atto
Secondo

scena
Prima

Camera nell'appartamento del signor Gregorio. Porta in fondo, ed altra a sinistra. Scansie di libri. Scrivania con recapito da scrivere, carte, libri, sfera armillare. Sedie.
Enrico e Gilda.

 

ENRICO

 

Gilda mia, per pietà, non pianger tanto.

GILDA

 

Ma il figlio, il figlio mio
spira senza di me.

ENRICO

 

V'è un nume in cielo;

non disperar.

GILDA

 

Ah! Quel signor Gregorio

mi ha tradita senz'altro. In tre minuti
m'ha detto tornar qua, e scorsa è un'ora...

ENRICO

 

No, Gilda mia, t'inganni. Ti tradisce
la soverchia impazienza. Alfin tu sola
qui non sei già che in quest'istante geme;
rinasca nel tuo sen tranquilla speme.

 

[Duetto]

ENRICO

 

I trasporti del tuo core

deh tu calma per pietà.
Ti confida nel mio amore,
e la pace tornerà.

GILDA

 

La speranza, ed il timore

agitando il cor mi va.
Mentre palpita il mio core,
del mio figlio che sarà.

ENRICO

 

Deh! Gilda cara, intanto

non ti affannar così.

GILDA

 

Di madre il core intanto
soccomberà in tal dì.

ENRICO

 

Sento il cor che mi predice

un vicino giubilar.
Se un tal giorno è a noi felice,
finirem di sospirar.

GILDA

 

Se sperar il fin mi lice

del mio lungo palpitar;
se un tal dì sarà felice,
finirò di sospirar.

 
 

atto
Secondo

scena
Seconda

Gregorio, e detti.

 

Recitativo

GREGORIO

 

Son qui signori.

GILDA

 

Cane! Cane!

GREGORIO

 

A me, cane?

GILDA

 

Non sentite mio figlio
che piange, e si lamenta?

GREGORIO

 

Siete pazza!

Voi lo sentite qua.
E vostro figlio è là, ci sta di mezzo
la metà del palazzo.

ENRICO

 

Ebbene?

GREGORIO

 

Ebbene,

scappare or non si può.

GILDA

 

Queste son pene!

GREGORIO

 

Il marchese non esce per adesso,
e i lacchè, i servitori,
i camerieri, e il cuoco
stanno giocando in sala accanto al fuoco.

GILDA

 

Voglio andar.

GREGORIO

 

Voi sognate.

GILDA

 

Bernardino

senza veder la madre? Mi lasciate.
Amor mi rende cieca.

GREGORIO

 

Voi burlate.

GILDA

 

Mi getto da un balcone.

ENRICO

 

Ah! Gilda mia!

GREGORIO

 

(Qui nasce una tragedia!)

GILDA

 

Ah Gregorio!

ENRICO

 

Ah Gregorio!

GREGORIO

 

Ma che cosa ho da far?

GILDA

 

Gregorio mio,

se avete core in petto...

ENRICO

 

Se avete umanità...

GILDA

 

Se aveste figli.

GREGORIO

 

Me ne liberi il cielo...

GILDA

 

Gregorio mio!...

ENRICO

 

Gregorio!

GREGORIO

 

Oh! Mi sgregorerei ben volentieri!

GILDA

 

Vado...

GREGORIO

 

Ma no.

GILDA

 

Lasciatemi.

GREGORIO

 

Sentite:

con chi sta quel ragazzo?

GILDA

 

Con la vecchia

mia balia Maddalena...

ENRICO

 

Al primo piano...

GILDA

 

Mano sinistra...

ENRICO

 

Oh dio! Passano l'ore.

GILDA

 

Noi qui ciarliamo, e Bernardino more.

GREGORIO

 

Non morirà. (Bisogna
fare un'azione da eroe.)

GILDA

 

Povero figlio!

ENRICO

 

Ah! Lo vedo... lo sento.

GILDA

 

Enrico mio,

tu più figlio non hai.

ENRICO

 

More senz'altro.

GILDA

 

Che smanie!

ENRICO

 

Che dolor!

GREGORIO
(a Gilda)

 

Zitti; un segnale

datemi.

GILDA

 

Sì, prendete.

(gli dà un braccialetto)

ENRICO

 

E come? Voi...

