atto
Secondo

scena
Prima

Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul colle Palatino.
Annio, Sesto.

 

Recitativo, continuo

ANNIO

 

Sesto, come tu credi,
augusto non perì. Calma il tuo duolo;
in questo punto ei torna
illeso dal tumulto.

SESTO

 

Oh dèi pietosi!

oh, caro prence! oh, dolce amico! Ah, lascia
che a questo sen... ma non m'inganni?...

ANNIO

 

Io merto

sì poca fé? Dunque tu stesso a lui
corri, e 'l vedrai.

SESTO

 

Ch'io mi presenti a Tito

dopo averlo tradito?

ANNIO

 

Tu lo tradisti?

SESTO

 

Io del tumulto, io sono

il primo autor.

ANNIO

 

Sesto è infedele!

SESTO

 

Amico,

m'ha perduto un istante. Addio. M'involo
alla patria per sempre.
Ricordati di me. Tito difendi
da nuove insidie. Io vo ramingo, afflitto
a pianger fra le selve il mio delitto.

ANNIO

 

Fermati; oh dèi! pensiamo... incolpan
molti di questo incendio il caso; e la congiura
non è certa finora...

SESTO

 

Ebben, che vuoi?

ANNIO

 

Che tu non parta ancora.

 

[N. 13 - Aria]

Allegretto (sol maggiore)

Archi.

 

ANNIO

 

Torna di Tito a lato:

torna, e l'error passato
con replicate emenda
prove di fedeltà.

L'acerbo tuo dolore

è segno manifesto,
che di virtù nel core
l'immagine ti sta.

(parte)

 
 

atto
Secondo

scena
Seconda

Sesto, poi Vitellia.

 

Recitativo, continuo

SESTO

 

Partir deggio, o restar? Io non ho mente
per distinguer consigli.

 

VITELLIA

 

Sesto, fuggi, conserva
la tua vita, e 'l mio onor. Tu sei perduto,
se alcun ti scopre, e se scoperto sei,
pubblico è il mio segreto.

SESTO

 

In questo seno

sepolto resterà. Nessuno il seppe:
tacendolo morrò.

 
 

atto
Secondo

scena
Terza

Publio con Guardie e detti.

 

PUBLIO

 

Sesto!

SESTO

 

Che chiedi?

PUBLIO

 

La tua spada.

SESTO

 

E perché?

PUBLIO

 

Colui, che cinto

delle spoglie regali agli occhi tuoi,
cadde trafitto al suolo, ed ingannato
dall'apparenza tu credesti Tito,
era Lentulo; il colpo
la vita a lui non tolse, il resto intendi.
Vieni.

VITELLIA

 

(Oh, colpo fatale!)

SESTO

 

(dà la spada)

Al fin, tiranna...

PUBLIO

 

Sesto, partir conviene. È già raccolto
per udirti il senato; e non poss'io
differir di condurti.

SESTO

 

Ingrata, addio!

 
 

atto
Secondo

scena
Quarta

Detti.

 

[N. 14 - Terzetto]

Andantino (si bemolle maggiore) / Allegretto

Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni.

SESTO

 

Se al volto mai ti senti

lieve aura che s'aggiri,
gli estremi miei sospiri
quell'alito sarà.

VITELLIA

 

(Per me vien tratto a morte:

ah, dove mai m'ascondo!
Fra poco noto al mondo
il fallo mio sarà.)

PUBLIO

 

Vieni...

SESTO

 

(a Publio)

Ti seguo...

(a Vitellia)

Addio.

VITELLIA

 

(a Sesto)

Senti... mi perdo... oh dio!

(a Publio)

Che crudeltà!

 

SESTO

 

(a Vitellia, in atto di partire)

Rammenta chi t'adora

in questo stato ancora.
Mercede al mio dolore
sia almen la tua pietà.

VITELLIA

 

(Mi lacerano il core

rimorso, orror, spavento!
Quel che nell'alma io sento
di duol morir mi fa.)

PUBLIO

 

(L'acerbo amaro pianto,

che da' suoi lumi piove,
l'anima mi commuove,
ma vana è la pietà!)

 

Publio e Sesto partono con le Guardie, e Vitellia dalla parte opposta.

