Tragedia lirica.
Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
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Libretto di
Musica di
Prima esecuzione:
Personaggi:
ALCANDRO sacerdote d'Apollo in Leucade / baritono
CLIMENE sua figlia / contralto
SAFFO / soprano
FAONE / tenore
DIRCE / soprano
IPPIA primo degli aruspici / tenore
LISIMACO / basso
Aruspici, Ancelle di Climene, Cittadini greci, Popolo di Leucade, Guardie sacre, Citaristi e Neocori.
L'avvenimento ha luogo in Grecia; la prima parte ad Olimpia, le altre in Leucade: l'epoca rimonta alla XLII olimpiade.
LA CORONA OLIMPICA
Scena prima
Esterno del circo.
All'alzarsi della tenda odonsi grida fragorose di plauso, e prolungato batter di palme.
VOCI
(dal circo)
Divini carmi? Quanta ne desta
l'estinto prence, quanta pietà!
(momenti di silenzio. Succede un bisbiglio crescente che degenera in tumulto ed in urli spaventevoli)
VOCI
Esci dal circo... Troppo è funesta
qui tua presenza! Esci... esci... Va'.
Scena seconda
Alcandro, uscendo dal circo nel massimo disordine, e furente di sdegno, Ippia dall'opposto lato.
IPPIA
Che avvenne!
(le labbra convulse di Alcandro gl'impediscono l'uso della favella)
Ah! quelle grida
procellose, tonanti,
al par che i flutti dell'Egeo sdegnato,
onde scoppiar?
ALCANDRO
Se l'ira
le parole non vieta, odi. ~ Ben sai
che splendidi qual or d'Olimpia mai
non furo i ludi, che di Grecia tutta
e sofi, e duci, e sacerdoti, e regi
qui s'adunar: contesa
è l'apollinea fronda
oggi: mesta elegia Saffo sciogliendo
d'Antigono il tremendo
fato narrò, che ad oblïar l'infida
Temisto, il fatal salto
di Leucade spiccava, ed ebbe tomba
l'inesorato mar. Barbaro disse
ella quel rito, e di quel rito i sacri
ministri vitupero
di Grecia! Eco al suo detto
fean le commosse turbe, e me di Febo
Lecaudio sacerdote... ahi! Parlo o taccio?
Me dal circo... scacciar!
(fremendo si copre il viso d'ambo le mani)
IPPIA
D'orrore agghiaccio!
(guatando minaccioso verso il circo)
ALCANDRO
Trema, proterva Saffo...
Già tutto l'odio mio ti sta sul capo!...
Eppur come la vidi...
Ippia, no, d'aborrirla io non previdi!
(le di lui sembianze perdono le tracce della collera, il suo tono è calmo, ma appassionato)
ALCANDRO
Di sua voce il suon giungea
dolce all'alma e conosciuto!
Come in sogno mi parea
quel sembiante aver veduto!
E che palpito mi scosse,
quale affetto mi commosse,
né può dir linguaggio umano,
né pensiero intender può.
Ah, d'amarla un senso arcano,
una forza il cor provò!
VOCI
(dal circo)
Vanto primier di Grecia,
onor di Mitilene,
labbro d'amore e decima
tu sei fra le camene,
per te sorrise l'ombra
d'un vendicato re.
ALCANDRO
(acceso di rabbia)
Tu l'odi? a me terribile
voce di sfida è questa!
Più fiera la memoria
dell'onta mia ridesta.
IPPIA
Me pur, me; pure ingombra
l'ira che bolle in te!
ALCANDRO
Un'erinni atroce, orrenda
le sue fiamme in cor mi vibra...
non ho vena, non ho fibra
che non arda di furor.
Ah! non fia che Grecia intenda
il mio scorno a lungo inulto...
sanguinoso fu l'insulto,
la vendetta fia maggior.
IPPIA
Simuliam... pugnale occulto
più sicuro scende al cor.
IPPIA
Faon qui volge.
ALCANDRO
Nel sembiante ha sculta
l'ira gelosa!... Ti ritraggi.
(Ippia parte)
Scena terza
Faone, e detto.
FAONE
È d'uopo,
d'uopo spezzar questa catena... Amore
d'amor si nudre. Saffo
me tradisce, o non cura.
ALCANDRO
Faone?
FAONE
(avanzandosi)
Alcandro...
ALCANDRO
Di qual nube oscura
vestita è la tua fronte! In essa io scerno
la tempesta del cor... ma più turbato
è un altro cor del tuo! Me sventurato!
Ebbi due figlie, una mi tolse acerbo
destin; tu condannasti
a gemer l'altra!