GILDA

 

Che? Voi stesso volete?...

GREGORIO

 

Si vedrà... si farà... ma non piangete.

 

[Aria]

 

GREGORIO

 

(a Gilda)

Zitta, zitta, non piangete;

(a Enrico)

state giù col fazzoletto
che fra poco il fanciulletto
qualchedun vi porterà.

(Dica il mondo ciò che vuole;

chi si trova a questo passo,
se non tiene un cor di sasso,
quel ch'io faccio far dovrà.)

(entra rapidamente nella camera interna, e torna col tabarro indosso, ed il cappello in testa)

 

GILDA,

 

Ciel clemente, ah! tu l'inspira,

tu consola un cor tremante;
d'una madre, che sospira,
ciel clemente, abbia pietà.

ENRICO

 
 
 

GREGORIO

 

Per di dentro serrerete;

se chiamarvi non m'udite.
La mia voce conoscete,
state attenti, non aprite.
Ora a noi. La notte è bruna;
degli audaci è la fortuna.
Scendo serio intabarrato,
col cappello giù calato;
il portone già lo so.

 

[Insieme]

ENRICO

 

Affrettatevi Gregorio,

quanto grato vi sarò.

 

GILDA

 

Affrettatevi Gregorio,

quanto grata vi sarò.

 
 
 

GREGORIO

 

Primo piano... Man sinistra.

Maddalena... Bernardino...
Ah! Vien qua... Vien qui piccino...
Zitto... buono... Un sol momento...
qui... qui sotto il ferraiolo;
poi più rapido del vento
signor mio, ci vuol pazienza;
nello scendere è prudenza
l'andar pian quanto si può.

 

GILDA,

 

Affrettatevi, Gregorio,

che il fanciullo morir può.

ENRICO

 
 
 

GREGORIO

 

Come un lampo passo il vicolo,

fo qual fulmine la scala,
entro franco nella sala,
là comincia il mio pericolo,
che i curiosi servitori,
verran tutti a farmi onori;
buona notte! Ben tornato!
Dia a me quel fagottino!
Grazie... no... grazie... obbligato...
ma se intanto Bernardino
nel furor dei complimenti...
diamo il caso... sì signore...
che facesse dei lamenti,
che piangesse in tuon minore?
Come resto?... Cosa fo?

 

GILDA,

 

Ma Gregorio, non tardate;

ma Gregorio, cosa fate?
Ma Gregorio, andate, andate.
Lo portate... sì, o no?

ENRICO

 
 
 

GREGORIO

 

La fama garrula ~ prima di giorno

andrebbe rapida ~ intorno intorno,
tutti i satirici ~ ne parlerebbero,
con cento forbici ~ mi taglierebbero,
sulle gazzette ~ sulli giornali.
Dalli droghieri ~ dalli speziali,
dentro le bettole ~ dentro i caffè.
Eccolo là ~ eccolo là.
Ognun direbbe ~ Ah! Ah! Ah! Ah!

 

GILDA,

 

Presto sbrigatevi! ~ Sollecitatevi!

Ah! La mia smania crescendo va.

ENRICO

 
 
 

GREGORIO

 

Ma l'innocenza ~ mi rassicura,

s'io piango al pianto ~ della natura,
se d'una misera ~ calmo il tormento,
se fo da balio ~ per un momento,
se sento i palpiti ~ della pietà,
signori critici ~ mal non vi sta.
Figlia, aspettatemi ~ figlio, abbracciatemi,
per voi Gregorio ~ tutto farà.

 

GILDA,

 

Ah! Di quel core ~ un cor migliore,

no, più bell'anima ~ no, non si dà.

ENRICO

 
 

(Gregorio esce dalla porta di mezzo ed Enrico chiude di dentro)

 
 

atto
Secondo

scena
Terza

Gilda, ed Enrico, indi il marchese Giulio.

 

Recitativo

GILDA

 

Quando avrò fra le braccia il figlio mio
non pavento sventure.

ENRICO

 

Or vedi, Gilda,

se il core di Gregorio
è un cor, che non ha eguale?

GILDA

 

Io non credea

in un vecchio pedante
alma così pietosa. Or spero alfine...
che s'ei parla per noi, quell'orso ircano
del padre tuo diventerà più umano.