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Quinta

Gran sala destinata alle pubbliche udienze. Trono, sedia e tavolino.
Tito, Publio, Patrizi, Pretoriani e Popolo.

 

[N. 15 - Coro]

Andante (fa maggiore)

Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni.

 

CORO

 

Ah, grazie si rendano

al sommo fattor,
che in Tito del trono
salvò lo splendor.

 
 

TITO

 

Ah no, sventurato

non sono cotanto,
se in Roma il mio fato
si trova compianto
se voti per Tito
si formano ancor.

 

Recitativo, continuo

PUBLIO

 

È tutto colà d'intorno alla festiva arena
il popolo raccolto; e non s'attende
che la presenza tua.

TITO

 

Andremo,

Publio, fra poco. Io non avrei riposo,
se di Sesto il destino
pria non sapessi. Avrà il senato omai
le sue discolpe udite; avrà scoperto,
vedrai, ch'egli è innocente; e non dovrebbe
tardar molto l'avviso. Va'! chiedi
che si fa, che si attende? Io voglio tutto
saper pria di partir.

PUBLIO

 

Vado; ma temo

di non tornar nunzio felice.

TITO

 

E puoi

creder Sesto infedele? Io dal mio core
il suo misuro; e un impossibil parmi
ch'egli m'abbia tradito.

PUBLIO

 

Ma, signor, non han tutti il cor di Tito.

 

[N. 16 - Aria]

Allegretto (do maggiore)

Archi, 2 oboe, 2 corni.

 

PUBLIO

 

Tardi s'avvede

d'un tradimento
chi mai di fede
mancar non sa.

Un cor verace,

pieno d'onore,
non è portento,
se ogn'altro core
crede incapace
d'infedeltà.

(parte)

 
 

atto
Secondo

scena
Sesta

Tito, poi Annio.

 

Recitativo, continuo

TITO

 

No, così scellerato
il mio Sesto non credo. Tanto cambiarsi

un'alma non potrebbe. Annio, che rechi?
L'innocenza di Sesto?
Consolami!

ANNIO

 

Signor! pietà per lui

ad implorar io vengo.

 
 

atto
Secondo

scena
Settima

Detti, Publio con foglio.

 

PUBLIO

 

Cesare, no 'l diss'io. Sesto è l'autore
della trama crudel.

TITO

 

Publio, ed è vero?

PUBLIO

 

Purtroppo; ei di sua bocca
tutto affermò. Co' complici il senato
alle fiere il condanna. Ecco il decreto
terribile, ma giusto;

(dà il foglio a Tito)

né vi manca, o signor, che il nome augusto.

TITO

 

Onnipossenti dèi!

(si getta sedere)

ANNIO

 

Ah, pietoso monarca...

(inginocchiandosi)

TITO

 

Annio, per ora

lasciami in pace.

(Annio si leva)

PUBLIO

 

Alla gran pompa unite

sai che le genti omai...

TITO

 

Lo so, partite!

ANNIO

 

Deh, perdona, s'io parlo
in favor d'un insano.
Della mia cara sposa egli è germano.

 

[N. 17 - Aria]

Andante (fa maggiore)

Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni.

 

ANNIO

 

Tu fosti tradito:

ei degno è di morte,
ma il core di Tito
pur lascia sperar.

Deh prendi consiglio,

signor, dal tuo core:
il nostro dolore
ti degna mirar.

 

(Publio ed Annio partono)

 
 

atto
Secondo

scena
Ottava

Tito solo a sedere.

 

Recitativo accompagnato

Allegro

Archi.

TITO

 

Che orror! che tradimento!
Che nera infedeltà! Fingersi amico,

essermi sempre al fianco, ogni momento
esiger dal mio core
qualche prova d'amore; e starmi intanto
preparando la morte! Ed io sospendo
ancor la pena? e la sentenza
non segno?... Ah! sì, lo scellerato mora!

(prende la penna per sottoscrivere e poi s'arresta)

Mora!... ma senza udirlo

mando Sesto a morir? Sì, già l'intese
abbastanza il senato. E s'egli avesse
qualche arcano a svelarmi? Olà!

(depone la penna, intanto entra una guardia)

TITO

 

(S'ascolti,

e poi vada al supplizio.) A me si guidi
Sesto.

(la guardia parte)

TITO

 

È pur di chi regna

infelice il destino!

