Atto primo

 

Scena prima

Appartamenti del Marchese con tavolini sopra de' quali vi stanno alcuni abbigliamenti di suo servizio.
Il Marchese, Valerio, Lauretta, ed altri Servitori, che servono il Marchese.

 Q 

Marchese, Valerio, Lauretta, servitori

 

MARCHESE

Mi si portino qui avanti  

gli orologi, i miei brillanti,

la mia spada gioiellata,

quella d'oro, la dorata,

il bastone tempestato,

il cappello gallonato,

quel con piume, quel da viaggio:

venga avanti, venga il paggio:

porterò quel che mi piace

or che vado a passeggiar.

 

LAURETTA E VALERIO

(Tutto quanto il guardaroba

si fa or ora qui portar.)

MARCHESE
(a Valerio)

Guarda un poco questa spada.

VALERIO

La migliore non si dà.

MARCHESE
(a Lauretta)

Guarda un poco questo anello.

LAURETTA

Bello, bello in verità.

MARCHESE

Or che son così vestito,

osservate un pochettino...

LAURETTA E VALERIO

Un famoso paladino

ciaschedun vi crederà.

 

LAURETTA, MARCHESE E VALERIO

Già il grande Marchese

di Vento-Ponente

in ogni paese

suonare si sente:

la fama rimbomba,

e co' la sua tromba

risuona qua, e là.

 

MARCHESE

Dov'è nostra nipote?  

LAURETTA

Innanzi giorno

oggi dal letto alzata

dal Conte accompagnata andò alla caccia,

e fin al mezzogiorno,

per quanto disse a me, non fa ritorno.

MARCHESE

Vada pur: si diverta

in compagnia del cavalier servente,

non me ne importa niente.

Ehi dico: fa all'amore?

LAURETTA

Io non capisco

se lo faccia per burla, oppur davvero.

MARCHESE

Anche di ciò non me ne importa un zero.

Faccia quel che vuol, io tutto approvo

quando vuol maritarsi

basta che me lo dica,

ch'io la dote darò senza fatica.

Che avete maggiordomo?

VALERIO

I conti miei

rassegnar io vorrei...

MARCHESE

Che conti! Andate,

che ve l'ho detto ancora,

deve questa mia mente

pensar solo alla gloria, ed occuparsi

in cose eroiche, e belle

e non perdersi in queste bagatelle.

Or chi vo a passeggiar, mi vengan dietro

sei lacchè, sei staffieri,

e sei palafrenieri

co' palafreni a mano,

e due corrieri avanti

suonando il corno avvisino il paese

che a passeggiar si trova il gran Marchese.

(parte co' servitori)

Marchese, servitori ->

 

Scena seconda

Lauretta, e Valerio.

 

LAURETTA

Evviva, evviva il matto!  

VALERIO

Evviva pur. Ma i fatti nostri intanto

noi mia cara facciam dal nostro canto.

LAURETTA

Questo è vero. In un anno,

che sono in questa casa

mi son fatta la dote, e generosa.

VALERIO

Seguita pur, ché un dì sarai mia sposa.

Anch'io vo accumulando

ciascheduna giornata,

tanto che in breve io viverò d'entrata.

LAURETTA

Mi vuoi poi ben Valerio?

VALERIO

E non lo sai?

LAURETTA

Davver mi sposerai?

VALERIO

Sì, mia Lauretta.

Tu sei la mia diletta,

la mia cara, il mio bene,

e perché ti assicuri

dell'amor che ti giuro, e ti professo,

se tu dici di sì: ti sposo adesso.

LAURETTA

Qua su due piedi?

VALERIO

Oh, su due piedi! Basta!

Pensa tu ai casi tuoi,

ch'io per me farò ben quello che vuoi.

È ver che mi fu detto,

che le femmine sono

tante mandole amare inzuccherate,

di fuori dolci, e care,

dentro cattive, e amare,

ma pur voglio provar: che forse un giorno

gustando il dolce, e caro,

gusterò volentieri anche l'amaro.

LAURETTA

Povere donne! Ciascun dì un proverbio

si ritrova per noi

e degli uomini poi

che cosa s'ha da dir? Oh quanti, e quanti.

Dicono tutto il mal del nostro sesso,

e poi stanno alle donne ognor d'appresso.

