Atto secondo

 

Scena prima

Gran loggia del palazzo reale, che guarda sopra i giardini, con porta, onde si entra a' sontuosi appartamenti.
Eupatore, Antigono.

 Q 

Eupatore, Antigono

 

ANTIGONO

È qui l'empia regina  

suoi domestici onori a noi destina.

EUPATORE

Siamo qui soli al fine? la corte è un mostro,

ch'è lince al guardo; e se al parlare è sfinge,

è un edipo in capir ciò ch'altri finge.

ANTIGONO

Soli siamo, e frattanto, o mio diletto,

l'odio sfogo, e l'amor senza sospetto.

EUPATORE

Presto il tempo verrà, che tolto il freno

de le finte sembianze,

potrò unirti a mia voglia a questo seno.

Ora lo stesso amor vuol, che l'ingegno,

la mente, il cor, la man sol pensi al regno.

 

Patrii numi, amici dèi,  

fausti udite il mio dolor.

Voi che foste ne le imprese

sì propizi agli avi miei,

virtù date a chi si prese

di punire un traditor.

 

Scena seconda

Eupatore, Antigono, Stratonica.

<- Stratonica

 

STRATONICA

Con sollecito cor, legati amici,  

sola a udirvi m'affretto

porto liete accoglienze, e buoni auspici.

EUPATORE

La maestà, o gran donna, e il regio aspetto,

senza il fasto maggior di regia usanza,

ti palesa abbastanza.

STRATONICA

Ben vi aprite con me. Son la regnante.

EUPATORE

In poco io t'apro molto. Il re del fiume,

che cela a mortal occhio il divin capo,

felicità vi annuncia, e Mitridate

per nostra man vi manda.

STRATONICA

Il mio figlio? E dov'è.

ANTIGONO

Su l'alte prore

che fan ampia corona al vostro porto.

STRATONICA

Inaspettato è il dono. È vivo, o morto?

EUPATORE

Sarà come a voi piace.

Vivo, se l'util lega è per voi sciolta.

Morto, se vi compiace

d'aver con noi confederata pace.

STRATONICA

O ciel, che far degg'io?

Necessità mi stringe a dargli morte;

ma uccidendo il figliuol, che dura sorte!

compro la vita a me col sangue mio.

EUPATORE

E che? Ti turba un assoluto arbitrio?

STRATONICA

Forte è il materno amor, né mai per quanto

figlio ingrato l'offenda,

brama il supplizio suo, più che la ammenda.

ANTIGONO

Inopportuno dunque è il nostro arrivo.

STRATONICA

Tolga il ciel, che mi giunga

inutile, o non grato il vostro aiuto.

Ne ho grazie a Tolomeo, non lo rifiuto.

EUPATORE

Che sia di Mitridate?

STRATONICA

Prima, ch'io ne decida. Oh dio! narrate

come egli è grande, e fiero, e quale ha in volto

aria superba, e come atroce il guardo.

Con l'orrore aiutate

il mio sdegno, che ancor troppo è codardo.

ANTIGONO

Credi al mio labro, ed in color non finto,

il tuo nimico or ti vedrai dipinto.

 

Aria dolce, e fiera ha in volto;  

ma quel dolce è maestà;

ma quel fiero inspira amor.

Grande è sì; ma nulla ha tolto

la grandezza a la beltà.

Forte è sì; ma aggiunge molto

la clemenza al suo valor.

 

EUPATORE

No Antigono, non sei pittor fedele.  

Regal donna, a me credi,

del tuo parto non è questa l'imago.

STRATONICA

Sia pur gentil, sia vago,

non dubitar, che sua ragion natura

se n' va cedendo a la ragion di stato.

Né più regina son, né più son viva,

se più voglio esser madre, e tanto basti.

EUPATORE

E perché mai?

STRATONICA

Perché a l'iniqua prole

giova con la mia vita

la morte vendicar del suo buon padre.

EUPATORE

Pietà, sdegno, timore, onor lo scusa.

STRATONICA

Onor, timor, pietà, sdegno lo invita,

non a punir; ma a scusar la colpa mia.

EUPATORE

Come questo?

STRATONICA

Dirò. Me al sepolcro

già destinata aveva il re marito,

e un'altra al fianco suo. Né so s'ei fosse

di me più sazio, o più di lei invaghito.

Ma no 'l soffrir gli dèi.