ENRICO

 

Lo spero anch'io. Non più pien di sospetto,
di furto, e palpitante,
quando dormono tutti,
a te cara, verrò. Finché vivea
il mio vecchio Bastiano
era facile impresa. Ora il periglio
si fa sempre maggior.

GILDA

 

Le nostre pene,

le nostre smanie omai saran finite.

GILDA,

 

Sarem marito, e moglie...

ENRICO

 

GIULIO

 

(di dentro picchiando fortemente all'uscio)

Aprite... aprite.

 

[Scena e Terzetto]

GILDA

 

Ah! Chi sarà?

ENRICO

 

Mio padre!

Non aprire, o son morto.

GIULIO

 

(di fuori picchiando)

Femmina! Aprite, e non gridate.

GILDA

 

Enrico,

o sa tutto, o v'è equivoco,
caro, fidati a me.

ENRICO

 

(tremando con smania)

Tremo da capo a piè.

GIULIO

 

S'apre, o non s'apre?

Getto a terra la porta.

GILDA
(a voce alta)

 

Ma chi siete?

GIULIO

 

Il padrone.

GILDA

 

Va' là... va' là... obbedisci,

v'è Gilda tua per te. Nel caso estremo
estremo ardir ci vuole.

ENRICO

 

Io per te tremo.

GILDA

 

Or tocca a me.

GIULIO

 

Spezzo la porta.

GILDA

 

Piano,

sofferenza signor. Non vi conosco.
Pur vi credo, e rispetto. Apro, e mi fido.
Della fiducia mia non abusate;
io sono in casa vostra.

GIULIO
(con forza)

 

Aprite.

GILDA

 

(apre e richiude)

Entrate.

 

(Giulio la fissa immobile per la collera; Gilda con dolcezza tenta di parlarle ed esso afferrandola per un braccio la trascina con violenza sull'innanzi della scena)

 

GILDA

 

Signor...

GIULIO

 

Se parli, o perfida,

trema.

GILDA

 

(Che ceffo!)

ENRICO

 

(Io gelo!)

GIULIO

 

Ho già sugli occhi un velo.

[Insieme]

ENRICO

 

(Chi la potrà salvar!)

 

GILDA

 

(Chi la potrà salvar!)

 
 

GILDA,

 

(Un freddo sento, un tremito,

scender di vena in vena,
palpito, e posso appena...
appena respirar...)

ENRICO

 

GIULIO

 

Donna rea! Mi leggi in fronte

l'irritato mio furore
in tal loco? Ed a quest'ore?
Ah! che nera iniquità!
Ma se il fulmine sospendo
più tremendo ~ piomberà.

GILDA

 

Ah! Signor, non conoscete

le vicende del mio fato,
e che son...

GIULIO

 

Lo so, tacete.

Ah! Gregorio scostumato!
Vecchio ipocrita! Insensato.
Con quel volto! In quell'età.

GILDA,

 

È in inganno.

ENRICO

 

GIULIO

 

Voi pensate,

che ho due tortore innocenti.
Zitta, zitta, non fiatate;
che non s'odano lamenti.
Ah! Direi... vorrei... farei...
ma prudenza ci vorrà.

GILDA

 

Son la figlia...

ENRICO

 

(Oh dio! Si perde.)

GIULIO

 

Non ascolto.

ENRICO

 

(Ciel! Che dice?)

GIULIO

 

O sedotta, o seduttrice,
taci, vieni, non fiatar.

(afferrandole un braccio)

Quando torna, al reo Gregorio
fuor di qui ti vuò mostrar,
e lo voglio smascherar.

ENRICO

 

(Sento l'anima agghiacciar.)

GILDA

 

(Giusto ciel che avrò da far?)

GIULIO

 

Vedrò, vedrò l'ipocrita

pallido al mio cospetto,
solo in pensarlo, inondami
incognito diletto.
Vedrò tremar quel perfido,
confondersi, e gelar.
Taci per poco o collera,
presto dovrai scoppiar.

GILDA,

 

Tutti del fato i fulmini

tutti dal fato aspetto
per me, per me non palpito
ho il cor tranquillo in petto.
Oh ciel gli sposi e il figlio
affrettati a salvar.
Per me non v'è periglio
la sorte io vo' sfidar.

