Atto secondo

 

Scena prima

Sala d'udienza pubblica con due sedie nel quartiere de' spagnoli.
Teutile, ed Asprano.

 Q 

Teutile, Asprano

 

TEUTILE

Vani i consigli sono. Aspran, non vedi  

a qual eccesso giunge

di Fernando l'ardir? Destin simile

non è degno d'un re.

ASPRANO

Soffri Teutile.

Non sarà sempre ferma

per essi la fortuna. Ora si pensi

usar i mezzi tutti,

perché i barbari sian arsi, e distrutti.

TEUTILE

Ma Ramiro?...

ASPRANO

Perdona, altri pensieri

denno occuparti. I messicani afflitti

per le vostre sciagure

sospirano vedervi. Il tuo bel volto

consolarli potrà. Vieni...

TEUTILE

Ti seguo.

E il genitor?

ASPRANO

Di questo

a me lascia la cura. Già son pronte

le canoe, le piroghe; in campo uniti

restanti guerrier impazienti

attendono il momento

d'incenerir questo perverso nido,

e scempio far di questo duce infido.

 

Brilleran per noi più belle,  

più pietose quelle stelle,

che ferali, e sanguinose

or minacciano terror.

Spesso il cielo irato freme,

sparge orror, tuona, e balena,

indi poi si rasserena,

e consola duolo, e speme

dell'afflitto agricoltor.

Sfondo schermo () ()

Asprano ->

 

Scena seconda

Teutile, poi Fernando.

 

TEUTILE

Principio a respirar. Qualche conforto  

d'Aspran la fé mi reca, e non dispero,

che risorger ancor possa l'impero.

 

<- Fernando

FERNANDO

Se i Messican non hanno  

miglior duce di lui, poca difesa

potranno usar in sì famosa impresa.

TEUTILE

Dunque, perché si chiude

il passo al genitor? Con qual ragione

giustificar pretendi

la sua vil prigionia? Se il genio tuo

bellicoso, e sovran solo ti porta

ad atti di virtù, perché correggi

con un atto crudel tant'altri egregi?

FERNANDO

Non più egualmente vano

è il tuo zelo, e il consiglio. Io non ricevo

leggi da te; itene al campo vostro,

gl'altri verran.

TEUTILE

Ma quando?

In te rimiro...

FERNANDO

Troppo dicesti. Olà, venga Ramiro.

TEUTILE

Così dunque...

FERNANDO

Non più. Parti. Altre cure

m'opprimono la mente.

TEUTILE

Partirò sì crudel, ma il cor ardito

forse vedrò del tuo rigor pentito.

 

Il nocchiero coraggioso,  

che non teme la corrente

dell'oceano tempestoso

si sommerge, e poi si pente

tardi allor del suo gran cor.

Tu che troppo in te confidi

guarda ingrato, che non provi

rea la sorte, i numi infidi,

che non sia tardo il dolor.

Teutile ->

 

Scena terza

Fernando, poi Ramiro.

 

FERNANDO

Grav'è l'impegno mio, ma più di tutto  

mi spaventa il germano. Ei s'avvicina.

 

<- Ramiro

RAMIRO

Eccomi a' cenni tuoi. Non ti dia pena  

sconsolato vedermi. Ha sue ragioni

anche questo dolor.

FERNANDO

Di che t'affanni?

RAMIRO

Si credono tiranni

tutti i nostri consigli. Io non dissento

ai giusti sdegni tuoi.

Ma, che un monarca poi

resti oppresso così senza difesa

dura legge mi par, e grave offesa.

FERNANDO

Dunque un eccesso credi

punir le colpe, e con le pene altrui

dar ai sudditi esempio? Il re feroce

due volte in questo giorno

procurò la mia morte, e tu lo sai,

ch'alli trasporti suoi lasciato il freno,

complice fosti col silenzio almeno.

RAMIRO

Colpa di ciò...

FERNANDO

T'intendo

amor con tuo svantaggio

generoso ti rende... Ecco Mitrena.

Da lunge a me s'avanza.