EUPATORE

E ti piace tacer chi fu costei?

STRATONICA

La Cleopatra fu famosa, e bella

del vostro Tolomeo regia sorella.

ANTIGONO

E tu al sepolcro allora

il monarca marito, e tu al tuo fianco

destinasti Farnace.

STRATONICA

Di più colpe m'accusa ardita figlia.

E l'unico mio infante anche mi ruba.

Me 'l ruba, e mentre a re straniero il fida,

mostra ciò che ne teme,

ciò che ne spera, e quanto in me confida.

Lasciar poteasi, allora,

dirai, vedovo il letto;

ma non poteasi già, s'io ben ragiono,

lasciar vedovo il trono.

EUPATORE

Esecutor siam noi de' tuoi piaceri

non giudici severi.

 

STRATONICA

Il mondo mal sospetta  

finezza, inganno, ed arte,

ne l'opre dei gran re.

Egli di rado aspetta

da chi nel trono ha parte,

giustizia, onore, e fé.

Stratonica ->

 

Scena terza

Eupatore, Antigono.

 

ANTIGONO

E che fa in cielo Giove,  

che su quest'empia i folgori non piove?

EUPATORE

Pria che gridar col cielo il fine attendi.

ANTIGONO

Come scusa i misfatti?

Con quanta audacia accusa il re consorte!

E il condanna innocente

de la sua fama a la seconda morte!

EUPATORE

Così brutta è la colpa,

che chi negar non può l'opra malvagia,

o il fato accusa, o la cagion ne incolpa.

ANTIGONO

Il sangue del figliuol la cara madre

dimanda con un viso,

che del labro, e del cor palesa il riso.

EUPATORE

Se sapesse, che parla a quello stesso

odiato suo figlio,

che con la lingua, e col voler già uccide.

ANTIGONO

Ahimè! questo spavento

sposo diletto, l'alma, ahi mi divide!

Ma no. Col diffidar fo ingiuria al cielo.

 

Il cielo destina a te il regno,  

sposo caro non dubitar.

Una speranza mi dà in pegno,

ch'è più assai d'un puro sperar.

 

Scena quarta

Eupatore, Antigono, Farnace, Pelopida.

<- Pelopida, Farnace

 

PELOPIDA

Gran messi, o voi, del successor di Lago,  

cui bacia il piè la torrida Siene,

a privato colloquio il re se n' viene.

EUPATORE

Sire, l'onor, che eccede il grado nostro,

parte è del mio sovrano, e parte è vostro.

FARNACE

Meco sedete, o amici

il re di Meroe, e voi bramo felici.

Contro il Tebro fatal, l'Eusino, e il Nilo,

con vicendevol leggi

altri legaro in amicizia eterna.

A voi tocca osservarne,

a me segnarne i patti. Eccomi presto

al dover mio. Da voi s'attende il resto.

EUPATORE

Nulla men pronto, o sire, è il re, che adora

l'in van cercato Osiri,

ad ottener a voi, con l'opra nostra,

ciò che l'util comune util vi mostra.

ANTIGONO

A ognun di noi sol resta,

che pegno dia d'invariabil core.

EUPATORE

Di Mitridate in pegno offro la testa.

FARNACE

Io la parola mia.

ANTIGONO

Sola non basta.

FARNACE

E quella ancor della regina.

EUPATORE

È poco.

FARNACE

Che vuoi di più.

EUPATORE

De' popoli il contento.

FARNACE

Io sono il re.

EUPATORE

Ma i popoli il tuo regno.

FARNACE

E il regno mio da la mia man dipende.

EUPATORE

Non t'adular, monarca,

l'universal volere è il tuo sovrano.

FARNACE

D'universal voler vi sia argomento

pubblico giuramento.

ANTIGONO

Se con te la regina, e il regno giura,

la prudenza è sicura.

FARNACE

Fin che avanti gli altar le genti aduno,

ne le vicine stanze

v'offre la nostra reggia ozio opportuno.

 

EUPATORE

Non è l'ozio riposo beato  

di chi brama fatica d'onor.

L'ozio al saggio, ed al forte è sol grato,

quand'è premio di stanco valor.

Eupatore, Antigono ->

 

Scena quinta

Farnace, Pelopida.

 

FARNACE

Pelopida già udisti.  