ENRICO

 
 

(Enrico rientra rapidamente nella camera. Giulio trascina Gilda verso la porta di mezzo, ma nel momento di aprirla, s'ode Gregorio di fuori che picchia)

 
 

atto
Secondo

scena
Quarta

Gregorio, e detti.

 

Recitativo

GREGORIO

 

Gilda... Gilda... son io... sono Gregorio.

GILDA

 

Mio caro!

GIULIO

 

Zitta, o un aspide divento.

GREGORIO

 

Apri, son io, che porto tutto.

GIULIO

 

Andate:

ritiratevi là, se no, tremate.

GILDA

 

Non si sdegni, signore,
non creda per timore,
ma sol per obbedienza mi ritiro.
(Ciel, pietà d'una madre. Io non respiro.)

(entra nella camera ove è Enrico)

 

GREGORIO

 

Apri, insomma, o non apri?

GIULIO

 

(Impeti reprimetevi.)

 

GREGORIO

 

(entrando intabarrato con Bernardino sotto)

Ma tanto vi voleva?
Una paura aveva,
che quell'orso, quel cane
quel satiraccio del marchese Giulio
mi venisse a guastare i fatti miei...

GIULIO

 

L'orso, il satiro, il cane è qui da lei.

(avanzandosi, e battendogli una mano sulla spalla)

GREGORIO

 

Ah!

GIULIO

 

Vecchio indegno! Mira,

paralitico son per il furore.

GREGORIO

 

È un gran prodigio se non crepa il core.
Signor mar-che-se...

GIULIO

 

Scostumato!

GREGORIO

 

Evviva!

GIULIO

 

A quest'ora una giovine in mia casa,
ove sono i miei figli,
i miei figli innocenti.

GREGORIO

 

Ma mar-che-se.

Mar-che-se mio...

GIULIO

 

Che cosa nascondete?

GREGORIO

 

Niente, niente don Giulio; mi credete.

GIULIO

 

Vo' saperlo, cospetto!

GREGORIO

 

Ma se vi dico... nulla: un bauletto.

GIULIO

 

Mostrate.

GREGORIO

 

È un affar mio.

GIULIO

 

Lo voglio; andiamo.

GREGORIO

 

Ma s'è una ragazzata,
una bagatelluccia. S'assicuri
non merita la pena
ch'ella la veda.

GIULIO

 

Che cos'è?

GREGORIO

 

Le dico

non è niente: figuri
una cosa innocente.
Ah! Marchese...

GIULIO

 

Che vedo?...

(scoprendo a forza, e scorgendo il bambino)

GREGORIO

 

Non è niente.

GIULIO

 

Chi!... Chi mi regge? Io sento,
che la ragion vacilla, e quasi io stesso
co' la mia man...

 
 

atto
Secondo

scena
Quinta

Gilda uscendo rapidamente, e togliendo il bambino a Gregorio.

 

GILDA

 

Che fate?

Marchese, il vostro sangue non versate.

(prende il bambino, e lo porta nella camera ov'è Enrico)

 

GIULIO

 

Sangue mio?

GREGORIO

 

Ma tant'è.

GIULIO

 

Perfido!

GREGORIO

 

Insomma

quella giovine è moglie,
e quel fanciullo è figlio.

GIULIO

 

Di chi?

GREGORIO

 

D'Enrico figlio vostro.

GIULIO

 

Tremino tutti, e il primo, il primo,
su cui tutta scagliar vo' l'ira mia,
come autor de' miei guai,
complice, torcimano, tu sarai.

GREGORIO

 

Alto là. Questo a me? Questo a Gregorio?
A un uom di sessant'anni! Questa mane,
e non prima, ho saputo
la dolorosa istoria. In mezzo al pianto
Enrico la narrò. Questa ragazza
venne a piangere anch'essa.
Pianse lui, pianse lei; pianto in duetto;
anch'io poi piansi, e si compì il terzetto.
Voi giungeste, e il quartetto
mi metteva sospetto.

(Gilda ed Enrico si affacciano alla porta)

GREGORIO

 

Nella stanza la chiudo. La nascondo
qui nel mio appartamento,
per poi farla fuggir. Ma come? Come?
Ditelo voi per me. Non basta. Il figlio
dal mezzo dì, non aveva più poppato...
io non son poi di sasso, e sono andato...
Ecco il perché... Capisce?