FAONE
(È ver!...)
ALCANDRO
Ma di', trovasti
nella vaga di Lesbo le innocenti
sue grazie, la sua fé?
FAONE
(Con dura mano
ei tenta la mia piaga!...)
ALCANDRO
Qual fascino costei, qual arte maga
usò, che a te nasconde
ciò che di Grecia è manifesto al guardo?
FAONE
Che dir vuoi tu?
ALCANDRO
Sull'orme,
di Saffo a che le greche
città percorre Alceo?
FAONE
Fors'egli?
ALCANDRO
Amato
l'ama...
FAONE
Oh furor!...
ALCANDRO
Di sprezzo armar ti déi.
FAONE
Sì.
ALCANDRO
L'indegna fuggir.
FAONE
Per sempre.
ALCANDRO
Meco
verrai d'Alfeo sul margo, all'aër cieco
raggiungimi: affrettar della partenza
gli apparecchi degg'io.
FAONE
Vanne.
ALCANDRO
Ma bada!
Nel tuo proposto?
FAONE
Forte
son io.
(porgendogli la destra)
ALCANDRO
T'aspetto. (Non tradirmi, o sorte!)
(parte)
Scena quarta
Saffo dal circo, e detto.
SAFFO
A che, Faon, dal circo
e dal mio fianco allontanarti?
FAONE
Altrui
ceder fu d'uopo il loco; e non credei
che raggiante di gloria e circondata
di quanti ha Grecia più sublimi ingegni,
Saffo un pensier volgesse
all'oscuro Faon.
SAFFO
De' miei pensieri
il primo ognor tu fosti, e da te lunge
ombra di bene a questo cor non giunge.
SAFFO
Quando il mio caldo genio
i vanni al ciel discioglie,
e quasi nume etereo
aperto il ciel m'accoglie,
par che le stelle innumeri
scorra con piè repente,
che intorno a me rifulgano
i rai del sole ardente...
eppur fra le delizie
di che s'abbella il cielo
paga non è quest'anima,
riedere in terra anelo...
ah! perché in terra vivere
posso d'amor con te!
FAONE
A mitigar le smanie
de' giusti miei sospetti,
giammai non fu penuria
in te di scaltri detti!
Ma non bastaro a tergere
le macchie di tua fede;
ma tutti i greci giovani
aver ti piacque al piede.
A seduttori applausi
facile orecchio intendi,
d'ambizïosa gloria
più che d'amor t'accendi,
di quell'amor che fervido
ardea soltanto in me!
SAFFO
Ardea, tu dici! Un palpito
crudele in me si è desto!
Parla, rimovi un dubbio
troppo al mio cor funesto.
M'ami?
FAONE
Tu pria rispondi:
lo merti ancor?
SAFFO
S'io il merto!
Scena quinta
Una moltitudine di Giovani, Lisimaco e detti.
CORO
Al circo riedi; i giudici
ti decretaro il serto.
LISIMACO
Alceo la chioma cingerti
vuol della fronda ei stesso.
SAFFO
Alceo!... l'ambito lauro?
Ah! dalla gioia oppresso
il cor mi manca!
FAONE
(Oh rabbia!)
SAFFO
Andiam...
(incamminandosi quasi dimentica di Faone)
Faon, mi segui...
FAONE
Seguirti?...
(prorompendo)
E quale ingiuria
dir ti poss'io, che adegui
tanta impudenza?
SAFFO
Ah!
FAONE
Scóstati...
vanne al rival, t'affretta.
Quel cor che sprezzo e abomino
sia tutto suo...Vendetta
dai numi avrò!
SAFFO
Deh! plàcati...
Rival non hai... m'ascolta...
FAONE
(sempre più furente)
Taci...
CORO
Ma pria...
FAONE
Lasciatemi?
Omai la benda è sciolta!
La terra, il ciel... l'averno
me rattener non può.
Addio tremendo, eterno
Faon ti dice!
SAFFO
Ah! no...
FAONE
Qual io t'aborro, o perfida,
ti aborrano gli dèi.
Quando saprò che misera
oltre ogni dir tu sei,
che orrenda è la tua sorte,
che la tua vita è morte,
palpiterò di giubilo,
felice allor sarò!
SAFFO
Ebben, dischiudi, o barbaro
a cruda gioia il seno:
furo i tuoi voti orribili,
compiuti furo appieno!
Il cor di te già privo
solo agli affanni è vivo...
di quel ch'io son più misera
farmi alcun dio non può!
