SIROE, RE DI PERSIA

Dramma per musica.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di

Pietro METASTASIO

Musica di

Domenico SARRO

Prima esecuzione:

27 Gennaio 1727, Napoli


Personaggi:

COSROE re di Persia, amante di Laodice / contralto

SIROE primogenito del medesimo e amante di Emira / soprano

MEDARSE secondogenito di Cosroe / contralto

EMIRA principessa di Cambaia in abito da uomo sotto nome d'Idaspe amante di Siroe / soprano

LAODICE amante di Siroe e sorella di Arasse / soprano

ARASSE generale dell'armi persiane ed amico di Siroe / soprano




La scena è nella città di Seleucia.

Eminentissimo principe

Son così preziosi i momenti che l'eminenza vostra concede alla publica quiete che io non ardirei defraudarne la mia patria in qualsivoglia picciola parte, ove il costume non giustificasse la mia temerità. Pure nel presentarvi questo dramma non si distingue poco il mio profondo rispetto, non già per l'omaggio dovutovi ma bensì per la violenza ch'io faccio a me stesso trascurando a bello studio l'opportunità di celebrarvi, per non istancare la vostra generosa modestia, col tanto a voi rincrescevol suono delle proprie giustissime lodi. Fortunata rassegnazione, se basterà a procurarmi dall'eminenza vostra la continuazione di quel clementissimo patrocinio, onde mi vien permessa la gloria di sottoscrivermi di vostra eminenza umilissimo, devotissimo ed obbligatissimo servo.

 

Angelo Carasale

Argomento

Cosroe II re di Persia trasportato da soverchia tenerezza per Medarse suo minor figliuolo, giovane di fallaci costumi, volle associarlo alla corona defraudandone ingiustamente Siroe suo primogenito principe valoroso ed intolerante, il quale fu vendicato di questo torto dal popolo e dalle squadre che infinitamente l'amavano e si sollevarono a suo favore.

Cosroe nel dilatar con l'armi i confini del dominio persiano, si era tanto inoltrato con le sue conquiste verso l'oriente che avea tolto ad Asbite re di Cambaia il regno e la vita. Né dalla licenza de' vincitori avea potuto salvarsi alcuno della regia famiglia, fuori che la principessa Emira figlia del suddetto Asbite, la quale, dopo aver lungamente peregrinato, persuasa alfine non meno dall'amore, che avea già concepito antecedentemente per Siroe, che dal desiderio di vendicar la morte del proprio padre, si ridusse nella corte di Cosroe in abito virile col nome d'Idaspe, dove dissimulando sempre l'odio suo, incognita a ciascuno, fuori che a Siroe, ed introdotta da lui medesimo, seppe tanto avanzarsi nella grazia di Cosroe che divenne il di lui più amato confidente. Sopra questi fondamenti tratti in parte dagli scrittori della storia bizantina ed in parte verisimilmente ideati si ravvolgono gli avvenimenti del dramma.

Le parole numi, fato, eccetera non hanno cosa alcuna di comune cogl'interni sentimenti dell'autore che si professa vero cattolico.

ATTO PRIMO

Scena prima

Gran tempio dedicato al sole con ara e simulacro del medesimo.
Cosroe, Siroe e Medarse.

COSROE

Figli, di voi non meno
che del regno io son padre; io deggio a voi
la tenerezza mia ma deggio al regno
un successore in cui
de la real mia sede
riconosca la Persia un degno erede.
Oggi un di voi fia scelto e quello io voglio
che meco il soglio ascenda
e meco il freno a regolarne apprenda.
Felice me, se pria
che m'aggravi le luci il sonno estremo
potrò veder sì glorioso il figlio
che in pace o fra le squadre
giunga la gloria ad oscurar del padre.

MEDARSE

Tutta dal tuo volere
la mia sorte dipende.

SIROE

E in qual di noi

il più degno ritrovi?

COSROE

Eguale è il merto.

Amo in Siroe il valore,
la modestia in Medarse.

(a Siroe)

In te l'animo altero,
la giovanile etade in lui mi spiace.
Ma i difetti d'entrambi il tempo e l'uso
a poco a poco emenderà. Frattanto
temo che a nuovi sdegni
la mia scelta fra voi gli animi accenda.
Ecco l'ara, ecco il nume,
giuri ciascun di tolerarla in pace
e giuri al nuovo erede
serbar senza lagnarsi ossequio e fede.

SIROE

(Che giuri il labro mio!
Ah no.)

MEDARSE

Pronto ubbidisco. (Il re son io.)

«A te nume fecondo
cui tutti deve i pregi suoi natura
s'offre Medarse e giura
porgere al nuovo rege il primo omaggio.
Il tuo benigno raggio,
s'io non adempio il giuramento intero,
splenda sempre per me torbido e nero.»

COSROE

Amato figlio. Al nume
Siroe t'accosta e dal minor germano
ubbidienza impara.

MEDARSE

Ei pensa e tace.

COSROE

Deh perché la mia pace
ancor non assicuri?
Perché tardi? Che pensi?

SIROE

E vuoi ch'io giuri?

Questa ingiusta dubbiezza
abbastanza m'offende. E quali sono
i vanti onde Medarse aspiri al trono?
Tu sai padre tu sai
di quanto lo prevenne il nascer mio.
Era avvezzo il mio core
già gl'insulti a soffrir d'empia fortuna,
quando udì il genitore
i suoi primi vagiti entro la cuna.
Tu sai di quante spoglie
Siroe finora i tuoi trionfi accrebbe.
Sai tu quante ferite
mi costi la tua gloria. Io sotto il peso
gemea de la lorica in faccia a morte
fral sangue ed il sudore ed egli intanto
traeva in ozio imbelle
fra gli amplessi paterni i giorni oscuri.
Padre sai tutto questo e vuoi ch'io giuri?

COSROE

So ancor di più. Fin del nemico Asbite
so ch'Emira la figlia
amasti a mio dispetto e mi rammento
che sospirar ti vidi
nel dì ch'io tolsi a lui la vita e 'l regno.
Odio allor mi giurasti;
e s'Emira vivesse
chi sa fin dove il tuo furor giungesse.

SIROE

Appaga pure appaga
quel cieco amor che a me ti rende ingiusto.
Sconvolgi per Medarse
gli ordini di natura. Il vegga in trono
dettar leggi la Persia; e me fra tanto
confuso tra la plebe
de' popoli vassalli
imprimer vegga in su l'imbelle mano
baci servili al mio minor germano.
Chi sa? Vegliano i numi
in aiuto agli oppressi. Egli è secondo
d'anni e di merti e ci conosce il mondo.

COSROE

Infino a le minacce
temerario t'inoltri? Io voglio...

MEDARSE

Ah padre

non ti sdegnar, a lui concedi il trono,
basta a me l'amor tuo.

COSROE

No, per sua pena

voglio che in questo dì suo re t'adori,
voglio oppresso il suo fasto e veder voglio
qual mondo s'armi a sollevarlo al soglio.

COSROE

Se il mio paterno amore

sdegna il tuo cuore altero,
più giudice severo
che padre a te sarò.

E l'empia fellonia

che forse volgi in mente
prima che adulta sia
nascente opprimerò.

(parte)

Scena seconda

Siroe e Medarse.

SIROE

E puoi senza arrossirti
fissar Medarse in sul mio volto i lumi?

MEDARSE

Olà così favella
Siroe al suo re? Sai che de' giorni tuoi
oggi l'arbitro io sono.
Cerca di meritar la vita in dono.

SIROE

Troppo presto t'avanzi
a parlar da monarca. In su la fronte
la corona paterna ancor non hai
e per pentirsi al padre
rimane ancor di questo giorno assai.

Scena terza

Emira in abito da uomo col nome d'Idaspe e detti.

EMIRA

Perché di tanto sdegno
principi vi accendete?
Ah cessino una volta
le fraterne contese. In sì bel giorno
d'amor, di genio eguali
Seleucia vi rivegga e non rivali.

MEDARSE

A placar m'affatico
gli sdegni del germano,
tutto sopporto e m'affatico invano.

SIROE

Come finge modestia!

EMIRA

È a me palese

l'umiltà di Medarse.

SIROE

Ah caro Idaspe

è suo costume antico
d'insultar simulando.

MEDARSE

(ad Emira)

Il senti amico?

Quant'odio in seno accolga
vedilo al volto acceso, al guardo bieco.

EMIRA

Parti, non l'irritar, lasciami seco.

SIROE

(a Medarse)

Perfido.

MEDARSE

Oh dio m'oltraggi

senza ragion; deh tu lo placa Idaspe.
Digli che adoro in lui
de la Persia il sostegno e il mio sovrano.

EMIRA

(a Medarse)

Vanne.

MEDARSE

(Il trionfo mio non è lontano.)

(parte)

Scena quarta

Emira e Siroe.

SIROE

Bella Emira adorata.

EMIRA

Taci, non mi scoprir, chiamami Idaspe.

SIROE

Nessun ci ascolta e solo
a me nota qui sei.
Senti qual torto io soffro
dal padre ingiusto.

EMIRA

Io già l'intesi; e intanto

Siroe che fa? Riposa
stupido e lento in un letargo indegno
e allor che perde un regno
quasi inerme fanciullo armi non trova
onde contrasti al suo destin crudele
che infecondi sospiri e che querele.

SIROE

Che posso far?

EMIRA

Che puoi?

Tutto potresti. A tuo favor di sdegno
arde il popol fedele; un colpo solo
il tuo trionfo affretta
ed unisce a la tua la mia vendetta.

