atto
Secondo

scena
Prima

Galleria nella casa di campagna del Contino di Pontigny.
È notte, e il luogo è illuminato da ricchi doppieri.
Elena è seduta ad un tavolino modestamente vestita e melanconica: due Cameriere le sono d'intorno acconciandole i capelli; alcune Ballerine dell'opera la vanno distraendo con porle sott'occhio vari ornamenti.

 
 

CORO

 

Perché piangi? ~ In tal maniera

e fors'anco più infelici,
cominciammo la carriera
di cantanti e danzatrici. ~
Pria di toglierci d'attorno
la tenace povertà,

v'è chi suda notte e giorno,

si tormenta e nulla fa.

Tu all'incontro, appena uscita

dall'angustie del villaggio,
sei da un grande favorita:
or possiedi amore e omaggio.
Il Contino spende e spende,
dà banchetti, feste dà...

Se così principii in grande,

pensa tu che poi sarà!

 

ELENA

 

(alzandosi)

Ah! non è con quest'idea

che il villaggio abbandonai...
Uno sposo io mi credea
di seguire alla città...

Me infelice! M'ingannai

il Contin più amor non ha.

CORO

 

Il Contin sarà costante...

ma dov'anche ei t'abbandoni,
troverai più d'un amante
fra i marchesi e fra i baroni. ~
Dietro a noi ciascuno impazza...
Questo è il secolo, o ragazza.
Che un gorgheggio, un salto, un gesto
val per ogni abilità.

ELENA

 

Che m'importa? ~ Ah! non è questo

che il Contin promesso m'ha.

 
 

atto
Secondo

scena
Seconda

Il Contino con séguito d'Amici, e dette.

 

CONTINO

 

Elena mia!

ELENA

 

Pur giungi!...

Diletto Enrico!

(corre ad abbracciarlo)

CONTINO

 

Ad ordinar la festa

mi trattenni finor. ~ Entrate, amici.
La mia dèa vi presento.

CORO

 

Felice Pontigny?... dessa è un portento.

CONTINO

 

Modesta quanto bella, ~
è l'amore e il pudor. ~ ma che? negletta
è ancor la tua toletta?
E in abito da ballo ancor non sei?...

ELENA

 

(prendendolo a parte)

In pubblico ballar?... sfigurerei.

CONTINO

 

Eh! pazza! il tuo maestro,
il signor Zeffirino, anco stamane
contento m'accertò de' tuoi progressi.

ELENA

 

Se vuoi ch'io te 'l confessi...
io sono malinconica... mi sento...
un tantin d'emicrania.

CONTINO

 

(ridendo)

Ah! ah! Non manca,

a far di te verace parigina,
che

(imitando la di lei voce)

«un tantin d'emicrania».

CORO

 

È malattia del giorno, è vera smania.

 

CONTINO

 

Via discaccia, o mia carina

quest'incomoda tristezza,
così adorna tua bellezza
brilla in tutto il suo splendor.
Se ti vedo a me vicina
in un abito pomposo
io farò più d'un geloso,
tu più d'uno adorator.

Di' consenti?

ELENA

 

Non poss'io

cosa alcuna ricusarti.

CORO

 

Brava, brava!

ELENA

 

Oh Enrico mio

voglio in tutto contentarti,
ma tu pure...

CONTINO

 

Oh mia diletta!

So che vuoi. T'affida a me.

CORO

 

(Sa già fare la civetta!...

il Contin sta fresco affé.)

CONTINO

 

Come il dì che i nostri cori

s'incontrar la prima volta
io t'adoro, tu m'adori,
tu in me regni, io regno in te.

Ah da mille invidiata

mi sarai, ma non già tolta:
pura sempre come è nata
durerà la nostra fé.

ELENA

 

Ah tu m'hai rassicurata!

CORO

 

(Il Contin sta fresco affé.)

 

Elena parte colle Donne, il Contino l'accompagna alla porta d'un appartamento.

 
 

atto
Secondo

scena
Terza

Scaramuccia, Lelio, Sandrina, e i Comici, disposti per andare a vestirsi per la recita, e detti.

 

SCARAMUCCIA
(di dentro)

 

Ebben? Dov'è il Contino?
Dove abbiam da vestirci?

CONTINO
(alla porta)

 

Entrate, entrate.

 

CONTINO

 

Amici, in sala andate;
e per pochi momenti in vece mia
fate d'intrattener la compagnia.