CORO
Ritorna in te, rammentati
che volgo tu non sei,
che speme della Grecia
devi tu stessa a lei!
Vieni, il tuo crin coverto
sia dell'eterno serto,
un fero cor dimentica,
sprezza chi te sprezzò.
(Saffo nella massima disperazione si avvinghia alle ginocchia di Faone; ma questi la respinge e parte rapidamente)
LE NOZZE DI FAONE
Scena prima
Appartamenti di Alcandro, annessi al tempio di Apollo.
Logge in fondo da cui scorgesi parte della spiaggia di Leucade.
Climene circondata dalle sue Ancelle, intente a fregiarla degli arredi nuziali. Dirce.
DIRCE, ANCELLE
Al crin le cingete la rosea corona,
la fulgida zona ~ cingetele al sen.
Esulta, Climene, sei vaga, sei bella
qual vivida stella ~ in cielo seren.
CLIMENE
Mercé, dilette ancelle; ah! vorrei farvi
liete come son io: rammento ancora
quanta pietà di me vi strinse, allora
che l'amato Faon da questo lido
fuggiva e parve, ma sol parve, infido.
CLIMENE
Ah! con lui mi fu rapita
ogni gioia ed ogni bene...
all'idea di tante pene
l'alma mia rifugge ancor!
Era un pianto la mia vita,
di lamenti il ciel stancava,
ogni giorno che spuntava
era un giorno di dolor.
DIRCE, ANCELLE
Lascia per sempre, ah! lascia
un sovvenir d'ambascia;
amore il lesbio giovane
ti ricondusse al piè.
CLIMENE
È ver!...
DIRCE, ANCELLE
Gl'incensi fumano
sull'are già, per te.
CLIMENE
(con trasporto vivissimo d'amore e di giubilo)
Il cor non basta a reggere
la piena del diletto!...
Mi sento ad ogni palpito
novella gioia in petto...
Labbro terreno esprimere
mal può lo stato mio...
Non ha l'Olimpo un dio
felice al par di me!
DIRCE, ANCELLE
Un sogno di letizia
la vita fia per te!
Scena seconda
Lisimaco e dette, quindi Saffo.
DIRCE
Uno stranier!
(a Lisimaco fermatosi sul limitare)
CLIMENE
Che vuoi?
LISIMACO
Donna infelice
segue i miei passi, e favellar desia
col sacerdote.
CLIMENE
Inoltri.
(Saffo ad un cenno di Lisimaco si avanza)
CLIMENE
È lunge il padre;
ei, col mio sposo, ai numi offre la sacra
vittima che precede
il rito nuzïal.
SAFFO
M'odi brev'ora.
(a un segno di Climene, Dirce e le Ancelle si ritirano)
SAFFO
Il dio che qui si adora,
sconsigliata, oltraggiai; la sua vendetta
rugge sul capo mio... d'offerte e voti
a placarlo io traea; m'implora all'uopo
il genitor propizio.
CLIMENE
Ah! sì... le braccia
come a suora io ti schiudo...
come alla suora che il destin mi tolse.
SAFFO
Moria?
CLIMENE
La prora volse
alle sponde di Samo;
ivi chiamato il genitor da pompe
divine, la fanciulla
seco adduceva. Impetuosi venti
lo assalir tra le Cicladi, e percossa
la nave ad una rupe,
ei sol campò da morte!
SAFFO
Colpì la suora tua funesta sorte!
Pur men funesta della mia!
CLIMENE
T'appelli?
SAFFO
Saffo.
CLIMENE
Tu, Saffo!
SAFFO
(con abbandono doloroso)
Che tre lune intere
un ingrato cercando,
scorse la Grecia invan di riva in riva...
che alla speranza è morta, al dolor viva!
CLIMENE
Ahi crudo fato! Ahi misera!...
SAFFO
Tu sei commossa!
CLIMENE
Oh quanto!
SAFFO
Sento l'acerbo strazio
calmarsi a te d'accanto!...
La tua pietade è balsamo
al mio trafitto cor!
CLIMENE
Saffo...
SAFFO
Climene...
CLIMENE
Abbracciami...
SAFFO
Vivo un istante ancor!
(restano in lunghi amplessi tocche entrambe da vivo, tenerissimo sentimento)
CLIMENE, SAFFO
Di quai soavi lagrime
aspersa è la mia gota!
Qual mi ricerca l'anima
dolce potenza ignota!
Somiglia una speranza?
l'umana gioia avanza...
Par che involato bene
amico iddio mi renda!...
Par che il mio core intenda
i moti del tuo cor!
Scena terza
Ancelle, e dette.