SIROE

Che mi chiedi mia vita?

EMIRA

Un colpo io chiedo

necessario per noi. Sai quale io sia.

SIROE

Lo so. L'idolo mio,
l'indica principessa Emira sei.

EMIRA

Ma quella io sono a cui da Cosroe istesso
Asbite il genitor fu già svenato.
Ma son quella infelice
che sotto ignoto ciel priva del regno
erro lontan da le paterne soglie
per desio di vendetta in queste spoglie.

SIROE

Oh dio per opra mia
nella regia t'avanzi e giungi a tanto
che di Cosroe il favor tutto possiedi;
e ingrata a tanti doni
puoi rammentarti e la vendetta e l'ira?

EMIRA

Ama Idaspe il tiranno e non Emira.
Pensa, se tua mi brami,
ch'io voglio la sua morte.

SIROE

Ed io potrei

da Emira esser accolto
immondo di quel sangue
e coll'orror d'un parricidio in volto?

EMIRA

Ed io potrei spergiura
veder del padre mio l'ombra negletta,
pallida e sanguinosa
girarmi intorno e domandar vendetta,
e fra le piume intanto
posar de l'uccisore al figlio accanto?

SIROE

Dunque...

EMIRA

Dunque se vuoi

stringer la destra mia Siroe già sai
che devi oprar.

SIROE

Non lo sperar giammai.

EMIRA

Senti, se il tuo mi nieghi
è già pronto altro braccio. In questo giorno
compir l'opra si deve; e sono io stessa
premio de la vendetta. Il colpo altrui
se la tua destra prevenir non osa,
non salvi il padre e perderai la sposa.

SIROE

Ah non son questi o cara
que' sensi onde addolcivi il mio dolore.
Qui l'odio ti conduce
e fingi a me che ti conduca amore!

EMIRA

Io ti celai lo sdegno
finché Cosroe fu padre, or ch'è tiranno
vendicar teco volli i torti miei
né il figlio in te più ritrovar credei.

SIROE

Parricida mi brami! E sì gran pena
merta l'ardir d'averti amata?

EMIRA

Assai

m'è palese il tuo cor, no che non m'ami.

SIROE

Non t'amo!

EMIRA

Ecco Laodice, ella che gode

l'amor tuo lo dirà.

SIROE

Soffro costei

sol per Cosroe che l'ama, in lei lusingo
un possente nemico.

Scena quinta

Laodice e detti.

EMIRA

Alfin giungesti

a consolar Laodice un fido amante.
O quante volte, o quante
ei sospirò per te.

LAODICE

L'afferma Idaspe,

il crederò.

EMIRA

Ti dirà Siroe il resto.

SIROE

(Che nuovo stil di tormentarmi è questo!)

LAODICE

(a Siroe)

E potrei lusingarmi
che s'abbassi ad amarmi
prence illustre il tuo cor?

EMIRA

Per te sicuro

è l'amor suo.

SIROE

(piano ad Emira)

Per lei?

EMIRA

(piano a Siroe)

Taci spergiuro.

LAODICE

E rende amor sì poco
il suo labro loquace?

EMIRA

Sai che un fido amatore avvampa e tace.

LAODICE

Ma il silenzio del labro
tradiscon le pupille. Ed ei né meno
fissa un guardo al mio volto; anzi confuso
stupidi fissa in terra i lumi suoi.
Direi che disapprova i detti tuoi.

EMIRA

Eh Laodice t'inganni.
Siroe tu non conosci, io lo conosco.
D'Idaspe egli ha rossore.

SIROE

(piano ad Emira)

Non è vero idol mio.

EMIRA

(piano a Siroe)

Sì traditore.

LAODICE

Siroe rossor! Sinora
taccia non ha ma se v'è taccia in lui
sai ch'è l'ardir, non la modestia.

EMIRA

Amore

cangia affatto i costumi.
Rende il timido audace,
fa l'audace modesto.

SIROE

(Che nuovo stil di tormentarmi è questo!)

EMIRA

Meglio è lasciarvi in pace, a' fidi amanti
ogn'altra compagnia troppo è molesta.

LAODICE

Idaspe e pur mi resta
un gran timor ch'ei non m'inganni.

EMIRA

Affatto

condannar non ardisco il tuo sospetto.
Mai nel fidarsi altrui
non si teme abbastanza, il so per prova.
Rara in amor la fedeltà si trova.

EMIRA

D'ogni amator la fede

è sempre mal sicura.
Piange, promette e giura,
chiede, poi cangia amore,
facile a dir che muore,
facile ad ingannar.

E pur non ha rossore

chi un dolce affetto oblia,
come il tradir non sia
gran colpa nell'amar.

(parte)

Scena sesta

Siroe e Laodice.

LAODICE

Siroe non parli? Or di che temi? Idaspe
più presente non è, spiega il tuo foco.

SIROE

(Che importuna!) Ah Laodice
scorda un amor ch'è tuo periglio e mio.
Se Cosroe che t'adora
giunge a scoprir...

LAODICE

Non paventar di lui,

nulla saprà.

SIROE

Ma Idaspe...

LAODICE

Idaspe è fido

e approva il nostro amore.

SIROE

Non è sempre d'accordo il labro e il core.

LAODICE

Ci tormentiamo invano
s'altra ragion non v'è per cui si ponga
tanto affetto in oblio.

SIROE

Altre ancor ve ne son. Laodice addio.

LAODICE

Senti, perché tacerle?

SIROE

Oh dio, risparmia

la noia a te d'udirle,
a me il rossor di palesarle.

LAODICE

E vuoi

sì dubbiosa lasciarmi? Eh dille o caro.

SIROE

(Che pena.) Io le dirò... No no, perdona,
deggio partir.

LAODICE

No 'l soffrirò, se pria

l'arcano non mi sveli.

SIROE

Un'altra volta

tutto saprai.

LAODICE

No no.

SIROE

Dunque m'ascolta.

Ardo per altra fiamma, io son fedele
a più vezzosi rai,
non t'amerò, non t'amo e non t'amai.
E se speri ch'io possa
cangiar voglia per te, lo speri invano.
Mi sei troppo importuna. Ecco l'arcano.

SIROE

Se il labro amor ti giura,

se mostra il ciglio amor,
il labro è mentitor,
t'inganna il ciglio.

Un altro cor procura,

scordati pur di me
e sia la tua mercé
questo consiglio.

(parte)

Scena settima

Laodice.

LAODICE

E tolerar potrei
così acerbo disprezzo! Ah non fia vero.
Si vendichi l'offesa, ei non trionfi
del mio rossor, mille nemici a un punto
contro gli desterò, farò che il padre
nell'affetto e nel regno
lo creda suo rival, farò che tutte
Arasse il mio germano
a Medarse in aita offra le schiere.
E se non godo appieno
non sarò sola a sospirare almeno.

Scena ottava

Arasse e detta.

ARASSE

Di te germana in traccia
sollecito ne vengo.

LAODICE

Ed opportuno

giungi a me.

ARASSE

Più necessaria mai

l'opra tua non mi fu.

LAODICE

Né mai più ardente

bramai di favellarti. Or sappi...

ARASSE

Ascolta.

Cosroe di sdegno acceso
vuol Medarse sul trono, il cenno è dato
del solenne apparato; il popol freme,
mormorano le squadre.
Tu de l'ingiusto padre
svolgi se puoi lo sdegno
ed in Siroe un eroe conserva al regno.

LAODICE

Siroe un eroe! T'inganni; ha un'alma in seno
stoltamente feroce, un cor superbo
che solo è di sé stesso
insano ammirator, ch'altri non cura
e che tutto in tributo
il mondo al suo valor crede dovuto.

ARASSE

Che insolita favella! E credi...

LAODICE

E credo

necessaria per noi la sua rovina.
La caduta è vicina,
non t'opporre a la sorte.

ARASSE

E chi mai fece

così cangiar Laodice?

LAODICE

Penetrar questo arcano a te non lice.

ARASSE

Condannerà ciascuno
il tuo genio volubile e leggiero.

LAODICE

Costanza è spesso il variar pensiero.

LAODICE

O placido il mare

lusinghi la sponda
o porti con l'onda
terrore e spavento
è colpa del vento,
sua colpa non è.

S'io vo con la sorte

cangiando sembianza,
virtù l'incostanza
diventa per me.

(parte)

Scena nona

Arasse.

ARASSE

Non tradirò per lei
l'amicizia, il dover. Chi sa qual sia
la taciuta cagione ond'è sdegnata?
Sarà ingiusta o leggiera. È stile usato
del molle sesso. Oh quanto,
quanto donne leggiadre
saria più caro il vostro amore a noi
se costanza e beltà s'unisse in voi.

ARASSE

L'onda che mormora

tra sponda e sponda,
l'aura che tremola
tra fronda e fronda
è meno istabile
del vostro cor.

Pur l'alme semplici

de' folli amanti
sol per voi spargono
sospiri e pianti
e da voi sperano
fede in amor.

(parte)

Scena decima

Camera interna di Cosroe con tavolino e sedia.
Siroe con foglio.

SIROE

Da l'insidie d'Emira
si tolga il genitor. Con questo foglio
di mentiti caratteri vergato
si palesi il periglio,
ma si celi l'autor. Se il primo io taccio
tradisco il padre. E se il secondo io svelo
sacrifico il mio ben. Così...

(posa il foglio)

Ma parmi

che il re s'inoltri a questa volta. Oh dio
che farò? S'ei mi vede
dubiterà che venga
da me l'avviso ed a scoprirgli il reo
m'astringerà. Meglio è celarsi. Oh numi
da voi difesa sia
Emira, il padre e l'innocenza mia.

