Atto secondo

 

Scena prima

Calipso e Nerea.

Calipso, Nerea

 

CALIPSO

Svolgere il corso non si può de' fati.  

A quel torrente del furor di cento

mostri, qual mai potuto avrian sì pochi

argine far?

NEREA

Somma prudenza, dunque,

fu allora il seguitar l'orme d'un solo?

CALIPSO

Ma più non vidi poi né il forte Ulisse,

né alcun de' suoi seguaci. Entro allo speco

chiusi gli avrà quell'empio.

Vanne al crudele, né timor t'arresti:

sai che ad un tratto puoi sparirgli innanti.

Digli che Pasitea,

una delle Nereïdi più vaghe,

lo richiede a colloquio in questo lido.

NEREA

Vincer potrai con tue lusinghe il fiero:

tutto della beltà cede all'impero.

 
[N. 11 - Aria]

 N 

Una beltà che sa  

farsi de i cor tiranna,

inganna, diletta,

e se v'alletta,

fa quel che vuol di voi, poveri amanti!

E più ingannati siete

dall'esca del piacer,

più a' lacci suoi cadete:

l'inganno, e non il ver, vi fa costanti.

(parte)

Nerea ->

 

CALIPSO

Ecco al mio seno i presagiti affanni!  

Voglio tentar con le lusinghe pria

lo scampo dell'eroe;

e se felici non saran, l'ingresso

non m'è vietato da terrene sbarre:

entrerò nello speco

a consultarvi seco

sua salvezza... ma vien pensoso e mesto

guidando al pasco il gregge!

 

Scena seconda

Ulisse e detta.

<- Ulisse

 

ULISSE

Quanto, oh, fiero destin, dura è tua legge!  

O de' tormenti miei consolatrice,

vezzosa pescatrice,

or d'aiuto e conforto ha d'uopo il core.

CALIPSO

Ma salvo pur tu sei.

ULISSE

No 'l sono i fidi miei.

Prigioni e disarmati or fan soggiorno

in caverna, ove fian preda di morte,

e di morte crudel, s'io non ritorno.

Ricchi doni da mie navi ho promesso

in riscatto di tutti, e per iscritto

ordin mandai di consegnarli. Il nostro

valor con Polifemo a nulla giova:

forza mortal non può star seco in prova.

CALIPSO

Perché sol non fuggisti?

ULISSE

Per non viver infame.

CALIPSO

(Anima grande!)

Come or solo venisti?

ULISSE

A quest'opra servil mandommi l'empio

qui, dove i servi suoi tornin dal lido;

e vuol, se i doni e' non avran, ch'io vada

secoloro a recarli: e s'io me n' fuggo,

divorati e sbranati

vedrò da lunge i miei compagni amati.

CALIPSO

Che speri poi?

ULISSE

Spero ottener lo scampo:

oh, tra quei doni uno ve n'è che affretta

di tanti fatti rei

su 'l mostro orrendo la fatal vendetta!

CALIPSO

Va' non temer: t'assisteran gli dèi

 
[N. 12 - Aria]

 N 

Lascia fra tanti mali  

venirti a consolar

la speme cara:

mandata fu a' mortali

per farli sopportar

la sorte amara.

(parte)

Calipso ->

 

ULISSE

Privi sian pur d'ogni discorso umano  

questi semplici armenti,

son di noi più felici e più contenti.

Quanto meno d'affanni è in loro vita!

e al par del nostro il loro fine è morte;

ma ciascun per sé solo

soffrene il momentaneo dolore:

non ne senton per altri o per sé stessi

né il preventivo, né il remoto orrore.

Sì, che i semplici armenti

son di noi più felici e più contenti!

 
[N. 13 - Aria]

 N 

Fortunate pecorelle!  

Pascolate semplicette

vaghi fiori, molli erbette,

l'une all'altre care e belle,

senza inganni, senza affanni,

nella vita e nell'amor.

All'ovile, alla campagna

sempre uguale dolce stato

v'accompagna;

compiacenza porge al fato

l'innocenza in voi del cor.

(parte)

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Ulisse ->

 

Scena terza

Aci.

<- Aci

 

 

Lontan dal solo e caro  

degli occhi e del pensier bramato oggetto,

non ho riposo al piè, né pace all'alma.

Inquïeto lo sguardo,

impazïente il core

cercan l'amata vita;

ogni moto, ogni aspetto

mi fa sperar, m'inganna poi. Ma veggio

l'onde curvarsi, e sento

un dolce gorgogliar: vien la diletta!

Ahi, deluse speranze!

Solo un flutto ondeggiò, spirò l'auretta.

Non sa che pena è amar, chi non aspetta.

 
[N. 14 - Aria]

 N 

Lusingato dalla speme,  

agitato da sospetti,

cangia affetti, spera, teme,

ma non ha mai pace il cor.

Di chi spera, di chi aspetta

la bramata sua diletta,

oh, lunghissimi momenti!

siete pieni di dolor.