 

(gli amici del Contino si ritirano)

 

SCARAMUCCIA

 

Contino; siamo ancora
belli e spogliati.

CONTINO

 

(accennando in fondo)

In quelle stanze è pronto

quanto occorrer vi può.

SCARAMUCCIA
(ai comici)

 

Vesti ed attrezzi

riponete là dentro, e ognun s'attenga
a quanto ho stabilito e concertato.

 

(i comici entrano nelle stanze assegnate)

 

CONTINO

 

Or veggiamo qual dramma hai preparato.

SCARAMUCCIA

 

Non ci è tempo da perdere: vedrete. ~
Lasciatevi servir...

(segue i compagni, Lelio è fermo sulla porta)

 

SANDRINA
(con ironia)

 

Dite, Contino.

Dove si trova quella cara afflitta
che dobbiam consolar? Non vedo l'ora
di poter vagheggiar sì bella cosa.

CONTINO

 

(Maschera, ti conosco.)

LELIO

 

(Ella è gelosa.)

CONTINO
(con disinvoltura)

 

Tu la vedrai, Sandrina,
né avrai da scomparire in faccia a lei.
Bella del par tu sei,
ma più gaia, più vispa e furfantella.

(fugge rapidamente)

 

SANDRINA

 

(Maledetto!)

LELIO

 

Non vedi? Ei ti corbella.

SANDRINA

 

Che importa a voi?

LELIO

 

M'importa,

perché di quel nobile ti curi
più di quel che non devi. Un giorno o l'altro
mi stancherò davvero.

SANDRINA

 

Oh! Ve' il balordo!

L'ho detto, e ve 'l ricordo,
che son di me padrona, e che aborrisco
gl'importuni, i gelosi, i seccatori,
che vorrebbero impormi a questo segno.

LELIO

 

Sandrina!

SANDRINA

 

Andate via.

LELIO

 

Calma lo sdegno.

SANDRINA

 

Andate via, vi dico.

LELIO

 

Andrò; ma dimmi

che in collera non sei. ~ La tua manina
dammi in pegno di pace.

 
 

atto
Secondo

scena
Quarta

Tomaso con un fagotto, e detti.

 

SANDRINA

 

Io mai non vidi

per tentar di placarmi uomo più scaltro.
Ecco.

(porge la mano a Lelio, il quale la bacia e parte)

 

TOMASO

 

Buon pro, Sandrina.

SANDRINA

 

(E dagli quest'altro!)

TOMASO

 

Signorina, un momento.

SANDRINA

 

Non ho tempo per ora...

TOMASO

 

Hai da trovarlo

per udir due parole.

SANDRINA

 

Parla dunque; fa' presto. (Io so che vuole.)

 

TOMASO

 

Se vuoi far la banderuola,

se ogni piatto ti fa gola,
io t'avverto, e parlo schietto,
ch'io non ci ho nessun diletto...
te lo ficca bene in mente,
e non fartel replicar.

Vo' esser Cesare, o niente:

solo in te vogl'io regnar.

SANDRINA

 

(imitandolo)

Nel cervel ti pianta bene

che io non vuò siffatte scene,
ch'io detesto i sospettosi,
che mi rido de' gelosi,
che pretendo dagli amanti
che mi debban rispettar.

Tu, gaglioffo, da qui avanti

déi vedere, e non fiatar.

 

TOMASO

 

Sì, davvero?

SANDRINA

 

Sì, davvero.

TOMASO

 

Oh, la Venere!

SANDRINA

 

Oh, l'Adone!

TOMASO

 

Con quell'occhio da sparviero!...

SANDRINA

 

Con quel becco da grifone!...

TOMASO

 

Vuole il mondo ai piedi suoi!...

SANDRINA

 

Il bascià pretende far.

SANDRINA,

 

Chi dia retta ai sogni tuoi

vanne al diavolo a cercar.

TOMASO

 

TOMASO

 

Dunque è rotta.

SANDRINA

 

È rotta affatto.

TOMASO

 

Sciolto ogni accordo?

SANDRINA

 

Sciolto ogni patto.

A lei m'inchino.

TOMASO

 

Son servitore.

SANDRINA

 

La bella fede!

TOMASO

 

Il bell'amore!

SANDRINA

 

(imitando Tomaso)

Ho qui un pensiero...

