SAFFO

Tragedia lirica.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di

Salvadore CAMMARANO

Musica di

Giovanni PACINI

Prima esecuzione:

29 Novembre 1840, Napoli


Personaggi:

ALCANDRO sacerdote d'Apollo in Leucade / baritono

CLIMENE sua figlia / contralto

SAFFO / soprano

FAONE / tenore

DIRCE / soprano

IPPIA primo degli aruspici / tenore

LISIMACO / basso


Aruspici, Ancelle di Climene, Cittadini greci, Popolo di Leucade, Guardie sacre, Citaristi e Neocori.

L'avvenimento ha luogo in Grecia; la prima parte ad Olimpia, le altre in Leucade: l'epoca rimonta alla XLII olimpiade.

LA CORONA OLIMPICA

Scena prima

Esterno del circo.
All'alzarsi della tenda odonsi grida fragorose di plauso, e prolungato batter di palme.

VOCI

(dal circo)

Divini carmi? Quanta ne desta

l'estinto prence, quanta pietà!

(momenti di silenzio. Succede un bisbiglio crescente che degenera in tumulto ed in urli spaventevoli)

VOCI

Esci dal circo... Troppo è funesta

qui tua presenza! Esci... esci... Va'.

Scena seconda

Alcandro, uscendo dal circo nel massimo disordine, e furente di sdegno, Ippia dall'opposto lato.

IPPIA

Che avvenne!

(le labbra convulse di Alcandro gl'impediscono l'uso della favella)

Ah! quelle grida

procellose, tonanti,
al par che i flutti dell'Egeo sdegnato,
onde scoppiar?

ALCANDRO

Se l'ira

le parole non vieta, odi. ~ Ben sai
che splendidi qual or d'Olimpia mai
non furo i ludi, che di Grecia tutta
e sofi, e duci, e sacerdoti, e regi
qui s'adunar: contesa
è l'apollinea fronda
oggi: mesta elegia Saffo sciogliendo
d'Antigono il tremendo
fato narrò, che ad oblïar l'infida
Temisto, il fatal salto
di Leucade spiccava, ed ebbe tomba
l'inesorato mar. Barbaro disse
ella quel rito, e di quel rito i sacri
ministri vitupero

di Grecia! Eco al suo detto
fean le commosse turbe, e me di Febo
Lecaudio sacerdote... ahi! Parlo o taccio?
Me dal circo... scacciar!

(fremendo si copre il viso d'ambo le mani)

IPPIA

D'orrore agghiaccio!

(guatando minaccioso verso il circo)

ALCANDRO

Trema, proterva Saffo...
Già tutto l'odio mio ti sta sul capo!...
Eppur come la vidi...
Ippia, no, d'aborrirla io non previdi!

(le di lui sembianze perdono le tracce della collera, il suo tono è calmo, ma appassionato)

ALCANDRO

Di sua voce il suon giungea

dolce all'alma e conosciuto!
Come in sogno mi parea
quel sembiante aver veduto!
E che palpito mi scosse,
quale affetto mi commosse,
né può dir linguaggio umano,
né pensiero intender può.

Ah, d'amarla un senso arcano,

una forza il cor provò!

VOCI

(dal circo)

Vanto primier di Grecia,

onor di Mitilene,
labbro d'amore e decima
tu sei fra le camene,
per te sorrise l'ombra
d'un vendicato re.

ALCANDRO

(acceso di rabbia)

Tu l'odi? a me terribile

voce di sfida è questa!
Più fiera la memoria
dell'onta mia ridesta.

IPPIA

Me pur, me; pure ingombra
l'ira che bolle in te!

ALCANDRO

Un'erinni atroce, orrenda

le sue fiamme in cor mi vibra...
non ho vena, non ho fibra
che non arda di furor.
Ah! non fia che Grecia intenda
il mio scorno a lungo inulto...
sanguinoso fu l'insulto,
la vendetta fia maggior.

IPPIA

Simuliam... pugnale occulto

più sicuro scende al cor.

IPPIA

Faon qui volge.

ALCANDRO

Nel sembiante ha sculta

l'ira gelosa!... Ti ritraggi.

(Ippia parte)

Scena terza

Faone, e detto.

FAONE

È d'uopo,

d'uopo spezzar questa catena... Amore
d'amor si nudre. Saffo
me tradisce, o non cura.

ALCANDRO

Faone?

FAONE

(avanzandosi)

Alcandro...

ALCANDRO

Di qual nube oscura

vestita è la tua fronte! In essa io scerno
la tempesta del cor... ma più turbato
è un altro cor del tuo! Me sventurato!
Ebbi due figlie, una mi tolse acerbo
destin; tu condannasti
a gemer l'altra!

