atto
Primo

scena
Prima

La scena: sala di prova di un teatro.
Sono in scena Corilla, Procolo, Luigia, Dorotea, Don Prospero, Guglielmo, l'Impresario, Biscroma e vari Coristi, tutti seduti intorno ad un pianoforte, in procinto di concertare l'opera.

 

[Introduzione]

 

BISCROMA

 

Cori, attenti e a tempo entrate;
siate pronti a far l'inchino;
raccomando le volate
coi trilletti in Elafà.
Dunque a noi! attenti!

TUTTI

 

Ma che si prova?

BISCROMA

 

La sortita dell'Ersilia
che smarrita, sbigottita,
poveretta, fa pietà.

[Insieme]

PROCOLO

 

Sentite la sua voce

come ben gorgheggerà!

 

CORILLA

 

Sentite la mia voce

come ben gorgheggerà!

 
 

DOROTEA

 

(Farmi far da comodino!...

quest'è troppo in verità.)

LUIGIA

 

(Darmi un sol recitativo?

Che dirà la mia mammà?)

BISCROMA

 

Su, proviamo, via silenzio

badi ognun a quel che fa.

TUTTI

 

Su, proviamo, via silenzio,

qui nessun si muoverà.

 

CORILLA

 

«E puoi goder, tiranno,

d'un cor che pena e geme;
trema d'un tanto affanno
vendetta, sì, il ciel farà.»

GUGLIELMO

 

«Frena quel pianto e spera.»

CORILLA

 

«E il caro bene?»

GUGLIELMO

 

«Vedrai.»

CORILLA

 

«Non più crudel sarai?»

GUGLIELMO

 

«Mi vinse alfin la pietà.»

CORILLA

 

«Ah! vicino è il bel momento

che a bearmi in lui ritorno.
Della gioia è questo il giorno
più non deggio palpitar.

A me vola, o bel momento

e rinnova nel mio petto
quel piacere e quel diletto
che fa l'alma inebriar.»

 

PROCOLO

 

Brava!

 

CORILLA

 

«A lei vola, o bel momento

e rinnova nel suo petto
quel piacere e quel diletto
che fa l'alma inebriar.»

 

DOROTEA

 

Dica un po' signor maestro

vi sarà per me il rondò?

GUGLIELMO

 

Per me l'aria con trompette?

LUIGIA

 

La «Romance» v'è, sì o no?

BISCROMA

 

Si dirigano al poeta.

GUGLIELMO,

 

(rivolti a Prospero)

C'è?

LUIGIA,

 

DOROTEA

 

PROSPERO

 

(indicando Biscroma)

Al maestro, io non lo so.

BISCROMA

 

Ma il libretto?...

PROSPERO

 

Lo spartito?...

BISCROMA

 

Or vi spiego...

PROSPERO

 

Or vi dirò...

GUGLIELMO,

 

Basta, basta ho già capito:
il poeta ed il maestro
han perduto per me l'estro,
perché lei

(indicando Corilla)

già l'intrigò.

D'avvilirmi in questo modo,

se madama ha nel pensier,
qui fra poco, a suo dispetto,
chi son io farò veder.

LUIGIA,

 

DOROTEA

 
 

IMPRESARIO

 

Il poeta ed il maestro

san pur quel che han da far.
Meno inchieste inopportune.

TUTTI

 

Su allegri prepariamoci
per la gran prova in scena,
che sento già gli applausi
dell'opera echeggiar.

GUGLIELMO,

 

(Appena il ciel imbruna

non mi farò trovar.)

DOROTEA

 
 

(tutti pianissimo)

 

[Insieme]

BISCROMA

 

(Alle note mie soavi

tutti in estasi andranno,
né frenare si potranno
nel sentirle picchettar.)

 

PROSPERO

 

(Alle care mie parole

tutti estatici saranno,
né frenare si potranno
nel sentirle articolar.)

 

GUGLIELMO, LUIGIA, DOROTEA

 

(Canto, musica e parole

tollerar non si potranno;
son cose, si diranno,
da far noia e sbadigliar.)

 
 

[Insieme]

BISCROMA

 

(Già in orchestra parmi udire:

viva, bravo, fuor maestro!
Già mi sembra di sentire
e gli evviva ad ascoltar.)

 

PROSPERO

 

(Già in teatro parmi udire:

viva, bravo il buon poeta!
Già mi sembra di sentire
e gli evviva ad ascoltar.)

 

CORILLA, PROCOLO

 

(A quei trilli, a quei passaggi

tutti in estasi ne andranno
né frenare si potranno
poi nel dolce gorgheggiar.)