Parti.

RAMIRO

Spiegati pria.

FERNANDO

No, il tuo rossore

già palesa il tuo cor.

RAMIRO

Povero core.

 

Quel rossor, che in volto miri  

non accusa il mio rispetto,

e non sono i miei sospiri

contrassegni di timor.

Le tue glorie anch'io secondo,

ma più dolce ti vorrei,

che ammirasse tutto il mondo

la pietade, e il tuo valor.

Ramiro ->

 

Scena quarta

Mitrena, e Fernando.

<- Mitrena

 

MITRENA

Fernando, il gran momento  

s'avvicina fra noi. Sentimi ancora

ma con quella virtù, che a me dettasti

né l'animo contrasti

fortuna, o ambizion. Anche un momento

rammenta senza pena,

che Fernando sei tu, ch'io son Mitrena.

(si pone a sedere)

FERNANDO

Fortunato momento, in cui m'è dato

gloria a te d'ubbidir. Del mio costume

prova n'avesti, e sai,

ch'io non trascorsi mai

le misure del giusto, onde favella,

ma pensa favellando,

che Mitrena tu sei, ch'io son Fernando.

MITRENA

Vivea fra l'ombre ancora

di natia cecità, fuori del mondo,

ignobile, negletta,

questa vasta region. Fra mille errori

di culto, e di costume

ogni mente sommersa oltre misura

il metodo passava

d'una civil, e regolar coltura.

Per secoli sì lunghi

furo i popoli miei cotanto idioti

ch'anco i propri tesor gl'erano ignoti.

Ma rischiarar tal nube

un dì alfin si dovea. Questo era scritto

nei decreti del ciel, né si potea

tanto eseguir, se la natura, e il cielo

non apriva l'arcano, onde potesse

un seminume al mondo

la linea trapassar co' suoi eletti

per incogniti mar sinor negletti.

FERNANDO

Sensi d'adulazion poco veraci...

MITRENA

Parlo de' pregi tuoi. M'ascolta, e taci.

Giungesti sul confine

di Cozumel alfine. Al primo sbarco

di quell'idiota gente,

qual flagello facesti io non rammento

(che troppo dà tormento

i principi riandar, e troppo è dura

anche a pensar una simil sciagura).

Solo dirò, ch'al balenar dell'armi

a quei semplici ignote, e dal terrore

lor nemico maggior restaro vinte

cento province, e cento a te rendessi

tributarie, e soggette. E non contento

d'aver con tal progresso

tolto lo stato ad un monarca afflitto,

ch'usurpar gli vorresti il nome istesso.

FERNANDO

Troppo, regina, offendi...

MITRENA

Taci crudel, il tuo delitto intendi.

Talor sagace usasti

con accorte maniere, e rei consigli

il manto venerato

d'ospite, e di legato, e benché fosse

tepida ancor di sangue

la tua destra infedel, con regio core

fosti accolto da noi. De' tuoi precetti

uso facemmo, e in apparenza onesta

potesti usar tant'arte,

che dell'intimo ancor restassi a parte.

Fremono i grandi, e d'amistà sì stretta

con ragion si sospetta. Io, che preveggo

qualch'estremo da lor, senza riguardo

uso il consiglio; e perché il foco acceso

sì facil non s'ammorza,

pongo in uso il poter, uso la forza.

Alfin qualor in pace

ammirando, viviamo, i tuoi costumi,

senza tener de' numi,

veggo infranta ogni legge, e sento usarmi

cento violenze, e la cittade in armi.

FERNANDO

T'inganni così ardito...

MITRENA

Soffri ancora un momento, ho già compito

si scuote il mio consorte

a vista della morte. I suoi vassalli

con l'esempio richiama, e si difende,

ma come invan contende

l'uomo all'alto voler de' sommi dèi,

distrutto è il campo, e vincitor tu sei.

Da un sì felice effetto

perdi tutto il rispetto. Ombra non resta

di pietà, di virtù. Tutto si strugge

il forte cade, e cade ancor chi fugge,

e a tanti orridi aspetti

di rovine, di pianti, e d'aspre pene,

sposo, figlia (crudel) langue in catene.