(parte)

Aci ->

 
 

Scena quarta

Prospetto di mare.
Galatea nella conca sull'onde, e poi Polifemo.

 Q 

Galatea

 
[N. 15 - Aria]

 N 

GALATEA

Placidetti zeffiretti,  

che sull'onda

scherzando volate,

alla sponda

m'appressate

dov'è placido il mio sen.

 

<- Polifemo

POLIFEMO

Rapida sì non trapassar, superba!  

t'arresta, odimi almen l'estrema volta:

orgogliosetta e folle,

tu preferisci a sovrumane forze

garzon tenero e molle;

[Cfr. II IV3-5 con Met. XIII 860-1: [...]sed cur, Cyclope repulso/ Acin amas praefersque meis complexibus Acin?”]

ed io vo in questo istante

a preferir la bruna Pasitea

alla candida e fredda Galatea.

GALATEA

Felici sian tuoi preferiti amori.

POLIFEMO

Invidia e gelosia neppur ti danno

pena?

GALATEA

Ne soffro volentier l'affanno.

POLIFEMO

Perfida, t'abbandono, ma non voglio

scordar l'offesa. Vendicar ti giuro

sovr'Aci i torti miei:

no 'l salveran dal mio furor gli dèi.

[Cfr. Met. XIII 863-4]

(parte)

Polifemo ->

 

GALATEA

Al volo risciogliete,  

zeffiri, le leggere e lucid'ali,

e per le salse spume disperdete

le minacce del par vane e brutali.

 

Placidetti zeffiretti,  

che sull'onda

scherzando volate,

alla sponda

m'appressate

dov'è placido il mio sen.

 

Scena quinta

Aci e detta.

<- Aci

 
[N. 15 bis - Aria]

 N 

ACI

Amoretti vezzosetti,  

che sull'onda

volando scherzate,

sulla sponda

riportate a quest'anima il suo ben.

 

GALATEA

Non son io fida alle promesse?  

ACI

Oh, quanto,

fra speranza e desio, dubbio e timore,

d'amoroso aspettar lunghe son l'ore!

GALATEA

Ma la speranza tua lusingatrice

che promette? che dice?

ACI

Che generosa l'amor mio non sdegni,

e che pietosa a consolarmi riedi,

che una dolce dimora

farai meco e, oh! quant'altro...

GALATEA

...ti promette più ancora! e tu le credi?

ACI

Soavissimo sguardo,

che accompagni le dolci parolette,

veggo in te la mia speme ardita farsi

e prometter amor. Luci vezzose,

promettete voi quel ch'ella promette?

GALATEA

Degli occhi il favellar ben non intende

chi fra dubbio e timor l'alma sospende.

Vedi a quel piè del monte angusto speco?

Inosservata... ascosa... ah, no!

ACI

Là volgi,

dolce mia vita, il passo.

GALATEA

Ahi, ma non teco!

ACI

Soletto e primo andrò

ad aspettarti.

GALATEA

Ah!

ACI

Non risponder, no.

Morrò, se a me non vieni.

Vado. Verrai? Già quel silenzio affretta

la mia morte al tuo piè.

GALATEA

Vanne, e m'aspetta.

 
[N. 16 - Aria]

 N 

ACI

Nell'attendere il mio bene  

mille gioie intorno all'alma,

su 'l momento ch'ella viene,

la speranza porterà.

Rammentarti sol vogl'io

che 'l mio cor, se torni o parti,

teco va, bell'idolo mio,

e con te ritornerà.

(parte)

Aci ->

 

GALATEA

Qual mai più dolce stato  

v'è d'un secreto amore?

Muti eloquenti sguardi,

domande non espresse e non negate,

vinte difficoltà, prudenti impegni,

ben condotti disegni,

sorprese, incontri in ore

quanto più inaspettate,

tanto più grate al core.

Altri mille diletti,

d'acquistarli il desio,

di perderli il timore:

più dilettoso stato

no, non v'è d'un fedel, secreto amore.

Lunghe non fian dell'aspettar le pene

a corrisposto amante;

s'avvicina l'istante,

adorato mio bene,

che dir potrai: «Dissemi il ver la spene».

 
[N. 17 - Aria]

 N 

Fidati alla speranza,  

che in breve lontananza

d'amor lusinga il seno;

anch'io sospiro e peno,

cor mio, lontan da te.

Cresce così l'ardore

d'una secreta face,

ché l'alma non ha pace

dove il suo ben non è.

(parte)

Galatea ->

 

Scena sesta

Ulisse poc'anzi svegliato al fine d'una visione di Pallade, e poi Calipso come dèa.

Ulisse

 

ULISSE

Ah, co 'l sonno perché svanisti, o dèa?  

Sormontarem dunque il mortal periglio!

Ma co 'l possente aiuto

di tal che mi farà lunga stagione

Penelope oblïar! Prudente diva,

deh, se puoi, svolgi in questa parte il fato.

Ma quale, oh sommi dèi!

qual radiante bellezza! il guardo è oppresso.

