atto
Secondo

scena
Prima

Carcere oscuro.
Diversi cancelli, e ferrate porte all'intorno, che introducono a varie più interne, separate prigioni.
Egisto, ed Isseo.

 

Recitativo

EGISTO

 

Sulla sorte d'Asterio irresoluto
pende ancora il senato. Ai giorni sui
del prigionier di Cipro esser funesta
la salvezza potria. Non men di lui
la sua sposa è in periglio.

ISSEO

 

E chi del soglio
osar può in lei di condannar l'erede?

EGISTO

 

Chi a Semele giurato ha ossequio, e fede.

ISSEO

 

Ma la ragione...

EGISTO

 

Alla ragion prevale
spesso la forza; e a questa
sol potrebbe una fuga
sottrarla.

ISSEO

 

E credi?...

EGISTO

 

Seco

parlane. A te condurre
qui la farò. Vedila. Il mio soccorso
t'offro al suo scampo. A lei
di seguirti proponi.

ISSEO

 

Ch'oggi Europa uno sposo
in tal rischio abbandoni?
Ah quell'anima bella
troppo mal tu conosci!

EGISTO

 

E tu supponi
che amare a questo segno
possa Europa un indegno,
che di rapirla osò?

ISSEO

 

Delle sue pari
a regolar gli affetti
so che basta il dover: e so che questo
chi ci offese ad amar consiglia spesso.

EGISTO

 

Eh che in altrui sol ama ognun sé stesso.
Quindi credilo, eterni
mai gli amori non sono. Il più costante
si cangia in un istante. Amica fonte
più non cura chi ha spenti
ne' trasparenti suoi limpidi untori
di smoderata sete i primi ardori
so che talun si vanta
d'amar sino alla tomba:
non ignoro che v'è più d'un che giura
che negli elisi ancora
serberà la sua fede intatta ognora.
Ma più del suo poter chi a te promette,
dì che un labbro ha mendace.
Dì che in seno racchiude un cor fallace.

 

[VIII. Aria]

 

EGISTO

 

Vantar di salda fede

il cor nel petto armato
è il reo costume usato
di chi promette amor.

Finge costanza è vero.

Ma il labbro è menzognero;
ma non ha lacci al piede:
non ha catene al cor.

(parte)

 
 

atto
Secondo

scena
Seconda

Isseo; indi Europa, che scortata dalle Guardie, viene da uno de' cancelli delle separate, più interne prigioni.

 

Recitativo

ISSEO

 

Giustificar sé stesso ogn'infedele
pensa così. Necessità vorrebbe
che l'incostanza in lui
ciascun credesse. Al suo fallir compagni
accumular procura;
e dal suo cor gli affetti altrui misura.
Ma vien Europa.

(vedendo venir Europa, che a passi gravi, e lenti, pensierosa e mesta si avanza)

ISSEO

 

Oh come in petto, adesso,

povero cor, mi balzi a lei dappresso!

 

EUROPA

 

(con gravità, e sostenutezza)

Fra questi orrori, o prence,
a che vieni? Che chiedi?

ISSEO

 

E in me già estinto
credi quel primo ardor?...

EUROPA

 

Cangia favella:
o qui teco io non resto.

(volgendosi, per tornare alla sua prigione)

ISSEO

 

(arrestandola)

Sentimi. E così presto
la rimembranza, oh dio!
Come perdesti, o ingrata?...

EUROPA

 

In tal momento
che sposa, e madre io son sol mi rammento.

ISSEO

 

E se lo sposo, e il figlio a conservarti
venuto io fossi?

EUROPA

 

Ed in qual guisa, oh stelle!
Di Semele sottrarci
speri all'ire, al furor?

ISSEO

 

Libero a lei
se tu il trono abbandoni.

EUROPA

 

Eh s'abbia pure
l'ambiziosa donna e scettro, e soglio:
sposo, e figlio a me salvi: altro non voglio.

ISSEO

 

Non dubitar. Salvi gli avrai. Ma il regno...

EUROPA

 

Di Semele sarà. Cederne a lei
tutti prometto, e giuro i dritti miei.

ISSEO

 

Basta così.

EUROPA

 

Tu seco

(con tuono equivoco fra l'amarezza dell'ironia, e del geloso rincrescimento)

in dolce nodo unito...