(si leva dalla sedia)

Orsù v'è tempo ancora

d'emendarti, se vuoi. Libera il passo

alla figlia, al consorte, e con gl'avanzi

dell'armi tue questo dominio sgombra.

Usa, se non t'ingombra

rio vapor di grandezza, ancora un giorno

la virtù che dettasti. O se resisti

nell'ingordo pensier altero, e infido,

a battaglia mortal oggi ti sfido.

FERNANDO

Scusa con troppo eccesso,

l'opre mie tu dipingi. I sensi miei

sì crudeli non son. Chetati, e senti

più brevi assai, ma più veraci accenti.

(torna a sedere)

Ministro, e non tiranno

dal ciel d'Europa a queste parti estreme

d'occidente passai. L'oceano immenso

solcai per ogni parte, e furo noti

prima d'ora quei mar, che credi ignoti.

Giunsi ne' regni tuoi, vinsi, pugnai,

ma prima tutte usai

di clemenza, e virtù l'opre, e le leggi,

e de' miei fatti egregi

testimoni voi foste, allor, che amici

nelle viscere vostre a noi donaste

con sacri, e forti impegni

fede soggiorni (più) vittime, e regni.

MITRENA

Ma poi?...

FERNANDO

Di che ti lagni?...

Forse, perché ozioso

non mirai trucidar gl'avanzi ancora

de' fidi miei? Non v'è ragion, che basti

l'opre mie a condannar. Io non t'offesi,

se, me pugnando, e tutti i miei difesi.

Motezuma è crudel. Contro me stesso

so l'insidie, che usò. So, che detesta

il tuo saggio pensier i suoi trasporti;

ma quanto adesso importi,

ch'egli viva in arresto, io solo intendo,

perché ragion né vo' da te, né rendo,

che poi con ciglio altera

guerra m'intimi, io non rifiuto mai

l'occasioni di gloria.

 

Scena quinta

Motezuma in catena con Soldati, e detti.

<- Motezuma, soldati

 

MOTEZUMA

E guerra avrai  

dammi una spada, e allora

vedrai, se facil tanto

è la nostra caduta eroe del mondo.

MITRENA
(verso Motezuma)

O dio... rompi il disegno

MOTEZUMA

Altra legge non ho, che del mio sdegno.

FERNANDO

Vidi il vostro valor.

MOTEZUMA

Disarma, o vile

tu il petto ancor. In singolar cimento

vieni, se puoi, ch'allor con armi pari

misurerem i sitibondi acciari.

FERNANDO
(ai soldati)

Olà, disciolto resti

l'invincibil eroe. Tosto vedrai,

quale sia il mio timor. Se tanto avanza

da superar alla mia destra ancora,

si coroni l'impresa, e poi si mora.

(nel partir Mitrena lo ferma)

MITRENA

Ferma... T'arresta...

MOTEZUMA

O vil.

MITRENA

Udite...

FERNANDO

È vano...

MITRENA

Dunque?...

FERNANDO

Non più; vedrete

se vi farò fra poco

di questo ferro impallidir al lampo.

MITRENA

Ah no...

MOTEZUMA

Lascialo pur.

FERNANDO

Al campo.

MOTEZUMA E FERNANDO

Al campo.

 

 

A battaglia, a battaglia t'aspetta  

il mio brando, lo sdegno, l'onor.

MOTEZUMA

Sazierò la mia vendetta

nel tuo sangue, o traditor.

FERNANDO

Poco è un dardo, una saetta

all'insano tuo furor.

MITRENA

Nel funesto aspro periglio

cieli, ohimè! Pietà, consiglio,

sposo, oh dio! signor, pietà.

FERNANDO

Non la merta, e non l'avrà.

MOTEZUMA

Più m'irrita tua viltà.

FERNANDO

Che barbaro orgoglio!

MOTEZUMA

Che vile cordoglio!

FERNANDO

Che genio crudel.