ANCELLE
Corri all'altar, Climene;
ti chiede il genitor.
CLIMENE
Ah! vado... E tu?...
SAFFO
Del genio
me la scintilla investe;
vorrei disciorre un auspice
canto... ma rozza veste
mal si conviene a splendida
pompa di nozze.
CLIMENE
O donne,
fra' veli miei più candidi,
fra le più elette gonne
scelga, e s'adorni l'ospite;
quindi sia tratta a me.
(a Saffo)
Io ti precedo al tempio,
(con accento animatissimo)
verrò a gioir con te.
SAFFO
Qual io felice esser vorrei
te sì felice rendan gli dèi;
volger di tempo mai non oscuri
del tuo consorte la bella fé;
mai d'altra donna l'amor non curi,
fino alla tomba ami sol te.
CLIMENE
T'affretta, vieni al fianco mio;
avrà il delubro un altro dio;
mi dona il cielo più che bramai;
sarò fra poco dell'are al piè;
l'inno di nozze tu scioglierai...
Ah! fia l'Olimpo schiuso per me!
ANCELLE
T'aspetta Imene, amor t'aspetta;
il passo affretta ~ dell'are al piè.
(alcune ancelle conducono Saffo, le altre seguono Climene per opposto lato)
Scena quarta
Interno del gran tempio di Leucade.
I gradini dell'altare, che arde innanzi ad un simulacro d'Imeneo, sono sparsi di fiori.
La calca del Popolo è immensa; i sacri Ministri circondano l'ara, dappresso ai quali sono locati i citaristi e gli altri suonatori, in tutta la pompa de' loro sfarzosi vestimenti; quindi si avanza Alcandro dai penetrali, seguìto da Faone e dai Neocori; finalmente Climene, fra la schiera dei Congiunti e delle sue Ancelle.
GLI UOMINI
Le cetre, le tibie confondano i suoni,
a loro de' timpani s'aggiunga il fragor;
di grida festive il tempio risuoni,
attesti ogni labbro la gioia del cor.
All'ara t'appressa, o giovine sposa,
regina dell'alme, sorriso d'amor.
Ti cede in bellezza la vergine rosa,
il giglio pudico ti cede in candor.
ALCANDRO
Ciascuno si prostri, tacente, devoto.
Intatta giurate serbarvi la fé.
(tutti obbediscono: Faone e Climene s'inginocchiano a piè dell'ara)
CLIMENE, FAONE
Lo giuro.
ALCANDRO
I celesti accolsero il voto;
(congiunge le loro destre)
eterni legami la stringono a te.
(recando Climene fra le braccia di Faone; gli sposi appendono i loro serti all'altare)
CORO
Le cetre, le tibie confondano i suoni,
a loro de' timpani s'aggiunga il fragor;
di grida festive il tempio risuoni,
attesti ogni labbro la gioia del cor.
ALCANDRO
Or, citaristi, echeggino
inni giulivi intorno.
CLIMENE
O padre mio, ne arridono
i fati in questo giorno;
udrem celeste cantico;
Saffo è tra noi.
FAONE
Chi?
ALCANDRO
Dessa!...
FAONE
Che intendo!... Saffo?...
CLIMENE
Mirala.
FAONE
(Eterni dèi!...)
Scena quinta
Saffo, cinta di alloro ed in pomposo abbigliamento, Lisimaco recandone la cetra, e detti.
CLIMENE
T'appressa...
Ecco il mio sposo.
ALCANDRO
(Oh giubilo!...)
SAFFO
Faon!
FAONE
(M'ingombra un gel!)
CLIMENE
Ei t'era noto!...
LISIMACO
(Ahi Misera!...)
SAFFO
(come estatica)
Il mio Faone!
TUTTI
tranne Saffo ed Alcandro
(con sorpresa e smarrimento)
Oh ciel!
SAFFO
(con prorompimento di pianto)
Ai mortali, o crudo, ai numi
io ti chiesi lagrimando...
valli e balze, mari e fiumi
valicai, te ognor chiamando...
Ti rinvengo: non sarai
d'altra donna... no, giammai...
se il destin ciò scritto avesse,
lo dovrebbe cancellar.
ALCANDRO
(Di quel duolo, di quel pianto
vi pascete, o sdegni miei...
Ah! non è soave tanto
la vendetta, qual credei.
Mio malgrado in cor mi sento
un arcano turbamento!
Un rimorso, che a me stesso
cerco invan dissimular!...)
FAONE
(Ove son? che feci mai?...
Ella m'ama! Io fui tradito!