TOMASO

 

(contraffacendola)

Ho qui una speme.

SANDRINA

 

Torniamo uniti.

TOMASO

 

Viviamo insieme.

SANDRINA,

 

Oh mio tesoro ~ siam nel villaggio
in cui s'accese ~ il nostro amor.
Ah sì mio bene, ~ Facciamo un saggio
de' nostri affetti, ~ del nostro cor.

TOMASO

 

SANDRINA

 

Asinaccio! in tal maniera

questa mane mi parlavi.

TOMASO

 

E tu, strega, tu megera,
me in tal guisa infinocchiavi.

[Insieme]

TOMASO

 

Va', civetta; e in tua malora

fra' tuoi comici dimora:
sazia pur l'antica smania,
gonzi invischia, allocchi impania...
ma non sempre sarà maggio...
ma la tua qui verrà...

Un amante del villaggio

bramerai nella città.

 

SANDRINA

 

Torna, o vero scarafaggio

a marcir nel tuo villaggio...
Vivi là co' pari tuoi,
fra le capre, in mezzo a buoi:
che t'aiuti a trar l'aratro
qualche bestia avrai colà.

Non sei nato pe 'l teatro

per gli amori di città.

 
 

(partono)

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Quinta

Il teatro rappresenta una gran sala, ove s'è costrutto il palcoscenico nel palazzo del sobborgo del conte San Vallier. Il sipario è calato. L'orchestra è illuminata, ed i Suonatori sono sparsi per la sala, ossia platea, vari Convitati di diverso sesso stanno seduti sopra delle sedie, espressamente disposte per gli spettatori.

 

Coro di Dame, e Cavalieri.

 

CAVALIERI

 

L'avete veduta cotesta damina!

DAME

 

Sì, sì, non c'è male: piuttosto bellina.
Ma priva è di spirito, ma garbo non ha.

CAVALIERI

 

È nata in campagna... ma qui si farà:

TUTTI

 

Quel caro Contino! Ha speso tesori,

maestro di ballo, modiste, sartori!
Ha messo a soqquadro sobborghi e città:
e poi qual mercede?... Piantato sarà.

 
 

atto
Secondo

scena
Sesta

Giunge il Contino dando braccio ad Elena, e detti; indi il Visconte di San Vallier.

 

CONTINO

 

Chiedo perdono, amici,
se un po' troppo tardai. Ma che volete?
Non sempre le tolette delle dame
come quelle degli uomini son pronte.

(prendendo per mano Elena in atto di presentarla)

Io vi presento...

 

STAFFIERE
(annunziando)

 

Il conte

di San Vallier.

CONTINO
(sbigottito)

 

Lo zio!

ELENA
(sotto voce)

 

Quell'uom severo

che mi è contrario, e separar ci puote?

CONTINO

 

Quello; ma non temer.

 

CONTINO

 

(incontrandolo)

Mio zio!

VISCONTE

 

(entrando con disinvoltura)

Nipote!

(agli astanti, che lo salutano)

Non fate cerimonie...

Signori... io ve ne prego. ~ Ebbene, Enrico,
io giungo inaspettato alla tua festa...
anzi non invitato.

CONTINO

 

Io so che amico

non siete del rumore, e...

VISCONTE

 

Questa volta

desio mi prese di veder la dama
che tu festeggi; poiché è voce intorno
che viva ignota, e da mestizia oppressa.

ELENA

 

(Misera me!)

CONTINO

 

(Ch'ei tutto sappia!)

VISCONTE

 

(osservando Elena)

(È dessa!)

CONTINO

 

Son voci, o caro zio,
son ciarle de' maligni. ~ Assicurarvi
potrete da lei stessa
che la cosa non è come si dice.

(gli presenta Elena)

VISCONTE

 

Signora, io son felice
di potervi mostrar l'ossequio mio.

(Elena s'inchina senza parlare)

VISCONTE

 

(È bella.)

ELENA

 

(Oh come io tremo!)

CONTINO

 

(Ah! Tremo anch'io.)

 
 

atto
Secondo

scena
Settima

Scaramuccia, e detti. Si presenta dal sipario.

 

SCARAMUCCIA

 

Signori, se vi piace,
possiamo incominciar... Tutto è disposto.

CONTINO

 

Sì, sì. ~ Prendete posto.
Io spero che la farsa vi contenti.
(Che mi dica io non so.)