MITRENA

Che giorno crudel.

Insieme

MOTEZUMA

Che sorte crudel.

 

MITRENA

Pensa a noi, pensa al tuo regno.

MOTEZUMA

Penso a me, penso al mio sdegno

FERNANDO

L'ostinato

del suo fato l'ira gode provocar.

MOTEZUMA

Vil, tu vuoi co' prieghi tuoi

più superbo l'empio far.

MITRENA

Voi stelle placate

quest'anime irate.

FERNANDO

Su al campo, su all'armi.

MOTEZUMA

Sì sì a vendicarmi.

MOTEZUMA E FERNANDO

E allor tu dirai

MOTEZUMA, FERNANDO E MITRENA

O sorte spietata! O rigido ciel.

A battaglia, a battaglia t'aspetta

il mio brando, lo sdegno, l'onor.

Motezuma, Fernando, Mitrena, soldati ->

 
 

Scena sesta

Campo spazioso corrispondente ad un ampio seno della marina vicino all'accampamento.
Ramiro con Séguito de' spagnoli, poi Asprano.

 Q 

Ramiro, spagnoli, soldati

 

RAMIRO

Consolatevi amici; è già vicino  

il termine prescritto

alli nostri sudor. Poiché rinasce,

benché inerme però, l'ardir nemico,

di nuova gloria occasion mi porge

la sorte, che oggidì per noi risorge.

 

<- Asprano

ASPRANO

Cadran, superbi, forse  

questi eccelsi trofei. Coraggio, ed armi

non mancano al mio re. Saprà ben egli

di tante ingiurie, ed onte

farvi mentir, e impallidir la fronte.

 

Scena settima

Fernando, e detti.

<- Fernando

 

FERNANDO

Lo faccia, e s'ha coraggio,  

di cui, lo vanti, al paragon s'avanzi.

(a Ramiro)

Olà, senza dimora

tu la pugna prepara,

e al rauco suon de' militar strumenti

l'ultima delle imprese omai si tenti.

RAMIRO

Io volo ad ubbidir.

(parte Ramiro con partita di soldati, gl'altri restano)

Ramiro, soldati ->

 

FERNANDO

Di te potrei  

scempio atroce ora far; ma tal svantaggio

non voglio dar al tuo monarca, al regno

togliendole sì tosto eroe sì degno.

 

Sei troppo, troppo facile  

a crederti guerriero

il pallido sembiante

il passo tuo tremante

vile ti mostra ognor,

e menzognero.

Mirami in volto pria,

vanta virtù, e valor

quel tuo perverso cor

presto mi proverà

crudel, e fiero.

Fernando, spagnoli ->

 

Scena ottava

Asprano solo.

 

 

Mi deride, mi sprezza,  

che insolita fierezza,

non intesa virtù; barbara sorte!

A che dunque mi serbi

forse a mirar le leggi

calpestate da un empio, e i miei dispreggi

 

D'ira, e furor armato,  

nemico a questo regno,

fa pompa d'empietà.

Legge non ha l'ingrato,

nel barbaro disegno,

il suo furor non ha.

Asprano ->

 

Scena nona

Fernando incalzando Motezuma.

<- Fernando, Motezuma

 

FERNANDO

Fermati non fuggir, se tanto sei  

invincibil, e forte, a che il cimento

vai schermendo così?

MOTEZUMA

Stelle, che sento!

Tu di viltà m'accusi? Eccomi all'armi,

che non potrà lasciarmi,

se nemica è la sorte, ora in oblio

il mio nume sovran, e il braccio mio.

FERNANDO

Ma di pallor ti veggo

sparso il torbido volto, Ancor ti resta

accesso alla pietà. Renditi vinto,

cedi l'armi, e l'impero,

vivi ad altro destin.

MOTEZUMA

Ah non fia vero.

Anche d'atto sì vil osi tentarmi?

FERNANDO

Dunque impara a morir.

MOTEZUMA

All'armi.

MOTEZUMA E FERNANDO

All'armi.

