atto
Terzo

scena
Prima

Marittima.
Venere già portata dall'Aure sulla cima d'uno scoglio.
Venere.

 

VENERE

 

(si risveglia)

Chi mi tolse alle sfere!
Chi da Marte m'invola!
Venere dove sei?
Sovr'inospite scoglio!
O ciel qui sola.

 
 

VENERE

 

Lumi potete piangere,

non riderete più.

Il cor, che lieto fu
nel duol si sente a frangere.

Lumi potete piangere.

 

Qui si vede nell'orizzonte sopra lucido carro a sorgere Febo dall'onde, qual fecondo viene avanzandosi illumina la scena.

 

VENERE

 

Ma dall'onde risorto
Febo qua giunge ad indorar le arene:
all'ingrato amator spiega tue pene.

 
 

atto
Terzo

scena
Seconda

Apollo, e Venere.

 
 

APOLLO

 

Belle spiagge a voi ritorno.

Flagellando i foschi orrori,

vinte già da miei splendori,
fuggon l'ombre e riede il giorno.

Belle spiagge a voi ritorno.

 

VENERE

 

Apollo.

APOLLO

 

Olà, chi sei?

VENERE

 

D'Eto e Piroo

frena il rapido corso:
a un'afflitta beltà porgi soccorso.

APOLLO

 

Non può de' miei destrieri
retrocedere il moto.

VENERE

 

I sol ti prego

sull'aurata quadriga
ricondurmi alle stelle.

APOLLO

 

Nemmen deve mia luce
accoppiarsi mai teco:
direbbe il mondo tutto
che fra l'ombre lascive il sol è cieco.

VENERE

 

Son le bellezze mie tanto neglette?

APOLLO

 

Fuggo da tue lusinghe.

VENERE

 

Ah, no, t'arresta.

APOLLO

 

Chi disonesta nacque
potrà le fiamme sue spegner nell'acque.

 
 

APOLLO

 

Vezzose pupillette

io non vi voglio amar.

Sete in beltà perfette,

ma pronte all'ingannar.

Vezzose pupillette

io non vi voglio amar.

Labretti lusinghieri,

io non vi so bramar.

Sete in beltà sinceri,

ma finti al sospirar.

Labretti lusinghieri,

io non vi so bramar.

 
 

atto
Terzo

scena
Terza

Marte, e Venere.

 

MARTE

 

Anelante mio cor dà fine ai guai!
Se ricerchi 'l tuo sol, mira i suoi rai.

VENERE

 

O sospirato arrivo. In me pietoso
volgi, o nume guerrier, volgi lo sguardo.

MARTE

 

Eccomi ancor che tardo
giunse Marte opportuno.

VENERE

 

Chi mi trasse quaggiù?

MARTE

 

Frode di Giuno.

VENERE

 

Della superba diva
dunque fu l'opra?

MARTE

 

Sì.

VENERE

 

Deluso alfine

vedrà l'empio rigore.

MARTE

 

Sdegno ci scioglie, e c'incatena amore.

VENERE

 

Del popolo squamoso
il più fido natante a me t'arrechi.

 

Sorge dall'onda un delfino, che s'accosta al lido per ricevere Marte sul dorso.

 

MARTE

 

Già sul dorso m'assido. Ohimè, che veggio?
Sovra gemmata conca
il tridentato nume
a noi se n' viene.
Partiam, partiam.

VENERE

 

Bramo osservar sue pompe.

MARTE

 

Partiam, mia dèa.

VENERE

 

Non voglio.

MARTE

 

Astri v'intendo:
mi trovo in porto, e il naufragio attendo.

 
 

atto
Terzo

scena
Quarta

Nettuno sopra pomposa conchiglia tirata da cavalli marini, e corteggiato da glauchi, e tritoni, Venere, e Marte.

 
 

NETTUNO

 

Onde voi, ch'ognor fremendo

vi frangete in duro scoglio,
ben comprendo,
che volete
palesar il mio cordoglio.

 

NETTUNO

 

Questo torbido cor perde il sereno;
io reggo il mar, e la tempesta ho in seno.
Ma qual di Citerea fulgido raggio
quaggiù discese a serenar mie luci?
Seco gradivo! Olà!

MARTE

 

Lascia, ti prego,

lascia il ceruleo regno,
dell'algoso rival fuggi lo sdegno.

