atto
Secondo

scena
Prima

Interno della fattoria d'Adina.
Da un lato tavola apparecchiata a cui sono seduti Adina, Belcore, Dulcamara, e Giannetta. Gli Abitanti del villaggio in piedi bevendo e cantando. Di contro i Sonatori del reggimento, montati sopra una specie d'orchestra, sonando le trombe.

 

[N. 6 - Coro d'introduzione]

 

CORO

 

Cantiamo, facciam brindisi

a sposi così amabili.
Per lor sian lunghi e stabili
i giorni del piacer.

BELCORE

 

Per me l'amore e il vino

due numi ognor saranno.
Compensan d'ogni affanno
la donna ed il bicchier.

ADINA

 

(Ci fosse Nemorino!

Me lo vorrei goder.)

CORO

 

Cantiamo, facciam brindisi

a sposi così amabili
per lor sian lunghi e stabili
i giorni del piacer.

DULCAMARA

 

Poiché cantar vi alletta,

uditemi, signori:
ho qua una canzonetta,
di fresco data fuori,
vivace grazïosa,
che gusto vi può dar,
purché la bella sposa
mi voglia secondar.

TUTTI

 

Sì sì, l'avremo cara;

dev'esser cosa rara
se il grande Dulcamara
è giunto a contentar.

 

Barcarola a due voci

 

DULCAMARA

 

(cava di saccoccia alcuni libretti, e ne dà uno ad Adina)

«La Nina gondoliera,
e il senator Tredenti,
barcaruola a due voci.» Attenti.

TUTTI

 

Attenti.

 

Strofa I

DULCAMARA

 

«Io son ricco, e tu sei bella,

io ducati, e vezzi hai tu:
perché a me sarai rubella?
Nina mia! Che vuoi di più?»

ADINA

 

«Quale onore! un senatore

me d'amore supplicar!
Ma, modesta gondoliera,
un par mio mi vuò sposar.»

[Insieme]

ADINA

 

«Eccellenza! Troppo onor;

io non merto un senator.»

 

DULCAMARA

 

«Idol mio, non più rigor.

Fa felice un senator.»

 
 

Strofa II

DULCAMARA

 

«Adorata barcaruola,

prendi l'oro e lascia amor.
Lieto è questo, e lieve vola;
pesa quello, e resta ognor.»

ADINA

 

«Quale onore! Un senatore

me d'amore supplicar!
Ma Zanetto è giovinetto;
ei mi piace, e il vo' sposar.»

[Insieme]

ADINA

 

«Eccellenza! Troppo onor;

io non merto un senator.»

 

DULCAMARA

 

«Idol mio, non più rigor.

Fa felice un senator.»

 
 

TUTTI

 

Bravo, bravo, Dulcamara!

La canzone è cosa rara.
Sceglier meglio non può certo
il più esperto ~ cantator.

DULCAMARA

 

Il dottore Dulcamara
in ogni arte è professor.

 

Si presenta un Notaro.

 

BELCORE

 

Silenzio!

(tutti si fermano)

BELCORE

 

È qua il notaro,

che viene a compier l'atto
di mia felicità.

TUTTI

 

Sia il ben venuto!

DULCAMARA

 

T'abbraccio e ti saluto,
o medico d'amor, spezial d'Imene!

ADINA

 

(Giunto è il notaro, e Nemorin non viene!)

BELCORE

 

Andiam, mia bella Venere...
Ma in quelle luci tenere
qual veggo nuvoletto?

ADINA

 

Non è niente.

(S'egli non è presente
compita non mi par la mia vendetta.)

BELCORE

 

Andiamo a segnar l'atto: il tempo affretta.

 

TUTTI

 

Cantiamo ancora un brindisi

a sposi così amabili:
per lor sian lunghi e stabili
i giorni del piacer.

 

Partono tutti: Dulcamara ritorna indietro, e si rimette a tavola.

 
 

atto
Secondo

scena
Seconda

Dulcamara, Nemorino.

 

Recitativo

DULCAMARA

 

Le feste nuziali,
son piacevoli assai; ma quel che in esse
mi dà maggior diletto
è l'amabile vista del banchetto.

NEMORINO

 

Ho veduto il notaro:

(sopra pensiero)

sì, l'ho veduto... Non v'ha più speranza,
Nemorino, per te; spezzato ho il core.

