Atto terzo

 

Scena prima

Sala terrena con sedie.
Sabina ed Aquilio.

Bozzetti

 Q 

Sabina, Aquilio

 

SABINA

Come! Ch'io parta? A questo segno è cieco  

e ingiusto a questo segno? E di qual fallo

vuol punirmi Adriano?

AQUILIO

Ei sa che fosti

d'Emirena e Farnaspe

consigliera alla fuga. Ei del custode

ti crede seduttrice.

Se ne querela e dice

che del trono offendesti

le sacre inviolabili ragioni,

che disturbi e scomponi

gli ordini suoi, che apprenderan, se resti,

tutti ad essergli infidi. E con tal arte

sa i tuoi falli ingrandir, che a chi lo sente,

nel punirti così, sembra clemente.

SABINA

Non può nome di colpa

un'opra meritar, se ree non sono

le cagioni, gli oggetti

onde fu mossa, ove è diretta. Io volli,

serbando la sua gloria,

beneficando una rival di nuovo

procurarmi il suo cor. Non l'odio o l'ira

mi consigliò ma la pietà, l'amore;

onde error non commisi o è lieve errore.

AQUILIO

Sabina io lo conosco; e lo conosce

forse Adriano ancor. Ma giova a lui

un lodevol pretesto.

SABINA

E ben, mi vegga

e n'arrossisca.

AQUILIO

Il comparirgli innanzi

di vietarti m'impose.

SABINA

Oh dèi! Ma deggio

partir senza vederlo?

AQUILIO

Appunto.

SABINA

E quando?

AQUILIO

Già le navi son pronte.

SABINA

Un tal comando

ubbidir non si deve.

AQUILIO

Ah no. Ti perdi.

Parti. Fidati a me. Lo vincerai

non resistendo. Io cercherò l'istante

di farlo ravveder.

SABINA

Ma digli almeno...

AQUILIO

Va'. Senz'altro parlar t'intendo a pieno.

 

SABINA

Digli ch'è un infedele;  

digli che mi tradì;

senti. Non dir così.

Digli che partirò;

digli che l'amo.

Ah se nel mio martir

lo vedi sospirar,

tornami a consolar,

che prima di morir

di più non bramo.

(parte)

Sabina ->

 

Scena seconda

Aquilio solo.

 

 

Io la trama dispongo  

perché parta Sabina; e poi m'affanno

nel vederla partir! Pensa o mio core

che la perdi se resta. Ella risveglia

d'augusto la virtù. Soffrir non puoi

l'assenza del tuo bene;

ma, se lieto esser vuoi, soffrir conviene.

 

Più bella, al tempo usato,  

fan germogliar la vite

le provvide ferite

d'esperto agricoltor.

Non stilla in altra guisa

il balsamo odorato

che da una pianta incisa

dall'arabo pastor.

(vuol partire)

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Scena terza

Adriano ed Aquilio.

<- Adriano

 

ADRIANO

Aquilio. Che ottenesti?  

AQUILIO

Nulla signore. Ad ubbidirti inteso

non trascurai ragione

per trattener Sabina. È risoluta;

e vuol partir. Per argomento adduce

che male al suo decoro

converrebbe il restar, che a te non deve

esser più grave; e moderate a segno

son le querele sue, che d'altro amante

la credo accesa. Io giurerei che serve

l'incostanza d'augusto

di pretesto alla sua.

ADRIANO

No. Non mi piace

questa soverchia pace. Andiamo a lei.

AQUILIO

Perché? Cesare teme

d'una donna lo sdegno?

ADRIANO

No.

AQUILIO

La vuoi tua consorte?

ADRIANO

Oh dio!

AQUILIO

Dunque arrestarla a noi che giova?

ADRIANO

Io stesso no 'l so dir.

AQUILIO

Deh pensa adesso

a porre in uso il mio consiglio. Un cenno

d'Osroa sarà bastante

perché t'ami Emirena. Ella ti sdegna

per non spiacere al padre; e al padre alfine

parrà gran sorte il ricomprarsi un regno

con le nozze di lei. Questo pensiero

ti piacque pur. Ne convenisti.