 
 
 

IMPRESARIO

 

(Viva, bravo, fuori! sì,

scena, musica e parole
or risponde ai voli e al canto
e daranno un certo incanto
da far proprio spiritar.)

 
 

CORO

 

(Sì, sì già in scena parmi udire

un applauso trionfale;
viva, viva l'Impresario
che ci ha fatto divertir.)

 

BISCROMA

 

Bravi, bravi ragazzi!
Oh! son contento,
siete una manna, un balsamo, un portento.
Andate pur, andate.

 
 

atto
Primo

scena
Seconda

Il Coro esce.

 

BISCROMA
(all'Impresario)

 

Eh, che ne dite?

IMPRESARIO

 

La musica è divina,

grande la cavatina!...

BISCROMA

 

(Io l'ho rubata!)

CORILLA

 

Ma senza i miei gorgheggi,

gli smorzati, i crescendo,
i picchettati...

PROCOLO

 

Parrebbe una canzone

buona per colazione!

BISCROMA

 

Se lo dice il gran Procolo Cornacchia
sarà così, non replico.

CORILLA

 

Ed è vero, perché sono avvezzata al canto
degli autori oltramontani,
i quali dell'effetto e della novità,
non mai satolli,
in chiave mi ponean venti bemolli...

PROCOLO

 

Con trentasette diesis e bequadri
e una turba infinita di accidenti.

BISCROMA

 

(Che ti colgan tutti incontanenti.)

PROSPERO

 

Ma niuno a' versi miei
niun plauso arreca?
Gente di senno cieca!

BISCROMA

 

Ed hai ragione
perché se avanzerai di questo passo
dovrai finir dove ha finito il Tasso.

PROSPERO

 

A questa gloria aspiro.

GUGLIELMO
(a Biscroma)

 

Si lei vuol suono per mia cavatina,
io canto.

BISCROMA

 

Vuol provarla?

GUGLIELMO

 

Da... da... Provar.

BISCROMA

 

Via incominciamo.

 

[Aria]

 

GUGLIELMO

 

«Ah! tu mi vuoihi? che brahami? Che più sperar t'avanza?

Ertzilia! Ertzilia mia, la costanza sempre nel cor
maggior si fa, sì!
Un file io non sono! Credi ch'io t'abbandoni?
T'amo, sì, t'amo mio ben, né mai lontan da te sarò.»

 

BISCROMA

 

Ottimamente!

IMPRESARIO

 

Bravo!

PROCOLO

 

Non c'è male.

CORILLA
(a Prospero)

 

Dica un po', signor mio
al rondò ci ha pensato?
Sarà ben situato?

PROSPERO

 

Egregiamente!

CORILLA

 

Badi bene, poeta,
che se il rondò non ha catene
è inutile, non canto.

PROSPERO

 

Ella è curiosa!
Se Romolo è trionfatore e vien sul foro
in mezzo ad un concistoro
di popolo accorrente
e tripudiante,
mi sembran le catene fuor di luogo.
Facciam così: vi metterò a cavallo
e invece del rondò con le catene
lo avrete con le staffe... eh?...

CORILLA

 

Non va bene. Fate che il signor Romolo
venga trionfante in carcere
e le catene andranno a meraviglia.

PROSPERO

 

Ma lei per chi mi piglia?

CORILLA

 

Per quel che siete...

PROSPERO

 

A dir?...

CORILLA

 

Un ciabattino che fa da letterato;
ma in sostanza una bestia, un disperato.

PROSPERO

 

Chi rattoppa ciabatte
può rattoppare ancora il Metastasio:
eccone qui la prova aperta e chiara:

(eroicamente)

leggi i miei versi e a rispettarmi impara.

 

IMPRESARIO

 

Via, via provvederemo. Il nostro vate
vedrà di contentarla, la servirà.
Frattanto leggiamo il cartellone.

PROSPERO

 

E spicciamoci presto.

GUGLIELMO

 

Cosa faciute?

LUIGIA

 

Il cartellon si legge.

GUGLIELMO

 

Ah! cartellonie? Cavasciò!

AGATA

 

(internamente, con accento napoletano)

A me simile affronto? A me cospetto!
Mamm'Agata, briccone, te la farà pagare.

LUIGIA

 

È qui la mamma!

IMPRESARIO

 

Agata arriva? Cartellone, addio!

 
 

atto
Primo

scena
Terza

Agata, con tutti gli Attori precedenti.

 

AGATA

 

Di questa azion devi pagare il fio.

 

[Cavatina di Agata]

 

AGATA
(entrando)

 

Mascalzoni! sfaccendati! più creanza, più rispetto
miei signori, dove mai finor s'è visto
che non può venir la mamma a trovar la sua figlia,
quintessenza di bontà?