(segue l'abbattimento fra loro due)

MOTEZUMA

Né cadi ancor?  

FERNANDO

Barbaro ancor resisti?

(ritornano a combattere)

FERNANDO

Renditi.

MOTEZUMA

Anima ardita.

FERNANDO

Cadrai, fellon.

MOTEZUMA

Manco... Soldati aita.

(si ritirano combattendo)
 
Li Soldati messicani opprimono Fermando. Si muovono gli Spagnoli ed attaccano l'abbattimento, qual cessato e tutti ritirati, esce Ramiro che ferma una partita di Spagnoli, che par, che fuggano.

<- messicani, spagnoli, altri spagnoli

Fernando, Motezuma, messicani, spagnoli ->

 

Scena decima

Ramiro, poi Teutile.

<- Ramiro

 

RAMIRO

Che fate? Ove correte  

valorosi guerrier? Deh non lasciate

ch'io spettator rimiri

della vostra viltà con gl'occhi miei

prove tanto funeste, Ecco lo stuolo

dell'armate canoe; se il suo progresso

voi compagni lasciate, è a noi sicura

l'estrema, e la più vil d'ogni sciagura.

 

<- Teutile

TEUTILE

Fuggi Ramiro. Ad onta  

dello sdegno temer per te deggio.

RAMIRO

Principessa ove vai.

TEUTILE

Dal campo io vengo,

ove di stragi, e morti

confusa rimirai l'orrida scena

de' vostri pochi appena

la vittoria vantar forse potranno.

Universal è il danno. Il padre stesso

combattendo mira stanco, ed afflitto

dopo lungo conflitto, e molto sangue

ritirarsi pugnando,

ma seco prigionier trarsi Fernando.

RAMIRO

Fernando, e come?

TEUTILE

A singolar cimento

era col genitor, ma sopraffatto

da numero infinito

della plebe confusa

dopo lunga difesa oppresso cadde.

RAMIRO

Ed or...

TEUTILE

In luogo forte

sotto buona custodia a rio destino

il padre lo riserba; e perché temo

di te ancora crudel la sorte stessa,

ti prego, ti scongiuro

fuggi, il Messico omai poco è sicuro.

RAMIRO

Ch'io fugga? Olà compagni

divisi a sì gran uopo

venga meco una parte, e l'altra armata

d'accese faci alle canoe nemiche

movi guerra mortal. Fra quelle fiamme

sepolte in mezzo all'onde

della nostra vendetta al fiero lampo

una fra tante sol non abbia scampo.

TEUTILE

Fermati...

RAMIRO

S'eseguisca.

(parte de' soldati montano i brigantini, e incendiano le canoe)

TEUTILE

I miei tormenti  

così stimi crudel?

RAMIRO

Invan mi tenti,

perdona io non rammento

se non d'esser soldato. Ogn'altro affetto

lascio in oblio, che troppo

nel mio petto guerrier emuli sono

la vendetta, l'onor, la gloria, il trono.

 

In mezzo alla procella  

corre la navicella

in questa parte, e in quella,

ma pure si difende

dal mar, dalla tempesta,

e a naufragar non va.

Combatte nel mio petto

la gloria con l'affetto

ma quest'invitto core

soddisferà l'onore,

l'amor appagherà.

Ramiro, altri spagnoli ->

 

Scena undicesima

Teutile sola.

 

 

Vanne crudel, distruggi  

con empio cor quest'infelici avanzi

della nostra grandezza. Esca a torrenti

dalle pubbliche vie misto di polve

il sangue messican. Calpesta ingrato,

i numi, i templi, e ogni ragion sconvolta,

l'eccidio universal vanta una volta.

Ma pria ch'il cor afflitto

per te ingrato sospiri, i torti miei

vo', che termini alfin la fiamma stessa

dal cui rigor ogni speranza è oppressa.

(va per lanciarsi nel foco delle canoe, e incontra Mitrena)

 

Scena dodicesima

Mitrena, e detta.