ADRIANO

Io feci

ancor di più. Dal carcere ordinai

ch'Osroa a me si traesse. Ei venne e attende

qui presso il mio comando.

AQUILIO

E perché dunque

or l'opra non compisci?

ADRIANO

Ah tu non sai

qual guerra di pensieri

agita l'alma mia. Roma, il senato,

Emirena, Sabina,

la mia gloria, il mio amor, tutto ho presente;

tutto accordar vorrei; trovo per tutto

qualche scoglio a temer. Scelgo, mi pento,

poi d'essermi pentito

mi ritorno a pentir; mi stanco intanto

nel lungo dubitar, tal che dal male

il ben più non distinguo; alfin mi veggio

stretto dal tempo; e mi risolvo al peggio.

AQUILIO

E finisci una volta

di tormentar te stesso. Hai quasi in braccio

la bella che sospiri e non ardisci

di stringerla al tuo seno! Io non ho core

di vederti soffrir. Vado de' Parti

ad introdurre il re.

ADRIANO

Senti. E se poi...

AQUILIO

Non più dubbi signor.

ADRIANO

Fa' quel che vuoi.

 
(parte Aquilio)

Aquilio ->

 

Scena quarta

Adriano, poi Osroa ed Aquilio.

 

ADRIANO

Che dir può il mondo? Alfine  

il conservar la vita

è ragion di natura. E in tanta pena

io viver non saprei senza Emirena.

 

<- Aquilio, Osroa

OSROA

Che si chiede da me?  

ADRIANO

Che il re de' Parti

sieda e m'ascolti. E se non pace, intanto

abbia tregua il suo sdegno.

(siede)

OSROA

A lunga sofferenza io non m'impegno.

(siede)

AQUILIO

(Del mio destin si tratta.)

ADRIANO

Osroa nel mondo

tutto è soggetto a cambiamento; e strano

saria che gli odi nostri

soli fossero eterni. Alfin la pace

è necessaria al vinto,

utile al vincitor. Fra noi mancata

è la materia all'ire. Il fato avverso

tanto ti tolse, e tanto

mi diè benigno il ciel, che non rimane

né che vincere a noi

né che perdere a te.

OSROA

Sì. Conservai

l'odio primiero, onde mi resta assai.

AQUILIO

(Che barbara ferocia!)

ADRIANO

Ah non vantarti

d'un ben che posseduto

tormenta il possessor. Puoi meglio altronde

il tuo fasto appagar. Sappi che sei

arbitro tu del mio riposo, appunto

qual son io de' tuoi giorni. Ordina in guisa

gli umani eventi il ciel che tutti a tutti

siam necessari; e il più felice spesso

nel più misero trova

che sperar, che temer. Sol che tu parli,

la principessa è mia. Sol ch'io lo voglia,

tu sei libero e re. Facciamo, amico,

uso del poter nostro

a vantaggio d'entrambi. Io chiedo in dono

da te la figlia e t'offerisco il trono.

AQUILIO

(Tremo della risposta.)

ADRIANO
(ad Osroa)

E ben che dici?

Tu sorridi e non parli!

OSROA

E vuoi ch'io creda

sì debole Adriano?

ADRIANO

Ah che purtroppo

Osroa io lo son. Dissimular che giova?

Se la bella Emirena

meco non veggo in dolce nodo unita,

non ho ben, non ho pace e non ho vita.

OSROA

Quando basti sì poco

a renderti felice, io son contento

che si chiami la figlia.

ADRIANO

Accetti dunque

le offerte mie.

OSROA

Chi ricusar potrebbe?

ADRIANO

Ah tu mi rendi, amico,

il perduto riposo. Aquilio. A noi

la principessa invia.

AQUILIO

Ubbidito sarai. (Sabina è mia.)

(parte)

Aquilio ->

 

ADRIANO

Ora a viver comincio. Olà, togliete  

quelle catene al re de' Parti.

(escono due guardie)

<- due guardie

OSROA

Ancora

non è tempo Adriano. Io goderei

prima de' doni tuoi che tu de' miei.

ADRIANO

Van riguardo.

(alle guardie)

Eseguite

il cenno mio.