(s'alza)

A noi si nega

ciò che a' più bassi è dato. In mezzo al bosco
quel villanel mendico, a cui circonda
ruvida lana il rozzo fianco, a cui
è mal fido riparo
dall'ingiurie del ciel tugurio informe,
placido i sonni dorme,
passa tranquillo i dì, molto non brama,
sa chi l'odia e chi l'ama, unito o solo
torna sicuro alla foresta, al monte,
e vede il core ciascheduno in fronte.

 
 

atto
Secondo

scena
Nona

Publio e Tito.

 

Recitativo, continuo

TITO

 

Ma, Publio, ancora
Sesto non viene.

PUBLIO

 

Ad eseguire il cenno

già volaro i custodi.

TITO

 

Io non comprendo

un sì lungo tardar.

PUBLIO

 

Pochi momenti

sono scorsi, o signor.

TITO

 

Vanne tu stesso;

affrettalo.

PUBLIO

 

Ubbidisco.

(nel partire)

I tuoi littori

veggonsi comparir: Sesto dovrebbe
non molto esser lontano. Eccolo.

TITO

 

Ingrato!

All'udir che s'appressa,
già mi parla a suo pro l'affetto antico.
Ma no; trovi il suo prence e non l'amico.

(siede e si compone in atto di maestà)

 
 

atto
Secondo

scena
Decima

Tito, Publio, Sesto e Custodi. Sesto entrato appena, si ferma.

 

[N. 18 - Terzetto]

Larghetto (mi bemolle maggiore) / Allegro

Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni.

SESTO

 

(Quello di Tito è il volto!

Ah dove, oh stelle! è andata
la sua dolcezza usata!
Or ci mi fa tremar!)

TITO

 

(Eterni dèi! di Sesto

dunque il sembiante è questo!
Oh come può un delitto
un volto trasformar!)

PUBLIO

 

(Mille diversi affetti

in Tito guerra fanno.
S'ei prova un tale affanno,
lo seguita ad amar.)

TITO

 

Avvicinati!

SESTO

 

(Oh voce

che piombami sul core.)

TITO

 

Non odi?

SESTO

 

(Di sudore

mi sento oh dio bagnar!

Non può chi more

non può di più penar.)

TITO,

 

(Palpita il traditore,

né gli occhi ardisce alzar.)

PUBLIO

 
 

Recitativo, continuo

TITO

 

(E pur mi fa pietà.) Publio, custodi,
lasciatemi con lui.

(Publio e le guardie partono)

 

SESTO

 

(No, di quel volto

non ho costanza a sostener l'impero.)

TITO

 

(rimasto solo con Sesto, depone l'aria maestosa)

Ah! Sesto, è dunque vero?
Dunque vuoi la mia morte? E in che t'offese
il tuo prence, il tuo padre,
il tuo benefattor? Se Tito augusto
hai potuto obliar, di Tito amico
come non ti sovvenne? Il premio è questo
della tenera cura
ch'ebbe sempre di te? Di chi fidarmi
in avvenir potrò, se giunse, oh dèi!
anche Sesto a tradirmi? E lo potesti?
E il cor te lo sofferse?

SESTO

 

(prorompe in un dirottissimo pianto e se gli getta a' piedi)

Ah, Tito! ah, mio

clementissimo prence!
Non più, non più. Se tu veder potessi
questo misero cor, spergiuro, ingrato,
pur ti farei pietà. Tutte ho su gli occhi,
tutte le colpe mie; tutti rammento
i benefizi tuoi: soffrir non posso
né l'idea di me stesso,
né la presenza tua. Quel sacro volto,
la voce tua, la tua clemenza istessa
diventò mio supplizio. Affretta almeno,
affretta il mio morir. Toglimi presto
questa vita infedel; lascia ch'io versi,
se pietoso esser vuoi,
questo perfido sangue a' piedi tuoi.

TITO

 

Sorgi, infelice!

(Sesto si leva)

TITO

 

(Il contenersi è pena

a quel tenero pianto.) Or vedi a quale
lagrimevole stato
un delitto riduce, una sfrenata
avidità d'impero! E che sperasti
di trovar mai nel trono? Il sommo forse
d'ogni contento? Ah! sconsigliato, osserva
quai frutti io ne raccolgo;
e bramalo, se puoi.