DULCAMARA

 

(cantando fra i denti)

«Idol mio, non più rigor,
fa felice un senator.»

NEMORINO

 

Voi qui, dottore!

DULCAMARA

 

Sì, mi han voluto a pranzo
questi amabili sposi, e mi diverto
con questi avanzi.

NEMORINO

 

Ed io son disperato.

Fuori di me son io. Dottore, ho d'uopo
d'essere amato... prima di domani.
Adesso... su due piè.

DULCAMARA

 

(s'alza)

(Cospetto è matto!)

Recipe l'elisir, e il colpo è fatto.

NEMORINO

 

E veramente amato
sarò da lei?...

DULCAMARA

 

Da tutte: io te 'l prometto.

Se anticipar l'effetto
dell'elisir tu vuoi, bevine tosto
un'altra dose. (Io parto fra mezz'ora.)

NEMORINO

 

Caro dottor, una bottiglia ancora.

DULCAMARA

 

Ben volentier. Mi piace
giovare a' bisognosi. Hai tu danaro?

NEMORINO

 

Ah! non ne ho più.

DULCAMARA

 

Mio caro

la cosa cambia aspetto. A me verrai
subito che ne avrai. Vieni a trovarmi
qui, presso alla Pernice:
ci hai tempo un quarto d'ora.

(parte)

 
 

atto
Secondo

scena
Terza

Nemorino, indi Belcore.

 

[N. 7 - Scena e Duetto]

 

NEMORINO

 

(si getta sopra una panca)

Oh, me infelice!

 

BELCORE

 

La donna è un animale
stravagante davvero. Adina m'ama,
di sposarmi è contenta, e differire
pur vuol sino a stasera!

NEMORINO

 

(si straccia i capelli)

(Ecco il rivale!

Mi spezzerei la testa di mia mano.)

BELCORE

 

(Ebbene, che cos'ha questo baggiano?)
Ehi, ehi, quel giovinotto!
Cos'hai che ti disperi?

NEMORINO

 

Io mi dispero...

perché non ho denaro... e non so come,
non so dove trovarne.

BELCORE

 

Eh! scimunito!

Se danari non hai,
fatti soldato... e venti scudi avrai.

 

NEMORINO

 

Venti scudi!

BELCORE

 

E ben sonanti.

NEMORINO

 

Quando? Adesso?

BELCORE

 

Sul momento.

NEMORINO

 

(Che far deggio?)

BELCORE

 

E coi contanti,

gloria e onore al reggimento.

NEMORINO

 

Ah! non è l'ambizione,
che seduce questo cor.

BELCORE

 

Se è l'amore, in guarnigione
non ti può mancar l'amor.

 

[Insieme]

BELCORE

 

Del tamburo al suon vivace,

tra le file e le bandiere,
aggirarsi amor si piace
con le vispe vivandiere:
sempre lieto, sempre gaio
ha di belle un centinaio.
Di costanza non s'annoia,
non si perde a sospirar.
Credi a me: la vera gioia
accompagna il militar.

 

NEMORINO

 

(Ai perigli della guerra

io so ben che esposto sono:
che doman la patria terra,
zio, congiunti, ahimè! abbandono.
Ma so pur che, fuor di questa,
altra strada a me non resta
per poter del cor d'Adina
un sol giorno trionfar.
Ah! chi un giorno ottiene Adina...
fin la vita può lasciar.)

 
 

NEMORINO

 

Venti scudi!

BELCORE

 

Su due piedi.

NEMORINO

 

Ebben vada. Li prepara.

BELCORE

 

Ma la carta che tu vedi
pria di tutto dêi segnar.
Qua una croce.

(Nemorino segna rapidamente e prende la borsa)

NEMORINO

 

(Dulcamara

volo tosto a ricercar.)

 

[Insieme]

NEMORINO

 

Ah! non sai chi m'ha ridotto

a tal passo, a tal partito:
tu non sai qual cor sta sotto
a quest'umile vestito;
quel che a me tal somma vale
non potresti immaginar.

(Ah! non v'ha tesoro eguale,

se riesce a farmi amar.)

 

BELCORE

 

Qua la mano, giovinotto,

dell'acquisto mi consolo:
in complesso, sopra e sotto
tu mi sembri un buon figliuolo,
sarai presto caporale,
se me prendi ad esemplar.