 

BISCROMA

 

Agatina datti pace...

AGATA

 

Giusto a te voglio parlà!
Hai pensato per Luigia?
L'hai già scritto il rondò?
Statte attento che se manchi
la città rivolterò.
Hai pensato?... dico a te.

BISCROMA

 

Si vedrà... ci penserò...

AGATA

 

Che vedrò... che penserò...
Anzi senti in abrégé
per far fare eruzione, che bellissima invenzione,
la mia mente escogitò: fa un cantabile a note trillanti,
poi l'allegro con gran sincopate e mia figlia,
scommetto la testa, un gran chiasso, maestro, farà.
Il violino col zicchete, zicchete,
accompagni il clarino e l'oboe col piripi, piripi,
il violone coi frunchete, frunchete;
poi va in terza col corno tutu,
e vedrai che nel l'orbe terracqueo pezzo eguale, maestro, non c'è.
Che invenzione sublime!... Eh? Che ne dici? Il celebre
maestro Paesanello non avria fatto una simile pensata.
Sarà di grande effetto sorprendente quel zicchete,
frunchete, tutu...

BISCROMA

 

(interrompendo)

Sì, sì più tardi parlerem di ciò.

Siedi fra me ed il tenor.

 

AGATA

 

Che si combina?

BISCROMA

 

Si legge il cartellone.

AGATA

 

A meraviglia!...

(a Guglielmo)

monsièr Stolonoff, votre servente.

GUGLIELMO

 

Oh!...

(con un inchino)

Io per voi, signora!

LUIGIA
(alla madre)

 

...Così tardi?

AGATA

 

Sono stata da quello... mi capisci?...
dall'amico dello scialle e a tutti i costi
m'ha trattenuta a far seco il supé...

BISCROMA
(rivolto a Corilla, in segreto)

 

...ed è ubriaca. Oh, poveretto me!

CORILLA
(rispondendogli)

 

...Sì, è ubriaca!...

IMPRESARIO

 

(leggendo il cartellone)

A Campi per la solita fiera s'aprirà la stagione
con il primo famosissimo spettacolo intitolato:
Romolo ed Ersilia...

PROCOLO

 

Fermi! La prima donna ha sempre la mandritta
sul cartello: dunque il dramma deve essere intitolato,
e il voglio, Ersilia e Mommolo; diversamente noi
non cantiamo.

DOROTEA
(arrabbiata)

 

Il titolo è stampato e non si cambia.

PROCOLO
(rispondendo)

 

Se Metastasio ha fatto un fallimento...

BISCROMA

 

Lui risponde di tutto.

DOROTEA

 

Io mi protesto.

BISCROMA

 

Ma lei signor poeta cosa fa?

PROSPERO

 

Dirò:

la legge antica di natura, vuol che sia
la donna avanti all'uomo e qui
ha torto Metastasio, ed ha sbagliato.

DOROTEA

 

Pur se così è stampato si deve dir così.

PROCOLO
(arrabbiato)

 

Né vuoi tacer ipsilonne di tutte le cantanti?

DOROTEA

 

A me?

BISCROMA

 

(trattenendo Procolo)

Prudenza!

PROCOLO
(all'Impresario)

 

Inseguitate.

BISCROMA

 

Avanti.

 

IMPRESARIO

 

(riprendendo la lettura)

...intitolato «Romolo ed Ersilia» del cesareo
poeta Metastasio, accompagnata per questa
circostanza da Prospero Zampogna fra arcadi
«Melampo Stivalonico» con musica del classico
Biscroma Strappaviscere. Prima donna assoluta...

PROCOLO

 

(interrompendo)

Zitti!... e ciascun si levi.

DOROTEA
(gelosa)

 

A che proposito?...

PROCOLO

 

Madama, nostra moglie è nominata!...

AGATA

 

Che tu possa morir d'una stoccata.

IMPRESARIO

 

...la signora Corilla Fiorilla Petronilla
Scortichini...

AGATA

 

E con tutti questi illa

starebbe bene un po' d'anguilla!...

DOROTEA
(ironica)

 

Graziosa!...

IMPRESARIO

 

...Primo musico Dorotea

Frescopane.

DOROTEA

 

Al servizio.

(fa un inchino)

IMPRESARIO

 

Di chi?

DOROTEA

 

Dell'«Accademia del Missipipì».

 

IMPRESARIO

 

A noi.

(legge)

Primo tenore Guglielmo Antolonoff.

GUGLIELMO

 

Nix cavasciò!... mi chiamo Antolstoinoloff.

(leva di tasca la tabacchiera)

AGATA

 

Che razza di cognome!...