OSROA

Non è dover. Partite.

(partono le guardie)

due guardie ->

ADRIANO

Dal peso ingiurioso io pur vorrei  

vederti alleggerir.

OSROA

Son sì contento

pensando all'avvenir ch'io non lo sento.

ADRIANO

E pur non viene.

(guardando per la scena)

OSROA

Impaziente anch'io

ne sono al par di te.

ADRIANO

La principessa

io vado ad affrettar.

(s'alza)

OSROA

No. Già s'appressa.

(s'alza trattenendolo)

 

Scena quinta

Emirena, Adriano ed Osroa.

<- Emirena

 

ADRIANO

(incontrandola)  

Bellissima Emirena...

OSROA
(ad Adriano)

A lei primiero

meglio sarà ch'io tutto spieghi.

ADRIANO

È vero.

EMIRENA

(Perché son così lieti!)

OSROA

E pure, o figlia,

fra le miserie nostre abbiamo ancora

di che goder. Lo crederesti? Io trovo

nella bellezza tua tutto il compenso

delle perdite mie.

EMIRENA

Che dir mi vuoi?

ADRIANO
(ad Emirena)

Quella fiamma vorace...

OSROA
(ad Adriano)

Lasciami terminar.

ADRIANO

Come a te piace.

OSROA
(ad Emirena)

Tal virtù ne' tuoi lumi

raccolse amico il ciel che fatto servo

il nostro vincitor per te sospira;

offre tutto per te; scorda gli oltraggi;

s'abbassa alle preghiere; odia la vita

senza di te che per suo nume adora...

ADRIANO
(ad Emirena)

Tu dunque puoi...

OSROA
(ad Adriano)

Non ho finito ancora.

ADRIANO

(Mi fa morir questa lentezza!)

OSROA

Io voglio...

Senti o figlia e scolpisci

questo del genitore ultimo cenno

nel più sacro dell'alma. Io voglio almeno

in te lasciar morendo

la mia vendicatrice. Odia il tiranno

come io l'odiai finora. E questa sia

l'eredità paterna.

ADRIANO

Osroa, che dici.

OSROA

Né timor né speranza

t'unisca a lui. Ma forsennato, afflitto

vedilo a tutte l'ore

fremer di sdegno e delirar d'amore.

ADRIANO

Giusti dèi, son schernito!

OSROA

Parli cesare adesso. Osroa ha finito.

ADRIANO

Sconsigliato, infelice, e non t'avvedi

che tu il fulmine accendi

che opprimer ti dovrà?

OSROA

Smania, o superbo.

Son le tue furie il mio trionfo.

ADRIANO

O numi

qual rabbia! Qual veleno!

Che sguardi! Che parlar! Tanto alle fiere

può l'uomo assomigliar! Stupisco a segno

che scema lo stupor forza allo sdegno.

 

Barbaro non comprendo  

se sei feroce o stolto.

Se ti vedessi in volto

avresti orror di te.

Orsa nel sen piagata,

serpe nel suol calcata,

leon che aprì gli artigli,

tigre che perda i figli

fiera così non è.

(parte)

Adriano ->

 

Scena sesta

Osroa ed Emirena.

 

OSROA

Figlia s'è ver che m'ami, ecco il momento  

di farne prova. Un genitor soccorri

che ti chiede pietà.

EMIRENA

Se basta il sangue,

è tuo; lo spargerò.

OSROA

Toglimi all'ire

del tiranno roman. Senza catene

ti veggo pur.

EMIRENA

Sì; ci conobbe augusto

d'ogn'insidia innocenti e le disciolse

a Farnaspe ed a me. Ma qual soccorso

perciò posso recarti?

OSROA

Un ferro, un laccio,

un veleno, una morte,

qualunque sia.

EMIRENA

Padre che dici! E queste

sarian prove d'amor? La figlia istessa

scellerata dovrebbe... Ah senza orrore

non posso immaginarlo. Invan lo speri.

Il cor l'opra aborrisce; e quando il core

fosse tanto inumano,

sapria nell'opra istupidir la mano.