(Ho ingaggiato il mio rivale:

anche questa è da contar.)

 

(partono)

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Quarta

Rustico cortile aperto nel fondo.
Giannetta e Paesane.

 

[N. 8 - Coro]

 

CORO

 

Sarà possibile?

GIANNETTA

 

Possibilissimo.

CORO

 

Non è probabile.

GIANNETTA

 

Probabilissimo.

CORO

 

Ma come mai? Ma donde il sai?
Chi te lo disse? Chi è? Dov'è?

GIANNETTA

 

Non fate strepito: parlate piano:

non ancor spargere si può l'arcano:
è noto solo al merciaiuolo,
che in confidenza l'ha detto a me.

CORO

 

Il merciaiuolo! L'ha detto a te!
Sarà verissimo... Oh! Bella affé!

GIANNETTA

 

Sappiate dunque che l'altro dì

di Nemorino lo zio morì,
che al giovinotto lasciato egli ha
cospicua immensa eredità...
Ma zitte... piano... per carità.
Non deve dirsi.

CORO

 

Non si dirà.

GIANNETTA

 

Or Nemorino è milionario...

è l'Epulone del circondario...
un uom di vaglia, un buon partito...
Felice quella cui fia marito!
Ma zitte... piano... per carità
non deve dirsi, non si dirà.

(veggono Nemorino che si avvicina, e si ritirano in disparte curiosamente osservandolo)

 
 

atto
Secondo

scena
Quinta

Nemorino e dette.

 

[N. 9 - Quartetto]

 

NEMORINO

 

Dell'elisir mirabile

bevuto ho in abbondanza,
e mi promette il medico
cortese ogni beltà.

In me maggior del solito

rinata è la speranza,
l'effetto di quel farmaco
già già sentir si fa.

CORO

 

(E ognor negletto ed umile:
la cosa ancor non sa.)

NEMORINO

 

Andiam.

(per uscire)

GIANNETTA,

 

(arrestandolo e inchinandolo)

Serva umilissima.

CORO

 

NEMORINO

 

Giannetta!

CORO

 

(l'una dopo l'altra)

A voi m'inchino.

NEMORINO
(meravigliato)

 

(Cos'han coteste giovani?)

GIANNETTA,

 

Caro quel Nemorino!
Davvero ch'egli è amabile:
ha l'aria da signor.

CORO

 

NEMORINO

 

(Capisco: è questa l'opera
del magico liquor.)

 
 

atto
Secondo

scena
Sesta

Adina e Dulcamara entrano da varie parti, si fermano in disparte meravigliati a veder Nemorino corteggiato dalle Contadine.

 

NEMORINO

 

Ah! ah! ah! ah! ah! ah!

ADINA,

 

Che vedo?

DULCAMARA

 

NEMORINO

 

È bellissima!

Dottor, diceste il vero.
Già per virtù simpatica
toccato ho a tutte il cor.

ADINA

 

Che sento?

DULCAMARA

 

E il deggio credere!

(alle contadine)

Vi piace?

GIANNETTA,

 

Oh sì, davvero.

E un giovane che merta
da noi riguardo e onor!

CORO

 

[Insieme]

GIANNETTA, CORO

 

(Oh, il vago, il caro giovine!

Da lui più non mi movo.
Vo' fare l'impossibile
per inspirargli amor.)

 

DULCAMARA

 

(Io cado dalle nuvole,

il caso è strano e nuovo;
sarei d'un filtro magico
davvero possessor?)

 

ADINA

 

(Credea trovarlo a piangere,

e in giuoco, in festa il trovo;
ah, non saria possibil
se a me pensasse ancor.)

 

NEMORINO

 

(Non ho parole a esprimere

il giubilo ch'io provo;
se tutte, tutte m'amano
dev'essa amarmi ancor.)

 
 

GIANNETTA

 

Qui presso all'ombra aperto è il ballo.

(a Nemorino)

Voi pur verrete?

NEMORINO

 

Oh! senza fallo.

CORO

 

E ballerete?

GIANNETTA

 

Con me.

CORO

 

Con me.

GIANNETTA

 

Io son la prima.

CORO

 

Son io, son io.

GIANNETTA

 

Io l'ho impegnato.

CORO

 

Anch'io. Anch'io.

GIANNETTA

 

(strappandolo di mano dalle altre)

Venite.