FAONE

(È ver!...)

ALCANDRO

Ma di', trovasti

nella vaga di Lesbo le innocenti
sue grazie, la sua fé?

FAONE

(Con dura mano

ei tenta la mia piaga!...)

ALCANDRO

Qual fascino costei, qual arte maga
usò, che a te nasconde
ciò che di Grecia è manifesto al guardo?

FAONE

Che dir vuoi tu?

ALCANDRO

Sull'orme,

di Saffo a che le greche
città percorre Alceo?

FAONE

Fors'egli?

ALCANDRO

Amato

l'ama...

FAONE

Oh furor!...

ALCANDRO

Di sprezzo armar ti déi.

FAONE

Sì.

ALCANDRO

L'indegna fuggir.

FAONE

Per sempre.

ALCANDRO

Meco

verrai d'Alfeo sul margo, all'aër cieco
raggiungimi: affrettar della partenza
gli apparecchi degg'io.

FAONE

Vanne.

ALCANDRO

Ma bada!

Nel tuo proposto?

FAONE

Forte

son io.

(porgendogli la destra)

ALCANDRO

T'aspetto. (Non tradirmi, o sorte!)

(parte)

Scena quarta

Saffo dal circo, e detto.

SAFFO

A che, Faon, dal circo
e dal mio fianco allontanarti?

FAONE

Altrui

ceder fu d'uopo il loco; e non credei
che raggiante di gloria e circondata
di quanti ha Grecia più sublimi ingegni,
Saffo un pensier volgesse
all'oscuro Faon.

SAFFO

De' miei pensieri

il primo ognor tu fosti, e da te lunge
ombra di bene a questo cor non giunge.

SAFFO

Quando il mio caldo genio

i vanni al ciel discioglie,
e quasi nume etereo
aperto il ciel m'accoglie,
par che le stelle innumeri
scorra con piè repente,
che intorno a me rifulgano
i rai del sole ardente...
eppur fra le delizie
di che s'abbella il cielo
paga non è quest'anima,
riedere in terra anelo...
ah! perché in terra vivere
posso d'amor con te!

FAONE

A mitigar le smanie

de' giusti miei sospetti,
giammai non fu penuria
in te di scaltri detti!
Ma non bastaro a tergere
le macchie di tua fede;
ma tutti i greci giovani
aver ti piacque al piede.
A seduttori applausi
facile orecchio intendi,
d'ambizïosa gloria
più che d'amor t'accendi,
di quell'amor che fervido
ardea soltanto in me!

SAFFO

Ardea, tu dici! Un palpito

crudele in me si è desto!
Parla, rimovi un dubbio
troppo al mio cor funesto.
M'ami?

FAONE

Tu pria rispondi:

lo merti ancor?

SAFFO

S'io il merto!

Scena quinta

Una moltitudine di Giovani, Lisimaco e detti.

CORO

Al circo riedi; i giudici
ti decretaro il serto.

LISIMACO

Alceo la chioma cingerti
vuol della fronda ei stesso.

SAFFO

Alceo!... l'ambito lauro?
Ah! dalla gioia oppresso
il cor mi manca!

FAONE

(Oh rabbia!)

SAFFO

Andiam...

(incamminandosi quasi dimentica di Faone)

Faon, mi segui...

FAONE

Seguirti?...

(prorompendo)

E quale ingiuria

dir ti poss'io, che adegui
tanta impudenza?

SAFFO

Ah!

FAONE

Scóstati...

vanne al rival, t'affretta.
Quel cor che sprezzo e abomino
sia tutto suo...Vendetta
dai numi avrò!

SAFFO

Deh! plàcati...

Rival non hai... m'ascolta...

FAONE

(sempre più furente)

Taci...

CORO

Ma pria...

FAONE

Lasciatemi?

Omai la benda è sciolta!
La terra, il ciel... l'averno
me rattener non può.

Addio tremendo, eterno

Faon ti dice!

SAFFO

Ah! no...

FAONE

Qual io t'aborro, o perfida,

ti aborrano gli dèi.
Quando saprò che misera
oltre ogni dir tu sei,
che orrenda è la tua sorte,
che la tua vita è morte,
palpiterò di giubilo,
felice allor sarò!

SAFFO

Ebben, dischiudi, o barbaro

a cruda gioia il seno:
furo i tuoi voti orribili,
compiuti furo appieno!
Il cor di te già privo
solo agli affanni è vivo...
di quel ch'io son più misera
farmi alcun dio non può!