VENERE

 

Con gelose apparenze
dell'idol mio vo' tormentar l'affetto.

NETTUNO

 

Che fate al mio cospetto.

VENERE

 

Alto monarca,

il fasto sol di tue grandezze ammiro.

NETTUNO

 

Quanto di prezioso
dagl'esperii s'estende ai lidi eoi,
adorato mio ben, è tuo se vuoi.

MARTE

 

M'ami Ciprigna?

VENERE

 

Sì.

NETTUNO

 

E me tu sprezzi?

VENERE

 

No.

MARTE

 

Non obliar mie gioie.

NETTUNO

 

Per me serba il diletto.

MARTE

 

Che pretendi?

NETTUNO

 

Che vuoi?

VENERE

 

Concedo

le lusinghe a Nettuno, a Marte i baci.

 

Accostatosi Marte allo scoglio Venere si pone anch'essa per fuggire a sedere sopra il dorso al delfino, e parte unita con Marte per l'onde.

VENERE,

 

È dolce il tormento

che gioia predice.

MARTE

 

[Insieme]

MARTE

 

Penando,

mi rende contento.

 

VENERE

 

Amando,

mi torna felice.

 

VENERE,

 

È dolce il tormento

che gioia predice.

MARTE

 
 
 

atto
Terzo

scena
Quinta

Nettuno.

 

NETTUNO

 

Dell'instabil mio regno
mostruose falangi
sorgete su, che fate?
Suscitate nell'onde
atre procelle infeste.
Chi la calma non vuol provi tempeste.

 

Qui adiratosi il mare sorgono vari mostri fra l'onde.

 
 

atto
Terzo

scena
Sesta

Giove in macchina con Mercurio venendo a placar Nettuno.

 
 

GIOVE

 

Pace, pace, o dio del mar:

placa 'l cor, non fremer più.
Il seren, che brami tu,

Giove sol ti può recar.

Pace, pace, o dio del mar.

 

NETTUNO

 

Nel mio petto, o tonante,
è troppo irato, è troppo offeso il core:
lascia, ch'in grembo all'onde arda il furore.

GIOVE

 

Chi ti risveglia in sen foco di sdegno?

NETTUNO

 

Resta l'alma schernita
da chi l'alme consola,
Venere a Marte unita
qui m'alletta, mi scherne, e poi s'invola.

MERCURIO

 

Anch' ad onta di Giuno
la sua diva rinvenne, il nume amante?
Calamita de' cori è un bel sembiante.

GIOVE

 

(Tropp'infesta è colei.) Dunque fia vero
ch'un germano di Giove,
di Saturno la prole
a sordida beltà schiavo si renda.

NETTUNO

 

Lasso, che deggio far?

GIOVE

 

Tentar l'emenda.

NETTUNO

 

Ma qual beltà fia, ch'i miei sensi accheti?

GIOVE

 

La gran figlia di Vesta:
per consorte a Nettun degna è sol Teti.

NETTUNO

 

Teti?

GIOVE

 

Sì, sì, quel volto

potrà rendere paghi i tuoi desiri.
Vieni, ch'in cielo accolto
darai tregua al penar, pace ai martiri.

(Giove discende con Mercurio sul lido)

 
 

NETTUNO

 

Rendimi in calma Amor.

Non più scogli

di cordogli
non più venti di sospir:
in porto del gioir
guida il mio cor.

Rendimi in calma Amor.

 
 

atto
Terzo

scena
Settima

Giove, Giunone, e Mercurio.

 

GIUNONE

 

Mio cor fosti presago. Ancor sleale
segui di Citerea l'orme lascive?

GIOVE

 

Mia bella, in te sol vive
ravveduto l'affetto.

GIUNONE

 

A che le sfere

abbandona 'l sovrano?

GIOVE

 

Per placare il germano
qua mi trasse il desio.

GIUNONE

 

Tu m'aborri, crudel.

GIOVE

 

T'amo, cor mio.

MERCURIO

 

Che sento!

GIUNONE

 

Ah quelle voci

nel tuo petto sopprimi.

GIOVE

 

Eppur fido t'adoro.

GIUNONE

 

Il falso esprimi.

GIOVE

 

In che Giove peccò?

GIUNONE

 

D'altra bellezza

arse all'impuro foco.

GIOVE

 

Errai, no 'l niego. Il tuo perdono invoco.

GIUNONE

 

Ma la fé che macchiasti?

