[Sinfonia]

 

atto
Primo

scena
Prima

Giardino delizioso adorno di vari fiori, con veduta del palazzo del Marchese.
Cecchina sola.

 

[N. 1 - Aria di Cecchina]

 

CECCHINA

 

Che piacer, che bel diletto

è il vedere in sul mattino
co' la rosa il gelsomino
in bellezza gareggiar!

E potere all'erbe e ai fiori

dir: «Son io, coi freschi umori,
che vi vengo ad adacquar».

 

CECCHINA

 

Ah, non potea la sorte
in mezzo al caso mio duro e funesto,
esercizio miglior darmi di questo.
Povera sventurata!
Non so di chi son nata:
questo è il triste pensier che mi tormenta;
pur, tra le piante e i fiori
trovo il solo piacer che mi contenta.
Godo co' le mie mani
un germoglio troncar dall'arboscello,
e mirarlo cresciuto arbor novello.
Godo io stessa innestar sul prun selvaggio,
in dolce primavera,
or le pesche succose ed or le pera.

 
 

atto
Primo

scena
Seconda

Mengotto e la suddetta.

 

MENGOTTO

 

Oh, Cecchina, buon giorno.

CECCHINA

 

Mengotto, ti saluto.

MENGOTTO

 

Eccomi: ad aiutarti io son venuto.

CECCHINA

 

Tardi venisti, affé.
Ho adacquato da me quanti tu vedi
nei bei recinti erbosi,
opra delle mie man, fiori odorosi.

MENGOTTO

 

Manca nel tuo giardino,
manca, Cecchina bella, il più bel fiore.

CECCHINA

 

Qual è il fior che vi manca?

MENGOTTO

 

Il fior d'amore...

CECCHINA

 

Non so che cosa sia.

MENGOTTO

 

Cara Cecchina mia,
senti che fiore è questo, e dimmi poi
se in beltà, se in piacer sorpassa i tuoi.

[N. 2 - Strofa di Mengotto]

MENGOTTO

 

Quel che d'amore

si chiama il fiore
è d'un bel core
la fedeltà.

D'un'alma fida,

d'un core onesto,
più bell'innesto
no, non si dà.

[N. 3 - Recitativo e strofa di Cecchina]

CECCHINA

 

Eh, Mengotto, Mengotto,
di questo fior sì bello
che il tuo labbro e il tuo cor vanta così,
intesi a dir questa canzone un dì.

 

CECCHINA

 

Ogni amatore

nel proprio core
il fior d'amore
vantando va.

Ma dove nasca

la bella pianta
che il labbro vanta
nessuno il sa.

 

MENGOTTO

 

Posso farti vedere
che la pianta felice
di Mengotto nel seno ha la radice.
Sì, ti sarò fedele, fedelone;
bastami solo un po' di compassione.

CECCHINA

 

Compassione da me ne avrai da vendere,
ma di più non so dar: più non pretendere.

MENGOTTO

 

Niente, niente d'amor?

CECCHINA

 

Sì: se ti basta

quell'amor con cui s'amano
i fratelli, gli amici,
nell'innocente amor c'entri anche tu
come amico e fratello, e niente più.

MENGOTTO

 

Ah, Cecchina, al mio foco
fratellanza, amicizia, è troppo poco.
Ma piuttosto che niente
amami da parente. Un dì, chi sa?
Parentela fra noi cangiar potrà.

 

[N. 4 - Aria di Mengotto]

 

MENGOTTO

 

Non comoda all'amante

l'affetto di parente
però meglio è che niente:
mi voglio contentar.

Se mi ami da fratello

un dì, visetto bello
potrà la sorellina
sposina, diventar.

(parte)

 
 

atto
Primo

scena
Terza

Cecchina, poi il Marchese.

 

CECCHINA

 

Per dir la verità
sento qualche pietà per lui nel core,
ma mi fa ingrata un mio segreto amore.
Non ardisco di dirlo,
mai nessuno il saprà...
Oh ciel! dove m'ascondo? Eccolo qua.

IL MARCHESE

 

Brava, sei di buon'ora
questa mane venuta al tuo mestiere.

CECCHINA

 

Signor, fo il mio dovere.