CORO

Ritorna in te, rammentati

che volgo tu non sei,
che speme della Grecia
devi tu stessa a lei!
Vieni, il tuo crin coverto
sia dell'eterno serto,
un fero cor dimentica,
sprezza chi te sprezzò.

(Saffo nella massima disperazione si avvinghia alle ginocchia di Faone; ma questi la respinge e parte rapidamente)

LE NOZZE DI FAONE

Scena prima

Appartamenti di Alcandro, annessi al tempio di Apollo.
Logge in fondo da cui scorgesi parte della spiaggia di Leucade.
Climene circondata dalle sue Ancelle, intente a fregiarla degli arredi nuziali. Dirce.

DIRCE, ANCELLE

Al crin le cingete la rosea corona,

la fulgida zona ~ cingetele al sen.
Esulta, Climene, sei vaga, sei bella
qual vivida stella ~ in cielo seren.

CLIMENE

Mercé, dilette ancelle; ah! vorrei farvi
liete come son io: rammento ancora
quanta pietà di me vi strinse, allora
che l'amato Faon da questo lido
fuggiva e parve, ma sol parve, infido.

CLIMENE

Ah! con lui mi fu rapita

ogni gioia ed ogni bene...
all'idea di tante pene
l'alma mia rifugge ancor!

Era un pianto la mia vita,

di lamenti il ciel stancava,
ogni giorno che spuntava
era un giorno di dolor.

DIRCE, ANCELLE

Lascia per sempre, ah! lascia

un sovvenir d'ambascia;
amore il lesbio giovane
ti ricondusse al piè.

CLIMENE

È ver!...

DIRCE, ANCELLE

Gl'incensi fumano

sull'are già, per te.

CLIMENE

(con trasporto vivissimo d'amore e di giubilo)

Il cor non basta a reggere

la piena del diletto!...
Mi sento ad ogni palpito
novella gioia in petto...
Labbro terreno esprimere
mal può lo stato mio...
Non ha l'Olimpo un dio
felice al par di me!

DIRCE, ANCELLE

Un sogno di letizia

la vita fia per te!

Scena seconda

Lisimaco e dette, quindi Saffo.

DIRCE

Uno stranier!

(a Lisimaco fermatosi sul limitare)

CLIMENE

Che vuoi?

LISIMACO

Donna infelice

segue i miei passi, e favellar desia
col sacerdote.

CLIMENE

Inoltri.

(Saffo ad un cenno di Lisimaco si avanza)

CLIMENE

È lunge il padre;

ei, col mio sposo, ai numi offre la sacra
vittima che precede
il rito nuzïal.

SAFFO

M'odi brev'ora.

(a un segno di Climene, Dirce e le Ancelle si ritirano)

SAFFO

Il dio che qui si adora,
sconsigliata, oltraggiai; la sua vendetta
rugge sul capo mio... d'offerte e voti
a placarlo io traea; m'implora all'uopo
il genitor propizio.

CLIMENE

Ah! sì... le braccia

come a suora io ti schiudo...
come alla suora che il destin mi tolse.

SAFFO

Moria?

CLIMENE

La prora volse

alle sponde di Samo;
ivi chiamato il genitor da pompe
divine, la fanciulla
seco adduceva. Impetuosi venti
lo assalir tra le Cicladi, e percossa
la nave ad una rupe,
ei sol campò da morte!

SAFFO

Colpì la suora tua funesta sorte!
Pur men funesta della mia!

CLIMENE

T'appelli?

SAFFO

Saffo.

CLIMENE

Tu, Saffo!

SAFFO

(con abbandono doloroso)

Che tre lune intere

un ingrato cercando,
scorse la Grecia invan di riva in riva...
che alla speranza è morta, al dolor viva!

CLIMENE

Ahi crudo fato! Ahi misera!...

SAFFO

Tu sei commossa!

CLIMENE

Oh quanto!

SAFFO

Sento l'acerbo strazio
calmarsi a te d'accanto!...
La tua pietade è balsamo
al mio trafitto cor!

CLIMENE

Saffo...

SAFFO

Climene...

CLIMENE

Abbracciami...

SAFFO

Vivo un istante ancor!

(restano in lunghi amplessi tocche entrambe da vivo, tenerissimo sentimento)

CLIMENE, SAFFO

Di quai soavi lagrime

aspersa è la mia gota!
Qual mi ricerca l'anima
dolce potenza ignota!
Somiglia una speranza?
l'umana gioia avanza...
Par che involato bene
amico iddio mi renda!...
Par che il mio core intenda
i moti del tuo cor!