Scena undicesima

Cosroe, Siroe in disparte e poi Laodice.

COSROE

Che da un superbo figlio
prenda leggi il mio cor! Troppo sarei
stupido in tolerarlo.

COSROE

(vedendo Laodice)

E quale o cara

insolita ventura a me ti guida?

LAODICE

Vengo a chieder difesa, in questa regia
non basta il tuo favor perch'io non tema,
v'è chi m'oltraggia e chi m'insulta.

COSROE

A tanto

chi potrebbe avanzarsi?

LAODICE

E il mio delitto

è l'esser fida a te.

COSROE

Scopri l'indegno

e lascia di punirlo a me la cura.

LAODICE

Un tuo figlio procura
di sedurre il mio amor, perch'io ricuso
di renderlo contento
minaccia il viver mio.

SIROE

(Numi, che sento!)

COSROE

De l'amato Medarse
esser colpa non può. Siroe è l'audace.

LAODICE

Purtroppo è ver. Tu vedi
qual uopo ho di soccorso; imbelle e sola
contro un figlio real che far poss'io?

SIROE

(Tutto il mondo congiura a danno mio.)

COSROE

Anche in amor costui
rivale ho da soffrir! Tergi i bei lumi,
rassicurati o cara.

(passeggiando)

Ah Siroe ingrato

ancor questo da te? Cosroe non sono
s'io non farò... Basta... Vedrai...

SIROE

(Che pena!)

LAODICE

(Fu mio saggio consiglio
il prevenir l'accusa.)

COSROE

Indegno figlio!

(siede; e s'avvede del foglio, lo prende e legge da sé)

LAODICE

S'io preveder potea
nel tuo cor tanto affanno avrei... (Qual foglio
stupido ei legge e impallidisce!)

COSROE

Oh numi.

E che più di funesto
può minacciarmi il ciel. Che giorno è questo?

(s'alza)

LAODICE

Che ti affligge o signor?

Scena dodicesima

Medarse e detti.

MEDARSE

Padre io ti miro

cangiato in volto.

COSROE

Ah senti

caro Medarse e inorridisci.

MEDARSE

(Un foglio!)

LAODICE

(Che mai sarà!)

COSROE

(legge)

«Cosroe, chi credi amico

insidia la tua vita. In questo giorno
il colpo ha da cader. Temi in ciascuno
il traditor. Morrai, se i tuoi più cari
de la presenza tua tutti non privi.
Chi ti avvisa è fedel, credilo e vivi.»

LAODICE

Gelo d'orrore!

COSROE

E qual pietà crudele

è il salvarmi così? Da mano ignota
mi vien l'avviso e mi si tace il reo.
Dunque temer degg'io
gli amici, i figli? In ogni tazza ascosa
crederò la mia morte? In ogni acciaro
la minaccia crudel vedrò scolpita?
E questo è farmi salvo? E questa è vita?

SIROE

(Misero genitor!)

MEDARSE

(Non si trascuri

sì opportuna occasion.)

COSROE

Medarse tace,

Laodice non favella?

LAODICE

Io son confusa.

MEDARSE

S'io non parlai finor volli al tuo sdegno
un reo celar che ad ambi è caro. Alfine
quando giunge all'estremo il tuo cordoglio
non ho cor di tacerlo. È mio quel foglio.

SIROE

(Ah mentitor.)

COSROE

L'empio conosci e ancora

l'ascondi a l'ira mia?

MEDARSE

(s'inginocchia)

Padre adorato

perdona al traditor, basti che salvi
siano i tuoi giorni. Ah non voler nel sangue
di questo reo contaminar la mano.
Chi t'insidia è tuo figlio, è mio germano.

SIROE

(Che tormento è tacer.)

COSROE

Sorgi. A Medarse

chi l'arcano scoprì?

MEDARSE

Fu Siroe istesso.

LAODICE

(Chi 'l crederebbe!)

MEDARSE

Ei mi volea compagno

al crudel parricidio; invan m'opposi,
la tua morte giurò, perciò Medarse
in quel foglio scoprì l'empio desio.

SIROE

(si scopre)

Medarse è un traditor. Quel foglio è mio!

MEDARSE

(Oh ciel!)

LAODICE

(Che veggio mai.)

COSROE

Siroe nascoso

ne le mie stanze!

MEDARSE

Il suo delitto è certo.

SIROE

Ei mente, a te mi trasse
il desio di salvarti; un core ardito
ti desidera estinto e sei tradito.

Scena tredicesima

Emira sotto nome d'Idaspe e detti.

EMIRA

Chi tradisce il mio re? Per sua difesa
ecco il braccio, ecco l'armi.

SIROE

Solo Idaspe mancava a tormentarmi.

COSROE

(dà il foglio ad Emira, quale lo legge da sé)

Vedi amico a qual pena
mi serba il ciel.

LAODICE

(Che inaspettati eventi!)

EMIRA

(rende il foglio a Cosroe)

Donde l'avviso? È noto il reo?

MEDARSE

Medarse

tutto svelò.

SIROE

Il germano

t'inganna Idaspe, io palesai l'arcano.

COSROE

Dunque perché non scopri
l'insidiator?

SIROE

Dirti di più non deggio.

EMIRA

Perfido, e in questa guisa
di mentita virtù copri il tuo fallo?
A chi giovar pretendi? Hai già tradito
l'offensore e l'offeso. Ei non è salvo,
interrotto è il disegno
e vanti per tua gloria un foglio indegno?
Traditore io vorrei...

(a Cosroe)

Signor, de' sdegni miei
perdon ti chiedo, è il mio dover che parla.
Perché son fido al padre,
io non rispetto il figlio.
È mio proprio interesse il tuo periglio.

LAODICE

(Che ardir!)

COSROE

Quanto ti deggio amato Idaspe.

Impara ingrato impara. Egli è straniero,
tu sei mio sangue; il mio favore a lui,
a te donai la vita; e pure ingrato
ei mi difende e tu m'insidi il trono.

SIROE

Difendermi non posso e reo non sono.

MEDARSE

L'innocente non tace, io già parlai.

EMIRA

Via che pensi? Che fai? Chi giunse a tanto
può ben l'opra compir. Tu non rispondi?
So perché ti confondi. Hai pena e sdegno
che del tuo core indegno
tutta l'infedeltà mi sia palese.
Perciò taci e arrossisci,
perciò nemmeno in volto osi mirarmi.

SIROE

Solo Idaspe mancava a tormentarmi.

COSROE

Medarse, quel silenzio
giustifica l'accusa.

MEDARSE

Io non mentisco.

EMIRA

Se un mentitor si cerca
Siroe sarà.

SIROE

Ma questo è troppo Idaspe.

Non ti basta? Che vuoi?

EMIRA

Vuò che tu assolva

da' sospetti il mio re.

SIROE

Che dir poss'io?

EMIRA

Di' che il tuo fallo è mio. Di'pur ch'io sono
complice del delitto, anzi che tutta
è tua la fedeltà, la colpa è mia.

(a Cosroe)

Capace ancor di questo egli saria.

COSROE

Ma lo sarebbe invan. Facile impresa
l'ingannarmi non è. So la tua fede.

EMIRA

Così fosse per te di Siroe il core.

COSROE

Lo so ch'è un traditore. Ei non procura
difesa né perdono.

SIROE

Difendermi non posso e reo non sono.

MEDARSE

E non è reo chi niega
al padre un giuramento?

LAODICE

Non è reo l'ardimento
del tuo foco amoroso?

COSROE

Non è reo chi nascoso
io stesso ho qui veduto?

EMIRA

Non è reo chi ha potuto
recar quel foglio e si sgomenta e tace
quando seco io ragiono.

SIROE

Tutti reo mi volete e reo non sono.

SIROE

La sorte mia tiranna

farmi di più non può.
M'accusa e mi condanna
un'empia ed un germano,
l'amico e il genitor.

Ogni soccorso è vano,

che più sperar non so.
Perché fedel son io
questo è il delitto mio,
questo diventa error.

(parte)

Scena quattordicesima

Cosroe, Emira, Medarse e Laodice.

COSROE

Olà s'osservi il prence.

EMIRA

A la tua cura

io veglierò.

MEDARSE

Quand'hai tant'alme fide

paventi un traditor?

LAODICE

Troppo t'affanni.

COSROE

Chi sa qual sia fedele e qual m'inganni.

EMIRA

E puoi temer di me?

COSROE

No caro Idaspe.

Anzi tutta confido
al tuo bel cor la sicurezza mia.
Scuopri l'indegna trama
ed in Cosroe difendi un re che t'ama.

EMIRA

Ad anima più fida
commetter non potevi il tuo riposo.
Del mio dover geloso il sangue stesso
io verserò signor, quando non basti
tutta l'opra e 'l consiglio.

COSROE

Trovo un amico allor che perdo un figlio.

COSROE

Al torrente che ruina

da la gelida pendice
sia riparo a un infelice
la tua bella fedeltà.

Il periglio s'avvicina,

a fuggirlo è incerto il piede,
se gli manca la tua fede
altra scorta un re non ha.

(parte)

Scena quindicesima

Emira, Medarse, Laodice.

MEDARSE

Avresti mai creduto
in Siroe un traditor?

LAODICE

Tanto infedele

lo prevedesti e temerario tanto?

EMIRA

E qual viltade è questa
d'insultar chi non v'ode? Alfin dovrebbe
più rispetto Medarse ad un germano,
a un principe Laodice.
Non sempre delinquente è un infelice.