OSROA

Va'. Ti credea più degna

dell'origine tua. Tremi di morte

al nome sol! Con più sicure ciglia

riguardar la dovria d'Osroa una figlia.

 

Non ritrova un'alma forte  

che temer nell'ore estreme.

La viltà di chi lo teme

fa terribile il morir.

Non è ver che sia la morte

il peggior di tutti i mali.

È un sollievo de' mortali

che son stanchi di soffrir.

(parte)

Osroa ->

 

Scena settima

Emirena e poi Farnaspe.

 

EMIRENA

Misera, a qual consiglio  

appigliarmi dovrò?

 

<- Farnaspe

FARNASPE

(con fretta)  

Corri Emirena.

EMIRENA

Dove?

FARNASPE

Ad augusto.

EMIRENA

E perché mai?

FARNASPE

Procura

che il comando rivochi

contro il tuo genitore.

EMIRENA

Qual è.

FARNASPE

Vuol che traendo

delle catene sue l'indegna soma

vada...

EMIRENA

A morte?

FARNASPE

No. Peggio.

EMIRENA

E dove?

FARNASPE

A Roma.

EMIRENA

E che posso a suo pro?

FARNASPE

Va', prega, piangi;

offriti sposa ad Adriano; oblia

i ritegni, i riguardi,

le speranze, l'amor. Tutto si perda

e il re si salvi.

EMIRENA

Egli pur or m'impose

d'odiar cesare sempre.

FARNASPE

Ah tu non devi

un comando eseguir dato nell'ira

ch'è una breve follia. Dobbiamo o cara

salvarlo a suo malgrado.

EMIRENA

Ad altri in braccio

andar dunque degg'io? Tu lo consigli?

E con tanta costanza?

FARNASPE

Ah principessa

tu non vedi il mio cor. Non sai qual pena

questo sforzo mi costa. Allorch'io parlo

non ho fibra nel seno

che non senta tremar. Stilla di sangue

non ho che per le vene

gelida non mi scorra. Io so che perdo

l'unico ben per cui

m'era dolce la vita. Io so che resto

afflitto, disperato,

grave agli altri ed a me. Ma l'Asia tutta

che direbbe di noi, s'Osroa perisse,

quando possiam salvarlo? Anima mia,

sacrifichiamo a questo

necessario dover la nostra pace.

Va'. Consorte d'augusto

il grado più sublime

occupa della terra. Un gran sollievo

per me sarà quel replicar talora

nel mio dolor profondo:

«chi diè legge al mio cor dà legge al mondo».

EMIRENA

Ah se vuoi ch'io consenta

a perderti ben mio, deh non mostrarti

così degno d'amor.

FARNASPE

Bella mia speme

no, non mi perdi. Infin ch'io resti in vita

t'amerò, sarò tuo. Sol però quanto

la gloria tua, la mia virtù concede.

Lo giuro a' numi tutti e a que' bei lumi

che per me son pur numi. E tu... Ma dove

mi trasporta l'affanno! Ah che ci manca

anche il tempo a dolerci. Osroa perisce

mentre pensiamo a conservarlo.

EMIRENA

Addio.

FARNASPE

Ascoltami.

EMIRENA

Che vuoi?

FARNASPE

Va'... Ferma... Oh dèi!

Vorrei che mi lasciassi e non vorrei.

 

EMIRENA

Oh dio mancar mi sento  

mentre ti lascio, o caro.

Oh dio che tanto amaro

forse il morir non è.

Ah non dicesti il vero

ben mio quando dicesti

che tu per me nascesti,

ch'io nacqui sol per te.

(parte)

Emirena ->

 

Scena ottava

Farnaspe solo.

 

 

Di vassallo e d'amante  

la fedeltà, la tenerezza a prova

pugnano nel mio seno. Or questa, or quella

è vinta, è vincitrice; ed a vicenda

varian fortuna e tempre.

Ma qualunque trionfi, io perdo sempre.

 

Son sventurato;  

ma pure o stelle

io vi son grato

che almen sì belle

sian le cagioni

del mio martir.

Poco è funesta

l'altrui fortuna,

quando non resta

ragione alcuna

né di pentirsi

né d'arrossir.