GIOVE

 

Ancor illeso

resta l'onor primiero.

MERCURIO

 

Ogni fallo d'amor sempre è leggero.

GIUNONE

 

Dunque l'ardor.

GIOVE

 

È spento.

GIUNONE

 

Il cor?

GIOVE

 

Pianse pentito.

GIUNONE

 

L'alma?

GIOVE

 

D'averti offesa

pena nel sen dogliosa.

GIUNONE

 

O fedel, o sleal vivo gelosa.

GIOVE

 

Resta, Cilenio, al suolo
scaccia dal sen di Giuno un duol sì rio.

GIUNONE

 

Tu m'aborri crudel.

GIOVE

 

T'amo cor mio.

 
 

GIOVE

 

Labretti sdegnosi

che il sen mi ferite
fermate, sentite,
sanatemi il cor:
non tanta bellezza
o meno rigor.

Sdegnose pupille

che foco vibrate,
sentite, fermate,
sopite l'ardor:
non tanta bellezza,
o meno rigor.

(Giove ripostosi sulla macchina ritorna al cielo)

 
 

atto
Terzo

scena
Ottava

Giunone, e Mercurio.

 

GIUNONE

 

Da me Giove s'invola!

MERCURIO

 

Diva non ti lagnar, ch'ama te sola.

 
 

GIUNONE

 

Non ti credo o dio d'amor!

Mostri pace a questo seno

poi crudele fai guerra al cor.

Non ti credo o dio d'amor!
Sei bugiardo o nume arcier!

Offri gioie a questo petto

l'alma poi non sa goder.

Sei bugiardo o nume arcier!

 

GIUNONE

 

Ma pur ministre erranti,
qua traeste Ciprigna.

MERCURIO

 

A Marte in grembo

la cagion del tuo mal partì poc'anzi.

GIUNONE

 

Seco Marte s'unì!

MERCURIO

 

Su queste sponde

fe' l'adultera diva
scena di sue lascivie al re dell'onde.

GIUNONE

 

Pria che d'Atlante in mar s'attuffi il die,
scopo sarà delle vendette mie.
Tosto, mio fido Cilenio,
al mio figlio Vulcano il passo affretta,
l'ingegnosa sua rete
digli, ch'a me consegni,
vo' che ferreo rigor plachi i miei sdegni.

 
 

MERCURIO

 

Godi, e lascia goder

se brami pace al cor,

vola all'amato ardor

fuggi l'altrui piacer.

Se brami pace al cor

godi, e lascia goder.

 

GIUNONE

 

Che tardi?

MERCURIO

 

Il fallo, o diva

troppo fiera punisci.

GIUNONE

 

Olà taci: non più: parti. Eseguisci.

 
 

atto
Terzo

scena
Nona

Giunone.

 

GIUNONE

 

Qual nell'ondoso mar pino volante,
combattuto da venti aspira al porto,
così l'alma di Giuno,
da gelosia percossa,
sol di Giove nel sen spera conforto.

 
 

GIUNONE

 

Torna in braccio all'idol mio

cor amante o penerò.

Il penar è troppo rio,
se chi bramo in sen non ho.

Torna in braccio all'idol mio

cor amante o penerò.

Se non segui 'l bel, ch'adoro,

alma mia non gioirò.

Se non scacci il mio martoro,
infelice ognor sarò.

Se non segui 'l bel, ch'adoro,

alma mia non gioirò.

 
 
 
 
 
 

atto
Terzo

scena
Decima

Infernale di fiamme trasparente ripiena d'orridi mostri con faci accese nelle mani.
Cinzia, e Amore che sopraggiunge.

 
 

CINZIA

 

Ciechi abissi, eterni orrori

qui tra voi bramo languir,

che se un amante cor

non trova alcun ristor
il duol, ch'in sen chiudete
uguaglia il mio martir.

Ciechi abissi, eterni orrori

qui tra voi bramo languir.

 

CINZIA

 

Ma con passo anelante
ver me giunge Cupido.
E qual affar nel seppellito mondo
della perduta luce
ove l'odio risiede Amor conduce?

AMORE

 

Tutto l'orbe girando
cercai la madre a volo. Or tu che fai?

CINZIA

 

Vo chiedendo quaggiù pace a' miei guai.

AMORE

 

Questo orror che tu miri a Cinzia insegna
ch'ov'eterno è il martir pace non regna.