NEMORINO

 

Piano.

CORO

 

(strappandolo)

Scegliete.

NEMORINO

 

Adesso.

(a Giannetta)

Tu per la prima,

(alle altre)

poi te, poi te.

DULCAMARA

 

Misericordia! Con tutto il sesso!
Liquor eguale del mio non v'è.

ADINA

 

(avanzandosi)

Ehi, Nemorino.

NEMORINO

 

(Oh ciel! Anch'essa.)

DULCAMARA

 

Ma tutte, tutte!

ADINA

 

A me t'appressa.

Belcor m'ha detto che, lusingato
da pochi scudi, ti fai soldato.

GIANNETTA,

 

Soldato! oh! diamine!

CORO

 

ADINA

 

Tu fai gran fallo:

su tale oggetto, parlar ti vo'...

NEMORINO

 

Parlate, io v'odo.

(mentre vuol porre mente ad Adina, odesi la musica del ballo, accorrono i paesani, Giannetta, e le donne strascinano Nemorino)

GIANNETTA,

 

Al ballo, al ballo!

CORO

 

NEMORINO

 

È vero, è vero.

(ad Adina)

Or or verrò.

[Insieme]

GIANNETTA, CORO

 

Di tutti gli uomini del suo villaggio

costei s'imagina d'aver omaggio.
Ma questo giovane sarà, lo giuro,
un osso duro da rosicar.

 

DULCAMARA

 

Sì, tutte l'amano: oh, meraviglia!

Cara, carissima la mia bottiglia!
Già mille piovono zecchin di peso:
comincio un Creso a diventar.

 

ADINA

 

(Oh come rapido fu il cambiamento!

Dispetto insolito in cor ne sento.
O amor, ti vendichi di mia freddezza:
chi mi disprezza, mi è forza amar.)

 

NEMORINO

 

(Io già m'immagino che cosa brami.

Già senti il farmaco, di cor già m'ami;
le smanie, i palpiti di core amante,
un solo istante tu déi provar.)

 
 

(Nemorino parte con Giannetta e le contadine)

Recitativo

ADINA

 

Come se n' va contento!

DULCAMARA

 

La lode è mia.

ADINA

 

Vostra, o dottor?

DULCAMARA

 

Sì, tutta.

La gioia è al mio comando:
io distillo il piacer, l'amor lambicco
come l'acqua di rose, e ciò che adesso
vi fa maravigliar nel giovinotto.
Tutto portento egli è del mio decotto.

ADINA

 

Pazzie!

DULCAMARA

 

Pazzie, voi dite?

Incredula! Pazzie? Sapete voi
dell'alchimia il poter, il gran valore
dell'elisir d'amore
della regina Isotta?

ADINA

 

Isotta!

DULCAMARA

 

Isotta.

Io n'ho d'ogni misura e d'ogni cotta.

ADINA

 

(Che ascolto?) E a Nemorino
voi deste l'elisir?

DULCAMARA

 

Ei me lo chiese

per ottener l'affetto
di non so qual crudele...

ADINA

 

Ei dunque amava?

DULCAMARA

 

Languiva, sospirava
senz'ombra di speranza. E, per avere
una goccia di farmaco incantato,
vendé la libertà, si fe' soldato.

 

[N. 10 - Duetto]

ADINA

 

(Quanto amore! Ed io, spietata,

tormentai sì nobil cor!)

DULCAMARA

 

(Essa pure è innamorata:
ha bisogno del liquor.)

ADINA

 

Dunque... adesso... è Nemorino
in amor sì fortunato!

DULCAMARA

 

Tutto il sesso femminino
è pe 'l giovine impazzato.

ADINA

 

E qual donna è a lui gradita?
Qual fra tante è preferita?

DULCAMARA

 

Egli è il gallo della Checca
tutte segue; tutte becca.

 

ADINA

 

(Ed io sola, sconsigliata

possedea quel nobil cor!)

DULCAMARA

 

(Essa pure è innamorata:
ha bisogno del liquor.)

Bella Adina, qua un momento...

più dappresso... su la testa.
Tu sei cotta... io l'argomento
a quell'aria afflitta e mesta.
Se tu vuoi?...

ADINA

 

S'io vo'? Che cosa?

DULCAMARA

 

Su la testa, o schizzinosa!
Se tu vuoi, ci ho la ricetta
che il tuo mal guarir potrà.