IMPRESARIO
(a Prospero)

 

Scriva lei.

AGATA

 

(togliendo la tabacchiera di mano a Guglielmo)

Caro il mio Stoltoinoff, tiene tabacco?

GUGLIELMO

 

(tentando di riprendere la tabacchiera)

Dà... dà...

AGATA

 

Qua una presuccia. Oh, bella! bella!

(a Luigia)

Sembra la tabacchiera che ho perduto nel
Teatro del Gambero, ti pare?

LUIGIA

 

Sì, rassomiglia.

GUGLIELMO

 

Is vol ti?

LUIGIA

 

Mille grazie!...

AGATA

 

Che grazie, ignorantina! Quand'un cortesemente
offre una bagatella, non è buona creanza di rifiutar!

(a Guglielmo)

Donné muà...

(riprende la tabacchiera e dice)

gras, gras.

GUGLIELMO
(commentando)

 

Stata gripò la mamma.

 

DOROTEA
(all'Impresario)

 

Ditemi un po', signor, chi canta il primo?

IMPRESARIO

 

Dopo le parti secondarie

(indicando il tenore)

è lui.

GUGLIELMO

 

Blagaderò, blagaderò.

AGATA

 

(Chi lo capisce?)

(forte)

Ehi, signor Stinoloff, che ora abbiamo?
Veda, veda per grazia!

(tentando di prendergli l'orologio)

Oh! caro!... che bell'orologio!

GUGLIELMO

 

(contrastando)

Vedo bello... star brutto.

AGATA

 

(Screanzato!)

CORILLA
(a Prospero)

 

Chi è l'ultimo?

PROSPERO

 

Il primo uomo.

PROCOLO

 

No, essere deve madama mia moglie o non cantiamo.

DOROTEA
(protestando)

 

In questo modo adunque ella mi tratta?
Le convenienze mie le voglio tutte.

GUGLIELMO

 

Io pur mie convenienze!...

IMPRESARIO

 

Oh, sì, le avrete!

CORILLA

 

Dopo le mie però.

DOROTEA
(stizzita)

 

Dopo le sue?

Io saprò terminar ogni questione.

(parte)

GUGLIELMO

 

Anche per me è finita.

(parte)

 

AGATA

 

Ah, cospettone! Non mi son mai trovata in tanti
impicci.

(rivolta a Corilla)

Non ti ricordi più quando vendevi,

or son quattr'anni, in piazza i pasticetti
che il Procol tuo faceva tanto perfetti?

BISCROMA

 

Brava la mamma, brava!

 
 

atto
Primo

scena
Quarta

Gli Attori rimanenti.

 

[Aria di Procolo]

 

PROCOLO

 

Noi pasticceri, noi?... Povera gente,

si vede ben che non sapete niente.

Che credete che mia moglie

sia di quelle canterine
mediocri, anzi a dozzine?

Che per farsi scritturare

a' sensali soglion dare
su le paghe la metà?

No, signori, essa è una stella

dell'armonico emisfero
virtuosa quanto bella,
potpourri di rarità.

Fin nell'utero materno

fece spaccio di volate;
scale, poi, semitonate
si sentìan ne' suoi vagiti
e sorpresi e sbalorditi,
dicean tutti i professori,
s'ella è tal ne' primi albori,
nel suo giorno che sarà?

Annunziavan le gazzette

le sue doti portentose;
per le poste e le staffette
grandi offerte luminose
le spediva ogni impresario
per poterla scritturar.

Non di svanziche o quattrini

nei contratti si parlava,
di dobloni, di luigi, di zecchini, si trattava;
viaggio, alloggio, pranzo e cocchio
prometteangli a più non posso
e per lei s'era già mosso
tutto l'orbe sublunar.

Mille e mille signorine, potenti e milionari,

militari e negozianti, finanzieri e mezzo ceto,
gareggiavan tutti quanti
le sue grazie a meritar.

E osate, o vili insetti,

la mia moglie disprezzar?

A vendicar le ingiurie che fate a tal gioiello,

m'impresta Giove i fulmini, Vulcano il suo martello.
Ancor chi è il gran Procolo, non conoscete bene.

Tremate, enti vilissimi! Per voi non v'è difesa!

Se nella moglie offesa la fama mia sarà!

In Parigi, in Catalogna,

nella Scozia ed in Guascogna
la bandiera, anzi l'antenna,
sovr'ogni altra ci piantò!

Tremate, enti vilissimi! Per voi non v'è difesa!

Se nella moglie offesa la fama mia sarà!

(parte)

 

IMPRESARIO
(assai turbato)

 

Qui mi si vuol far perdere la vita,
ma la farò finita!
Io vado a ricorrere a chi si deve.