SESTO

 

No, questa brama

non fu che mi sedusse.

TITO

 

Dunque che fu?

SESTO

 

La debolezza mia,

la mia fatalità.

TITO

 

Più chiaro almeno

spiegati.

SESTO

 

Oh dio! non posso.

TITO

 

Odimi, oh Sesto;

siam soli; il tuo sovrano
non è presente. Apri il tuo core a Tito;
confidati all'amico. In contraccambio almeno
d'amicizia lo chiedo.

SESTO

 

(Ecco una nuova

specie di pena! o dispiacere a Tito,
o Vitellia accusar.)

TITO

 

(incomincia a turbarsi)

Dubiti ancora?

SESTO

 

Signore...

sappi dunque...

TITO

 

Parla una volta:

che mi volevi dir?

SESTO

 

Ch'io son l'oggetto

dell'ira degli dèi; che la mia sorte
non ho più forza a tollerar; ch'io stesso
traditor mi confesso, empio mi chiamo;
ch'io merito la morte, e ch'io la bramo.

TITO

 

Sconoscente! e l'avrai. Custodi! il reo
toglietemi d'innanzi.

(alle guardie, che saranno uscite)

 

SESTO

 

Il bacio estremo

su quella invitta man.

TITO

 

(senza guardarlo)

Parti; non è più tempo,
or tuo giudice sono.

SESTO

 

Ah, sia questo, signor, l'ultimo dono.

 

[N. 19 - Rondò]

Adagio (la maggiore) / Allegro / Più allegro

Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni.

 

SESTO

 

Deh, per questo istante solo

ti ricorda il primo amor.
Che morir mi fa di duolo
il tuo sdegno il tuo rigor.
Di pietade indegno è vero,
sol spirar io deggio orror.
Pur saresti men severo,
se vedessi questo cor.

Disperato vado a morte;

ma il morir non mi spaventa.
Il pensiero mi tormenta
che fui teco un traditor!
(Tanto affanno soffre un core,
né si more di dolor!)

(parte)

 
 

atto
Secondo

scena
Undicesima

Tito solo.

 

Recitativo, continuo

TITO

 

Ove s'intendesse mai più contumace
infedeltà? Deggio alla mia negletta
disprezzata clemenza una vendetta.
Vendetta!... il cor di Tito
tali sensi produce?... Eh viva... invano
parlan dunque le leggi?

(siede)

Sesto è reo; Sesto mora.

(sottoscrive)

Ma dunque faccio

sì gran forza al mio cor. Né almen sicuro
sarò ch'altri l'approvi? Ah, non si lasci
il solito cammin...

(lacera il foglio)

Viva l'amico!

Benché infedele. E se accusarmi il mondo
vuol pur di qualche errore,
m'accusi di pietà

(getta il foglio lacerato)

non di rigore.

 
 

atto
Secondo

scena
Dodicesima

Tito, Publio.

 

TITO

 

Publio!

PUBLIO

 

Cesare.

TITO

 

Andiamo

al popolo, che attende.

PUBLIO

 

E Sesto?

TITO

 

E Sesto,

venga all'arena ancor.

PUBLIO

 

Dunque il suo fato?...

TITO

 

Sì, Publio, è già deciso.

PUBLIO

 

(Oh, sventurato!)

 

[N. 20 - Aria]

Allegro (si bemolle maggiore) / Andantino / Allegro

Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni.

 

TITO

 

Se all'impero, amici dèi,

necessario è un cor severo,
o togliete a me l'impero,
o a me date un altro cor.

Se la fé de' regni miei

coll'amor non assicuro,
d'una fede non mi curo
che sia frutto del timor.

(parte, seguìto da Publio)

 
 

atto
Secondo

scena
Tredicesima

Vitellia, uscendo dalla porta opposta, richiama Publio, che seguiva Tito.

 

VITELLIA

 

Publio, ascolta.

PUBLIO

 

(in atto di partire)

Perdona;

deggio a cesare appresso
andar...

VITELLIA

 

Dove?

PUBLIO

 

(come sopra)

All'arena.

VITELLIA

 

E Sesto?

PUBLIO

 

Anch'esso.

VITELLIA

 

Dunque morrà?

PUBLIO

 

(come sopra)

Pur troppo.

