lo stolto
appien si crede: alla notturna festa
egli sarà, di larve
chiusi la fronte, ivi si tragga, ed ivi
tra il tumulto de' balli
scenda il gran colpo.

GLI ALTRI

Ah! Sì!...

HAMILTON

La man qual fia

che brandisca il pugnal?

HOWE, KILKARDY

La mia.

CORO

La mia.

HAMILTON

La contesa previdi.

HOWE

Ebben?...

HAMILTON

La sorte

scelga: imiti ciascun l'esempio mio.

(egli scrive il suo nome e getta la scheda che lo contiene entro l'urna: tutti lo imitano. Ad un cenno di Hamilton, Kilkardy agita l'urna, ed Howe vi estrae una scheda)

HOWE

(legge)

«Hamilton»...

HAMILTON

Che?... Fia ver?

GLI ALTRI

T'elesse iddio.

HAMILTON

(subito con tutta la forza d'impetuoso fiume)

Già scaglio il ferro vindice

in sen di quel perverso...
Lo veggio nella polvere
tutto di sangue asperso...
Ecco già spira l'anima
infida, maledetta...

(ebbro di gioia feroce)

piacer della vendetta
io già ti sento in me!

È giunta, è giunta, o perfido,

l'ora fatal per te.

(partono tutti con Hamilton)

Scena quinta

Una sala degli appartamenti destinati alla festa, che si dà nel palazzo del Reggente: in fondo ampie scale che mettono alle gallerie superiori, ove sono le orchestre. Dappertutto rifulgono vaghi innumeri doppieri.
Dame e Cavalieri, altri mascherati, altri in ricco abbigliamento da corte, quindi una persona foggiata da Negromante; da ultimo una Signora in domino bianco.

CORO

Apra il varco all'esultanza

ogni labbro ed ogni cor:
nell'ebbrezza della danza
fugge il tempo, e ride amor.

OSCAR

(negromante, con tono enfatico)

Piazza, o maschere, al veggente,

che del fato il vel squarciò,
che ne' cori della gente
a sua voglia legger può.

(tutti pieni di curiosità si fanno a lui d'intorno)

OSCAR

(negromante)

(ad una signora mascherata)

Mascherina, qui d'amore

ti condusse il pizzicore ~
altro grado tu chiedesti
vana speme t'alimenta. ~

(ad una dama senza maschera)

Tu venti anni aver protesti?
Indovino che n'hai trenta. ~

(ad un cavaliere)

In tua moglie appien tu fidi?
Uom più credulo non vidi! ~
La tua bella, o amante annoso,
l'oro tuo sol pregia in te ~

(ad una donna che sembra preoccupata)

Non è vero che il tuo sposo

ama un'altra: ei n'ama tre...

LE DAME

Oh! L'ardito!...

CAVALIERI

L'insolente!...

TUTTI

Qual può mai cotanto osar?...

ALCUNO

(osservandolo attentamente)

Fosse il paggio del Reggente?

(il negromante cerca fuggire)

TUTTI

Ferma!... Ferma!... È Oscar! È Oscar!...

(lo accerchiano e gli tolgono la maschera. Oscar è pieno di confusione e dispetto. Imitando il tuono enfatico di Oscar:

TUTTI

Piazza, o maschere, al veggente

che del fato il vel squarciò;
che ne' cori della gente,
a sua voglia legger può!

tirandolo or da un lato, ora dall'altro, si beffano di lui e gli ridono sul viso)

OSCAR

(L'arti mie qui son derise!...

Il dispetto m'avvampò!...
Ma celato in altre guise,
vendicarmi appien saprò!)

(una signora in domino bianco. Ella traversa la sala come in cerca d'alcuno, ed avvistasi di Oscar, frettolosamente volgesi ad esso)

AMELIA

Oscar?

(traendolo in disparte e togliendosi un momento la maschera)

(tutto il dialogo piano fra essi e rapidamente)

OSCAR

Duchessa!...

AMELIA

Quai sembianze, dimmi,

il tuo signor vestì?

(un movimento negativo di Oscar)

AMELIA

Tronca gl'indugi...

Una grazia m'è d'uopo
sollecitar.

OSCAR

Ma segretezza!...

AMELIA

Parla...

OSCAR

S'avvolge in nero domino, cui cinge
azzurra fascia d'oro
trapunta.

AMELIA

(In sua difesa, o ciel, t'imploro.)