Scena terza

Ancelle, e dette.

ANCELLE

Corri all'altar, Climene;

ti chiede il genitor.

CLIMENE

Ah! vado... E tu?...

SAFFO

Del genio

me la scintilla investe;
vorrei disciorre un auspice
canto... ma rozza veste
mal si conviene a splendida
pompa di nozze.

CLIMENE

O donne,

fra' veli miei più candidi,
fra le più elette gonne
scelga, e s'adorni l'ospite;
quindi sia tratta a me.

(a Saffo)

Io ti precedo al tempio,

(con accento animatissimo)

verrò a gioir con te.

SAFFO

Qual io felice esser vorrei

te sì felice rendan gli dèi;
volger di tempo mai non oscuri
del tuo consorte la bella fé;

mai d'altra donna l'amor non curi,

fino alla tomba ami sol te.

CLIMENE

T'affretta, vieni al fianco mio;

avrà il delubro un altro dio;
mi dona il cielo più che bramai;
sarò fra poco dell'are al piè;

l'inno di nozze tu scioglierai...

Ah! fia l'Olimpo schiuso per me!

ANCELLE

T'aspetta Imene, amor t'aspetta;

il passo affretta ~ dell'are al piè.

(alcune ancelle conducono Saffo, le altre seguono Climene per opposto lato)

Scena quarta

Interno del gran tempio di Leucade.
I gradini dell'altare, che arde innanzi ad un simulacro d'Imeneo, sono sparsi di fiori.
La calca del Popolo è immensa; i sacri Ministri circondano l'ara, dappresso ai quali sono locati i citaristi e gli altri suonatori, in tutta la pompa de' loro sfarzosi vestimenti; quindi si avanza Alcandro dai penetrali, seguìto da Faone e dai Neocori; finalmente Climene, fra la schiera dei Congiunti e delle sue Ancelle.

GLI UOMINI

Le cetre, le tibie confondano i suoni,

a loro de' timpani s'aggiunga il fragor;
di grida festive il tempio risuoni,
attesti ogni labbro la gioia del cor.

All'ara t'appressa, o giovine sposa,

regina dell'alme, sorriso d'amor.
Ti cede in bellezza la vergine rosa,
il giglio pudico ti cede in candor.

ALCANDRO

Ciascuno si prostri, tacente, devoto.

Intatta giurate serbarvi la fé.

(tutti obbediscono: Faone e Climene s'inginocchiano a piè dell'ara)

CLIMENE, FAONE

Lo giuro.

ALCANDRO

I celesti accolsero il voto;

(congiunge le loro destre)

eterni legami la stringono a te.

(recando Climene fra le braccia di Faone; gli sposi appendono i loro serti all'altare)

CORO

Le cetre, le tibie confondano i suoni,

a loro de' timpani s'aggiunga il fragor;
di grida festive il tempio risuoni,
attesti ogni labbro la gioia del cor.

ALCANDRO

Or, citaristi, echeggino

inni giulivi intorno.

CLIMENE

O padre mio, ne arridono
i fati in questo giorno;
udrem celeste cantico;
Saffo è tra noi.

FAONE

Chi?

ALCANDRO

Dessa!...

FAONE

Che intendo!... Saffo?...

CLIMENE

Mirala.

FAONE

(Eterni dèi!...)

Scena quinta

Saffo, cinta di alloro ed in pomposo abbigliamento, Lisimaco recandone la cetra, e detti.

CLIMENE

T'appressa...

Ecco il mio sposo.

ALCANDRO

(Oh giubilo!...)

SAFFO

Faon!

FAONE

(M'ingombra un gel!)

CLIMENE

Ei t'era noto!...

LISIMACO

(Ahi Misera!...)

SAFFO

(come estatica)

Il mio Faone!

TUTTI

tranne Saffo ed Alcandro

(con sorpresa e smarrimento)

Oh ciel!

SAFFO

(con prorompimento di pianto)

Ai mortali, o crudo, ai numi

io ti chiesi lagrimando...
valli e balze, mari e fiumi
valicai, te ognor chiamando...
Ti rinvengo: non sarai
d'altra donna... no, giammai...
se il destin ciò scritto avesse,
lo dovrebbe cancellar.

ALCANDRO

(Di quel duolo, di quel pianto

vi pascete, o sdegni miei...
Ah! non è soave tanto
la vendetta, qual credei.
Mio malgrado in cor mi sento
un arcano turbamento!
Un rimorso, che a me stesso
cerco invan dissimular!...)

FAONE

(Ove son? che feci mai?...