ISSEO

 

Assai diverso

è dal tuo questo cor. Se a nuova face
tu accender ti potesti: io morirei
pria che stender la mano ad altro laccio.

EUROPA

 

(con decisa passione d'una tenerezza smaniosa)

Fu il mio sforzo maggior quand'io potei
viver da te divisa a un altro in braccio.

ISSEO

 

(sorpreso, e con agitazione)

Ah che ascolto! E sia ver!... dunque.

EUROPA

 

Ti basti:

altro non domandar. Troppo già disse
l'incauto labbro. Ah s'è pur ver ch'un giorno
io fui la tua speranza,
rispetta, o prence, adesso
la mia debol virtù. Non fu mia scelta
l'abbandonarti. Era già scritto in cielo
il nostro fato. A conservare illesa
e la fama, e l'onore, altro riparo
per me in Creta non v'era,
che perderti, per sempre.

ISSEO

 

E tu potesti?...

EUROPA

 

Lassa! Che far poteva? Eterna fede
al rapitor convenne,
mio malgrado, giurar.

ISSEO

 

(con amarezza gelosa)

Ma i tuoi legami
dolci amor poi ti rese?

EUROPA

 

(sospirosa)

Ah se sapessi

come sta questo cor... Ma che ti giova
penetrarne gli arcani? Ad imitarlo
più tosto attendi. E per salvarci, in dono
porgi a Semele ancora,
se sia d'uopo, la destra. Un grand'esempio
hai da me di costanza,

(piangendo)

se col pianto sul ciglio,
questo Europa ti dà crudel consiglio...

ISSEO

 

Ah non più. Ciò, che brami,
tutto farò. Destarsi
d'un emulo valore
fiamme ignote già sento intorno al core.
Sì: questa man, che tua
esser più, oh dio! non può, se tu l'imponi,
questa a Semele, oh ciel! per te si doni.

EUROPA

 

Il glorioso impulso
deh seconda, se m'ami. Addio: ti lascio,
e ti lascio per sempre!

ISSEO
(smanioso)

 

Ah quanta, oh dèi!
Quanta beltà, quanta virtù perdei!

 

[IX. Duetto]

 

ISSEO
(con tenera, ed affettuosa espressione)

 

Perder l'oggetto amato

non sa qual pena sia
questa dell'alma mia
chi non intende appien.

(quasi a guisa di recitativo istrumentato)

EUROPA

 

Deh ti consola.

ISSEO

 

Oh pene!

EUROPA

 

Dividersi conviene.

(tornando al tenero affettuoso motivo musicale della prima strofa, ma con maggior moto, ed agitazione)

 
 

ISSEO

 

Pria che l'avverso fato

me dal mio ben divida;
ah del dolor m'uccida
il fiero eccesso almen.

 

(con un canto interrotto)

EUROPA

 

Prence, ti lascio.

ISSEO

 

Ah taci.

EUROPA

 

Gli affetti contumaci
meglio a frenare impara.

ISSEO

 

Quanto virtù sì rara,
quanto mi costa, oh dio!

 

(con espressione agitata, viva, e smaniosa)

[Insieme]

EUROPA

 

Lo so. Ma parti.

Che rio ~ tormento!
Ah che in lasciarti,
prence, mi sento
anch'io ~ già l'anima
sveller dal sen!

 

ISSEO

 

Per mio ~ tormento

lo sento ~ adesso,
che a te dappresso
pace non trovo,
che mille smanie
provo ~ nel sen.

(parte)

 
 
 

atto
Secondo

scena
Terza

Europa sola.

 

[X. Recitativo e aria]

EUROPA

 

(attentamente prima guardando, per assicurarsi che Isseo sia partito)

Numi, respiro! Alfin partì, lasciommi.
A sprigionare i trattenuti a forza
teneri affetti miei
più non si tardi: e il pianto,
per mio sollievo intanto,
della virtù più austera
senza rischio, e periglio,
libero torni ad inondarmi il ciglio.

 
 

EUROPA
(con passi d'agilità)

 

Ah lo sento ~ il suo tormento

disacerba in parte almeno,
quando un cor può senza freno
palpitare in libertà.

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Quarta

Elegante gabinetto nella reggia.
Semele sola, sedendo appoggiata ad un tavolino.

 

[XI.]