CINZIA

 

E pur, o nume arciero
coll'aurea tua saetta
quella pace puoi dar che bramo, e spero.

 
 

CINZIA

 

Cupido, pietà.

Col dardo infocato

nel cor d'un ingrato
stempra il gel di crudeltà.

Cupido, pietà.

 

AMORE

 

Consolarti vogl'io, diva triforme.
Ma su trono di foco
ecco il tartareo re. Vanne in disparte.
Tosto vedrai ciò che può far Cupido.

CINZIA

 

Bendato dio nel tuo poter confido.

(si tirano in disparte)

 
 

atto
Terzo

scena
Undicesima

Plutone sopra trono infuocato corteggiato da un coro di Furie.

 
 

PLUTONE

 

Cieco Amor, nume fierissimo

sei l'inferno del mio sen.

So, che l'Eumenidi

spietate affliggono;
so pur che gl'aspidi
empi trafiggono:
ma prov'io con duolo asprissimo
che più crudo è il tuo velen.

Cieco Amor, nume fierissimo

sei l'inferno del mio sen.

(discende dal trono avendo osservato Amore)

 

PLUTONE

 

Ma qui l'arcier che mi tormenta il core?
Olà furie, s'arresti.

AMORE

 

E sa piagar, e sa fuggir Amore.

Amore ferito con l'aureo sua dardo il cor di Pluto fugge dall'inferno a volo.

 

PLUTONE

 

Ohimè. Qual nova piaga
lo sdegno ammorza, ed il furore abbatte?
Già mi serpe nel seno
un amoroso ardor, ch'ogn'altro ardore
rende nell'alma estinto:
Cinzia son tuo trofeo, Cupido ha vinto.

CINZIA

 

(Portentosa ferita.) Ah crudo nume,
mira come tra l'ombre
obliando del ciel l'argentea luce
dietro l'orme di Pluto il core è spinto.

PLUTONE

 

Cinzia, son tuo trofeo, Cupido hai vinto!

CINZIA

 

Dunque il fosco de l'alma
rasserenar poss'io?

 
 

PLUTONE

 

Se l'aligero dio

per te il cor mio piagò,
quanto ti disprezzai,
tanto t'adorerò.

 
 

atto
Terzo

scena
Dodicesima

Saturno, Plutone, e Cinzia.

 

SATURNO

 

Che veggio! Astri ch'ascolto! Amica sorte
seconda 'l mio desir. Qual divin raggio
a Pluto aprì della ragione i lumi?

PLUTONE

 

Cinzia co' suoi costumi
i miei sensi imprigiona.

SATURNO

 

Labbro, che casto ride, occhio, che vibra
un innocente ardor, guancia vezzosa
che l'onestà raccoglie,
fra modeste lusinghe un sen, ch'è nudo,
trionfa alfin d'ogni rigor più crudo.

PLUTONE

 

Cinzia, bramo tue nozze.

CINZIA

 

A' tuoi sponsali

ecco pronto il cor mio.

SATURNO

 

Felice evento!

Se pago è'l figlio, è il genitor contento.
Gran dèa del terzo giro,
gran monarca di Dite,
liet'il mio piè seguite.

PLUTONE

 

E dove? E dove?

SATURNO

 

Nel regno della luce, ov'è ben giusto
che spettator divenga
a vostr'alti imenei Saturno e Giove.

 
 

PLUTONE

 

La speranza, ed il martire

gran fortuna è dell'amar;

fa goder se fa languire,

fa gioir se fa penar.

La speranza, ed il martire

gran fortuna è dell'amar.

 
 

CINZIA

 

Pupille serenatevi,

gioisci amante cor,

miei spirti consolatevi:

v'annodi il dio d'amor.

Pupille serenatevi,

gioisci amante cor.

 
 
 
 
 
 

atto
Terzo

scena
Tredicesima

Reggia nel ciel di Cinzia.
Venere, e Marte.

 

VENERE

 

Vaghe soglie d'argento
pur vi ricalca 'l piede.

MARTE

 

Pari a questo candor splende mia fede.
S'armi Giuno di sdegno,
frema Giove sugl'astri,
per te sempre il mio petto
sarà scudo ai disastri.

VENERE

 

O gradita costanza.

MARTE

 

Eterno, o diva

il mio affetto ti giuro.

VENERE

 

Amo i tuoi rai, né d'altri rai mi curo.