(parte frettolosa)

CORO

Apra il varco all'esultanza

ogni labbro ed ogni cor:
nell'ebbrezza della danza
fugge il tempo, e ride amor.

(tutti ascendono alle gallerie)

Scena sesta

Un Uomo coperto di nero domino con fascia azzurra e trapuntata d'oro si avanza lentamente, siede quindi immerso in cupi pensieri, e si toglie la maschera; è il Reggente.

REGGENTE

Qui tutto è gioia!... Un cor soltanto... il mio
è come tomba, ove il sorriso muore
d'ogni letizia! ~ I dritti suoi riprenda
l'amistà che oltraggiai...
ambasciator n'andrai,
o duca, sul Tamigi.
Ella ti seguirà... Debil mio core.
Indarno gemi: lo comanda onore!

REGGENTE

È forza, è forza estinguere

la fiamma rea, funesta...
l'ultima volta è questa,
donna, ch'io penso a te!

Copra il passato agli uomini

eterno vel d'oblio...
spento per te son io!
Tu spenta sei per me!

(riponendosi la maschera in atto di allontanarsi)

Scena settima

Amelia in domino bianco come prima, e detto.

AMELIA

(È desso...) Conte...

REGGENTE

(riconoscendone la voce)

Amelia...

(si toglie la maschera)

AMELIA

(sommessamente, ma nella voce più viva agitazione)

T'arrendi al mio consiglio...
Da queste sale involati...
qui cinto di periglio
sei!...

REGGENTE

Che paventi?...

AMELIA

Ah! Credimi...

Non m'è, non m'è concesso
oltre svelarti!

REGGENTE

Calmati....

m'ascolta, o donna... Io stesso
da te pensai dividermi...

AMELIA

Fia ver!...

REGGENTE

(porgendole un foglio)

Col tuo consorte

del giorno al primo sorgere,
d'Elisabetta in corte
vanne... e ti scorda un misero
che nel dolor morrà!

AMELIA

O ciel, costanza ispirami...

di lui, di me pietà!...

ultima

I suddetti, Hamilton, Howe, Kilkardy, Congiurati, tutti in domino nero con nastro bianco sul destro braccio, quindi Oscar, Dame, e Cavalieri.

HAMILTON

(Eccoli entrambi.)

(rimanendo in fondo scena fra i congiurati, che guardano cautamente all'intorno)

REGGENTE

(ad Amelia che volge un'occhiata allo scritto)

È l'ultimo

pegno d'amor funesto!

(in atto di allontanamento)

HAMILTON

(avanzandosi e gettando la sua maschera; i congiurati lo seguono)

Dell'ira mia terribile
pegno più certo è questo.

(immerge un pugnale nel petto del Reggente)

REGGENTE

Ah!

AMELIA

Dio!

REGGENTE

Soccorso!

AMELIA

Barbari!

CONGIURATI

Si fugga...

(volendo condurre Hamilton altrove)

HAMILTON

No.

OSCAR, CORO

(di dentro)

Quai grida?

Oh vista!

(i congiurati si disperdono)

REGGENTE

Deh!... Sorreggimi...

(ad Oscar accorso primo d'ogni altro)

Io muoio...

(Hamilton è rimasto immobile ed inorridito)

ALCUNI CAVALIERI

L'omicida

ov'è?

REGGENTE

Disparve.

OSCAR, CORO

Ah! Nomalo.

HAMILTON

(scuotendosi)

Io lo dirò...

REGGENTE

Non voglio!

(Hamilton vorrebbe svelarsi)

AMELIA

(piano ad Hamilton)

Sposo!

REGGENTE

T'acqueta... acquetati...

Ah! Se leggea quel foglio,
ei non avrebbe il perfido
colpo vibrato!

HAMILTON

(prende il foglio caduto di mano ad Amelia e lo legge)

(Oh ciel!)

REGGENTE

(ad Hamilton che gli si avvicina fuori di sé)

A me t'accosta... porgimi

la destra...

AMELIA

(Ho in core un gel.)

REGGENTE

Quando l'uom tu rivedrai,

che mi trasse... in braccio... a morte...
digli tu... che la consorte
non è rea... non infedel...

Io lo giuro... e parla iddio

nelle voci... del morente...
come un angelo... del ciel!...

HAMILTON

(Oh rimorso!...)

AMELIA, OSCAR

(Oh fato rio!)

CORO

Ahi qual notte!... Ahi quale orror!

REGGENTE

Io vi lascio eterno... addio...
e perdono... all'uccisor.

(egli spira, tutti alzano un grido doloroso)