 

Dite pur quel che volete,  

siamo dolci, o siamo amare,

noi vi siamo sempre care,

senza noi non si può star.

D'esser donna io son contenta,

che un sol dì degli anni miei

esser uomo non vorrei

e non credo di fallar!

(parte)

Lauretta ->

 

VALERIO

Dica quello che vuol non mi confondo,  

di donne a chi ne vuol, ripieno è il mondo.

(parte)

Valerio ->

 
 

Scena terza

Bosco.
Rosinella.

 Q 

Rosinella

 

Timorosa avanzo il piede  

qui soletta, e senza scorta:

qua la speme mi conforta,

là mi abbatte il mio timor.

Resto? Vado? Torno indietro?...

Vo' seguir il mio sentiero,

non diffido, non dispero

di trovar pietade ancor.

 

 

Povera, Rosinella!  

Fatta d'amore ardita

son di casa fuggita

con il mio Pasqualino;

ma seco per fuggire al mar esposta

ecco la fuga mia quanto mi costa.

Rotta la nave, io non so come ancora,

un marinar così tra viva, e morta

m'abbia al lido portata.

Ma sola mi ritrovo, e abbandonata.

E del mio Pasqualino

che cosa mai sarà? Gito al profondo,

poverin già passato è all'altro mondo!

Misero Pasqualin! Ma io qui intanto

sola, piena d'affanno, e di disagio

che mai farò? Gente?... Pietosa gente?...

Ah! Qui nessun mi sente...

Piano, che sentir parmi un calpestio...

Ma in questo bosco (oh dio!)

che fosser malandrin? Ebben: per questo

non voglio spaventarmi:

già quello che non ho non pon rubarmi

osserverò in disparte.

(si ritira in lontano)

 

Scena quarta

Conte Lelio, Camilla, séguito di Cacciatori, Rosinella in disparte.

<- Conte Lelio, Camilla, cacciatori

 

CONTE LELIO

Per secondar il vostro  

eccessivo trasporto per la caccia

mi fate girar tanto

il monte, il bosco, il prato,

che son tutto sudato, e affaticato.

Non posso più davvero.

CAMILLA

Che bravo cavaliero!

D'una giovane dama

vi ritrovate al fianco

e così presto dite: io sono stanco?

CONTE LELIO

Sediamo per un poco

s'un di que' sassi almeno.

CAMILLA

Sediam per compiacervi.

(siedono)

ROSINELLA

(All'aria, ed ai vestiti,

che quei sian cavalieri or certo parmi

voglio farmi coraggio, ed avanzarmi.)

CAMILLA

Vi siete riposato?

CONTE LELIO

Oh no. Vi prego,

di farmi alzar di qua, non v'affrettate.

ROSINELLA

(Ho timor... Mi vedranno

così malconcia: e invece

d'aver di me pietà mi scacceranno.

Vuol la necessitade

ch'io trovi un'invenzione

sperando di trovar più compassione.)

Signori, in cortesia...

CONTE LELIO

Chi è qua?

(s'alza)

CAMILLA

(Che veggo?)

(s'alza)

Così bella ragazza in questo bosco?

Che fate qui? Chi siete voi? Parlate.

CONTE LELIO

Da noi cosa cercate?

ROSINELLA

Ben presto appagherò le vostre brame.

Una dama son io (morta di fame).

CAMILLA

Una dama? Ma come

in sì poveri arnesi?

ROSINELLA

Tutti i miei casi or vi farò palesi.

Son italiana, a Genova son nata:

sposa fui designata

a un baron forestiere.

(Pasqualino faceva il caffettiere.)

Fatte le nozze, il mio baron volendo

condurmi al suo paese, entrati in mare,

una fiera burrasca

ruppe il nostro vascello, e non so come

due giorno sono già, che quasi estinta

restai dall'onde al vicin lido spinta.

CAMILLA

Veramente di voi sento pietade.

Ma essendo qui arrivata,

chiamar non vi potete

sventurata del tutto.

Appresso d'un mio zio, che abbonda d'oro

troverete ristoro,

e in nostra compagnia

vivrete contenta in allegria.

ROSINELLA

Vi renda il ciel mercede.

CONTE LELIO

Ma del vostro sposino, o gentil dama,

sapete che ne sia?

ROSINELLA

Dall'onde assorto,

ahi! da pianger mi vien... meschino è morto.