 

SEMELE
(con moto lento, ed interrotto)

 

Fra mille pensieri

quest'alma gelosa,
se tema, se speri,
incerta, dubbiosa
comprender non sa.

 
 

atto
Secondo

scena
Quinta

Isseo, e detta.

 

Recitativo

SEMELE

 

Ma vien l'infido. Ah tutto
forse già sa.

 

ISSEO

 

Regina...

SEMELE

 

Giungi, o prence, opportuno. Al suo destino
sappi che in abbandono il re di Creta
lasciai.

ISSEO

 

Come!

SEMELE

 

Deciso

ha il senato ch'ei mora: e vuol che priva
di libertà, nasconda
per sempre agli occhi altrui
tutto Europa il rossor de' falli sui.

ISSEO

 

Il decreto crudel...

SEMELE
(con rimprovero amaro)

 

So che scompone

i tuoi disegni. Egisto a me palesi
di già tutti li fe'. Ma trasferita
ho già dell'armi a lui
l'autorità suprema.
Di nostre leggi adesso in van chi adori,
co' la fuga, ai rigori
sottrar potrai. Già esecutor fedele
di tua giusta condanna
Egisto...

ISSEO

 

Egisto! Ah il traditor t'inganna.

Una fuga egli stesso anzi propose.
Ma libero dispose il soglio Europa
ceder più tosto a te, per mio consiglio;
pur che tu salvi a lei lo sposo, e il figlio.

SEMELE
(con gran maraviglia)

 

E creder lo potrò?

ISSEO

 

Se intera fede

non presti ai detti miei, pria che da' lacci
si sciolgano i prigioni,
di questa man disponi. A te consorte,
io t'assicuro, io ti difendo il trono.

SEMELE

 

(Da Egisto forse ah che tradita io sono!)
Corri, o prence...

ISSEO
(confuso, e con impazienza)

 

Ch'io vada?

E dove?...

SEMELE

 

Infin che il vero

palese a me si renda,
d'Asterio il crudo scempio
fa' che almen si sospenda. In suo soccorso
vola. Chi sa?

(agitata)

Di Nemesi nel tempio

forse già l'infelice
ridotto all'ore estreme...

ISSEO

 

(smanioso, ed in atto di partir precipitosamente)

Ah si salvi, o con lui si mora insieme.

 

[XII.]

SEMELE

 

Vanne. Ma in ogni evento

pensa...

ISSEO

 

Sentir non voglio.

Già più la reggia, il soglio
sicuro in tal momento
dal mio furor non è.

 
 

SEMELE

 

Quell'ira, oh ciel! tu fai

s'io meritai ~

(volgendosi, e vedendo che Isseo s'è di già allontanato corre inutilmente per trattenerlo)

...ma che!

Fermati... Oh stelle!... Ascolta...
Stolta! ~ con chi ragiono?...
Mi lascia in abbandono,
fugge il crudel da me.
Ah se così tremar,
misera! ognor degg'io;
venga, deh venga, oh dio!
La morte a terminar ~
l'affanno mio.

(parte)

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Sesta

Tempio della Vendetta.
Ara nel mezzo, col simulacro di Nemesi. In varie nicchie laterali veggonsi rappresentate a chiaroscuro ferrugginoso diverse figure simboliche, onde il soggiorno della tremenda deità vien distintamente caratterizzato. Scala praticabile di prospetto nel fondo. Presso di essa si scorge parte d'un oscuro vestibolo, in cui si deve sacrificare innanzi alla tomba d'Agenore la vittima destinata a placarne l'ombra sdegnosa.
Egisto, Europa, il Fanciullo, le Donzelle cretensi, con alcune Guardie fenicie. Il Gran sacerdote di Nemesi, co' la schiera de' sacri Ministri, che circondan l'ara del tremendo nume. Asterio fra un'altra squadra di Guardie fenicie discende dalla scala, per cui si vien dalla reggia.

 

Recitativo

(ad Egisto, che se le appressa per discioglier le catene di lei)

EUROPA

 

Perfido! I lacci miei
lasciami.

EGISTO

 

A questo segno

sprezzi la mia pietà?

EUROPA

 

(respingendo Egisto con impeto)

Scostati, o indegno;
né ti vantar pietoso,
barbaro, allor ch'uccidi a me lo sposo.