VITELLIA

 

(Ahimè!) Con Tito

Sesto ha parlato?

PUBLIO

 

E lungamente.

VITELLIA

 

E sai

quel ch'ei dicesse?

PUBLIO

 

No. Solo con lui

restar cesare volle: escluso io fui.

(parte)

 
 

atto
Secondo

scena
Quattordicesima

Vitellia, e poi Servilia e Annio da diverse parti.

 

VITELLIA

 

Non giova lusingarsi;
Sesto già mi scoperse: a Publio istesso
si conosce sul volto. Ei non fu mai
con me sì ritenuto; ei fugge; ei teme
di restar meco. Ah! secondato avessi
gl'impulsi del mio cor. Per tempo a Tito
dovea svelarmi e confessar l'errore.
Sempre in bocca d'un reo, che la detesta,
scema d'orror la colpa. Or questo ancora
tardi saria. Seppe il delitto augusto,
e non da me. Questa ragione istessa
fa più grave...

 

SERVILIA

 

Ah, Vitellia!

ANNIO

 

Ah, principessa!

SERVILIA

 

Il misero germano...

ANNIO

 

Il caro amico...

SERVILIA

 

È condotto a morir.

VITELLIA

 

Ma che posso per lui?

SERVILIA

 

Tutto, a' tuoi prieghi

Tito lo donerà.

ANNIO

 

Non può negarlo

alla novella augusta.

VITELLIA

 

Annio, non sono

augusta ancor.

ANNIO

 

Pria che tramonti il sole

Tito sarà tuo sposo. Or, me presente,
per le pompe festive il cenno ei diede.

VITELLIA

 

(Dunque Sesto ha taciuto! oh amore! oh fede!)
Annio, Servilia, andiam. (Ma dove corro
così senza pensar?) Partite amici, vi seguirò.

 

[N. 21 - Aria]

Tempo di minuetto (re maggiore)

Archi, flauto, oboe, fagotto, corno.

 

SERVILIA

 

S'altro che lacrime

per lui non tenti,
tutto il tuo piangere
non gioverà.

A questa inutile

pietà che senti,
oh quanto è simile
la crudeltà.

(parte)

 
 

atto
Secondo

scena
Quindicesima

Vitellia sola.

 

[N. 22 - Recitativo accompagnato]

Allegro (re maggiore)

Archi.

VITELLIA

 

Ecco il punto, o Vitellia,

d'esaminar la tua costanza: avrai
valor che basti a rimirar esangue
il Sesto tuo fedel? Sesto, che t'ama
più della vita sua? Che per tua colpa
divenne reo? Che t'ubbidì crudele?

Che ingiusta t'adorò? Che in faccia a morte

sì gran fede ti serba, e tu frattanto
non ignota a te stessa, andrai tranquilla
al talamo d'augusto? Ah, mi vedrei
sempre Sesto d'intorno; e l'aure, e i sassi
temerei che loquaci
mi scoprissero a Tito. A' piedi suoi
vadasi il tutto a palesar. Si scemi
il delitto di Sesto,
se scusar non si può, col fallo mio.

D'impero e d'imenei, speranze, addio.

 

[N. 23 - Rondò]

Larghetto (fa maggiore) / Allegro / Andante maestoso

Archi, flauto, 2 oboe, corno di bassetto, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani.

 

VITELLIA

 

Non più di fiori

vaghe catene
discenda Imene
ad intrecciar.

Stretta fra barbare

aspre ritorte
veggo la morte
ver me avanzar.

Infelice! qual orrore!

Ah, di me che si dirà?
Chi vedesse il mio dolore,
pur avria di me pietà.

(parte)

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Sedicesima

Luogo magnifico, che introduce a vasto anfiteatro, da cui per diversi archi scopresi la parte interna. Si vedranno già nell'arena i complici della congiura condannati alle fiere.
Nel tempo che si canta il coro, preceduto da' Littori, circondato da' Senatori, e Patrizi romani, e seguìto da' Pretoriani, esce Tito, e dopo Annio e Servilia da diverse parti.

 

[N. 24 - Coro]

Andante maestoso (sol maggiore)

Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani.

 

CORO

 

Che del ciel, che degli dèi

tu il pensier, l'amor tu sei,
grand'eroe, nel giro angusto
si mostrò di questo dì.