GIULIO

 

E nulla, nulla

voi sapevate?

GREGORIO

 

Nulla, nulla affatto.

GIULIO

 

Perfido! Traditor!

GREGORIO

 

(facendo cenno comicamente ad Enrico e Gilda, e parlando loro sottovoce)

Marchese mio...

(Venite avanti.) Il fatto è fatto. Udite
la ragion, la pietà. (Più qua.) Pensate,
che la giovine è figlia
del colonnello Tallemanni, antico
nobile militar... Più non vi dico.
Per il grado siam lì. Non ha ricchezze.
(Voi di qua, voi di là.) Ma è molto ricca
se avrà molta virtù; se del marito
meriterà l'amor... (V'inginocchiate.)
E se voi... ma di cor le perdonate.

GIULIO

 

Chi di perdon mi parla? Io voglio entrambi
raminghi, desolati,
vittime della fame. E sopra loro
la mia paterna mano
scaglierà...

GREGORIO

 

No, no, no.

GILDA

 

Grazia!

ENRICO

 

Perdono!

GILDA,

 

Ah padre per pietà!

ENRICO

 

GIULIO

 

Stelle! Ove sono!

 

[Quintetto]

GIULIO

 

Alma rea!

GREGORIO

 

(Comincia male.)

GIULIO

 

La tua vista orror mi fa.

GREGORIO

 

(Ecco scoppia il temporale.)

GILDA

 

Compassion.

ENRICO

 

Perdon.

GILDA,

 

Pietà.

ENRICO,

 

GREGORIO

 

GIULIO

 

Combattuto il mio cervello,

che risolvere non sa.
Guardo questa, guardo quello
ed incerto il cor mi sta.

GILDA

 

Sono come quell'augello,

che riposo mai non ha.
Sempre un palpito novello
l'alma in sen tremar mi fa.

ENRICO

 

La mia testa qual vascello

va per l'onde qua e là.
E un continuo molinello
aggirando il cor mi va.

GREGORIO

 

Fra l'incudine, e il martello

che rimbalzi il cor mi dà!
Salta, e bolle il mio cervello,
e ho timor che in fumo andrà.

 
 

atto
Secondo

scena
Sesta

Leonarda dalla porta di mezzo accorrendo, e detti.

 

LEONARDA

 

Dalle camere da basso

ho sentito del fracasso,
e ho creduto mio dovere
di venire, di vedere
se il maestro, o il marchesino...

GREGORIO

 

(Oggi proprio il mio destino
mi dà schiaffi in quantità.
Ci mancava questa qua.)

LEONARDA

 

(Ecco l'Elena famosa,

la ragazza sì vezzosa
che il maestro innamorò,
non ci piace, signor no.)

GIULIO

 

(L'ira mia già divampò!
E frenarmi più non so.)

LEONARDA

 

Che pessimo gusto! Piccina, piccina!

La vostra dottrina ~ oh come cascò!

GIULIO

 

Leonarda, Leonarda ~ mi lascia in buon'ora,
o bada che or ora ~ pentir ti farò.

GREGORIO

 

Sereno, tranquillo ~ sfidavo la sorte
ma a un colpo sì forte ~ no forza non ho!

GILDA

 

D'un'alma innocente ~ vi tocchi il dolore.
Se colpa ha il mio core ~ amor l'ingannò.

ENRICO

 

Mirate quel pianto ~ che bagna il mio ciglio
al pianto d'un figlio ~ resister chi può?

LEONARDA

 

Ma dunque? Oh che imbroglio?

GREGORIO

 

Son degni di scusa.

GIULIO

 

Vederli non voglio.

LEONARDA

 

Io resto confusa.

GREGORIO

 

Via siate più umano ~ placatevi.

GIULIO

 

Invano.

GREGORIO

 

È figlio; pensate.

GIULIO

 

Lasciatemi; andate.

GREGORIO

 

È madre.

GIULIO

 

Partite.

GREGORIO

 

C'è un figlio.

GIULIO

 

Fuggite.

O un aspide, o un orso io qui diverrò.

Mi s'involi dagli occhi costui,

ria cagion del mio barbaro affanno.
Mi volete crudele, e tiranno?
Sì, crudele, e tiranno sarò.