Ella m'ama! Io fui tradito!
Ahi crudele! Un cor squarciai
ove amor m'avea scolpito!
Tardo e vano pentimento
in me desta il suo tormento...
Sarà tutta la mia vita
un eterno lagrimar!)

CLIMENE

(figgendo gli sguardi sul volto di Faone)

(Avvampò d'un altro amore!

Fu costei la mia rivale!
Due ferite in questo core
apre un barbaro pugnale,
ah! per me d'orrendo velo
si ricopre terra e cielo!...
Trema il tempio... impallidito
manca il foco sull'altar!)

LISIMACO

(Ah! per Saffo, tra gli dèi

qual rimane ad invocar?)

IPPIA, DIRCE, CORO

(Sorte avversa qui costei

trasse il rito a funestar.)

ALCANDRO

Saffo, qui siamo in Leucade!

(ripigliando la sua fierezza)

Esci, ritratti omai...
Furon da te quest'aure
contaminate assai.

SAFFO

Altri mi segua.

ALCANDRO

Stolida!

E chi?

SAFFO

Faon...

CLIMENE, DIRCE, IPPIA, CORO

Che ardisci?

FAONE

O Saffo!...

ALCANDRO

All'ara pronuba

ti volgi ed ammutisci.

(accennando ai due serti nuziali)

Ei sposo è già.

(Saffo resta come tocca da fulmine)

LISIMACO

Deh! seguimi...

SAFFO

È... ver?

(accostandosi a Faone e male articolando)

FAONE

Sì...

SAFFO

Sposo è già!...

(un tremito l'investe in tutta la persona, quindi si lancia dissennata all'ara e l'atterra)

Infame altar!...

TUTTI GLI ALTRI

Sacrilega!

ALCANDRO, IPPIA, CORO

Quel dio ti punirà...

SAFFO

(nell'estrema disperazione)

Non è dio chi Faone mi toglie,

chi mi rende per sempre infelice,
a tai nozze l'auspicio s'addice
d'una furia... ed abbiatela in me.

ALCANDRO, IPPIA, SACERDOTI

L'ira eterna, che il fren già discioglie,

la tua vita nel duolo consumi...
profanato hai l'asilo de' numi,
anatema, anatema su te!

CLIMENE, DIRCE, FAONE, LISIMACO, ANCELLE

Esci, guai se quell'ira ti coglie,

ch'è sterminio, ch'è morte dell'empio!...
Fuggi, fuggi, insensata, dal tempio,
pria che il tempio non crolli su te!

(Saffo è respinta: tutto è disordine e terrore)

IL SALTO DI LEUCADE

Scena prima

Luogo remoto in vicinanza dell'ostello sacerdotale.
Alcandro è nell'atteggiamento di presentar Saffo al collegio degli Aruspici, adunato presso all'antro; ella tien bassa la fronte e conserte le braccia, qual persona umiliata e contrita; Lisimaco stassi più indietro accanto ad alcuni Neocori: Ippia è fra gli Aruspici. Tratto tratto odesi rumoreggiare il vento.

ALCANDRO

Voci del ciel, divini
aruspici, costei nel sacro bosco
grave cagion traea:
l'udite.

ARUSPICI, IPPIA

Parla.

SAFFO

Io, rea

di sacrilegio, qui pentita vengo
ad atterrarmi, onde placato il dio
svolga dal capo mio
il tremendo anatema:
e quindi a spegner l'indomita fiamma
che tutta m'arde, e che un destin perverso
colpevol fece, dalla sacra rupe
balzar domando.

LISIMACO

(Ahi misera!)

ALCANDRO

Del nume,

nel profetico speco,
le volontà scrutate.

ALCANDRO, IPPIA

Andiam.

(entrano nella caverna)

SAFFO

Se meco

non è delitto la pietà, Climene,
pria dell'ora solenne,
mi lascia riveder.

ALCANDRO

No 'l vieto.

(parla sommessamente ad un neocoro che parte)

ALCANDRO

Or piega

la fronte nella polve, e gemi e prega.

ARUSPICE

(dall'interno della spelonca)

Signor di Leucade ~ occhio del cielo,

che puoi de' secoli ~ frangere il velo,
i tuoi fatidici ~ spirti possenti
dell'antro scuotano ~ i sacri venti;
ne' loro sibili ~ ti manifesta,
palese rendine ~ il tuo pensier.

Udiam. ~ Silenzio: ~ l'aura si desta,

egli ci annunzia ~ il suo voler.

SAFFO

Compunta e supplice ~ vedimi, o dio,

amaro spargere ~ di pianto un rio...