(parte)

Farnaspe ->

 
 

Scena nona

Luogo magnifico del palazzo imperiale. Scale per cui si scende alle ripe dell'Oronte. Veduta di campagna e giardini sull'opposta sponda.
Sabina, con séguito di Matrone e Cavalieri romani, ed Aquilio.

 Q 

Sabina, matrone, cavalieri, Aquilio

 

SABINA

Temerario! E tu ardisci  

di parlarmi d'amor? Né ti rammenti

qual sei tu, qual io sono!

AQUILIO

Amore agguaglia

qualunque differenza. Il mio rispetto

mi fe' tacer finora. Alfin tu parti;

e nell'ultimo istante

mi riduco a scoprir ch'io sono amante.

SABINA

Colpevole è l'affetto,

oltraggioso il parlarne.

(al séguito)

Andiamo.

AQUILIO

Io veggio

perché mi sdegni. Ancor ti sta nel core

il barbaro, l'ingiusto,

l'incostante Adriano.

SABINA

(tornando indietro)

Olà. Del tuo sovrano

parli così?

AQUILIO

Questa favella appresi

da te. Lo sai.

SABINA

So che non siam l'istesso.

Né quel che a me si soffre è a te permesso.

 

È ingrato, lo veggio;  

ma siede nel soglio.

Non deggio, non voglio

sentirlo accusar.

Tradì l'amor mio;

non cura il mio affanno;

ma sola poss'io

chiamarlo tiranno;

io sola di lui

mi posso lagnar.

(s'incammina Sabina per discendere alle navi)

 

AQUILIO

Men fiera un'altra volta  

forse in Roma sarai.

 

Scena decima

Adriano con numeroso Séguito e detti.

<- Adriano, seguito di Adriano

 

ADRIANO

Sabina. Ascolta.  

AQUILIO

(Ahimè.)

SABINA

(Numi!) Che chiedi?

(torna indietro)

ADRIANO

A questo segno

odioso ti son io che partir vuoi

senza vedermi?

SABINA

Ah non schernirmi ancora.

Mi discacci, mi vieti

di comparirti innanzi...

ADRIANO

Io! Quando? Aquilio,

non richiese Sabina

la libertà d'abbandonarmi?

SABINA

Oh dèi!

(ad Aquilio)

Non fu cenno d'augusto

ch'io dovessi partir senza mirarlo?

AQUILIO

(Se parlo mi condanno e se non parlo.)

SABINA

Perfido! Ti confondi. Intendo, intendo

le trame tue. Sappi Adriano...

AQUILIO

Io stesso

scoprirò l'error mio. Sabina adoro.

Temei che alfin vincesse

la sua virtù. Perciò da te lontana...

ADRIANO

Non più. Tutto compresi. Anima rea

questa mercé mi rendi

de' benefici miei? Questa è la fede

che devi al tuo signor? Tu mio rivale!

Nemico alla mia gloria...

(alle guardie)

Olà costui

sia custodito.

(Aquilio è disarmato)

AQUILIO

Avversa sorte!

ADRIANO

E meco

rimanga la mia sposa.

SABINA

Io sposa! E quando.

ADRIANO

Fra poco. Non domando

che tempo a respirar. Gli affetti miei

lasciami ricomporre. E poi vedrai...

SABINA

Vedrò che questo dì non giunge mai.

ADRIANO

Giungerà, giungerà. Sento, o Sabina,

che risano a gran passi. Il dover mio,

d'Emirena i disprezzi,

gli odi del genitore...

 

Scena undicesima

Emirena, Farnaspe e detti.

<- Emirena, Farnaspe

 

EMIRENA

Ah cesare pietà.  

FARNASPE

Pietà signore.

ADRIANO

Di chi?

EMIRENA

Del padre mio.

FARNASPE

Dell'oppresso mio re.

ADRIANO

Roma, il senato

deciderà di lui. M'offese a segno

che non voglio salvarlo;

né mi fido al mio sdegno in giudicarlo.

EMIRENA

Ma intanto lo punisci. È maggior pena

questa ad Osroa d'ogn'altra.