IL MARCHESE

 

Ma non voglio

che così t'affatichi. Altri ci sono,
e villani e villane,
fatti per queste cose grossolane.
Tu sei una ragazza tenerina,
tu sei...

CECCHINA

 

Cosa, signor?

IL MARCHESE

 

La mia Cecchina.

CECCHINA

 

Certo, son cosa vostra
se voi mi date il pane.
Comandar mi potete.

IL MARCHESE

 

Ben, comando
e voglio e dico, ed obbedir conviene
che tu, Cecchina mia... mi voglia bene.

CECCHINA

 

Signor, con sua licenza.

(vuol partire)

IL MARCHESE

 

Dove vai?

CECCHINA

 

Ancor non adacquai
certe piante novelle...

IL MARCHESE

 

Eh! che c'è tempo!
Senti... ti vuò parlar... vuò confidarti...
(Non posso più: voglio scoprirle il core.)

CECCHINA

 

(Mi batte il seno... Ah, non tradirmi, amore!)

IL MARCHESE

 

Tu sei una fanciulla
che merita un tesoro;
un amante son io che da te brama
grata corrispondenza.
Cara, non mi negar...

CECCHINA

 

Con sua licenza.

(parte correndo)

 
 

atto
Primo

scena
Quarta

Il Marchese solo.

 

IL MARCHESE

 

Senti senti, Cecchi... Va come il vento!
Eh, dal suo turbamento
capisco che mi adora,
ma teme a dirlo, ed è innocente ancora.

 
 

atto
Primo

scena
Quinta

Sandrina con due canestri di frutti, e detto.

 

[N. 5 - Strofa di Sandrina]

 

SANDRINA

 

Poverina, tutto il dì

faticar deggio così!
Lavorare e coltivar,
e le frutta ho da portar.

E son tanto tenerina,

poverina,
chi mi viene ad aiutar?

 

IL MARCHESE

 

(Costei amica è di Cecchina. Io voglio
confidarmi con lei.) Sandrina, appunto
ho bisogno di te.

SANDRINA

 

Con questo peso

trattenermi non vuò.

IL MARCHESE

 

Via, non ci vede alcun: t'aiuterò.

(leva a Sandrina i cesti dalle spalle, e li pone in terra)

SANDRINA

 

(Oh, credere conviene
che il padrone davver mi voglia bene.)

IL MARCHESE

 

Dimmi... ma pria ch'io passi
a confidarti il core,
vorrei saper se mai provasti amore.

SANDRINA

 

Dirò... così e così...

IL MARCHESE

 

Dunque sai cosa è amore?

SANDRINA

 

Eh, signor sì!

IL MARCHESE

 

Sappi, te lo confido,
ch'io sono innamorato,
e bisogno ho di te.

SANDRINA

 

(Eh, già lo vedo: è innamorato in me.)

IL MARCHESE

 

Altri che tu, Sandrina,
non mi puole aiutar.

SANDRINA

 

Oh, sì signore!

Comandatemi pur: son di buon core.

IL MARCHESE

 

Amo.

SANDRINA

 

L'avete detto.

IL MARCHESE

 

Ma sai qual sia l'oggetto?

SANDRINA

 

Non so dire...

ma... quasi il mio cervello
se 'l pensa e l'indovina.

(mostrandosi lieta)

IL MARCHESE

 

Senti, te lo confido: amo Cecchina.

(Sandrina si mortifica)

IL MARCHESE

 

So che amica le sei; fra voi ragazze
confidarvi solete;
e a ragionar con te
non avrà quel rossor ch'ella ha con me.

SANDRINA

 

Signore, vi dirò...
Contadina son nata
ma non mi piace far quest'imbasciata.

IL MARCHESE

 

Oh, che sciocco discorso!
Si tratta d'un'amica
si tratta d'un padrone.
E ti regalerò.

SANDRINA

 

(Mi voglio vendicar.) Vi servirò.

IL MARCHESE

 

Poc'anzi le parlai,
ma dir non terminai.
Tu, Sandrina, per me le parla un poco.
Dille che tutto foco...
dille che gli occhi suoi...
dille che, se vorrà... capir mi puoi.

 

[N. 6 - Aria del Marchese]

 

IL MARCHESE

 

È pur bella la Cecchina!