ALCANDRO

Scorda l'ingiuria, ~ nume clemente,
come delirio ~ di guasta mente.

SAFFO

Da' nodi infausti ~ sciogli quest'alma,
l'ali del genio ~ rendi al pensier.

ALCANDRO

Doni alla misera ~ la prima calma

del mar Leucadio ~ l'alto poter.

(silenzio; il vento, che mormorava cupo cupo, sibila con più violenza, e percuote a più riprese i sacri bacini)

È noto che intorno al tempio di Dodona eran sospesi alcuni bacini di rame, combinati in modo che l'un d'essi agitato dal vento (ivi solito a spirare) comunicava agli altri la propria vibrazione: e che dai suoni tramandati le sacerdotesse formavano gli oracoli. Non è parso strano supporre un simile congegnamento nell'antro di Leucade.

Scena seconda

Ippia, Aruspici, quindi Climene e detti.

ARUSPICI, IPPIA

Il nume accolse la domanda.

CLIMENE

Padre!

ALCANDRO

Saffo ti chiede.

(Climene accenna di partire)

SAFFO

Non fuggir... fra poco

più rival non avrai; spento il mio foco...
o il viver mio sarà.

CLIMENE

Che parli?

SAFFO

Amica

tu m'accogliesti, amica
da te vo' separarmi...

(imprime un bacio sulla fronte di lei)

Il cielo invoca

per l'infelice Saffo...

(si asciuga una lagrima, poi si presenta intrepida ad Alcandro)

Eccomi.

ALCANDRO

O donna, come fia trascorsa

la prima ora diurna,
giura nel mar dal vertice tremendo
lanciarti.

ARUSPICI, IPPIA

Giura.

SAFFO

Il giuro.

LISIMACO

Ahimè!

CLIMENE

Che intendo!

ALCANDRO

Or sei del nume.

(in tono solenne, e consegnandola agli aruspici. Comincia il rito; un d'essi fa porre Saffo in ginocchio, ed il più anziano, al chiaror d'una face, imprime le risposte di lei sur un papiro)

IPPIA

Qual t'appelli?

SAFFO

Saffo.

IPPIA

La patria?

SAFFO

Lesbo.

IPPIA

Il padre?

SAFFO

Ipseo.

LISIMACO

(in cui si è manifestata una crescente agitazione alle risposte di Saffo, esclama)

Ministri,

udirmi è forza... Il rito
da menzogne innocenti
non sia polluto... ~ Essa non è, qual crede,
figlia d'Ipseo, né culla
ebbe di Lesbo il suol...

SAFFO

Come!

LISIMACO

Fanciulla

io la rinvenni...

ALCANDRO

Che!

LISIMACO

Di lei mi diero

le investigate sorti alte speranze:
quindi loco mi tenne
d'una bambina mia nipote, spenta
pochi dì pria.

CLIMENE

Mi balza il core!

ALCANDRO

Ah! narra...

ove, quando... raccolta
era da te la fanciulletta?

LISIMACO

Or compie

il quarto lustro, sulla riva, spinta
colà dal tempestoso
Egeo.

CLIMENE

L'udisti, o padre?

ALCANDRO

Il ciel pietoso

la mia speme secondi...

SAFFO

Forse?

CLIMENE

(a Lisimaco)

Parla...

ALCANDRO

Tacete... A me rispondi...

ALCANDRO

Rispondi... non pendeale

un amuleto al collo?

LISIMACO

E sculto di Leucadia
v'era il divino Apollo...

SAFFO

Lo serbo ancor.

(staccandoselo dal petto)

ALCANDRO

Deh! Porgilo...

CLIMENE

Osserva...

ALCANDRO

(dopo aver riconosciuto l'amuleto)

Figlia...

GLI ALTRI

Oh numi!...

ALCANDRO

La mia perduta... Aspasia...

SAFFO

Finisci... di'?

ALCANDRO

Che fiumi

costò? d'amare lagrime
al mio... paterno... cor...

Sei... tu...

GLI ALTRI

Fia vero?

CLIMENE

Oh giubilo!

SAFFO

Oh suora!... oh genitor!...

SAFFO, CLIMENE, ALCANDRO

Al seno mi stringi... ripeti l'amplesso

di tanta letizia m'opprime l'eccesso?
sì forte del sangue... il moto si desta
che voci... e... respiro... nel petto mi arresta...

ALCANDRO

La gioia ch'io provo il labbro non dice?
intender soltanto un padre la può!

SAFFO, CLIMENE

Del par che inatteso, istante felice!

La gioia de' numi quest'alma provò!