PELOPIDA

Dura ti prendi, e dubbia impresa, o sire.

FARNACE

Temi, che non secondi in mia presenza

un grido universal la voce mia?

PELOPIDA

O quanto omai gli animi accende; o come

di Mitridate sol gli turba il nome!

FARNACE

Per ottener gli applausi al giuramento,

schiere armate disponi,

che sembrino far pompa, e dian spavento.

 

Ottenga la paura  

ciò che non può l'amor.

Gran re, poco si cura,

che il mondo al fin gli serva,

per voglia, o per timor.

Farnace ->

 

Scena sesta

Pelopida.

 

 

Molto t'inganna, o altier, molto t'accieca  

la cupidigia, la superbia, e l'uso

d'impune violenza;

ma le tenebre al capo ancor più nere

ti addensano i delitti.

Se a l'uomo scelerato

pongon su gli occhi i lunghi error la benda,

segno chiaro è che il cielo,

già il castigo ne vuol, non più l'emmenda.

 

Mal sicuro è quel regnante,  

che su l'arte, e su la forza

solo fonda il suo regnar.

Chi col ciel fa del gigante,

sul reo capo il cielo sforza

a tuonare, e fulminar.

 
 

Scena settima

Appartamento destinato nella reggia per gli Ambasciatori d'Egitto.
Antigono, Nicomede.

 Q 

Antigono, Nicomede

 

ANTIGONO

No, trovar, non credeva  

in rustica viltà sì nobil core.

Da le ricchezze, è ver, mal s'argomenta

l'alma gentil.

NICOMEDE

Ti proverò co' fatti

qual io mi sia. La nata a volger glebe

armerò in tuo favor guerriera plebe.

ANTIGONO

Va', e gli animi apparecchia, e da me attendi

la notizia opportuna.

Va bifolco onorato, e de' suoi torti

fa pentir la fortuna.

 

NICOMEDE

Ingiusta fortuna  

col globo, che giri

invano tu aspiri

qui sotto la luna

tu sol dominar.

Giustizia, e valore

col tempo, col merto

di quanti ha sofferto

tuoi danni l'onore

si sa vendicar.

Antigono, Nicomede ->

 

Scena ottava

Laodice, Eupatore.

<- Laodice, Eupatore

 

EUPATORE

Queste più chiuse mura  

più fide spero agli accennati arcani.

Ma se vuoi pronta fé, dimmi, chi sei?

LAODICE

Serva cara, e compagna

io son d'una real figlia infelice,

che si chiama Laodice.

EUPATORE

Suora di Mitridate?

LAODICE

Io servo a quella,

che sottratto al furor dei due tiranni,

lui trasmise al tuo re, cauta sorella.

EUPATORE

Ne la corte di Menfi il caso è noto.

LAODICE

Ed essa a te m'invia,

con sue richieste, e suoi segreti in petto.

EUPATORE

Svela i segreti, e voglia egual prometto.

LAODICE

Di Mitridate il genitor, che chiama

lo Evergete la fama,

gli ampi tesori tutti ella possiede,

tutti gli dona, e un sol favor ti chiede.

EUPATORE

Con tanto prezzo, e che comprar pretende?

LAODICE

Al diletto germano e vita, e regno.

EUPATORE

D'un alto cor, l'alto pensiero è degno.

E tanto ama il germano?

LAODICE

Lo dicono ben più che ricche offerte,

mille sciagure per suo amor sofferte.

EUPATORE

O suora generosa!

Ma come dar possiamo

io regno, e vita al fratel suo diletto,

ed essa a me del padre re i tesori?

LAODICE

In lei confida.

EUPATORE

E tanto può una donna?

LAODICE

Solito è il ciel di debellar gli altieri

cinti d'arme, e d'orror, con una gonna.

EUPATORE

Fa' che io le parli, e spera.

LAODICE

L'impossibile chiedi. In cieca tomba

sospira la meschina;

a me quivi sol viva, a ogni altro è morta.

EUPATORE

Chi ve la chiuse, e quando?

LAODICE

Un tiranno comando,

al comparir del primo egizio legno.

EUPATORE

Viva è sepolta, e mutar spera un regno?

LAODICE

Da traditori re tu speri fede?

Dimmi, se non ti pesa,

chi di voi doi piglia più dubbia impresa?

EUPATORE

Anche ai tiranni fan mutar costumi,

se ad essi son mallevadori i numi.