CAMILLA

Consolatevi, amica:

qualch'altro cavaliere

non può mancarvi. In grazia, il nome vostro

di sapere desio.

ROSINELLA

Donna Aurora del Campo è il nome mio.

CAMILLA

Conte Lelio, ben tosto

si conduca alla terra. E se pur anco

vi ritrovate stanco,

a vostr'agio verrete. Amica, andiamo:

seguitemi, e vedrete,

che sventurata affatto ora non siete.

 

Non v'è donna che non sia  

amorosa, e di buon core.

Io per me son tutta amore

tenerina son di cor.

Di ciascuno pur mi degno,

e son buona a questo segno,

che sovente tutto il mio,

io darei per solo amor.

(parte coi cacciatori)

Camilla, cacciatori ->

 

ROSINELLA

(Rosinella felice  

s'è vero quel che dice,

corro intanto veloce al dolce invito

per ristorare almeno il mio appetito.)

(parte)

Rosinella ->

 

Scena quinta

Il Conte, poi Pasqualino.

 

CONTE LELIO

Davvero al volto, al brio,  

che dama quella sia, credo ancor io.

Oh come van le cose!...

Ma quest'ombre, il freschetto

del dolce Zeffiretto

m'invitano a godere un altro poco

di placido riposo.

Torno a seder sotto quel faggio ombroso.

(siede)

 

<- Pasqualino

PASQUALINO

Infelice Pasqualino,  

quanto mai sei sventurato!

Senza avere un sol quattrino

vo ramingo, e disperato:

e già sento dallo stento,

che comincio, oh dio, mancar!

 

 

Zitto, che vedo gente...  

Oh ringraziato il ciel! Dopo due giorni,

che per questi contorni errando vado

qualchedun trovo alfin... Ma della bella

cara mia Rosinella

che cosa sarà mai?

Misera sventurata!

Ah, purtroppo nel mar restò annegata!

Ed io benché salvato

se qui non trovo aiuto

dalla fame morrò... Signor cortese,

ora che riposate

se vi vengo a sturbar, deh, perdonate.

CONTE LELIO

(s'alza con impeto)

Olà: che vuoi? Chi sei?

Quali son le tue brame?

Che fai qui? Che cos'hai?

PASQUALINO

Fame, e poi fame.

CONTE LELIO

Va' a lavorar, birbante.

Vergogna! Tu sei giovine, sei sano,

e soltanto per mala volontà

vai cercando così la carità.

PASQUALINO

Ah, signor, se sapeste i casi miei,

pietà vi desterei.

Son povero figliuolo,

che co' la sposa mia nel mare entrato,

un vento infuriato

romper fece la nave a un duro scoglio;

e di tanti che fummo, io per gran sorte

tutto perdei, ma pur scampai la morte.

CONTE LELIO

E la tua sposa?

PASQUALINO

Oh povera meschina!

Misera Rosinella,

preda restò del mar nella procella.

Non avea ancor vent'anni,

bella come una rosa,

tutta grazia, amorosa,

fedele, di buon core...

Ah, da pianger mi vien dal gran dolore.

CONTE LELIO

Tu mi fai compassion. Ma dimmi: certa

donna Aurora del Campo

era nel tuo vascello?

PASQUALINO

Tal nome mi è novello.

CONTE LELIO

(In altra nave

convien dunque che fosse.)

Sai far alcun mestiere?

PASQUALINO

Al caso saprei fare il cameriere.

CONTE LELIO

Bene: voglio impiegarti.

Seguimi, e troverai da disfamarti.

Io ti darò un padrone,

che il miglior non si dà tra le persone.

Basta, che tu gli accordi

le massime stravolte ch'egli ha in testa

che per altro starai mai sempre in festa.

PASQUALINO

Io son pronto: son qua. Di tutto core

vi ringrazio, signore;

ma vi prego insegnarmi

di qual umore ei sia per regolarmi.

 

CONTE LELIO

Il cervello ha già sconvolto  

per lettura di romanzi,

niun si crede che l'avanzi

di valore, e nobiltà.

Or si crede esser Orlando

ed impugna feudo, e brando,

monta in sella, va qua, e là.

Or si crede altro guerriero,

e facendo un tal mestiero,

bastonate, colpi fieri

ai staffieri, ai camerieri

già credendo guerreggiar.