Ahi crudele! Un cor squarciai
ove amor m'avea scolpito!
Tardo e vano pentimento
in me desta il suo tormento...
Sarà tutta la mia vita
un eterno lagrimar!)
CLIMENE
(figgendo gli sguardi sul volto di Faone)
(Avvampò d'un altro amore!
Fu costei la mia rivale!
Due ferite in questo core
apre un barbaro pugnale,
ah! per me d'orrendo velo
si ricopre terra e cielo!...
Trema il tempio... impallidito
manca il foco sull'altar!)
LISIMACO
(Ah! per Saffo, tra gli dèi
qual rimane ad invocar?)
IPPIA, DIRCE, CORO
(Sorte avversa qui costei
trasse il rito a funestar.)
ALCANDRO
Saffo, qui siamo in Leucade!
(ripigliando la sua fierezza)
Esci, ritratti omai...
Furon da te quest'aure
contaminate assai.
SAFFO
Altri mi segua.
ALCANDRO
Stolida!
E chi?
SAFFO
Faon...
CLIMENE, DIRCE, IPPIA, CORO
Che ardisci?
FAONE
O Saffo!...
ALCANDRO
All'ara pronuba
ti volgi ed ammutisci.
(accennando ai due serti nuziali)
Ei sposo è già.
(Saffo resta come tocca da fulmine)
LISIMACO
Deh! seguimi...
SAFFO
È... ver?
(accostandosi a Faone e male articolando)
FAONE
Sì...
SAFFO
Sposo è già!...
(un tremito l'investe in tutta la persona, quindi si lancia dissennata all'ara e l'atterra)
Infame altar!...
TUTTI GLI ALTRI
Sacrilega!
ALCANDRO, IPPIA, CORO
Quel dio ti punirà...
SAFFO
(nell'estrema disperazione)
Non è dio chi Faone mi toglie,
chi mi rende per sempre infelice,
a tai nozze l'auspicio s'addice
d'una furia... ed abbiatela in me.
ALCANDRO, IPPIA, SACERDOTI
L'ira eterna, che il fren già discioglie,
la tua vita nel duolo consumi...
profanato hai l'asilo de' numi,
anatema, anatema su te!
CLIMENE, DIRCE, FAONE, LISIMACO, ANCELLE
Esci, guai se quell'ira ti coglie,
ch'è sterminio, ch'è morte dell'empio!...
Fuggi, fuggi, insensata, dal tempio,
pria che il tempio non crolli su te!
(Saffo è respinta: tutto è disordine e terrore)
IL SALTO DI LEUCADE
Scena prima
Luogo remoto in vicinanza dell'ostello sacerdotale.
Alcandro è nell'atteggiamento di presentar Saffo al collegio degli Aruspici, adunato presso all'antro; ella tien bassa la fronte e conserte le braccia, qual persona umiliata e contrita; Lisimaco stassi più indietro accanto ad alcuni Neocori: Ippia è fra gli Aruspici. Tratto tratto odesi rumoreggiare il vento.
ALCANDRO
Voci del ciel, divini
aruspici, costei nel sacro bosco
grave cagion traea:
l'udite.
ARUSPICI, IPPIA
Parla.
SAFFO
Io, rea
di sacrilegio, qui pentita vengo
ad atterrarmi, onde placato il dio
svolga dal capo mio
il tremendo anatema:
e quindi a spegner l'indomita fiamma
che tutta m'arde, e che un destin perverso
colpevol fece, dalla sacra rupe
balzar domando.
LISIMACO
(Ahi misera!)
ALCANDRO
Del nume,
nel profetico speco,
le volontà scrutate.
ALCANDRO, IPPIA
Andiam.
(entrano nella caverna)
SAFFO
Se meco
non è delitto la pietà, Climene,
pria dell'ora solenne,
mi lascia riveder.
ALCANDRO
No 'l vieto.
(parla sommessamente ad un neocoro che parte)
ALCANDRO
Or piega
la fronte nella polve, e gemi e prega.
ARUSPICE
(dall'interno della spelonca)
Signor di Leucade ~ occhio del cielo,
che puoi de' secoli ~ frangere il velo,
i tuoi fatidici ~ spirti possenti
dell'antro scuotano ~ i sacri venti;
ne' loro sibili ~ ti manifesta,
palese rendine ~ il tuo pensier.
Udiam. ~ Silenzio: ~ l'aura si desta,
egli ci annunzia ~ il suo voler.
SAFFO
Compunta e supplice ~ vedimi, o dio,
amaro spargere ~ di pianto un rio...