ADINA

 

Ah! dottor, sarà perfetta,
ma per me virtù non ha.

DULCAMARA

 

Vuoi vederti mille amanti

spasimar, languire al piede?

ADINA

 

Non saprei che far di tanti:
il mio core un sol ne chiede.

DULCAMARA

 

Render vuoi gelose, pazze
donne, vedove, ragazze?

ADINA

 

Non mi alletta, non mi piace
di turbar altrui la pace.

DULCAMARA

 

Conquistar vorresti un ricco?

ADINA

 

Di ricchezze io non mi picco.

DULCAMARA

 

Un contino? Un marchesino?

ADINA

 

Io non vo' che Nemorino.

DULCAMARA

 

Prendi, su, la mia ricetta,
che l'effetto ti farà.

ADINA

 

Ah! dottor, sarà perfetta,
ma per me virtù non ha.

DULCAMARA

 

Sconsigliata! E avresti ardire

di negare il suo valore?

ADINA

 

Io rispetto l'elisire,
ma per me ve n'ha un maggiore:
Nemorin, lasciata ogni altra,
tutto mio, sol mio sarà.

DULCAMARA

 

(Ahi! dottore, è troppo scaltra:
più di te costei ne sa.)

[Insieme]

DULCAMARA

 

Sì lo vedo, o bricconcella,

ne sai più dell'arte mia:
questa bocca così bella
è d'amor la spezieria:
hai lambicco ed hai fornello
caldo più d'un Mongibello
per filtrar l'amor che vuoi,
per bruciare e incenerir.
Ah! vorrei cambiar coi tuoi
i miei vasi d'elisir.

 

ADINA

 

Una tenera occhiatina,

un sorriso, una carezza,
vincer può chi più si ostina,
ammollir chi più ci sprezza.
Ne ho veduti tanti e tanti,
presi cotti, spasimanti,
che nemmanco Nemorino
non potrà da me fuggir.
La ricetta è il mio visino,
in quest'occhi è l'elisir.

 

(partono)

 
 

atto
Secondo

scena
Settima

Nemorino.

 

[N. 11 - Romanza]

 

NEMORINO

 

Una furtiva lagrima

negli occhi suoi spuntò...
quelle festose giovani
invidïar sembrò...
Che più cercando io vo?
M'ama, lo vedo.

Un solo istante i palpiti

del suo bel cor sentir!...
Co' suoi sospir confondere
per poco i miei sospir!...
cielo, si può morir;
di più non chiedo.

 

[N. 12 - Recitativo e Aria]

 

NEMORINO

 

Eccola... Oh! qual le accresce
beltà l'amor nascente!
A far l'indifferente
si seguiti così finché non viene
ella a spiegarsi.

 
 

atto
Secondo

scena
Ottava

Adina e Nemorino.

 

ADINA

 

Nemorino!... ebbene!

NEMORINO

 

Non so più dove io sia: giovani e vecchie,
belle e brutte mi voglion per marito.

ADINA

 

E tu?

NEMORINO

 

A verun partito

appigliarmi non posso: attendo ancora...
la mia felicità... (Che è pur vicina.)

ADINA

 

Odimi...

NEMORINO

 

(Ah! ah! ci siamo.) Io v'odo, Adina.

ADINA

 

Dimmi: perché partire,
perché farti soldato hai risoluto?

NEMORINO

 

Perché?... Perché ho voluto
tentar se con tal mezzo il mio destino
io potea migliorar.

ADINA

 

La tua persona...

la tua vita ci è cara... Io ricomprai
il fatale contratto da Belcore.

NEMORINO

 

Voi stessa! (È naturale: opra è d'amore.)

 
 

ADINA

 

Prendi; per me sei libero:

resta nel suol natio,
non v'ha destin sì rio
che non si cangi un dì.

(gli porge il contratto)

Qui, dove tutti t'amano,

saggio, amoroso, onesto,
sempre scontento e mesto
no, non sarai così.

 

NEMORINO

 

(Or or si spiega.)

ADINA

 

Addio.

NEMORINO

 

Che! Mi lasciate?

ADINA

 

Io... sì.

NEMORINO

 

Null'altro a dirmi avete?

ADINA

 

Null'altro.

NEMORINO

 

Ebben, tenete.