Ma alla presta, la tempesta

passa, e torna in buon cervello

questo, e quello a regalar.

Hai tu sentito

quest'è la regola,

abbi giudizio,

non dubitar.

(parte con Pasqualino)

Conte Lelio, Pasqualino ->

 
 

Scena sesta

Appartamento del Marchese.
Il Marchese, e Camilla, poi Rosinella con vestito nobile. Servitori.

 Q 

Marchese, Camilla, servitori

 

MARCHESE

Venga, venga, nipote,  

la dama naufragata,

che sarà ben veduta, e ben trattata.

CAMILLA

Vedrete un visino,

che merita pietà.

MARCHESE

Ben, tanto meglio,

fatela presto entrar.

CAMILLA

Vado da lei,

che nella stanza mia di miglior veste,

ch'io le feci portar, si sta adornando.

Signor zio, al vostro cor la raccomando.

(parte)

Camilla ->

 

MARCHESE

Con questa forestiera  

s'accrescerà la nostra compagnia:

maggior corteggio avrà

la nostra nobiltà. Presto, serventi,

ad alzar la portiera state attenti;

e due sedie ben presto apparecchiate.

Eccola qui da ver. Presto, che fate...

(ai servi, che portano le sedie)

 

<- Rosinella

ROSINELLA

A un cavalier sì nobile,  

d'origine antichissima,

ecco una dama incognita

si fa serva umilissima.

MARCHESE

(Complimenta assai ben.)

ROSINELLA

(Sono imbrogliata.)

MARCHESE

Vi prego di seder.

ROSINELLA

Molto obbligata.

(siedono tutti due)

servitori ->

 

I casi miei terribili

non so se vi sian cogniti:

perdei lo sposo, e i mobili

del mar nelle voragini.

MARCHESE

Dama, i purgati termini

mi rendono incantato.

Di voi la mia nipote

appieno m'ha informato.

(Com'è bella, e gentil!)

ROSINELLA

(Mi guarda attento.

Non vorrei che scoprisse

da' miei lineamenti,

ch'erano calzolari i miei parenti.)

MARCHESE

Veggo, e con ragione,

che state pensierosa

perché vedova siete appena sposa,

ma poiché la tempesta

a sì lontana spiaggia ora v'ha tratta,

non temete, voi siete

dove pregio si fan di venir tanti

siano pur dame, o cavalieri erranti.

ROSINELLA

Già fin ne' miei paesi

di voi parlare intesi;

e so che siete il fiore

di tutti i cavalier di gran valore.

MARCHESE

(Fortunata per me, cara tempesta,

che trasse alla mia terra

dama così gentile!)

ROSINELLA

(Come mi guarda! Affé sarebbe bella,

ch'io gli piacessi.)

MARCHESE

Dama voi non parlate?

ROSINELLA

Cavalier, voi tacete?

MARCHESE

Vi guardo.

ROSINELLA

Anch'io.

MARCHESE

In me cosa vedete?

ROSINELLA

Un cavalier amabile.

MARCHESE

Ed in voi sta osservando

la dama più gentil, la più cortese

il sempre-vostro-ammirator Marchese.

ROSINELLA

Troppa, troppa bontà.

(s'alza, indi subito il Marchese)

MARCHESE

Restate... E come?

Volete voi partir?

ROSINELLA

Restando ancora...

MARCHESE

Dite, vi prego...

ROSINELLA

Ahimè!... Troppo direi,

e volendo parlare arrossirei.

 

Ben capirmi voi potete  

senza farmi più parlar...

Ah, se voi non m'intendete,

più non state a ricercar.

Parlan troppo gli occhi miei...

son modesta, e non vorrei...

ah, furbetto, sì capite,

che vi veggo a sospirar.

Quel caro sospiro,

quel languido occhietto,

il core nel petto

mi fa palpitar.

(parte)

Rosinella ->

 

Scena settima

Il Marchese, poi il Conte Lelio con Pasqualino.

 

MARCHESE

Oh mio core magnanimo,  

già ti senti infiammar?... Piano, Marchese,

precipitar così?... Non è già solo

infra gli eroi il mio esempio. Il dice il Tasso:

«vista la faccia bella,

non scese, no, precipitò di sella».