ARUSPICI, IPPIA

Alcandro, il rito a compiersi

manca brev'ora, il sai...

CLIMENE, ALCANDRO, LISIMACO

Cielo!...

ALCANDRO, IPPIA

A pregar nel tempio

uopo è che venga omai.

CLIMENE

No...

ALCANDRO

Sospendete... uditemi...

pietà del mio cordoglio...

ARUSPICI, IPPIA

Dal giuramento sciogliersi
ella non può.

SAFFO

Né il voglio.

Oh padre, addio. Traetemi
all'are sante appresso.

ALCANDRO

Fermate. ~ Un olocausto
offrir mi sia concesso:
nel sangue delle vittime
interrogar vo' il dio,
ne' segni arcani apprendere
s'ei cede al pianto mio,
se il mio pregar dall'orrido
voto l'assolve.

ARUSPICI, IPPIA

A noi

spetta indagar la mistica
offerta...

ALCANDRO

Ed io?

ARUSPICI, IPPIA

No 'l puoi.

Rammenta che lo vietano
le sacre leggi a te,

essa è tua figlia.

ALCANDRO

Oh smania!

L'averno è tutto in me.

Ah! che un perfido son io!

Di me stesso io son l'orrore...
Ho tradito il sangue mio,
d'una figlia ho infranto il core!
Me i rimorsi puniranno,
terra e ciel malediranno...
Un iddio su questa fronte
«parricida» scriverà.

SAFFO

Padre, il dio tentar non giova;

arma il petto di costanza.
La fatal, temuta prova
è la speme che mi avanza.
Se negato a questo core
è l'oblio d'infausto amore,
men tremendo della vita
il morir per me sarà.

CLIMENE

La germana che perdei,

un imene ambito tanto
mi concessero gli dèi
per dannarmi al duolo, al pianto!
Ahi! Che un rapido baleno
è la gioia in questo seno!
Ahi! Dai numi, come in terra,
è bandita la pietà!

LISIMACO

Ah! la parca i giorni miei

co' suoi giorni troncherà!

ARUSPICI, IPPIA

Quando parlano gli dèi,

per noi muta è la pietà.

(Alcandro è condotto dai neocori nella sua magione. Climene lo segue, Ippia e gli aruspici rientrano con Saffo nella spelonca)

Scena terza

Faone.

FAONE

Fra queste orrende tenebre m'è grato
ad ogni umano aspetto
fuggir... fuggir potessi
a me pur anco, a quel rimorso atroce
che le mie veglie, i sonni miei divide,
che mi dà cento morti e non m'uccide!

FAONE

Qual frutto acerbo io colsi

dall'ire mie funeste!
Respinsi un cor celeste,
che un dio per me formò!

Tutto a me stesso io tolsi!

Tutto perdei!... Soltanto
per consumarla in pianto
la vita a me restò!

Scena quarta

Ippia, Aruspici e detto.

IPPIA

Ite ad Alcandro, aruspici:

ei sappia che l'offerta
ne' suoi fumanti visceri
rese del nume aperta
la volontà: che sciogliersi
non può dal giuramento
Saffo.

(alcuni aruspici entrano nella magione sacerdotale)

FAONE

M'ingombra l'anima

crudel presentimento!...
Ah! di'; qual voto?

IPPIA

Spingersi

colei giurò nell'ima
vorago salutifera,
dall'apollinea cima;
spera così l'oblio
d'amor che il ciel vietò.

FAONE

(nell'estrema agitazione)

Ella si perde, ed io

in vita io resto?

(rimane qualche tempo concentrato ne' suoi pensieri)

Ah! no!...

(risoluto, e come persona cui è balenata in mente una speranza)

Mai più, mai più divisi
no, cara, non saremo...
solo una tomba avremo,
i vortici del mar.

E ne' beati elisi,

ove il piacer non muore,
ritornerem d'amore
insieme a palpitar.

IPPIA, ARUSPICI

Ritratti, il dì già spunta,

l'ora del rito è giunta:
in questo sacro orrore
non lice a te restar.

(Faone parte, Ippia lo segue, gli aruspici entrano per l'opposto lato)

Scena quinta

Parte meno ripida a mezzo la salita del promontorio di Leucade, di cui vedesi la cima orribilmente sporgere sul mare; qua e là funerei monumenti e colonne trionfali di coloro che perirono o sopravvissero al salto.
Il Popolo Leucadio si avanza pieno di costernazione; procedono quindi, accompagnati dalle Guardie sacre, i Sacerdoti di Apollo e gli Aruspici, tra i quali è Saffo in bianca veste, e scinta le chiome: Lisimaco mestamente la segue recandone il serto e la lira.