Ma cagion di meraviglia

non è già, felice augusto,
che gli dèi chi lor somiglia
custodiscano così.

 

Recitativo, continuo

TITO

 

Pria che principio a' lieti
spettacoli si dia, custodi, innanzi
conducetemi il reo. (Più di perdono
speme ei non ha: quanto aspettato meno,
più caro esser gli dée.)

 

ANNIO

 

Pietà, signore!

SERVILIA

 

Signor, pietà!

TITO

 

Se a chiederla venite

per Sesto, è tardi. È il suo destin deciso.

ANNIO

 

E sì tranquillo in viso
lo condanni a morir?

SERVILIA

 

Di Tito il core

come il dolce perdé costume antico?

TITO

 

Ei s'appressa: tacete!

SERVILIA

 

Oh Sesto!

ANNIO

 

Oh amico!

 
 

atto
Secondo

scena
Diciassettesima

Tito, Publio e Sesto fra Littori, Annio e Servilia, poi Vitellia.

 

TITO

 

Sesto, de' tuoi delitti
tu sai la serie, e sai
qual pena ti si dée. Roma sconvolta,
l'offesa maestà, le leggi offese,
l'amicizia tradita, il mondo, il cielo
voglion la morte tua. De' tradimenti
sai pur ch'io son l'unico oggetto; or senti.

 

VITELLIA

 

(entrando frettolosa)

Eccoti, eccelso augusto,

(s'inginocchia)

eccoti al piè la più confusa...

TITO

 

Ah sorgi,

che fai? che brami?

VITELLIA

 

Io ti conduco innanzi

l'autor dell'empia trama.

TITO

 

Ov'è? Chi mai

preparò tante insidie al viver mio?

VITELLIA

 

No 'l crederai.

TITO

 

Perché?

VITELLIA

 

Perché son io.

TITO

 

Tu ancora!

SESTO,

 

Oh, stelle!

SERVILIA

 

ANNIO,

 

Oh, numi!

PUBLIO

 

TITO

 

E quanti mai,

quanti siete a tradirmi?

VITELLIA

 

Io la più rea

son di ciascuno; io meditai la trama;
il più fedele amico
io ti sedussi; io del suo cieco amore
a tuo danno abusai.

TITO

 

Ma del tuo sdegno

chi fu cagion?

VITELLIA

 

La tua bontà. Credei

che questa fosse amor. La destra e 'l trono
da te sperava in dono, e poi negletta
restai due volte, e procurai vendetta.

[N. 25 - Recitativo accompagnato]

Allegro (re minore)

Archi.

TITO

 

Ma che giorno è mai questo! al punto stesso

che assolvo un reo, ne scopro un altro! E quando
troverò, giusti numi!
un'anima fedel? Congiuran gli astri,
cred'io, per obbligarmi a mio dispetto,
a diventar crudel. No! non avranno
questo trionfo. A sostener la gara
già m'impegnò la mia virtù. Vediamo
se più costante sia
l'altrui perfidia o la clemenza mia.

Olà! Sesto si sciolga: abbian di nuovo

Lentulo e suoi seguaci
e vita, e libertà. Sia noto a Roma
ch'io son lo stesso, e ch'io
tutto so, tutti assolvo e tutto oblio.

 

[N. 26 - Sestetto con coro]

Allegretto (do maggiore)

Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani.

 

SESTO

 

Tu, è ver, m'assolvi, augusto;

ma non m'assolve il core,
che piangerà l'errore,
finché memoria avrà.

 

TITO

 

Il vero pentimento,

di cui tu sei capace,
val più d'una verace
costante fedeltà.

 

VITELLIA, SERVILIA, ANNIO

 

Oh generoso! oh grande!

E chi mai giunse a tanto?
Mi trae dagli occhi il pianto
l'eccelsa tua bontà.

 

TUTTI, CORO
(senza Tito)

 

Eterni dèi, vegliate

sui sacri giorni suoi,
a Roma in lui serbate
la sua felicità.

 

TITO

 

Troncate, eterni dèi,

troncate i giorni miei,
quel dì che il ben di Roma
mia cura non sarà.

 
 
 

Fine ATTO II

 

 

ATTO I 

ATTO II 

 
 

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