ADRIANO

Ormai non voglio

più sentirne parlar.

FARNASPE

Dunque non curi

d'Emirena che piange?

Ch'è tua sposa, se vuoi?

ADRIANO

Sposa?

FARNASPE

Non chiede

che il padre. E quella mano

che può farti felice

t'offre in mercede.

ADRIANO

(a Farnaspe dopo aver guardato Emirena)

Ella però no 'l dice.

SABINA

(Ahimè!)

FARNASPE

Parla Emirena.

EMIRENA

Assai Farnaspe

hai parlato per me.

ADRIANO

Con quanta forza

all'offerta consente! Eh ch'io conosco

tutto quel cor. No no. L'odio paterno,

il suo laccio primiero è troppo forte.

Mi sarebbe nemica ancor consorte.

EMIRENA

No, cesare, t'inganni. Il dover mio

farà strada all'amor. Rivoca il cenno;

perdona al genitor.

(s'inginocchia)

Per quel sereno

raggio del ciel che nel tuo volto adoro,

per quel sudato alloro

che porti al crin, per questa invitta mano

ch'è sostegno del mondo,

ch'io bacio e stringo e del mio pianto inondo.

ADRIANO

Sorgi. Ah non pianger più. (Chi vide mai

lagrime così belle? È donna o dea?

Quando m'innamorò così piangea.)

SABINA

(Che spero più?)

FARNASPE

Risolvi augusto.

ADRIANO

(Almeno

fosse altrove Sabina.)

SABINA

(Il mio scorno è sicuro.)

ADRIANO

(I rimproveri suoi già mi figuro.)

SABINA

(Ah coraggio una volta.) Augusto io veggo...

ADRIANO

Ma che vedi Sabina? Io non parlai,

io non risolsi ancor. Già ti quereli,

già reo mi vuoi. Qual legge mai, qual dritto

permette di punir pria del delitto?

SABINA

Non adirarti ancor, sentimi e credi

che non arte d'amore,

non mascherato sdegno

in me ti parlerà. Puro nel volto

tutto il cor mi vedrai.

ADRIANO

Parla. T'ascolto.

SABINA

Io veggo augusto, e 'l vede

purtroppo ognun, che t'affatichi invano

per renderti a te stesso. Ed io, che invece

di sdegnarmi con te per tanti oltraggi

sento che più m'accendo,

da quel che provo a compatirti apprendo.

Troppo, troppo fatali

son le nostre ferite. Uno di noi

dée morirne d'affanno. Io se ti perdo,

tu se perdi Emirena. Ah non sia vero

che per salvar d'inutil donna i giorni

perisca un tale eroe. Serbati o caro

alla tua gloria, alla tua patria, al mondo,

se non a me. D'ogni dover ti sciolgo;

ti perdono ogni offesa;

ed io stessa sarò la tua difesa.

ADRIANO

Che dici?

SABINA

A me più non pensar. Saranno

brevi le pene mie.

(piange)

Morrei contenta,

se i giorni che 'l dolore

usurpa a me ti raddoppiasse amore.

ADRIANO

Anima generosa,

degna di mille imperi! Anima grande!

Qual sovrumano è questo

eccesso di virtù? Tutti volete

dunque farmi arrossir?

(a Farnaspe)

Fedel vassallo

tu la sposa mi cedi

a favor del tuo re.

(ad Emirena)

Figlia pietosa

sacrifichi te stessa

tu per il padre tuo.

(a Sabina)

Tradita amante

non pensi tu che al mio riposo. Ed io,

io sol fra tanti forti

il debole sarò? Né mi nascondo

per vergogna a' viventi? E siedo in trono?

E do leggi alla terra? Ah no. Vi sento

ribollir per le vene

spirti di gloria e di virtù. Mi desto

dal letargo funesto ond'era avvolto;

son disciolto. Son mio. Perdono, o cara,

o illustre mia liberatrice. Osserva

quale incendio d'onore

m'hai svegliato nell'alma. In questo giorno

tutti voglio felici. Ad Osroa io dono

e regno e libertà. Rendo a Farnaspe

la sua bella Emirena. Aquilio assolvo

d'ogni fallo commesso.