POPOLO

(sommessamente)

S'ella paventa o dubita,

speme per lei non resta;
una pietade incauta
esser potria funesta;
non un sospiro, un gemito
la sventurata ascolti,
non vegga d'una lagrima
bagnati i nostri volti:
fin la preghiera esprimere
al labbro sia vietato...
Giunge agli dèi più grato
priego che manda il cor.

SACERDOTI, ARUSPICI

(soffermandosi a Saffo)

Al dio sorgente or volgiti,

implora il suo favor.

SAFFO

(guatando il culmine della montagna)

Premio d'amor, cui non fu pari al mondo,
eccolo: morte! ~ La virtù del senno
vacillar sento in me!... Non ascoltai
figlia nomarmi? Sul mio core il core
non palpitò d'una sorella? Io voglio,
benedetta dal padre, al santo scoglio
recarmi...

POPOLO

Ei giunge.

Scena sesta

Alcandro, Climene, Dirce e detti.

ALCANDRO

Oh figlia!...

CLIMENE

Sorella...

SAFFO

Chi sei tu?

CLIMENE

Non mi ravvisi?

Climene.

SAFFO

Ah sì!... Promisi

per te cantar l'inno di nozze... Il plettro
a me si porga.

GLI ALTRI

È fuor di sé!

ALCANDRO

Né muoio!...

SAFFO

(dopo essersi cinta del serto, e tolta di mano a Lisimaco la lira)

Flutto che muggi a questa rupe infranto,
loquaci aure del ciel, tacete: io canto! ~

SAFFO

(tocca la cetra atteggiandosi a nobile contegno e sfavillando poetico fuoco dagli occhi)

Teco dall'are pronube
vengo al paterno tetto.
Sparso di fior, di porpora
ecco ammantato il letto!
Di mille tede splendere
la luce intorno io veggio!
Delle sonanti cetere
odo il festivo arpeggio!
Liete donzelle intrecciano
volubili carole!...
Chi giunge dall'empireo?
Di Citerea la prole!
Partiam, partiam, ché amore
non tollera dimore,
di rosea nube il talamo
già tutto ei cinge e serra...
Addio ~ Ti lascio in terra,
sarai fra poco in ciel!

CLIMENE, DIRCE, ALCANDRO, LISIMACO, POPOLO

Nel sen mi corre un brivido!

I rai mi copre un vel!

ultima

Faone, Ippia, Neocori e detti.

FAONE

(ancor dentro)

Mi lasciate...

IPPIA

(ancor dentro)

Ferma...

CLIMENE, DIRCE, ALCANDRO, LISIMACO, SACERDOTI, ARUSPICI, POPOLO

Oh dèi!

SAFFO

(scuotendosi)

Ah!... qual voce!

FAONE

(uscendo)

Saffo!

CLIMENE

Io gelo!

(come scossa da lungo letargo)

Tu Faon! tu! Ma costei...
Sì, tua sposa...

(gettando il serto e la lira, e con l'accento della più terribile disperazione)

Irato cielo!

SACERDOTI, ARUSPICI

Forsennato! e che mai tenti,
che vuoi tu?

FAONE

Con lei morir...

(si ode uno squillo)

ALCANDRO

Suon ferale!...

CLIMENE

Oh quai momenti!...

IPPIA, SACERDOTI, ARUSPICI

Ecco l'ora! Saffo, ardir.

(al rimbombo dello squillo, un tremito involontario si è manifestato nelle membra di Saffo: la sua rabbia è spenta, e copiose lagrime irrigano il suo volto: ella si getta a piè d'Alcandro a cui l'eccesso del dolore toglie la favella, e pone la destra paterna sul proprio capo, come per ottenerne la benedizione: sorge quindi, e conduce Climene tra le braccia di Faone)

SAFFO

L'ama ognor qual io l'amai...

Più, volendo, no 'l potresti...
quelle gioie amor vi appresti,
che il destino a me vietò!

Io morrò... svanisce omai

ogni speme in questo seno...
io morrò, ché un dio nemmeno
la mia fiamma estinguer può.

CLIMENE, DIRCE, ALCANDRO, LISIMACO, POPOLO

(Un presagio mi sgomenta,

che di morte favellò!...)

Saffo, scortata dagli Aruspici, ascende alla sommità del promontorio. Alcandro si pone in ginocchio, Climene manca fra le braccia di Dirce, Faone vuoi precipitarsi nel mare, ma vien trattenuto. Su questo quadro cala la tela.