MARTE

 

Bella, del dio temuto
negli alberghi ritorna.

VENERE

 

Verrò; teco, mio sol l'alma soggiorna.

 
 

MARTE

 

Che più brami, amante cor?

Che più cerchi o mio desire;

spegne l'alma ogni martire,
scaccia i petto ogni dolor.

Che più brami, amante cor?

 
 

atto
Terzo

scena
Quattordicesima

Venere.

 

VENERE

 

Anco in onta di Giuno
l'orme del dio guerrier seguir vogl'io;
sprezzo il fato più crudo,
a rio tenor la mia costanza è scudo.

 
 

VENERE

 

L'armato rigore

non temo di stelle.

Due luci più belle
son gli astri d'amore.

Non temo di stelle:

due luci più belle.

Quest'alma si ride

del fato severo.

Un occhio, ch'è nero
l'impero ha del core.

Quest'alma si ride

del fato severo.

 
 

atto
Terzo

scena
Quindicesima

Nettuno, Apollo, che sopraggiunge.

 
 

NETTUNO

 

Che volete di più pensieri amanti?

Gode l'alma il suo sereno,

se stringete un sole al seno,
voi rapite al cielo i vanti.

Che volete di più pensieri amanti?

 

APOLLO

 

Così dunque di Trivia
rotta è la fede e l'amor suo sprezzato?

NETTUNO

 

Febo, non ti doler, forz'è del fato.

APOLLO

 

Ah che forse rifiuti
per un bacio lascivo, un casto amplesso?
Gli astri non incolpar s'è tuo l'eccesso.

 
 

APOLLO

 

Negli amanti è poca fede.

Son bugiardi i giuramenti;

incostanti al par de' venti
mai fermezza in lor si vede.

Negli amanti è poca fede.

 

NETTUNO

 

Non più di Citerea
ardo all'impuro foco:
son consorte di Teti,
del sovrano motor, servo ai decreti.

APOLLO

 

Di Cinzia che sarà?

 
 

atto
Terzo

scena
Sedicesima

Saturno, Pluto, Cinzia, e li suddetti.

 

SATURNO

 

Nembi di gioie
le diluviano in seno.

APOLLO

 

E come?

SATURNO

 

Al re dell'ombre

sospirato imeneo sposa la rese.

PLUTONE

 

Un suo guardo pudico alfin m'accese.

CINZIA

 

Luminoso germano,
non irritarti, no.

NETTUNO

 

Placati, o nume,

del bramato piacer giunse alla meta.

APOLLO

 

Al voler del destin Febo s'accheta.

 
 

APOLLO

 

Ogni bella, ch'è vezzosa

ama sol per bizzarria.

Trovi guerra, o trovi pace,
vol seguir chi più le piace,
vuò goder chi più desia.

Ogni bella ch'è vezzosa

ama sol per bizzarria.

Provi gioia o pur tormento
il dolor è suo contento,
il piacer sua pena ria.

Ogni bella ch'è vezzosa

ama sol per bizzarria.

 

Qui si vede a poco a poco discendere una gran macchina, sopra la quale Giove conduce la Discordia, e Amore incatenati.

 

PLUTONE

 

Sovra lucidi globi
ecco 'l motor delle rotanti sfere.

SATURNO

 

Già gli fu d'Imeneo noto il piacere.

 
 

atto
Terzo

scena
Diciassettesima

Giove, Mercurio, Discordia, e Amore incatenati, e li suddetti.

 
 

GIOVE

 

Rendeste o tiranni

la pace al mio soglio.
Son vinti gl'inganni,
fiaccato è l'orgoglio.

 

DISCORDIA

 

Mi trafigge il dolor.

AMORE

 

M'ange il cordoglio.

NETTUNO

 

Qual portenti rimiro!

PLUTONE

 

La ministra d'Averno...

CINZIA

 

Il dio d'amore...

CINZIA,

 

Gemono fra catene!

PLUTONE

 

SATURNO

 

Premio d'un mal oprar son le pene.

AMORE

 

Chi soccorre Cupido?

GIOVE

 

Troppo con le tue frodi
irritasti lo sdegno;
nume crudel, sei di soccorso indegno.

DISCORDIA

 

Per me. che languida
tra ceppi ho il piè,
non trovo ohimè!
chi al re dell'etera
chieda pietà.
Numi, è troppa crudeltà,
s'è il mio mal tra voi prefisso.