(parte)

 

AGATA
(rivolta a Biscroma)

 

Or s'è parlato di arie, di rondò;
ma il duetto di Corilla con mia figlia è
già pronto, con cori e ballo analogo?

LUIGIA

 

Lo voglio!

BISCROMA
(seccato)

 

Eh, andate al diavolo!

(parte)

 

AGATA

 

(consegna una moneta alla figlia)

Prendi... fattelo fare, dagli un paolo.

(Luigia esce)

 
 

atto
Primo

scena
Quinta

Agata e Corilla.

 

[Duetto]

CORILLA

 

Senti, madama squinzia: io non canto il duetto
con tua figlia!

AGATA

 

Metto allor tanto di baffi

e poi...

CORILLA

 

Che fai?

AGATA

 

Che fo?... ti prendo a schiaffi!

 

CORILLA

 

Ch'io canti un duetto; con chi?... con tua figlia?
Che tu lo pretenda non è meraviglia!

La sciocca son io

che tollero ancora
cotanta insolenza
che oltraggio mi fa.

AGATA

 

Evviva la Pasta, la Storchio, la Patti! Si è posta
in superbia, ma, vèh, quanto è trista!

L'altr'ieri a Milano

facea la corista
e poi da gran dama
vuol farla ora qua.

 

CORILLA

 

O modera i termini, mammaccia del diavolo,

o in pezzi la cuffia in aria andrà.

AGATA

 

Se un dito mi tocchi, io mando da Procolo

madama la moglie graffiata qual va.

CORILLA

 

Non canto il duetto

l'ho già stabilito.

AGATA

 

Biscroma lo vuole.

CORILLA

 

Gli hai fatto un vestito?

AGATA

 

Lo vuole il poeta...

CORILLA

 

Gli hai dato moneta?

AGATA

 

Madama, madama!

CORILLA

 

Tua figlia è seconda,
io donna sublime.

Io celebre artista maggior tra le prime,

con una donnetta che stona se canta,
mostrarmi sul palco sarebbe viltà.

AGATA

 

Mia figlia è seconda che batte le prime,

quand'era seconda nemmeno eri terza.

CORILLA

 

Orsù vanne fuori, non starmi a seccare

dai miei protettori ti faccio accoppare.

AGATA

 

Di questi a migliaia mia figlia ne tiene:

il duca dell'Aia, il conte d'Atene,
don Mario Panzotta, don Bartolo Arrischia,
il duca Pilotta, il principe d'Ischia.

Studenti a ventine, soldati a dozzine,

mia figlia se vuole sortendo in teatro
un melo granato gettare ti fa.

CORILLA

 

Ah, vecchia pettegola!...

AGATA

 

Sei gialla, sei brutta...

CORILLA

 

I fumi già salgono...

AGATA

 

...di fuoco son tutta...

CORILLA

 

...ti voglio graffiare...

AGATA

 

...ti voglio svisare...

CORILLA

 

...ti voglio imparare che sia civiltà.

AGATA

 

Guardate la gazza, ve'! quanto ne fa!

CORILLA

 

Ah, tutta convellere la rabbia mi fa,

divento una vipera che freno non ha.

AGATA

 

...ma crepa, ma schianta

l'avrai da cantar!

(partono inviperite)

 
 

atto
Primo

scena
Sesta

Rientra l'Impresario, con Prospero e Procolo.

 

IMPRESARIO

 

Siam minacciati da un grave pericolo:
il tenore vuol fuggire... e allora?...
che faremo?

PROSPERO

 

All'uso degli antichi:

di quel che non avevan facevan senza!

PROCOLO

 

Niente paura! Ci son io! Io lo rimpiazzo!

IMPRESARIO

 

Ma la parte è difficile, di grand'impegno!

PROCOLO

 

Sono uomo di grande ingegno.
Di parte io non ho d'uopo:
orchestra, suoni ed il suggeritor mi dia le parole,
il resto è fatto. Io compongo la musica da sé.

PROSPERO

 

(Sarà bellina, affé!)

PROCOLO

 

Mandami un pianoforte con i pedali
che io possa ricercare il do di petto

(ampolloso)

se il trovo ancora un gran furor m'aspetto!

(parte tutto impettito)

IMPRESARIO
(avvilito)

 

Cosa succederà, poeta mio!

PROSPERO

 

Ci ammazzano i fischi!

 
 

atto
Primo

scena
Settima

Entra Agata con i fogli in mano.

 

AGATA
(all'Impresario)

 

Io vengo a volo per dirti in pochi detti che Dorotea
fuggi; ma che Agatuccia vuol levarti d'impaccio.