<- Mitrena

 

MITRENA

Fermati, il tuo destino  

figlia, poco sospendi. È già prescritta

di noi tutti la morte, ma la sorte

nel decreto crudel anche pietosa

riserba agl'occhi nostri

la gioia di veder quella vendetta,

che consolar potria

la tua, del genitor, la morte mia.

TEUTILE

Inutile riparo.

MITRENA

Ma capace intanto,

per far, che non riporti

l'usurpator superbo

fuor del Messico nostro oltr'al confine

la memoria fatal di mie rovine.

 

Scena tredicesima

Asprano, e detti.

<- Asprano

 

ASPRANO

Principessa... signora...  

Ahi mal funesto caso

per colmar di dolor vostra costanza

vi sovrasta di nuovo!

MITRENA

Aspran, che porti?

ASPRANO

I maghi al loro nume

Uccilibos ricorsi,

per impetrar ai pubblici perigli

qualche giusto riparo, ebbero, o stelle,

oracolo sì fiero,

che mi fa inorridir.

TEUTILE

Ma che rispose?

ASPRANO

«Teutile, ed un ispano

col sacrificio loro

l'impero, e il genitor salvar potranno»;

ciò disse, e ad un istante

Motezuma presente alla grand'ara

stesa intrepido allor la destra forte,

la figlia, ed un ispan giurò alla morte.

TEUTILE

O dèi!

MITRENA

Misera figlia!

(vengono i sacerdoti del tempio)

<- sacerdoti

ASPRANO

Eccolo, stuolo insano  

dei ministri del tempio. Oh cieli t'invola.

TEUTILE

Dove raminga, e sola

tra gl'incendi di guerra, e abbandonata?

MITRENA

Oracolo crudel!

ASPRANO

Sorte spietata!

MITRENA

Fermatevi un momento

sacre turbe, e donate

ad una madre afflitta

l'uso del suo dolor. Figlia infelice,

ahi del destino atroce

ch'a te sola sovrasta, io ne risento

il tormento maggior d'ogni tormento.

Misera chi fu mai

di me regina, sposa,

madre più sventurata? I numi istessi

congiurano a svenar gl'affetti miei

e sono resa ormai

degl'uomini bersaglio, e degli dèi.

TEUTILE

Non irritar ti prego,

madre, l'alto poter de' numi irati,

se il gran nume ricerca,

per placar l'ira sua, solo il mio sangue,

questo sangue si versi, e sia mia gloria

offrir all'ara sua

una salma a penar sino avvezza,

per sì pubblico ben, e sua salvezza.

MITRENA

Troppo violento sento,

figlia, il tormento mio. Per superarlo

io non appresi ancora

la forza, o la virtù. Stelle crudeli!

Oracolo tiranno!

Dura legge del ciel! O me infelice!

TEUTILE

Madre al tuo cor disdice

quest'eccesso di duol, restane in pace,

soffri un altro dolor nella mia morte,

né invidiar la sorte

data a me per salvar la patria oppressa

ch'il vuol il ciel, e lo vorrei io stessa.

 

Un guardo, oh dio  

madre diletta

al duolo mio,

uno al mio amore,

e quel dolore m'ucciderà.

Deh soffri, o cara,

mia sorte amara

con alma forte,

per me la morte

non ha terrore

pena non ha.

Teutile, sacerdoti ->

 

Scena quattordicesima

Mitrena, ed Asprano.

 

MITRENA

Vanne, che vendicata  

la tua morte sarà. Se il ciel ricerca

il sacrificio unito

della figlia innocente, e d'un ispano

Fernando dée morir. Quest'è l'oggetto

del divino furor. Il sangue infido

dia memoria funesta a questo lido.

Olà Fernando mora.

No, sospendete ancora...

Qual orror mi sovrasta... O dio che pena!

Ma chi l'odio raffrena!...

Chi l'ira mia corregge, e toglie all'are

le vittime richieste? Ah non v'è scampo

cada l'eroe tiranno

s'ubbidisca al voler de' sommi dèi,

che vani son tutti i riguardi miei.