MEDARSE

Che pietà!

LAODICE

Che difesa!

MEDARSE

E tu finora

non l'insultasti?

LAODICE

Or qual cagion ti muove

a sdegnarti con noi!

EMIRA

A me lice insultarlo e non a voi.

MEDARSE

Così presto ti cangi? Or lo difendi,
or lo vorresti oppresso!

EMIRA

A voi par ch'io mi cangi e son l'istesso.

LAODICE

L'istesso! Io non t'intendo.

MEDARSE

Eh non produce

sì diversa favella un sol pensiero.

EMIRA

So che strano vi sembra e pure è vero.

EMIRA

Vedeste mai sul prato

cader la pioggia estiva?
Talor la rosa avviva
a la viola appresso;
figlio del prato istesso
è l'uno e l'altro fiore
ed è l'istesso umore
che germogliar gli fa.

Il cor non è cangiato

se accusa o se difende.
Una cagion m'accende
di sdegno e di pietà.

(parte)

Scena sedicesima

Laodice e Medarse.

LAODICE

Gran mistero in que' detti Idaspe asconde.

MEDARSE

Semplice e tu lo credi? A te dovrebbe
esser nota la corte. È di chi gode
del principe il favor questo il costume.
Gli enigmi artificiosi
sembrano arcani ascosi. Allor che il volgo
gl'intende men, più volontier gli adora,
figurandosi in essi
quel che teme o desia ma sempre invano.
Che v'è spesso l'enigma e non l'arcano.

LAODICE

Non credo che sian tali
d'Idaspe i sensi. È ver ch'io non gl'intendo
ma vo quando l'ascolto
cangiando al par di lui voglia e pensiero
né so più quel che temo o quel che spero.

LAODICE

L'incerto mio pensiere

non ha di che temere,
di che sperar non ha
e pur temendo va,
pur va sperando.

Senza saper perché,

n'andò così da me
la pace in bando.

(parte)

Scena diciassettesima

Medarse.

MEDARSE

Gran cose io tento e l'intrapreso inganno
mostra il premio vicino. In mezzo a tanti
perigliosi tumulti io non pavento.
Non si commetta al mar chi teme il vento.

MEDARSE

Fra l'orror de la tempesta

che a le stelle il volto imbruna
qualche raggio di fortuna
già comincia a scintillar.

Dopo sorte sì funesta

sarà placida quest'alma
e godrà tornata in calma
i perigli a rammentar.

ATTO SECONDO

Scena prima

Parco reale.
Laodice, poi Siroe.

LAODICE

Che funesto piacere
è mai quel di vendetta!
Figurata diletta
ma lascia conseguita il pentimento.
Lo so ben io che sento
del periglio di Siroe in mezzo al core
il rimorso e l'orrore.

SIROE

Alfin Laodice

sei vendicata; a me soffrir conviene
la pena del tuo fallo.

LAODICE

Amato prence

così confusa io sono
che non ho cor di favellarti.

SIROE

Avesti

però cor d'accusarmi.

LAODICE

Un cieco sdegno,

figlio del tuo disprezzo,
persuase l'accusa. Ah tu perdona,
perdona o Siroe un violento amore.
Mi punisce abbastanza il mio dolore.
Non soffrirai de la menzogna il danno.
Io scoprirò l'inganno.
Saprà Cosroe ch'io fui...

SIROE

La tua ruina

non fa la mia salvezza. Anche innocente
di questa colpa, io di più grave errore
già son creduto autor. Taci, potrebbe
destar la tua pietà nuovi sospetti
d'amorosa fra noi
segreta intelligenza.

LAODICE

E quale ammenda

può farmi meritare il tuo perdono?
Tu me l'addita; a quanto
prescriver mi vorrai pronta son io.
Ma poi scordati o caro il fallo mio.

SIROE

Più no 'l rammento e se ti par che sia
la sofferenza mia di premio degna,
più non amarmi.

LAODICE

Oh dio, come potrei

lasciar sì dolci affetti in abbandono?

SIROE

Questo da te domando unico dono.

LAODICE

Mi lagnerò tacendo

del mio destino avaro
ma ch'io non t'ami, o caro,
non lo sperar da me.

Crudele in che t'offendo

se resta a questo petto
il misero diletto
di sospirar per te?

(parte)

Scena seconda

Siroe, poi Emira sotto nome d'Idaspe.

SIROE

Come quel di Laodice
potessi almen lo sdegno
placar de l'idol mio.

EMIRA

Fermati indegno!

SIROE

Ancor non sei contenta?

EMIRA

Ancor pago non sei?

SIROE

Forse ritorni

ad insultar un misero innocente?

EMIRA

Vai forse al genitore
a palesar quel che taceva il foglio?

SIROE

Quel foglio in che t'offese? Io son creduto
reo del delitto e me 'l sopporto e taccio.

EMIRA

Ed io crudel, che faccio
qualor t'insulto? Assicurar procuro
Cosroe della mia fé, più per tuo scampo
che per la mia vendetta.

SIROE

Ah dunque o cara

fa' più per me. Perdona al padre o almeno
se brami una vendetta apri il mio seno.

EMIRA

Io confonder non so Cosroe col figlio.
Odio quello, amo te, vendico estinto
il proprio genitore.

SIROE

E il mio, che vive,

per legge di natura anch'io difendo.
Sempre de la vendetta
più giusta è la difesa.

EMIRA

La generosa impresa
dunque tu siegui, io seguirò la mia.
Ma sai però qual sia
il debito d'entrambi? A noi che siamo
figli di due nemici
è delitto l'amor, dobbiamo odiarci.
Tu devi il mio disegno
scoprir a Cosroe, io prevenir l'accusa.
Tu scorgere in Emira il più crudele
implacabil nemico, in Siroe io deggio
aborrir d'un tiranno il figlio indegno.
Cominci in questo punto il nostro sdegno.

(in atto di partire)

SIROE

Mio ben t'arresta.

EMIRA

Ardisci

di chiamarmi tuo bene? Unir pretendi
il fido amante ed il crudel nemico
e ti mostri a un istante
debol nemico ed infedele amante.

SIROE

A torto l'amor mio...

EMIRA

Taci, l'amore

è ne l'odio sepolto.
Parlami di furore,
parlami di vendetta ed io t'ascolto.

SIROE

Dunque così degg'io?...

EMIRA

Sì, scordarti d'Emira.

SIROE

Emira addio.

Mi vuoi reo, mi vuoi morto,
t'appagherò. Del tradimento al padre
vado a scoprirmi autor; la tua fierezza
così sarà contenta.

(in atto di partire)

EMIRA

Sentimi, non partir.

SIROE

Che vuoi ch'io senta?

Lasciami a la mia sorte.

EMIRA

Odi, non giova

né a me né a Cosroe il farti reo.

SIROE

Ma basta

per morir innocente. Ascolta; alfine
son più figlio che amante; a me non lice
e vivere e tacer. Tutto palese
al genitor farò, quando non posso
toglierlo in altra guisa al tuo furore.

EMIRA

Va' pur, va' traditore,
accusami o t'accusa, a tuo dispetto
il contrario io farò, vedrem di noi
chi troverà più fede.

(vuol partire)

SIROE

Il mio sangue si chiede,
barbara il verserò. L'animo acerbo
pasci nel mio morir.

(cava la spada)

Scena terza

Cosroe senza Guardie e detti.

COSROE

Che fai superbo!

EMIRA

(O dèi.)

COSROE

Contro un mio fido

stringi il brando o fellon? Niega se puoi;
or non v'è chi t'accusi. Il guardo mio
non s'ingannò. Di' che mentisco anch'io.

SIROE

Tutto è vero, io son reo, tradisco il padre,
son nemico al germano, insulto Idaspe,
mi si deve la morte. Ingiusto sei
se la ritardi adesso.
Non curo uomini e dèi,
odio il giorno, odio tutti, odio me stesso.

EMIRA

(Difendetelo o numi.)

COSROE

Olà costui s'arresti.

Escono alcune Guardie.

EMIRA

Ei non volea

offendermi o signor. Cieco di sdegno
forse contro di sé volgea l'acciaro.

COSROE

Invan cerchi un riparo
con pietosa menzogna al suo delitto.
Perché fuggir?

EMIRA

La fuga

tema non era in me.

SIROE

Taci una volta,

Idaspe taci, il mio maggior nemico
è chi più mi soccorre. Il mio tormento
termini col morir.

COSROE

Sarai contento.

Pochi istanti di vita
ti restano infedel.

EMIRA

Mio re, che dici!

Necessaria a' tuoi giorni
è la vita di Siroe, ei non ancora
i complici scoprì. Morrebbe seco
il temuto segreto.

COSROE

È vero. Oh quanto

deggio al tuo amor! Vegliami sempre a lato.

SIROE

Forse incontro al tuo fato
corri così. Non può tradirti Idaspe?

EMIRA

Io tradirlo!

SIROE

In ciascuno

può celarsi il nemico, ah non fidarti.
Chi sa l'empio qual è.

COSROE

Chetati e parti.

SIROE

Mi credi infedele!

Sol questo m'affanna.
Chi sa chi t'inganna.
(Che pena è tacer!)

Sei padre, son figlio,

mi scaccia, mi sgrida.
Ma pensa al periglio,
ma poco ti fida,
ma impara a temer.

(parte con guardie)

Scena quarta

Cosroe ed Emira.

EMIRA

(Pensoso è il re.)

COSROE

(Per tante prove e tante

so che il figlio è infedel ma pur que' detti...)

