Atto quinto

 

Scena prima

Melissa.

Melissa, Astolfo, cavalieri

 

 

Coronatemi, o lauri,  

le chiome trionfanti.

Ho guerreggiato, ho vinto. Ove ora sono

le tue superbie, Alcina, ove gl'incanti?

Or schernisci gl'amanti,

e nel cangiar di tua incostante voglia

cangia lor forma, e spoglia.

Negletta, vilipesa, in abbandono,

mezza tra morta, e viva,

in solitaria riva

trofeo del mio saper, Ruggier ti lascia.

Tu, che tanto godevi

in tormentare altrui, prendi, ricevi

di tua volubil fede

ben dovuta mercede.

Se non m'inganna il mio pensier, già scorto

il sagace nocchiero

di Logistilla al porto

con felice passaggio avrà Ruggiero.

Altro qui non m'avanza,

che l'immagin disfar, disciorre i nodi,

onde a l'umana lor prima sembianza

tornino i cavalier, ch'in tanti modi

l'empia trasfigurò. Folle chi spera

celar sue colpe al ciel, né si rammenta,

che tanto più severa

è l'ira de gli dèi, quanto è più lenta.

Melissa ->

 

Scena seconda

Lidia, Alcina, Idraspe.

<- Lidia, Alcina

 

LIDIA

Come più di Ruggier penso a la fuga,  

più temerario parmi

l'ardimento, e lo sforzo. Abbia per terra

libero il passo, et aprasi con l'armi

il negato sentier; del mar che serra

quest'isola d'intorno,

come mai varcherà la rapid'onda?

Come da questa sponda

sì furtiva spiegar potrà le vele

nave, ch'al tuo fedele

provvido Idraspe il suo partir nasconda?

Deh fa' tregua a i sospiri, e da' begl'occhi

tergi i dolenti umori. Io spero ancora

veder pria, che nel mare il dì trabocchi,

rasserenarsi il ciel del tuo bel viso,

e germogliar di mezzo al pianto il riso.

ALCINA

Questa sola speranza

con debil nutrimento

sostenta anco mia vita. Io d'ora in ora

qualche del dubbio evento

novella aspetto, e impaziente accuso

ogni breve dimora.

Ma non vegg'io sovra volante prora

tutto ne l'armi chiuso

di là venire un cavalier? Io temo,

misera, i' gelo, i' tremo.

Pare Idraspe da lungi,

egli è desso; il conosco. Ohimè, che porte

vita, Idraspe, o pur morte?

 

<- Idraspe

IDRASPE

Reina, il ciel contra di noi guerreggia,  

e contrastar non può forza mortale

con possanza immortale.

ALCINA

È partito Ruggiero, o il trattenesti?

In questa sol risposta

ogni mio bene, ogni sciagura è posta.

IDRASPE

Stavo qual m'imponesti,

con cento legni, e cento

di questi lidi a la custodia intento;

quando allora ch'il sole accerchia l'ombre,

colà, dove la fronte

sporge nel mar più discosceso il monte,

spiccar vidi da riva

picciolo abete, e breve,

ma sì rapido, e lieve,

che strisciava per l'onde, e non l'apriva!

Di Ruggier, che fuggiva

recommi intanto un de' tuoi servi avviso,

ond'io lentando a le mie navi il freno

d'ira, e di doglia pieno

vo dietro a lui rapidamente a volo.

Da tanti remi, e tanti

lacerato Nettun freme, e spumanti

corrono i flutti a flagellar le sponde:

impallidiscon l'onde

sotto le nostre vele, e d'ogni lato

già da noi circondato

non restava a Ruggier scampo a la fuga;

quando il nocchiero in su la poppa assiso

spogliò d'un sottil vel, ch'il ricopriva,

meraviglioso scudo,

che con lampo improvviso

n'acciecò i lumi, e la virtù visiva

abbacinata in noi, restammo come

del misero Fineo l'armate schiere

al disvelar de le gorgonie chiome.

Ma dal lito vicin di Logistilla

udiam, poiché il vedere n'era già tolto,

strepito d'arme, e con fragor orrendo

intorno ribombar trombe guerriere.

Con cieca destra brancolando i remi

ciascun de' nostri (e che potea più farsi

in quei perigli estremi?)

A fuggir fu, più ch'a pugnar rivolto.

Fuggiam confusi, e sparsi:

molti dal ferro ostil caggiono estinti;

molti dal cieco loro impeto spinti

romponoi infra gli scogli. Io con pochi altri

fui da la sorte rigettato a riva.

ALCINA

E sarà ver, ch'io viva

senza Ruggiero? E che sì lento al core

scenda il mortal dolore,

che mal grado del cielo, ei non m'uccida?

Così va, chi si fida.

Ma chi pensato avria, che sotto un vago

angelico sembiante,

si nascondesse mai un cor di drago,

un'anima di ferro, e d'adamante?

Lassa, che far degg'io? Dove mi volgo?