IMPRESARIO

 

Come?...

AGATA

 

Una parte manca ed io la faccio.

PROSPERO

 

Misericordia!...

AGATA

 

Che credi? Se ho fatto

il supplimento sulla Scala, posso cantare a Campi.

IMPRESARIO

 

Ottimamente! Ed io vado a vedere
se accettati saran questi rimpiazzi.

(esce)

PROSPERO

 

Poveri noi, tutti diventeremo pazzi!...

 

AGATA
(risentita)

 

Voglio insegnare alla superba donna
come si canta e si gestisce in grande
e come in un palchetto
mamm'Agata sa fare anche l'occhietto!

 
 

atto
Primo

scena
Ottava

Entrano Guglielmo e Biscroma Strappaviscere. Agata va loro incontro.

 

AGATA

 

Maestro, anch'io sono impegnata!

(sventolando le carte)

So già il duetto ed ho scorso la cavallina.

BISCROMA

 

Brava, brava biondina!

AGATA

 

Dite, che son queste barchette?

BISCROMA

 

Son crome e semicrome.
Il duetto fa piangere.

GUGLIELMO

 

Jà, state tutte lacrime!

AGATA

 

Proviamolo insieme.

GUGLIELMO
(a Biscroma)

 

Si mammaccie non cantar péne
io faciuti subite fuggimente e lasciar
impresario et anche imprese.

 

[Terzetto]

GUGLIELMO

 

(canta caricato, pronunciando con difficoltà l'italiano)

«Per me non trovo calma,

per te non trovo pace,
per lei non trova l'alma
la sua felicità.»

AGATA

 

«Per me, per te, per lei,
pe' tuoi, pe' suoi, pe' miei
deh, fate lume, o dèi...»

GUGLIELMO,

 

«...in tanta oscurità.»

AGATA

 

GUGLIELMO

 

«Il bel piacer m'innonda.»

AGATA

 

«Ersilia tua sarà.»

BISCROMA

 

(mentre i due cantano si prodiga in suggerimenti)

Abbassa, lega, stacca,

manca, porta la voce.
Fa bene, basta qua.
Che musica profonda,
che maschia verità.

 

GUGLIELMO

 

Eh! maestre, nix duette,

mamme, state troppe cagne,
afer foce maledette,
non foler con lei cantar.

BISCROMA

 

Ma sentite...

GUGLIELMO

 

Nix sentire...

BISCROMA

 

Ma perché?...

GUGLIELMO

 

Foler partire,

far paule e cane e lepre
di qui, sviffete, scappar.

AGATA

 

Ehi! maestro, al caro lei,

dalla bocca che gli scappa?

BISCROMA

 

Disse a me che sei marmotta,
che non vuol con te cantar.

AGATA

 

Ah, la stridula trombetta!

Tanto è bestia quanto pesa,
quest'offesa fare a me?

 

GUGLIELMO

 

Pestione, pestione!

BISCROMA
(a Guglielmo)

 

Taci un po'.

AGATA

 

Rapa!

BISCROMA
(ad Agata)

 

Ah, ti vuoi frenar?

AGATA

 

No... no... no...
Ah... ah... ah...

(sta per cadere in deliquio)

Canfore... Colonia... Un po' d'aceto...
Su, presto...

BISCROMA

 

Finiscila mamm'Agata.

AGATA

 

Già gli occhi mi si oscurano...

BISCROMA

 

Mi sembri una ragazza... finiscila.

AGATA

 

Mi sento già svenir.

GUGLIELMO

 

(battendo sul cembalo tutto stizzito)

Foi non sapere musiche,
foi state stonatrice, lasciate mie soprabite...
non foler stare qui.

BISCROMA

 

Piano! Mi rompi il cembalo!...
Piano, pedala pian, pianin.

AGATA

 

Ah, bestione!

BISCROMA

 

Agata, piano non lo strappar.

AGATA

 

Teh, piglia, sono furia da femmena vestita.

GUGLIELMO

 

Mamma!... Cagne!...

AGATA

 

(strappando le carte e gettandole in faccia al tenore)

Teh, teh, teh, piglia...

BISCROMA

 

Deh, non stracciarmi o barbara!
Aspetta, che sei pazza?
Mammaccia del diavolo!

GUGLIELMO

 

Maestre, tu difendere

vecchiacce stonatrice?
Io far vostre cartofole
minuzzole così.

(strappa la parte)

BISCROMA

 

Non lacerarmi, o perfido,

i dòtti miei sudor!
La partitura a me.

AGATA

 

A pezzi quel soprabito
ti voglio far così.