Mi fa tutto giubilar.

Quando parla modestina,

mi fa proprio innamorar.

Quel bocchino piccinino,

quegli occhietti sì furbetti...
Ah, di più non si può far.

Ma tant'altre vanarelle,

che von' far le pazzarelle,
non le posso sopportar.

Via le belle, via le brutte

vadan tutte:
sol Cecchina voglio amar.

(parte)

 
 

atto
Primo

scena
Sesta

Sandrina, poi il Cavaliere Armidoro.

 

SANDRINA

 

Dille, parlale... Oh certo! sì signore!
Affé, non son sì pazza;
anch'io son tal ragazza
che può avere l'amor d'un cavaliere,
né per altri vuò far questo mestiere.

IL CAVALIERE

 

Villanella gentil...

SANDRINA

 

La riverisco.

IL CAVALIERE

 

Siete voi del recinto?

SANDRINA

 

Sì, signore.

IL CAVALIERE

 

Saper vorrei se la padrona è alzata.

SANDRINA

 

No 'l so, ché ritornata
son di lontano or ora
a portar queste frutta alla signora.

IL CAVALIERE

 

(accennando i cesti)

Si può veder?

SANDRINA

 

Chi siete?

IL CAVALIERE

 

Il Cavaliere

Armidoro son io, cui la Marchesa
destinata è in isposa, e qui mi sprona
desio di riverirla.

SANDRINA

 

Mi consolo, signor, vado a servirla.
Oh, che la mia padrona
è tanto e tanto buona!
Con lei certo sarete fortunato;
ma... vi tocca un gran pessimo cognato.

IL CAVALIERE

 

Il Marchese?

SANDRINA

 

Signore...

io non voglio dir mal... ma se sapeste...
Basta, non vuò parlare,
perché il vizio non ho di mormorare.

IL CAVALIERE

 

Ditemi in cortesia:
meco parlar potete.

SANDRINA

 

Ve 'l dirò in confidenza. Ma tacete.

IL CAVALIERE

 

Levatemi di pena.

SANDRINA

 

È innamorato

di certa simoncina
nominata Cecchina,
giovane forestiera,
che fa la giardiniera. Non si sa
dove sia nata, né di chi sia figlia.
Ed ei non si vergogna,
non dico sol d'amarla,
ma si crede che voglia anche sposarla.

IL CAVALIERE

 

Possibil che ciò sia?

SANDRINA

 

Ve l'assicuro.

IL CAVALIERE

 

Ah, se ciò fosse vero,
pria di porger la mano alla Marchesa,
ci penserei ben bene.

SANDRINA

 

È tanto vero,

e con tal fondamento ora vi parlo,
che anche sull'onor mio posso giurarlo.

 

[N. 7 - Aria di Sandrina]

 

SANDRINA

 

Sono una giovane

che in vita mia
tacciar non possono
d'una bugia;
e non so fingere
non so mentir.

Il mio padrone...

non vuò parlare.
La giardiniera...
non vuò ciarlare.
So tutto il resto,
ma più di questo
non voglio dir.

(parte con i suoi cesti)

 
 

atto
Primo

scena
Settima

Il Cavaliere Armidoro solo.

 

[N. 8 - Aria del Cavaliere Armidoro]

 

IL CAVALIERE

 

Amo, è ver, la Marchesa,
son contento di lei,
ma un sì vil parentado io sdegnerei.
E innanzi che mi giunga
ad acciecare il faretrato arciero,
scoprir vogl'io se un tal periglio è vero.

 
 

IL CAVALIERE

 

Della sposa il bel sembiante

favellar mi sento al core:
ma la gloria, ma l'onore
son costretto a consigliar.

Ché l'amor nel seno amante

può languire e venir meno,
ma l'onor nel nostro seno
co' la vita ha da durar.

(parte)

 
 
 
 
 
 

atto
Primo

scena
Ottava

Appartamenti terreni corrispondenti al giardino.
La Marchesa, poi Paoluccia.

 

LA MARCHESA

 

Caro albergo di pace
lungi dal mormorio, lungi dal tedio
di città popolosa,
sempre dolce mi fosti. A te d'intorno
spira un aere giocondo, un ciel sereno,
ma ora sei al cuor mio piacevol meno:
mancami il bel che adoro,
mancami d'Armidoro il dolce aspetto
a compir fra quest'aure il mio diletto.