ALCANDRO
Scorda l'ingiuria, ~ nume clemente,
come delirio ~ di guasta mente.
SAFFO
Da' nodi infausti ~ sciogli quest'alma,
l'ali del genio ~ rendi al pensier.
ALCANDRO
Doni alla misera ~ la prima calma
del mar Leucadio ~ l'alto poter.
(silenzio; il vento, che mormorava cupo cupo, sibila con più violenza, e percuote a più riprese i sacri bacini)
È noto che intorno al tempio di Dodona eran sospesi alcuni bacini di rame, combinati in modo che l'un d'essi agitato dal vento (ivi solito a spirare) comunicava agli altri la propria vibrazione: e che dai suoni tramandati le sacerdotesse formavano gli oracoli. Non è parso strano supporre un simile congegnamento nell'antro di Leucade.
Scena seconda
Ippia, Aruspici, quindi Climene e detti.
ARUSPICI, IPPIA
Il nume accolse la domanda.
CLIMENE
Padre!
ALCANDRO
Saffo ti chiede.
(Climene accenna di partire)
SAFFO
Non fuggir... fra poco
più rival non avrai; spento il mio foco...
o il viver mio sarà.
CLIMENE
Che parli?
SAFFO
Amica
tu m'accogliesti, amica
da te vo' separarmi...
(imprime un bacio sulla fronte di lei)
Il cielo invoca
per l'infelice Saffo...
(si asciuga una lagrima, poi si presenta intrepida ad Alcandro)
Eccomi.
ALCANDRO
O donna, come fia trascorsa
la prima ora diurna,
giura nel mar dal vertice tremendo
lanciarti.
ARUSPICI, IPPIA
Giura.
SAFFO
Il giuro.
LISIMACO
Ahimè!
CLIMENE
Che intendo!
ALCANDRO
Or sei del nume.
(in tono solenne, e consegnandola agli aruspici. Comincia il rito; un d'essi fa porre Saffo in ginocchio, ed il più anziano, al chiaror d'una face, imprime le risposte di lei sur un papiro)
IPPIA
Qual t'appelli?
SAFFO
Saffo.
IPPIA
La patria?
SAFFO
Lesbo.
IPPIA
Il padre?
SAFFO
Ipseo.
LISIMACO
(in cui si è manifestata una crescente agitazione alle risposte di Saffo, esclama)
Ministri,
udirmi è forza... Il rito
da menzogne innocenti
non sia polluto... ~ Essa non è, qual crede,
figlia d'Ipseo, né culla
ebbe di Lesbo il suol...
SAFFO
Come!
LISIMACO
Fanciulla
io la rinvenni...
ALCANDRO
Che!
LISIMACO
Di lei mi diero
le investigate sorti alte speranze:
quindi loco mi tenne
d'una bambina mia nipote, spenta
pochi dì pria.
CLIMENE
Mi balza il core!
ALCANDRO
Ah! narra...
ove, quando... raccolta
era da te la fanciulletta?
LISIMACO
Or compie
il quarto lustro, sulla riva, spinta
colà dal tempestoso
Egeo.
CLIMENE
L'udisti, o padre?
ALCANDRO
Il ciel pietoso
la mia speme secondi...
SAFFO
Forse?
CLIMENE
(a Lisimaco)
Parla...
ALCANDRO
Tacete... A me rispondi...
ALCANDRO
Rispondi... non pendeale
un amuleto al collo?
LISIMACO
E sculto di Leucadia
v'era il divino Apollo...
SAFFO
Lo serbo ancor.
(staccandoselo dal petto)
ALCANDRO
Deh! Porgilo...
CLIMENE
Osserva...
ALCANDRO
(dopo aver riconosciuto l'amuleto)
Figlia...
GLI ALTRI
Oh numi!...
ALCANDRO
La mia perduta... Aspasia...
SAFFO
Finisci... di'?
ALCANDRO
Che fiumi
costò? d'amare lagrime
al mio... paterno... cor...
Sei... tu...
GLI ALTRI
Fia vero?
CLIMENE
Oh giubilo!
SAFFO
Oh suora!... oh genitor!...
SAFFO, CLIMENE, ALCANDRO
Al seno mi stringi... ripeti l'amplesso
di tanta letizia m'opprime l'eccesso?
sì forte del sangue... il moto si desta
che voci... e... respiro... nel petto mi arresta...
ALCANDRO
La gioia ch'io provo il labbro non dice?
intender soltanto un padre la può!
SAFFO, CLIMENE
Del par che inatteso, istante felice!
La gioia de' numi quest'alma provò!