 

<- Conte Lelio, Pasqualino

CONTE LELIO

Oh amico, oh cavaliero  

famoso, e rinomato!

Ecco vi raccomando un disperato,

questi, meschino, in mare

ha perduta la sposa, ed ogni avere;

ma sa far il mestier del cameriere.

(Parlagli come ho detto.)

PASQUALINO

Oh illustrissimo, ed anzi

valoroso signor, di cui i tesori

la nobiltade, ed il saper profondo

van per grido anche fuor del mappamondo;

alla vostra pietà mi raccomando.

(Non vorrei ch'or credesse esser Orlando.)

MARCHESE

Di qual paese sei?

PASQUALINO

Sono italiano.

MARCHESE

(Ed italiana è pure

la bella dama che il mio core accende.)

Giacché qui ti condusse la fortuna,

ti prendo al mio servizio.

(vengono due servitori)

<- due servitori

MARCHESE

Olà: qual si conviene  

alla grandezza nostra, abbia costui

un vestito pomposo; e purché intorno

della mia nobiltà l'eco risuoni,

l'oro profonderò anche a milioni.

 

due servitori ->

PASQUALINO

Grazie a vostra eccellenza.

MARCHESE

Sarà la tua incombenza

di servir per gran sorte

una dama venuta alla mia corte;

una dama sì bella,

che Angelica, Isabella,

Erminia, Fiordiligi, e Bradamante

cedono al paragon di quel sembiante;

una dama, di cui l'alme pupille

farian vinti cader Ettore, e Achille.

 

Vedrete in due bei lumi  

il poter del dio d'amore;

ma guardate il vostro core,

che non arda, e si consumi

nel mirar tanta beltà.

Io che ho d'eroe quest'anima

quando la miro in viso,

m'urta, mi scuote, e pizzica,

e da me ancor diviso

quasi restar mi fa.

(parte)

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Marchese ->

 

Scena ottava

Il Conte, e Pasqualino.

 

CONTE LELIO

Senti a qual segno arriva  

la tua fortuna? Va', che sei felice,

mentre servir dovrai

donna gentil, che ha sì vezzosi rai.

Ma tu mesto mi sembri, ora che appunto

rallegrar ti dovresti? Orsù; a che pensi?

PASQUALINO

Misero me! Sentendo

a nominar donna sì vaga, e bella

io penso a Rosinella.

Oh quanto pagherei,

che qui meco a servir fosse ancor lei!

CONTE LELIO

Chissà se fosse viva, ed in sua vece

tu fossi morto, se di te a quest'ora,

si ricordasse più. Le donne tutte,

nulla più facilmente

si scordan di un marito

quando già all'altro mondo ei se n'è gito.

PASQUALINO

Ah, signor, Rosinella

m'era troppo fedel, troppo mi amava

ogni giorno mi dava

prove d'amor sincero, ed ogni dì

quand'io stava con lei, dicea così.

 

«Pasqualino» mi diceva,  

«Pasqualin mio dolce amor»,

poi la mano mi stringeva

tutta affetto, e tutta ardor.

Co' gli occhietti languidetti

qualche occhiata poi mi dava,

poi ridea con quei labbretti,

e i dentini mi mostrava,

che piacer mi dava al cor...

Non ridete, non scherzate,

quel che dico è verità.

Padron mio, voi mi seccate,

questa è poca civiltà.

(parte)

Pasqualino ->

 

CONTE LELIO

Costui, saria un esempio  

dell'amor più costante

se durasse così.

Ma passati tre dì, come fan tanti

le lagrime si scorda,

fa di nuovo all'amore, e già si sposa;

ma passati che sono altri tre giorni

colla nuova consorte,

pianger di questa ancor vorria la morte.

(parte)

Conte Lelio ->

 

Scena nona

Rosinella, Valerio, e Lauretta, poi Pasqualino con altro vestito.

<- Rosinella, Valerio, Lauretta

 

ROSINELLA

Basta, basta; non fate  

più cerimonie.

VALERIO

Il maggiordomo io sono,

e comanda il padrone,

che tutta l'attenzione

io debba avere per vossignoria.

LAURETTA

Ed io, signora mia,

cameriera di casa,

ordine ho d'ubbidire

ogni di lei comando;

onde alla grazia sua mi raccomando.

VALERIO

Si degni comandarmi.

LAURETTA

Da cenni suoi dipendo.