GIOVE

 

Chi è nemica del ciel piombi all'abisso.

Viene precipitata da Giove nell'inferno.

 

SATURNO

 

Sempre d'eccelse imprese
Giove, ti miro adorno.

PLUTONE,

 

Rida a tue glorie, a' miei sponsali il giorno.

NETTUNO

 

GIOVE

 

Or voi ne' bassi regni
del mondo già diviso,
con l'adorate spose
ite o numi, a goder gioie amorose.

NETTUNO

 

Io di Tetide in sen rapido volo.

(parte)

 

[Insieme]

PLUTONE

 

Io con Cinzia il mio ben, parto dal polo.

 

CINZIA

 

Io con Pluto il mio ben, parto dal polo.

 
 

PLUTONE

 

Il tuo guardo che sempr'è sereno,

del mio petto conforto si fa.

CINZIA

 

Quell'ardore, che porti nel seno,

di quest'alma la gioia sarà.

Il tuo guardo che sempr'è sereno,

del mio petto conforto si fa.

 
 

atto
Terzo

scena
Diciottesima

Giunone, e li suddetti.

 

GIUNONE

 

Cilenio.

MERCURIO

 

Alta reina.

GIUNONE

 

Ormai scena giocosa apri a miei lumi;
fa' che Marte, e Ciprigna
sian obbrobrio a sé stessi e scherno ai numi.

 

In questo mentre s'apre la suddetta macchina di Giove, in mezzo alla quale si scopre Marte, e Venere allacciati nella rete per fraude di Giunone, e resi ludibrio di numerose Deitadi, che per ogni parte gli circondano.

 
 

GIUNONE

 

Vi do bando, o miei sospiri,

fra martiri
questo cor non vive più.

Mai riposa

chi gelosa
l'alma tiene in servitù.

Vi do bando, o miei sospiri

fra martiri
questo cor non vive più.

 
 

atto
Terzo

scena
Diciannovesima

Giove, Saturno, Giunone, Mercurio. Amore, Venere, e Marte nella rete scherniti da tutti gli Dèi.

 

SATURNO

 

Spettacolo gentil.

GIOVE

 

Nobil pensiero.

GIUNONE

 

Così Giuno punisce
una dèa, ch'è lasciva, un dio ch'è fiero.

MARTE

 

Vincesti, sì vincesti.

VENERE

 

Ne' tuoi lacci cadei.

VENERE,

 

E le vergogne mie son tuoi trofei.

MARTE

 
 
 

SATURNO

 

Numi rei sì, sì penate,

vi castigh'il vostro errore,

per cagion del dio d'amore
gran vergogna al ciel voi fate.

Numi rei sì, sì penate.

 

GIOVE

 

Udite, o numi impuri: il cor, che reo
geme tra ferrea rete,
perdono avrà se pentimento avrete.

MARTE

 

Da tuoi cenni sovrani
Marte...

VENERE

 

E Ciprigna...

VENERE,

 

Immortal re dipende

e da Giuno, e da te perdono attende.

MARTE

 

GIUNONE

 

Tu disponi, o tonante.

GIOVE

 

A voi lascivi

ogni colpa condono. Il mondo apprenda,
che preghiera nel ciel mai giunge invano.
Resti Marte fra gl'astri
e Ciprigna, ed Amor rieda a Vulcano.

MERCURIO

 

Sono i lacci disciolti. Uscite, uscite
di vostra libertà lieti gioite.

AMORE

 

Madre.

VENERE

 

Figlio vien meco,

delle viscere mie parte più cara;
Marte ti lascio.

MARTE

 

Ahi dipartenza amara.

 
 

MARTE

 

Amati contenti

partite da me,

l'ardore

del core
più vivo non è.

Amati contenti

partite da me.

 
 

VENERE

 

Soavi piaceri

fuggite dal sen,

la palma

dell'alma
perduto ha il seren.

Soavi piaceri

fuggite dal sen.

 

GIOVE

 

Or tu, mia bella diva
placa l'anima gelosa,
già la mia fé sulla tua fé riposa.

 
 

GIUNONE

 

Più tiranna non è fortuna,

più nemico non trovo Amor,

l'una gioie nel petto aduna,

l'altro toglie le pene al cor.

Più tiranna non è fortuna,

più nemico non trovo Amor.

 
 
 

Fine ATTO III

 

 

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ATTO II 

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