ARUSPICI, IPPIA
Alcandro, il rito a compiersi
manca brev'ora, il sai...
CLIMENE, ALCANDRO, LISIMACO
Cielo!...
ALCANDRO, IPPIA
A pregar nel tempio
uopo è che venga omai.
CLIMENE
No...
ALCANDRO
Sospendete... uditemi...
pietà del mio cordoglio...
ARUSPICI, IPPIA
Dal giuramento sciogliersi
ella non può.
SAFFO
Né il voglio.
Oh padre, addio. Traetemi
all'are sante appresso.
ALCANDRO
Fermate. ~ Un olocausto
offrir mi sia concesso:
nel sangue delle vittime
interrogar vo' il dio,
ne' segni arcani apprendere
s'ei cede al pianto mio,
se il mio pregar dall'orrido
voto l'assolve.
ARUSPICI, IPPIA
A noi
spetta indagar la mistica
offerta...
ALCANDRO
Ed io?
ARUSPICI, IPPIA
No 'l puoi.
Rammenta che lo vietano
le sacre leggi a te,
essa è tua figlia.
ALCANDRO
Oh smania!
L'averno è tutto in me.
Ah! che un perfido son io!
Di me stesso io son l'orrore...
Ho tradito il sangue mio,
d'una figlia ho infranto il core!
Me i rimorsi puniranno,
terra e ciel malediranno...
Un iddio su questa fronte
«parricida» scriverà.
SAFFO
Padre, il dio tentar non giova;
arma il petto di costanza.
La fatal, temuta prova
è la speme che mi avanza.
Se negato a questo core
è l'oblio d'infausto amore,
men tremendo della vita
il morir per me sarà.
CLIMENE
La germana che perdei,
un imene ambito tanto
mi concessero gli dèi
per dannarmi al duolo, al pianto!
Ahi! Che un rapido baleno
è la gioia in questo seno!
Ahi! Dai numi, come in terra,
è bandita la pietà!
LISIMACO
Ah! la parca i giorni miei
co' suoi giorni troncherà!
ARUSPICI, IPPIA
Quando parlano gli dèi,
per noi muta è la pietà.
(Alcandro è condotto dai neocori nella sua magione. Climene lo segue, Ippia e gli aruspici rientrano con Saffo nella spelonca)
Scena terza
Faone.
FAONE
Fra queste orrende tenebre m'è grato
ad ogni umano aspetto
fuggir... fuggir potessi
a me pur anco, a quel rimorso atroce
che le mie veglie, i sonni miei divide,
che mi dà cento morti e non m'uccide!
FAONE
Qual frutto acerbo io colsi
dall'ire mie funeste!
Respinsi un cor celeste,
che un dio per me formò!
Tutto a me stesso io tolsi!
Tutto perdei!... Soltanto
per consumarla in pianto
la vita a me restò!
Scena quarta
Ippia, Aruspici e detto.
IPPIA
Ite ad Alcandro, aruspici:
ei sappia che l'offerta
ne' suoi fumanti visceri
rese del nume aperta
la volontà: che sciogliersi
non può dal giuramento
Saffo.
(alcuni aruspici entrano nella magione sacerdotale)
FAONE
M'ingombra l'anima
crudel presentimento!...
Ah! di'; qual voto?
IPPIA
Spingersi
colei giurò nell'ima
vorago salutifera,
dall'apollinea cima;
spera così l'oblio
d'amor che il ciel vietò.
FAONE
(nell'estrema agitazione)
Ella si perde, ed io
in vita io resto?
(rimane qualche tempo concentrato ne' suoi pensieri)
Ah! no!...
(risoluto, e come persona cui è balenata in mente una speranza)
Mai più, mai più divisi
no, cara, non saremo...
solo una tomba avremo,
i vortici del mar.
E ne' beati elisi,
ove il piacer non muore,
ritornerem d'amore
insieme a palpitar.
IPPIA, ARUSPICI
Ritratti, il dì già spunta,
l'ora del rito è giunta:
in questo sacro orrore
non lice a te restar.
(Faone parte, Ippia lo segue, gli aruspici entrano per l'opposto lato)
Scena quinta
Parte meno ripida a mezzo la salita del promontorio di Leucade, di cui vedesi la cima orribilmente sporgere sul mare; qua e là funerei monumenti e colonne trionfali di coloro che perirono o sopravvissero al salto.
Il Popolo Leucadio si avanza pieno di costernazione; procedono quindi, accompagnati dalle Guardie sacre, i Sacerdoti di Apollo e gli Aruspici, tra i quali è Saffo in bianca veste, e scinta le chiome: Lisimaco mestamente la segue recandone il serto e la lira.