TUTTI

 

Sediamo: attenti.

(tutti siedono)

SCARAMUCCIA

 

Il dramma è pastorale,
con danze e con ariette, intitolato
«Il rapimento di Elena».

ELENA

 

(Che ascolto?)

CONTINO

 

(Oh, il malaccorto!)

SCARAMUCCIA

 

Due novelli attori

al pubblico io presento, e tai ch'io spero
di non averne critica, né biasimo.
Sono le note del maestro Orgasmo.

 
 
 
 
 

I Suonatori entrano nell'orchestra. Scaramuccia prende il posto del suggeritore. L'orchestra principia la sinfonia; dopo alcune battute si alza il sipario.

La decorazione rappresenta un'amena campagna con colli, boschetti e grotta da un lato.

 

Pastorale.

 

Elena, rappresentata da Sandrina, vedesi addormentata sopra un sedile di erba presso la grotta. Durante la sinfonia un drappello di Genii e di Amori le intrecciano intorno un balletto. Al suo svegliarsi si ritirano.

 

SANDRINA
Elena

 

Oh! come dolcemente
su quell'erba io dormia! Con qual diletto
a dormir tornerei!... ma non conviene:
è d'uopo le mie pene
all'eco raccontar di questo speco.
Senza di me non parlerebbe l'eco.
Cominciam. ~

(odesi suono di flauto)

SANDRINA
Elena

 

Ma che sento?

Egli è il gentil pastor di cui si dice
che innamorata io sia.
Fuggiam...

(esce Lelio che rappresenta Paride vestito da antico pastore)

LELIO
Paride

 

Ferma crudel, non andar via,

ascolta i miei tormenti
che a narrar m'apparecchio...
Non hai nulla da far?

SANDRINA
Elena

 

Parla all'orecchio.

 

LELIO
Paride

 

Quando mi sei vicina

un non so che mi sento...
è quasi svenimento,
quasi un uscir di sé.

Tu lo saprai, carina,

dimmi un po' tu cos'è.

SANDRINA
Elena

 

Per quel che pare in vista...

per quel che ne so io...
è certo un mal ben rio
cui riparar si dé'.

Ricorri al farmacista

sciroppi avrà per te.

LELIO
Paride

 

Cara il miglior sciroppo

l'hai tu ne' tuoi begli occhi.

SANDRINA
Elena

 

Olà... t'avanzi troppo,
non vo' che tu mi tocchi.
Un male attaccaticcio
il male tuo si fe'.

LELIO
Paride

 

Cara son bello e spiccio

se non soccorri a me.

(odesi suonare il corno)

SANDRINA
Elena

 

Di mio marito il sindaco

odo suonare il corno:
guai se mi vede un giovane
a bazzicar d'intorno!
Egli ha un possente topico
per certi non so che.

LELIO
Paride

 

Di tuo marito il sindaco

mente non dare al corno:
odi pietosa il piffero
che per te suono intorno...
guariscimi, guariscimi
da questo non so che.

 

(Elena fugge, e Paride la segue)

 
 

atto
Secondo

scena
Ottava

Tomaso che rappresenta Menelao, vestito grottescamente con una parrucca all'antica, etcetera.

 
 

TOMASO
Menelao

 

Fauni, satiri, silvani,

dèi cornuti, dèi codati,
vo cercando in monti e in piani,
vo chiamando in boschi e in prati
una moglie crudelaccia
che da me s'allontanò.

Menelao pietà vi faccia,

Menelao più non ne può.

 

(cade una candela sul teatro)

TOMASO

 

È caduto un candelotto...

SCARAMUCCIA
(dal buco)

 

Sbagli!

TOMASO
Menelao

 

Sbagli.

SCARAMUCCIA

 

Bestia.

TOMASO
Menelao

 

Bestia!

TUTTI

 

(ridono)

Ah! Ah! Ah!

TOMASO

 

È costui qui sotto

che mi turba e dà modestia:
io non vo' suggeritore:
che stia zitto, e seguirò.

TUTTI

 

Segui, segui.

ELENA
(dalla platea)

 

(Oh, come in core

la sua voce mi suonò!...)

TOMASO
Menelao

 

Vo cercando in monti in piani

la mia bella fuggitiva:
se qualcun l'ha fra le mani
me la rechi morta o viva.
Dove, dove ti nascondi?
Crudel Elena, rispondi.