PAOLUCCIA

 

Presto, presto, la mancia; in questo punto,
sarà contenta, il Cavaliere è giunto.

LA MARCHESA

 

Va', che impaziente l'amor mio l'aspetta.

PAOLUCCIA

 

(Capperi! la signora ha una gran fretta.)

(parte)

LA MARCHESA

 

Ah, convien dir che i nostri cori amanti
s'intendano assai bene:
io pensavo allo sposo, ed ei se n' viene.

 
 

atto
Primo

scena
Nona

Il Cavaliere Armidoro, Poluccia e detta.

 

PAOLUCCIA

 

(Via, si va così lento
a riveder la sposa?)

LA MARCHESA

 

Ah, che opportuno

vi ha guidato il destino.

IL CAVALIERE

 

Adorata Marchesa, a voi m'inchino.

LA MARCHESA

 

Ohimè! nel vostro ciglio
veder non parmi il bel sereno usato.

PAOLUCCIA

 

(Lo diceva ancor io: pare insensato.)

IL CAVALIERE

 

Compatite un affanno
che mi turba la quiete: il mio costume
per lungo uso vi è noto. Allor che in seno
nutro qualche dolor, qualche sospetto,
deggio in viso mostrarlo a mio dispetto.

PAOLUCCIA

 

(Certo un uomo sincero è un gran portento:
credo non se ne dian quattro per cento.)

IL CAVALIERE

 

Detto mi vien per certo
che il Marchese invaghito
sia di femmina vile, e che destina
sposarla ancor.

LA MARCHESA

 

E chi è costei?

IL CAVALIERE

 

Cecchina.

LA MARCHESA

 

Spero che non sarà; di mio germano
conosco il cor; ma se dal cieco amore
si lasciasse tradir? Se mai cedesse
al desio delle nozze inonorate
Armidoro crudel, voi mi lasciate?

IL CAVALIERE

 

Quel che farei non so. So che vi adoro,
so che mi costerebbe,
il perdervi, la vita; ma non deggio,
ad onta dell'amor che mi consiglia,
il decoro tradir di mia famiglia.
Deh, procurate in tempo
impedir che ciò segua. Idolo mio,
che sarebbe di me, se mai perdessi
d'un sì bel core il prezioso acquisto?
Ah, il pensarvi m'uccide! Ah, non resisto!

(parte)

 
 

atto
Primo

scena
Decima

La Marchesa e Paoluccia.

 

LA MARCHESA

 

Temeraria! Per lei
perderò chi m'adora?

(a Paoluccia)

Chiamami la Cecchina.

PAOLUCCIA

 

Sì, signora,

la chiamerò; sgridatela ben bene,
quest'incognita ardita e presuntuosa,
ch'esser vorria d'un cavalier la sposa.

 

[N. 9 - Aria di Paoluccia]

 

PAOLUCCIA

 

Che superbia maledetta,

che si vede a dominar!

Ogni misera donnetta

si procura d'innalzar.

Non vi è più fra le persone

quella giusta proporzione
che si usava praticar.

Ciascuna oggidì,

col chicchirichì,
lustrissima sì...

Bracciere di qua,

bracciere di là!

Pomposa... vezzosa...

brillando se n' va.

(parte)

 
 

atto
Primo

scena
Undicesima

La Marchesa, poi Cecchina.

 

LA MARCHESA

 

Manderò la sfacciata
a far vita meschina e ritirata.
Ma per sfuggire col german l'impegno
finger è forza, e simular lo sdegno.

CECCHINA

 

Eccomi a' suoi comandi.

LA MARCHESA

 

Sì, Cecchina,

fosti sempre bonina, e lo sarai;
e un piacer che ti chiedo or mi farai.

CECCHINA

 

Vuol, parlando così, mortificarmi:
la padrona ha il poter di comandarmi.

LA MARCHESA

 

Aspasia mia sorella
brama una giardiniera. Ella pregommi
ch'io t'avessi al suo desir concesso
e di cederti ad essa ho già promesso!

CECCHINA

 

(Povera me!)