GILDA

 

Sfoga pure l'insano tuo sdegno,

versa il sangue, te l'offro contenta,
ma che padre tu sei ti rammenta;
salva Enrico, altra smania non ho.

ENRICO

 

Ah! Signor, mi sedusse un istante;

la mia colpa fu colpa d'amor;
ed un padre, ed un padre, che ha cuore
perdonare ad un figlio non può?

LEONARDA
(a Gregorio)

 

Ma mi dite, narrate, svelate

che pasticcio, che impaccio è mai questo
più ci penso, più stupida resto;
ma poi tutto, sì, tutto saprò.

GREGORIO

 

Marchesino!... Marchese!... ma zitta.

Meno fuoco, badate al ragazzo.
Questa notte legato per pazzo,
ci scommetto, finire dovrò.

 

(don Giulio esce precipitoso seguito dal signor Gregorio; Enrico, e Gilda entrano in casa, e si chiudono; rimane solo Leonarda)

 
 

atto
Secondo

scena
Settima

Leonarda, indi Pippetto, e Coro di servi, e Simone.

 

Recitativo

LEONARDA

 

Dunque... dunque... non è il signor Gregorio,
è il marchesino Enrico!...
Ah che imbroglio!... Che intrico!...
Tanto meglio per me. L'affare è fatto.
Se si placa don Giulio per un figlio,
o che voglia, o non voglia,
si aggiusterà per l'altro finalmente
il figlio scimunito sposerò.
E una dama per sempre diverrò.

 

[Coro]

PIPPETTO

 

Leonarda che fu?

CORO

 

Si può, o non si può?

LEONARDA

 

Venite pur qua.

PIPPETTO

 

Veduto ho papà.

CORO

 

Un orso pareva.

PIPPETTO

 

I piedi sbatteva.

CORO

 

Faceva un fracasso.

PIPPETTO

 

Un strepito, un chiasso.

CORO

 

Diceva di no.

PIPPETTO

 

Punirli saprò.

CORO

 

Birbante! Briccona!

PIPPETTO

 

A me si canzona?

CORO

 

Vo' farli pentire.

PIPPETTO

 

Di casa partire.

CORO,

 

Leonarda narrate ~ suvvia raccontate,
ch'è stato? Cos'è? ~ Ma ditelo a me?

Più penso, e rifletto ~ Io meno connetto;

e intanto curioso ~ m'aggiro smanioso,
domando, mi provo ~ mi cerco, e non trovo,
Leonarda, Leonarda ~ narrate cos'è?

PIPPETTO,

 

SIMONE

 

LEONARDA

 

Silenzio, tacete ~ che tutto saprete.

L'affare è bizzarro ~ ed or ve lo narro;
ma zitti, ma quieti ~ non siate indiscreti.
Se no, che vi parli ~ possibil non è.

 

Recitativo

LEONARDA

 

Ma zitti, o più non parlo.

SIMONE

 

Io più non fiato.

PIPPETTO

 

Ho il labbro sigillato.

LEONARDA

 

L'affare è serio assai,
più che voi pensate. L'amorino
non è il signor Gregorio.

SIMONE

 

Come no?

PIPPETTO

 

Ma la donna?

LEONARDA

 

Sta là dentro.

Non fa all'amor con lui, anzi è già moglie.

PIPPETTO

 

Moglie? Moglie di chi?

LEONARDA

 

Questo è l'intrico.

È moglie già del...

 
 

atto
Secondo

scena
Ottava

Gregorio, e don Giulio di dentro, indi in scena dalla porta di mezzo, poi Gilda, ed Enrico dalla Camera interna.

 

GIULIO

 

Ma di no, vi dico:

son padre, e come padre... cosa fate?

(vedendo Pippetto, e Leonarda)

PIPPETTO

 

Vado via.

SIMONE

 

Partiremo.

GIULIO

 

No, restate;

esci coppia malvagia.

 

PIPPETTO

 

(Ah! Cosa vedo!)

GREGORIO

 

Ma, marchese...

GIULIO

 

Tacete;

troppo debole il cor nel petto avete.

ENRICO

 

Ah! Di noi che sarà!

GILDA

 

Niente paura

c'è Gilda tua per te.