ELENA
(dalla platea)

 

(È Tomaso!)

TOMASO
Menelao

 

Elena bella

se ti perdo morirò.

ELENA

 

(alzandosi dal suo posto)

Oh Tomaso!

TOMASO

 

(riconosce la voce)

È quella, è quella.

CONTINO

 

(Ciel!)

TUTTI

 

Che fu?

TOMASO

 

Trovata io l'ho.

(salta in platea)

 

(scompiglio; cala il sipario)

 
 
 
 
 
 

atto
Secondo

scena
Nona

Escono dal palcoscenico Sandrina, Lelio e Scaramuccia.

 

TUTTI

 

Egli è un matto... Olà impeditela.

TOMASO

 

Vi scostate.

CONTINO

 

(Son tradito.)

VISCONTE

 

Piano un po', signori, uditelo.

SCARAMUCCIA

 

(Nell'intento ho riuscito.)

TOMASO
(ad Elena)

 

Padroncina?

ELENA

 

(abbracciandoli)

Buon Tomaso!

(geme piangendo nelle sue braccia)

TOMASO

 

Son qua io... vi salverò.

TUTTI

 

Questo sì, questo è un bel caso!

CONTINO

 

(Scaramuccia m'ingannò!)

 

[Insieme]

ELENA

 

Sì, Tomaso; sì, m'invola

all'abisso cui son presso,
la tua vista mi consola,
mi solleva il core oppresso:
fui sedotta un sol momento,
io lo veggo e me ne pento...
Mi sottraggi a queste mura,
mi conduci al genitor.

Ah! Se a lui ritorno pura,

di lui degna sono ancor.

 

VISCONTE
(a Scaramuccia)

 

Qui da te ben m'aspettava

qualche scena originale;
ma trovarmi non pensava
a tal punto, a impegno tale.
Da gran tempo t'ho scoperto
per poeta e attor di merto;
ma stasera io ti trovai
un brav'uomo, un uom d'onor.

E tu pur mi troverai

degno tuo cooperator.

 

CONTINO

 

Eh! Sta zitta malandrina,

di scherzar non è momento.
Scaramuccia m'assassina,
m'ha tramato un tradimento;
ma l'aspetto a tempo e a loco,
ma vedrem alfin del giuoco,
ma vedrà co' pari miei
che guadagna un giuntator.

Col suo ridere costei

fiamme accresce al mio furor.

 

TOMASO
(ad Elena con enfasi)

 

Cara pecora smarrita,

non temete fate core:
io son qua per darvi aita,
siete in braccio del pastore.
Vostro padre disperato,
solo, vedovo, malato
da lontano a sé v'appella,
vi perdona e v'ama ancor.

O smarrita pecorella,

torna, torna al tuo pastor.

 

SCARAMUCCIA
(al Visconte)

 

Una vittima svelarvi

ho promesso, e la vedete.
Quest'è tempo di mostrarvi
quel magnanimo che siete.
Deh non sia della meschina
consumata la rovina:
per mio mezzo intatta ell'esca
dalle man del seduttor.

(Questa fia, se ben riesca,

di mie farse la miglior.)

 

SANDRINA
(al Contino)

 

E così, Contino mio,

perché fate il brutto viso?
Vi dispiace che lo zio
v'abbia colto all'improvviso?
Ma il destin è così fatto.
Tanto al lardo corre il gatto
che rimane alla fin fine
preso al laccio ingannator.

Villanelle, e contadine

vendicar pur volle amor.

 

LELIO, CORO

 

(Questa in vero me la godo...

è bizzarra la commedia.
Aspettiam: veggiamo il modo
che il Contino ci rimedia.
Bell'imbusto! Bel galante!
N'hai già fatte tante e tante,
che giustizia non saria
se ad uscir ne avessi ancor.

È finita la pazzia

è venuto il punitor.)

 
 

(un momento di silenzio)

 

VISCONTE

 

(appressandosi severo al Contino)

Enrico!

TOMASO

 

(Ah! ah! ci siamo.)

VISCONTE

 

Che vuol dir ciò?

CONTINO
(imbarazzato)

 

Voi lo vedete...

VISCONTE

 

Io vedo

che della mia bontà troppo t'abusi,
e che conviene che un esempio io dia.

ELENA

 

Signore, la colpa è mia.
Siate con lui pietoso. Esso a quest'ora
già sposato m'avria, se voi non foste
avverso al nostro amor.