LAODICE

Tronca la testa a Mitridate, e aspetta

fé dai tiranni, o dagli dèi vendetta.

EUPATORE

De i promessi tesor, chi m'assicura?

LAODICE

Degli occhi tuoi vuò che t'accerti il senso

ti condurrò dove ha quell'oro immenso,

non so, s'io dico stanza, o sepoltura.

EUPATORE

L'offerta accetto, e poi?

LAODICE

Mitridate veder fa' poi sul lido

d'armi fornito, e numerosi armati.

E intorno al nuovo re tosto adunati

i popoli vedrai con lieto grido.

EUPATORE

Soccorso infermo è il popolare aiuto.

LAODICE

Gli eserciti, i senati

di tollerar due furie ommai son stanchi;

ma il ciel n'è franco. Il ciel, che al giusto, al forte

non manca no, purch'egli a sé non manchi.

EUPATORE

Il valor, la pietà, vuol che acconsenta,

tu dal tuo canto fa', ch'io non mi penta.

 

LAODICE

Dolce stimolo al tuo bel cor  

sia il valore, e la pietà.

Pietà forse, né valor

non ha mai gloria maggior,

che in dar vita, e libertà.

Laodice ->

 

Scena nona

Eupatore, Antigono.

<- Antigono

 

EUPATORE

Se il buon principio, è indizio buon del fine,  

io già ti reco, in questo dolce amplesso

la gioia d'un lietissimo successo.

ANTIGONO

O caro mio, saremo un dì felici.

EUPATORE

Quanti acquisti in brev'ore,

di tesori, d'eserciti, d'amici!

ANTIGONO

L'uno, e l'altro tiranno ha in noi gran fede.

EUPATORE

Così appunto succede.

Il frodolente alfin risente il danno

de l'arti troppo usate,

al vero nega fé, crede a l'inganno.

ANTIGONO

O al re quant'odio aggiungerà l'iniquo

pubblico giuramento! Ognun comprende

ch'ei spergiura in favor di un tradimento.

EUPATORE

Sì, questo capo egli comprar pretende.

Che dirà il regno mio, cui tanto è grato

di Mitridate il nome,

quando costretto ei sia

col grido ad approvar la morte mia?

 

ANTIGONO

Sì, sì spera, o caro sposo  

di regnar, e di goder.

 

EUPATORE

Sì, sì credo, o sposa amata

di godere, e di regnar.

Ma anche gioia coronata

senza te saria penar.

 

Fine (Atto secondo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo Atto quarto Atto quinto

Gran loggia del palazzo reale, che guarda sopra i giardini, con porta, onde si entra a' sontuosi appartamenti.

Eupatore, Antigono
 

È qui l'empia regina

Eupatore, Antigono
<- Stratonica

Con sollecito cor, legati amici

No Antigono, non sei pittor fedele

Eupatore, Antigono
Stratonica ->

E che fa in cielo Giove

Eupatore, Antigono
<- Pelopida, Farnace

Gran messi, o voi, del successor di Lago

Pelopida, Farnace
Eupatore, Antigono ->

Pelopida già udisti

Pelopida
Farnace ->

Molto t'inganna, o altier, molto t'accieca

Appartamento destinato nella reggia per gli ambasciatori d'Egitto.

Antigono, Nicomede
 

No, trovar, non credeva

Antigono, Nicomede ->
<- Laodice, Eupatore

Queste più chiuse mura

Eupatore
Laodice ->
Eupatore
<- Antigono

Se il buon principio, è indizio buon del fine

 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona
Villaggio su le foci del fiume Amiso con capanne di bifolchi, illuminate dalla luna nell'ora verso l'alba. Sala reale nella reggia di Sinope, ornata in festa. Gran loggia del palazzo reale, che guarda sopra i giardini, con porta, onde si entra a' sontuosi appartamenti. Appartamento destinato nella reggia per gli ambasciatori d'Egitto. Cortile avanti il tempio con gli altari, e fuochi apparecchiati da fare il pubblico giuramento. Luogo deserto, che confina con fabbriche diroccate. Spiaggia di mare. Giardino reale dentro la reggia di Sinope. Foresta poco lontana dalla città. Stanze della regina. Gran piazza di Sinope, avanti al palazzo reale.
Atto primo Atto terzo Atto quarto Atto quinto

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