EMIRA

(Forse crede a' sospetti
che Siroe suggerì.)

COSROE

(Tradirmi Idaspe!

Per qual ragion?)

EMIRA

(S'ei di mia fé paventa

perdo i mezzi al disegno. Or non m'osserva.
Siam soli. Il tempo è questo.)

COSROE

(Un reo l'accusa

per render forse il fallo suo minore.)

EMIRA

(La vittima si sveni al genitore.)
(snuda la spada per ferir Cosroe)

Scena quinta

Medarse e detti.

MEDARSE

Signore.

EMIRA

(Oh dèi!)

MEDARSE

Perché quel ferro Idaspe?

EMIRA

Per deporlo al suo piè; v'è chi ha potuto
farlo temer di me. Troppo geloso
io son de l'onor mio.
Io traditore! Oh dio
nel più vivo del cor Siroe m'offese.
Finché non scopri il vero
eccomi disarmato e prigioniero.

COSROE

(Che fedeltà!)

MEDARSE

Forse il german procura

divider la sua colpa.

COSROE

Idaspe torni

per mia difesa al fianco tuo la spada.

EMIRA

Perdonami o mio re, quando è in periglio
d'un sovrano la vita ha corpo ogn'ombra.
Prima da l'alma sgombra
quell'idea che m'oltraggia e al fianco mio
poscia per tuo riparo
senza taccia d'error torni l'acciaro.

COSROE

No no, ripiglia il brando.

EMIRA

Ubbidirti non deggio.

COSROE

Io te 'l comando.

EMIRA

Così vuoi, non m'oppongo. Almen permetti
ch'io la regia abbandoni, acciò non dia
di novelli sospetti
colpa l'invidia a l'innocenza mia.

COSROE

Anzi voglio che Idaspe
sempre de' giorni miei vegli a la cura.

EMIRA

Io!

COSROE

Sì.

EMIRA

Chi m'assicura

de la fede di tanti a cui commessa
è la tua vita? Io debitor sarei
de la colpa d'ognun; s'io fossi solo...

COSROE

E solo esser tu déi.
Fra le reali guardie
le più fide tu scegli; a tuo talento
le cambia e le disponi e sia tuo peso
di scoprir chi m'insidia.

EMIRA

Al regio cenno

ubbidirò né dal mio sguardo accorto
potrà celarsi il reo. (Son quasi in porto.)

EMIRA

Sgombra da l'anima

tutto il timor.
Più non ti palpiti
dubbioso il cor.
Riposa e credimi
ch'io son fedel.

Se al mio regnante,

se al dover mio
per un istante
mancar poss'io,
con me si vendichi
sdegnato il ciel.

(parte)

Scena sesta

Cosroe e Medarse.

MEDARSE

Non è picciola sorte
ch'uno stranier così fedel ti sia.
Ma non basta o mio re. Maggior riparo
chiede il nostro destin.

COSROE

Sarai nel giro

di questo dì tu mio compagno al soglio.
E opporsi a due regnanti
non potrà facilmente un folle orgoglio.

MEDARSE

Anzi il tuo amor l'irrita. Ha già sedotta
del popolo fedel Siroe gran parte.
Si parla e si minaccia. Ah se non svelli
da la radice sua la pianta infesta,
sempre per noi germoglierà funesta.
Atroce ma sicuro
il rimedio saria; reciso il capo
perde tutto il vigore
l'audacia popolare.

COSROE

Io non ho core.

MEDARSE

Anch'io gielo in pensarlo; altro non resta
dunque per tua salvezza
che appagar Siroe e sollevarlo al trono.
Volontier gli abbandono
la contesa corona. Andrò lontano
per placar l'ira sua. Se questo è poco,
sazialo del mio sangue, aprimi il seno.
Sarò felice appieno
se può la mia ferita
render la pace a chi mi diè la vita.

COSROE

Sento per tenerezza
il ciglio inumidir. Caro Medarse
vieni al mio sen. Perché due figli eguali
non diemmi il ciel!

MEDARSE

Se ricusar potessi

di scemar, per salvarti, i giorni miei,
degno di sì gran padre io non sarei.

MEDARSE

Deggio a te del giorno i rai

e per te come vorrai
saprò vivere o morir.

Io vivrò se la mia vita

è riparo a la tua sorte;
io morrò se la mia morte
può dar pace al tuo martir.

(parte)

Scena settima

Cosroe.

COSROE

Più dubitar non posso.
È Siroe l'infedel. Vorrei punirlo
ma risolver non so, che in mezzo a l'ira
per lui mi parla in petto
un resto ancor del mio paterno affetto.

COSROE

Fra sdegno ed amore

tiranni del core
l'antica sua calma
quest'alma perdé.

Geloso del trono,

pietoso del figlio,
incerto ragiono,
non trovo consiglio;
e intanto non sono
né padre né re.

(parte)

Scena ottava

Appartamenti terreni corrispondenti a' giardini con sedie.
Siroe senza spada ed Arasse.

ARASSE

Chi ricusa un'aita
giustifica il rigor de la sua sorte.
Disperato e non forte
prence ti mostri allor che in me condanni
un zelo che fomenta
del popolo il favor per tuo riparo.

SIROE

L'ira del fato avaro
tolerando si vince.

ARASSE

Al merto amica

rade volte è fortuna e prende a sdegno
chi meno a lei che a la virtù si affida.

SIROE

L'alma che in me s'annida
più che felice e rea
misera ed innocente esser desia.

ARASSE

Un'innocenza oblia
che avria nome di colpa. Il volgo suole
giudicar dagli eventi e sempre crede
colpevole colui che resta oppresso.

SIROE

Mi basta di morir noto a me stesso.

ARASSE

Ad onta ancor di questa
rigorosa virtù, sarà mia cura
toglierti a l'ira de l'ingiusto padre.
Il popolo e le squadre
solleverò per così giusta impresa.

SIROE

Ma questo è tradimento e non difesa.

ARASSE

Se pugnar non sai col fato

innocente sventurato,
basto solo al gran cimento,
quando langue il tuo valor.

Rende giusto il tradimento

chi punisce il traditor.

(parte)

Scena nona

Medarse e detto.

MEDARSE

Come! Nessuno è teco?

SIROE

Ho sempre a lato

la crudel compagnia di mie sventure.

MEDARSE

Son già quasi sicure
le tue felicità. Deve a momenti
qui venir Cosroe e forse
a consolarti ei viene.

SIROE

Or vedi quanto

sventurato son io. Del padre invece
giunse Medarse.

MEDARSE

Il tuo piacer saria

poter senza compagno
seco parlar; porresti in uso allora
lusinghe e prieghi e ricoprir con arte
sapresti il mal talento.
Semplice se lo speri, io no 'l consento.

SIROE

T'inganni, a me non spiace
favellar te presente,
chi delitto non ha rossor non sente.
Pena in vederti è il sovvenirmi solo
ch'abbia fonte comune il sangue nostro.

MEDARSE

Sarà mio merto e la corona e l'ostro.

Scena decima

Cosroe, Emira col nome d'Idaspe e detti.

COSROE

Veglia Idaspe a l'ingresso e il cenno mio
ne le vicine stanze
Laodice attenda.

EMIRA

Ubbidirò.

(si ritira in disparte)

COSROE

Medarse

parti.

MEDARSE

Ch'io parta! E chi difende intanto

signor le mie ragioni?

COSROE

Io le difendo.

SIROE

Resti se vuol.

COSROE

No, teco

solo esser voglio.

MEDARSE

E puoi fidarti a lui?

COSROE

Più oltre non cercar. Vanne.

MEDARSE

Ubbidisco.

Ma poi...

COSROE

Taci Medarse e t'allontana.

MEDARSE

(Mi cominci a tradir sorte inumana.)

(parte)

Scena undicesima

Cosroe, Siroe ed Emira in disparte.

COSROE

Siedi Siroe e m'ascolta.
Io vengo qual mi vuoi, giudice o padre.
Mi vuoi padre? Vedrai
fin dove giunga la clemenza mia.
Giudice vuoi ch'io sia?
Sosterrò teco il mio real decoro.

SIROE

Il giudice non temo. Il padre adoro.

(siede)

COSROE

Posso sperar dal figlio
ubbidito un mio cenno? Infin ch'io parlo
taci e mostrami in questo il tuo rispetto.

SIROE

Finché vuoi tacerò, così prometto.

EMIRA

(Che dir vorrà!)

COSROE

Di mille colpe reo

Siroe tu sei. Per questa volta soffri
che le rammenti. Un giuramento io chiedo
per riposo del regno e tu ricusi.
Ti perdono e t'abusi
di mia pietà. Mi fa palese un foglio
che v'è tra' miei più cari un traditore,
e mentre il mio timore
or da un lato, or da l'altro erra dubbioso,
io veggo te ne le mie stanze ascoso.
Che più. Medarse istesso
scopre i tuoi falli...

SIROE

E creder puoi veraci...

COSROE

Serbami la promessa, ascolta e taci.

EMIRA

(Misero prence!)

COSROE

Ognun di te si lagna,

hai sconvolta la regia, alcun sicuro
dal tuo orgoglio non è. Medarse insulti,
tenti Laodice e la minacci, Idaspe
infin sugli occhi miei svenar procuri;
né ti basta. I tumulti a danno mio
ne' popoli risvegli.

SIROE

Ah son fallaci...