VISCONTE
(con sarcasmo)

 

Ah! il reo son io!

Ma il fallo emenderò.

CONTINO

 

(Che imbroglio è il mio!)

VISCONTE

 

Elena, non temete:
meco venite; più decente albergo
avrete in casa mia.

CONTINO

 

Come signore?

(Avessi almen dell'opera il contratto!)

 
 

atto
Secondo

scena Decima
ultima

Uno Staffiere che reca una lettera, e detti.

 

STAFFIERE

 

Ecco un foglio, o Contino.

CONTINO

 

Oh gioia!

TUTTI

 

(È matto.)

CONTINO

 

Nessuno ha su costei
autorità. Da questo è dessa
ballerina dell'opera francese,
il di cui privilegio è manifesto.
Questo è il decreto...

(aprendo il foglio)

VISCONTE

 

È questo

l'ordine che ti chiude alla Bastiglia.

CONTINO

 

(leggendo)

Che vedo?

TUTTI

 

Oh questa è bella!

SANDRINA

 

A meraviglia.

Quand'è così, signore,
la Bastiglia sarà per molto tempo
l'ordinaria dimora del Contino.

VISCONTE

 

Come? Perché?

SCARAMUCCIA

 

(Indovino

il suo pensier.)

SANDRINA

 

Se la Bastiglia è pena

per avere ingannata una zitella,
un'altra ei ne ingannò; ne paghi il fio.

CONTINO

 

(Barbara!)

TUTTI

 

E l'altra dov'è?

SANDRINA

 

Zitti... son io...

 

SANDRINA

 

In questa carta autentica,

che a tutti manifesto,
sposare Sandrina ei s'obbliga
senza cercar pretesto. ~
È chiaro il mio diritto, ~
mirate: «Io sottoscritto
giuro, prometto», etcetera
«Segnato Pontigny».

TUTTI

 

E c'era questa lettera?

SANDRINA

 

C'era, signori, sì.

 

ELENA

 

Misera me!

TOMASO

 

(Corbezzoli!

È il gallo del villaggio.)

SANDRINA

 

Ma che? voi siete mutoli?
Contin, dov'è il coraggio?

CONTINO

 

Mio zio!...

VISCONTE

 

Che zio! Giurasti:

sai che vuol dire, e basti.

CONTINO

 

Sandrina!...

SANDRINA

 

Qua la mano.

CONTINO

 

Pietà Sandrina!

SANDRINA

 

È vano.

CONTINO

 

Sposarti in vece d'Elena?
In carcere morrò.

SANDRINA

 

(Qui ti volea!)

TUTTI

 

(L'imbroglio

che fine avrà non so.)

 

SANDRINA

 

Signor Conte, a voi consegno

il suo foglio sciagurato,
egli è sciolto dall'impegno,
ma col patto ch'io dirò.

TUTTI

 

Parla... parla...

SANDRINA

 

Con costei

su due piè sia maritato;
altrimenti i dritti miei
nuovamente io sosterrò.

TUTTI

 

Via, risolvi...

CONTINO

 

Pronto io sono.

TUTTI

 

Viva, viva!

ELENA

 

Oh mio contento!

CONTINO

 

E voi, zio?

VISCONTE

 

Ti do perdono

se verace è il pentimento.

LELIO
(a Sandrina)

 

Or che tu pensasti altrui,
devi a te pensare un po'.

TOMASO

 

Sposo tuo, qual vuoi di nui?

SANDRINA

 

Mah... deciso ancor non ho.

Vo' godermi un poco ancora

della cara libertà.

Ah, pur troppo verrà l'ora

che rapita a me sarà.

Vo' studiar se posso al mondo

diventare qualche cosa:
l'alma mia, non ve 'l nascondo,
è un tantino ambiziosa:
se verrò così bel bello
un'attrice di cartello,
il mio core poverino
all'amore penserà.

Ho speranza che un Contino

anche a me toccar potrà.

TUTTI

 

Cominciasti così bene,

che affermar, giurar conviene,
che un'attrice un dì sarai
della prima qualità.

LELIO,

 

Ah! di me ti sovverrai

se un Contin ti mancherà.

TOMASO

 
 

(gioia generale)

 
 
 

Fine ATTO II

 

 

ATTO I 

ATTO II 

 
 

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