 

<- Calipso

CALIPSO

E non ravvisi ancor la pescatrice?  

ULISSE

Sì, quella sei, ma non son io l'istesso.

Scordo le mie sventure,

insolito stupor l'alma sorprende,

fiamma di non terreno amor m'accende;

sovrumano valor mi ferve in seno:

vinto è già il mostro.

CALIPSO

Glorïoso scampo

n'avrete. Io son la dea Calipso. Ogigia,

isola ausonia, è la mia sede: in quella

felice avrai soggiorno. Ecco i tuoi doni

venir dal lido: torna pur nell'antro,

invisibile altrui colà m'aspetta;

ma forza è che prometta,

dopo la grande impresa, il tuo bel core

seguirmi acceso d'amoroso ardore.

 
[N. 18 - Aria]

 N 

ULISSE

Dell'immortal bellezza  

imperïoso il guardo

scende qual dardo al cor,

e perde l'alma allor

tutta la libertà.

Ma tanto i lacci apprezza

di servitù gradita,

che senza te, sua vita,

pace trovar non sa.

 
(partono)

Ulisse, Calipso ->

 
 

Scena settima

Boschetto.
Galatea ed Aci.

 Q 

Aci, Galatea

 

GALATEA

Qual mai più dolce stato  

v'è d'un secreto amore?

Ma tacito tu sei,

sole degli occhi miei.

ACI

La sovrumana gioia oppresse il core.

Perderti, oh dèi! pavento,

ché per troppo gioir sai che si muore.

 
[N. 19 - Duetto]

 N 

GALATEA

Tacito movi e tardo,  

caro mio ben: perché?

ACI

Troppo loquace il guardo

te lo dirà per me.

GALATEA

Oh dèi! che pensi?

ACI

Cara, sognarmi.

GALATEA

Dimmi, che temi?

ACI

Temo svegliarmi.

GALATEA

Ah, che mi sento anch'io,

dolce amor mio, restar

oppressa dal piacer.

ACI

Ah! se mai sogno è il mio,

pietoso ciel, non far

destarmi dal piacer.

GALATEA

Non possa mai ria sorte

turbar a tua bell'alma

la calma nel goder.

ACI

Che sfortunata sorte

saria spirar quest'alma

in calma di goder!

 

Fine (Atto secondo)

Atto primo Atto secondo Atto terzo
Calipso, Nerea
 

Svolgere il corso non si può de' fati

[N. 11 - Aria]

Calipso
Nerea ->

Ecco al mio seno i presagiti affanni!

Calipso
<- Ulisse

Quanto, oh fiero destin, dura è tua legge!

[N. 12 - Aria]

Ulisse
Calipso ->

Privi sian pur d'ogni discorso umano

[N. 13 - Aria]

Ulisse ->
<- Aci

Lontan dal solo e caro

[N. 14 - Aria]

Aci ->

Prospetto di mare.

Galatea
 

[N. 15 - Aria]

Galatea
<- Polifemo

Rapida sì non trapassar, superba!

Galatea
Polifemo ->

Al volo risciogliete

Galatea
<- Aci

[N. 15 bis - Aria]

Non son io fida alle promesse? / Oh, quanto

[N. 16 - Aria]

Galatea
Aci ->

Qual mai più dolce stato

[N. 17 - Aria]

Galatea ->
Ulisse
 

Ah, co 'l sonno perché svanisti, o dea?

Ulisse
<- Calipso

E non ravvisi ancor la pescatrice?

[N. 18 - Aria]

Ulisse, Calipso ->

Boschetto.

Aci, Galatea
 

Qual mai più dolce stato

[N. 19 - Duetto]

Galatea e Aci
Tacito movi e tardo
 
Scena prima Scena seconda Scena terza Scena quarta Scena quinta Scena sesta Scena settima
Lido selvoso di Sicilia presso al monte Etna. Altra parte di lido con capanne di pescatori. Boschetto. Prospetto di mare. Boschetto. Monte Etna. La balza caduta fa il prospetto della scena seconda. Caverna di Polifemo. Prospetto della rupe caduta.
[N. 1 - Coro] [N. 2 - Duetto] [N. 1 - bis] [N. 3 - Aria] [N. 4 - Aria] [N. 5 - Aria] [N. 6 - Aria] [N. 7 - Aria] [N. 8 - Aria] [N. 9 - Aria] [N. 10 - Aria] [N. 11 - Aria] [N. 12 - Aria] [N. 13 - Aria] [N. 14 - Aria] [N. 15 - Aria] [N. 15 bis - Aria] [N. 16 - Aria] [N. 17 - Aria] [N. 18 - Aria] [N. 19 - Duetto] [N. 20 - Aria] [N. 21 – Aria] [N. 22 - Aria] [N. 23 - Aria] [N. 24 - Aria] [N. 25 - Aria] [N. 26 - Aria] [N. 27 - Aria] [N. 28 - Coro] [N. 29 - Terzetto]
Atto primo Atto terzo

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