EGISTO

 

Ma la tua libertà però ti rendo,
se a fuggir ti risolvi.

EUROPA

 

Io qui pretendo,

ad onta del destin con me spietato,
l'alma esalar del fido sposo a lato.

[XIII. Recitativo accompagnato e Aria]

ASTERIO

 

No: vivi, o cara; e lascia

che 'l mio fato s'adempia.

EUROPA

 

E vuoi?...

ASTERIO

 

Sì, voglio

che, fuggendo, assicuri
a te uno scampo,

(accennando il figlio)

e a questo

dell'infausto amor mio pegno funesto.

Chi sa? Con gli anni suoi

della comun vendetta
già forse il gran momento in ciel s'affretta.

Deh voi rendete, o numi,

il presagio verace;
e appien contento io chiudo i lumi in pace.

EUROPA

 

Ah, mi sento morir!

ASTERIO

 

Deh se non vuoi

che a Lete ognor d'intorno
ombra mesta io m'aggiri,
il tuo pianto raffrena, i tuoi sospiri.

EUROPA

 

Vorrei... ma oh dèi!... Non posso...

ASTERIO
(alle donzelle cretensi)

 

Il suo dolore

voi per me consolate. Al vostro amore
la genitrice, e il figlio,

(prendendo il figlio per mano)

morendo, io raccomando. Il ciel pietoso
alfin con noi placato,
pargoletto infelice,
prenda cura di te. Degno ti renda
dell'origine tua; ma più felice
di chi vita ti diè. Lasciate intanto
che per l'ultima volta
possa stringervi al seno.

(abbraccia da una parte il figlio, e dall'altra Europa)

Sposa... Figlio... Ah d'affanno io vengo meno.

 
 

ASTERIO
(co' la più patetica, e dolorosa passione)

 

Del morir l'angoscie adesso,

tutte io provo a voi dappresso.
Sventurato!... Ah quest'amplesso
sarà l'ultimo per me.

Lascia, oh dio! ~ figlio infelice,

(torna ad abbracciar il fanciullo)

lascia ch'io ~ ti stringa al seno.

(accennando in atto flebile Europa, che piange)

La dolente genitrice
mi ritrovi almeno ~ in te.

(con molta smania)

Ah dov'è quel cor di sasso,

che non pianga al pianto mio?

(volgendosi con tenerezza alla sposa)

Sposa, addio... ~

(torna con maggior impeto alla smania di prima)

Più amaro passo,

duol più barbaro non v'è.

(s'incammina verso l'oscuro vestibolo, e lascia Europa svenuta fra le braccia delle sue seguaci)

 

[XIV. Coro]

Coro de' Sacerdoti di Nemesi, che al sacrificio accompagnan la vittima.

 
 

CORO
(incamminandosi a lenti passi verso il vestibolo)

 

Sul mesto tumulo

esangue appena
cadrà la vittima,
che a te si svena;
varcando placida
l'onda fatale,
riposa, e placati,
ombra reale.

(entran nel vestibolo, donde s'ode rumor d'armi)

 
 

atto
Secondo

scena
Settima

Egisto, il Fanciullo, porzion delle Guardie fenicie; ed Europa svenuta fra le braccia delle Donzelle di Creta.

 

[XV. Recitativo accompagnato]

EGISTO

 

Qual rumore!

(alle guardie fenicie)

Si accorra... Il contumace

se v'è chi tenti audace
d'involare al suo fato;
o il folle ardir s'affreni,
o il figlio accanto al genitor si sveni.

(entra nel vestibolo seguitato dal resto delle guardie fenicie, conducendo per mano il fanciullo)

 
 

atto
Secondo

scena
Ottava

Europa sostenuta dalle sue Donzelle seguaci; ed un Coro di combattenti, che non veduti si ascoltano.

 

EUROPA

 

(tornando in sé stessa)

Numi! L'egre pupille

all'odiosa luce un'altra volta
perché schiuder mi fate?...

(guardando smaniosa intorno)

Ah dove, oh dèi!

Il fanciullo dov'è?... Ma voi tacete!
Dite... Ah no: sospendete.
Misera! I mali miei

tutti già intendo: e veggo
alla pietà, ch'espressa
a voi leggo sul ciglio,
che più sposo non ho, non ho più figlio.