Se soccorso per me non ha la terra,

s'il cielo mi fa guerra,

movasi a le mie voci almen l'inferno.

O del caliginoso orrido Averno

tremendi dèi, la cui possanza è pari

forse a quella del ciel, s'unqua v'offersi

sovra divoti altari

ne' silenzi notturni ostie gradite,

uscite al suon de' noti accenti, uscite

da le tartaree soglie,

trattenete l'autor de le mie doglie,

e se non siete a tanto affar bastanti;

questa con voi nel regno empio de' pianti

anima disperata omai rapite.

Uscite al suon de' noti accenti, uscite.

Idraspe, Lidia ->

 

Scena terza

Alcina, Melissa, Coro di Cavalieri.

<- Melissa

 

MELISSA

Frena l'infame lingua,  

perfidissima Alcina,

il lezzo di tue colpe al cielo è giunto,

ei le lagrime tue si prende a scherno.

E la forza d'Averno

sta legata per te. Danno, e ruina

sol ti sovrasta. Una sol ora, un punto

scoprirà le tue frodi. E dove siete,

o cavalieri amanti,

che in sì fieri sembianti

disumanò questa crudel? Prendete

le vostre antiche forme, e questa spiaggia

vesta il natio suo manto.

Non sia sì forte incanto,

ch'a' detti miei non si disciolga, e caggia.

 

ALCINA

Ove fuggo infelice? Ove mi celo?  

Hai vinto, ora il confesso, hai vinto, o cielo.

 

CORO

Quali a tanta mercé grazie bastanti  

renderem noi donna celeste? Il dono

è maggior d'ogni merto, e minor sono

a tanta gioia i nostri cori. Abbiamo

per te doppio natale, e più gradita

ne' nuovi acquisti, è la seconda vita;

quanto più d'ogni morte

morta in noi fu la passata sorte.

 

MELISSA

Cosa umana è l'errare, e quegli è saggio  

che dal proprio fallir prudenza impara.

Ben felice è l'oltraggio,

ben la miseria è cara,

che dopo un breve duol l'alma ammaestra.

Or pria, ch'al patrio nido

drizzate i passi, o cavalier, deh fate

ad onta di costei segni di gioia.

Tu meco, Astolfo, vienne. Anzi, che muoia

dentro a l'Ibero il sole, in libertate

sarai col tuo Ruggier su l'altro lido.

Melissa, Astolfo ->

 

Scena quarta

Coro di Cavalieri.
Balletto.

 

CORO

Quando da l'onde  

le chiome bionde

alza il rettor del lume,

su per la riva

aura lasciva

suol dispiegar le piume,

al dolce spirto

curva ogni mirto

la cima sibilante,

e rugiadosa

apre ogni rosa

il sen porporeggiante.

Dal legger fiato

Nereo agitato

increspa i falsi argenti,

e per li quieti

campi di Teti

danzano i muti armenti.

Miser nocchiero,

ch'al lusinghiero

venticel presta fede,

scioglie le vele,

e l'infedele

onde co' remi fiede.

Ma non inchina

ne la marina

del mauro Atlante il giorno,

che procelloso,

che tempestoso

freme Nettun d'intorno.

Or scende, or poggia

ad orza, appoggia

l'abbandonato pino:

al fine affonda

dentro a quell'onda,

ove scherzò il mattino.

Folle quell'alma

che crede a calma

di femminile amore;

in un momento

veste il contento

abito di dolore.

Quella bellezza,

ch'or t'accarezza,

t'anciderà fra poco,

che non pietade,

né fedeltade

in cor di donna ha loco.

Splendete, ardete

quanto sapete,

lusinghiere pupille,

ch'aver ricetto

in questo petto

non pon nove faville.

Ridete, o labbri,

e i bei cinabbri

promettan gioia, e pace:

il cor tradito

sa, che l'invito

è perfido, e fallace.

Beltà sincera,

dolcezza vera

sol colà in cielo alberga;

deh, vesta l'ale,

e a l'immortale

magion l'anima s'erga.

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Fine (Atto quinto)

Prologo Atto primo Atto secondo Atto terzo Atto quarto Atto quinto
Melissa, Astolfo, cavalieri
 

(Astolfo in mirto, cavalieri trasformati da Alcina)

Coronatemi, o lauri

Astolfo, cavalieri
Melissa ->
Astolfo, cavalieri
<- Lidia, Alcina

Come più di Ruggier penso a la fuga

Astolfo, cavalieri, Lidia, Alcina
<- Idraspe

Reina, il ciel contra di noi guerreggia

Astolfo, cavalieri, Alcina
Idraspe, Lidia ->
Astolfo, cavalieri, Alcina
<- Melissa

Frena l'infame lingua

(Astolfo e i cavalieri prendono le loro antiche forme)

Ove fuggo infelice? Ove mi celo?

Cosa umana è l'errare, e quegli è saggio

cavalieri, Alcina
Melissa, Astolfo ->

(balletto)

Coro di cavalieri
Quando da l'onde
 
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