(a Sabina)

E a te, degno di te, rendo me stesso.

SABINA

O gioie!

EMIRENA

O tenerezze!

FARNASPE

O contento improvviso!

SABINA

Ecco il vero Adriano. Or lo ravviso.

FARNASPE

Deh, cesare, permetti

ch'Osroa a te venga.

ADRIANO

Ah no. Rincrescerebbe

a quell'alma sdegnosa

l'aspetto mio. Con quelle navi istesse

dov'ora è prigionier, vada sovrano

dove gli piace. E, se mi vuole amico,

dite che augusto il brama e non lo chiede.

Sia dono l'amicizia e non mercede.

FARNASPE

O magnanimo cor!

ADRIANO
(ad Emirena)

Tu principessa

quanto da me dipende

chiedimi e l'otterrai. Lasciami solo

la pace del mio cor. Poco è sicura

finché appresso mi sei. Subito parti,

io te ne priego. Ecco il tuo sposo. Il padre

colà ritroverai. Lieti vivete;

e tutti tre spargete

questi deliri miei d'eterno oblio.

EMIRENA

Almen, signor...

ADRIANO

Basta Emirena. Addio.

 

Adriano, Sabina, Aquilio, Emirena, Farnaspe ->

CORO

S'oda augusto infin sull'etra  

il tuo nome ognor così.

E da noi con bianca pietra

sia segnato il fausto dì.

 

seguito di Adriano, matrone, cavalieri ->

Segue il ballo di Schiavi parti che vengono disciolti da' Guerrieri romani.

<- schiavi parti, guerrieri romani

 

Fine (Atto terzo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo

Sala terrena con sedie.

Sabina, Aquilio
 

Come! Ch'io parta? A questo segno è cieco

Aquilio
Sabina ->

Io la trama dispongo

Aquilio
<- Adriano

Aquilio. Che ottenesti?

Adriano
Aquilio ->

Che dir può il mondo? Alfine

Adriano
<- Aquilio, Osroa

Che si chiede da me? / Che il re de' Parti

Adriano, Osroa
Aquilio ->

Ora a viver comincio. Olà, togliete

Adriano, Osroa
<- due guardie

Adriano, Osroa
due guardie ->

Dal peso ingiurioso io pur vorrei

Adriano, Osroa
<- Emirena

Bellissima Emirena / A lei primiero

Osroa, Emirena
Adriano ->

Figlia s'è ver che m'ami, ecco il momento

Emirena
Osroa ->

Misera, a qual consiglio

Emirena
<- Farnaspe

Corri Emirena

Farnaspe
Emirena ->

Di vassallo e d'amante

Farnaspe ->

Luogo magnifico del palazzo imperiale; scale per cui si scende alle ripe dell'Oronte; veduta di campagna e giardini sull'opposta sponda.

Sabina, matrone, cavalieri, Aquilio
 

Temerario! E tu ardisci

Men fiera un'altra volta

Sabina, matrone, cavalieri, Aquilio
<- Adriano, seguito di Adriano

Sabina. Ascolta

Sabina, matrone, cavalieri, Aquilio, Adriano, seguito di Adriano
<- Emirena, Farnaspe

Ah cesare pietà / Pietà signore

matrone, cavalieri, seguito di Adriano
Adriano, Sabina, Aquilio, Emirena, Farnaspe ->
seguito di Adriano, matrone, cavalieri ->
<- schiavi parti, guerrieri romani

(ballo di schiavi parti che vengono disciolti da' guerrieri romani)

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima
Gran piazza d'Antiochia magnificamente adorna di trofei militari, composti d'insegne, armi... Appartamenti destinati ad Emirena nel palazzo imperiale. Cortili nel palazzo imperiale con veduta interrotta d'una parte del medesimo che soggiace ad incendio; notte. Galleria negli appartamenti d'Adriano corrispondente a diversi gabinetti. Deliziosa per cui si passa a' serragli di fiere. Sala terrena con sedie. Luogo magnifico del palazzo imperiale; scale per cui si scende alle ripe dell'Oronte; veduta di campagna e...
Atto primo Atto secondo

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