ASPRANO

E chi sarà sì ardito,

che a sua fronte resista? Anche in catena

atterrisce col guardo

i più costanti cor.

MITRENA

Taci codardo

se tu nutrisci ancora,

ch'il più forte rassembri, un tal timore

giust'è, ch'il ciel protegga il suo valore.

ASPRANO

Dunque addita la forma.

MITRENA

In ogni lato

in un tempo medesmo all'alta mole,

ove rinchiuso vive,

il foco distruttor tosto s'appresti,

così tolti i pretesti

alla vostra viltà, veggasi l'empio

cader senza difesa

vittima al ciel, e alla comune offesa.

ASPRANO

Ad eseguir vo tosto. (Oh legge fiera!)

Asprano ->

 

MITRENA

Cada estinto il superbo, e il mondo pera.

 

La figlia, lo sposo  

m'affligge, mi svena,

lo sdegno, la sorte

m'accresce la pena,

e misero, oh dio

in mille affanni ho il cor.

Turbata la mente

non vede, non sente,

tra sdegno, ed amore

il povero core

confonde il dolor.

Mitrena ->

 

Fine (Atto secondo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo

Sala d'udienza pubblica con due sedie nel quartiere de' spagnoli.

Teutile, Asprano
 

Vani i consigli sono. Aspran, non vedi

Teutile
Asprano ->

Principio a respirar. Qualche conforto

Teutile
<- Fernando

Se i Messican non hanno

Fernando
Teutile ->

Grav'è l'impegno mio, ma più di tutto

Fernando
<- Ramiro

Eccomi a' cenni tuoi. Non ti dia pena

Fernando
Ramiro ->
Fernando
<- Mitrena

Fernando, il gran momento

Fernando, Mitrena
<- Motezuma, soldati

(Motezuma in catene)

E guerra avrai

Motezuma, Fernando, Mitrena, soldati ->

Campo spazioso corrispondente ad un ampio seno della marina vicino all'accampamento.

Ramiro, spagnoli, soldati
 

Consolatevi amici; è già vicino

Ramiro, spagnoli, soldati
<- Asprano

Cadran, superbi, forse

Ramiro, spagnoli, soldati, Asprano
<- Fernando

Lo faccia, e s'ha coraggio

spagnoli, Asprano, Fernando
Ramiro, soldati ->

Di te potrei

Asprano
Fernando, spagnoli ->

Mi deride, mi sprezza

Asprano ->
<- Fernando, Motezuma

Fermati non fuggir, se tanto sei

(combattimento fra Motezuma e Fernando)

Né cadi ancor? / Barbaro ancor resisti?

Fernando, Motezuma
<- messicani, spagnoli, altri spagnoli
altri spagnoli
Fernando, Motezuma, messicani, spagnoli ->
altri spagnoli
<- Ramiro

Che fate? Ove correte

altri spagnoli, Ramiro
<- Teutile

Fuggi Ramiro. Ad onta

(i soldati incendiano le canoe)

I miei tormenti

Teutile
Ramiro, altri spagnoli ->

Vanne crudel, distruggi

Teutile
<- Mitrena

Fermati, il tuo destino

Teutile, Mitrena
<- Asprano

Principessa... signora...

Teutile, Mitrena, Asprano
<- sacerdoti

Eccolo, stuolo insano

Mitrena, Asprano
Teutile, sacerdoti ->

Vanne, che vendicata

Mitrena
Asprano ->

Mitrena ->
 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima Scena ottava Scena nona Scena decima Scena undicesima Scena dodicesima Scena tredicesima Scena quattordicesima
Parte della laguna del Messico, che divide... Camera con porta praticabile nel mezzo. Sala d'udienza pubblica con due sedie nel quartiere de' spagnoli. Campo spazioso corrispondente ad un ampio seno della marina vicino all'accampamento. Parte remota della città con torre. Tempio, ove nel fondo si vede la porta principale chiusa, a lato il simulacro di Uccilibos con l'ara... Gran piazza nella Città del Messico con ornamenti per il trionfo.
Atto primo Atto terzo

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