COSROE

Serbami la promessa, ascolta e taci.
Vedi da quanti oltraggi
quasi sforzato a condannarti io sono
e pur tutto mi scordo e ti perdono.
Torniam figlio ad amarci, il reo mi svela
o i complici palesa. Un padre offeso
altr'ammenda non chiede
da l'offensor che pentimento e fede.

EMIRA

(Veggio Siroe commosso.
Ah mi scoprisse mai!)

SIROE

Parlar non posso.

COSROE

Odi Siroe. Se temi
per la vita del reo, paventi invano.
Se quel tu sei, nel confessarlo al padre
te stesso assolvi e ti fai strada al trono.
Se tu non sei, ti dono,
pur che noto mi sia, salvo l'indegno.
Ecco se vuoi la real destra in pegno.

EMIRA

(Ahimè.)

SIROE

Quando sicuri

siano dal tuo castigo i tradimenti,
dirò...

EMIRA

Non ti rammenti

che il tuo cenno signor Laodice attende.

SIROE

(Oh dèi!)

COSROE

Lo so, parti.

EMIRA

Dirò fra tanto...

COSROE

Di' ciò che vuoi.

EMIRA

T'ubbidirò fedele.

(a Siroe)

Perfido non parlar.

SIROE

(Quanto è crudele.)

COSROE

Spiegati e ricomponi
i miei sconvolti affetti. Or perché taci?
Perché quel turbamento?

SIROE

Oh dio!

COSROE

T'intendo.

Al nome di Laodice
resister non sapesti. In questo ancora
t'appagherò, già ti prevenni; io svelo
la debolezza mia, Laodice adoro,
con mio rossore il dico, e pure io voglio
cederla a te, sol da la trama ascosa
assicurami o figlio e sia tua sposa.

SIROE

Forse non crederai...

EMIRA

Chiedea Laodice

importuna l'ingresso, acciò non fosse
a te molesta allontanar la feci.

COSROE

E partì?

EMIRA

Sì mio re.

COSROE

Vanne e l'arresta.

EMIRA

Vado.

(a Siroe)

Mi vuoi tradir.

SIROE

(Che pena è questa!)

COSROE

Parla. Laodice è tua, di più che brami?
Dubbioso ancor ti veggio?

SIROE

Sdegno Laodice e favellar non deggio.

COSROE

(s'alza)

Perfido alfin tu vuoi
morir da traditor come vivesti.
Che più da me vorresti?
Ti scuso, ti perdono,
ti richiamo sul trono,
colei che m'innamora
ceder ti voglio e non ti basta ancora?
La mia morte, il mio sangue
è il tuo voto lo so. Saziati indegno.
Solo e senza soccorso
già teco io son, via ti soddisfa appieno,
disarmami inumano e m'apri il seno.

EMIRA

E chi tant'ira accende?
Così senza difesa
in periglio lasciarti a me non lice.
Eccomi al fianco tuo.

COSROE

Venga Laodice.

(Emira parte)

SIROE

Signor, se amai Laodice
punisca il ciel...

COSROE

Non irritar gli dèi

co' novelli spergiuri.

Scena dodicesima

Laodice, Emira e detti.

LAODICE

Eccomi a' cenni tuoi.

COSROE

Siroe m'ascolta.

Questa è l'ultima volta
ch'offro uno scampo. Abbi Laodice e il trono
se vuoi parlar ma se tacer pretendi
in carcere crudel la morte attendi.
Resti Idaspe in mia vece. A lui confida
l'autor del fallo; in libertà ti lascio
pochi momenti, in tuo favor gli adopra.
Ma se il fulmine poi cader vedrai,
la colpa è tua, che trattener no 'l sai.

COSROE

Tu di pietà mi spogli,

tu desti il mio furor,
tu solo o traditor
mi fai tiranno.

Non dirmi, no, spietato.

È il tuo crudel desio
ingrato e non son io
che ti condanno.

(parte)

Scena tredicesima

Siroe, Emira e Laodice.

SIROE

(Che risolver degg'io!)

EMIRA

Felici amanti

de le vostre fortune o quanto io godo.
O Persia avventurosa,
se imitando la sposa
i figli prenderan forme leggiadre,
e se avran fedeltà simile al padre.

SIROE

(E mi deride ancor.)

LAODICE

Secondi il cielo

il lieto augurio. Ei però tace e parmi
irresoluto ancor.

EMIRA

(a Siroe)

Parla? Saria

stupidità se più tacessi.

SIROE

O dèi

lasciami in pace.

EMIRA

Il re sai che t'impose

di sceglier me presente
il carcere o Laodice.

LAODICE

Or che risolvi?

SIROE

Per me risolva Idaspe. Il suo volere
sarà legge del mio. Fra tanto io parto
e vo fra le ritorte
l'esito ad aspettar de la mia sorte.

EMIRA

Ma prence io non saprei...

SIROE

Sapesti assai

tormentarmi finora.
(Provi l'istessa pena Emira ancora.)

SIROE

Fra' dubbi affetti miei

risolvermi non so.

(ad Emira)

Tu pensaci, tu sei
l'arbitro del mio cor.

Vuoi che la morte attenda?

La morte attenderò.
Vuoi che per lei m'accenda?
Eccomi tutto amor.

(parte)

Scena quattordicesima

Emira e Laodice.

EMIRA

(A costei che dirò?)

LAODICE

Da' labri tuoi

ora dipende Idaspe
il riposo d'un regno, il mio contento.

EMIRA

Di Siroe, a quel ch'io sento,
senza noia Laodice
le nozze accettaria.

LAODICE

Sarei felice.

EMIRA

Dunque l'ami?

LAODICE

L'adoro.

EMIRA

E speri la sua mano...

LAODICE

Stringer per opra tua.

EMIRA

Lo speri invano.

LAODICE

Perché?

EMIRA

Posso svelarti un mio segreto?

LAODICE

Parla.

EMIRA

Del tuo sembiante,

perdonami l'ardire, io vivo amante.

LAODICE

Di me!

EMIRA

Sì; chi mai puote

mirar senza avvampar quell'aureo crine,
quelle vermiglie gote,
le labra coralline,
il bianco sen, le belle
due rilucenti stelle. Ah se non credi
qual fuoco ho in petto accolto
guarda e vedrai che mi rosseggia in volto.

LAODICE

E tacesti...

EMIRA

Il rispetto

muto finor mi rese.

LAODICE

Ascolta Idaspe.

Amarti non poss'io.

EMIRA

Così crudele! Oh dio.

LAODICE

S'è ver che m'ami,

servi agli affetti miei. L'amato prence
con virtù di te degna a me concedi.

EMIRA

Oh questo no, troppa virtù mi chiedi.

LAODICE

Siroe si perde.

EMIRA

Il cielo

gl'innocenti difende.

LAODICE

E se la speme

me pietosa ti finge ella t'inganna.

EMIRA

Tanto meco potresti esser tiranna?

LAODICE

La tua crudel sentenza
insegna a me la tirannia.

EMIRA

Pazienza.

LAODICE

T'odierò finch'io viva e non potrai
riderti de' miei danni.

EMIRA

Saranno almen comuni i nostri affanni.

LAODICE

Amico il fato

mi guida in porto
e tu spietato
mi fai perir.

Ti renda amore

per mio conforto
tutto il dolore
che fai soffrir.

(parte)

Scena quindicesima

Emira.

EMIRA

Sì diversi sembianti
per odio e per amore or lascio, or prendo
ch'io me stessa talor né meno intendo.
Odio il tiranno ed a svenarlo io sola
mille non temerei nemiche squadre;
ma penso poi che del mio bene è padre.
Amo Siroe e mi pento
d'esser io la cagion del suo periglio;
ma penso poi che del tiranno è figlio.
Così sempre il mio core
è infelice ne l'odio e ne l'amore.

EMIRA

Non vi piacque ingiusti dèi

ch'io nascessi pastorella.
Altra pena or non avrei
che la cura d'un'agnella,
che l'affetto d'un pastor.

Ma chi nasce in regia cuna

più nemica ha la fortuna,
che nel trono ascosi stanno
e l'inganno ed il timor.

ATTO TERZO

Scena prima

Cortile.
Cosroe ed Arasse.

COSROE

No no, voglio che mora.
Abbastanza finora
pietosa a me per lui parlò natura.

ARASSE

Signor, chi t'assicura
che, Siroe ucciso, il popolo ribelle
non voglia vendicarlo e quando speri
i tumulti sedar non sian più fieri?

COSROE

Sollecito e nascosto
previeni i sediziosi. A lor si mostri
ma reciso del figlio il capo indegno.
Vedrai gelar lo sdegno
quando manca il fomento.

ARASSE

Innanzi a questo

violento rimedio, altro possiamo
men funesto tentarne.

COSROE

E quale? Ho tutto

posto in uso finora. Idaspe ed io
sudammo invano. Il figlio contumace
morto mi vuol, ricusa i doni e tace.

ARASSE

Dunque degg'io...

COSROE

Sì vanne, è la sua morte
necessaria per me. Pronuncio Arasse
il decreto fatal ma sento, oh dio,
gelarsi il core, inumidirsi il ciglio.
Parte del sangue mio verso nel figlio.

ARASSE

Ubbidirò con pena
ma pure ubbidirò. Di Siroe amico
io sono, è ver, ma son di te vassallo
e sa ben la mia fede
che al dover di vassallo ogn'altro cede.

ARASSE

Al tuo sangue io son crudele

per serbarti fedeltà.

Quando vuol d'un re l'affanno

per sua pace un reo trafitto,
è virtù l'esser tiranno
e delitto è la pietà.