(tira la coda del soprabito al tenore e gliene resta un pezzo in mano mentre questi scappa via)

 
 

atto
Primo

scena
Nona

Biscroma Strappaviscere e Agata.
Poi l'Impresario, Procolo, Luigia e Prospero.

 

BISCROMA

 

Oh, povero me, povera la mia musica!
Anche il tenore se n'è andato, ed or che fare?

IMPRESARIO

 

(rientrando)

Maestro che avvenne? Perché il tenor se ne va via?

BISCROMA

 

Lasciami stare, non so dove mi sia.

IMPRESARIO

 

Allegro, allegro son permessi i rimpiazzi.
Mamm'Agata sarà il musico
e ser Procolo il tenore.

 

Entra Procolo.

 

PROCOLO

 

Cos'è?

AGATA

 

(riavendosi dallo choc)

Che fu?

IMPRESARIO

 

Siete accettati.

AGATA

 

Oh, bene!

PROCOLO

 

È fatta la tua sorte.

BISCROMA
(piuttosto accorato)

 

Ma chi fa i falsetti?...

PROCOLO

 

Sta zitto! Ho un'ottava falsificata,
sentirete certi acuti tutti nuovi.

 

Entrano Prospero e Luigia.

 

PROSPERO

 

Signori, questa posta è vostra.
L'avvisator l'ha data a me per voi.

LUIGIA

 

Ve n'ha per me?

AGATA

 

Per me?

PROCOLO

 

Per me?

PROSPERO

 

Un giornale per Procolo,

(a Luigia)

una lettera per voi.

(Agata si siede a destra con la figlia)

AGATA

 

Leggiamo insieme.

BISCROMA

 

(a Prospero che gli porge alcuni fogli)

Hai rifatto la scena?

PROSPERO

 

Vedi se ti piace.

PROCOLO

 

(siede con la moglie a sinistra e spiega il giornale)

Ora l'esito avrem degli ultimi spettacoli.

IMPRESARIO

 

Andiamo a vedere la scena.

(parte)

 
 

atto
Primo

scena
Decima

Biscroma, Agata, Procolo, Luigia e Prospero. Poi Corilla.

 

[Finale]

 

AGATA

 

(toglie di mano la lettera alla figlia e legge)

«Livorno 10 aprile,
Luigia mia carissima
al foglio tuo gentile
risponde l'impresario
che accetta la scrittura
qualora mandi al diavolo
quell'orrida figura...

AGATA,

 

(leggendo insieme)

...dell'empia tua mamm'Agata.»

LUIGIA

 

PROSPERO

 

(declamando con enfasi)

«È vero... è vero...
vendetta un dì giurai...»

AGATA

 

(Che dice quel poeta?)

BISCROMA

 

Bravo, ma bravo, va benissimo

(declamando)

«...vendetta un dì giurai...»

LUIGIA

 

(toglie la lettera alla madre e legge)

«...dell'empia tua mamm'Agata.»

AGATA
(piano alla figlia)

 

Leggi in sordina.

LUIGIA

 

«...che sparge la discordia
in ogni compagnia...

AGATA,

 

(leggendo insieme)

...che spoglia vecchi e giovani
qual ladro in sulla via.»

LUIGIA

 

PROSPERO

 

(sempre con enfasi)

E questo è pur certissimo;
ognor me 'l rammentai.

AGATA

 

(Ed ora se continua gli spacco la vetrina!...)

BISCROMA

 

Bravo, bello, mi piace assai!...

LUIGIA

 

(continuando a leggere)

«...per cui v'ha gran pericolo...

AGATA,

 

(leggendo insieme)

...che appena qui arrivata
da padri, madri e coniugi
sia bene disossata...»

LUIGIA

 

AGATA

 

...disossata?

PROSPERO

 

(non ricordando il verso)

«È poco... è poco...»

AGATA

 

Ma vedi il briccone che rabbia mi fa!

PROSPERO

 

«È poco svellere il core al traditor.»

BISCROMA

 

...Bello!

AGATA,

 

(leggendo insieme)

«Deciditi!

Risolviti, se ciò ti converrà;
in caso opposto subito
ad altra penserò.»

LUIGIA

 

AGATA

 

(a Luigia mentre vanno più infondo della scena)

Senti come risponder Luigia devi qua.

 

PROSPERO

 

Maestro mio, quest'opera scommetto che farà...

PROCOLO

 

(leggendo il giornale)

«Fiascone decisissimo.»

BISCROMA

 

(guardando Procolo con rabbia)

Cascar ti possa l'ugola.

PROCOLO

 

(sempre leggendo il giornale)

«Cremona: il primo ballo...»

BISCROMA
(a Prospero)

 

E certo un gran furore!
Sai dove andrà quest'opera?...