(le rende il contratto)

Poiché non sono amato,
voglio morir soldato:
non v'ha per me più pace
se m'ingannò il dottor.

ADINA

 

Ah! fu con te verace
se presti fede al cor.

Sappilo alfine, ah! sappilo:

tu mi sei caro, e t'amo:
quanto ti féi già misero,
farti felice io bramo:
il mio rigor dimentica,
ti giuro eterno amor.

NEMORINO

 

Oh, gioia inesprimibile!
Non m'ingannò il dottor.

 

(Nemorino si getta ai piedi di Adina)

 
 

atto
Secondo

scena
Nona

Belcore con Soldati e detti: indi Dulcamara con tutto il villaggio.

 

[N. 13 - Aria e Finale II]

 

BELCORE

 

Alto!... Fronte!... Che vedo? Al mio rivale
l'armi presento!

ADINA

 

Ella è così, Belcore;

e convien darsi pace ad ogni patto.
Egli è mio sposo: quel che è fatto...

BELCORE

 

È fatto.

Tientelo pur, briccona.
Peggio per te. Pieno di donne è il mondo:
e mille e mille ne otterrà Belcore.

 

DULCAMARA

 

Ve le darà questo elisir d'amore.

NEMORINO

 

Caro dottor, felice
io son per voi.

TUTTI

 

Per lui!

DULCAMARA

 

Per me. Sappiate

che Nemorino è divenuto a un tratto
il più ricco castaldo del villaggio...
Poiché morto è lo zio...

ADINA,

 

Morto lo zio!

NEMORINO

 

GIANNETTA,

 

Io lo sapeva.

CORO

 

DULCAMARA

 

Lo sapeva anch'io.

Ma quel che non sapete,
né potreste saper, egli è che questo
sovrumano elisir può in un momento,
non solo rimediare al mal d'amore,
ma arricchir gli spiantati.

CORO

 

Oh! il gran liquore!

 

DULCAMARA

 

Ei corregge ogni difetto

ogni vizio di natura.
Ei fornisce di belletto
la più brutta creatura:
camminar ei fa le rozze,
schiaccia gobbe, appiana bozze,
ogni incomodo tumore
copre sì che più non è...

CORO

 

Qua, dottore... a me, dottore...

un vasetto... due... tre.

DULCAMARA

 

Egli è un'offa seducente

pe' i guardiani scrupolosi;
è un sonnifero eccellente
per le vecchie e pe' i gelosi;
dà coraggio alle figliuole
che han paura a dormir sole;
svegliarino è per l'amore
più potente del caffè.

 

In questo mentre è giunta in iscena la carrozza di Dulcamara.

Egli vi sale: tutti lo circondano.

 

DULCAMARA

 

Prediletti dalle stelle,

io vi lascio un gran tesoro.
Tutto è in lui; salute e belle,
allegria, fortuna ed oro,
rinverdite, rifiorite,
impinguate ed arricchite:
dell'amico Dulcamara
ei vi faccia ricordar.

CORO

 

Viva il grande Dulcamara,

dei dottori la fenice!

NEMORINO

 

Io gli debbo la mia cara.
Per lui solo io son felice!
Del suo farmaco l'effetto
non potrò giammai scordar.

 

[Insieme]

BELCORE

 

Ciarlatano maledetto,

che tu possa ribaltar!

 

ADINA

 

Per lui solo io son felice!

del suo farmaco l'effetto
non potrà giammai scordar.

 
 

Il Servo di Dulcamara suona la tromba. La carrozza si muove.

Tutti scuotono il loro cappello e lo salutano.

 

ADINA

 

Un momento di piacer

brilla appena a questo cor
che s'invola dal pensier
la memoria del dolor.

Fortunati affanni miei,

maledirvi il cor non sa:
senza voi, no non godrei
così gran felicità.

CORO

 

Or beata appien tu sei

nella tua tranquillità.
Viva il grande Dulcamara,
la fenice dei dottori:
con salute, con tesori
possa presto a noi tornar!

 
 
 

Fine ATTO II

 

 

ATTO I 

ATTO II 

 
 

Torna indietro...

Segnalazione errori...

In formato sintetico.

In formato stampabile (PDF)...

 

www.librettidopera.it

 

Data creazione pagina: 5 Ottobre 2010

Ultima variazione testo: 5 Ottobre 2010

Versione: WEB