LA SONNAMBULA
Libretto di Felice ROMANI,
musica di Vincenzo BELLINI.
Prima esecuzione: 6 Marzo 1831,
Milano.
Dettagli di questa esecuzione:
Orchestra sinfonica della RAI di Torino
diretti da Franco Capuana nel 1952.
Personaggi coinvolti e loro interpreti:
ALESSIO: Pier Luigi Latinucci, basso
LISA: Wanda Ruggeri, soprano
Documento sonoro da scaricare e ascoltare:
MP3Dimensione: 8375 kb.
Qui di seguito la porzione del libretto
eseguita nel documento sonoro a cura di www.librettidopera.it.
Alcune differenze possono essere riscontrate tra il testo riportato e l'esecuzione proposta.
Introduzione
ATTO PRIMO
Scena prima
CORO
Viva Amina! viva ancor!
N. 2 - Cavatina
LISA
Tutto è gioia, tutto è festa...
sol per me non v'ha contento,
e per colmo di tormento
son costretta a simular.
O beltade a me funesta,
che m'involi il mio tesoro,
mentre io soffro, mentre moro,
pur ti deggio accarezzar!
ALESSIO
Lisa! Lisa!...
LISA
(per partire)
Oh l'importuno!
ALESSIO
Ah! tu mi fuggi!...
LISA
Fuggo ognuno.
ALESSIO
Ah! non sempre, o bricconcella,
fuggirai da me così.
Per te pure, o Lisa bella,
giungerà di nozze il dì.
(durante il colloquio di Lisa e di Alessio, i suoni si sono fatti più vicini, e più forti le acclamazioni)
Scena seconda
CORO
Viva Amina!
ALESSIO
Viva!
LISA
(indispettita)
(Anch'esso!
Oh dispetto!)
CORO
Viva ancor!
ALESSIO
Qui schieràti... più d'appresso...
LISA
(Ah! la rabbia mi divora!...)
Insieme
ALESSIO, CORO
La canzone preparata
intuonar di qui si può.
LISA
(Ogni speme è a me troncata:
la rivale trionfò.)
N. 3 - Coro
ALESSIO, CORO
In Elvezia non v'ha rosa
fresca e cara al par d'Amina:
è una stella mattutina,
tutta luce, tutta amor.
Ma pudica, ma ritrosa,
quanto è vaga, quanto è bella:
è innocente tortorella,
è l'emblema del candor.
Insieme
LISA
(Ah! per me sì lieti canti
destinati un dì credei:
crudo amor, che sian per lei
non ho cor di sopportar.)
ALESSIO
(avvicinandosi a Lisa)
(Lisa mia, sì lieti canti
risuonar potran per noi,
se pietosa alfin tu vuoi
dare ascolto al mio pregar.)
ALESSIO, CORO
Te felice e avventurato
più d'un prence e d'un sovrano,
bel garzon, che la sua mano
sei pur giunto a meritar.
Tal tesoro amor t'ha dato
di bellezza e di virtude
che quant'oro il mondo chiude,
che niun re potria comprar.