LA MARCHESA

 

Sollecita

renditi al cenno mio.

CECCHINA

 

Dunque, signora,

seco non mi vuol più?
Non l'è più cara la mia servitù?

LA MARCHESA

 

Sì, mi sei cara; e se di te mi privo,
alfin ti mando dai congiunti miei.

CECCHINA

 

Ma io... padrona... voglio star con lei.

LA MARCHESA

 

Lo dici per amor?

CECCHINA

 

Certo... lo giuro.

LA MARCHESA

 

Dunque, se dell'amore
per la padrona tua vanti sincero,
mostra coll'obbedir che dici il vero.

CECCHINA

 

Signora mia... con vostra permissione...
l'ha saputo il padrone?

LA MARCHESA

 

Co' le donne

ei non ci deve entrare.
Vattene, e non mi far più replicare.

CECCHINA

 

Obbedirò: ma se il padrone mio...

LA MARCHESA

 

La padrona son io.

CECCHINA

 

Non dico, ma l'andarmene di qua
senza dirlo al padrone, è inciviltà.

LA MARCHESA

 

Che giovane civile!
Vanne, non replicare:
o, disgraziata, ti farò portare.

(Cecchina resta mortificata e piangente)

 
 

atto
Primo

scena
Dodicesima

Il Marchese e dette.

 

IL MARCHESE

 

Cecchina, di te appunto
cerco e ricerco, e non ti trovo mai.
Piangi? perché? cos'hai?

LA MARCHESA

 

Da mia germana

a me fu ricercata,
ed io per civiltà gliel'ho accordata.

IL MARCHESE

 

Oh, signora sorella,
vi è una difficoltà:
io non voglio che vada, e non andrà.

LA MARCHESA

 

Sì, sì, cotal ripulsa,
amabil cavaliero,
quel che in dubbio credea mostra esser vero.
Voi l'amate, l'indegna.

IL MARCHESE

 

E perché no?

LA MARCHESA

 

La volete sposar?

IL MARCHESE

 

Questo no 'l so.

LA MARCHESA

 

Perfida, disgraziata!
Se pentir non ti fo, non son chi sono.

CECCHINA

 

Signor, meco si sdegna,
ed io colpa non ho.

LA MARCHESA

 

Sei un'indegna.

 

[N. 10 - Aria di Cecchina]

 

CECCHINA

 

Una povera ragazza,

padre e madre che non ha,
si maltratta, si strapazza...
questa è troppa crudeltà.

Sì, signora, sì, padrone,

che con vostra permissione
voglio andarmene di qua.

Partirò... me ne andrò

a cercar la carità.

Poverina... la Cecchina,

qualche cosa troverà.

Sì, signore, sì, padrona,

so che il ciel non abbandona
l'innocenza e l'onestà.

(parte)

 
 

atto
Primo

scena
Tredicesima

Il Marchese e la Marchesa.

 

LA MARCHESA

 

Bell'onor della casa!
Bel rispetto che avete a una germana!

IL MARCHESE

 

Per voi ho del rispetto,
per voi ho dell'affetto,
vi venero, vi stimo,
siete del sangue mio:
ma, signora, vuò far quel che vogl'io.

(parte)

 
 

atto
Primo

scena
Quattordicesima

La Marchesa sola.

 

[N. 11 - Aria della Marchesa]

 

LA MARCHESA

 

No, non gli riuscirà, lo giuro al cielo.
A costo di morire
no, non la vuò soffrire.
Vanne, perfida, e aspetta
che lontana non è la mia vendetta.

 
 

LA MARCHESA

 

Furie di donna irata

in mio soccorso invoco.
Ah, che mi accresce il foco
un disperato amor.

Resa per un'ingrata

gioco d'avversa sorte
stragi, vendetta e morte
medita il mio furor.

(parte)

 
 
 
 
 
 

atto
Primo

scena
Quindicesima

Boschetto con veduta di campagna.
Paoluccia e Sandrina.

 

PAOLUCCIA

 

Si sa dov'è Cecchina?

SANDRINA

 

Io non so certo

dove se ne sia ita.

PAOLUCCIA

 

Chi sa che per timor non sia fuggita.