POPOLO
(sommessamente)
S'ella paventa o dubita,
speme per lei non resta;
una pietade incauta
esser potria funesta;
non un sospiro, un gemito
la sventurata ascolti,
non vegga d'una lagrima
bagnati i nostri volti:
fin la preghiera esprimere
al labbro sia vietato...
Giunge agli dèi più grato
priego che manda il cor.
SACERDOTI, ARUSPICI
(soffermandosi a Saffo)
Al dio sorgente or volgiti,
implora il suo favor.
SAFFO
(guatando il culmine della montagna)
Premio d'amor, cui non fu pari al mondo,
eccolo: morte! ~ La virtù del senno
vacillar sento in me!... Non ascoltai
figlia nomarmi? Sul mio core il core
non palpitò d'una sorella? Io voglio,
benedetta dal padre, al santo scoglio
recarmi...
POPOLO
Ei giunge.
Scena sesta
Alcandro, Climene, Dirce e detti.
ALCANDRO
Oh figlia!...
CLIMENE
Sorella...
SAFFO
Chi sei tu?
CLIMENE
Non mi ravvisi?
Climene.
SAFFO
Ah sì!... Promisi
per te cantar l'inno di nozze... Il plettro
a me si porga.
GLI ALTRI
È fuor di sé!
ALCANDRO
Né muoio!...
SAFFO
(dopo essersi cinta del serto, e tolta di mano a Lisimaco la lira)
Flutto che muggi a questa rupe infranto,
loquaci aure del ciel, tacete: io canto! ~
SAFFO
(tocca la cetra atteggiandosi a nobile contegno e sfavillando poetico fuoco dagli occhi)
Teco dall'are pronube
vengo al paterno tetto.
Sparso di fior, di porpora
ecco ammantato il letto!
Di mille tede splendere
la luce intorno io veggio!
Delle sonanti cetere
odo il festivo arpeggio!
Liete donzelle intrecciano
volubili carole!...
Chi giunge dall'empireo?
Di Citerea la prole!
Partiam, partiam, ché amore
non tollera dimore,
di rosea nube il talamo
già tutto ei cinge e serra...
Addio ~ Ti lascio in terra,
sarai fra poco in ciel!
CLIMENE, DIRCE, ALCANDRO, LISIMACO, POPOLO
Nel sen mi corre un brivido!
I rai mi copre un vel!
ultima
Faone, Ippia, Neocori e detti.
FAONE
(ancor dentro)
Mi lasciate...
IPPIA
(ancor dentro)
Ferma...
CLIMENE, DIRCE, ALCANDRO, LISIMACO, SACERDOTI, ARUSPICI, POPOLO
Oh dèi!
SAFFO
(scuotendosi)
Ah!... qual voce!
FAONE
(uscendo)
Saffo!
CLIMENE
Io gelo!
(come scossa da lungo letargo)
Tu Faon! tu! Ma costei...
Sì, tua sposa...
(gettando il serto e la lira, e con l'accento della più terribile disperazione)
Irato cielo!
SACERDOTI, ARUSPICI
Forsennato! e che mai tenti,
che vuoi tu?
FAONE
Con lei morir...
(si ode uno squillo)
ALCANDRO
Suon ferale!...
CLIMENE
Oh quai momenti!...
IPPIA, SACERDOTI, ARUSPICI
Ecco l'ora! Saffo, ardir.
(al rimbombo dello squillo, un tremito involontario si è manifestato nelle membra di Saffo: la sua rabbia è spenta, e copiose lagrime irrigano il suo volto: ella si getta a piè d'Alcandro a cui l'eccesso del dolore toglie la favella, e pone la destra paterna sul proprio capo, come per ottenerne la benedizione: sorge quindi, e conduce Climene tra le braccia di Faone)
SAFFO
L'ama ognor qual io l'amai...
Più, volendo, no 'l potresti...
quelle gioie amor vi appresti,
che il destino a me vietò!
Io morrò... svanisce omai
ogni speme in questo seno...
io morrò, ché un dio nemmeno
la mia fiamma estinguer può.
CLIMENE, DIRCE, ALCANDRO, LISIMACO, POPOLO
(Un presagio mi sgomenta,
che di morte favellò!...)
Saffo, scortata dagli Aruspici, ascende alla sommità del promontorio. Alcandro si pone in ginocchio, Climene manca fra le braccia di Dirce, Faone vuoi precipitarsi nel mare, ma vien trattenuto. Su questo quadro cala la tela.