ROSINELLA

Che mi vogliate ben per ora intendo.

VALERIO

Sua bontà.

LAURETTA

Troppo onore.

Il nuovo servitore

già destinato per suo cameriere

mi sembra di vedere.

(verso la quinta)

Ehi, amico? Venite

della vostra padrona alla presenza,

venite a farle omaggio, e riverenza.

 

<- Pasqualino

PASQUALINO

Con tutta l'umiltà, tutto il rispetto  

vengo... (Che faccia è quella!)

ROSINELLA

(Pasqualino...

Non fallo... Oh ciel!...)

LAURETTA
(a Pasqualino)

Seguite.

PASQUALINO

Vengo, nobil signora...

(Son ubriaco, o son nel mare ancora?)

ROSINELLA

(Come mi batte il core!

Poverin! Sta dubbioso.)

VALERIO
(a Pasqualino)

Finite il complimento.

PASQUALINO

Vengo... (Il mio core a palpitar io sento!)

Non posso andar più avanti...

(Son quei di Rosinella i bei sembianti.)

ROSINELLA

(Qua ripiego ci vuol.) Veggo costui

ch'è timido, e confuso. Andate voi,

andate pur altrove, e tu qui resta.

PASQUALINO

(Di Rosinella pur la voce è questa.)

VALERIO

Vado, e starò attendendo

di servirvi l'onore.

(parte)

Valerio ->

 

LAURETTA

(Uno sciocco mi par quel servitore.)  

(parte)

Lauretta ->

 

Scena decima

Rosinella, e Pasqualino.

 

PASQUALINO

(volendo accostarsi si trattiene)  

(Eh, ch'è dessa senz'altro...

Mah...)

ROSINELLA

(Possibile ancora

che possa dubitar?)

PASQUALINO

(Possibil mai

che non mi riconosca?)

ROSINELLA

(E può star tanto

a parlare con me?)

PASQUALINO

(Le braccia al collo

non corre ella a gettarmi?)

ROSINELLA

(Mi guarda, e ancor non viene ad abbracciarmi?)

PASQUALINO

Senz'altro, Rosinella?

ROSINELLA

Pasqualino?

PASQUALINO

Mio ben!

ROSINELLA

Idolo mio!

Tu qui salvo?

PASQUALINO

Tu viva?

ROSINELLA

Sì un bravo marinaro

a riva mi condusse.

PASQUALINO

Ed io caduto in mare,

m'hanno due pescatori

in sul lido vicino

tirato su per un vitel marino,

ROSINELLA

Oh che gioia!

PASQUALINO

Oh diletto!

ROSINELLA E PASQUALINO

Evviva! Evviva!

PASQUALINO

Ma dico, Rosinella?

Come qui? In questi arnesi?

E da dama trattata?

ROSINELLA

Senti, mio Pasqualin: fra me pensando

trovar più compassione

tra nobili persone

col fingermi ancor io dama di conto,

per tale mi spacciai con un racconto.

L'invenzione ebbe effetto,

ritrovai qui ricetto,

son da tutti onorata,

e più ch'altri al Marchese io sono grata.

PASQUALINO

Mi spiace questa cosa.

Lo sai pur che tu devi esser mia sposa?

Che per questo fuggiti...

ROSINELLA

Io so ben tutto.

Son la tua Rosinella.

Tu sei il mio Pasqualin: sposi saremo,

ma conviene per ora

seguitar la finzion. Se ci scopriamo

discacciati sarem come birbanti.

Sai quanti miglia, e quanti

siam d'Italia lontani. Or vedi bene,

approfittar dell'occasion conviene.

PASQUALINO

Ma però onestamente?

ROSINELLA

Ci s'intende.

PASQUALINO

Avverti soprattutto

non darmi gelosia.

ROSINELLA

Lo so ch'hai tal pazzia,

ma tu sai chi son io,

né puoi mai dubitar dell'amor mio.

 

 

Se l'amor mio ti piace,  

se credi alla mia fé,

osserva tutto in pace,

e lascia fare a me.

PASQUALINO

Cara, starò osservando,

geloso non sarò.

A te mi raccomando,

e dubitar non vo'.

ROSINELLA

Quando c'è alcun presente

attendi al tuo dover.

PASQUALINO

Ma quando non c'è gente

non son più camerier.