SANDRINA

 

Vorrei che se ne andasse
lontan le mille miglia.
Non solo fa all'amor con il padrone,
ma con tutti i villani; e il mio Mengotto,
innamorato e cotto
un dì de' fatti miei,
ora spasima e muor solo per lei.

PAOLUCCIA

 

E non si sa nemmeno
chi diavolo ella sia.

SANDRINA

 

Fu ritrovata

sulla strada bambina.

PAOLUCCIA

 

I suoi parenti

assassini saranno
che l'hanno abbandonata.

SANDRINA

 

Credo che da una zingara sia nata.

 
 

atto
Primo

scena
Sedicesima

Cecchina e dette, poi Mengotto, poi il Marchese.

 

[N. 12 - Quintetto, finale I]

 

CECCHINA

 

Vo cercando, e non ritrovo

la mia pace, il mio conforto,
e per tutto meco porto
una spina in mezzo al cor.

SANDRINA,

 

Che si fa per di qua?
Signorina, dove va?

PAOLUCCIA

 

CECCHINA

 

Care amiche, addio per sempre:

già vi lascio, e m'incammino
a cercar miglior destino,
a cercar sorte miglior.

(s'avvia verso la scena)

SANDRINA,

 

Vada pur, se se ne va,
mille miglia via di qua.

PAOLUCCIA

 
 

(s'incontra in Cecchina, e la trattiene)

MENGOTTO

 

Dove vai, Cecchina bella?

Dove vai, mio dolce amor?

SANDRINA,

 

Sì, signore, già si sa
coll'amante se ne andrà.

PAOLUCCIA

 

CECCHINA

 

Donne ingrate, m'insultate,

non avete carità.

SANDRINA,

 

(deridendola)

Mi condoni, mi perdoni
della mia temerità.

PAOLUCCIA

 

MENGOTTO

 

Vieni via, che mi contento

dell'amor di sorellina.

CECCHINA

 

D'una povera meschina
sia Mengotto il difensor.

SANDRINA,

 

Sia Mengotto il conduttor

dell'amante del padrone,
ed il povero babbione
sia mezzan del protettor.

PAOLUCCIA
(a Mengotto)

 

MENGOTTO

 

Del padrone?

SANDRINA,

 

Così è.

Il suo cor non è per te.

PAOLUCCIA

 

MENGOTTO
(a Cecchina)

 

Resta pur, se d'altri sei.

CECCHINA

 

Ah! congiura a' danni miei
tutto il mondo traditor.

(sopraggiunge il Marchese)

IL MARCHESE

 

Vuol Cecchina abbandonarmi?

Ah, crudel, no, non lasciarmi!
Dove vai, mio bel tesor?

SANDRINA,

 

Con Mengotto se ne va,
ch'è l'amato fortunato
che il suo cor si goderà.

PAOLUCCIA

 

IL MARCHESE

 

Con Mengotto?

SANDRINA,

 

Sì, signore.

PAOLUCCIA

 

IL MARCHESE

 

Vanne pur, ingrato core:
più di te non ho pietà.

CECCHINA

 

Sventurata... sciagurata...
Ah, di me cosa sarà?

IL MARCHESE

 

Vanne pur col tuo amorino.

MENGOTTO

 

Vanne pur col padroncino.

SANDRINA,

 

Bella... bella in verità!

PAOLUCCIA

 

CECCHINA
(al Marchese)

 

Ah, signor...

IL MARCHESE

 

Più non t'ascolto.

CECCHINA
(a Mengotto)

 

Senti tu...

MENGOTTO

 

Non son sì stolto.

CECCHINA

 

Care amiche: in carità!...

SANDRINA,

 

Mi perdoni, mi condoni
della mia temerità.

PAOLUCCIA

 

CECCHINA

 

Chi mi aiuta, per pietà?

SANDRINA,

 

No, per te non v'è pietà.

Chi di un sol non si contenta
si martelli, se ne penta:
a chi finge così va.
No, per te non v'è pietà.

PAOLUCCIA,

 

IL MARCHESE,

 

MENGOTTO

 

CECCHINA

 

Chi mi aiuta, per pietà?

 
 
 

Fine ATTO I

 

 

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Data creazione pagina: 24 Novembre 2009

Ultima variazione testo: 24 Novembre 2009

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