(parte)

COSROE

Finché del ciel nemico
io non provai lo sdegno
mi fu dolce la vita e dolce il regno.
Ma quando il conservarli
costa al mio cor così crudel ferita
grave il regno è per me, grave è la vita.

Scena seconda

Laodice e detto.

LAODICE

Mio re che fai? Freme a la regia intorno
un sedizioso stuol che Siroe chiede.

COSROE

L'avrà, l'avrà. Già d'un mio fido al braccio
la sua morte è commessa, e forse adesso
per l'aperte ferite
fugge l'anima rea. Così gliel rendo.

LAODICE

Misera me, che intendo!
E che facesti mai?

COSROE

Che feci? Io vendicai
l'offesa maestà, l'amore offeso,
i tuoi torti ed i miei.

LAODICE

Ah che ingannato sei. Sospendi il cenno.
Nell'amor tuo già mai
il prence non t'offese, io t'ingannai.

COSROE

Che dici!

LAODICE

Amore invano

chiesi da Siroe e il suo disprezzo io volli
con l'accusa punir.

COSROE

Tu ancor tradirmi?

LAODICE

Sì Cosroe, ecco la rea,
questa s'uccida e l'innocente viva.

COSROE

Innocente chi vuol la morte mia?
Viva chi t'innamora!
È reo di fellonia,
è reo perché ti piacque e vuò che mora.

LAODICE

La vita d'un tuo figlio è sì gran dono
ch'io temeraria sono
se spero d'ottenerlo! A che giovate
sembianze sfortunate!
Se placarti non sanno
mai non m'amasti e fu l'amore inganno.

COSROE

Purtroppo anima ingrata io t'adorai.
Fin de la Persia al trono
sollevarti volea né tutto ho detto.
Ho mille cure in petto,
ti conosco infedele
e pur, chi 'l crederia, ne l'alma io sento
che sei gran parte ancor del mio tormento.

LAODICE

Dunque a le mie preghiere
cedi o signor. Sia salvo il prence, e poi
uccidimi se vuoi. Sarò felice
se il mio sangue potrà...

COSROE

Parti Laodice.

Chiedendo la sua vita
colpa gli accresci e il tuo pregar m'irrita.

LAODICE

Se il caro figlio

vede in periglio
diventa umana
la tigre ircana
e lo difende
dal cacciator.

Più fiero core

del tuo non vidi,
non senti amore,
la prole uccidi,
empio ti rende
cieco furor.

(parte)

Scena terza

Cosroe, poi Emira.

COSROE

Vediam fin dove giunge
del mio destino il barbaro rigore.
Tutto soffrir saprò.

EMIRA

Rendi o signore

libero il prence al popolo sdegnato.
Minaccia in ogni lato
co' fremiti confusi
la plebe insana e s'ode in un momento
di Siroe il nome in cento bocche e cento.

COSROE

Tanto crebbe il tumulto!

EMIRA

Ogn'alma vile

divien superba. In mille destre e mille
splendono i nudi acciari e fuor de l'uso
i tardi vecchi, i timidi fanciulli
fatti arditi e veloci
somministrano l'armi ai più feroci.

COSROE

Se ancor pochi momenti
l'impeto si sospende, io più no 'l temo.

EMIRA

Perché?

COSROE

Già il fido Arasse

corse a svenar per mio comando il figlio.

EMIRA

E potesti così... Rivoca oh dio
la sentenza funesta!
Nunzio n'andrò di tua pietade io stesso...
Porgimi il regio impronto.

COSROE

Invan lo chiedi.

La sua morte mi giova.

EMIRA

Ah Cosroe, e come

così da te diverso! E dove or sono
tante virtù già tue compagne al trono?
Che mai dirà la Persia?
Il mondo che dirà? Fosti finora
amor de' tuoi vassalli,
terror de' tuoi nemici.

L'armi tue vincitrici
colà sul ricco Gange,
colà del Nilo in su le foci estreme
e l'Indo e l'Etiopo ammira e teme.
Quanto perdi in un punto! Ah se ti scordi
le leggi di natura
un fatto sol tutti i tuoi pregi oscura.

Deh con miglior consiglio...

COSROE

Ma Siroe è un traditor.

EMIRA

Ma Siroe è figlio.

Figlio che di te degno
da le paterne imprese
l'arte di trionfar sì bene apprese.
Che fu bambino ancora
la delizia di Cosroe e la speranza.
So che a pugnar qualora
partisti armato o vincitor tornasti
gli ultimi e i primi baci erano i suoi.
Ed ei lieto e sicuro
al tuo collo stendea la mano imbelle
né il sanguinoso lume
temea de l'elmo o le tremanti piume.

COSROE

Che mi rammenti!

EMIRA

Ed or quel figlio istesso,

quello s'uccide e chi l'uccide? Il padre!

COSROE

Oh dio più non resisto.

EMIRA

Ah se alcun premio

merita la mia fé, Siroe non mora.
Vado? Risolvi. Or ora
trattener non potrai la sua ferita.

COSROE

Prendi, vola a salvarlo.

(gli dà l'impronto regio)

EMIRA

Io torno in vita.

Scena quarta

Arasse e detti.

EMIRA

Arasse! O ciel!

COSROE

Ah che turbato ha il ciglio.

EMIRA

Vive il prence?

ARASSE

Non vive.

EMIRA

Oh Siroe!

COSROE

Oh figlio!

ARASSE

Ei cadde al primo colpo e l'alma grande
sul moribondo labro
soltanto s'arrestò finché mi disse:
«Difendi il padre», e poi fuggì dal seno.

COSROE

Deh soccorrimi Idaspe, io vengo meno.

EMIRA

Tu barbaro, tu piangi! E chi l'uccise?
Scellerato chi fu? Di chi ti lagni?
Va' tiranno e dal petto
mentre palpita ancor svelli quel core.
Sazia il furore interno,
torna di sangue immondo,
mostro di crudeltà, furia d'Averno,
vergogna de la Persia, odio del mondo.

COSROE

Così mi parla Idaspe! È stolto o finge!

EMIRA

Finsi finor ma solo
per trafiggerti il cor.

COSROE

Che mai ti feci?

EMIRA

Empio che mi facesti?
Lo sposo m'uccidesti,
per te padre non ho, non ho più trono.
Io son la tua nemica, Emira io sono.

COSROE

Che sento!

ARASSE

O meraviglia!

COSROE

Adesso intendo

chi mi sedusse il figlio.

EMIRA

È ver, ma invano

di sedurlo tentai. Per mia vendetta
e per tormento tuo perfido il dico.
Sappi ch'ei ti difese
da l'odio mio, ch'ei ti recò quel foglio,
che innocente morì, ch'ogni sospetto,
ch'ogni accusa è fallace;
va', pensaci e se puoi riposa in pace.

COSROE

Serba Arasse al mio sdegno
ma fra' ceppi costei.

ARASSE

Pronto ubbidisco.

Olà deponi...

EMIRA

Io stessa

disarmo il fianco mio, prendi.

(dà la spada ad Arasse, quale presala entra e poi esce con guardie)

EMIRA

(a Cosroe)

T'inganni

se credi spaventarmi.

COSROE

Ah parti ingrata.

D'un'alma disperata
l'odiosa compagnia troppo m'affligge.

EMIRA

Perché tu resti afflitto,
basta la compagnia del tuo delitto.

(parte con guardie)

Scena quinta

Cosroe e Arasse.

COSROE

Ove son! Che m'avvenne! E vivo ancora!

ARASSE

Consolati signor. Pensa per ora
a conservarti il vacillante impero,
pensa a la pace tua.

COSROE

Pace non spero.

Ho nemici i vassalli,
ho la sorte nemica. Il cielo istesso
astri non ha per me che sian felici
ed io sono il peggior de' miei nemici.

COSROE

Gelido in ogni vena

scorrer mi sento il sangue.
L'ombra del figlio esangue
m'ingombra di terror.

E per maggior mia pena

veggio che fui crudele
a un'anima fedele,
a un innocente cor.

(parte)

Scena sesta

Arasse, poi Emira con Guardie e senza spade.

ARASSE

Ritorni il prigioniero. I miei disegni
secondino le stelle.

(le guardie conducono fuori Emira e al comando d'Arasse partono

ARASSE

Olà partite.

EMIRA

Che vuoi d'un empio re più reo ministro,
forse svenarmi?

ARASSE

No vivi e ti serba

illustre principessa al tuo gran sposo,
Siroe respira ancor.

EMIRA

Come!

ARASSE

La cura

d'ucciderlo accettai ma per salvarlo.

EMIRA

Perché tacerlo al padre
pentito de l'error?

ARASSE

Parve pietoso

perché più no 'l temea; se vivo il crede
la sua pietà di nuovo
diverrebbe timor. Cede a la tema
di forza la pietade.
Quella dal nostro e questa
solo da l'altrui danno in noi si desta.

EMIRA

Siroe dov'è?

ARASSE

Fra' lacci

attende la sua morte.

EMIRA

E no 'l salvasti ancor?

ARASSE

Prima degg'io

i miei fidi raccorre
per scorgerlo sicuro ove lo chiede
il popolo commosso. Or che dal padre
si crede estinto, avremo
agio bastante a maturar l'impresa.

EMIRA

Andiamo. Ah vien Medarse.

ARASSE

Non sbigottirti, io partirò, tu resta
i disegni a scoprir del prence infido.
Fidati, non temer.

EMIRA

Di te mi fido.

(parte Arasse)

Scena settima

Emira e Medarse.

EMIRA

Che ti turba o signor?