ROSINELLA

Restando noi soletti

potremo i nostri affetti

trattar con libertà.

ROSINELLA E PASQUALINO

Così va ben, benissimo.

Contento, contentissimo

questo mio cor sarà.

 

Scena undicesima

Camilla, e detti.

<- Camilla

 

CAMILLA

Cara amica, ad abbracciarvi  

io ritorno di buon cor.

ROSINELLA

Voi volete incomodarvi,

voi mi fate troppo onor.

(s'abbracciano)

PASQUALINO

(Abbracciate allegramente,

che di ciò non ho dolor.)

CAMILLA

Vo' parlarvi di premura.

ROSINELLA
(a Pasqualino)

Ehi: due sedie presto qua.

PASQUALINO

Sono leste...

ROSINELLA E CAMILLA

Accomodatevi.

(ricusando ciascuna di seder per la prima; Pasqualino va in disparte)

ROSINELLA E CAMILLA

Cerimonia non si fa.

(siedono)

CAMILLA

Son messaggera

d'un core amante,

che delirante

per voi se n' sta.

PASQUALINO

(Come! Che sento!

Vo' star attento

come che va.)

CAMILLA

Il vostro merito

il core accese

del zio marchese,

pace non ha.

PASQUALINO
(forte)

Che vada al diavolo!

ROSINELLA E CAMILLA

(alzandosi)

Che cosa c'è?

PASQUALINO

Parlo, scusatemi

parlo fra me.

(tornano a sedere)

ROSINELLA

Se vostro zio

ha per me affetto,

è tutto effetto

di sua bontà.

CAMILLA

Ecco il Marchese,

eccolo qua.

(si alzano)

ROSINELLA

Ehi cameriere?

PASQUALINO

Sono al servizio.

(accostandosi a Rosinella)

ROSINELLA E PASQUALINO

(Abbi giudizio

per carità.)

 

Scena dodicesima

Il Marchese, e detti.

<- Marchese

 

MARCHESE

Ecco qua mia baronessa  

di quel volto al bel splendore

come cede il mio valore,

né lo posso simular.

ROSINELLA

Cameriere, un'altra sedia.

PASQUALINO

(Questa cosa assai m'attedia.)

(porta la sedia lontana dalla altre due)

MARCHESE

Più vicina deve star.

PASQUALINO

Più vicina?

ROSINELLA

Un altro poco.

PASQUALINO

Sentirete troppo foco

con il troppo avvicinar.

(a Rosinella nel partire)

Ah tristaccia!

ROSINELLA

(Abbi cervello.)

MARCHESE

Cameriere, va' a bel bello

là di fuori a passeggiar.

PASQUALINO

(Questa volta già m'accorgo,

che colei mi fa crepar.)

(finge di partire)

CAMILLA

Signor zio che cosa avete?

MARCHESE

Caldo grande! Caldo grande!

(a Rosinella)

Voi cogli occhi mi accendete.

ROSINELLA

Ah Marchese, cosa dite?

Custodite il vostro cor.

PASQUALINO

(Maledetto! Lo fa apposta!

Sempre più colui s'accosta!

Crepo già se aspetto ancor!)

MARCHESE

Questa mano delicata

deh, la lasciate accarezzar.

(piglia la mano di Rosinella)

PASQUALINO

Maledetto! Disgraziata!

(forte, poi si ritira subito)

ROSINELLA

Ah signor, non state a far.

MARCHESE

Così buona, e modestina

tanto più m'ardete il sen.

(pigliandole di nuovo la mano)

PASQUALINO

Faccio or ora una rovina.

(forte, poi si ritira subito)

ROSINELLA

Questa smania non convien.

MARCHESE

Baronessa, mia gentile,

per pigliare l'aria fresca,

ch'ora andiam non v'incresca

la campagna a vagheggiar.

ROSINELLA

Non ricuso tal onore,

vederemo i bei fioretti,

sentiremo gli augelletti

tra le piante a gorgheggiar.

(s'alzano per partire, e il Marchese dà braccio a Rosinella)

PASQUALINO

Ah, non posso più star saldo!

Oh che smania! Oh che gran caldo!

ROSINELLA, MARCHESE E PASQUALINO

Che cos'hai? Che vieni a far?

PASQUALINO

Ascoltate, miei padroni.