GIULIO

 

Figlio sleale!

Ingratissimo figlio! Esci, va', fuggi,
t'invola ai sguardi miei.
Più tuo padre non son, figlio non sei.
Unico erede mio sia l'innocente
mio secondo ragazzo, e quell'affanno,
che m'hai versato in petto
per un breve capriccio, co' i rimorsi
nella tua verde etade...
Dì, e notte sul tuo cor...

GILDA

 

Ah! No, fermate:

cagion di tanti sdegni
son io, con l'infelice
frutto dell'amor mio. Ebben, raminga
sola, e lungi n'andrò, ma l'ira vostra
ha bisogno di sangue. Anima cruda!
Vuoi sangue? E sangue avrai.
(afferra per mano don Giulio)
Vieni, vieni, e vedrai.
Vedrai sotto il tuo ciglio
disperata svenar la madre e il figlio.

GIULIO

 

Svenar potresti un figlio? E tu sei madre?

GILDA

 

Malediresti un figlio! E tu sei padre?

GREGORIO

 

Brava!

GIULIO

 

Che?

GREGORIO

 

Niente.

GIULIO

 

Oh dio!

Non resiste il cuor mio.
La natura parlò.

ENRICO

 

Padre!

GILDA

 

Signore!...

GIULIO

 

Amatevi; son uomo: ho in petto un cuore.

LEONARDA

 

(Coraggio.)

PIPPETTO

 

(Tremo.) Papà mio... Potrebbe...

far felice me pur.

GIULIO

 

Che vuoi?

PIPPETTO

 

Vorrei

giacché siam d'imenei,
sposarmi anch'io?...

GIULIO

 

Con chi?

PIPPETTO

 

Con la mia fida

vezzosa Leonardella.

GREGORIO

 

Misericordia!

GIULIO

 

E che? Gregorio?

GREGORIO

 

Amico!

Che cosa v'ho da dir? La donna anziana
è peggio peggio assai d'una terzana.

GIULIO

 

Perfida!

LEONARDA

 

Ma le pare?

Promisi a quel ragazzo
del mio cor le primizie
sol per tenerlo in briglia; che del resto...

PIPPETTO

 

Stelle, che colpo è questo!
Dove trovar più fede
se mentì quella bocca corallina!
Vado a pianger tre mesi giù in cantina.

(parte)

 

GREGORIO

 

Vedete se ho ragion?...

GIULIO

 

Purtroppo! Io sono

ripieno di rossor.

GILDA

 

No, caro padre,

che tal ti chiamerò, sgombra il rossore;
in tempo siamo di emendar l'errore.
Un viaggio pe 'l mondo,
guarirà il marchesino, al suo ritorno
se ancor pazzo restasse il meschinello,
dategli moglie, e metterà cervello.
Questa pericolosa
già matura beltà vada lontana.
E al regno del rigore
ne succeda il miglior... regno d'amore.

 

[Rondò finale]

GILDA

 

Quel tuo sorriso o padre

tenero al cor mi scende;
penso alle mie vicende,
e parmi di sognar.

Non più fra tante smanie

palpiterai mio core,
ha vinto, ha vinto amore,
ritorno a respirar.

GIULIO

 

(Costei m'ha già incantato.

Pazzo finor son stato.
Che donna! Ma che donna!
L'egual, no non si dà.)

GREGORIO

 

(L'amico c'è cascato,

rimane inzuccherato!
Ci ho gusto, vi ci ho gusto!
Gridar più non potrà.)

ENRICO

 

Tutto è per noi cangiato,

l'affanno è terminato:
che giubilo! Che gioia!
Il cor respirerà.

GILDA

 

Maestro!... Sposo!... Padre!

O che felicità!

Donne care! Qui fra noi

non neghiamo il nostro impero;
ai sapienti, ed agli eroi
noi cangiamo il bianco in nero.
Siamo serve, ma regnamo
siamo nate a comandar.

SIMONE,

 

Manco male c'è una donna!

Del padron più non temiamo;
c'è una donna; non tremiamo;
s'è finito di penar.

CORO

 
 
 
 

Fine ATTO II

 

 

ATTO I 

ATTO II 

 
 

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Data creazione pagina: 7 Aprile 2009

Ultima variazione testo: 7 Aprile 2009

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