MEDARSE

Tutto è in tumulto,

e mi vuoi lieto Idaspe?

EMIRA

(Ignota ancor gli son.) Dunque n'andiamo
ad opporci a' ribelli.

MEDARSE

Altro soccorso

chiede il nostro periglio, a Siroe io vado.

EMIRA

E liberar vorresti
l'indegno autor de' nostri mali?

MEDARSE

Eh, tanto

stolto non son, corro a svenarlo.

EMIRA

Intesi

che già Siroe morì.

MEDARSE

Ma per qual mano?

EMIRA

Non so, dubbia e confusa
giunse a me la novella. E tu no 'l sai?

MEDARSE

Nulla seppi.

EMIRA

Le solite saranno

popolari menzogne.

MEDARSE

Estinto o vivo

Siroe trovar mi giova.

EMIRA

Io ti precedo.

De' tuoi disegni avrai
Idaspe esecutor. (Scopersi assai.)

(parte)

Scena ottava

Medarse.

MEDARSE

Se la strada del trono
m'interrompe il germano, il voglio estinto.
È crudeltà, ma necessaria; e solo
quest'aita permette
di sì pochi momenti il giro angusto.
Ne' mali estremi ogni rimedio è giusto.

MEDARSE

Benché tinta del sangue fraterno

la corona non perde splendor.

Quella colpa che guida sul trono

sfortunata non trova perdono
ma felice si chiama valor.

(parte)

Scena nona

Luogo angusto e racchiuso nel castello destinato per carcere a Siroe.
Siroe, poi Emira.

SIROE

Son stanco ingiusti numi
di soffrir l'ira vostra. A che mi giova
innocenza e virtù? S'opprime il giusto,
s'inalza il traditor. Se i merti umani
così bilancia Astrea,
o regge il caso o l'innocenza è rea.

EMIRA

Arasse non mentì, vive il mio bene.

SIROE

Ed Emira fra tanti
rigorosi custodi a me si porta?

EMIRA

Quest'impronto real fu la mia scorta.

SIROE

Come in tua man?

EMIRA

L'ebbi da Cosroe istesso.

SIROE

Se del mio fato estremo
scelse te per ministra il genitore,
per così bella morte
io perdono a la sorte il suo rigore.

EMIRA

Senti Emira qual sia.

Scena decima

Medarse e detti.

MEDARSE

Non temete o custodi, il re m'invia.

EMIRA

(O numi!)

MEDARSE

Idaspe è qui! Senza il tuo brando

ti porti in mia difesa?

EMIRA

In su l'ingresso

me 'l tolsero i custodi.

(guardando per la scena)

(Giungesse Arasse.)

SIROE

Ad insultarmi ancora

qui vien Medarse! E in qual remoto lido
posso celarmi a te?

MEDARSE

Taci o t'uccido.

(snuda la spada)

EMIRA

È lieve pena a un reo
la sollecita morte. Ancor sospendi
qualche momento il colpo, ei ne ravvisi
tutto l'orror, potrò sfogare intanto
seco il mio sdegno antico.
Tu sai ch'è mio nemico e che stringendo
contro di me fin ne la regia il ferro
quasi a morte mi trasse.

SIROE

E tanto ho da soffrir?

EMIRA

(come sopra)

(Giungesse Arasse.)

SIROE

E Idaspe è così infido
che unito a un traditor...

MEDARSE

Taci o t'uccido.

SIROE

Uccidimi crudel. Tolga la morte
tanti oggetti penosi agli occhi miei.

MEDARSE

Mori. (Mi trema il cor.)

EMIRA

(Soccorso o dèi.)

MEDARSE

Sento, né so che sia,
un incognito orror che mi trattiene.

SIROE

Barbaro a che t'arresti?

EMIRA

(come sopra)

(E ancor non viene.)

MEDARSE

Chi mi rende sì vile!

EMIRA

Impallidisci!

Dammi quel ferro, io svenerò l'indegno,
io svellerò quel core, io solo, io solo
basto di tanti a vendicar gli oltraggi.

MEDARSE

Prendi, l'usa in mia vece.

(dà la spada ad Emira)

SIROE

A questo segno

ti son odioso?

EMIRA

Or lo vedrai, superbo

se speri alcun riparo...
Difenditi mia vita, ecco l'acciaro.

(dà la spada a Siroe)

MEDARSE

Che fai, che dici Idaspe? E mi tradisci
quando a te m'abbandono?

EMIRA

No, più non sono Idaspe, Emira io sono.

SIROE

(Che sarà!)

MEDARSE

Traditori!

Verranno ad un mio grido
i custodi a punir...

SIROE

Taci o t'uccido.

Scena undicesima

Arasse con Guardie e detti.

ARASSE

Vieni Siroe.

MEDARSE

Ah difendi

Arasse il tuo signor.

ARASSE

Siroe difendo.

MEDARSE

Ah perfido.

ARASSE

(a Siroe)

Dipende

la città dal tuo cenno. Andiam, consola
con la presenza tua tant'alme fide.
Libero è il varco e lascio
questi in difesa a te. Vieni e saprai
quanto finor per liberarti oprai.

(parte e restano con Siroe le guardie)

Scena dodicesima

Siroe, Emira e Medarse.

MEDARSE

Numi! Ognun mi abbandona.

EMIRA

(a Siroe)

Andiamo o caro,

de l'amica fortuna
non si trascuri il dono.
Siegui i miei passi, ecco la via del trono.

SIROE

È pur vero idol mio
che non mi sei nemica? Oh dio che pena
il crederti infedele.

EMIRA

E tu potesti

dubitar di mia fé?

SIROE

Perdona o cara.

Tanto in odio a le stelle oggi mi vedo
che per mio danno ogn'impossibil credo.

EMIRA

Ch'io mai vi possa

lasciar d'amare
non lo credete
pupille care,
né men per gioco
v'ingannerò.

Voi foste e siete

le mie faville
e voi sarete
care pupille
il mio bel foco
finch'io vivrò.

(parte)

Scena tredicesima

Siroe, Medarse e Guardie.

MEDARSE

Siroe, già so qual sorte
sovrasti a un traditor. Più de la pena
mi sgomenta il delitto. Al soglio ascendi,
svenami pur, senza difesa or sono.

SIROE

Prendi, vivi, t'abbraccio e ti perdono.

(gli dà la spada)

SIROE

Se l'amor tuo mi rendi,

se più fedel sarai,
son vendicato assai,
più non desio da te.

Sorte più bella attendi,

spera più pace al core
or che al sentier d'onore
volgi di nuovo il piè.

(parte con le guardie)

Scena quattordicesima

Medarse.

MEDARSE

Ah con mio danno imparo
che la più certa guida è l'innocenza.
Chi si fida a la colpa
se nemico ha il destino, il tutto perde.
Chi a la virtù si affida
benché provi la sorte ognor funesta,
pur la pace de l'alma almen gli resta.

MEDARSE

Torrente cresciuto

per torbida piena
se perde il tributo
del giel, che si scioglie,
fra l'aride sponde
più l'onde non ha.

Ma il fiume che nacque

da limpida vena,
se privo è de l'acque
che il verno raccoglie,
il corso non perde,
più chiaro si fa.

(parte)

Scena quindicesima

Gran piazza di Seleucia con veduta del palazzo reale e con apparato magnifico ordinato per la coronazione di Medarse che poi serve per quella di Siroe. Nell'aprir della scena si vede una mischia tra i Ribelli e le Guardie reali, le quali sono rincalzate e fuggono.
Cosroe, Emira e Siroe l'uno dopo l'altro, con spada nuda, indi Arasse con tutto il Popolo; Cosroe difendendosi da alcuni Congiurati, cade.

COSROE

Vinto ancor non son io.

EMIRA

Arrestatevi amici, il colpo è mio.

SIROE

Ferma Emira. Che fai? Padre, son teco.
Non temer.

EMIRA

Empio ciel!

COSROE

Figlio tu vivi!

SIROE

Io vivo e posso ancora
morir per tua difesa.

COSROE

E chi fu mai

che serbò la tua vita?

ARASSE

Io la serbai.

Libero il prence io volli,
non oppresso il mio re. Di più non chiede
il popolo fedel. Se il tuo contento
non fa la mia discolpa,
puoi la colpa punir.

COSROE

Che bella colpa!

ultima

Medarse, Laodice e detti.

MEDARSE

Padre.

LAODICE

Signor.

MEDARSE

Del mio fallir ti chiedo

il perdono o la pena.

LAODICE

Anch'io son rea;

vengo al giudice mio; l'incendio acceso
in gran parte io destai.

COSROE

Siroe è l'offeso.

SIROE

Nulla Siroe rammenta.

(a Emira)

E tu mio bene

deponi alfin lo sdegno. Ah mal s'unisce
con la nemica mia, la mia diletta.
O scordati l'amore o la vendetta.

EMIRA

Più resister non posso. Io con l'esempio
di sì bella virtù l'odio abbandono.

COSROE

E perché quindi il trono
sia per voi di piacer sempre soggiorno
Siroe sarà tuo sposo.

EMIRA, SIROE

O lieto giorno.

Siegue l'incoronazione di Siroe.

COSROE

Ecco Persia il tuo re. Passi dal mio
su quel crin la corona. Io stanco alfine
volontier la depongo. Ei che a giovarvi
fu da' prim'anni inteso
saprà con più vigor soffrirne il peso.

CORO

I suoi nemici affetti

di sdegno e di timor
il placido pensier
più non rammenti.

Se nascono i diletti

dal grembo del dolor
oggetto di piacer
sono i tormenti.