Ho veduto dai balconi

uno sposo poverello,

che le piume sul cappello

gli vorrebbon far portar.

Ed intanto Pasqualino

stava in pace ad osservar.

CAMILLA E MARCHESE

Dal balcone qua vicino

voglio un poco anch'io guardar.

(vanno ad affacciarsi ad una finestra)

PASQUALINO

Assassina, trista, ingrata!

Così fai sugli occhi miei?

Morirò per tua ragion.

ROSINELLA

Vanne via, che pazzo sei.

Mi tormenti, sventurata.

Senza un'ombra di ragion.

PASQUALINO

Quella mano in faccia mia?

ROSINELLA

Quella è tutta pulizia

ROSINELLA E PASQUALINO

Tu mi vuoi precipitar.

MARCHESE

Questi è pazzo: non c'è niente.

CAMILLA

Costui sogna stando desto.

CAMILLA E MARCHESE

Parla, stolto, parla presto.

Cosa vieni ad inventar?

ROSINELLA

La paura avuta in mare

lo fa adesso vaneggiar.

PASQUALINO

Sì son pazzo, lo confesso:

non capisco più me stesso

già mi sento vacillar.

ROSINELLA, MARCHESE E PASQUALINO

Se sei pazzo vanne via,

non ti voglio sopportar.

PASQUALINO

O che fiera gelosia!

Io mi sento a lacerar!

 

Rosinella, Marchese, Camilla, Pasqualino ->

Fine (Atto primo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo

Appartamenti del Marchese con tavolini sopra de' quali vi stanno alcuni abbigliamenti di suo servizio.

Marchese, Valerio, Lauretta, servitori
 
Marchese, Lauretta e Valerio
Mi si portino qui avanti

Dov'è nostra nipote? / Innanzi giorno

Valerio, Lauretta
Marchese, servitori ->

Evviva, evviva il matto!

Valerio
Lauretta ->

Dica quello che vuol non mi confondo

Valerio ->

Bosco.

Rosinella
 

Povera, Rosinella!

Rosinella
<- Conte Lelio, Camilla, cacciatori

Per secondar il vostro

Rosinella, Conte Lelio
Camilla, cacciatori ->

Rosinella felice

Conte Lelio
Rosinella ->

Davvero al volto, al brio

Conte Lelio
<- Pasqualino

Zitto, che vedo gente

Conte Lelio, Pasqualino ->

Appartamento del Marchese.

Marchese, Camilla, servitori
 

Venga, venga, nipote

Marchese, servitori
Camilla ->

Con questa forestiera

Marchese, servitori
<- Rosinella

A un cavalier sì nobile

Marchese, Rosinella
servitori ->

Marchese
Rosinella ->

Oh mio core magnanimo

Marchese
<- Conte Lelio, Pasqualino

Oh amico, oh cavaliero

Marchese, Conte Lelio, Pasqualino
<- due servitori

Olà: qual si conviene

Marchese, Conte Lelio, Pasqualino
due servitori ->

Conte Lelio, Pasqualino
Marchese ->

Senti a qual segno arriva

Conte Lelio
Pasqualino ->

Costui, saria un esempio

Conte Lelio ->
<- Rosinella, Valerio, Lauretta

Basta, basta; non fate

Rosinella, Valerio, Lauretta
<- Pasqualino

Con tutta l'umiltà, tutto il rispetto

Rosinella, Lauretta, Pasqualino
Valerio ->

Uno sciocco mi par quel servitore

Rosinella, Pasqualino
Lauretta ->

Eh, ch'è dessa senz'altro

Rosinella e Pasqualino
Se l'amor mio ti piace
Rosinella, Pasqualino
<- Camilla
Camilla, Rosinella e Pasqualino
Cara amica, ad abbracciarvi
Rosinella, Pasqualino, Camilla
<- Marchese
Marchese, Rosinella, Pasqualino, Camilla
Ecco qua mia baronessa
Rosinella, Marchese, Camilla, Pasqualino ->
 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima
Appartamenti del Marchese con tavolini sopra de' quali vi stanno alcuni abbigliamenti di suo servizio. Bosco. Appartamento del Marchese. Logge corrispondenti al giardino. Camera di Rosinella. Sala con quattro porte praticabili. Camera, ovvero sala. Appartamento del Marchese.
Atto secondo Atto terzo

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