 

[XVI. Coro]

Coro di combattenti, che non veduti, in lontananza si ascoltano.

 

UNA PARTE DEL CORO
(ferocemente)

 

Stragi, o ritorte:

catene, o morte.

ALTRA PARTE DEL CORO
(flebilmente)

 

Fatale inciampo!

Crudel periglio!

TUTTO IL CORO
(combinando i due caratteri d'espressione diversa)

 

Pietà, consiglio,

scampo non v'è.

 

CORO
delle donzelle seguaci d'Europa

 

Che accenti feroci!

Che voci ~ funeste!

 

EUROPA
(con agitazione)

 

Ah sì: ~ di chi muore

le grida son queste!
Che fiero tenore
di barbara sorte!
Già spira il consorte!
Già, il figlio perì!

Ah si vada...

DONZELLE

 

(trattenendo l'attrice)

No: t'arresta.

EUROPA

 

Qual orrore in me si desta!

(si arresta quasi stupida)

Chi ritiene i passi miei?
Sento, oh dèi! ~ che per le vene
freddo viene ~ il sangue al cor...

(tornando alla prima sua smania)

Ah il corso finisca

d'un viver penoso!
Ah meco pietoso
il sen mi ferisca
quel ferro spietato,
che ha il figlio svenato,
che il padre ferì!

 

DONZELLE
una porzione del coro

 

Che grida!

DONZELLE
altra porzione del coro

 

Che voci!

EUROPA

 

Che accenti feroci!

DONZELLE
una porzione del coro

 

Che fato!

DONZELLE
altra porzione del coro

 

Che sorte!

EUROPA

 

Che viver penoso!

[Insieme]

TUTTE LE DONZELLE A CORO

 

Già spira il consorte!

Già il figlio perì!

(sieguono Europa)

 

EUROPA

 

Già muore lo sposo!

Già il figlio perì!

(entra precipitosa nel vestibolo)

 
 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Nona

Vasto cortile, che da un lato corrisponde alla reggia, e dall'altro al vestibolo, per cui si passa nel tempio della Vendetta.
Fiero, ed ostinato combattimento fra i Seguaci d'Egisto, ed i Soldati cretensi nuovamente giunti alle spiagge di Tiro, e da Isseo guidati alla difesa d'Asterio.
Alla durata della pugna serve di misura quella del Coro.

 

AGGRESSORI

 

Catene, o morte.

ASSALITI

 

Che fiero inciampo!

AGGRESSORI

 

Stragi, o ritorte.

ASSALITI

 

Non v'è più scampo!

[Insieme]

ASSALITI

 

Cresce il periglio!

Manca il consiglio;
pietà non v'è!

 

AGGRESSORI

 

In tal periglio

pietà, consiglio
per voi non v'è.

 
 
 

atto
Secondo

scena
Decima

Isseo, ed Egisto.
Compariscono entrambi sulla scena battendosi, nello stesso momento, che dalle Schiere guidate da Isseo vengono inseguiti i Soldati di Egisto già messi in fuga.

 

[XVII. Recitativo accompagnato]

ISSEO

 

(verso quella porzione de' suoi guerrieri, che non ha inseguiti i fuggitivi,

e che s'avanza per attaccar Egisto)

Cessin gli oltraggi alfin.

(ad Egisto, perché si dia per vinto)

Renditi: e vivi.

EGISTO

 

Superbo! Ancor non cedo;

che l'istesso perdono
è un supplizio per me quand'è tuo dono.

(attaccando impetuosamente Isseo)

Difenditi, se puoi, da' miei furori.

ISSEO

 

Già che viver non vuoi,

(battendosi con Egisto, a cui porta infine un colpo, che lo rovescia estinto fra le scene)

perfido, mori.

 
 

atto
Secondo

scena
Undicesima

Semele affannosa, ed Isseo.

 

Recitativo

SEMELE

 

Prence, illeso pur torno
a rivederti. E il traditor Egisto?

ISSEO

 

(mostrando l'acciaro, che poi cinge nuovamente al fianco)

Da quest'acciar trafitto
cadde l'indegno al suol. Difesa il cielo
ha la causa miglior. Giunse improviso
de' suoi dispersi legni al re di Creta
il potente soccorso. Alle nuov'armi
io delle nostre accrebbi
una schiera fedel. Già è salva Europa
collo sposo, e col figlio: e in lei le turbe
riconoscon del regno
la legittima erede.