PROCOLO

 

(leggendo)

«A terra, a terra! L'opera
è scritta da cavallo.»

PROSPERO

 

Puoi farti molto onore!

 

BISCROMA

 

Il libro e la mia musica

avran tanto successo,
che in coro tutto il pubblico
al certo acclamerà.

PROCOLO

 

(leggendo)

«S'impicchino, s'ammazzino

maestro e insiem poeta!
L'udienza più discreta
gridava or qua or là!...»

BISCROMA,

 

Non tarda questo Procolo

le mani mie provar!

PROSPERO

 

CORILLA

 

(entrando)

Che succede senza Corilla?

È storia seria o buffa?

BISCROMA
(al poeta)

 

Non è poi necessaria
quella seconda zuffa.

PROCOLO

 

Ma aperto il sotterraneo

che mette sul fondale...

AGATA

 

(ritorna al proscenio con Luigia)

Scrivi che è un grand'asino,
sozzissimo animale.

BISCROMA
(ad Agata infuriato)

 

Ma questo è troppo, cattera!...

PROCOLO

 

È poco ad un insolente!

BISCROMA

 

Io parlo con quest'Agata,
mammaccia impertinente.

AGATA

 

Maestro, statti buono,

od io te le suono!

CORILLA

 

Ma questa è un'increanza,
è troppo inciviltà.

PROSPERO

 

Io leggo i versi miei.

BISCROMA

 

Fu fiasco non è vero?

AGATA

 

Ma cos'ha mai costui?

CORILLA
(al maestro)

 

Sono io uno zero?

LUIGIA
(alla madre)

 

Lasciate quel poetucolo...

PROSPERO

 

Ah! figlia impasticciata!

PROCOLO
(a Corilla)

 

Disprezza quel maestruccio.

BISCROMA

 

Ah, coppia diffamata!

 

TUTTI

 

Se perdo la pazienza qui male finirà!

 
 

atto
Primo

scena
Undicesima

Appare sulla porta l'Ispettore.

 

ISPETTORE

 

Alla prova signori, alla prova.

 

Doccia fredda su tutti.

 

PROCOLO

 

È indisposta madama mia moglie.

LUIGIA

 

Non sto comoda.

AGATA

 

Io tengo le doglie.

ISPETTORE

 

Non volete?

TUTTI

 

No!

ISPETTORE

 

No? Dunque, olà! V'avanzate.

 

Entrano Soldati con portantine.

 

LUIGIA,

 

Ma questa è violenza!

AGATA,

 

CORILLA

 

BISCROMA,

 

(ridono)

Ah, ah, ah, che gusto...

PROSPERO

 

ISPETTORE
(al musico e al poeta)

 

Tacete e prudenza...

(agli altri)

Non volete? Ah, no?

(ai soldati)

Presto, su, cominciate da Procolo.

 

I Soldati mettono Procolo in portantina.

 

PROCOLO

 

Che cos'è, ispettore, altolà!

(dalla portantina)

Moglie, scrivi al tuo principe amico.
Scrivi, moglie, che tremenda vendetta farà.

 

LUIGIA,

 

Non si scherza, qui fanno davvero.

Anche a me questo giuoco s'appresta,
per schivar qualche brutta tempesta,
a teatro d'andar converrà.

CORILLA
(tra loro)

 

BISCROMA,

 

Grati a voi per sì bella vendetta,

il maestro, il poeta saran.

(ridono ironicamente)

PROSPERO
(all'Ispettore)

 

ISPETTORE

 

Ci voleva una pronta saetta.
La violenza domarli saprà.

AGATA
(ai soldati che tentano di afferrarla)

 

Signor, no! Come quello rinchiusa?...

Non ci vado, non fo tal burletta!
Una donna qual me si rispetta,
d'insultarmi l'ardir non si avrà.

Se qui s'appressa qualcuno a me

dovrà pagar quest'offesa
qui ognun mi rispetti
o l'offesa pagar mi dovrà.

 

ISPETTORE

 

(indicando la portantina)

Là.

 

I Soldati prendono Agata e la mettono a forza in portantina.

 

BISCROMA,

 

Questa sì che è una bella scenetta,

dalle risa crepare mi fa. Ah, ah, ah!...

PROSPERO

 
 

AGATA

 

Ispettore, te la faccio pagare.

 

Agata è portata via in portantina, il Poeta dà il braccio a Corilla, il Maestro lo dà a Luigia e tutti escono.

 
 
 

Fine ATTO I

 

 

ATTO I 

ATTO II 

 
 

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Data creazione pagina: 30 Settembre 2008

Ultima variazione testo: 30 Settembre 2008

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