SEMELE

 

Sicché...

ISSEO

 

Non paventar. La data fede
serbarti a te dovrà. Ben mi rammento
ch'io questa man, ch'Europa,
di tua pietade in prezzo,
il foglio a te promise. A lei mentr'io
sollecito m'invio,

(additando i suoi guerrieri)

teco questa rimanga,
per sicurezza tua,
scorta fedel. Fra poco
di più fauste novelle
presago il cor mi dice
che a te ritornerò, nunzio felice.

(parte, lasciando una squadra de' suoi guerrieri in difesa di Semele)

 
 

atto
Secondo

scena
Dodicesima

Semele, colle Guardie a lei lasciate da Isseo.

 

SEMELE

 

Par che di nuovo il cielo
per me si rassereni. E pur fidarmi
appieno ancor non oso. Incerto è troppo
il destin de' viventi.
Or lieti, or tristi eventi
volge l'instabil ruota.
Quanti pietà ci fanno,
che invidia un dì forse destar potranno!
Stolto è ben chi dà fede
alla sorte incostante.
Ma è assai più folle ancora
chi sempre teme, chi dispera ognora.

 

[XVIII. Aria]

 

SEMELE

 

Quando più irato freme,

quando minaccia il mar ~
stragi funeste;
tornar d'amica speme
può un raggio a balenar ~
fra le tempeste.

(parte)

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena Tredicesima
ultima

Interna terrena parte della magnifica reggia di Tiro. Trono a destra.
A suon di festosa marcia di militari strumenti, preceduti da Isseo, e dalla Cavalleria fenicia, accompagnati da' Grandi del regno, e dalle Donzelle di Creta, s'avanzan sovra eccelsa maestosa quadriga Asterio, Europa, e 'l Fanciullo, con séguito di numerose Squadre fenicie, e di Guerrieri cretensi. Appena discesi dal carro, vien loro incontro Semele scortata dalle Guardie reali.
Grandi del regno di Fenicia, e Donzelle di Creta.

 

[XIX. Coro]

Coro.

 

TUTTI

 

A regnar su questa fede

torni al fin la vera erede.

[Insieme]

GRANDI DEL REGNO

 

Ed in mezzo a' suoi contenti

più l'offese non rammenti
della nostra infedeltà.

 

DONZELLE CRETENSI

 

Ed in mezzo a' suoi contenti

del destin più non rammenti
il rigor, la crudeltà.

 
 
 

ASTERIO
(rondò)

 

Chi a scordar gli oltraggi apprende

degli dèi qual sia comprende
la più gran felicità.

Che sia ver l'intendo adesso,

che felice a voi d'appresso
questo cor godendo sta.

 

EUROPA

 

(additando Isseo)

Quella man, che noi difese,

che a me rese ~ il soglio mio;
se a mia voglia dar poss'io,
oggi a Semele sarà.

ISSEO

 

(porgendo la mano a Semele)

Non la sdegni: e a lei la dono.

ASTERIO

 

(levandosi di capo la corona, per cingerne la fronte ad Isseo)

Io vi aggiungo il serto, e il trono.

 

(a tre con piccioli passi d'agilità)

[Insieme]

EUROPA

 

Compensato io trovo il dono,

se appagarti appien potrà.

 

SEMELE

 

Se sperarla io posso in dono

che bramar più il cor non ha.

 

ISSEO

 

Chi sa dare un soglio in dono,

d'ogni eroe maggior si fa.

 
 

[Insieme]

SEMELE

 

Ed in mezzo al mio contento

sol con pena or mi rammento
la passata crudeltà.

 

ISSEO

 

Che agli dèi già egual si rese

chi a scordar gli oltraggi apprese
nella sua felicità.

 

EUROPA

 

Ed in mezzo al mio contento

del destin più non rammento
il rigor, la crudeltà.

 
 

Tutti replicano a coro gli ultimi cinque versi detti da Isseo,

mentre sulla stessa musica vengon replicati da Asterio i tre primi versi del suo rondò.

 
 
 

Fine ATTO II

 

 

ATTO I 

ATTO II 

 
 

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Data creazione pagina: 7 Novembre 2008

Ultima variazione testo: 7 Novembre 2008

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